Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
SOCIAL IMPIETOSI VERSO L’EX MINISTRO CHE SI TROVA COPERTO DI INSULTI
Twitter sa essere un luogo spietato, specie quando c’è da attaccare o prendere in giro il politico
di turno.
Il turno, questa volta, è di Salvini, da sempre preso di mira sui social ma che da quando non è più ministro si sta vedendo rivoltati gran parte dei tormentoni con cui rimepiva quotidianamente le sue pagine.
I ‘bacioni’ si sprecano e l’ironia la fa da padrone.
Certo la soddisfazione è tanta, specie tra chi lo contesta. E non mancano di farglielo notare. Nelle ultime ore, Salvini ha scritto su twitter “Buonasera Amici, se mi collego sulla mia pagina Facebook verso le 19 trovo qualcuno?” e la risposta più gentile è stata ‘la finanza’. Ovviamente, quella più colorita è stata un classico ‘stoc…’
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
UNA LETTERA CONDITA DA UN ERRORE DI GRAMMATICA: “ABBIAMO PORTATO A CASA RIFORME DI CUI NE SONO ORGOGLIOSO”
Luigi Di Maio ha salutato i dipendenti del ministero dello Sviluppo Economico con una lettera condita da un errore di grammatica.
Di Maio saluta i dipendenti del Mise con una lettera scritta in un italiano un po’ zoppicante: «Abbiamo portato a casa provvedimenti e riforme di cui ne sono orgoglioso».
Per i suoi è un fake, ma al ministero confermano.
Intanto ieri sul nuovo ministro degli Esteri sono arrivate curiose critiche dalla Cina. La Xinhua, agenzia stampa collegata al governo cinese, ha scritto un pezzo di“news-analysis” sul nuovo governo italiano.
E arrivata a Di Maio ha scritto: «Luigi Di Maio, capo del Movimento 5 Stelle, è stata una scelta insolita come ministro degli Affari Esteri. Il 33enne Di Maio, che è stato vice primo ministro nel precedente governo Conte, non si è mai laureato, ha competenze linguistiche molto limitate e ha mostrato scarso interesse per le questioni globali nella sua vita pubblica». Il commento è stato poi rimesso da Twitter.
E il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha ribadito la volontà di collaborare per lo sviluppo delle relazioni con l’Italia. Sui social in molti hanno ricordato lagaffe di Di Maio quando chiamò «Ping» il leader cinese Jinping durante una sua visita a Shangai.
(da agenzie)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
IN DIFFICOLTA’ DI FRONTE ALLE DOMANDE DEL GORNALISTA, SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI
Dopo il giuramento del nuovo esecutivo Salvini ricompare in televisione.
Lo fa su una rete non certo ostile alla Lega all’interno di Tg2 Post, il programma di “approfondimento” del telegiornale diretto da Gennaro Sangiuliano.
Anche dalle valli del Trentino (l’ex ministro è in ritiro a Pinzolo) si leva la cantilena salviniana. La litania che ci ha accompagnato in questi ultimi venti giorni: tutti remavano contro di me (eppure votavano il Decreto Sicurezza bis e controfirmavano i divieti di sbarco), quelli non vogliono mollare la poltrona (ma lui ci è rimasto fino all’ultimo), «il PD è il partito di Bibbiano che porta via i bambini alle mamme e i papà con l’elettroshock» e il grande classico il PD ha perso le elezioni.
Ma Salvini non si stufa di ripetere sempre le stesse fregnacce?
In studio però c’è il giornalista di Repubblica Carmelo Lopapa che fa a Salvini una domanda molto semplice. Perchè il governo Conte sarebbe meno legittimato dal voto popolare di quello precedente, quello del Cambiamento formato da Lega e MoVimento 5 Stelle?
In effetti il sedicente Capitano, autoproclamatosi campione della democrazia e dell’articolo 1 della Costituzione, non ha mai spiegato come mai andare al governo nel 2018 pur avendo perso le elezioni è stato un grande regalo al Popolo mentre il PD (che nel 2018 ha preso più voti della Lega) non sarebbe legittimato a farlo.
Salvini, questo sincero democratico, svicola, non risponde.
