Destra di Popolo.net

PARAGONE TERZA VERSIONE: ORA DICE CHE NON VOTERA’ LA FIDUCIA. MA NON DOVEVA DIMETTERSI?

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

SE VOTA CONTRO DOVREBBE ESSERE ESPULSO DAL M5S: RESTIAMO IN ATTESA DOMANI DELLA QUARTA VERSIONE

Gianluigi Bombatomica Paragone aveva detto qualche tempo fa che si sarebbe dimesso in caso di governo M5S-PD.
Poi dopo il voto su Rousseau aveva scritto su Facebook che ci stava ripensando e che avrebbe parlato con Di Maio e con il suo capogruppo.
Oggi ha cambiato di nuovo idea. Ma con molte varianti: in primo luogo non dice più che si dimetterà  (strano, no?) e in secondo luogo non ha postato l’intervista rilasciata ad AdnKronos su Facebook, dove i suoi fans lo avevano elogiato quando aveva annunciato il suo ripensamento.
“Io la fiducia a questo governo non la darò”. Parola di Gianluigi Paragone, senatore del Movimento 5 Stelle, che in un’intervista all’Adnkronos chiarisce la sua posizione nei confronti del nuovo esecutivo giallorosso, che oggi ha giurato al Quirinale nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella. “
Resto della mia idea, il mio sarà  un no politico”, rimarca l’ex conduttore televisivo. “E’ chiaro — prosegue — che, come ho già  detto, rispetto il giudizio di chi ha votato sulla piattaforma Rousseau. Quello è il mio popolo e io sono un vero populista. Sarò il meno duro possibile ma non posso votare la fiducia. Il mio sì non c’è, vedrò come fare per essere coerente con quello che penso e con quello che la base del M5S ha deciso”.
Se non vota la fiducia al governo del M5S, Paragone è di fatto fuori dal MoVimento 5 Stelle.
Qualche giorno fa Alessandro Sallusti lo aveva attaccato sostenendo: “Han fatto l’accordo con il PD e lui resta, dove vuoi che vada Paragone? Rimane in conseguenza dello stipendio da mantenere…”.

(da agenzie)

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L’EX MINISTRA TRENTA DELUSA E ARRABBIATA: “HO LOTTATO PIU’ DI TUTTI CONTRO SALVINI”

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

HA VOTATO I DECRETI SICUREZZA, HA FIRMATO LE ORDINANZE ILLEGALI DI SALVINI, NON HA MAI DENUNCIATO LA FARSA DELLA ZONA SAR LIBICA, HA ORDINATO ALLA MARINA DI SALVARE UN BARCONE ALLA DERIVA SOLO CON ORE DI RITARDO E DOPO CHE ERA ANNEGATA UNA BAMBINA

