Destra di Popolo.net

LO STUDIO CHE DEMOLISCE LA FLAT TAX A TRE ALIQUOTE

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

PER IL 77% DEI LAVORATORI L’IMPATTO SAREBBE NULLO E MINIMO… CI GUADAGNEREBBE SOLO CHI HA REDDITI SUPERIORI A 100.000 EURO L’ANNO

L’ipotesi di una ‘flat tax’ a tre aliquote, circolata in questi giorni, avrebbe un beneficio solo per pochi lavoratori dipendenti e pensionati: a 30.000 euro di reddito il beneficio sarebbe di 41 euro mensili, a 20.000 di solo 15 euro.
Un supersconto, di oltre 3.000 euro, si avrebbe solo con redditi superiori a 100.000 euro, che riguardano l’1,18% dei dipendenti e pensionati.
A fare i conti è uno studio della Uil.
“La simulazione dimostra — è scritto nel rapporto — che per oltre 16,7 milioni di lavoratori, il 76,87% del totale, l’impatto sarebbe nullo o minimo”.
Il M5S ha rispolverato la proposta di semplificazione del sistema portando le aliquote da tre a cinque: 23% per redditi da 10 mila a 28 mila euro; 37% da 28 mila e uno a 100mila euro; 42% oltre i 100 mila euro. I tre scaglioni verrebbero accompagnati da un ampliamento della no tax area (da 8mila a 10mila euro) e, in presenza di figli, anche fino a 26 mila euro.
Lo studio della Uil ha confrontato l’ipotesi di una revisione dell’Irpef per i soli redditi da lavoro dipendente e assimilati con una riduzione a 3 del numero delle aliquote: 23% per lo “scaglione” di reddito compreso tra i 10.000 € e i 28.000 euro; 37% per lo “scaglione” di reddito compreso tra i 28.000 e i 100.000 euro; 42% per lo “scaglione” di reddito superiore ai 100.000 euro.
L’elaborazione mostra che con la sola riduzione dell’Irpef a 3 aliquote non si genera alcun impatto per i redditi fino a 15.000 euro lordi annui, che caratterizza il 18,91% di pensionati e lavoratori dipendenti, in totale 4,1 milioni di persone.
Pochi benefici, invece, per la fascia tra i 15mila e i 29mila euro di reddito, che rappresenta il 57,96% dei contribuenti con redditi da lavoro dipendente e da pensione. Su questa fascia, che contiene 12,6 milioni di dipendenti, la riduzione è contenuta.
A 20mila euro l’anno le tasse calano da 4.800 e 4.600 euro l’anno, in pratica di 200 euro l’anno, 15 al mese.
A 25 mila euro le tasse scendono di 400 euro l’anno, a 30 mila di 540 euro l’anno, che diventano 41 euro di alleggerimento al mese considerando le 13 mensilità  contrattuali. Superata questa soglia i redditi diventano più alti e il numero di dipendenti e pensionati cala.
Tra i 29 mila e i 100mila euro di redditi ci sono 4,7 milioni di dipendenti e pensionati (il 21,89% del totale). Per loro lo sconto passa progressivamente da 590 euro (a quota 35.000 euro di reddito) a 1.890 euro l’anno (sugli 80 mila euro).
Un alleggerimento consistente arriva invece per i redditi dei dipendenti e dei pensionati più ricchi, quelli sopra i 100mila euro.
Si tratta quasi di mosche bianche: 258mila contribuenti, pari all’1,18% del totale dei dipendenti. Per loro lo sconto supera i 3.000 euro.
Dai 3.090 euro di minori tasse per quelli che guadagnano 100mila euro, si sale ai 3.290 dei contribuenti a 120mila euro, per passare a 3.390 di quelli a 130mila euro, e toccare i 3.590 euro a quota 150.000 euro.

