Destra di Popolo.net

REVOCATO IL DIVIETO DI DIMORA A RIACE A MIMMO LUCANO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

POTRA’ RIVEDERE IL PADRE GRAVEMENTE MALATO….   MIMMO COMMOSSO: “CI SPERAVO DA TEMPO”

È finito l’esilio di Mimmo Lucano. Su richiesta dei legali dell’ex sindaco di Riace, il tribunale ha revocato l’ordinanza del Riesame che dal 16 ottobre scorso consente a Lucano di viaggiare in tutta Italia, ma non di tornare a casa sua, nell’ormai ex borgo dell’accoglienza.
“Ancora mi devono materialmente notificare il provvedimento e fin quando non lo vedo, non ci credo” dice commosso l’ex sindaco. Un pizzico di scaramanzia o la voglia di rimanere con i piedi per terra dopo tante speranze deluse, che tuttavia non riescono a nascondere la contentezza per una decisione attesa da tempo. “Ma sono felice” finisce per ammettere “lo aspettavo da tempo, ci speravo da tempo”.
Lucano è a Caulonia, a una manciata di chilometri da Riace. È lì, a pochi minuti di auto dal paese, che ha trascorso i mesi di esilio ed è lì che uno dei suoi avvocati gli ha ordinato di attenderlo, probabilmente per accelerare la procedura di notifica.
Un passaggio tecnico per rendere esecutiva la decisione del tribunale. “Voglio rivedere Riace, voglio rivedere casa mia”.
Anziano e gravemente malato, il genitore di Lucano è stato dimesso pochi giorni fa dall’ospedale di Catanzaro, dove è stato ricoverato dopo un peggioramento delle sue condizioni.
Proprio per permettere a Lucano di assistere l’anziano genitore il comitato 11 giugno, che da tempo sostiene l’ex sindaco di Riace, ha promosso una petizione che ha raccolto oltre 90mila firme. Con quell’appello, si invocava un “gesto umanitario” del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per permettere a Lucano di far ritorno a casa.

(da agenzie)

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IL SINDACO LEGHISTA DI GENOVA CHE DA RAGAZZINO AFFOGAVA I GATTINI APPENA NATI E UCCIDEVA LE MADRI CON LE STECCHE DEGLI OMBRELLI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

BUFERA SU BUCCI, FRASI PRONUNCIATE IN UNA RIUNIONE DI GIUNTA INSIEME AL CONCETTO “I CANI LI SOPPRIMEREI TUTTI”… LUI PROVA A SMENTIRE MA DUE TESTIMONI CONFERMANO

“Io da bambino prendevo i gattini appena nati, li chiudevo in un sacchetto e li affogavo. E le mamme che non riuscivo a prenderle, le infilzavo con le stecche degli ombrelli, per ucciderle. In più, fosse per me, sopprimerei tutti i cani”: il sindaco Marco Bucci se ne sarebbe uscito così durante una riunione di giunta.
La frase è stata successivamente smentita: attraverso il suo portavoce il primo cittadino ha fatto sapere che “la frase non corrisponde al vero. Chi l’ha riferita ha estrapolato e interpretato una frase dal contesto di una conversazione”.
Ma Marco Preve nelle cronache locali del giornale guidato da Carlo Verdelli ha risposto che due persone presenti hanno confermato a Repubblica la frase.
E anche che la fuga di notizie sulla triste sorte dei gattini è stata comunque mal digerita dal sindaco il quale, in una successiva riunione di giunta, ha detto di avere le idee chiare su chi spiffera le notizie alla stampa.

