Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
CEMENTO DI SERIE B, LAVORI DI SCAVO CON PRODOTTI SCADENTI NON MARCHIATI …INAUGURATA UN MESE FA DA SALVINI, ZAIA E FONTANA
Rischia di non essere più conclusa la Superstrada Pedemontana Veneta, attualmente l’opera
stradale cantierata più importante in Italia, con un costo finale che sarà di 2 miliardi e 300 milioni di euro.
Ma non tanto per la battaglia dei comitati di cittadini che da una decina di anni stanno combattendo contro tutto e tutti.
Bensì per l’ultima inchiesta della magistratura vicentina che ha sequestrato la galleria di Malo, lunga circa sette chilometri e mezzo, per frode in pubbliche forniture.
Un reato che sembra di poco conto, ma che in realtà mina dalle fondamenta la solidità della galleria che si sta scavando, a causa dell’uso di materiale (soprattutto acciaio e calcestruzzo) che secondo la Procura di Vicenza è di serie B, al punto da aver causato crolli a catena e in passato anche la morte di un operaio.
E così la galleria rimarrà sequestrata chissà per quanto tempo, mentre la Regione Veneto continua a dichiarare che la Pedemontana verrà ultimata nei termini del cronoprogramma, ovvero entro la fine del 2020.
Ma se anche quel giorno il nastro d’asfalto dovesse essere completato, mancando la galleria (che era già in ritardo) nascerebbe una Pedemontana zoppa. Che non raccoglierà il traffico proveniente dalla A4 per dirottarlo verso la A27 a Spresiano (e viceversa). Il volume dei passaggi sarà inevitabilmente ridotto e per la Regione Veneto — impegnata nel finanziamento dell’opera — sarà un disastro economico.
“Frode nelle pubbliche forniture”
A gettare scompiglio è il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Matteo Mantovani, che ha accolto le richieste del pm Cristina Carunchio. Nell’inchiesta che riguarda il consorzio Sis e la società di progetto SPV, ci sono quattro indagati: Luigi Cordaro, direttore di cantiere con procura dei lavori sul Lotto 1; Fabrizio Saretta, responsabile del Lotto 1 (tratta C); Giovanni Salvatore D’Agostino, direttore tecnico della concessionaria Società Pedemontana Veneta; il direttore dei lavori Spm, ingegnere Adriano Turso.
Il reato ipotizzato è la frode nelle pubbliche forniture, attuata “realizzando i lavori di scavo della galleria di Malo, utilizzando materiali non marchiati Ce e impiegando materiali (in particolare miscele di calcestruzzo) diversi da quelli previsti dagli elaborati progettuali”.
Le società fornitrici del materiale sono: Ar.Co di Brescia (strutture metalliche), Macevi di Mogliano Veneto (calcestruzzo), Crestan Fratelli di Trissino (calcestruzzo), Edil Centro di Piovene Rocchette (materiale da costruzione), Picenumplast di Fermo (lastre e tubi in plastica), Dywit di Cusago in provincia di Milano (materiali ferrosi) e Assotubi di Cesena (materiali ferrosi).
Il decreto di sequestro fa parte della terza inchiesta vicentina sulla Pedemontana (ma fra Treviso, Vicenza e Venezia, gli esposti sono numerosi). La prima, per omicidio colposo, riguarda la morte nel cantiere dell’operaio Sebastiano La Ganga, di 54 anni, avvenuta nel 2016 a seguito di un crollo.
La seconda è stata aperta dopo che nel settembre 2017 è ceduta la galleria, con il crollo della superficie sovrastante. Gli ingegneri Rossitto e Pasqualon hanno effettuato perizie per chiarire se in quella galleria ci siano condizioni di sicurezza e se il cantiere possa proseguire. La risposta è negativa: gravi carenze nei tubi in acciaio, nel pvc e nel calcestruzzo.