È delusa e arrabbiata Elisabetta Trenta. L’ex ministra della Difesa giubilata assieme a Giulia Grillo, Danilo Toninelli e Barbara Lezzi (e forse proprio per questo) si sfoga oggi in un’intervista al Messaggero (che sarebbe il giornale di Caltagirone, uno non proprio amato dai grillini).
In realtà  lei non avrebbe proprio voglia di parlare con i giornali: «Nessun giornale si è trovato bene con me. Il trattamento che mi è stato riservato è stato sempre pesante. Tantissimi attacchi». Ma già  che c’è si toglie qualche sassolino dalla scarpa.
E racconta di sapere che il MoVimento non l’avrebbe lasciata al Ministero (il sottosegretario Angelo Tofalo, il G.I. Joe del Ministero ne aveva chiesto le dimissioni già  da tempo).
Immaginate quanto duri possano essere stati gli ultimi giorni, le ultime settimane. Ma la ex ministra è un fiume in piena, confessa a Simone Canettieri di non essere affatto contenta per come si sono evolute le cose dopo la caduta del Governo: «non meritavo tutto questo», dice.
E non si capisce bene cosa pensava di meritare visto che il suo Ministero si era troppo appiattito sulla linea di quello di Matteo Salvini. Al punto di arrivare a pubblicare su Facebook un vero e proprio capolavoro del cerchiobottismo quando ha annunciato di aver firmato il divieto di ingresso per la Mare Jonio ma al tempo stesso ha fatto sapere di dissociarsi dalla firma (e quindi da sè stessa) perchè bisogna garantire a donne e bambini il diritto al soccorso.
Bocca mia taci sembra di sentir dire la Trenta quando per pudore preferisce non rispondere alle domande del giornalista.
Ma una cosa ci tiene a ribadirla: «Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini». Il che se ci pensate è davvero un punto di vista interessante visto che la Trenta ha firmato il Decreto Sicurezza bis, che più volte ha controfirmato i divieti di avvicinamento per le ONG.
E visto che da ministro della Difesa non ha dato l’ordine ad una nave della Marina Militare di salvare un gruppo di migranti.
O meglio, ha aspettato che uscisse la notizia che una bambina era morta (in un altro caso invece non intervennero proprio).
Se questo è il modo di lottare contro Salvini c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se si fosse schierata al suo fianco.
Ma la risposta la sappiamo: sarebbe diventata come Danilo Toninelli, uno che addirittura rivendicava di aver chiuso lui i porti. Ma è vero: la Trenta ha davvero lottato contro Salvini. Lo ha fatto però solo a partire da agosto, ovvero dopo l’esplosione della crisi di governo.
Ci sarebbero tante cose da dire e da chiedere alla Trenta.
Ad esempio, come mai non ha denunciato la farsa della SAR libica quando sapeva benissimo che la sedicente guardia costiera di Al-Sarraj non era in grado di pattugliare ed operare i soccorsi nell’area di Search and Rescue?
In teoria la Trenta dovrebbe essere quella più titolata a rispondere visto che il centro di coordinamento è a bordo di una nave della nostra Marina Militare ormeggiata nel porto di Tripoli.
Ma alla Trenta si può chiedere come è finita la storiella degli F-35 che raccontava lo scorso anno, oppure come mai mentre le agenzie pubblicavano la notizia che aveva controfirmato l’ennesimo divieto lei su Facebook pubblicava le foto di una visita in ospedale ad una bambina gravemente malata.
Purtroppo la Trenta non ha tempo per molte domande. Deve fare gli scatoloni, e poi correre all’Altare della Patria a deporre una corona d’alloro al Milite Ignoto.
C’è tempo per un ultimo ragionamento, quello sul fatto che Difesa e Interni debbano — a suo avviso — essere guidati dalla medesima corrente politica.
Per lei non c’è nemmeno la consolazione di tornare sui banchi del Parlamento, visto che era stata trombata alle politiche del 2018.
Che farà  ora? «Tornerò alla Link University dove insegno e dove dicono che io abbia cose strane», risponde. Per la verità  l’unica “cosa strana” è un’inchiesta sulle presunte “lauree facili” che vede coinvolta una sua collaboratrice al Ministero. Ma la notizia risale all’inizio dell’anno, poi più nulla.
Ma si sa che giocare la carta del perseguitato politico (da chi?) è l’arma migliore quando bisogna andarsene. In fondo pure Salvini sono settimane che denuncia ogni genere di complotto ai suoi danni per spiegare come mai ha fatto cadere il governo.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: governo | Commenta »