(da agenzie)

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TORNA LA DIGNITA’ AL VIMINALE, NIENTE PIU’ INCONTINENZA SOCIAL DI SALVINI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

LAMORGESE NON HA ALCUN ACCOUNT, D’ORA INNANZI SOBRIETA’ E PRESENZA AL LAVORO…   SI COMUNICA SOLO CON IL PROFILO UFFICIALE E CON INTERVISTE E CONFERENZA STAMPA, OVE NECESSARIE

Dimenticatevi i bacioni, i selfie, le dirette Facebook e i moijto: al Viminale si cambia musica. F
uori Matteo Salvini, dentro Luciana Lamorgese. Il primo, 46enne milanese segretario della Lega, onnipresente sui social, un po’ meno al ministero.
La seconda, 65enne potentina, avvocato e funzionario del Viminale dal 1979, non ha un account Twitter. Anzi, è l’unico ministro del Conte 2 a non avere profili attivi sui social network.
Il leader della Lega aveva abituato i suoi elettori/follower (e non) a un flusso continuo di foto, video, tweet e stories su Instagram curati dalla “Bestia”, team social capeggiato da Luca Morisi.
Dall’ex prefetto di Milano gli italiani non dovranno aspettarsi nulla di simile.
La parola d’ordine è sobrietà : si tornerà  alle tradizionali conferenza stampa e alle interviste.
Allo staff del nuovo ministro dell’Interno spetterà  invece curare la comunicazione social dell’account Twitter istituzionale @Viminale

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

BASTA SLOGAN AL VIMINALE, I POLIZIOTTI CHIEDONO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DA 250 GIORNI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA… IL SILP: “SOLLEVATI DALLA NOMINA DEL PREFETTO LAMORGESE, IL PRECEDENTE MINISTRO HA ESPOSTO LE FORZE DELL’ORDINE A TENSIONI SENZA PRECEDENTI”

La crisi di governo più stravagante della storia della Repubblica ha prodotto, in poche settimane, un esecutivo guidato sempre dallo stesso presidente del Consiglio, ma assolutamente distinto e distante dal precedente per maggioranza politica, squadra e programmi.
Sarà  il tempo a farci valutare se questo “esperimento” potrà  avere successo o se i cittadini dovranno essere richiamati anticipatamente alle urne, considerando che si è votato per il Parlamento appena un anno fa.
Come poliziotto prendo atto che al punto 26 del nuovo programma di governo è previsto che “occorre offrire maggiore tutela e valorizzare il personale della difesa, delle forze di polizia e dei vigili del fuoco (comparto sicurezza e soccorso pubblico)”.
Poche, stringate parole che oggi più che mai hanno la necessità  di trovare concretezza, dopo 14 mesi di inerzia di un esecutivo che ha lasciato le donne e gli uomini in divisa senza contratto da quasi 250 giorni e non ha finanziato adeguatamente il decreto correttivo legato al riordino interno delle carriere, la cui delega scade a fine mese.
Sono questioni che toccano direttamente la professionalità  e riguardano la vita di decine e decine di migliaia di poliziotti e di loro famiglie. La scelta di individuare per il Viminale una persona compentente come il prefetto Luciana Lamorgese, a cui rivolgo i migliori auguri di buon lavoro, ci dice 2 cose.
La prima è che si vuol chiudere definitivamente, con grande sollievo degli apparati e della delicata macchina del Viminale, un turbolento periodo che, grazie alle performance mediatiche (e non solo) di un ministro quasi mai presente nel proprio, delicatissimo ufficio, ha esposto le forze di polizia a tensioni e problemi mai verificatisi. E questo al netto delle valutazioni politiche e personali sul leader della Lega.
In secondo luogo, la nomina di un responsabile del Ministero dell’Interno di natura tecnica, al di là  di come saprà  interpretare politicamente il suo nuovo ruolo, assegna al premier Conte e soprattutto ai segretari dei 2 partiti che sostengono il governo una primaria e ineludibile responsabilità  in materia di sicurezza.
Per questo, pur comprendendo che la prossima legge di stabilità  porterà  con sè il fardello di impedire l’aumento dell’Iva, c’è la necessità  di un segnale concreto verso il mondo delle divise con uno stanziamento adeguato di risorse che possa permettere almeno un rinnovo del contratto dignitoso.
Bisogna poi proseguire e rafforzare la politica delle assunzioni, che a oggi non sono sufficienti per coprire il turn over. Occorre quindi concretamente investire in mezzi e strumenti per permettere a poliziotti e carabinieri di lavorare al meglio: vanno anche bene i Taser, ma ancor meglio sarebbero necessari nuovi dispositivi di protezione individuale considerando che quelli attuali sono obsoleti.
Senza dimenticare che il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli operatori passa sopratutto attraverso una attenta quanto reale promozione della salute del personale che svolge un’attività  stressante per definizione.
C’è necessità  inoltre di tutelare le pensioni di chi, dopo una vita in strada a rischiare la vita, è destinato al meritato riposo e avviare la più volte richiesta e mai ottenuta previdenza complementare, affinchè i giovani poliziotti di oggi non si trasformino nei poveri del domani.
L’esecutivo Conte 2 non avrà  la bacchetta magica, ma – se vi sarà  la volontà  politica – potrà  almeno intraprendere una nuova strada. Certo è che come sindacato di polizia non faremo sconti. Come non ne abbiamo mai fatti negli ultimi anni dove siamo scesi in piazza e ci siamo mobilitati nei confronti di governi di qualsiasi colore politico.