“Problemi di staticità Ma andavano avanti”
Le parole del gip sono chiarissime: “I ripetuti crolli, l’incidente mortale, gli smottamenti, gli splaccaggi dello spritz (iniezioni di cemento sulla volta, ndr), la preoccupazione sempre maggiore da parte degli operai per la loro stessa incolumità , sono inequivoci segnali di evidenti problematiche di staticità della costruzione, riconducibili alla scarsa qualità del materiale impiegato”.
Inoltre, “il fatto che pur a fronte di questi eventi sempre più frequenti, non vi sia la decisione di arrestare l’opera o di intervenire in modo efficace per sostituire i materiali, dimostra che il perdurare dell’attività di costruzione secondo tali modalità non avrà altro effetto se non quello di aggravare le conseguenze del reato, per rispettare le strette tempistiche contrattuali altra scelta non rimane se non quella di proseguire come sempre si era fatto costruendo con il materiale a disposizione”.
È per questo che il sequestro ordinato dalla magistratura mette una seria ipoteca sulla realizzazione di tutta la Pedemontana Veneta.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
ONOREFICENZA PER LA CAPITANA: LA MEDAGLIA GRAND VERMEIL
“Le due capitane della Sea Watch 3, Carola Rackete e Pia Klemp, riceveranno la medaglia Grand Vermeil, la massima onorificenza del Comune di Parigi, per aver salvato migranti in mare”: lo annuncia un comunicato del municipio della capitale francese.
La medaglia vuole simboleggiare “la solidarietà e l’impegno di Parigi per il rispetto dei diritti umani” e va alle due operatrici umanitarie tedesche “ancora perseguite dalla giustizia italiana”, si legge nel documento.
La capitana Carola Rackete si sta rendendo protagonista di un duro faccia a faccia con Matteo Salvini. Proprio in queste ore infatti ha depositato in Procura di Roma la denuncia contro il ministro dell’Interno.
L’incartamento è stato materialmente depositato negli uffici di piazzale Clodia da una sostituta di studio dell’avvocato Alessandro Gamberini.
Nella denuncia si ipotizzano i reati di istigazione a delinquere e diffamazione.
Rackete sollecita, tra le altre cose, il sequestro preventivo dei profili social attraverso cui “risultano pubblicati e diffusi i contenuti diffamatori e istigatori con specifico riferimento alle pagine Facebook e Twitter dell’account ufficiale di Matteo Salvini”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
AUDIZIONE A BRUXELLES SULLE VIOLAZIONI DELLE LIBERTA’ CIVILI… UN MANAGER TEDESCO CHE L’HA SOSTENUTA SUI SOCIAL MINACCIATO DI MORTE DA GRUPPI NEONAZISTI
Il Parlamento europeo vuole conoscere dalla voce di Carola Rackete, la capitana della nave Sea
Watch che ha deciso di forzare il blocco al porto di Lampedusa per salvare i migranti, se ci sono state violazioni delle libertà civili.
Fonti parlamentari del Ppe spiegano che durante la riunione dei coordinatori dei gruppi in commissione che si è tenuta ieri, i rappresentanti del gruppo della Sinistra unitaria della Gue hanno avanzato la richiesta di audire la capitana della Sea Watch 3.
A livello di coordinatori la richiesta sarebbe stata accolta, ma non ancora formalizzata dalla commissione, che dovrebbe prendere una decisione probabilmente l’ultima settimana di luglio dopo la seduta plenaria di Strasburgo.
Oggi intanto è stata depositata la denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere alla Procura di Roma contro il ministro degli Interni, Matteo Salvini, da parte della capitana della Sea Watch3, che chiede il sequestro preventivo degli account Facebook e Twitter del titolare del Viminale, da dove sono partiti quelli che nella denuncia vengono definiti “messaggi d’odio”.
