Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile
SOLO IL 25% LO RITENE MARGINALE… LEGHISTI E FORZISTI MENO SEVERI, A LORO INTERESSA SOLO CHE I MIGRANTI AFFOGHINO, SAI CHE GLIENE FREGA SE QUALCUNO VENDE LA SOVRANITA’ DELL’ITALIA
Il sondaggio Ipsos di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera è il primo realizzato “a caldo”
su Lega e affare Savoini. E per Matteo Salvini non sono buone notizie.
Secondo la rilevazione, la presunta “trattativa” per traghettare finanziamenti russi nelle casse del Carroccio in cambio di accordi commerciali sul petrolio si tratta di “una vicenda grave”.
“Lo pensa il 58% degli intervistati contro un quarto che la considera marginale”, sottolinea Pagnoncelli, anche se c’è da dire che nell’elettorato di riferimento di Salvini, il centrodestra, il fatto non viene considerato così grave.
“I leghisti e gli elettori di Forza Italia non le attribuiscono molta rilevanza – spiega ancora Pagnoncelli -, mentre gli altri elettorati (compresi i due terzi dei pentastellati) ne sottolinea la gravità “.
“È indubbio – conclude il sondaggista – che, se vi sono fondamenti, questo potrebbe essere un inciampo grave per la Lega e per Salvini”.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile
IN TUTTI GLI APPUNTAMENTI IN RUSSIA SAVOINI SEMPRE A FIANCO DI SALVINI, CHISSA’ CHI L’AVEVA INVITATO IN QUEI CASI…
Sul russiagate italiano sia Gianluca Savoini che Matteo Salvini si dichiarano estranei ai fatti. In particolare il ministro dell’Interno sostiene di non aver mai invitato il presidente dell’associazione Lombardia-Russia a Mosca, tanto meno a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin.
Dal web arrivano altre rivelazioni sul dialogo dei presunti fondi ottenuti dal Carroccio per finanziare la campagna elettorale in vista delle europee.
Su Twitter il deputato del Pd Filippo Sensi ha diffuso foto e video che ritraggono Gianluca Savoini a Mosca in compagnia di Matteo Salvini.
Ma Savoini appare nella foto alla cena con il presidente russo: «Che ne so cosa ci facesse al tavolo? Chiedetelo a lui” dice Salvini
«Eppure a me quel signore un po’ stempiato in prima fila, vicino allo spin doctor di Salvini, alla conferenza stampa del vicepremier alla TASS a Mosca lo scorso 16 luglio 2018 ricorda qualcuno … Magari con le luci negli occhi non ci avrà fatto caso, eh», scrive Sensi su Twitter.
Nella foto Savoini appare in prima fila. Era il 16 luglio 2018 e il vicepremier leghista era in visita a Mosca.
Stessa storia nell’ottobre del 2018. Nella capitale russa Salvini partecipa alla conferenza stampa di Confindustria. Tra i presenti, ancora una volta, anche Savoini: «Il 17 ottobre 2018, invece, sempre a Mosca alla conferenza stampa di Salvini a Confindustria SUL PALCO accanto allo staff del ministro (al quale si rivolge) tu guarda un po’ chi c’era».
Un video, questa volta, immortala Salvini intervenire alla conferenza stampa di TASS che «si conclude con i ringraziamenti della giornalista a Gianluca Savoini, in prima fila. Prego, la faccia compiaciuta del vicepremier, sembra quasi conoscerlo», sottolinea Sensi.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile
A OTTOBRE QUALCUNO RIFERI’ A BERLUSCONI CHE “SAVOINI METTERA’ NEI CASINI LA LEGA”
Francesco Verderami sul Corriere della Sera oggi dà conto dei brutti pensieri di Matteo Salvini
sui rubli alla Lega: già ieri circolavano voci che vedevano un complotto degli USA dietro gli audio pubblicati da Buzzfeed. Oggi Salvini, racconta Verderami, è ancora più sibillino:
Non ingannino i toni sarcastici che oggi Salvini usa verso i magistrati e verso i media, per mostrarsi sereno dinnanzi alla faccenda. Lontano dai microfoni i toni sono diversi e gravi: «Un’intercettazione fatta a Mosca…». E il problema non è il fatto contestato, questa storia di petrolio russo e danari americani da destinare alla Lega. Se è vero che non è vero niente, come dice il ministro dell’Interno, restano da chiarire «molti punti oscuri», come l’altroieri è stato evidenziato in una riunione del Carroccio: va interpretata la tempistica scelta per la pubblicazione del file registrato all’hotel Metropol, va verificato «se si tratta di uno spot o arriverà dell’altro».