Daniele Tissone
Segretario generale sindacato di polizia Silp

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SALVINI NON MOLLA LE DIVISE, ORA SI ATTACCA ANCHE A QUELLA DEGLI ATLETI DELLE FIAMME ORO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

IL CASO PATOLOGICO DI UN MINISTRO CHE PER LE FORZE DELL’ORDINE NON HA FATTO UNA MAZZA

«Indosso con orgoglio e lo farò sempre la maglietta delle Fiamme Oro, degli atleti della Polizia di Stato visto che continuo e continuerò ad essere orgogliosamente il ministro, anche senza poltrone al Ministero, delle donne e degli uomini in divisa».
Se non sapessimo che a pronunciare queste parole è Matteo Salvini potremmo saltare a conclusioni azzardate e parlare di un individuo con manie di grandezza. Ma per fortuna sappiamo che il sedicente Capitano è un innocuo collezionista di uniformi.
E via con il solito lungo elenco à  la Salvini: «non è un addio, è un arrivederci. Lo dico ai poliziotti, ai carabinieri, ai militari, ai vigili del fuoco, ai finanzieri, alle guardie giurate, agli agenti della penitenziaria e della polizia locale».
Ora a parte che le guardie giurate — essendo dipendenti di società  private — non dipendono dal Ministero e che i militari pur indossando la divisa dipendono dal Ministero della Difesa Salvini dimostra un incredibile attaccamento alla maglia, degli altri
Noto a tutti per la sua passione per le felpe con i nomi di città  Salvini ha dimostrato a tutti di saper cambiare. Gli slogan erano sempre gli stessi ma ora li grida con addosso polo della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco oppure con una maglietta dell’Aeronautica Militare, come quella sfoggiata il 31 agosto alla festa della Lega di Conselve (Padova) con tanto di gradi da primo luogotenente attaccato sul velcro portagradi (e in teoria non si potrebbe neppure vendere a chi non appartiene alla AM ai sensi dell’articolo art. 28 T.U.L.P.S.).
Questo caso è grave perchè mentre non è un reato indossare una maglietta senza stellette (anche se a dire il vero un comune cittadino che volesse acquistare quella polo non potrebbe farlo) è vietato indossare divise complete di gradi, stellette e mostrine che possano generare confusione e far sembrare che ci si trovi davvero davanti a un poliziotto (o ad un membro delle Forze Armate).
D’accordo, tutti sanno che Salvini non è un Capitano, ed è davvero difficile confonderlo con un militare, però forse sarebbe ora di smetterla.
Anche perchè a volte gli appartenenti al corpo “omaggiato” da Salvini non gradiscono e si lamentano dell’uso improprio che il leader della Lega fa di magliette, uniformi e divise.
C’è poi una questione un po’ meno di facciata. Ad esempio perchè i Vigili del Fuoco dovrebbero continuare considerare Salvini “il loro ministro” quando durante la permanenza al Ministero non ha fatto nulla per aumentare le loro retribuzioni?
Perchè gli agenti della Polizia di Stato dovrebbero ancora rivolgersi a Salvini quando da ministro non ha risolto la questione degli aspiranti agenti della PS?
E più in generale: cosa ha fatto l’ex ministro dell’Interno per tutti gli operatori del comparto della sicurezza?

