Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
IL POST E’ SUL SITO DELL’ASSOCIAZIONE LOMBARDIA-RUSSIA.. LA PRESIDENTE DEL SENATO AVEVA RESPINTO INTERROGAZIONI SUL CASO SAVOINI-SALVINI PARLANDO DI “PETTEGOLEZZI”
“Roma: presso Villa Abamelek, ieri sera, si è svolta la tradizionale festa per la Giornata della Russia a cui hanno partecipato anche il Vice Premier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini,la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e naturalmente, anche noi di LombardiaRussia. L’Ambasciatore russo Sergej Razov ha ricevuto i numerosi invitati, sottolineando l’importanza di rinforzare i rapporti e la cooperazione tra la Russia e il nuovo Governo italiano. Dal canto suo il leader leghista ha riconfermato la sua tradizionale linea critica verso le sanzioni alla Russia.”
Qualche giorno fa al Senato è andata in scena un battibecco tra il senatore Dem Alan Ferrari, vicepresidente del gruppo, che ha chiesto al presidente un chiarimento (“un definitivo ed essenziale chiarimento a tutela di questa Camera”) su tre interrogazioni presentate dal Pd tra febbraio e maggio sui legami tra persone vicine alla Lega e a Matteo Salvini e dirigenti russi legati al partito del presidente Putin e che non sono mai state pubblicate. Le interrogazioni in questione non sono state pubblicate perchè non ammesse.
Secondo la Presidente del Senato Elisabetta Casellati «È inammissibile che noi possiamo ridurre questa Assemblea alta a discorsi che emergono da cosiddette inchieste giornalistiche. Le interrogazioni, le vostre interrogazioni usano sempre — perchè le ho lette tutte, una per una — il condizionale: dove “sembrerebbe” fa riferimento a fatti che non hanno avuto alcuna giustificazione. Per me ciò rimane inammissibile».
Secondo la presidente del Senato «il Senato non può essere il luogo del dibattito che riguarda pettegolezzi giornalistici». Il che senz’altro è un intento nobile, se non fosse che al Senato (come alla Camera) si è sempre dato ampio spazio ad interrogazioni e dibattiti fondati su detti “pettegolezzi”.
Ma evidentemente quelli sui rapporti tra Lega e Russia sono meno meritevoli.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL SEGRETARIO NAZIONALE DELL’UNIONE INQUILINI: “I COMUNI NON HANNO RISORSE PER SOLUZIONI ALTERNATIVE E SALVINI SE NE FREGA DEI POVERI”
“La circolare di Salvini è di un cinismo inaudito, oltre che illegale: dispone gli sgomberi, ma poi
se ne frega dei ricollocamenti di chi viene sfrattato lasciando tutto in mano a Comuni che non hanno nè le risorse nè le strutture per trovare soluzioni alternative”.
A parlare a TPI è Massimo Pasquini, segretario nazionale dell’Unione Inquilini, il sindacato che si occupa della tutela di inquilini e assegnatari di alloggi e che riunisce i comitati delle case popolari.
Da pochi giorni è entrata in vigore una circolare attuativa del ministero dell’Interno che dispone una stretta sulle occupazioni abusive di immobili.
Nel documento, si esortano i prefetti ad eseguire sgomberi in maniera più tempestiva.
Martedì 4 settembre si sono visti i primi effetti: a Sesto San Giovanni, il sindaco di Forza Italia ha fatto sloggiare una sessantina di famiglie da un immobile un tempo proprietà di Alitalia, dopo che quelle stesse famiglie avevano raggiunto un accordo col Comune di Milano per abbandonare volontariamente uno stabile in via Oglio in cui vivevano da due anni.
Lo sfratto non è stato indolore: all’interno dei nuclei familiari coinvolti, alcuni italiani altri di migranti regolarmente residenti in Italia, c’erano decine di bambini. Quelle stesse famiglie, mercoledì 5 settembre, hanno occupato la torre di via Stephenson, uno dei palazzi del gruppo Ligresti a Milano.