E va scoperto se c ‘entrano «gli uni», «gli altri», o «altri ancora» di provenienza straniera. È giustificato che Salvini si senta «minacciato» da un’entità che percepisce ma non afferra, che lo costringe per la prima volta a cambiare postura e narrazione, che gli impone di spiegare, precisare, puntualizzare. Tutto al momento ruota attorno al ruolo del solo Savoini, scaricato dalla Lega come se fosse uno della Lega a insaputa della Lega, nonostante figurasse in incontri istituzionali e persino tra gli invitati alla cena di gala offerta da Conte a Putin.
Ma c’è qualcosa che non torna: davvero nel Carroccio non sapevano nulla di quanto stava per accadere?
Perchè di Savoini parlavano da tempo tutti i partiti, ben prima delle inchieste giornalistiche: nel luglio dello scorso anno il Pd presentò un’interrogazione parlamentare; e in ottobre – durante una riunione di Forza Italia– venne riferito a Berlusconi che «Savoini rischia di mettere nei casini Salvini».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile
SCARICABARILE TRA LEGA, PALAZZO CHIGI E FARNESINA
Ieri il Tg2 ha ricicciato la storia dei soldi dell’URSS al PCI per spiegare che non c’è nulla di strano a prendere rubli dalla Russia.
Ma intanto abbiamo anche ammirato un meraviglioso scaricabarile tra leghisti, Palazzo Chigi e Farnesina sull’invito a Villa Madama per l’ex portavoce di Salvini con simpatie neonaziste.
E oggi La Stampa registra la dissociazione dell’ISPI, che è stato indicato da Conte come il responsabile dell’arrivo di Savoini alla cena con Putin:
Secondo Palazzo Chigi dunque, come ribadisce chiaramente lo staff del premier, il nome di Savoini va ricondotto all’Ispi, Istituto di politica internazionale, e al ministero degli Esteri.
Perchè è alla Farnesina che nel pomeriggio del 4 luglio si tiene un Foro di dialogo, di cui parla Conte nella sua dichiarazione, a cui il presidente russo dà forfait all’ultimo minuto perchè in ritardo. Tutti i partecipanti sono invitati «di diritto» alla cena di Villa Madama.
L’Ispi, think thank dedicato alla politica internazionale con oltre ottant’anni di storia, funge da segretariato del Forum, creato dai due Paesi, Italia e Russia. Non ci sono membri permanenti ma solo partecipanti, individuati sulla base di indicazioni, spiegano dall’Istituto, dell’Ambasciata d’Italia a Mosca e del ministero degli Esteri.
E’ Palazzo Chigi, secondo la versione dell’Istituto, a stilare la lista, mentre loro sarebbero poco più che notai senza possibilità di manovra.
Ma ovviamente anche per la Farnesina è stato l’ISPI a invitare Savoini a Villa Madama:
Tra l’altro, essendo Savoini a capo di un’associazione che si chiama Lombardia-Russia, rispondono che è parso loro perfettamente normale che fosse invitato. Quindi il Viminale scarica la responsabilità di aver riservato un posto a tavola a Savoini, Palazzo Chigi individua nell’Ispi l’estensore della lista, l’Ispi al contrario parla di Palazzo Chigi e Farnesina.
Insomma, è evidente: qualcuno mente. E visto che le ipotesi di scuola sono terminate, non ci resta che rivelare la verità : è stato Palmiro Togliatti a invitare Savoini al desco di Putin e Salvini. Lui, sempre lui è il colpevole di questa incredibile vicenda che infanga pòro Salvini. Maledetto Migliore!
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile
FONTI LEGHISTE: IL TERZO UOMO E’ LUCA BERTONI, BRACCIO DESTRO DI SAVOINI E LEGATO AD AMBIENTI NEONAZISTI
“Follow the money”: al solito, si riparte dai soldi. 
È seguendo l’esile traccia lasciata dai conti bancari rivelati dagli accertamenti svolti in gran segreto dalla Gdf, che gli inquirenti ora sono convinti che buona parte della provvista da 65 milioni che, secondo le intercettazioni, sarebbe stata destinata alla Lega, sia rimasta in Russia.