E ANCHE OGGI DI BATTISTA DIVENTA MINISTRO DOMANI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

DIBBA RITORNA SOMMERGIBILE, NON PARLA DA GIORNI

Non parla dal giorno del voto su Rousseau, del quale non ha nemmeno annunciato i risultati. Prima era stato in silenzio per altri giorni trasformandosi di nuovo in Dibba il Sommergibile (terror del commestibile), mentre si rincorrevano le voci che lo volevano al ministero dello Sport (???), dal quale avrebbe potuto dare la caccia al suo arcinemico Malagò. Altri lo ipotizzavano agli Esteri, ma alla fine quella poltrona è andata a Luigi Di Maio.
Di certo Alessandro Di Battista vede di nuovo frustrate le sue ambizioni: anche la formazione del nuovo governo lo vede in panchina, in attesa dei sottosegretari e dei viceministri.
La tattica del non sporcarsi le mani e del saltare un giro finora non gli ha dato risultati apprezzabili, considerato che dovrà  anche rinunciare al libro su Bibbiano che aveva annunciato per quei geniacci della Fazi Editore, che per farsi amici un grillino si sono inimicati tutti i lettori di libri d’Italia.
Ora Dibba è di nuovo solo. E già  da questo si capisce che è male accompagnato.
Senza seggio, senza poltrona e senza la possibilità  di prendersela con il PD per qualcosa, rischia di annoiarsi molto fino alla fine della legislatura, naturale o anticipata che sia.

(da agenzie)

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SBARCATO A LAMPEDUSA NEL 2011, GIOVANE RIFUGIATO DEL DARFUR SI E’ LAUREATO OGGI A TORINO: “LO STUDIO PUO’ CAMBIARE LA VITA”

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

AHMED MUSA ERA STATO VITTIMA DI UN’AGGRESSIONE RAZZISTA A MIRAFIORI, ORA SPERA DI FREQUENTARE IL DOTTORATO

Sbarcato a Lampedusa nel 2011 senza documenti, oggi si è laureato a Torino con una tesi sui diritti umani in Darfur, l’area dalla quale proviene e dove è stato incarcerato e privato della nazionalità , dopo la tortura e l’uccisione del padre e di sei fratelli.
I suoi primi giorni nel capoluogo piemontese li ha passati dormendo nella stazione di Porta Nuova. Un anno fa era anche stato vittima di un’aggressione razzista, nel quartiere Mirafiori.
Oggi vive al Collegio universitario e punta al dottorato. Ha lo status di profugo e un figlio piccolo, che ha chiamato Nelson Mandela.
Il protagonista di questa storia è Ahmed Musa, 32 anni, nato a Entkena in Sudan. E’ sfuggito al carcere perchè, considerato morto, è stato abbandonato in un campo dove lo hanno trovato e soccorso dei contadini.
Da allora all’arrivo in Italia passano cinque anni, tre dei quali trascorsi in Libia. Prima che i miliziani filogovernativi attaccassero la sua città , si era laureato in Economia a Khartoum, dove insegnava e si era sposato con una collega, ora rifugiata in Norvegia.
“Lo studio – spiega Musa mentre attende di entrare a discutere la tesi, relatrice Valentina Pazè – è un mezzo per dimostrare che nessuno può distruggere la volontà  di un altro. Con lo studio, mi hanno insegnato i miei genitori, puoi cambiare la vita tua e quella degli altri. Ecco perchè ho fatto questa scelta. E’ stato difficile ma qui mi trovo benissimo, sono fuggito da una guerra e ora sono una persona normale”.

(da agenzie)

argomento: Immigrazione | Commenta »

L’AGENZIA STAMPA UFFICIALE CINESE: “DI MAIO SENZA TITOLI E POCO COMPETENTE”