Attacca il giornale per cui scrive Lopapa «io capisco che lei scrive per un quotidiano che si alza la mattina e dice “oggi come faccio ad insultare Salvini” e quindi non la invidio» e poi spiega che «il PD ha perso negli ultimi due anni tutte le elezioni fatte in Italia, gli italiani hanno bocciato il PD in qualunque sfida elettorale negli ultimi due anni. Risultato: se lo trovano al Governo. Ma le pare normale, ma le pare rispettoso?».
Salvini, che pure è stato per un anno ministro dell’Interno e certe cose dovrebbe saperle bene, continua ad ignorare un dato di fatto: in una democrazia parlamentare le maggioranze si formano in Parlamento.
E in questa legislatura la Lega ha la forza di un rispettabilissimo 17%, non di più. Quando la Lega è andata al Governo con il MoVimento 5 Stelle non aveva ancora quella “massiccia investitura popolare” di cui parla oggi Salvini.
Eppure nessuno ha impedito che tradisse l’alleanza di Centrodestra e scegliesse le poltrone che i 5 Stelle erano pronti a dare al Carroccio.
Salvini però ha la coscienza a posto: «salvo l’onore e mollo il Ministero», deve essere per questo che ha annunciato le sue dimissioni ad inizio agosto. Come dite? Non l’ha fatto? Si sarà sicuramente dimenticato.
Ma il Capitano si diverte troppo a giocare con la realtà . Dice che la Lega è il primo partito (solo nei sondaggi al momento, e in calo), che se il nuovo governo toglierà Quota 100 danneggerà milioni di italiani (ma le domande presentate sono meno di 200 mila) e che lui non vuole le poltrone, ma pare che punti alla Presidenza del Copasir (che spetta all’opposizione).
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE PERPLESSITA’ SULLA RICOSTRUZIONE
Continuano le indagini sull’omicidio di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso il 26 luglio a Roma. Indagati sono gli americani Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, attualmente in carcere.
Molti sono i dubbi su quanto accaduto quella notte e gli ultimi dettagli emersi non danno risposte chiare. Andrea Varriale, collega di Cerciello, ha ammesso che i due erano in borghese, in bermuda, disarmati e senza tesserino
Secondo quanto riporta Open, Varriale avrebbe ammesso al procurale reggente: “Anche la mia pistola era nell’armadietto. Eravamo in borghese con bermuda e maglietta, l’arma si sarebbe vista”.
Questo racconto smonterebbe quindi la tesi secondo la quale i carabinieri si sarebbero qualificati prima di presentarsi ai giovani statunitensi. I due non sarebbero stati neanche in possesso delle manette. Da quanto sta emergendo, Cerciello indossava solamente un marsupio in cui c’erano chiavi, una banconota, alcune monete e delle carte da gioco
Un nuovo video –
Agli atti delle indagini risulta anche un nuovo video che copre il “buco” di 24 minuti intercorso dal momento in cui Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth escono dall’albergo dove alloggiavano fino all’appuntamento che avevano preso con Sergio Brugiatelli, l’intermediario del pusher a cui volevano restituire lo zaino sottratto a Trastevere alcune ore prima. Il filmato mostra i due ragazzi muoversi nervosamente, passando più volte davanti a un bar. Non è invece ripresa la fase della colluttazione conclusasi con l’omicidio di Cerciello da parte di Elder che aveva con sè un coltello a lama lunga.
A distanza di un mese e mezzo dall’omicidio perpetrato da Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale-Hjorth emergono una serie di incredibili particolari taciuti dall’Arma dei Carabinieri e che renderanno molto difficile il percorso dell’accusa nel giudizio.
All’appuntamento con i due ragazzi americani che dovevano restituire lo zaino rubato al mediatore dei pusher in cambio di 100 euro, sono andati entrambi disarmati. E che anche Varriale fosse disarmato era stato negato durante la conferenza stampa in cui si seppe di Cerciello. Non solo: a verbale, Varriale mise che il tesserino di riconoscimento era stato mostrato ai due ragazzi durante l’abboccamento.
Chissà adesso se qualcuno pagherà per tutte le bugie raccontate all’opinione pubblica in quei giorni.
(da Open)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
ERA DIRETTO DA MILANO A NAPOLI ALLA RICERCA DELLA MAMMA, LA CAPOTRENO COMMOSSA: “MAI ASSISTITO A UN GESTO SPLENDIDO DEL GENERE”
Ci sono storie semplici, di sottile umanità , che meritano di essere raccontate. 