“Ma la situazione è potenzialmente esplosiva in moltissime città — spiega Pasquini — Pensiamo a Roma: ci sono tre stabili per i quali è in programma uno sgombero in tempi brevi: quello di via Costi, quello in via Collatina e l’ex fabbrica di Penicillina a via Tiburtina. Parliamo di centinaia di famiglie che andranno per strada”
La circolare dispone però la ricerca di soluzione alternative per chi ne ha diritto.
Bisogna essere pragmatici: un conto sono i massimi sistemi, un altro è la realtà . Il Comune di Roma, come molti altri, non è minimamente attrezzato per assistere queste famiglie. Ma Salvini se ne frega, e imposta il problema solo in termini di ordine pubblico, dice ai Comuni: “Io intanto sgombero, poi ci pensate voi”.
Peccato però che, una volta sgomberati gli immobili, quelle famiglie non si volatilizzino. In Italia abbiamo 650mila famiglie che sono nelle graduatorie per ottenere case popolari, ma molto banalmente non ci sono abbastanza case per poterle accogliere.
Io le chiedo: se lei avesse diritto a una casa popolare e non la ottenesse, occuperebbe un immobile abbandonato riappropriandosi di un diritto negato o andrebbe a vivere per strada?
Il problema è che Salvini e la sindaca Raggi hanno la minima idea di quello di cui stanno parlando, dovrebbero studiare molto di più invece di fare propaganda.
Gli sgomberi creeranno un caos sociale. Le occupazioni sono solo una rappresentazione dell’assoluta mancanza di politiche abitative in Italia. Se avessimo un parco alloggi sociali come un Europa, il problema non si porrebbe.
Questa circolare, per giunta, è anche illegittima da un punto di vista giuridico.
Quale norma violerebbe?
Una circolare attuativa non può modificare in termini sostanziali una legge, mentre questo è proprio il caso a cui siamo di fronte. La legge Minniti imponeva a Comuni e Regioni di tutelare le famiglie in condizione di “disagio economico e sociale”, e di farlo prima degli sgomberi.Qui si dice invece che si può prima sgomberare poi eventualmente ricollocare, e si passa da “disagio economico e sociale” a “fragilità ”, senza definire cosa rientri in questa definizione e lasciando così un enorme margine di discrezionalità . Una modifica del genere di una legge attraverso una circolare è illegale.
Se davvero è così, chi dovrebbe intervenire?
Come Unione Inquilini ci stiamo muovendo su esposti sia alla magistratura italiana sia alle Nazioni Unite. L’Onu infatti ha formulato un patto sui diritti sociali, economici e culturali, sottoscritto anche dall’Italia, che stabilisce come il diritto alla casa si affermi, nelle situazioni di sgomberi e sfratti, garantendo il passaggio da casa a casa a chi ne ha diritto “prima” e non “dopo” lo sfratto stesso. Abbiamo anche chiesto all’Anci di spingere per la sospensione della circolare: se non si determinano le modalità con cui regioni e Comuni, anche in termini di risorse economiche, possono e devono ricollocare chi ne ha diritto, si va solo incontro all’emergenza sociale.
È comunque necessario, perlomeno, stanare i “furbetti” che occupano case popolari senza averne il diritto.
Giusto, ma non è quello che fa la circolare di Salvini perchè non interviene sulle case popolari ma solo sugli alloggi di privati. Il provvedimento, quindi, non avrà effetto sul problema dei “furbetti”, colpirà solo i più deboli. In ogni caso, anche il problema delle case popolari nasce da un’assurdità giuridica. A Roma l’Ater (l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale pubblica) è costretta a sottostare alla regola del pareggio di bilancio. Ciò significa che, per avere entrate sufficienti, vengono affittate case popolari a persone abbienti che non avrebbero i requisiti per starci, perchè gli si possono far pagare canoni più alti. Ecco perchè ci troviamo i Suv sotto le case popolari: non è solo un problema di furbetti, ma anche di norme assurde. È mai possibile che l’Ater, che deve occuparsi di trovare case alle persone povere, debba preoccuparsi anche del pareggio di bilancio? Per capire i potenziali effetti della circolare di Salvini, prendiamo un caso dello scorso luglio. A Roma, in Via Scorticabove, sono stati sgomberati circa 100 sudanesi che vivevano in una struttura gestita da una cooperativa. Lo sfratto riguardava la cooperativa, ma ne hanno pagato le spese i rifugiati. Queste persone avevano diritto ad essere ricollocate.