Nelle mani, evidentemente, di qualche pubblico ufficiale di Mosca o San Pietroburgo. Sufficiente per far ipotizzare il reato di corruzione internazionale che ha permesso in questi mesi non solo di svolgere accertamenti bancari ma anche numerose intercettazioni, di acquisire tabulati telefonici e persino materiale video.
E non certo solo a carico di Gianluca Savoini, accreditato come fiduciario di Salvini per i rapporti con Mosca, presente nell’ultima cena ufficiale del 4 luglio scorso a Roma nonchè, come lui stesso rivendica, il 16 luglio del 2018 a un incontro tra il ministero degli interni russo e il segretario della Lega sui temi della sicurezza.
Una mole di documentazione che potrebbe servire a chiedere un’eventuale rogatoria dagli esiti assai incerti: con la Russia i trattati sono esili o inesistenti e i primi ad essere scettici sul risultato di un atto del genere sono gli stessi inquirenti.
Ma più importante è stato stabilire l’identità degli altri due personaggi che il 18 ottobre scorso accompagnarono Savoini all’hotel Metropol per trattare con un paio di manager russi la fornitura di petrolio su cui fare la cresta per finanziare, almeno così si evince dalla registrazione, la campagna elettorale per le europee del Carroccio.
Un incontro, trapela da fonti investigative, che dimostra come le trattative fossero già avanzate e che dunque già altre volte c’erano stati dei contatti.
Il problema è stabilire a nome di chi e per quale scopo. L’ipotesi degli inquirenti al momento è che se i corrotti sono dei funzionari russi, i corruttori dovrebbero essere Savoini e le persone che in quel momento sedevano con lui al tavolo della trattativa. Posto che la registrazione diffusa dal sito americano Buzzfeed possa poi diventare utilizzabile in un processo (chi l’ha realizzata?), le voci che si ascoltano raccontano che in realtà , non è mai direttamente Savoini a parlare di soldi e di strutture societarie (Eni, banche, piazze finanziarie) ma i due italiani indicati da Buzzfeed come “IT2” e “IT3”. Perchè mentre Savoini si occupa di scenari “sovranisti”, “IT2” precisa che alla fine dovranno arrivare «6 milioni in un anno, che è 500mila al mese».
E aggiunge: «È molto semplice. L’idea come concepita dai nostri ragazzi politici è che con uno sconto del 4 per cento, 250 mila più 250 mila in un anno, possono sostenere una campagna…».
Il tono è di chi sembra ben inserito nella Lega, forse anche meglio di Savoini che, tra i suoi colleghi di partito, ha la fama di un millantatore ed è particolarmente inviso al numero 2 del partito, Giancarlo Giorgetti.
“IT2” corrisponde al nome di tale “Luca” che si qualifica come “avvocato”: è lui che pare condurre il gioco. L’altro personaggio, “IT3”, è invece più defilato.
Secondo alcuni leghisti IT2 sarebbe uno dei più stretti collaboratori di Savoini: il segretario Luca Bertoni dell’associazione Lombardia Russia, con sede dietro via Bellerio.
Bertoni durante l’ultima campagna elettorale si era autonominato «consigliere personale di politica estera» del leader leghista, anche se nessuno dei più stretti collaboratori del “Capitano” lo ricorda con precisione.
Vicino alle frange più estreme dell’antisemitismo e del neofascismo europeo, sarebbe Bertoni ad essere seduto al tavolo del Metropol con Savoini e l’anonimo avvocato la cui identità è ovviamente ben nota agli inquirenti.
E se sull’esistenza del reato pare non sussistano molti dubbi (basta anche solo l’accordo corruttivo) è sulla destinazione reale dei soldi che gli investigatori preferiscono non sbilanciarsi.
(da “La Stampa”)
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Luglio 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL LEGALE CONFERMA: “TRATTATIVA CI FU MA ALLA FINE NON SI PERFEZIONO'” MA PER I MAGISTRATI E’ TUTTO DA VERIFICARE
“Ho partecipato alla riunione all’Hotel Metropol di Mosca e ho conosciuto Savoini…”. Spunta un secondo uomo nel caso dell’audio del faccendiere leghista Savoini intercettato nell’hotel Metropol. Si tratta dell’avvocato internazionalista Gianluca Meranda che, in una lettera inviata a ‘la Repubblica’, racconta di essere stato presente al vertice del 18 ottobre 2018 a Mosca.
