Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
INSULTI SCRITTI SUL PAVIMENTO E DANNEGGIAMENTI: “NON SO SE RIAPRIRO’, HO PAURA”
Hanno sfondato la vetrina nella notte e poi sul pavimento hanno lasciato una scritta: ‘negra’ con
una svastica disegnata al contrario e offese sessiste. È accaduto in un bar di Rezzato in provincia di Brescia gestito da una ragazza italiana ma di origini marocchine. Sulla vicenda indagano le forze dell’ordine.
L’allarme del Bar Casablanca, che si trova all’interno di una stazione di benzina in via Garibaldi, è suonato alle due della scorsa notte: “Abito in un paese vicino, sono corsa al bar e l’ho trovato in quelle condizioni. Adesso ho paura, non so se riaprirò”, racconta Madhia, 36 anni, genitori marocchini ma nata in Italia – “sono bresciana doc”, spiega – che ha preso in gestione il bar poco più di un anno fa.
La Digos indaga sulle scritte e sui vandalismi: infatti nel bar sono stati anche spaccati i bicchieri, svuotate le bottiglie dei frigoriferi e tagliate le tende parasole.
E’ stata indetta una manfestazione di solidarieta’ per la giovane vittima del delirio razzista.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’ATTIVISTA DEI DIRITTI DELLE DONNE E’ MORTA A 36 ANNI DOPO UNA LUNGA MALATTIA
È morta a 36 anni dopo una lunga malattia autoimmune che l’aveva costretta a un trapianto di rene Lina Ben Mhenni, blogger, giornalista, paladina del diritto alla libera espressione e attivista dei diritti umani. Il suo blog divenne famoso in tutto il mondo durante la Rivoluzione dei Gelsomini nel 2011 in Tunisia ed è stata spesso considerata come “la voce della rivolta tunisina”.
Lina Ben Mhenni si recò a Sidi Bouzid, dove si era dato fuoco Mohamed Bouazizi, l’attivista tunisino che si diede fuoco a dicembre del 2010 per protestare contro le condizioni economiche della Tunisia e morì il 4 gennaio del 2011.
La blogger è stata la prima a raccontare quanto stava accadendo sul suo blog. Nel 2011 ha pubblicato, per le edizioni Indigène, ‘Tunisian Girl, blogueuse pour un printemps arabe’, in cui racconta la sua storia di blogger indipendente e di manifestante, prima e dopo la rivoluzione.
Nel 2011 venne candidata al premio Nobel per la Pace e molti sono stati i riconoscimenti che ha ricevuto in questi anni, tra i quali il Premio Roma per la Pace e l’Azione Umanitaria: il Premio come migliore reporter internazionale del quotidiano El Pais nel 2011, il Premio Sean MacBride per la Pace, il Premio Minerva per l’azione politica, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo nel 2014.
Lina negli anni successivi alla rivoluzione si è sempre interessata ai problemi della gente denunciando le violazioni ai diritti umani e i soprusi al potere, finendo anche per vivere sotto scorta per le minacce di morte ricevute.
Ultimamente aveva aderito con entusiasmo al movimento #EnaZeda, traduzione letterale di ‘Anch’iò, versione tunisina del fenomeno mondiale #Metoo a difesa di tutte le donne tunisine molestate.
Grande il cordoglio in Tunisia da parte di giornalisti e società civile. Era figlia del noto attivista tunisino Sadok Ben Mhenni.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
ELLY SCHLEIN, 22.098 PREFERENZE IN UNA LISTA ECOLOGISTA CHE HA PORTATO AL 3,8%… E’ L’EX EUROPARLAMENTARE AUTRICE DEL VIDEO DOVE SALVINI HA FATTO SCENA MUTA
La candidata al consiglio regionale che ha preso più preferenze è stata eletta con una lista che ha
preso il 3,8%: Elly Schlein, ex europarlamentare ha infatti preso 15.975 preferenze nella circoscrizione di Bologna per la lista Emilia Romagna coraggiosa, più di ogni altro candidato, compresi quelli del Pd.