(da agenzie)

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I DUE NEMICI DELL’ITALIA SONO DEBITO PUBBLICO ED EVASIONE FISCALE

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

TUTTI PENSANO SOLO A BLANDIRE I DISONESTI E NESSUN GOVERNO HA IL CORAGGIO DI ATTUARE MISURE IMPOPOLARI

Si parla tanto e giustamente di tagliare le tasse ma da recidere in Italia, e con le cesoie più robuste in circolazione, ci sarebbe innanzitutto il debito pubblico.
È la causa principale dell’alta pressione fiscale, perchè costringe il Tesoro ogni anno a pagare solo di interessi una settantina di miliardi e questi soldi si trovano o con le tasse o con nuove emissioni di titoli di Stato e dunque nuovo debito. Questo fatto condiziona fortemente qualsiasi politica economica.
Ebbene nonostante la considerazione sia quasi lapalissiana, la palla di neve è ormai una quasi valanga e stiamo tutti rintanati in baita nella speranza di salvarci senza alcuna strategia.
L’indebitamento pubblico cresce senza sosta e fa segnare nuovi record assoluti mese dopo mese, anno dopo anno, come se fosse impossibile anche solo pensare di ridurlo.
Ad aprile, rispetto a marzo, si è registrato un incremento di 14,8 miliardi di euro, circa la metà  della prossima manovra economica che il governo Conte dovrà  fare per rispettare i vincoli europei.
In tutto il totale è a quota 2.373,3 miliardi, ma il contatore gira vorticoso come quando si fa il pieno di benzina con un buco nel serbatoio.
Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni nucleo avesse 93mila euro di debito personale: un mutuo per una casa insomma, senza avere la casa e senza aver deciso di comprarla.
È dal 2011, anno della crisi finanziaria che questo trend rialzista va avanti senza sosta e si può dire che dal 2001, anno della riforma del titolo V della Costituzione, dodici mesi prima della nascita dell’Euro, non c’è stato mai nessuno al governo che si sia sul serio posto il problema di cosa ne sarebbe stato dell’indebitamento statale una volta entrati nella moneta unica e avendo devoluto molte competenze alle Regioni.
Come nessuno si è mai imposto nel programma un concreto piano-argine all’evasione fiscale, un centinaio di miliardi di euro all’anno, all’estero o nelle cassette di sicurezza poco importa.
In prossimità  del consueto braccio di ferro con Bruxelles sui nostri conti pubblici e superata la fase di febbre da spread, prima di avviare i lavori sulla legge di bilancio 2020, sarebbe arrivato il momento di prendere coscienza che debito ed evasione sono la faccia della stessa medaglia, problemi che si alimentano da soli nel nostro Paese: se sale l’evasione sale il debito pubblico e con essi il costo dei servizi non pagati da chi appunto aggira il suo dovere tributario.
Inevitabile che crescano anche le tasse che gravano invece sui cittadini onesti, proprio per ripianare questa falla. Non c’è quindi che fare una cosa: aggredire l’evasione e tagliare il debito.
Partiamo dal primo nodo. Inutile favoleggiare di riduzioni fiscali, di flat tax, o di bonus bebè, famiglie e studenti.
Finchè verrà  assecondata la rimozione collettiva di un problema che va affrontato con la stessa determinazione con cui si è combattuto il terrorismo e la mafia nulla cambierà .
L’evasione fiscale, calcolata sommariamente intorno ai 100 miliardi di euro, è il vero cancro della società  italiana, perchè nei fatti impedisce allo Stato di utilizzare questi soldi per ridurre il debito pubblico e pagare i servizi sociali.
Chi evade non solo non fornisce il suo contributo di cittadinanza ma usa indebitamente tutti i servizi pubblici, comportandone di conseguenza l’aumento dei costi.
Il tax gap, ovvero la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente incassate dall’Erario, si è allargato a 111,6 miliardi di euro da 108 miliardi del 2012.
Il buco di imposte pagate – rispetto al dovuto si impenna quando in ballo ci sono i redditi del lavoro autonomo e d’impresa: per questa tipologia di Irpef il tax gap si attesta al 59%, mentre per il lavoro dipendente è al 4% e per l’Iva al 30%.
Serve perciò una legge chiara per punire gli evasori e premiare aziende e contribuenti onesti con una riduzione dell’imposte. Questa è l’ingiustizia sociale più evidente in Italia, che pervade una comunità  intera. Ammettiamolo: l’evasione è uno Stato ombra nello Stato.
Passando al secondo tema, è inutile girarci intorno, occorre agire anche qui. Per anni si è inutilmente parlato di un taglio del debito pubblico e della necessità  di fare una stima degli asset statali da dismettere.
L’ultima fatta risale a dieci anni fa. Il patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare, sarebbe pari a circa 400 miliardi di euro, da un’azione dell’Eni al faro sperduto in Sardegna.
Occorre quindi una due diligence seria e immediata per capire due cose: a quanto ammonta attualmente questo patrimonio e quanti sono davvero i debiti fuori bilancio, quei “pagherò” dell’amministrazione di cui non si trova traccia negli impegni di spesa, che sono ancora più pericolosi dei crediti della Pa.
La Corte dei Conti è arrivata a stimare nel 10% quella parte di bilancio pubblico che non ha riscontri cartacei nei libri di bilancio. Una volta verificata l’entità  di questo patrimonio, che spesso non produce alcun reddito, va messo a frutto emettendo titoli di debito nuovi e studiare un’operazione che permetta di scambiarli con altri già  in circolazione, che andrebbero poi cancellati
Va reciso il canale di dipendenza dello stesso gestore del debito pubblico dagli istituti di credito che ancora oggi detengono nei loro bilanci un quarto dei titoli emessi dal Tesoro e che ormai non sono più controllati da holding italiane.
Il Tagliadebito serve ad affrancarsi dai propri creditori come la lotta all’evasione fiscale riduce l’onere dell’indebitamento. Mettiamo fuori corso le due facce di questa stessa medaglia. Saremo tutti più liberi.