Come quella di Marco e di un ragazzino alla ricerca della madre. A raccontarla è proprio Marco, attraverso un post su Facebook condiviso sul proprio profilo, che in poco tempo ha raccolto decine di consensi e di condivisioni e che ha deciso di condividere anche con Fanpage.
Stamattina Marco, che vive a Melegnano, piccolo comune alle porte di Milano, è salito su un treno Italo diretto a Napoli. Un viaggio breve il suo, visto che la fermata verso la quale era diretto era quella di Bologna, ma lungo abbastanza da diventare parte di una piccola storia: a bordo del convoglio alta velocità infatti Marco incontra un ragazzino, “spaesato e dall’aria sofferente”, spiega, “magro, anzi magrissimo”.
Il ragazzino era diretto a Napoli in cerca della madre e del fratello
Al giovane, seduto poco distante da lui come agli altri passeggeri, poco dopo la partenza del treno viene chiesto il biglietto dal controllore, ma lui ne è sprovvisto, non parla italiano ma solo francese, “un francese dall’accento poco chiaro”.
Marco non riesce a comprenderne il paese di origine ma assiste alla scena: poco dopo sopraggiunge il capotreno che chiede al giovane di scendere dal convoglio perchè sprovvisto di biglietto e impossibilitato a comprarne uno per mancanza di soldi.
La conversazione tra i due è difficile a causa della lingua. È per questo che Marco interviene e cerca di mediare e spiegare al giovane cosa stia accadendo, il ragazzino gli dice di essere diretto a Napoli, dove si trovano la madre e il fratello: “Ma mère”, continua a ripetere, “Ma mère”, riesce a comprendere Marco tra le parole pronunciate dal ragazzino.
In poco tempo giungono nei pressi della stazione di Bologna: il capotreno, seppur evidentemente dispiaciuta, invita il ragazzino a scendere: “Aveva compreso come me che quel ragazzo soffriva, era spaesato e desiderava solo raggiungere la madre — spiega a Fanpage Marco — le ho chiesto quanto costasse il biglietto per Napoli e lei mi ha risposto 80 euro”.
È a quel punto che interviene una passeggera, una signora che silente ha assistito a quanto accaduto e che si offre di pagare parte del biglietto del giovane: “Posso dare 20 euro”, afferma, un gesto che spiazza tutti al quale segue quello di un altro passeggero che aggiunge: “Anche io posso dare 20 euro”.
A quel punto Marco decide di chiudere il cerchio: “Metto io la differenza”, conclude.
Il capotreno si adopera per cercare un biglietto al più presto, riuscendo a trovarne anche uno anche a prezzo inferiore. E così quel giovane diretto dalla madre può rimanere a bordo, Marco come la signora che per prima si è offerta di pagare il biglietto, scende a Bologna.
Non sa come proseguirà la storia di quel ragazzino “dagli occhi sofferenti”, salito su un treno, alla ricerca della madre, senza conoscere la nostra lingua, senza documenti ma con un “foglio firmato dalla Questura”, che per lui valeva oro
Questo significa che le persone hanno bisogno di gesti del genere e di umanità
E per questo che una volta sceso dal treno ha deciso di raccontare questa storia di piccola grande umanità : “Ciò che mi ha colpito è che quella signora senza presentarsi, senza commentare l’accaduto, si è offerta di pagare un biglietto a uno sconosciuto, e così ha fatto un altro passeggero — racconta a Fanpage — non ci conoscevamo, non conoscevamo quel ragazzino ma abbiamo deciso di scegliere la strada dell’umanità . Non conosciamo la sua storia. È importante sapere che le persone sono ancora capaci di gesti simili, di gesti di semplice generosità “. Il capotreno, spiega Marco, prima di salutarlo lo ha fermato per complimentarsi per il gesto: “Mi sono commossa — gli ha detto con le lacrime agli occhi — non ho mai assistito a un gesto del genere”.
In poco tempo Marco ha ricevuto i complimenti di amici e conoscenti “al di là delle ideologie politiche e delle convinzioni personali” mi dice: secondo lui questo significa che “la gente ha bisogno di queste cose, ha bisogno di umanità “.