Indicato come il ‘banchiere Luca’ nelle intercettazioni che riguardano l’inchiesta ‘Moscopoli’, sono in realtà un avvocato internazionalista che esercita la professione legale da più di 20 anni tra Roma e Bruxelles, anche nel ramo del diritto d’affari.
Poi la conferma della partecipazione all’incontro.
Avendo riguardo alle vicende che vi preoccupano, specifico di aver partecipato alla riunione del 18 ottobre 2018 a Mosca in qualità di General Counsel di una banca d’affari anglo-tedesca debitamente autorizzata al c.d. commodity trading ed interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa”.
E la conferma di aver conosciuto Savoini.
Confermo di aver conosciuto il dottor Gianluca Savoini e di averne apprezzato l’assoluto disinteresse personale nei pochi incontri avuti in relazione alle trattative. I restanti interlocutori all’incontro del 18 ottobre sono professionisti che a vario titolo si occupano di questa materia, esperti sia in compravendite internazionali, sia di prodotti specifici (oil products) che in quel momento erano oggetto del negoziato. Come spesso accade in questo settore, e nonostante gli sforzi delle parti, la compravendita non si perfezionò.
Gianluca Meranda – come risulta direttamente a Globalist- non faceva mistero della sua appartenenza alla massoneria con i clienti del suo studio.
Ed in effetti risulta tra i promotori della Fondazione Massonica — The Masonic Foundation, fondata nel 2015 con il supporto del Supremo Consiglio Unito d’Italia e della Serenissima Gran Loggia d’Italia.
(da “Globalist”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI NON L’HA INVITATO, CONTE NON LO CONOSCE: E PUR DI SVIARE L’ATTTENZIONE IL LEGHISTA MINACCIA UNA (FINTA) CRISI DI GOVERNO… MA CON CHI STA L’ITALIA IN POLITICA ESTERA?
Come se fosse l’imbucato alle feste di compleanno degli adolescenti. 
Nessuno lo ha invitato, nessuno lo conosce Savoini chi?, anche se presente al bilaterale con Putin, sia alla Farnesina sia alla cena di Villa Madama.
È fin troppo chiaro nella sua goffaggine il tentativo di Matteo Salvini di prenderne le distanze, ai limiti della negazione dell’evidenza.
Eccolo il loquace ministro dell’Interno, più nervoso e accaldato del solito, in una conferenza stampa che si rivela un esercizio acrobatico, in cui la notizia è il non detto, più del detto.
Al netto delle intemerate contro i giornalisti che “menano il torrone”, dell’insofferenza sull’inchiesta “ridicola”, di battute meno riuscite del solito stampate su un viso più torvo del solito, di minacce di querela, vecchio tic di un potere che non ama le domande, quel che resta della prima, vera, uscita pubblica di Matteo Salvini sul tema è il tentativo di fuggire da questa storiaccia, l’atteggiamento tipico dei politici in difficoltà , a cui si adegua anche il ribaldo macho che ha in mano l’Italia.
Tutto si riduce a un “non l’ho invitato io” nè alla Farnesina nè a Mosca, e a un “che cosa ne so cosa ci facesse al tavolo, chiedetelo a lui”. Cosa che probabilmente faranno i giudici in relazione all’incontro del 18 ottobre scorso al Metropol di Mosca, in cui si sarebbe parlato di una commessa di gasolio e cherosene all’Italia per ricavarne una commissione da spartire, la cui parte italiana sarebbe dovuta servire a finanziare la Lega.
Insomma, Salvini ripete che il suo ex portavoce, la cui sede dell’associazione Lombardia-Russia è proprio a via Bellerio, non agiva per nome e per conto della Lega, ma non si capisce a che titolo fosse alla cena di gala offerta a Putin o che ci facesse il ministro dell’Interno a Mosca alla riunione di Confindustria russa il 17 ottobre scorso, quale fosse cioè il senso istituzionale o economico dell’incontro.
Ecco, Savoini chi?, in una giornata tecnicamente surreale in cui il caso, politicamente gigantesco, non precipita sul terreno del Governo, allegramente impegnato in una sorta di gioco dell’imbucato.