(da “Huffingtonpost”)

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EMMA BONINO: “DOBBIAMO IMPORTARE MIGRANTI, SERVONO 157.000 IMMIGRATI L’ANNO PER 10 ANNI”

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

LO STUDIO DI CONFINDUSTRIA PER GARANTIRE CAPACITA’ PRODUTTIVA AL NOSTRO PAESE E RENDERE SOSTENIBILE IL SISTEMA PREVIDENZIALE

Emma Bonino ha una proposta sulla questione dell’immigrazione in Italia: “È necessario introdurre canali d’ingresso per lavoro consentendo a quanti vogliono emigrare per migliorare la propria condizione di vita di farlo nella maniera più sicura per tutti”.
La senatrice di PiùEuropa (Gruppo Misto) ne ha parlato in un’intervista al al Corriere della Sera.
“Ricordo che Confindustria nel 2016 ha detto che nel prossimo decennio, l’aumento degli immigrati dovrà  essere di circa 1,6 milioni di persone (+35,1 per cento), per mantenere stabile in Italia la popolazione in età  lavorativa (nella fascia d’età  dai 15 ai 64 anni), salvaguardare la forza lavoro indispensabile per garantire la capacità  produttiva del Paese e rendere sostenibile il sistema previdenziale: stiamo parlando di circa 157mila migranti all’anno per i prossimi dieci anni”.
Ieri, durante un convegno alla Sala dei Gruppi della Camera dei deputati, a Roma, si è discusso della proposta di iniziativa popolare, attualmente in discussione in Commissione affari costituzionali, che punta alla “promozione del regolare permesso di soggiorno e all’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”. La proposta, sottoscritta da 90mila cittadini, è stata depositata il 27 ottobre 2017 dal Comitato promotore della campagna “Ero straniero”.
La senatrice Bonino spiega che in questa proposta di legge “vengono abolite le quote annuali del decreto flussi, del tutto insufficienti e che ormai riguardano poche migliaia di persone, per lo più stagionali, e si immagina un sistema basato sull’effettiva necessità  di manodopera straniera da parte del mondo produttivo italiano, attraverso una programmazione che tenga conto delle esigenze delle aziende senza inutili rigidità ”.L’approccio pragmatico della ex leader dei Radicali richiama alla memoria alcune dichiarazioni dell’ex presidente Inps, Tito Boeri, che a luglio 2018, a margine della presentazione del 17wsimo rapporto annuale dell’istituto di previdenza sociale, dichiarò che l’Italia aveva “bisogno di aumentare l’immigrazione regolare” perchè sono “tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”.
Qualche settimana prima Boeri, durante il Festival del lavoro, aveva dichiarato che il calo dell’immigrazione poteva rappresentare un problema per il mantenimento del sistema pensionistico. Il calo demografico crescente infatti rappresenta secondo Boeri una delle cause della diminuzione dei contributi versati per la pensione.