Un’ondata di violenza verbale che non si ferma: l’amministratore delegato della Siemens, Joe Kaeser, ha ricevuto minacce di morte con una mail proveniente da “adolf.hitler@nsdap.de”, chiaramente proveniente da ambienti di estrema destra. Kaeser aveva postato dei tweet durante la vicenda della Sea watch a sostegno della comandante Carola Rackete.
La procura della Repubblica ha aperto una indagine, senza rilasciare ulteriori informazioni sulla mail minatoria oltre al fatto che in essa il manager sarebbe stato identificato come “il prossimo Luebcke”, l’amministratore locale della Cdu assassinato a inizio giugno da un neonazista in Germania.
L’indirizzo da cui è arrivata la mail minatoria è noto alle autorità di sicurezza tedesche: già a marzo era stato usato per inviare una minaccia a un politico. Il server di posta potrebbe trovarsi all’estero.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
“USA I SUOI ACCOUNT IN MODO CRIMINOSO”
La querela di Carola Rackete contro Matteo Salvini sta per arrivare. La capitana della Sea Watch 3, salvo ritardi burocratici, dovrebbe presentarla già oggi alla procura di Roma cui chiede il sequestro preventivo degli account Facebook e Twitter del ministro dell’Interno, da dove sono partiti quelli che nella denuncia vengono definiti “messaggi d’odio”.
“Temiamo per l’incolumità della capitana – ammette il suo legale, l’avvocato Alessandro Gamberini in un’intervista a Radio Capital -. Se una persona viene indicata come un’assassina in libertà , come una delinquente, come un personaggio da mettere all’indice, poi non si sa quali sono le reazioni da parte di coloro che, seguendo queste indicazioni, possono adottare comportamenti gravi nei suoi confronti, anche aggressivi dell’incolumità fisica. Io ho questo timore. Lo scatenamento del discorso dell’odio poi non si controlla più. Chiunque istiga a delinquere in quel modo non ha il controllo poi del comportamento di coloro che vengono istigati”.
A proposito del sequestro degli account social, Gamberini ricorda che “ci sono già delle sentenze: non è sequestrabile un quotidiano online con direttore responsabile, che gode delle garanzie dell’articolo 21, ma sono sequestrabili blog e pagine Facebook che fanno discorsi diffamatori, che costituiscono reato, quindi non è possibile lasciarle intatte a continuare un’attività che a quel punto è criminosa. Nessuno vuol sequestrare nulla a Salvini: si sequestra ciò che è usato in modo incontinente, aggressivo e quindi delittuoso. Nessuno – spiega ancora il penalista – vuole limitare la sua libertà di espressione politica, può fare anche critiche feroci, ma si vuole impedire che possa usare questi strumenti facendo dei reati. Lo si fa a lui come lo si farebbe a qualsiasi altro cittadino. O pensa di avere un privilegio, che lui possa delinquere e altri no?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
OVVERO UNO SI SIEDE NELLA DELEGAZIONE ITALIANA CON TANTO DI CARTELLINO RISERVATO E SALVINI ORA DICE CHE NON ERA STATO INVITATO: SIAMO ALLA FARSA
Il leader della Lega Matteo Salvini cerca giustificazioni per negare l’evidenza in merito alla
presenza di Gianluca Savoini – indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale – al vertice fra i ministri dell’Interno nel luglio del 2018 a Mosca, presenza documentata da una foto.
“Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno”, dice Salvini, nè a Mosca, nell’ottobre 2018, nè a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin.
Riferendosi alla visita a Mosca, Salvini, nel corso di una conferenza stampa al Viminale dopo la sigla di un’intesa con i gestori di discoteche, aggiunge: “Che ne so cosa ci facesse al tavolo? Chiedetelo a lui. Faccio il ministro dell’Interno e preferisco occuparmi di cose serie”.