Dove si trovano adesso? Il Comune è riuscito a sistemarle?
Assolutamente no, sono ancora per strada. Come dicevo prima, i Comuni non hanno assolutamente strutture sufficienti e risorse economiche per attuare i ricollocamenti.
Qui si parla solo di ordine pubblico o si pone la questione in termini di assistenzialismo, ma senza una politica abitativa seria non si risolve niente e i costi, sia in termini economici che sociali, diventano enormi.
(da TPI)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
BARRICATE IN FIAMME, CARICHE E IDRANTI PER CACCIARE 300 PERSONE (ITALIANI E STRANIERI) TRA CUI 80 BAMBINI
Primavalle sembra una zona di guerra. Cinquanta camionette, un elicottero, centinaia di agenti in assetto antisommossa per sgomberare 300 persone, tra cui 80 minori.
Dopo sette ore di assedio, fallito il blitz notturno, cominciano le trattative per trovare delle soluzioni alternative ma la prova di forza ancora non è esclusa.
Quando arrivano le prime luci dell’alba, dopo sette ore di assedio, durante le quali lo schieramento di forze dell’ordine non ha mai smesso di crescere, la situazione attorno al palazzo occupato di via Cardinal Capranica è surreale.
Fallita ogni trattativa tra gli occupanti e l’assessore Baldassarre e i tentativi di mediazione è cominciato lo sgombero.
All’interno dell’ex scuola Don Bosco di Primavalle circa 300 persone, 70 famiglie con un ottantina di minori, sono quasi tutti asserragliati sul tetto. Gli occupanti hanno dato fuoco alle barricate erette con materiale di fortuna, mentre la polizia lancia lacrimogeni e spara acqua avanzando con gli idranti.
Entrati nel cortile gli agenti stanno tentando di guadagnare l’ingresso dello stabile sotto il lancio di oggetti, i vigili del fuoco sono impegnati a fare strada alla celere e a spegnere le fiamme. “Prendete i bambini e scendete giù, poi vi facciamo prendere tutto quello che avete all’interno”, scandisce il dirigente al megafono. Dopo varie ore di tensione, gli occupanti hanno iniziato a scendere dal tetto.
Verso le 7.30 sono arrivati alcuni rappresentanti del gabinetto della sindaca Virginia Raggi e l’assessora al Sociale Laura Baldassarre.Al momento la trattativa è a uno stallo e una prova di forza è tutt’altro che scongiurata: gli occupanti chiedono soluzioni alternative per tutti, il passaggio da casa a casa e nessuno smembramento i nuclei familiari.
Ma che soluzioni alternative ancora non ce ne fossero era già noto già dagli scorsi giorni, quando Regione Lazio e Roma Capitale avevano comunicato al prefetto Gerarda Pantaleone di essere contrari a qualsiasi intervento di forza, chiedendo il tempo necessario per approntare soluzioni per tutti.
Ma giovedì al tavolo per l’ordine pubblico e la sicurezza si è imposta la linea dura voluta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ma il blitz notturno si è trasformato in una logorante guerra di posizione.
Centinaia le persone giunte da tutta Roma a portare la loro solidarietà , tenuta a distanza dall’imbocco della strada che porta all’occupazione da blindati e cordoni di forze dell’ordine.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
PER LA SERIE FACCIAMOCI CONOSCERE: ERA PARTITO DA TOLOSA IN FRANCIA OSTENTANDO LA SCRITTA, DENUNCIATO DA UN PASSEGGERO
Da noi qualche partito lo candiderebbe o qualche aspirante ministro lo utilizzerebbe come
body Guard ai suoi comizi.
