Destra di Popolo.net

LA DISSIDENTE FATTORI (M5S): “SUI FONDI RUSSI IN ALTRI TEMPI AVREMMO MESSO SOTTOSOPRA IL PARLAMENTO”

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

“DI MAIO ALLINEATO PER NON PERDERE LA POLTRONA”

“Fondi russi a Lega? Non si possono derubricare queste cose solo perchè si è al governo insieme, in altri tempi avremmo messo sottosopra il parlamento per una cosa simile. Oggi parlare di un M5S non ha più senso, ce ne sono tanti, io faccio parte di quello antico. Quella guidata da Luigi Di Maio è ormai una sottocategoria del Movimento che non rappresenta tutti. Critiche di Di Battista? Credo sia un valore aggiunto avere delle critiche costruttive. Di Maio non ha nessun diritto di giudicare chi fa qualcosa a nome suo, bisogna che scenda dallo scranno dell’imperatore perchè l’Italia è una democrazia e ognuno può dire quello che vuole. Forse Di Maio dovrebbe attivare l’ascolto nei confronti di chi gli dice che c’è qualcosa che non va. Se fino adesso si è stati zerbini di Salvini, non scordiamoci che i nostri voti sono soprattutto al sud, addirittura cedere sulle scuole al sud vorrebbe dire suicidio completo. Quella di Di Maio deve essere una resistenza vera su questo tema”.
Come riporta L’Huffingtonpost, Elena Fattori, Senatrice del M5S, è intervenuta ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università  Niccolò Cusano.
Riguardo la questione dei presunti finanziamenti dalla Russia alla Lega. “Su questa vicenda bisogna indagare, inutile richiamare vicende precedenti come i soldi russi al Partito Comunista come ho visto in un servizio su Rai 2 — ha affermato Fattori

(da agenzie)

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LE ARMI DI DISTRAZIONI DI MASSA CHE USA SALVINI PER DISTOGLIERE GLI ITALIANI DALLA STORIA DEI RUBLI ALLA LEGA

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

IL MENU’ DI OGGI PER NON PARLARE DI SAVOINI: CANI ABBANDONATI, ROM, RUSPE, METTERE IN GALERA LE DONNE INCINTE, VIDEO CON GLI ANATROCCOLI