A questi si aggiungono le 3.815 prese nella circoscrizione di Reggio Emilia.
Schlein ha superato Alessio Mammi, che a Reggio Emilia ha preso 14.688 preferenze e il vicepresidente della Regione Raffaele Donini, con 13.786.
Nel centrodestra vanno forte Marco Lisei di Fratelli d’Italia a Bologna (9.383) e il leghista Matteo Rancan a Piacenza.
Impossibile che il record sia dovuto al voto “con il cuore” da lei auspicato domenica. Più facile invece che abbia contribuito alla sua popolarità l’ormai famoso video con Salvini in cui il Capitano fa scena muta quando l’ex europarlamentare gli chiede delle assenze della Lega alle discussioni su regolamento di Dublino.
Intanto lei ringrazia su Facebook “la meravigliosa squadra di Emilia-Romagna Coraggiosa – Ecologista e progressista, con un simbolo nuovo e un mese di campagna elettorale, ottiene il 3,8% dei consensi, con una punta dell’8,73% a Bologna città ”.
E chissà che qualche altro candidato che invece ha deluso le aspettative non capisca finalmente che il fuoco si combatte con il fuoco.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LE SARDINE DETERMINANTI: “SIAMO RIUSCITE A FAR SENTIRE LE PERSONE RESPONSABILI PER QUESTO VOTO, OTTENENDO UN EFFETTO MOLTIPLICATORE SULLA PARTECIPAZIONE”
“È la nostra vittoria”, fanno sapere dal casolare in un borgo sull’Appennino appena fuori Bologna, la tana in cui si rifugiano i quattro fondatori delle Sardine. Si riferiscono alla grande partecipazione al voto. Ma, ufficiosamente, lo stacco di Stefano Bonaccini sulla candidata leghista Lucia Borgonzoni fa incassare al movimento anche un secondo risultato.
Effetto trascinamento nelle piazze e poi alle urne, ma anche il rovesciamento della vittoria di Matteo Salvini che, appena 70 giorni fa, era data quasi per inevitabile. Era l’incubo di Mattia Santori, confessato nella notte insonne in cui nacque l’idea della rivoluzione ittica il 14 novembre, “la Lega sei punti sopra”. A tarda notte, le proiezioni ribaltano il risultato.
Già nel pomeriggio, a guardare i dati sull’affluenza, Mattia Santori con i tre amici Giulia Trappoloni, Andrea Garreffa e Roberto Morotti, hanno di che sorridere: “Dal primo giorno il nostro intento era risvegliare le persone e così è stato, si sono sentite responsabili per questo voto, comunque vada”.
Alle undici e mezza, ad urne chiuse, la voce delle Sardine torna collettiva. E muta. Nessun commento sull’esito del voto, ma la narrazione affidata a un post di una “bella favola”, che si risveglia leggenda.
La soddisfazione corre, si è passati dall’inerzia collettiva a una mobilitazione nelle piazze e nelle urne, un crescendo che ha motivato le persone ad andare a votare. La sfida lanciata a Salvini è vinta in Emilia-Romagna, anche se sul fronte anti-populismo la strada appare ancora lunga.
Ci hanno messo la faccia, hanno dato una scossa al civismo e anche qualcosa di più, gli attivisti ittici fai-da-te hanno lavorato molto anche sotto traccia nel rush finale, con un’opera di convincimento porta a porta al voto disgiunto dei grillini delusi, loro coetanei.
Ora incassano il grazie del segretario dem Nicola Zingaretti, ma non si intestano la vittoria politica del centrosinistra. Si fermano prima: “Abbiamo fatto da effetto moltiplicatore sulla partecipazione”.