Altrove non si scherza: nessuno tatuaggio nazista è ammesso.
La compagnia di pullman Flixbus, in Francia, ha escluso dalle sue linee un autista italiano che ha tatuato sul braccio “Mein Kampf”, titolo del celebre libro scritto da Adolf Hitler.
La decisione è arrivata dopo un’ondata d’indignazione lanciata su Twitter in seguito alla denuncia di un passeggero che aveva denunciato la cosa
L’autista è dipendente di un’azienda italiana che lavorava sotto contratto per Flixbus.
E’ stato sospeso al suo arrivo a Bergamo dopo un viaggio da Tolosa. «Non lavorerà più sulle sulle nostre linee» ha annunciato Raphael Daniel, portavoce di Flixbus.
L’azienda si era detta «orgogliosa di essere una multinazionale con un team multinazionale e autisti di tutti i settori culturali che lavorano per noi, quindi non accettiamo alcuna discriminazione di origine o religione nei confronti dei nostri clienti o dipendenti».
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROMOZIONE DEL PANINO MEDITERRANEO SCATENA LE PROTESTE DEGLI ITALIANI RESIDENTI E L’AZIENDA ORA PARLA DI “EQUIVOCO”… DOVE SONO I SOVRANISTI DELLA DOMENICA CAPACI SOLO DI AUGURARE AI MIGRANTI DI AFFOGARE?
«Hey mafioso, try our new Bacon della Casa now! Bella Italia».
Con questo slogan il McDonald’s austriaco ha promosso via sms il nuovo panino “mediteranneo”.
Peccato che tra le persone che hanno ricevuto il messaggio ci fosse un ragazzo siciliano trasferitosi a Vienna, che ha immediatamente protestato: «Pensate che chiamare un ragazzo italiano-mafioso vi faccia vendere più hamburger?»
Dario ha raccontato a Meridionews di essere rimasto scioccato alla lettura del messaggio ricevuto da McDonald’s dove il termine mafioso veniva utilizzato con superficialità per pubblicizzare una new entry dal sapore mediterraneo nel menù. Immediatamente il ragazzo siciliano trasferitosi a Vienna, ha risposto all’azienda .
«Da assiduo cliente del vostro fast food, vi prometto che non mi vedrete più nei vostri ristoranti, nè me, nè i miei amici, nè la mia famiglia» ha scritto in una email, spiegando che «la notifica che mi avete inviato stamattina è la più offensiva e discriminatoria pubblicità che io abbia mai visto in vita mia». Nella stessa lettera Dario ha parlato delle tante persone che hanno sofferto e tutt’oggi soffrono per le azioni della mafia, elencando chi si è sacrificato per combattere l’organizzazione criminale sfruttata per una campagna pubblicitaria.
McDonald’s dopo alcuni giorni ha risposto a Dario scusandosi e chiarendo che si sarebbe trattato di un errore. L’azienda di fast food ha divulgato tramite l’ufficio stampa italiano una nota rivolta anche a tutte le redazioni che avevano trattato la notizia spiegando che la parola “mafioso” altro non era che una errata traduzione della parola tedesca “mamfen”, che significa “goloso”.
«McDonald’s Austria si dichiara sinceramente dispiaciuta e si scusa per aver veicolato un messaggio che è risultato offensivo».
Dario però resta della sua idea: nei ristoranti della catena non tornerà più, convinto che l’azienda abbia agito solo per il clamore suscitato dalla sua denuncia, accampando una scusa ridicola e scaricando la responsabilità sulla sua agenzie pubblicitaria.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
TRA GLI ARRESTATI ANCHE EX CANDIDATO AL SENATO DI FORZA NUOVA
C’era anche un missile terra aria usato dalle forze armate del Qatar tra il materiale sequestrato
questa mattina dalla Digos in una delle abitazioni degli esponenti neonazisti colpiti da un provvedimento di perquisizione.