Durante la Guerra Fredda la cortina di ferro separava il blocco dei paesi della NATO da quelli del Patto di Varsavia.
Oggi a Matteo Salvini basta molto meno per separare gli italiani dalle notizie e dagli scandali della Lega e alle domande sui rapporti con quel Gianluca Savoini che tutti descrivono come un semplice “storico” militante leghista ma nulla di più.
Durante una diretta ieri Salvini ad esempio si è messo a scherzare sul fatto che i soldi fossero nascosti dentro un vaso da fiori o dietro una fioriera. Ma il punto, come non ci stancheremo mai di ripetere, sono i contatti tra Salvini e Savoini, e quelli tra quest’ultimo e una serie di politici leghisti con cui si accompagna sempre quando va in viaggio in Russia.
Salvini però oltre ad ammettere di conoscere Savoini (bella forza, visto è stato suo portavoce) sembra ignorare completamente che cosa faccia una persona che conosce da vent’anni, che ha lavorato alla Padania e che è presidente di un’associazione che ha sede nel retro dello stabile di Via Bellerio, storica sede del Carroccio.
La Lega però dopo aver detto che era tutto un complotto evita accuratamente di rispondere alle domande più pericolose. Quelle che — più che i soldi di Mosca — mettono davvero in dubbio la lealtà  verso il Popolo italiano del partito che più di tutti intrattiene un rapporto speciale con una potenza straniera.
E così, mentre il Tg2 si dedica a servizi del tipo “e allora il PCI??” per tentare di buttarla in caciara, la Lega mette in atto una strategia diversa.
Saturare i canali social di Salvini di notizie e informazioni che possano distrarre l’elettore-tipo della Lega.
Ieri ad esempio la cagnara sul “tradimento” delle promesse sull’Autonomia faceva parte della tattica del parliamo d’altro. Perchè sia Zaia che Salvini sapevano benissimo quali fossero le posizioni del MoVimento 5 Stelle e quanto fossero distanti da quelle della Lega.
L’operazione cortina fumogena prosegue oggi senza intoppi.
Il ministro dell’Interno ha dedicato un nuovo post ai cani abbandonati nel Cara di Mineo. Qualcuno vuole dare una mano a papà  Salvini a trovare casa per tutti? Tutta “colpa” della polemica con don Luigi Ciotti che ha detto che forse sarebbe stato meglio occuparsi prima delle persone (com’era il motto: “prima gli italiani”, ecco).
Salvini coglie la palla al balzo e borbotta tra sè e i suoi fan: «provo ad aiutare 117 cani abbandonati? Alla sinistra non va bene neanche questo, roba da matti».
Però magari non a tutti i leghisti piacciono i cani. Di sicuro a tutti non piacciono i Rom.
E allora come un abile disc jockey che sa interpretare gli umori della pista ecco il post contro i Rom, segnatamente l’incendio verificatosi in un campo Rom a Lamezia Terme.
Ovviamente Salvini promette l’ennesimo giro di vite: chiusure, sgomberi, allontanamento e ripristino della legalità . Ecco fatto, risolta l’ennesima emergenza.
Peccato che Salvini non dica che questo è solo l’ultimo di una lunga serie di incendi nello stesso campo, come mai prima non erano così interessanti?
Cosa prevede il menù? Volendo c’è un po’ di sana vecchia Ruspa: quella in azione per lo smantellamento “definitivo” dell’insediamento abusivo a Borgo Mezzanone.
In realtà  ieri è sono state demolite 35 baracche (in totale è stato abbattuto appena il 25% delle baracche). Nell’insediamento vivono 1.500 persone, molti sono immigrati regolari che lavorano nei campi della zona, vittime di caporalato. Ed è vero che a San Ferdinando la baraccopoli è stata demolita ma a sostituirla ne è già  nata un’altra.
Per il pubblico più difficile, quello che magari ancora cerca una risposta alle domande su Savoini, c’è un altro grande classico: la lotta alla criminalità .
In particolare Salvini ci tiene a far sapere che «questa mattina abbiamo ribadito la necessità  di poter mandare in galera le criminali incinte. Spesso vengono utilizzate per furti e borseggi, sicure dell’impunità . La pacchia deve finire. Ripresenteremo l’emendamento al Decreto sicurezza bis con i relatori». Tanto sono tutte Rom no? Peggio per i loro figli, com’è che si dice “fare il ladro è un mestiere pericoloso”.
Ancora non vi basta? E allora beccatevi il video con gli anatroccoli che seguono la loro mamma per le vie di Roma. Guardate bene: ci sono anche gli agenti della Polizia Locale che li scortano e li proteggono dalle macchine e arriva pure la punchline «altro che gabbiani, pterodattili e topazzi..».
Oh là , ordine, sicurezza, ripristino della legalità  e protezione dei più deboli (non i migranti per carità , gli animali!).
Come dite? Un post sulla vicenda Savoini? Magari domani.

(da “NextQuotidiano”)

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PER ECONOMIST SALVINI E’ “L’UOMO PIU’ PERICOLOSO IN EUROPA”

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

“NON RISOLVE ALCUN PROBLEMA, STA PORTANDO L’ITALIA ALL’ISOLAMENTO”

Un lungo articolo sull’Economist incorona Matteo Salvini come “l’uomo più pericoloso in Europa”.
Certamente “l’uomo più potente in Italia” scrive il settimanale britannico, domandandosi se il vice premier leghista “userà  questo potere per distruggere l’euro”.
L’Economist segue Salvini in un evento pubblico a Orvieto, acclamato dai cori “Mat-te-o, Mat-te-o”. Lo chiamano il Capitano e, scrive il settimanale, il suo soprannome che richiama alla memoria il mussoliniano Duce. Ma non definisce Salvini come un neofascista. Sottolinea il vero problema, cioè che Salvini non sta dimostrando in alcun modo di poter risolvere alcuno dei malesseri che affliggono l’Italia. Non la stagnazione economica, nè la disoccupazione. Ha due nemici preferiti: i migranti e Bruxelles, prosegue l’articolo, ricordando le ultime vicende sui due fronti, dal caso delle ong a quello della procedura Ue.
I prossimi mesi saranno decisivi per la credibilità  della coalizione gialloverde , spiega l’Economist, secondo cui i mercati finanziari sono stati relativamente calmi quest’anno, ma lo spread potrebbe rapidamente aumentare se non saranno mantenuti gli impegni sui conti pubblici, mentre il sistema bancario italiano è ancora troppo vulnerabile.
Resta da capire cosa intende fare il Capitano dinanzi alle richieste dell’Europa e alle aspettative dei mercati. Può affilare le sue armi oppure arrendersi, può forzare la situazione ed andare a elezioni anticipate oppure no. Il problema per l’Ue, conclude l’Economist, è che nessuno sa cosa questa meteora che sta brillando nei cieli d’Italia intende fare.