(da “NextQuotidiano”)

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LA CAFONATA DI SALVINI CHE DISERTA IL PASSAGGIO DI CONSEGNE AL VIMINALE E SE NE STA IN VACANZA IN TRENTINO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

ORA PUNTA AD AVERE IL COPASIR, OVVERO LA DELEGA AI SERVIZI SEGRETI: CHE GLI SERVANO PER TACITARE L’INCHIESTA SUI RUBLI?

Giustamente, dopo aver lavorato a Ferragosto facendo cadere il governo amatissimo dai suoi elettori, Matteo Salvini adesso deve riposarsi.
Per questo, quando l’ex prefetta Luciana Lamorgese varcherà  oggi il portone del Viminale, subito dopo il Consiglio dei ministri, non troverà  ad accoglierla il suo predecessore.
Ha preferito restare qualche giorno in vacanza in Trentino, l’uomo che ha scatenato la crisi convinto di portare il Paese al voto.
Lunghi giri in bici e passeggiate a caccia di fughi, per lui, come testimoniano gli ultimi scatti su Instagram, pur di non assistere alla scena più dolorosa: la consegna delle chiavi del ministero che pure aveva giurato nei giorni scorsi di voler «presidiare fino all’ultimo».
E così, in coerenza col suo personalissimo cerimoniale all’insegna del politicamente scorretto, l’ormai ex vicepremier (da ieri nella bio sui social si definisce solo leader della Lega) conclude il suo mandato esattamente come lo aveva cominciato.
Quando il primo giugno del 2018 prendeva possesso del ministero che aveva sempre sognato, saltava a pie’ pari il passaggio di consegne con Marco Minniti, il dem che aveva occupato l’ufficio sotto i governi Renzi e Gentiloni.
Riteneva di non aver bisogno di suggerimenti e consigli.
Dopo aver permesso con l’apertura della crisi il ritorno del Partito Democratico al governo, Salvini quindi si riposa ma non molla. Perchè, spiega La Stampa, è alla ricerca di un’altra poltrona: quella del Copasir.
Manterrà  in piedi tutta la squadra della comunicazione, scatenerà  ancora di più la Bestia di Luca Morisi e sta facendo un pensierino sulla poltrona della presidenza del Copasir, il comitato di controllo dei servizi segreti, lasciato libero da Guerini diventato ministro della Difesa.
E’ una nuova strategia politica che però deve mettere a punto per attraversare il deserto dell’opposizione. Dovrà  attrezzarsi non per pochi mesi ma per anni. Probabilmente «fino alla fine della legislatura», ammette il capogruppo Molinari.
E qui pera che PD e M5S siano capaci di proporre un patto onesto a Matteo Salvini: lui al Copasir in cambio di tutte le presidenze di commissione oggi all’opposizione. Un patto onesto, per chi s’è già  giocato il governo per una vacanza in Trentino, no?