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

POI TAGLIA IL PARAGRAFO, MA ORMAI LA FRITTATA E’ FATTA

La Xinhua News Agency è l’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Popolare Cinese. Nelle ultime ore sul suo portale web, disponibile anche in lingua inglese, è apparso un lungo articolo sulla squadra dei ministri scelta dal premier Giuseppe Conte per la sua nuova esperienza di governo.
Viene descritta la direzione che prenderà  questo esecutivo, si parla dei rapporti con Bruxelles, e vengono passati in rassegna anche alcuni dei nomi dei ministri che hanno giurato davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Fra questi, almeno nella versione originale dell’articolo, compaiono anche alcune righe su Luigi Di Maio. Parole non esattamente lusinghiere che riportano i dubbi sulla scelta di assegnarlo al ministero degli Esteri.
Un paragrafo che poi, forse per evitare conseguenze sul piano diplomatico, è stato rimosso in un momento successivo.
La decisione di mettere Di Maio a capo della Farnesina, in quel testo, viene definita «inusuale». Del capo politico dei Cinque Stelle si dice: «Non si è mai laureato all’università , ha delle conoscenze molto limitate sulle lingue straniere e nella sua vita pubblica non ha mai mostrato molto interesse nelle tematiche internazionali».
Internet non è un luogo dove il passato si dimentica facilmente, o dove gaffe e parole fuori posto vengono lasciate perdere. Su Twitter, infatti, si può trovare il testo originario in cui si riescono a leggere ancora i commenti su Di Maio.
Durante una vista a Shangai nel novembre 2018, Luigi Di Maio aveva sbagliato per due volte il nome di Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese dal marzo 2013. In entrambi i casi, il nuovo ministro degli Esteri lo aveva chiamato semplicemente «Ping».

(da agenzie)

argomento: Esteri | Commenta »

FEDRIGA INSORGE PERCHE’ IL GOVERNO HA IMPUGNATO LA SUA LEGGE RAZZISTA MA NON DICE CHE L’ISTRUTTORIA L’AVEVA MESSA A PUNTO IL GOVERNO PRECEDENTE

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

SE LA PRENDA CON SALVINI CHE ERA VICEPREMIER E CON SE STESSO CHE HA PROPOSTO UNA LEGGE CHE DISCRIMINA GLI ITALIANI, NON SOLO GLI IMMIGRATI

Il nuovo governo Conte ha deliberato di impugnare una legge del Friuli Venezia Giulia – governata dal leghista Massimiliano Fedriga –   con la motivazione che va oltre le competenze della Regione e contiene norme discriminatorie nei confronti dei migranti e degli italiani residenti fuori Regione.
Nel comunicato si legge che si impugnerà  la legge n. 9 del 08/07/2019, “Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale”, in quanto “numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione” e “talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie”.
Le disposizioni in materia di immigrazione a cui fa riferimento il Cdm nel suo comunicato riguardano in particolare gli articoli 22 e 54 comma c della legge regionale in questione. Il primo prevede lo spostamento di fondi – inizialmente destinati a misure per l’accoglienza diffusa – sui rimpatri coatti degli immigrati colpiti da provvedimento di espulsione (rimpatri che, però, sono di competenza statale e non regionale, sebbene il Fvg sia una regione a statuto speciale).
Il secondo comma prevede invece di destinare gli incentivi occupazionali esclusivamente a chi assume persone residenti da almeno cinque anni nella Regione. Un elemento, quest’ultimo, discriminatorio non solo per i migranti ma anche per gli stessi italiani provenienti da altre regioni.
“È una vergogna assoluta – ha replicato il governatore Fedriga – Il Movimento 5 Stelle e il Pd hanno già  partorito il governo dell’immigrazione selvaggia. Questo è un segnale molto chiaro: un attacco alle autonomie”. E ha concluso: “Difenderemo le nostre norme davanti alla Corte Costituzionale”.
In verità , come fa notare anche l’ex governatrice del Friuli Venezia Giulia, la dem Debora Serracchiani, sui provvedimenti sotto accusa era già  stata avviata un’istruttoria dal governo precedente – e precisamente dal Mise guidato da Luigi Di Maio allora alleato di Matteo Salvini –   qualche giorno prima dello scoppio della crisi di governo. “Fedriga telefoni al suo ex vicepremier in vacanza in Trentino (Salvini, ndr)   – è l’esortazione di Serracchiani – e gli chieda com’era stata fatta dal suo governo l’istruttoria che ha portato oggi all’impugnazione della legge regionale. Dovrebbe sapere che questi non sono atti che si costruiscono in un solo giorno”.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

PRIMO ATTO DEL GOVERNO, IMPUGNATA LEGGE LEGHISTA DELLA REGIONE FRIULI: “DISCRIMINATORIA VERSO GLI IMMIGRATI E VERSO GLI STESSI ITALIANI PROVENIENTI DA ALTRE REGIONI”