(da agenzie)

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LA REGIONE LIGURIA FINANZIA UN FESTIVAL SOVRANISTA DOVE E’ OSPITE UN PORNO ATTORE CHE CHIAMA LE DONNE “CAGNE DA SCOPARE”

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

SARA’ UN PALADINO DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE CHE PIACE TANTO ALLA GIUNTA LEGHISTA

Tre giorni di incontri per parlare di cultura, politica e informazione. Ma pure di amore e relazioni, al tempo “della collera” e dei social network. Ad Ameglia, provincia della Spezia, è iniziata giovedì 11 luglio l’edizione 2019 di Liguria D’autore. Il festival politico-culturale si chiuderà  domenica. La Regione Liguria lo ha finanziato con 50 mila euro.
Tanti gli ospiti, nomi quasi tutti sovranisti: l’ex stratega e comunicatore di Donald Trump Steve Bannon; il consigliere regionale francese con Marine Le Pen (già  responsabile del Bloc Identitaire) Philippe Vardon; le politiche italiane Daniela Santanchè (Fdi) e pure Giovanni Toti (Fi) e il presidente della Sicilia Nello Musumeci
Ma nel programma ci sono altri nomi, quantomeno discutibili. Ma entriamo nel dettaglio.
Nella giornata conclusiva del festival si terranno tre incontri. Il pomeriggio comincerà  alle ore 18 ai Bagni San Marco con “Porno subito” dove interverrà  niente di meno che Max Felicitas, porno attore e artista musicale.
Come si apprende da alcune bio presenti online, Max Felicitas (Edoardo Barbares all’anagrafe), ventitreenne friulano, è riuscito a inventarsi nel mondo dello spettacolo.
Oltre all’attività  a luci rosse Max Felicitas balla e canta anche anche se il core business è il porno, settore nel quale sta bruciando le tappe: il giovane attore friulano ha già  girato diversi film, tra Slovenia, Ungheria e Russia
Qualche problema in più forse lo creano i testi delle sue canzoni: eccp il testo di una delle sue canzoni
“Stasera voglio ballare belvedere, figa, spiaggia e mare noi vogliamo le più zozze
depilation belle boccie bianca, gialla o nera me la trombo per tutta la sera
senti tu mi piaci, tu mi fai arrappare si sborra!
rosso di sera, anale si spera noi vogliamo soltanto le più cagne”.

Qualche domanda sul modo in cui vengono spesi i soldi pubblici è più che lecito porsela, dato che l’artista in questione non si puà  definire nè un paladino delle donne, nè della famiglia tradizionale.
Come invece molti degli ospiti e dei promotori del festival amano proclamarsi.

(da agenzie)

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LEGNANO, CADE LA GIUNTA DEL SINDACO LEGHISTA ARRESTATO CHE NON VOLEVA MOLLARE LA POLTRONA