(da “Fanpage”)
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Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
IN DIRETTA TV UNA SCENA INQUALIFICABILE E SCHIFOSA DA PARTE DEI TIFOSI ROMENI DURANTE ROMANIA-SPAGNA… FECCIA DA ASPETTARE FUORI DALLO STADIO E PORTARLA IN CAMPI DI RIEDUCAZIONE
Xana è la bimba di 9 anni morta il 29 agosto scorso, stroncata da un brutto male che l’ha strappata alla vita, all’amore dei genitori, agli affetti più cari. Era la figlia di Luis Enrique, il commissario tecnico della Spagna che lasciò la conduzione della Roja per motivi strettamente personali: straziato dal dolore, scelse di restare accanto alla piccola e alla famiglia nel momento più cupo e difficile, quando proprio non riesci a farti una ragione (e mai lo farai) di quel che sta accadendo.
A lei, alla ragazzina uccisa da una patologia gravissima e incurabile (un osteosarcoma, il tumore maligno che consuma le ossa dei bimbi nell’età dello sviluppo) era dedicato il minuto di silenzio che la Uefa aveva preventivato prima della partita di qualificazione all’Europeo 2020 tra la Romania e la Spagna.
Buon senso, umana pietà , compartecipazione emotiva, rispetto per la memoria della bimba imponevano silenzio ma così non è stato.
E quel che è andato in scena, in diretta tv (e mostrato sui social attraverso i video caricati dagli utenti), è stato lo spettacolo più ‘schifoso’ (si può dire, non c’è altro termine per qualificare atteggiamenti del genere) si potesse immaginare: la maggior parte del pubblico accorso allo stadio ha fischiato, rumoreggiato, urlato, intonato cori durante quei sessanta secondi che sono sembrati un’eternità .
I calciatori in campo erano abbracciati e a capo chino, in particolare quelli iberici e il tecnico Luis Moreno. Fu proprio lui che, in conferenza stampa, nell’esprimere cordoglio per il collega colpito dal terribile lutto, si disse pronto a farsi da parte in qualsiasi momento purchè Lucho (così viene chiamato dai tifosi, colleghi e amici Luis Enrique) tornasse in panchina.
In campo, dinanzi a tanto disprezzo, ha lo sguardo impietrito. Come lui tutti i membri dello staff, i giocatori accanto a lui e quelli sul rettangolo verde, compresa la Romania. È successo davvero, ed è stato vergognoso. Uno schifo, parzialmente camuffato dall’applauso scaturito come reazione a tanto dispregio.
(da Open)
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Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
IMPUGNATE LE LEGGI REGIONALI LEGHISTE, GENTILONI COMMISSARIO UE, LUCANO LIBERO E SALVINI INDAGATO PER CAROLA: IL CAPITONE SOTTO SCHIAFFO
Pronti, partenza, via, ed ecco che il primo consiglio dei ministri del governo giallorosso
impugna una legge della Regione Friuli Venezia Giulia – a guida Lega, va da sè – perchè contiene alcune disposizioni discriminatorie nei confronti dei cittadini stranieri, italiani e altre perchè valicano le competenze regionali.
Ed è una presa di posizione, su proposta del neo ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che suona subito come uno schiaffo a Matteo Salvini, alla Lega, e a una narrazione che per lunghi quattordici mesi ha dominato la scena cavalcando le politiche securitarie sull’immigrazione.
Senza perdere di vista un’altra misura, anche questa impugnata, che assegna contributi alle imprese che assumono i residenti in Friuli Venezia Giulia da almeno cinque anni.
Il caso diventa subito politico. Vuoi per il timing, vuoi perchè sembra riprendere la discontinuità evocato nel corso della trattativa da Nicola Zingaretti. Vuoi ancora per l’oggetto della contesa: l’immigrazione, che è stata il cavallo di battaglia della propaganda del Capitano leghista. E non importa se l’istruttoria era già stata avviata dal precedente governo, ovvero dal Conte-1, e nel dettaglio dalla presidenza del Consiglio e dal ministro agli Affari regionale Erika Stefani. Ops.
A via Bellerio si sentono invece accerchiati, traditi dai cinquestelle. Non si aspettavano certo che alla prima riunione a Palazzo Chigi i gialli e i rossi arrivassero a tanto
Nelle telefonate che si scambiano i leghisti sembra un film già visto: “Vuoi vedere – si domanda un leghista di peso – che questa roba appartiene al non scritto del programma di governo?”.