(da Tpi)

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LA GRANDE BUFALA DELL’INVASIONE

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

“TUTTA L’AFRICA” E’ IN REALTA’ UN FENOMENO PARI ALLA CITTA’ DI FIRENZE… E DEGLI IMMIGRATI NE ABBIAMO PURE BISOGNO

“Non possiamo far venire qui tutta l’Africa”, ti ripetono ovunque come dischi rotti, sui social, quasi fosse un’ossessione. Bene. Negli ultimi cinque anni — nel bel mezzo, cioè, della più grossa ondata migratoria registrata negli ultimi decenni — sono sbarcate in Italia 726mila persone, di cui circa 550mila africani, di cui a loro volta il 32 per cento circa prosegue il proprio viaggio verso il nord Europa.
Non lo dice una pericolosa Ong tedesca, ma il Viminale.
Stiamo parlando, cioè, di 374mila migranti circa arrivati e rimasti in Italia, per scelta o per necessità , dal 2014 ad oggi, molti dei quali lavorano e contribuiscono al nostro sistema sociale e previdenziale.
Per avere un’idea delle dimensioni di cui stiamo parlando, immaginate più o meno una città  come Firenze. D’accordo. L’Africa conta oggi 1 miliardo e 216 milioni di abitanti. E quel puntino rosso quasi impercettibile che vedete lì al centro rappresenta grosso modo lo spazio fisico che occuperebbe Firenze se la potessimo trasferire 3.500 chilometri più a sud, nel cuore delle rotte migratorie verso i porti del Nord Africa e l’Europa.
Quindi, in pratica, quel puntino semi-invisibile è “tutta l’Africa” che “non possiamo accogliere” di cui si riempiono la bocca migliaia di hater per giustificare la propria miseria umana.
Quella è “tutta l’Africa” venuta da noi per “spacciare, stuprare, rubarci il lavoro e le nostre tradizioni.” Quel puntino sono i “tutti” che “dobbiamo aiutare a casa loro”.
Ciò significa — se la matematica ancora non si decide per alzata di mano — che 1 miliardo, 215 milioni e 626mila africani in questo momento continuano a vivere regolarmente nei loro paesi o emigrano altrove e spesso non hanno la più pallida idea di dove sia l’Italia, nè si sono mai posti il problema.
Tradotto in pillole: noi da oltre un anno stiamo tenendo in ostaggio su un paio di navi di salvataggio qualche migliaio di disperati, profughi di guerra, donne gravide, bambini di pochi giorni, ragazzi scampati ai lager, chiudendo i porti, processando i comandanti e i loro equipaggi, dichiarando guerra all’Europa, facendo accordi coi tagliagole libici, violando contemporaneamente decine di leggi del mare, trattati internazionali e convenzioni sui diritti umani, e tutto questo per fermare lo 0,02 per cento della popolazione africana.
Di cui, per inciso, un Paese che sta morendo di denatalità , fughe all’estero, emorragia di impiegati in tutti i campi manuali, avrebbe un disperato bisogno. Ma questo è già  — mi rendo conto — un concetto troppo evoluto.
Ad essere onesti, un’invasione in questo lustro in Italia in effetti l’abbiamo avuta: l’invasione di quei “legionari di imbecilli” (cit.) a cui i social e la politica hanno dato diritto di insulto, di sfogo e di rutto.
Sono — stando agli ultimi sondaggi — tra i 18 e i 20 milioni di esemplari. Bianchi e italianissimi.
E loro sì, siamo obbligati (ahinoi) ad accoglierli tutti.