Anche il premier si sente il dovere di intervenire, per la prima volta, sulla questione limitandosi a chiarire che neanche Palazzo Chigi aveva la responsabilità del posto a tavola: “Non conosco Savoini. Alla cena erano invitati ‘autonomamente’ i partecipanti al forum gestito, fra gli altri, dall’Ispi”.
Tutto qui. Un po’ poco su una questione che investe il Governo nel suo insieme, a prescindere dall’aspetto giudiziario di cui si sta occupando la Procura di Milano: la sua autonomia, la sua indipendenza, la sua linea di politica estera, la sua posizione rispetto al gioco pericoloso di Salvini.
Perchè la vicenda dei nastri pubblicati da Buzzfeed squarcia il velo sull’ambiguità delle relazioni internazionali del leader leghista: amico di Putin, ma che ambisce a diventare amico di Trump, isolato nelle cancellerie europee e in aperto conflitto con la Francia, vissuto con sospetto dalla Germania e impegnato a costruire una rete di destra con la Le Pen e Orban.
Il nastro suona come un campanello d’allarme su questo terreno complicato su cui si è mosso Salvini, svelandone se non la ricattabilità quantomeno la vulnerabilità di un gioco condotto in modo spericolato e grossolano.
È difficile infatti pensare che i dubbi degli americani sui suoi legami con la Russia siano stati fugati dall’intransigenza in Europa contro l’asse franco-tedesco. E in parecchi ritengono che le recenti mosse per accreditarsi presso la Casa Bianca abbiano suscitato i sospetti dell’amico Putin, anche perchè, al di là della retorica, non risultano iniziative concrete da parte del leader della Lega per alleggerire le sanzioni.
Tante domande, in questa storia, sono destinate a rimanere senza risposta, a partire dal “chi ha registrato quell’audio” e dal “chi lo ha diffuso seguendo un preciso timing”, stesse domande che si è fatta la stampa austriaca un mese e mezzo fa quando è scoppiato lo scandalo Strache. Ma c’è una domanda la cui non risposta avvolge in un velo di omertà politica il Governo su una questione di interesse nazionale: quale è il suo tasso effettivo di “sovranità ” di fronte alle scelte di collocazione geopolitica del paese?
Parliamoci chiaro: quel che sta andando in scena è un tentativo piuttosto maldestro e goffo di parlare d’altro, eludendo appunto questa questione di fondo.
Si spiega così la drammatizzazione, da parte di Salvini, sul decreto sicurezza, quasi minacciando la crisi di Governo quando era chiaro che sarebbero stati accolti, il successivo post per cantare vittoria sulla madre di tutte le battaglie, poi la frenetica loquacità anche sul caso Torino, con un attacco a freddo agli alleati che “governano solo con i No”.
Una agitazione a proposito della quale le solite fonti pentastellate hanno invocato l’utilizzo di valeriana, tranne poi scegliere il tema dei diritti sindacali dei militari, per dare anche loro un titolo al teatrino di giornata.
Si percepisce un certo compiacimento del partito di Di Maio delle grane altrui, utili per rivendicare una diversità morale rispetto a chi ha contatti con petrolieri e Stati stranieri. Ma sotto il tasso minimo, davvero minimo, di propaganda consentita c’è poco o nulla, perchè trasparenza vorrebbe che si dicesse da che parte sta il Governo nel sistema di alleanze internazionali, che cosa ne pensa il premier e il partito che in Parlamento ha ancora la maggioranza relativa.
E magari si rivolgesse qualche domanda all’alleato. Per molto meno, su altri casi, l’asticella dell’indignazione è stata posizionata molto più in alto.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA LEGA LO SCARICA MA CI SONO MONTAGNE DI FOTO, AUDIO E VIDEO CHE DIMOSTRANO IL SUO STRETTO RAPPORTO CON SALVINI
Il premier non sa chi sia, il ministro dell’Interno non sa a quale titolo fosse lì, per il sottosegretario Giorgetti si tratta semplicemente di un “fanfarone”.
Volendo dare credito alle spiegazioni ufficiali, Gianluca Savoini era alla cena di Stato a Villa Madama offerta da Conte al presidente russo Vladimir Putin lo scorso 4 luglio in qualità di imbucato.
Nessuno, è evidente, ha interesse nel dipanare l’alone di mistero intorno al presidente dell’Associazione Culturale Lombardia Russia, indagato dalla procura di Milano nell’inchiesta per corruzione internazionale, intercettato – come ha svelato BuzzFeed – il 18 ottobre nel lussuoso hotel Metropol di Mosca mentre negoziava con altre 5 persone, tre russe, un finanziamento da 65 milioni di euro derivanti dal petrolio russo per la campagna elettorale della Lega.