“Ho totale fiducia nella giustizia, che andrà fino in fondo in questa preziosissima indagine e se c’è un rublo fuori posto sarò il primo ad arrabbiarmi, ma suppongo che non ci sia”, aggiunge Salvini
Poi attacca i giornalisti che in conferenza stampa gli rivolgono delle domande sui legami tra la Russia e la Lega: “Lei cerchi i rubli e i missili, io faccio il ministro dell’Interno”, si rivolge a un cronista.
“Sul caso Metropol Salvini parla di matriosche e litri di vodka. Fa delle battute, ma perchè non dice che Gianluca Savoini è un imbroglione? Un mariuolo, una mela marcia?”, dice il presidente dem Paolo Gentiloni a 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella e Oscar Giannino.
Il segretario Nicola Zingaretti in un blog su HuffPost torna a sollecitare il premier Giuseppe Conte sulla vicenda. “C’è un disegno di partiti europei per tradire l’Alleanza Atlantica? E’ questa la politica estera del governo Conte? Chi sarà il nostro commissario europeo e il ministro degli affari europei quale politica seguirà ? Queste domande richiedono urgenti e chiare risposte nelle sedi appropriate. Vigiliamo e difendiamo le prerogative costitutive della nostra comunità nazionale. Altro che ‘prima gli italiani’ qualcuno lavora per mettere ‘prima i russi'”.
Racconta infine Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri alla Camera: “Abbiamo anche scoperto che la sede di Lombardia Russia, l’associazione di Savoini, si trova proprio nello stesso edificio in cui ha sede la Lega. Insomma la sede del partito di Salvini e quella di Savoini coesistono a poche decine di centimetri una dall’altra: che cosa strana. Con che credibilità di fronte a questo fanno finta di non conoscere Savoini?”
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
L’AUTOGOL DEL LEADER LEGHISTA
Salvini ha detto una bugia. Il ministro dell’Interno, al centro della bufera per il caso dei fondi russi alla Lega, minimizza sul ruolo di Gianluca Savoini all’interno della Lega, ma le cose non sembrano proprio essere come le racconta il ministro.
Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, ha un rapporto ventennale con Matteo Salvini, tanto da essere stato il suo portavoce quando venne eletto segretario della Lega.
E su quello nessuno può fare marcia indietro. Quello che Salvini e i suoi stanno cercando di far passare nelle ultime ore è che Savoini non abbia alcun ruolo nelle delegazioni ufficiali del ministro in trasferta a Mosca.
“L’associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega. Gianluca Savoini non ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro. A nessun titolo”, ha detto l’attuale portavoce di Salvini nella giornata di ieri, 11 luglio, come riferisce Repubblica.
E aggiunge: “Nè a quella del 16 luglio 2018, nè a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno. Quanto poi alla foto scattata alla cena di gala offerta dal premier Giuseppe Conte al presidente Putin il 4 luglio scorso, Savoini non figurava tra gli invitati del ministro dell’Interno nè, a quanto ci risulta, tra quelli della presidenza del Consiglio. In ogni caso, nessuno parla a nome del ministro. Il ministro parla per sè”.
Ma non è vero, come dimostra questa foto.
Il 16 luglio 2018 Gianluca Savoini era a Mosca nella sala delle riunioni del Ministero del’Interno della Federazione Russa dove la delegazione ufficiale italiana guidata da Matteo Salvini incontrò i rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale, Yuri Averyanov e Alexandr Venediktov, e il ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev.
La foto ufficiale, postata dallo stesso Salvini su twitter, mostra Savoini seduto con microfono e segnaposto, tra i rappresentanti della delegazione italiana (è il primo a sinistra).
Quella riunione, come scrisse lo stesso Salvini su Twitter, aveva all’odg questioni piuttosto delicate, come la lotta al terrorismo islamico, l’immigrazione irregolare, e altri scambi di informazioni.
Repubblica riferisce poi come lo stesso Savoini avesse detto in un’intervista: “Ho sempre fatto parte delle delegazioni in Russia di Matteo Salvini”.