Dall’altra parte del campo Boccia si intesta il primo atto e controreplica colpo su colpo: “Si tratta – spiega – di un’attività ordinaria, corrente e oserei dire anche banale. C’era una legge regionale che violava una serie di norme, la Regione Friuli solo ieri sera ha scritto che avrebbe scelto di adeguarsi, ci auguriamo che lo faccia. I termini per impugnare la legge scadevano domani e il Consiglio dei ministri aveva già deciso di impugnarla. Se il Friuli Venezia Giulia si adeguerà si potrà pensare anche di ritirare il provvedimento”.
Fatto sta che il primo giorno di scuola dai banchi dell’opposizione lascia le ferite al quartier generale di Salvini.
Prima, il decreto che formalizza la nomina di Paolo Gentiloni a commissario Ue. “Il massimo del sistema di potere, dei salotti, dei poteri forti e che quindi a Berlino e Parigi stanno stappando lo spumante”, sbotterà a tarda sera l’ex ministro dell’Interno. Ed è un altro colpo basso perchè Gentiloni potrebbe realmente riuscire ad ottenere l’importantissimo portafoglio economico.
Per intenderci, quello che fino ad oggi è stato il posto “dell’odiato” Pierre Moscovici. Poi il secondo atto che, visto dalla Lega, appare come un altro definitivo schiaffo perchè sconfessa una norma di una regione a guida Carroccio su un tema marcatamente leghista, come la questione migranti.
Ma non è finita. In questo contesto si inseriscono l’indagine per diffamazione nei confronti di Salvini dopo la denuncia presentata a giugno da parte di Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3.
Eppoi ancora, la decisione del Tribunale di Locri di revocare il divieto di dimora a Mimmo Lucano. Ed è un’altra botta per lo storytelling di un Capitano che solo un mese fa dal Papeete Beach invocava “pieni poteri”.
E adesso si ritrova a Pinzolo, senza essere più al Viminale, ma all’opposizione
Salvini apre il via a una lunghissima campagna elettorale. Domani sarà in Umbria, sabato in Piemonte, domenica in Emilia Romagna.
Per lunedì, giorno della fiducia a Montecitorio, convoca un presidio fuori dal palazzo, ma senza bandiere di partito. Quasi a voler far notare la differenza tra lui e Giorgia Meloni, che manifesterà con tanto di vessilli di Fratelli d’Italia.
Poi Pontida, poi ancora la manifestazione del 19 ottobre per dire No al governo dei “poltronisti”. Per stasera, però, basta così. È il primo vero giorno da opposizione.
Ma si è già capito che per il Carroccio il difficile viene adesso.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
FIGURA “ISTITUZIONALE” MA IRRIDUCIBILE, DETERMINATA, CORAGGIOSA, DI ASSOLUTA CAPACITA’ OPERATIVA E IN GRADO DI TENERE TESTA A CHIUNQUE
La composizione dell’esecutivo ha diversi aspetti interessanti, ma va riconosciuto ai due partiti di maggioranza (acerrimi nemici fino a quattro settimane fa e pronto a giurare che mai avrebbero fatto un governo insieme) di avere messo in campo una squadra dignitosa.
Detto ciò, va evidenziato subito il punto centrale di ogni discussione futura, che non a caso riguarda l’unico ministero assegnato a una figura “tecnica”.
Per arrivarci però facciamo un passo indietro e, per quanto possibile, recuperiamo un po’ di memoria.
In tutto il mondo (e quindi anche in Italia) il ministero della Sicurezza Nazionale ha enorme peso politico, soprattutto da quando i temi dell’immigrazione sono diventati elettoralmente decisivi.
Infatti nelle ultime due legislature (2008-2018) lì sono andate figure politiche di primo piano, cioè Maroni nel governo Berlusconi (quindi il più importante esponente di governo della Lega dell’epoca), poi Alfano con Renzi (quindi il leader del secondo partito della coalizione) e infine Minniti con Gentiloni (cioè il dirigente del Pd con maggiore esperienza in materia di sicurezza).
Nell’equilibrio giallo-rosso però si sceglie una figura tecnica, nella persona del prefetto Luciana Lamorgese (già capo di Gabinetto al Viminale nei governi Letta e Renzi e poi prefetto di Milano).
Scelta molto interessante sia sotto il profilo della persona individuata che per il suo significato politico e istituzionale, scelta che vale la pena esaminare.
Punto primo, la persona.
Luciana Lamorgese ha tutte le caratteristiche per sorprendere il grande pubblico, perchè presto avremo evidenza del fatto che ci troviamo di fronte a una figura certamente tutta “istituzionale”, ma non per questo ingessata o pavida.