A parte etichettare tutta l’inchiesta come “ridicola”, nessuno dà quelle spiegazioni che, una volta fornite, potrebbero agilmente chiudere la faccenda.
Con chi discuteva Savoini al Metropol? A che titolo parlava del partito dell’attuale vicepremier? Salvini ne era al corrente? E, soprattutto, qual è la reale natura dei rapporti tra i due?
Il ministro dell’Interno ha spiegato che Savoini non era stato invitato dal Viminale nè alla cena di Stato nè a Mosca a ottobre, dove Salvini si trovava per una conferenza di Confindustria Russia e un incontro con il vicepremier del Cremlino Dmitry Kozak. L’Espresso ha però pubblicato una foto in cui si vede Savoini parlare con il capo della segreteria del ministro Andrea Paganella, il 17 ottobre a Confindustria, il giorno prima del Metropol.
C’è molto che non torna nella difesa di Salvini: “Vado in giro con centinaia di persone, cosa facciano e cosa chiedano a nome loro non mi è dato saperlo”, ha aggiunto il leader leghista. Ma Savoini non è uno qualunque tra le “centinaia di persone” che accompagnano il ministro. Anzi, è un frequentatore assiduo di Salvini, soprattutto quando si reca in Russia. C’è sempre.
Si tratta di incontri di alto livello istituzionale ai quali Savoini, spesso accompagnato da Gianmatteo Ferrari, segretario dell’Associazione Lombardia Russia, partecipa attivamente in qualità di facilitatore di rapporti per conto di Salvini.
Soprattutto, Savoini ha un passato ben radicato nel partito: leghista da sempre, è stato nel periodo iniziale portavoce di Salvini subito dopo la presa della segreteria di Via Bellerio, sede della Lega a Milano.
La stessa, seppur da entrata diversa (quella che dà su via Colombi 18) dell’Associazione Lombardia Russia di Savoini. Un’associazione, recita lo statuto, che si propone di “progettare e realizzare eventi e iniziative culturali di ogni genere”, fatta esclusione “dell’esercizio di qualsiasi attività commerciale, che non sia svolta in maniera marginale e comunque ausiliaria e secondaria rispetto al perseguimento dello scopo sociale”.
La vicinanza fisica delle sedi è diretta conseguenza di quella personale tra Salvini e Savoini. I due, insieme, si sono recati a Mosca svariate volte.
Nel 2014, dal 10 al 14 ottobre, hanno visitato la capitale russa, incontrando il presidente della Commissione Esteri della Duma (la camera bassa del Parlamento) Aleksei Pushkov, il ministro per la Crimea Oleg Saveliev, il presidente della Duma Sergey Naryshkin.
Poche settimane dopo sono di nuovo lì, per incontro tra decine di imprenditori russi e italiani. Con Salvini e Savoini, all’epoca suo portavoce, anche Claudio D’Amico, ex deputato del Carroccio e membro dell’Osce, oggi assessore a Sesto San Giovanni.
A febbraio 2015 Salvini si reca di nuovo a Mosca per incontrare il responsabile Esteri di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, Andrej Klimov, sempre accompagnato da Savoini.
Ancora, a dicembre, due giorni: il 17 Salvini incontra Pushkov e Klimov, il giorno prima le agenzie riportano di alcuni “incontri privati”. Anche in questa occasione con lui c’era Savoini.
A novembre 2016 i due sono di nuovo nella capitale russa per alcuni incontri all’interno del Palazzo della Duma.
A marzo 2017 ancora a Mosca, per incontrare il potente ministro degli Esteri di Putin, Sergej Lavrov.
L’anno scorso a maggio Savoini si reca di nuovo in Russia: questa volta con lui non c’è Salvini ma Paolo Grimoldi: è deputato della Lega e segretario della Lega Lombarda. In queste vesti, e per conto di Salvini, partecipa al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo.
“A San Pietroburgo – disse Grimoldi prima di partire – come ho concordato con il segretario federale Matteo Salvini, ribadirò la posizione della Lega sulle linee fondanti del rapporto con la Russia, a cominciare dal ritiro delle sanzioni economiche”.