(da Tpi)

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AL PRESIDENTE SLOVENO NON PIACE IL MURO DI FEDRIGA: “NESSUNA BARRIERA TRA PAESI SCHENGEN”

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

PER LA SERIE FACCIAMOCI RIDERE DIETRO ANCHE DAI PAESI DELL’EST

Nessun muro fra Italia e Slovenia. Per il presidente sloveno Borut Pahor l’ipotesi di una barriera fra il nostro Paese e la ex Repubblica jugoslava non ha senso.
Ha dichiarato Pahor: «Ho incontrato il governatore Massimiliano Fedriga al quale ho detto che due Paesi vicini, due Paesi europei che sono entrambi aderenti a Schengen non debbono adottare ulteriori misure per rafforzare il pattugliamento dei confini».
«Si è riaperta la rotta balcanica, a luglio partiranno i pattugliamenti misti con gli sloveni, ma se il flusso di migranti non dovesse arrestarsi, a mali estremi estremi rimedi: non escludiamo la costruzione di barriere fisiche alla frontiera, come fatto da altri Paesi europei», aveva detto il vicepremier Matteo Salvini il 26 giugno, nel pieno della crisi con l’ong tedesca Sea Watch.
Fedriga si era accodato alla proposta del ministro dell’Interno, parlando di una barriera di 243 chilometri. Se le dimensioni del “muro” sono poi state riviste, la realtà  è che il governatore del Friuli non ha mai smentito l’idea di una barriera fisica come blocco all’immigrazione via terra fra Italia e Slovenia.
Le parole di Fedriga erano state chiare: «Quel che è certo è che se l’Europa non tutela i suoi confini, saremo costretti noi a fermare l’ondata migratoria che avanza attraverso altri Paesi dell’Ue. Non possiamo mettere poliziotti a ogni metro».
In molti si sono chiesti se mai sarà  realizzato, come sarà  il muro fra Italia e Slovenia, se assomiglierà  a quello ungherese con il confine serbo o a quello fra Stati Uniti e Messico.
Ha aggiunto inoltre Pahor, sempre in linea con l’idea di scongiurare il muro fra il suo Paese e l’Italia: «Le pattuglie miste italo-slovene introdotte di recente sono un buon strumento e non incidono sugli ottimi rapporti di vicinato e di comprensione che rappresentano i nostri rapporti bilaterali».
«Riteniamo — ha aggiunto — che altre misure non siano necessarie e opportune» considerato che «possono ostacolare la libera circolazione delle persone su questo confine e territorio. È ovvio che le immigrazioni, soprattutto quelle illegali, devono essere organizzate, il governo sloveno adotterà  delle misure in tal senso, ma abbiamo convenuto che al di là  delle pattuglie miste e il ricorso a tecnologie digitale non dovremmo introdurre ulteriori misure a protezione del confine».
«Dovremo invece — ha concluso Pahor — lavorare sulla fiducia reciproca che poggia su ottime basi e in futuro rafforzare i nostri rapporti».

(da agenzie)

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BOUBAKAR, IL MIGRANTE EROE CHE HA GIA’ SALVATO DUE VITE

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

A DICEMBRE AVEVA RECUPERATO UN UOMO SUI BINARI, A LUGLIO IN STAZIONE HA SALVATO UNA DONNA CHE VOLEVA SUICIDARSI (MENTRE MOLTI ITALIANI FILMAVANO CON I TELEFONINI)