Tre gli arrestati: in manette figura anche Fabio Del Bergiolo, 50 anni, ex ispettore delle dogane specializzato nell’antifrode finito nei guai nel 2003 per una truffa messa in atto mentre era in servizio a Malpensa.
Del Bergiolo è un militante di Forza Nuova ed è stato candidato al senato a Gallarate nel 2001.
L’operazione è scattata all’alba, con nuove perquisizioni e nuovi sequestri da parte della Digos di Torino che nell’ultimo periodo ha concentrato l’attenzione sui gruppi oltranzisti di estrema destra che orbitano su Torino, una galassia nera che spazia dai messaggi politici e di propaganda alle infiltrazioni nelle tifoserie calcistiche.
Durante le perquisizioni della scorsa settimana, infatti, gli investigatori coordinati dal dirigente Carlo Ambra, avevano sequestrato uno striscione storico dei Drughi Giovinezza, gruppo ultras della Juventus all’interno della sede Legio Subalpina, in corso Allamano e nelle le abitazioni perquisite c’erano stati anche alcuni appartenenti al gruppo Tradizione, sempre della tifoseria bianconera.
I Drughi avevano anche espresso con uno striscione la loro solidarietà all’arresto di Carlo Fabio D’Allio, 28 anni , considerato il leader del gruppo skin Legio Subalpina, finito in manette per il possesso di proiettili da guerra, e scarcerato la scorsa settimana dopo l’udienza di convalida con l’obbligo di firma
Altre armi da guerra, come fucili d’assalto automatici e addirittura un missile Terra aria in unso alle forze armate del Qatar sono stati sequestrati questa mattina all’alba dalla Digos che ha condotto un’operazione vasta, in molte città del nord Italia che ha coinvolto anche i colleghi di Milano, Varese, Pavia, Novara e Forlì, coordinati dalla polizia di prevenzione Ucigos
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2019 Riccardo Fucile
SCONFESSATO DA CONTE SU SAVOINI E PRESSATO DA DI MAIO E PD, CONTINUA A EVITARE DI RIFERIRE IN PARLAMENTO
Se prima stava cedendo, la linea difensiva di Salvini ora inizia a franare. E la richiesta dell’alleato Luigi Di Maio di chiarire in Parlamento la vicenda Savoini ne è solo la diretta conseguenza.
Lui però continua a ostentare tranquillità , istruendo i suoi a non cedere alle provocazioni che arrivano da giorni dal Pd, e da oggi anche dal Movimento 5 Stelle. Palazzo Chigi ha preso le distanze dal ‘caso Savoini’ che coinvolge la Lega. E in una nota ha fatto “un doveroso chiarimento” sulla cena a Villa Madama organizzata in occasione della visita a Roma, lo scorso 4 luglio, del presidente russo Vladimir Putin. Con la premessa che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “non conosce personalmente” Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Lombardia-Italia, palazzo Chigi ricostruisce i fatti e precisa che “l’invito del sig. Savoini al Forum è stato sollecitato dal sig. Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini, il quale, tramite l’Ufficio di vicepresidenza, ha giustificato l’invito in virtù del ruolo dell’invitato di presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del presidente del Consiglio di inoltrarla agli organizzatori del Forum. L’invito alla cena del sig. Savoini è poi stata una conseguenza automatica della sua partecipazione al Forum”. Su questo punto ieri lo staff del vice premier aveva dato una diversa versione sostenendo che Savoini “non era nella delegazione ufficiale”.
Anche l’alleato di governo, Luigi Di Maio, si chiama fuori e, anzi, invita – anche se in maniera indiretta e non esplicita – l’altro vicepremier a presentarsi in Parlamento per riferire.
“Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perchè il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione. Peraltro, quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’Aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste”, scrive il capo politico del Movimento 5 stelle sui social.