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

IL PREFETTO NOMINA COMMISSARIO, ELEZIONI IN PRIMAVERA … IL TAR HA BOCCIATO LA SURROGA DEI CONSIGLIERI DIMISSIONARI

Era illegittima la surroga di tre consiglieri comunali dimissionari di Legnano – il Comune alle porte di Milano dove, a maggio, sono stati arrestati il sindaco leghista Gianbattista Fratus e due assessori con le accuse di turbativa d’asta e corruzione elettorale – e per questo il prefetto di Milano ha avviato la procedura di scioglimento del Comune, che porterà  quindi a nuove elezioni nella prossima primavera.
Nel frattempo ha nominato la dottoressa Cristiana Cirelli commissario per la gestione provvisoria.
Una decisione necessaria, dopo che ieri il Tar Lombardia ha accolto la richiesta del ‘Comitato per la legalità  di Legnano’ – nato proprio dopo gli arresti di maggio – di sospendere i decreti di surroga dei consiglieri dimissionari, che era l’escamotage trovato dalla giunta travolta dallo scandalo per restare in sella: tant’è che il sindaco Fratus, che è ancora agli arresti – dopo aver presentato in un primo momento le sue dimissioni, le aveva ritirate pensando così di poter comunque evitare le nuove elezioni. Ma il Tar, anche se per adesso solo in via cautelare (la discussione di merito è rinviata al 15 gennaio 2020) ha accolto il ricorso scrivendo che “il potere di surroga risulta esercitato in modo illegittimo, perchè riferito ai componenti di un organo collegiale privo del quorum costitutivo, in base alla disciplina statutaria di riferimento”.
Bocciato, così, l’intervento del difensore civico regionale Carlo Lio, che aveva permesso alla maggoranza di centrodestra di restare in sella nonostante le defezioni di alcuni suoi consiglieri.
“La revoca delle dimissioni da parte del sindaco del Comune di Legnano rende attuale e concreto il periculum in mora dedotto dai ricorrenti e riferito al pregiudizio, derivante dagli atti impugnati, all’interesse giuridicamente rilevante di cui sono portatori”, scrivono i giudici del Tar.
Nei giorni scorsi Fratus, che è ai domiciliari, è stato convocato in procura a Busto Arsizio per un nuovo interrogatorio, ma si è avvalso della facoltà  di non rispondere.

(da agenzie)

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RECUPERATI 72 CORPI DEL NAUFRAGIO DEL 1 LUGLIO, ERANO PARTITI DALLA LIBIA VERSO L’ITALIA, PESERANNO SULLA COSCIENZA DI QUEI CRIMINALI CHE FANNO LA GUERRA ALLE ONG

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

AGENZIE ONU: “UNA VERGOGNA, LE NAVI EUROPEE RIPRENDANO I SOCCORSI”… “BASTA SOSTEGNO ALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA”

Gli unici tre superstiti avevano raccontato l’esatta verità . Sul gommone naufragato dieci giorni fa al largo delle coste tunisine di Zarzis erano più di 80. A decine, negli ultimi giorni, il mare ha restituito i corpi delle vittime. Adesso sono 72 quelli recuperati.
Gli ultimi 38 sono stati rinvenuti oggi dalla   Mezzaluna rossa. Mongi Slim, presidente della sezione di Medenine, ha detto che 36 delle vittime sono state rinvenute nei pressi di Zarzis, nel sud-est della Tunisia, e due al largo dell’isola di Djerba
Secondo le dichiarazioni raccolte da uno dei sopravvissuti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, a bordo del gommone, partito dalle coste libiche di Zwara in direzione Italia, vi erano 86 persone.
E Oim e Unhcr, le due agenzie delle Nazioni unite che si occupano di migranti e rifugiati, tornano a firmare oggi una nota congiunta in cui chiedono l’immediata liberazione ed evacuazione dei migranti prigionieri nei centri di detenzione libici e l’interruzione di ogni accordo a sostegno della Guardia costiera libica che continua a privare della libertà  gli immigrati intercettati in mare e riportati indietro in un Paese devastato dalla guerra
Le due agenzie chiedono la ripresa delle operazioni di soccorso in mare della flotta europea e condannano la campagna anti Ong: “Esse dovrebbero poter riprendere a svolgere questo compito vitale e si dovrebbe istituire con urgenza un meccanismo di sbarco temporaneo che consenta una condivisione di responsabilità  a livello europeo. Alle imbarcazioni commerciali non deve essere chiesto di ricondurre in Libia i passeggeri soccorsi.”