Insomma scommetto che vedremo all’opera un ministro dell’Interno di determinazione irriducibile e di assoluta capacità operativa, in grado di reggere la scena anche in una dimensione a forte caratura politica.
Punto secondo: il contesto allargato in cui dovrà operare.
Qui la situazione si complica assai e per capirlo basta dare un’occhiata a quanto succede in giro per il mondo. Ebbene cosa fanno le forze politiche di destra quando sono all’opposizione e cercano di guadagnare consensi per vincere le elezioni? Essenzialmente picchiano duro sui temi della sicurezza (e dell’immigrazione).
La regola è sempre questa ed è una regola che ha dato grandi frutti. Si pensi all’Europa (Austria, Polonia, Ungheria, Grecia, Gran Bretagna), ma si guardi anche al Sud America (Brasile, Argentina) o all’Oceania (Australia), per non parlare di India, Filippine e Usa, dove i governanti sono tutti nazionalisti e conservatori, con posizioni assolutamente di destra in materia di sicurezza e immigrazione
Non c’è quindi motivo di pensare che le cose andranno diversamente in Italia, non appena la Lega ritroverà il filo della sua narrazione politica dopo il terremoto d’agosto.
Anche perchè la crisi di governo più pazza del mondo (cioè quella che con oggi ci lasciamo alle spalle) ci consegna un sistema politico nazionale (di fatto) bipolare e riportato (pur con qualche anomalia) a una dinamica classica destra-sinistra, con la nuova coalizione giallo-rossa a fare quello che forse Grillo auspica da sempre
Ebbene in questo contesto la maggioranza dovrà rivedere la linea Salvini in materia di sicurezza&immigrazione, imprimendo una svolta di sinistra (perchè questa è la cifra politica del governo) senza però perdere il contatto con la sensibilità della maggioranza degli italiani.
Non sarà impresa facile, anche perchè il (rinato) sistema bipolare finisce inevitabilmente per rendere più compatte le forze di opposizione (FI e FdI in primo luogo), che (mese dopo mese) troveranno momenti d’intesa più forti (anche se la diversa collocazione europea peserà non poco e renderà questo processo assai travagliato).
Ecco quindi lo stato dell’arte: al Viminale va un super tecnico di grandi capacità e ci va con la stima assoluta delle forze politiche di governo e la (decisiva) benedizione del Quirinale.
Ma quella che dovrà giocare il prefetto (da qui in poi ministro) Lamorgese sarà un partita tecnica al 25% e tutta politica per il resto.
E sarà una battaglia durissima
Roberto Arditti
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile
ESAMINIAMO I DUE CURRICULUM
Sono in pochi, in queste prime ore del Conte bis, a chiedersi se il nuovo ministro dell’Interno
Luciana Lamorgese riuscirà a fare meglio del suo predecessore Matteo Salvini.
Segno che molti pensano che fare peggio di Salvini per quanto certamente possibile sia decisamente poco probabile.
Di converso è difficile anche solo immaginare un ministro che riesca ad eguagliare i tanti record di Salvini al Viminale: la quantità di uniformi dei corpi dello Stato indossate (a proposito, che guardaroba ha?), di promesse non mantenute o il ridotto numero di giorni trascorsi in ufficio o di decreti emanati.
E così mentre anche gli ultimi addetti alla comunicazione del sedicente Capitano lasciano mestamente gli uffici del Ministero e smettono di prendere lo stipendio elargito dai contribuenti italiani non resta che dedicarci all’impietoso gioco del confronto.
Non certo sui provvedimenti, visto che il ministro Lamorgese deve ancora iniziare il suo lavoro, ma sul curriculum.
In fondo se uno deve occupare una poltrona è il minimo dare una sbirciatina a quello che ha fatto prima di arrivarci.
Il primo dettaglio che salta agli occhi è che la neoministra non ha social e pagine ufficiali. Ma senza video dal tetto del palazzo, dall’ufficio — ma più comunemente da località balneari o piazze — come faremo a rimanere informati ed aggiornati sul suo operato?
Chissà se quando quel galantuomo di Salvini scrive che è un Governo “con persone sbagliate al posto sbagliato” pensa anche alla ministro Lamorgese
Dopo la sbornia social in salsa salviniana sarà davvero surreale dover tornare a leggere i comunicati del Viminale, i documenti, gli atti ufficiali. Riusciremo a farne a meno? Niente paura, il Capitano ha già fatto sapere che lui rimane il ministro.