Di nuovo il post, ad urne chiuse: “Ora chiudiamo il libro e sporchiamoci le mani. Qualsiasi cosa succeda. Ci vediamo a Napoli, Scampia”, ovvero il luogo simbolo scelto per il loro “congresso” nazionale il 14 e 15 marzo.
La lunga notte elettorale si chiude così. Via dalle tv, ora, dopo settimane di una passerella mediatica che li ha sovraesposti: “La nostra responsabilità è pari a quella che si è assunta ogni persona che oggi si è infilata il cappotto ed è andata a fare una croce da protagonista. È tempo di far calare il sipario e lavorare dietro le quinte”.
L’inabissamento delle Sardine. “Non siamo nati per stare sul palcoscenico – dicono – ci siamo saliti perchè era giusto farlo. Ma ora è tempo di tornare a prendere contatto con la realtà e ristabilire le priorità , innanzitutto personali. Se avessimo voluto fare carriera politica l’avremmo già fatto. E invece, prima di tutto, desideriamo tornare ad essere noi stessi, elettori e cittadini, parenti e amici”.
All’orizzonte nessun partito e nessuna candidatura da trattare. “C’è chi dice che siano i gesti folli a cambiare il corso della storia, ma noi preferiamo pensare che siano i gesti ordinari a cambiare il mondo in cui viviamo”.
La foto che accompagna il commento su Facebook è del tuffo nel mare del Papeete di Milano Marittima, la spiaggia cara (ora meno) all’ex ministro dell’Interno, dove i quattro fondatori hanno sfidato il divieto di un bagno collettivo.
La sfida più difficile per le Sardine comincia oggi, la famosa “fase tre” rilanciata più volte da Mattia Santori. Dopo aver risalito la corrente come salmoni, adesso dovranno dare fiato alle branchie. Li aspetta l’assalto del giorno dopo.
E un mese di confronto interno tra le varie anime da Palermo a Torino. Poi Scampia, là dove la politica s’è persa e forse può ricominciare, per darsi una struttura nazionale e un manifesto dei valori
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEI FLUSSI ELETTORALI DI FORLI’, FERRARA, PARMA E RAVENNA
Gli elettori del Movimento 5 Stelle vanno a sinistra e sono stati uno dei fattori determinanti per
vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna.
Un concetto che emerge dallo studio dell’Istituto Cattaneo di Bologna che ha analizzato i flussi elettorali su 4 città (Forlì, Ferrara, Parma, Ravenna) dalle europee 2019 alle regionali 2020. La ricerca mette in rilievo il “ruolo determinante dei 5 Stelle sull’esito del voto”.
Infatti, secondo l’istituto, i due principali sfidanti, ovvero, Stefano Bonaccini, per il centrosinistra, e Lucia Borgonzoni, per il centrodestra, “hanno fatto quasi il pieno dei rispettivi elettorati, quindi le scelte degli elettori delle terze forze si sono rivelate decisive”. Molti elettori pentastellati – il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma, il 48,1% a Ferrara si rileva nell’analisi – hanno scelto di votare per Bonaccini.
Solo una minoranza ha deciso di optare per il candidato del M5s (Simone Benini) o per il centrodestra della Borgonzoni.
L’espansione elettorale dell’area di centrosinistra guidata da Bonaccini è dovuta dunque “alla maggiore capacità di attrazione degli elettori pentastellati, che di fronte all’alternativa tra destra e sinistra – si spiega nello studio – hanno optato in modo netto per lo schieramento del presidente regionale uscente”.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
DUE TERZI DEI VOTI CHE HANNO FATTO LA DIFFERANZA SONO BOLOGNESI… MA IL MARGINE E’ STATO AMPIO ANCHE A MODENA, REGGIO, RAVENNA E CESENA… CENTRODESTRA AVANTI NELLE PROVINCE DI FERRARA, PIACENZA E PARMA, MA RIMINI DELUDE
Bologna ha avuto un ruolo decisivo nell’elezione di Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia-Romagna. Osservando i dati definitivi delle varie circoscrizioni si nota che Bonaccini (51,42% finale con 1.195.610 voti) ha vinto la corsa nelle province di Forlì-Cesena (49,9% contro il 44,3% di Borgonzoni), Modena (53% a 42%), Ravenna (52,7% a 42%) e Reggio Emilia (55,1% a 39,3%), ma è nel capoluogo (1041 sezioni su 1051 scrutinate) che il distacco è stato percentualmente più netto: proprio nella sua città la leghista Lucia Borgonzoni ha toccato il minimo, raccogliendo 35,8% del consenso a fronte di uno schiacciante 59,6% per Bonaccini.