(da agenzie)

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FONDI RUSSI, ALL’INCONTRO CON SAVOINI ERA PRESENTE YLIA YAKUNIN, MANAGER VICINO A UN NOTO AVVOCATO MOSCOVITA NEL CUI STUDIO LA SERA PRIMA CI SAREBBE STATO L’INCONTRO TRA SALVINI E IL VICEPREMIER DIMITRY KOZAC CON DELEGA ALL’ENERGIA

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

SAVOINI NON E’ INDAGATO PER “ATTO DOVUTO” MA PER UN REATO PRECISO: CORRUZIONE INTERNAZIONALE… E I MAGISTRATI HANNO MATERIALE “SEGRETATO”, LE SORPRESE NON SONO FINITE

Può darsi che “nè un rublo, nè un litro di vodka” siano mai arrivati alla Lega o a Matteo Salvini, ma il fatto che la Procura di Milano da tempo si muova sottotraccia con un’inchiesta che prevede il reato di corruzione internazionale proprio a partire dalla vicenda dei rapporti intrattenuti dal suo uomo di fiducia Gianluca Savoini con alcuni manager russi, forse richiede qualcosa in più di una semplice battuta di smentita. Anche perchè Savoini risulta indagato e non per un semplice «atto dovuto» come sostengono gli uomini del vicepremier ma per un’indagine con un reato preciso cui potrebbe presto aggiungersi quello di finanziamento illecito.
Secondo il sito americano BuzzFeed, che non spiega come ha avuto l’audio e da chi sia stato registrato, nel dialogo registrato si cerca un accordo per far arrivare fino a 65 milioni di dollari alla Lega.
Problema di Savoini, fanno sapere nell’entourgae di Salvini; sarà  lui a «dover spiegare e chiarire», dicono scaricando l’ex giornalista della Padania e presidente dell’associazione Lombardia-Russia, (sede sul retro dell’edificio di via Bellerio, quartier generale della Lega) che appena il 4 luglio scorso sedeva al tavolo degli invitati ufficiali per l’arrivo di Putin a Roma.
Per i tre pm che indagano sul caso, ovvero l’aggiunto Fabio de Pasquale e i sostituti Sergio Spadaro e Gaetano Ruta, specializzati nelle inchieste Eni, questa storia è in realtà  ben più complessa.
I fatti sono ormai noti: una riunione avvenuta nella hall dell’hotel Metropol di Mosca tra Savoini, un non meglio precisato avvocato italiano di nome Luca, un altro italiano di nome Francesco e tre russi tra i quali, oltre al traduttore, spicca un certo Ylia Andreevic Yakunin, manager molto vicino a un avvocato mosocovita che la sera prima avrebbe ospitato nel suo studio Matteo Salvini e il vicepremier russo delegato agli affari energetici Dimitry Kozak.
La combriccola, come scrisse all’epoca il settimanale e come rivelano adesso gli audio di quell’incontro, avrebbe concordato una commessa per una fornitura di gasolio all’Italia pari a 1, 5 miliardi di dollari con una percentuale di ri-storno sul prezzo d’acquisto, definita “sconto”, tra il 6 e il 10 per cento: 4 per cento per la Lega, il resto per i russi. Il tutto con versamenti mensili estero su estero, grazie, sembra di capire dalla registrazione, anche al coinvolgimento di Banca Intesa Russia, che vede sedere nel suo consiglio d’amministrazione, Andrea Mascetti, fedelissimo di Salvini.
Chi dovrebbe farsi carico di questo acquisto e delle relative tangenti destinate a quanto pare ai funzionari della compagnia petrolifera di stato russa Rosneft? Secondo le chiacchiere da bar, e il misterioso avvocato presente all’incontro, una possibile società  potrebbe essere l’Eni. Che però ha già  smentito.
Non si sa dunque se questa operazione alla fine sia stata portata a termine e da chi.
Di sicuro, a corroborare l’inchiesta milanese ci sono diverse intercettazioni, foto e alcuni interrogatori svolti con assoluto riserbo. Le sorprese potrebbero dunque non essere finite, con riflessi spiacevoli nei rapporti con gli Stati Uniti e sulle nomine a Bruxelles.