È successo di nuovo ed è una cosa da non credere, e infatti, per fortuna, è tutto registrato dalle telecamere della stazione Principe: un film muto che racconta la storia di un ragazzino che, per la seconda volta in pochi mesi, ha salvato una vita.
Gettandosi sui binari, senza pensarci un attimo, a diciannove anni: per salvare una donna che, vedendo arrivare il treno, gli è andata incontro per suicidarsi.
L’altra volta è stato il primo di dicembre, alla stazione di Pra’, e Boubakar Manneh, questo ragazzone dinoccolato dagli occhi timidi, del Gambia, ospite di un centro Sprar ad Arenzano, non lo aveva detto a nessuno: neppure agli operatori del consorzio sociale Agorà , che gestiscono la struttura che fa parte del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Appena aveva visto arrivare la polizia e l’ambulanza, a soccorrere l’uomo che lui e il suo amico avevano preso in spalla e tirato letteralmente fuori dai binari dove si era gettato, si è spaventato. Anche se lui ce l’ha, un permesso di soggiorno umanitario, almeno per un altro anno ancora.
«Non so perchè, ma con tutto quel trambusto mi sono intimorito. E lì per lì non mi sentivo di raccontarlo – spiega oggi – quando mi hanno chiesto, al centro, cosa avevo fatto nel fine settimana, ho risposto: niente di speciale».
Forse fanno così, i supereroi: ti salvano la vita, e poi si dileguano, senza aspettare nemmeno un grazie.
Ma a Principe, il 3 luglio, alle sei del pomeriggio, Boubakar non ha potuto scappare via: perchè, buttandosi sui binari per salvare quella donna, si è ferito a un piede. «Niente di grave», minimizza lui, sempre con lo stesso sorriso, quello di uno che sembra stia raccontando la storia di qualcun altro. Però l’hanno accompagnato al Galliera, al Pronto soccorso.
La Polfer ha visionato i filmati, e gli agenti sono rimasti senza parole. Si vede il ragazzo che si tuffa sul binario senza riflettere, si accuccia sulla donna, il treno li copre.
I verbali dell’accaduto sono agli atti. E adesso, gli operatori di Agorà  che già  avevano scritto una lettera di encomio, e inoltrato al Viminale la richiesta di un permesso di soggiorno per meriti civili come prevede il decreto sicurezza, allegheranno alla documentazione anche questo secondo caso.
«È una situazione davvero eccezionale – spiega Simona Binello, responsabile del settore stranieri di Agorà  – il Comune di Arenzano ha ringraziato pubblicamente Bubacarr con una piccola cerimonia. Sarebbe bello se questo accadesse anche a Genova».
È timido, questo ragazzo che a diciannove anni ha salvato due vite e ne ha vissute già  mille. A Genova è arrivato da quasi due anni, dopo un lungo viaggio da solo, sette mesi in Libia, a lavorare come saldatore (“il mestiere di mio padre”) per pagarsi il viaggio.
Quando gli chiedi cosa accidenti gli sia passato per la testa, in quel momento, cosa lo abbia spinto a rischiare la pelle, e due volte per giunta, lui ci pensa su un po’. E poi dice: «Non sopportavo l’idea di vedere una persona morire davanti a me».
Lui ne ha già  viste parecchie, di persone che gli sono morte accanto. «Un caro amico, in Libia. Camminavamo per strada, a un certo punto gli hanno sparato in testa. Senza motivo».
Di quei mesi porta le cicatrici, anche sui due denti davanti, colpiti con il calcio di una pistola «perchè avevo ceduto la mia razione di cibo a un compagno che non si reggeva in piedi».
Così, quando quella prima volta, in stazione, ha visto tutta quella gente osservare la scena di un uomo che stava scendendo sui binari con il treno in arrivo, e tanti filmavano la scena, con il telefonino, gli è sembrata l’unica azione possibile.
Da tre mesi, Boubakar lavora come aiuto cuoco alla trattoria sociale ‘Le mele’, in salita del Prione. «Mi piace molto. Mi piace, stare qui».
Quando è arrivato a Genova, minorenne, dopo il viaggio sul barcone e l’approdo in Sicilia, per un po’ ha vissuto al centro di accoglienza straordinaria all’ex ospedale psichiatrico di Quarto: e se ha potuto entrare nello Sprar di Arenzano è stato per un soffio.
Perchè le nuove norme del decreto Salvini non lo consentono più: ma sarebbero entrate in vigore due giorni dopo. «Quando scadrà  il suo permesso, nel luglio prossimo, speriamo di poterlo convertire in un altro per motivi di lavoro – spiega Simona Binello – intanto, aspettiamo risposte dal Ministero rispetto al suo atto di eroismo».
Intanto, Boubakar si è infilato il cappello bianco e il grembiule da aiuto cuoco. E a vederlo lì, in cucina, a scherzare con i colleghi, tutte quelle esistenze passate sembrano scomparire, e lui sembra così leggero.