Giusto per confermare la sua essenza squisitamente democratica. Il buongiorno intanto si vede dal mattino. Quando il nuovo ministro si è recata al Viminale Salvini non c’era e non c’è stato un passaggio di consegne formale.
Ma addentriamoci un po’ di più nel confronto.
Di Salvini sappiamo che non ha terminato gli studi (non è certo una colpa) e che salvo la arcinota esperienza al Burghy dal 1992 ha lavorato esclusivamente per il suo partito: la Lega Nord dove ha ricoperto il ruolo di segretario provinciale, nazionale (ovvero della Lombardia) e federale.
È stato consigliere comunale per quasi vent’anni a partire dal 1993, deputato, eurodeputato (ma non ha certo lasciato il segno a Bruxelles), senatore e infine ministro (per 14 mesi).
Di professione sarebbe giornalista, come ama sempre ai “colleghi” durante le interviste, è iscritto all’albo dal 1997 ma ha lavorato esclusivamente per i media del partito: il quotidiano La Padania e Radio Padania.
La ministra Lamorgese invece è laureata in Giurisprudenza con il massimo dei voti, è abilitata alla professione di avvocato e dal 1979 lavora per il Viminale. Nel 1989 è stata promossa alla qualifica di viceprefetto ispettore e nel 1994 e a quella di viceprefetto.
Nel 1996 è stata direttore dell’ufficio Ordinamento della Pubblica Amministrazione presso l’ufficio centrale per gli Affari legislativi e le Relazioni internazionali.
Nel 2003, quando Salvini si accingeva ad essere eletto per la prima volta all’Europarlamento Lamorgese veniva nominata prefetto e in seguito — nel 2010 — diventava prefetto di Venezia.
Nel 2011 è stata nominata anche Soggetto Attuatore per l’espletamento di tutte le attività necessarie per l’individuazione, l’allestimento o la realizzazione e la gestione delle strutture di accoglienza nella Regione Veneto.
Dal 19 luglio 2013 al 12 febbraio 2017 ha svolto le funzioni di capo di Gabinetto del ministero dell’Interno durante i mandati dei ministri Alfano e Minniti.
Successivamente ha ricoperto il ruolo di prefetto Milano (la prima donna a ricevere l’incarico) fino al 2018 quando è stata nominata consigliere di Stato dal Presidente del Consiglio Conte.
A Milano si impegnò assieme ai comuni della Provincia alla realizzazione del protocollo per “un’accoglienza equilibrata, sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”.
Manco a dirlo i sindaci dei comuni leghisti si opposero (mentre quelle di sinistra vennero insultate). Alcuni sindaci della Lega emanarono ordinanze per rendere impossibile ai soggetti privati che si fossero resi disponibili ad accogliere i migranti di rispondere alle richieste della Prefettura. In qualità di prefetto Lamorgese cancellò quelle ordinanze perchè presentavano «diversi profili di dubbia legittimità , anche costituzionale».
Lle strade di Lamorgese e Salvini si sono già incrociate. Non solo a nell’ultimo anno.
Nel maggio del 2017 la Prefettura mise in atto un’operazione di Polizia imponente per lo sgombero di migranti e senzatetto nei pressi della Stazione Centrale.
Un “blitz muscolare” al quale non fecero seguito nè denunce nè arresti. Come sottolineava il Post vennero schierati 300 agenti, cani, cavalli, mezzi blindati e un elicottero per portare in Questura in tutto 52 persone senza che nessuno venisse denunciato, semplicemente perchè non c’erano gli estremi.
Ad assistere a quel tentativo di alleggerire la presenza di stranieri nella zona della Stazione Centrale si precipitò l’allora europarlamentare Matteo Salvini, desideroso come sempre di un palcoscenico da cui gridare le sue parole d’ordine su sicurezza e migranti.
Poi Salvini sarebbe diventato ministro manipolando la paura per lo straniero e alimentando percezione di insicurezza dei cittadini.
Ma Salvini non ha fatto nulla per cambiare le cose, anzi ha messo in mezzo alla strada moltissimo stranieri che si sono trovati da un giorno all’altro sprovvisti della protezione umanitaria.
(da “NextQuotidiano”)
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