(da “La Stampa”)

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IL PASSATO NEONAZISTA DI SAVOINI, L’UOMO CHE VA A CACCIA DI RUBLI IN RUSSIA

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

TESTIMONIANZE CONVERGENTI DI CHI L’HA FREQUENTATO: “E’ UN NAZISTA”

«La definizione esatta di Savoini è nazista», così l’ex direttore de La Padania Gigi Moncalvo dipinge in poche parole un ritratto del “faccendiere” (che bella questa parola da prima repubblica) Gianluca Savoini. Fu proprio Moncalvo a cacciare Savoini dal giornale della Lega quando nel 2002 venne nominato direttore da Umberto Bossi.
Savoini, iscritto alla Lega dal 1991 dal 1997 faceva il giornalista per il quotidiano del partito (quello che prendeva i fondi pubblici).
Curiosità : anche Matteo Salvini ha iniziato in quell’anno la sua attività  come cronista per La Padania. Ma Moncalvo non è l’unico a parlare delle simpatie “neonaziste” di Savoini.
Ad esempio Repubblica riporta un commento di Stefania Piazzo, ex caporedattrice del giornale, che del presidente dell’Associazione Lombardia-Russia dice «nessun altro come lui aveva quelle pulsioni naziste».
Un altro ex direttore, Gianluca Marchi, dice che Savoini «apparteneva al filone nazionalsocialista».
Deve essere per questo che il 25 agosto Savoini — in qualità  di “consigliere politico” della Lega — ha partecipato ad un incontro organizzato dal gruppo parlamentare di Alternative fà¼r Deutschland, il partito di ultradestra tedesco con simpatie naziste che all’Europarlamento fa parte dell’EAPN, il gruppo dei sovranisti europei cui appartiene la Lega (inizialmente invece era all’interno di ECR, il partito dove per l’Italia c’è FdI). Tema dell’incontro ovviamente i rapporti con la Russia, che come sappiamo è il pallino di Savoini.
A dipingere un ritratto più dettagliato di Savoini è il giornalista Claudio Gatti, autore del libro I demoni di Salvini. I postnazisti e la Lega che indaga quella che secondo l’autore è la più clamorosa infiltrazione politica nella storia italiana.
Nel libro Gatti dedica un capitolo a Savoini che definisce “il terzo infiltrato postnazista” dopo Alberto Sciandra e Mario Borghezio. Lui nega di aver mai avuto contiguità  con gruppi politici che non fosse la Lega, ma nel libro Gatti riporta testimonianze di compagni di strada (e addirittura di scuola)
Savoini nega di essere mai stato iscritto a gruppi o “cespugli” della galassia neonazista lombarda, ma quello che è sicuro è che frequentasse le stesse persone che in certi circoli si ritrovavano. Secondo Gatti l’infiltrazione era già  in atto nel momento in cui nacque la Lega.
A raccontarlo è Marco Battarra, collaboratore di Maurizio Murelli, il militante neofascista condannato per l’uccisione di un agente di polizia.
Racconta Battarra: «Quando nel 1985 la Lega ha fatto la prima riunione a Milano, contando Bossi eravamo in nove, di cui due di Orion. Nove persone in tutto, intorno a un tavolo a casa del primo segretario della Lega della sezione di Milano. E i primi manifesti della Lega sono stati stampati nella tipografia di Murelli».
Orion è il nome di un mensile lanciato da Murelli, che a sua volta è amico di Savoini e di Borghezio. Quando nel 1997 Savoini arriva alla Padania trova un ambientino niente male, secondo Gatti le pareti della redazione erano costellate di immagini con iconografia neonazista.
A raccontarlo fu Saverio Ferrari che nel 2002 su Liberazione pubblicò alcune foto “shock” dell’interno della redazione. Veniva fatta passare per goliardia ma secondo Matteo Mauri (anche lui ex giornalista de La Padania) Savoini «era apertamente filonazista. Ricordo le sue citazioni di Hitler, di Goebbels… Si esaltava parlando di impero, ordine e disciplina. E ricordo con assoluta certezza che rivendicava il fatto di essere orgogliosamente antitaliano. Diceva: “Io non sono mai stato fascista”».
Ma in nome di chi agisce Savoini?
E le testimonianze sono numerose, Savoini che in redazione fa il saluto col braccio teso sbattendo i tacchi, Savoini che non nasconde l’ammirazione per Hitler oppure Savoini che si rivolge ad alcuni colleghi chiamandoli “camerata”. Sempre in spirito goliardico, s’intende. Intervistato riguardo al suo passato lui glissa, dice che fascismo, nazismo e comunismo sono cose superate, quello che conta oggi è il sovranismo. Ma in fondo Savoini è bravo a negare, ha negato di essere stato al Metropol tra il 17 e il 18 ottobre e ora nega che quella nelle registrazioni di Buzzfeed sia la sua voce.
E Salvini che fa? Assume Savoini come suo portavoce nel 2013. E dal 2014 Savoini si mette al lavoro per stringere i rapporti tra Lega e Russia, in particolare con il partito di Putin Russia Unita, e si incontra con gli esponenti del partito.
Ogni volta che un leghista vola in Russia c’è Savoini ad accompagnarlo. E anche quando si tratta di presenziare a ricevimenti presso il consolato russo in Italia Savoini è sempre in compagnia di esponenti della Lega.
Eppure ufficialmente non ha alcun ruolo nel partito, è un semplice militante, tesserato dal 1991. Carlo Bonini su Repubblica ieri raccontava che, curiosamente, la sede di Lombardia-Russia è sul retro dell’edificio di via Bellerio dove ha sede la Lega.
Nel 2014 si l’Associazione Lombardia-Russia si prodiga su Facebook a dimostrare che l’abbattimento del volo MH17 della Malaysian Airlines era opera degli ucraini. Venne poi fuori che c’era stato un diretto coinvolgimento di agenti russi.
Viene addirittura nominato osservatore internazionale per lo svolgimento delle elezioni regionali russe del 10 settembre 2017.
Tutto questo senza avere alcun ruolo nella Lega? È davvero possibile? Matteo Salvini preferisce non parlarne, dice che «vado in giro con centinaia di persone; cosa facciano e cosa chiedano a nome loro non mi è dato saperlo» e fa sapere che «Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno», nè a Mosca, nell’ottobre 2018, nè a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin.
E allora chi l’ha invitato? Possibile che il ministro dell’Interno non sappia quello che gli succede sotto il naso?
Ma ammettiamo che davvero Salvini non sappia nulla di quello che fa Savoini, ammettiamo anche l’ipotesi assurda che Savoini possa essere un agente al soldo della Russia all’insaputa del ministro dell’Interno, lo stesso si può dire di tutti i deputati, consiglieri regionali, sindaci leghisti che Savoini frequenta e incontra?
Nessuno nella Lega si è mai chiesto cosa faccia questa persona, eppure è sempre lì assieme a loro.