Sarà forse anche una conseguenza dell’effetto sardina, magari più forte nella città dove sono nate, fatto sta che il divario sotto le due torri in termini di voti è di 132.776 preferenze e se si considera che, nel conto di tutta la regione, il candidato del centrosinistra ha avuto 181.209 mila voti in più, emerge con solare evidenza matematica quanto abbia pesato nelle urne la scelta dei bolognesi. Oltre due terzi delle schede che hanno marcato la differenza globale finale arrivano dai seggi di Bologna e provincia.
Borgonzoni (43,63% finale con 1.014.401 voti) ha vinto nelle province di Piacenza (ribaltando l’esito bolognese come percentuali, ma non come numero di voti naturalmente) con 59,6% contro 36,8% e 32 mila preferenze in più; la candidata del centrodestra ha inoltre vinto in provincia di Ferrara che si conferma leghista (54,8% a 40,7%), Parma (49,6% contro 45,6%) ma non nel capoluogo che torna a guida Pd e, di poco, a Rimini (47,5% a 46,4%).
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
4,7% IN EMILIA ROMAGNA E 6,3% IN CALABRIA, DOVE IL M5S ESCE DAL CONSIGLIO REGIONALE ( DUE ANNI FA ERA AL 43,3%)
Il confronto fra i risultati di questa tornata elettorale e quelli ottenuti alle politiche del 2018 e
alle europee del 2019 dimostrano il crollo verticale dei grillini in entrambe le region
Il dato politicamente più significativo di queste elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria è senza dubbio la sparizione del M5s, schiacciato dal duello bipolare fra Pd e Lega e sostanzialmente condannato all’irrilevanza.
I cinquestelle si sono fermati al 4,7% in Emilia Romagna e al 6,2% in Calabria, dove non entreranno nemmeno in consiglio regionale.
Un crollo così verticale pesa sul futuro del Movimento, anche se il reggente Vito Crimi – che guida i cinquestelle dopo le dimissioni da capo politico di Luigi Di Maio – spende parole di rassicurazione in un lungo post sul blog delle Stelle: “Non ci arrendiamo. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento e ci permetterà di essere più presenti sui territori. Sarà fatica e sudore, ma so che siamo in grado di farlo. A una condizione: quella di restare uniti”
Sulla stessa linea anche la sindaca di Torino Chiara Appendino che commenta: “Il flop è il risultato di un Movimento che non ha più fiducia in sè stesso”.
Se paragoniamo i risultati di questa tornata elettorale a quelli delle politiche del 4 marzo 2018 e delle più recenti europee del 26 maggio 2019 si può notare come il crollo dei cinquestelle sia stato in realtà graduale e preannunciato dai flop di altre competizioni regionali, come quelle in Abruzzo del febbraio 2019 o in Umbria a ottobre sempre dello scorso anno.
Alle ultime politiche in Emilia Romagna, quando l’affluenza finale fu del 78,29%, il Movimento raggiunse la ragguardevole percentuale del 27,5 per cento, confermandosi come primo partito nella regione roccaforte “rossa” e riuscendo a battere anche il Pd, che guadagnò la seconda posizione con il 26,38%.