(da “NextQuotidiano“)

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LA FURIOSA LITE TRA IL POLTRONISTA DI MAIO E CONTE CHE IERI STAVA PER MANDARE ALL’ARIA IL GOVERNO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

DI MAIO: “O FRACCARO SOTTOSEGRETARIO O IL VOTO”… CONTE: “MA COME PUOI METTERE UN UOMO DI CASALEGGIO IN UN POSTO COSI’ DELICATO?”…. CONTROMOSSA DI CONTE: NOMINERA’ ANCHE IL FIDATO CHIEPPA E GLI DARA’ LE DELEGHE IMPORTANTI

La composizione della squadra di governo ieri ha vissuto momenti concitati sulla poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Tutti i giornali raccontano di una clamorosa lite tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte sul ruolo, che il premier voleva fosse assegnato a un tecnico e che invece alla fine è finito in tasca al fedelissimo di Di Maio.
Racconta Adalberto Signore sul Giornale:
Avere uno dei suoi uomini di fiducia nel ruolo chiave di sottosegretario di Palazzo Chigi,infatti, è per Di Maio la garanzia che anche in sua assenza potrà  sempre avere occhi e orecchie sulle decisioni del Consiglio dei ministri. Idem, ovviamente, sulle prime non ne vogliono sapere, perchè — lo hanno detto più volte — Conte è già  un premier indicato dai Cinquestelle. E anche il presidente del Consiglio, che avrebbe voluto in quel posto il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa, prova a resistere.
«Ma come ti viene in mente di mettere in una posizione tanto delicata un uomo della Casaleggio», sbotta. Ma Di Maio — che è ormai un professionista della battaglia delle poltrone — non molla di un metro. «O così o salta tutto e si va al voto», è la sua replica. E con i suoi punta il dito su Conte: «Sta facendo il doppio gioco, ormai si è venduto al Pd».
Ciriaco e Cuzzocrea su Repubblica confermano il quadro e aggiungono un dettaglio storico che non piacerà  molto ai grillini
La verità  è che la bocciatura alla vicepremiership brucia ancora troppo. Di Maio si sente accerchiato. Martellato da voci che riportano di forti perplessità  interne e internazionali per il suo futuro alla Farnesina. Ha bisogno di blindare la macchina di Palazzo Chigi, imponendo Fraccaro per ricevere in tempo reale il resoconto delle mosse dell’avvocato.   È già  passata un’ora. Conte telefona a Zingaretti. Avverte il Quirinale, si scusa per l’inciampo che fa slittare il colloquio. Entrano in campo i mediatori, bussano alla porta di Di Maio distante pochi metri dall’ufficio del premier. Fallisce anche l’ipotesi di compromesso, che porterebbe Vincenzo Spadafora nel ruolo che fu di Giorgetti: per il capo 5S è troppo autonomo, nonostante il curriculum “dimaiano”.
E troppo in sintonia con Dario Franceschini per meritare una promozione. Il premier, alla fine, accetta Fraccaro. Sono le 12.40. Ma è infuriato.
E lancia una contromossa destinata a riaccendere lo scontro: Chieppa viene comunque indicato come sottosegretario alla Presidenza. Avrà  «deleghe importanti in ambito legislativo». Non parteciperà  al consiglio dei ministri, certo. Ma gestirà  comunque tutti i dossier più delicati. È una sfida silenziosa e letale a Di Maio. E punta a ridimensionare il ruolo di Fraccaro. Un po’ come accadde quando Paolo Gentiloni, in rotta con Matteo Renzi, iniziò a non coinvolgere Maria Elena Boschi — allora sottosegretaria a Palazzo Chigi — in molte decisioni cruciali dell’esecutivo.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: governo | Commenta »

SPREAD IN CALO: 2,5 MILIARDI DI RISPARMI DA QUANDO SALVINI HA TOLTO IL DISTURBO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