Le opposizioni annusano il momento di difficoltà del Carroccio e preparano interrogazioni parlamentari ma già si pensa a una mozione di sfiducia. il primo a trarre conclusioni dal comunicato della presidenza del consiglio è stato Paolo Gentiloni, che ha chiesto le dimissioni di Salvini: “Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il ministro dell’Interno di un grande Paese democratico”.
Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha chiamato in mattinata i presidenti di Camera e Senato per chiedere di convocare il ministro Salvini a riferire in aula. Ora toccherà ai presidenti dei due rami del Parlamento inoltrare la richiesta all’esecutivo, per prassi ‘investendo’ della questione il ministro per i rapporti con il Parlamento e un eventuale intervento del governo in Aula sarà poi calendarizzato in sede di conferenza dei capigruppo.
Intanto la Lega tace, nessuna replica alle accuse nè, tantomeno, alle richieste di dimissioni o di intervenire in Parlamento. Non cedere alle provocazioni, è la linea.
Continua quindi a twittare degli argomenti più disparati, lanciando qualche messaggio a chi si occupa di “fantasie” mentre lui “di problemi concreti”.
Nel frattempo l’inchiesta della Procura di Milano accelera.
Da domani infatti i pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro che insieme al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale coordinano le indagini affidate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno in programma una fitta attività istruttoria.
Da quanto è trapelato dovrebbero interrogare già lunedì Savoini il principale protagonista della vicenda, rivelata da un audio agli atti del fascicolo, che con altri due italiani e tre russi avrebbe tentato l’affare: un presunto accordo sulla vendita a una società intermediaria di circa 3 milioni di tonnellate di petrolio scontato del 6%. Petrolio poi rivenduto a prezzo pieno in Italia, in modo da ottenere che una parte dello sconto spuntato, il 4%, si trasformasse, questa è l’ipotesi, in una ‘retrocessione’ per il movimento e il resto, almeno il 2%, andasse sotto forma di ‘stecca’ a funzionari russi. Ricostruzione fatta dal sito internet Buzzfeed nei giorni scorsi facendo scoppiare il caso.
Ma oltre a Savoini, inquirenti e investigatori, che stanno pensando pure a una rogatoria e ad accertamenti sui flussi di denaro Russia-Italia, dopo le opportune verifiche e procedure di identificazione, di certo convocheranno, o come persona informata sui fatti o come indagato, colui che ha affermato di essere il banchiere Luca” di cui si parla nella registrazione e cioè il secondo italiano presente al Metropol.
Si tratta di Gianluca Meranda, avvocato con simpatie per Matteo Salvini, che dice di aver incontrato “in occasioni pubbliche” e di aver visto più volte Savoini.
Ma nella lista delle persone da ascoltare non è escluso possa esserci pure Claudio D’Amico. Otre a questi e agli interrogatori di altre persone, all’identificazione degli altri partecipanti alla trattativa, prossimamente la Gdf potrebbe fare pure acquisizioni.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 14th, 2019 Riccardo Fucile
BORGHEZIO: “SAVOINI E’ APPREZZATO NELLA LEGA, INUTILE PRENDERNE ORA LE DISTANZE, E’ UN NOSTRO SOLDATO”
«È un soldato della Lega, delle nostre idee»: Mario Borghezio, che con Matteo Salvini è
piuttosto arrabbiato da quando il Capitano non l’ha ricandidato all’Europarlamento, a colloquio con il Corriere della Sera oggi spiega che Gianluca Savoini è un nome conosciuto e apprezzato nel Carroccio, sottintendendo che quindi non è più il caso per il segretario di fare il finto tonto.
Non è l’unico. Mentre il Cazzaro Verde (si può chiamare così, Travaglio ha vinto una causa su questo) è impegnato nella circonvenzione di elettore incapace scappando dall’argomento o rispondendo a pene di segugio, Palmarino Zoccatelli, veronese, presidente dell’Associazione “Veneto-Russia” — in pratica l’omologo a Nordest di Savoini — dice che Gianluca Savoini è «una brava persona», ben nota negli ambienti leghisti.