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

LA NORMATIVA VA ANCHE OLTRE LE COMPETENZE DELLA REGIONE

Appena insediatosi, il nuovo governo Conte ha deliberato di impugnare una legge del Friuli Venezia Giulia con la motivazione che va oltre le competenze della Regione e contiene norme discriminatorie nei confronti dei migranti.
Il Consiglio dei ministri svoltosi subito dopo il giuramento al Quirinale ha adottato la decisione su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia.
Nel comunicato si legge che si impugnerà  la legge n. 9 del 08/07/2019, “Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale”, in quanto “numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione” e “talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie”.
I provvedimenti in materia di immigrazione prevedono, infatti, lo spostamento di fondi da misure per l’accoglienza diffusa ai rimpatri coatti (che però sono di competenza statale e non regionale) e di destinare gli incentivi occupazionali esclusivamente a chi assume persone già  residenti da 5 anni nella Regione.
Un elemento, quest’ultimo, discriminatorio non solo per i migranti ma anche per gli stessi italiani provenienti da altre regioni.
Nel comunicato, in particolare, si legge che alcune norme violano la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente, di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Inoltre alcune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie, in contrasto con i principi di cui all’articolo 3 della Costituzione e in violazione della competenza esclusiva statale nella materia di cui all’articolo 117, secondo comma lettera b) della Costituzione; una previsione in materia di strutture di primo intervento sanitario risultano in contrasto con previsioni statali espressione della competenza in materia di livelli essenziali delle prestazioni e costituenti principi fondamentali in materi di tutela della salute, in violazione dell’articolo 117, secondo comma lettera m) e terzo comma della Costituzione; infine altre norme, riguardanti il rapporto di lavoro del personale regionale, invadono la materia dell’ordinamento civile, in violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, ponendosi altresì in contrasto con le disposizioni statali volte a costituire principi generali di coordinamento della finanza pubblica, in violazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione”.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

COLPO GROSSO A BRUXELLES: CON GENTILONI LA UE DAREBBE ALL’ITALIA GLI AFFARI ECONOMICI, DOVE PRIMA ERA COMMISSARIO MOSCOVICI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

GRAZIE ALLA CACCIATA DEI SOVRANISTI L’ITALIA TORNA PROTAGONISTA IN EUROPA… DA UN COMMISSARIO DI SECONDA FASCIA A UNO CHIAVE PER RIVEDERE IL PATTO UE SULLA FLESSIBILITA’