(da agenzie)

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IL TWEET DI SAVOINI CHE SMENTISCE LE SMENTITE DI SALVINI

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI MILANO SENTIRA’ MERANDA, IL PRESUNTO SECONDO UOMO AL METROPOL DI MOSCA

Un tweet del luglio 2018 è l’ennesima conferma del rapporto che lega Gianluca Savoini, indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale, a Matteo Salvini, nonostante il vicepremier insista a prenderne le distanze.
Nel tweet Savoini esprime compiacimento per aver accompagnato Salvini durante sua visita ufficiale a Mosca.
Una nuova conferma, dunque, come se non bastassero le decine di foto sparse in Rete che ritraggono Savoini presente a tutti gli incontri di Stato in cui Salvini siede allo stesso tavolo con Putin e i suoi uomini.
Intanto la Procura di Milano effettuerà    alcuni accertamenti sul conto di Gianluca Meranda, l’avvocato autore della lettera a Repubblica, per capire se sia davvero lui il “secondo uomo” presente lo scorso ottobre alla presunta trattativa sulla compravendita di petrolio all’Hotel Metropol di Mosca.
Dopodichè nei prossimi giorni sarà  convocato in Procura a Milano non si sa, in quanto deve ancora essere deciso, se come indagato o come persona informata sui fatti.

(da agenzie)

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BANNON DA’ BUCA A TOTI, MA C’E’ IL PORNODIVO: QUESTA PER I SOVRANISTI SAREBBE LA “LIGURIA D’AUTORE”

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

LA REGIONE FINANZIA CON 50.000 EURO UNA RASSEGNA DOVE INVITA UN YOUTUBER CHE DEFINISCE “CAGNE” LE DONNE

L’attesa fra il popolo leghista e i fan del sovranismo era alle stelle.
Giovedì sera alle 21.30 a Montemarcello, in occasione della prima delle quattro giornate della rassegna politico culturale “Liguria D’Autore”, era previsto l’incontro con Steve Bannon. Lui, il guru consigliere del presidente Trump che in Italia viene venerato da larga parte della destra di potere. La sua presenza era stata data ancora per certa dagli organizzatori sulla pagina Facebook dell’evento, sia domenica che lunedì. Nessuna smentita, nessuna variazione, ma ecco che giovedì sul palco mister Bannon non c’era. C’era invece il belga Mischael Modrikamen, che sarà  pure il braccio destro in Europa di Steve, ma per il grande pubblico ha avuto un po’ l’effetto di un surrogato sovranista.
Resta da capire se Bannon avesse dato forfait con largo anticipo ma si sia preferito tacere sulla sua assenza o se, invece, sia stato un fulmine a ciel sereno ma per fortuna il fido Mischael si trovava in zona ed è stato reclutato al volo.
Chi, invece, sembra proprio che ci sarà , domenica pomeriggio alle 18 a Fiumaretta, è Max Felicitas.
Non ha esattamente la fama di Bannon, ma forse si diverte molto di più del politologo. Ha 28 anni e dal 2014 la sua carriera segue due binari. Attore porno — il nuovo Rocco Siffredi secondo molti critici del settore — ma anche cantante di seguitissimi video musicali su Youtube. Il genere non è esattamente neo melodico.
Nel suo più grande successo, “Sixtynine”, le donne più desiderate vengono chiamate “cagne”, mentre il ritornello tormentone, assai poco criptico, è l’imperativo: “Si sborra”. Max Felicitas sarà  la star del pomeriggio di domenica intitolato “Porno subito”.
Non c’è da aspettarsi delle analisi socio-psicologiche sulla pornografia visto che è stato ritenuto dagli organizzatori della rassegna, finanziata dai soldi pubblici, un tema di cui solo gli uomini possono discutere. Con il pornodivo ci saranno, infatti, Massimo Bisotti, scrittore, Marco Valerio Cervellini funzionario della polizia postale, e i due moderatori Gianluca Daluiso e Daniele Grassucci. A Spezia l’appuntamento ha suscitato molte critiche
Sulla rassegna il capogruppo del Pd in Regione Giovanni Lunardon ha attaccato il presidente Toti accusandolo di finanziare con soldi dei contribuenti un festival del sovranismo. Il governatore ha risposto stigmatizzando lo scarso senso di democrazia dei dem: “solo chi la pensa come loro avrebbe diritto a parlare”.
Una cosa però è certa, a Toti il diritto di parlare gli organizzatori dell’evento – l’agenzia Visverbi – lo hanno ampiamente riconosciuto.
Giovedì il suo nome non compariva nel programma ufficiale ma eccolo seduto sul palco a parlare di autonomie assieme al viceministro leghista Massimo Garavaglia, all’esponente del Front National francese Phippe Vardon e al succedaneo belga di Bannon
Anche ieri sera Toti non era in scaletta nel programma ufficiale, ma ecco arrivare il comunicato dell’ufficio stampa della Regione: “Questa sera, a partire dalle 21.30, il presidente Giovanni Toti sarà  presente alla seconda serata della seconda edizione di Liguria d’Autore, a Montemarcello Magra”
Per quanto riguarda le giornate di oggi e domani nessuna sorpresa: il presidente Toti è presente in entrambe le serate nel programma ufficiale. En plein.
Sul palco domani Toti troverà  anche l’ex sottosegretario Armando Siri, al suo rientro in pubblico dopo le dimissioni per il coinvolgimento nell’inchiesta sulle tangenti nell’eolico.
Ciliegina sulla torta, le serate vengono trasmesse in diretta da Primocanale nell’ambito del programma Viaggio in Liguria, finanziato dalla Regione Liguria con 150 mila euro.