Aggiunge anche che tutta questa vicenda è un attacco a Salvini, ma intanto conferma le frequentazioni che ieri il Carroccio ha provato a negare finchè non è spuntata la mail che il consigliere di Salvini ha fatto mandare per accreditare proprio Savoini alla cena con Putin di Villa Madama.
Ma il più esplicito è Borghezio:
Savoini è un mestatore?
«No, si era guadagnato la stima della Russia. Lo consideravano un amico, interlocutore affidabile. Ma la prova assoluta che tutto fosse alla luce del sole è che in questa stagione le casse della Lega sono vuote».
Perchè allora Salvini scarica Savoini?
«Sul perchè preferirei non dichiarare. Ma si può capire una certa prudenza davanti a un’inchiesta che sembra una spy story».
Petrolio e rubli dalla Russia per finanziare la Lega alle Europee?
«Della questione affari nulla so e nulla voglio sapere. Ma la linea ufficiale della Lega, “non sappiamo nulla”, è comprensibile. Prudenza doverosa da parte di chi ha responsabilità nel governo, visto il tentativo pesante di montatura indirizzata a colpire Salvini attraverso una persona facilmente identificabile come a lui vicina».
Intanto Salvini, che ufficialmente è “tranquillissimo”, continua a essere in realtà piuttosto nervoso.
Palazzo Chigi ieri ha scaricato su Salvini la presenza di Savoini alla cena a villa Madama per la visita di Stato di Putin: una nota precisa che «l’invito è stato sollecitato da Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche del vicepresidente Salvini, il quale ha giustificato l’invito in virtù del ruolo di Savoini di Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia».
Di certo Salvini ha il vizietto di scaricare chi è in difficoltà .
E’ successo di recente con Paolo Arata, che disse di non conoscere fino a quando non uscì la sua partecipazione agli stati generali della Lega come esperto di energia; intanto, racconta il Messaggero, dal M5S in queste ore iniziano a insinuare dubbi anche su Giancarlo Giorgetti, il potente sottosegretario alla presidenza, nonchè numero due della Lega.
Come nel caso del figlio di Paolo Arata, Federico, c’è un’altra assunzione in carico a Giorgetti finita nel mirino: si tratta di Michele Sciscioli, capo del dipartimento Sport a Palazzo Chigi,la delega ricoperta appunto dal big del Carroccio.
Sciscioli, 40 anni e un master in Affari internazionali, per lungo tempo ha avuto rapporti economici e professionali con la Russia, lavorando per anni al palazzo della Sogin (la società dello Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani) a Mosca.
Prima di ritornare con Giorgetti, con il quale aveva collaborato ai tempi del governo Berlusconi. «Vedete? Si ripete lo stesso schema di Arata: rapporti poco specchiati, trame: bisogna indagare su certi profili».
La Lega risponde come può. In queste ore è gettonatissimo il complotto degli USA per spiegare il rublogate.
Sempre nel Carroccio c’è chi ricorda anche un altro particolare: lo scorso 20 giugno, due giorni dopo il ritorno di Salvini dal viaggio a Washington, uscì un rapporto molto duro di Mike Pompeo, segretario di Stato americano, sulla lotta al traffico di immigrati. Un dossier che portò Roma a essere «declassata a livello 2».
Una frustata che spiazzò Salvini in quel momento, proprio perchè arrivata aridosso dell’incontro con Mike Pence e Mike Pompeo. Un messaggio che ora nella Lega leggono «in tanti modi».
Tanti modi, tutti disperati. Perchè intanto le cronache raccontano di altri strani giri di denaro con protagonista un elettricista — Francesco Barachetti — e con soldi che fanno lunghi giri e poi ritornano, come nel caso della barista.