L’Italia senza Matteo Salvini al governo, l’Italia che candida Paolo Gentiloni come commissario europeo potrebbe realmente riuscire a prendersi l’importantissimo portafoglio degli Affari Economici, più la vicepresidenza della Commissione.
A quanto apprende Huffpost da Bruxelles, l’idea che l’ex premier Dem Gentiloni prenda il posto del francese Pierre Moscovici non è solo una richiesta italiana, ma una possibilità  più che concreta sul campo. In sostanza è quasi fatta.
Dopo la candidatura ufficiale decisa oggi dal primo consiglio dei ministri del Conte 2, domani Gentiloni sarà  a Bruxelles per incontrare la presidente Ursula von der Leyen, decisa a presentare la nuova Commissione Ue martedì prossimo.
Non sembra ci siano ostacoli alla conquista italiana del portafoglio più ambito in Commissione, quello che ha i cordoni della borsa e che decide pollice verso o alzato sulle manovre economiche che gli Stati membri presentano ogni autunno.
La Concorrenza, la delega inizialmente promessa a Conte al consiglio europeo sulle nomine prima dell’estate, quando il governo italiano era ancora a trazione sovranista-populista, dovrebbe andare alla candidata francese Silvye Goulard, ex ministro della Difesa, vicegovernatrice uscente della Banca di Francia.
Emmanuel Macron ha chiesto questo portafoglio in quanto trattasi di un campo molto sensibile per Parigi, che a febbraio scorso si è vista bocciare dall’antitrust europeo la fusione Alstom-Siemens.
Da sottolineare che la Francia ha ottenuto anche la carica di presidente della Bce per Christine Lagarde, quando in autunno scade il mandato di Mario Draghi.
Tornando alla Commissione Ue, l’altra opzione per l’Italia era il commercio internazionale che andrà  all’Irlanda, ricompensa per un paese che si ritrova stretto tra l’Ue e la Brexit, cruciale per quanto ci sarà  da gestire in termini di dazi, nuovi accordi commerciali tra l’Europa e la Gran Bretagna se e quando l’uscita del Regno Unito dall’Ue sarà  realizzata.
Inoltre, altri paesi Ue, anche più piccoli dell’Italia, hanno già  posti di comando in ambito economico, come per esempio il Portogallo che ha il suo Mario Centeno all’Eurogruppo. Quanto alla Spagna, Pedro Sanchez ha ottenuto la casella dell’Alto Rappresentante alla politica estera per lo spagnolo Joseph Borrell. La Germania, va da sè, ha la presidente della Commissione: Ursula von der Leyen.
All’Italia, gli Affari economici, dunque. Non per esclusione, sia chiaro. Un portafoglio così di peso viene assegnato sempre con scelta consapevole e motivazioni precise. E allora quali sono quelle che conducono a Roma?
Innanzitutto, ragionano fonti Ue, con il ‘Conte 2’ l’Italia torna nell’alveo dei paesi europeisti, senza il sovranista Salvini e i suoi che minacciavano l’uscita dell’Italia dall’euro.
Ora, vista da Bruxelles, Roma appare come la capitale di un paese con i conti non in ordine, un debito alto, ma anche la volontà  di non sforare i parametri Ue con la prossima manovra economica e allo stesso tempo — è l’intenzione del Pd al governo ma anche del premier Conte — cercare di rivedere il patto di stabilità  e crescita.
E qui arriviamo ad un altro ordine di motivazioni che giustificherebbero l’assegnazione degli Affari economici a Gentiloni.
Primo: la Germania è in recessione. Anche oggi brutte notizie per Berlino: gli ordinativi delle aziende sono in calo del 2,7 per cento. La campanella della necessità  di rivedere l’impianto economico europeo è suonata anche in Germania, a quattro anni dal disastro che piegò la Grecia, vero laboratorio dell’austerity.
Naturalmente, la discussione a livello europeo è ancora in corso. Anche i paesi nordici più rigoristi hanno opinioni pubbliche da accontentare e non saranno certo contente se prevarrà  l’orientamento di concedere maggiore flessibilità .
Però la Germania, paese guida per l’Ue, influente soprattutto sui paesi nordici oltre che a est, avrà  bisogno di flessibilità . Ecco perchè l’impostazione della nuova Commissione von der Leyen potrebbe essere nettamente diversa da quella di Juncker, che pure ha concesso molta flessibilità  all’Italia.
Ed ecco perchè già  ora a Palazzo Berlaymont girano documenti che ipotizzano una revisione del patto di stabilità  e crescita, malgrado la nuova presidente non li abbia ancora adottati in questa delicata fase di ricerca di equilibrio tra nord e sud, est e ovest.
Insomma, il nuovo corso si annuncia differente, almeno nei propositi. Basti sentire Christine Lagarde che, ieri alla sua prima audizione in commissione problemi economici all’Europarlamento, ha aperto alla semplificazione delle regole europee dei conti pubblici, affinchè consentano ai governi di costruire cuscinetti da usare per politiche anticicliche durante i periodi di rallentamento.
Con un avvertimento ai policymaker: lavorate e fate il necessario perchè non debba pronunciare cose simili al ‘Whatever it takes’ di Draghi.
Con Gentiloni, il Pd conquista un’altra importante casella tra quelle legate all’Europa, dentro e fuori il governo, caricandosi quasi tutto l’impegno più europeista del nuovo esecutivo, garantito comunque in questo senso dal premier Conte.
E i Dem potrebbe conquistarne ancora un’altra a Bruxelles. Pare che la presidenza della commissione problemi economici, lasciata da Gualtieri, finirà  comunque ad una eurodeputata Pd.