In ogni caso, qualunque piega prenda la situazione, pare che la questione sia più scivolosa che mai. Se Savoini era parte della delegazione italiana in Russia, allora Salvini ha detto una bugia.
Se Savoini non faceva parte della delegazione, allora cosa ci faceva in un incontro bilaterale così delicato? “La faccenda promette di non finire qui”, conclude Repubblica.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
CASO STRANO, QUACHE GIORNO DOPO L’INCONTRO DI SAVOINI CON I RUSSI
La Lega ha cancellato il divieto di finanziamento ai partiti da Stati esteri. Lo ha provato a fare
una prima volta tra ottobre e novembre, con un emendamento alla Spazzacorrotti che poi non è andato a buon fine, casualmente qualche giorno dopo l’incontro di Gianluca Savoini con i russi in cui sono stati offerti 65 milioni di dollari alla Lega.
Racconta oggi Carmelo Lopapa su Repubblica:
Il testo sfornato dal ministero della Giustizia prevede al comma 2 di quell’articolo che «Ai partiti e ai movimenti politici è fatto divieto di ricevere contributi provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri, da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero o da persone fisiche maggiorenni non iscritte nelle liste elettorali o private del diritto di voto». Quella norma, così come è stata scritta, non va, sentenziano al quartier generale leghista.
Viene così depositato un emendamento firmato da nove loro deputati in commissione (Iezzi, Bordonali, De Angelis, Giglio Vigna, Invernizzi, Maturi, Stefani, Tonelli, Vinci) — di cui Repubblica è venuta in possesso e pubblicato in questa pagina — contenente solo tre parole e un numero: «Sopprimere il comma 2».
I grillini giurano che non lo faranno passare mai, il divieto deve restare: stop a qualsiasi canale di finanziamento estero ai partiti.
L’emendamento soppressivo, assieme a tanti altri, verrà alla fine ritirato. È il 18 novembre 2018, annoverano i registri della prima commissione.
Un mese dopo l’incontro dello scandalo al Metropol di Mosca. La “Spazzacorrotti” diventa legge di un solo lungo articolo, inclusa la norma che vieta i finanziamenti esteri ai partiti.
Ma non finisce lì. Perchè la trattativa sottotraccia tra Lega e Movimento su questo terreno minato prosegue nelle settimane e nei mesi successivi.
Siamo nel 2019 e ad aprile diventa legge anche il famoso Decreto crescita. Provvedimento economico, ma all’articolo 43 (lettera d) compare una deroga non da poco al divieto di finanziamento estero: «Alle fondazioni, associazioni e comitati non si applica».
Missione compiuta.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI NON FA I NOMI, EMERGONO INDISCREZIONI E SMENTITE
Luca e Francesco? Salvini non sa nulla. I nomi degli altri interlocutori al tavolo dei russi che offrivano 65 milioni alla Lega sono sconosciuti al vicepremier e ministro dell’Interno.
Ed è piuttosto strano, visto che si parla di persone che facevano parte della sua delegazione e i cui nomi escono nelle trascrizioni dei dialoghi che hanno già messo nei guai Gianluca Savoini, indagato a Milano per corruzione internazionale.
Eppure qualche ipotesi sulla questione c’è.
Racconta oggi Antonio Massari sul Fatto Quotidiano:
“il 18 ottobre 2018 un suo fedelissimo, Gianluca Savoini, in compagnia di due uomini, tali “Luca”e“Francesco”, avrebbe trattato con alcuni russi per far arrivare milioni di dollari al Carroccio. Il tutto attraverso un affare sul petrolio che avrebbe potuto coinvolgere banche austriache e porti olandesi. Il dialogo avviene a Mosca, il 18 ottobre 2018, nel l’hotel Metropol, proprio mentre Salvini è in Russia. Il giorno prima ha partecipato al convegno di Confindustria Russia esordendo, peraltro, con le seguenti lungimiranti parole: “Ci troviamo in un albergo a ragionare di un’assurdità : ogni volta che torno in Italia, sappiatelo, c’è qualche giornale che si diletta a scrivere che Salvini va in Russia perchè i russi lo pagano”.