(da “NextQuotidiano”)

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RUBLI RUBACUORI

Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile

MA CHI QUERELA?

Dice che querela.
Cioè: c’è l’audio del suo plenipotenziario in Russia che parla con gli emissari di Putin sulle possibili modalità  di finanziamenti occulti alla Lega, e lui dice che querela.
A questo punto manca il complemento oggetto. Chi querela?
Chi ha dato la notizia, e cioè l’Espresso a suo tempo e Buzzfeed poi, con tanto di documento sonoro?
Il suo inviato a Mosca, che come lui ha limonato con Putin a favore di microfono? Putin stesso? Il Kgb? L’Fsb? Anas? Aiscat? Autostrade per l’Italia? No, quelle li querela Di Maio subito prima di chiedere il salvataggio di Alitalia.
Chi allora? Forse il suo social media manager, che da due giorni viaggia a una media di dodici tweet al minuto, ma ha postato anche il video di un portoghese africano su un treno. Solo che quel post acchiappagonzi l’aveva già  pubblicato la Meloni due giorni prima. E quando nella rincorsa all’odio pro domo voti arrivi secondo, ecco, è il segnale che stai perdendo colpi. O che forse ti stai chiedendo come mai, subito dopo che hai giurato fedeltà  a Trump, esca un audio russo che potrebbe incastrarti.
Magari la prossima volta meglio dare un’occhiata a “Dalla Russia con amore”.
Ma bastava anche “Il compagno Don Camillo”.

(da “La Repubblica”)

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