(da “Huffingtonpost“)

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SALVINI INDAGATO PER DIFFAMAZIONE DI CAROLA

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

GLI ATTI TRASMESSI PER COMPETENZA ALLA PROCURA DI MILANO… IL BULLO: “PER ME E’ UNA MEDAGLIA ESSERE DENUNCIATI DA UNA COMUNISTA TEDESCA, NON MOLLO” … BEH, SE NON MOLLI QUANDO DOVRAI PAGARE, NESSUN PROBLEMA: C’E’ IL PIGNORAMENTO DELLE TUE CASE E DEL TUO STIPENDIO

L’ex ministro dell’interno Matteo Salvini è indagato per diffamazione dopo la denuncia presentata a luglio da Carola Rackete comandante della Sea Watch3.
Nelle scorse settimane, in base a quanto si apprende, la Procura di Roma ha proceduto all’iscrizione e ha inviato gli atti a Milano, dove Salvini ha la sua residenza, per competenza territoriale.
L’indagine è affidata al pm Giancarla Serafini. Non è ancora stato deciso se ascoltare a verbale l’ex ministro, anche se nei fascicoli per diffamazione solitamente non è necessario sentire il querelato in indagini.
Serviranno i tempi tecnici per valutare gli atti. L’avvocato Alessandro Gamberini aveva annunciato nel luglio scorso la querela e anche chiesto il sequestro dei profili Facebook e Twitter dell’ormai ex ministro dell’Interno.
Nella querela, in cui tra l’altro si chiedeva il sequestro degli account social dell’ex ministro, erano riportati alcuni post di Salvini dopo le polemiche seguite allo sbarco dei migranti nel porto di Lampedusa e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete. Nella querela si ipotizzava anche il reato di istigazione a delinquere.
Nella querela Carola cita le espressioni offensive dell’allora ministro: “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto “avrei provato a ammazzare cinque militari italiani”, “complice dei trafficanti di esseri umani” e altre ancora.
Interventi che sono, si legge nella denuncia, “un puro strumento propagandistico e istigatorio di un ‘discorso dell’odio’, che travolge ogni richiamo alla funzione istituzionale”.
Affermazioni che “non solo hanno leso gravemente il mio onore e la mia reputazione, ma mettono a rischio la mia incolumità , finendo per istigare il pubblico dei suoi lettori a commettere ulteriori reati nei miei confronti”. Tra i tweet di Salvini c’era anche questa perla, in cui Salvini sosteneva che Rackete avesse detto di volersene fregare delle leggi italiane e accusato “il governo di Berlino”.
La Rackete aveva definito come “assolutamente corretta” la propria decisione di violare il blocco del porto di Lampedusa. Era fondata, ha detto alla Zdf, “sui rapporti dei medici di bordo riguardo lo stato di salute dei migranti e su quanto riferito dai membri dell’equipaggio, a contatto costante con loro”. Sulla nave, ha proseguito, la situazione era “tanto deteriorata da non poter più garantire la sicurezza delle persone a bordo” e rendere necessario l’ingresso nel porto di Lampedusa. In ogni caso, conclude, “salvare vite umane è molto più importante di subire un procedimento penale”.
“Denunciato da una comunista tedesca, traghettatrice di immigrati, che ha speronato una motovedetta della Finanza: per me è una medaglia! Io non mollo, mai”, replica su Facebook Salvini.
Salvini dimentica due cose: innanzi tutto che se condannato deve risarcire anche la parte lesa e “mollare” una cifra non indifferente. In caso contrario c’e’ il pignoramento dei suoi immobili e del conto corrente. In secondo luogo Karola, basta informarsi, non è “comunista”, ma anarchica, concetto che l’ex comunista padano potrebbe approfondire leggendo qualche Bignami.

(da agenzie)

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