Salvini evidentemente non immagina che il suo fido Savoini in poco meno di 24 ore si troverà seduto nella hall dell’hotel Metropol; che s’intratterrà con due russi e due italiani, tali “Luca”e“Francesco” appunto, per discutere di milioni di euro che sarebbero giunti attraverso una partita di giro legata al petrolio.
Massari chiosa che in qualità di segretario della Lega, Salvini avrebbe potuto farsi dire i nomi e chiarire che nulla hanno a che vedere con il suo partito e i suoi elettori.
E non da ieri, avrebbe potuto farlo. Ma sin dal febbraio scorso, quando l’Espresso ha pubblicato il suo scoop.
Invece il ministro dell’In terno e segretario della Lega, in circa 5 mesi, è riuscito a non sapere nulla.
Nel frattempo non resta che verificare le voci.
Come quella che il “Luca” in questione sia Luca Morisi, per esempio, ovvero l’uomo che sta dietro la macchina della comunicazione leghista. “Non sono io”, risponde Morisi interpellato dal Fatto, “non ero a Mosca, nè in questo hotel, nè altrove”.
Tra gli uomini vicini a Salvini, che secondo alcuni, avrebbe potuto sapere qualcosa di questa vicenda, c’è l’europarlamentare Massimo Casanova, imprenditore e proprietario del Papeete Beach, spiaggia di Milano Marittima.
Casanova era presente in Russia in quei giorni: “Sono andato a Mosca a titolo personale, come imprenditore — è la risposta che ci fa pervenire — per partecipare a un convegno di Confindustria insieme con 300 o 400 imprenditori. Ci sono andato ovviamente a mie spese. Ma non ho preso parte, nè ero assolutamente a conoscenza, dell’incontro riportato dai giornali in questi giorni”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
MA CONTINUA A NON SPIEGARE IL BUCO DI 10 ORE QUANDO ERA A MOSCA ED E’ SPARITO
Matteo Salvini stamattina si è svegliato malissimo. 
E che sia di cattivissimo umore lo dimostra il suo intervento a Radio Anch’io, dove minaccia querele a “chi accosterà soldi della Lega alla Russia” perchè i bilanci della Lega sono “trasparenti”.
Il nervosismo del Capitano è derivato forse dall’indagine nei confronti del suo ex portavoce Gianluca Savoini per corruzione internazionale a causa della storia dei rubli promessi al Carroccio nell’audio portato alla luce da Buzzfeed. O forse ha finito le pallottole da sparare?
In realtà , Salvini non ha mai querelato l’Espresso che per primo rivelò la storia dei rubli alla Lega, come dichiarato dal direttore Marco Damilano: “”I vertici della Lega una denuncia contro l’Espresso l’hanno presentata, parlando di incessante campagna diffamatoria. Citano diversi articoli ma non quello sulla richiesta di denaro a Putin. Il motivo è semplice: Salvini dice di non aver preso neppure un rublo ma non può smentire l’inizio di una trattativa con il governo russo. Che Gianluca Savoini, nel summit con gli emissari di Putin, parlasse a nome della Lega è certo. Non possiamo asserire che con lui ci fosse anche il ministro: ma resta un buco di dieci ore nel programma moscovita di un leader leghista solitamente iperconnesso”.
E la Lega non ha mai spiegato chi fossero Luca e Francesco, gli altri due italiani nominati nell’audio.
Ma d’altronde Salvini è quello che disse che non vedeva l’ora di farsi processare per la Diciotti e poi chiese l’immunità per la Diciotti.
Lui ha delle idee, ma se non gli convengono ne ha delle altre.
(da “NextQuotidiano”)
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