Già un primo calo si osservò poco più di un anno dopo alle europee, in cui i cinquestelle si attestarono al 17,07% – dieci punti in meno delle politiche – e vennero battuti dal Pd al 22,69 e dalla Lega, che salì sul primo gradino del podio con il 24,3%.
Nella regione che sarà governata per altri cinque anni da Stefano Bonaccini, i 5S erano andati meglio alle regionali del 23 novembre 2014, quando avevano totalizzato il 13,27 per cento a fronte di un trionfo del Pd con il 44,53% in piena era renziana. Ma quelle furono anche le elezioni amministrative con l’affluenza più bassa sulla via Emilia dal dopoguerra ad oggi: allora votò solo il 37,71 per cento dei cittadini, contro il 67,6& di quest’ultima tornata.
Ancora peggio sono andate le cose in Calabria per il Movimento fondato da Beppe Grillo. Le politiche del 2018, infatti, segnarono l’exploit dei cinquestelle nella Regione all’epoca governata ancora dal pd Mario Oliverio: raggiunsero infatti il 43,37%, un vero e proprio boom, affermandosi come il partito più votato e lasciando indietro sia il Pd al 14,34% che la Lega al 5,61%.
Il M5s ha tenuto in Calabria anche alle successive europee, confermandosi ancora primo partito con il 26,69 %, ma accorciando le distanze con la Lega al 22,61%.
Ora e’ crollato al 7,4%, percentuale che la esclude dal consiglio regionale
data la soglia di sbarramento per le coalizioni all’8%.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN ANNO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE HA CAUSATO UN GROSSO CALO DI CONSENSI
Se raffrontiamo le percentuali della Lega sia in Emilia Romagna che in Calabria con i risultati raggiunti in quelle stesse regioni alle elezioni europee del maggio 2019, salta all’occhio con evidenza il calo di consensi.
In Emilia Romagna la Lega aveva preso alle europee il 33,8% conquistando il podio di primo partito, mentre questa volta si è fermata al 32%, pari a circa 70mila voti in meno rispetto ai 760mila voti di allora. E si piazza al secondo posto dietro al Pd primo partito con il 34,7%.
Anche in Calabria i voti di Salvini si sono praticamente dimezzati rispetto alle ultime europee, quando aveva preso il 22,61%.
Oggi si ferma invece al 12,3%, ossia circa 95mila voti, e arriva solo al terzo posto dopo il Pd – che paradossalmente è primo con il 15,2% – e Forza Italia in seconda posizione con il 12,4%.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LE COMICHE FINALI DEI MANCATI “LIBERATORI” DELL’EMILIA-ROMAGNA: HANNO DOVUTO CORREGGERE LA BUFALA IN PRIMA PAGINA, LA LEGA NON E’ IL PRIMO PARTITO IN EMILIA-ROMAGNA E IN CALABRIA E’ TERZO
Le elezioni in Emilia-Romagna e la vittoria di Stefano Bonaccini dalle parti di Pietro Senaldi e
Vittorio Feltri sono state prese benissimo.
Ecco il titolo con cui ha deciso di aprire il quotidiano degli Angelucci: “La Lega primo partito”. I
l capolavoro goebbelsiano è riuscire a non scrivere il nome del candidato che ha vinto le elezioni. Ma soprattutto, quando lo spoglio è arrivato a buon punto e a differenza di quello che ha detto Matteo Salvini ieri sera (ehy, ma lavorate anche voi qualche volta…), la Lega non è il primo partito nè in Calabria nè in Emilia-Romagna.
In Emilia-Romagna, dove lo spoglio è quasi terminato, il Partito Democratico è tornato sopra la Lega:
In Calabria anche Forza Italia finora ha preso più voti della Lega, che è terzo partito nella regione:
Avendo forse percepito l’aria da figurimmerda imperante, Libero ci regala una ribattuta in cui si capisce benissimo che quei segni denti sulla rotativa non sono per niente indice del fatto che stanno rosicando come castori
(da “NextQuotidiano”)
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