A giugno 2018 una foto immortala al Consolato della Federazione Russa Savoini, Salvini e Ferrari per la Festa della Russia.
A luglio Salvini, in qualità di ministro dell’Interno, si reca a Mosca per un incontro con il suo omologo Vladimir Kolokoltsev e alcuni membri del Consiglio di Sicurezza nazionale della Russia.
All’estremità del tavolo intorno al quale sono sedute le delegazioni dei due paesi c’è ancora lui, Savoini. Durante la conferenza stampa di Salvini alla Tass, la giornalista che ha condotto l’incontro ringrazia il presidente dell’associazione, in prima fila, per il “grande aiuto per questo incontro”.
Infine, tornando all’attualità , Savoini era al Metropol di Mosca durante la visita di ottobre scorso di Salvini in Russia per partecipare mercoledì 17 all’Assemblea Generale di Confindustria Russia presso il Lotte Hotel.
Come hanno rilevato BuzzFeed e l’Espresso, il vicepremier leghista non ha mai chiarito dove sia stato e cosa abbia fatto durante le 12 ore intercorse tra la sera del 17 ottobre, quando incontrò il vicepremier del Cremlino Dmitry Kozak, e l’incontro del giorno successivo tra Savoini e i russi.
La sera precedente, raccontava L’Espresso a marzo, Salvini aveva incontrato il vice primo ministro con delega alle questione petrolifere nello studio dell’avvocato Vladimir Pligin, faccia a faccia che poi era proseguito anche a cena. Poi, un buco.
Come documentano le cronache e numerose fotografie scattate, il rapporto tra Savoini e Salvini era molto stretto.
Per questo motivo, dire di non sapere a che titolo il presidente dell’associazione Lombardia Russia negoziasse (o millantasse) un accordo per finanziare la Lega a Mosca, nè chi lo abbia invitato al Metropol, alla cena di Stato e al Foro di dialogo con Conte e Putin alla Farnesina il 4 luglio scorso, è una versione che non regge alla prova dei fatti.
A meno che non si voglia dar credito all’unica ipotesi che resta in piedi: che Savoini sia un imbucato di professione.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
“LA RUSSIA NON E’ UN PAESE CON CUI AVERE DEBITI”
Sergio Romano, ex ambasciatore italiano a Mosca, ha dichiarato che è “certamente
immaginabile, non dirò probabile” che la Lega possa aver ricevuto dei finanziamenti da Mosca, un paese con cui – dice Romano – “sarebbe meglio non contrarre debiti, anche se con la Russia non solo l’Italia ma anche i Paesi della Nato hanno sbagliato strada”.
“È certamente immaginabile” che possa essere successo, “perchè le campagne elettorali costano sempre di più e questo non è un problema solo di Matteo Salvini o di Marine Le Pen – sostiene Romano in un riferimento alle accuse mosse contro l’allora leader del Front National di aver ricevuto soldi russi durante la campagna per le presidenziali contro Emmanuel Macron – È un problema delle democrazie moderne, che sono diventate terribilmente costose. Si era tentato di risolvere il problema con il finanziamento pubblico dei partiti, poi si è constatato che non bastavano e si è fatto ricorso ai privati. Ma se si ricorre ai privati, si contrae un debito che poi va ripagato”.
Romano, autore di decine di libri, l’ultimo dei quali “Il giorno in cui fallì la rivoluzione. Una controstoria della Russia rivoluzionaria dal 1917 al 1991”, parla poi della politica estera di questi ultimi anni con Mosca: “sono stati commessi molti errori – accusa l’ex ambasciatore – non solo da parte dell’Italia ma anche da parte dei Paesi della Nato. L’allargamento a est dell’Alleanza atlantica è stato un errore, cosi come è stato un grosso errore non aver reso possibile un rapporto economico corretto con la Russia” per via delle sanzioni.
“E questo”, spiega, “non solo perchè abbiamo perso un certo numero di affari, ma anche perchè non stiamo facendo nulla per creare nella Russia di oggi un ceto sociali di borghesi interessati all’economia”.
“Finchè non potrà commerciare con l’Occidente e sarà circondato da Paesi che appartengono ad un’organizzazione che non è pacifica quel Paese qualche reazione finirà per averla”, avverte Romano. “Chi prende soldi dalla Russia non può essere giustificato dal fatto che abbiamo sbagliato, i debiti con la Russia è meglio non contrarli”.
(da agenzie)
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