Intanto Gianluca Meranda, di cui oggi il Fatto ha segnalato l’appartenenza alla massoneria, verrà sentito dai pm di Milano.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 14th, 2019 Riccardo Fucile
SEGNALATO DALLA BANCA D’ITALIA PER RICICLAGGIO…PASSAGGI DI DENARO TRA LA SUA AZIENDA, SOCIETA’ RUSSE E LA LEGA
Francesco Barachetti, ex consigliere del comune di Casnigo nel Bergamasco, 43 anni, è titolare di una società (Barachetti Service srl) che si occupa di impiantistica elettrica e idraulica, lattonerie, cartongessi e ristrutturazioni edili: ne possiede il 95 per cento, il resto è in capo alla moglie, la russa Tatiana Andreeva.
La sua attività , racconta oggi Repubblica in un articolo a firma di Marco Mensurati e Fabio Tonacci, è finita in un report consegnato alle procure di Genova e Milano dagli investigatori antiriciclaggio della Banca d’Italia.
Il passaggio di danaro dai conti della Lega a quelli di Barachetti, e da lì alla Russia, è stato segnalato come anomalo e meritevole di approfondimento dalla squadra di financial intelligence di Bankitalia, quella che si occupa di antiriciclaggio, nell’ambito di un’indagine sullo Studio Dea Consulting di Bergamo del commercialista della Lega Alberto Di Rubba, sulle sue controllate e su alcune aziende coinvolte nella stessa operatività finanziaria. Tra queste, appunto, la Barachetti Service.
“La società — si legge infatti nel report, citato in un’inchiesta dell’Espresso di qualche mese fa — risulta essere controparte di numerose transazioni finanziarie con il partito della Lega Nord e altri soggetti collegati, nonchè con lo Studio Dea”.
Dunque, dal 2015 al 2019 la Pontida Fin, la finanziaria della Lega, ha girato su uno dei conti di Barachetti nove bonifici per altrettante fatture per un totale di 539.000 euro. Parte di questo denaro, incrocia la pista russa.
In prossimità delle date di accredito, infatti, ci sono 48.800 euro che ritornano a Bergamo allo Studio Cld, mentr Barachetti acquista valuta russa per circa di 45.000 euro. Qualche settimana dopo l’equivalente di 3.1 milioni di rubli viene trasferito su un conto della Banca Sberbank di Mosca, di cui è beneficiaria la OOO Sozidanier Oblast di San Pietroburgo, società di ingegneria e architettura. Causale: “Acquisto proprietà ”.
Sempre sullo stesso conto, appaiono tre bonifici per complessivi 300.000 euro che, secondo gli investigatori della Uif, provengono da Lombardia Film Commission, una fondazione partecipata dalla Regione Lombardia:
Il 3 settembre del 2018 (tre giorni prima della sentenza del Tribunale del Riesame di Genova che conferma il sequestro dei famosi 49 milioni) la Lega Salvini Premier paga a Barachetti 311.000 euro.
“A fronte di tale accredito — scrivono i tecnici di Bankitalia — non si rinvengono operazioni che consentano di identificare un utilizzo specifico, anche parziale, dei relativi fondi”.
Su un altro conto corrente, aperto presso il Banco Popolare di Milano, arriva a Barachetti altro denaro dal partito di Salvini: quattro bonifici da Lega Nord per 269.160 euro e 14 bonifici da Pontida Fin per 446.416 euro, sempre per pagamento fatture.
L’aspetto sottolineato dal report, però, è che quei soldi — non si capisce perchè — tornano indietro: 35.218 euro al commercialista Alberto Di Rubba, 5.344 euro al tesoriere della Lega Giulio Centemero, 22.500 allo studio Dea spa, 39.644 euro allo Studio C.l.d.
C’è poi un terzo, e ultimo, conto corrente di Barachetti, aperto presso Intesa Sanpaolo, su cui riceve 30.000 da Radio Padania, per poi girarne tre giorni dopo 22.500 ancora allo studio di Di Rubba.
La storia è molto simile a quella della Vadolive, società di una barista a cui la Lega diede 480mila euro.
(da “NextQuotidiano“)
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