GLI INTERESSI SUI TITOLI DI STATO SONO DIMINUITI DI 800 MILIONI

Con la formazione del nuovo governo il differenziale di rendimento tra i Btp decennali e gli analoghi titoli tedeschi si è ridotto, scendendo da 161 a 149 punti.
Il rendimento dei titoli italiani a lungo termine è sceso dallo 0,9% allo 0,81%.
Se continua così per le casse dello Stato ci sarà  un bel risparmio come spesa per interessi. Già  ora, come ha ricordato un paio di giorni fa il Mef, grazie alla riduzione dello spread gli interessi sui titoli di Stato sono diminuiti di 800 milioni. Ma con le prossime aste il tesoretto si amplierà .
Altre simulazioni   considerano che una riduzione di 100 punti base dello spread (partendo dai picchi a ridosso dei 300 punti) in capo a dodici mesi si traduce in un risparmio di 2,2 miliardi, che salgono a 3,3 se la riduzione è di 150 punti base.
Il secondo anno la spesa per interessi si riduce di 4,9 miliardi con 100 punti di spread in meno ( 7,3 miliardi con un calo di 150 punti), per arrivare ad un risparmio di 14 miliardi nel quarto anno con 150 punti di spread in meno.

(da agenzie)

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“SULLA XYLELLA RITARDI E MANCANZE”: LA CORTE DI GIUSTIZIA UE CONDANNA L’ITALIA PER INADEMPIMENTO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

MANCATA APPLICAZIONE DELLE MISURE OBBLIGATORIE PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEL BATTERIO

L’Italia non ha applicato le misure obbligatorie Ue per impedire il diffondersi del batterio vegetale da quarantena xylella fastidiosa, responsabile del disseccamento rapido degli ulivi in Puglia. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, che ha accolto il ricorso della Commissione Ue contro ritardi e mancanze nelle ispezioni e nell’abbattimento delle piante infette da parte delle autorità  nazionali.
Si tratta di una condanna per primo inadempimento, che prevede solo il pagamento delle spese processuali.
La sentenza conclude la prima fase di una procedura di infrazione che risale al 2015. Le misure di eradicazione Ue prevedono azioni di diversa intensità  secondo aree delimitate. In particolare, una zona infetta, delimitata a nord da una fascia di 20 km, a sua volta confinante con una zona cuscinetto dove la lotta al batterio prevede l’abbattimento anche delle piante sane nel raggio di 100 metri.
Nel 2016 la Corte di giustizia aveva già  dichiarato la validità , sotto il profilo del diritto dell’Unione, di tali misure di eradicazione. La Corte constata, in primo luogo, che l’Italia non ha proceduto immediatamente alla rimozione di almeno tutte le piante infette nella fascia di 20 chilometri confinante con la zona cuscinetto. In secondo luogo, la Corte constata che l’Italia non ha garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della xylella mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno.
Il batterio xylella fastidiosa è un patogeno da quarantena che può colonizzare oltre 500 specie di piante diverse. E’ nota agli esperti per i danni da centinaia di milioni che provoca ogni anno nei vigneti della California e negli agrumeti del Sud America. E’ stata segnalata la prima volta in Europa nel 2013 in Puglia, dove è l’agente principale della sindrome del disseccamento rapido dell’olivo.
Da allora, nuovi focolai di diverse sottospecie del batterio sono stati scoperti in Francia (Corsica e Costa Azzurra), Spagna (Baleari, Valencia e Madrid), Toscana (Monte Argentario), Portogallo (Porto).
Nel maggio 2019 l’Italia ha adottato un decreto per accelerare l’applicazione delle misure di quarantena e sostenere il settore oleicolo della Puglia con un piano da 150 milioni di euro per il 2020 e 2021.
Nel giugno scorso, esperti della Commissione europea hanno compiuto un’ispezione in Puglia e Toscana. Il rapporto finale è in corso di stesura. Secondo gli ultimi aggiornamenti, per quanto riguarda la situazione in Puglia le attività  di indagine 2018-2019 svolte nell’area delimitata sono state concluse nel maggio 2019, rilevando 165 piante infette nella fascia di 20 km e nessuna pianta infetta nella zona cuscinetto. Sono in corso le attività  di abbattimento

(da agenzie)

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