(da “La Repubblica”)

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IL SOVRANISTA FUSARO TWITTA CONTRO CAROLA, MA GLI SI RITORCE CONTRO E LUI CANCELLA IL TWEET

Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile

“DOV’ERA CAROLA QUANDO C’ERANO I BOMBARDAMENTI IN LIBIA? A UN APERICENA?”… LA RISPOSTA CON FOTO: “LEI ERA ALL’UNIVERSITA’, TU A FARE I TRENINI IN MUTANDE”

Diego Fusaro ha twittato chiedendo provocatoriamente dove fosse Carola durante in bombardamenti in Libia del 2011: «Forse ad un apericena»
Una ragazza su twitter gli risponde per le rime con prova fotografica: «Tu facevi i trenini in mutande»
Esporsi su internet e sui social network è un’arma a doppio taglio: se c’è una cosa in cui sono bravi gli utenti, è scovare gli scheletri dentro gli armadi di chiunque.
È quanto è successo a Diego Fusaro, che aveva lanciato un tweet acidello contro Carola Rackete. La risposta di una utente però è stata altrettanto punzecchiante, tanto che Fusaro ha eliminato tweet e post sul sito.
Ma non prima che il tutto venisse immortalato dalla pagina Facebook “Abolizione del suffragio universale”
Il tweet originale di Diego Fusaro non c’è più, ma su twitter è rimasta la risposta di una utente, che porbabilmente aveva spinto l’intellettuale a rimuovere le sue tracce. La pagina Abolizione del suffragio universale ha condiviso lo screen della conversazione originale. E cercando su Twitter la risposta piccata c’è ancora, sotto un tweet “non più disponibile”. Diego Fusaro in maniera provocatoria twitta contro la capitana della Sea Watch 3: «Ma dov’era Carola quando la Libia veniva bombardata nel 2011?» scrive, «A fare l’apericena nel centro sociale okkupato?».
Forse avrebbe dovuto fare ciò che ha fatto la ragazza che gli ha risposto, cioè spulciare gli album sui social network.
Avrebbe probabilmente scoperto cosa stava facendo Carola Rackete nel 2011, e magari gli sarebbe venuto il dubbio che non fosse una grande idea intraprendere quella strada.
L’utente twitter sotto il nickname di “LookInThyHeart_” ha infatti twittato la risposta, blastando — come si dice in gergo — Fusaro a tutti gli effetti.
«A 23 anni stava studiando all’università » scrive la ragazza in difesa di Carola «mentre tu invece facevi i trenini in mutande». E allega la foto scovata da chissà  quale archivio.
A far gongolare la rete però è che Fusaro, spesso estremamente provocatore anche nel suo ergersi a giudice, sia rimasto vittima della sua stessa trappola. Chi di tweet ferisce..

(da agenzie)

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