Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LE RESPONSABILITA’ SONO ANCHE DEGLI ITALIANI A CUI PARE INTERESSARE SOLO IL CONTINGENTE, SENZA UNA VISIONE DEL FUTURO DEL PAESE
Al termine di una tornata elettorale le “dinamiche” sono sempre le stesse, insomma: chi vince si “batte il petto”. Chi perde, “inventa favolette”.
Non è stata una bellissima campagna elettorale, anzi…
I “leader” fanno sempre più fatica a comprendere che la “personalizzazione” della propaganda è deleteria, sia perchè per persone, più che seguire un individuo, vorrebbero seguire le idee ed un progetto serio (magari la “più audace, la più originale e la più mediterranea delle idee”), sia perchè, soprattutto in questa lunga fase politica così “fluida, confusa e superficiale”, “non esistono più gli uomini per tutte le stagioni”.
La Lega e FdI hanno avuto un buon riscontro in termini di voti, ma la battaglia non l’hanno vinta, anzi. Le sinistre, grazie al decisivo contributo delle Sardine, hanno retto, ma a quale prezzo? FI è quasi del tutto scomparsa…
Lo scenario è dei peggiori, insomma. Le sinistre non sono credibili ed hanno avuto soltanto il pregio di aver contrastato uno dei centrodestra più brutti della storia Repubblicana. Il “centro” è una mera illusione, proprio come una politica a trazione liberale (i grandi sconfitti, sia del novecento che del nuovo secolo). I grillini – e giustamente, mi sentirei di aggiungere! – hanno subito una “sonora bastonatura”.
Forse, l’epoca del sovranismo e del populismo, queste “scatole vuote” intrise soltanto di sterile propaganda al ribasso, è finito. E, forse, inizia a finire anche la fase della “politica fluida e liquida”. Lo si spera, almeno.
Perchè un paese, per poter immaginare di averlo un futuro (e, possibilmente, prospero), non può basarsi sulla mera “programmazione contingente”, ma ha l’obbligo – e la necessità ! – di disegnare ed immaginare scenari complessi da dispegare nel tempo (se un’azienda impiega anni per “portare a regime” un investimento, non si vede per quale ragione lo Stato possa prescindere dalle più elementare regole economiche, insomma).
Ma per fare questo, occorrerebbe, da parte del popolo, l’intrasingente rifiuto delle “poltiche vuote” o di mera sopravvivenza, e da parte della classe politica, la capacità di saper andare oltre la mera demagogia.
Mi sovviene un ricordo scolastico. Un “piccolo quesito” che è stato – e che permane – alla base della Teoria Economica e delle successive ipotesi teoriche ad essa avverse e/o integrative (con tutte le varie speculazioni sulla prevalenza dell’effetto reddito o di quello “retribuzione”, delle regole causali e del rapporto tra gruppi sperimentali e non): “i numeri ci raccontano la realtà per come essa è, o possono essere letti anche sulla scorta di altre variabili?”
Io propendo per la seconda e, forse, sarebbe il caso che lo si facesse in tanti, perchè il “politichese” al quale vorrebbero relegarci è soltanto per chi non ha talento, per chi non ha fame della conoscenza e per chi non ha l’umiltà per ricercare la verità . E di immaginare che possiamo fare meglio, non smetterò mai.
Salvatore Totò Castello
Right Blu – La Destra liberale
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
GLI AVVERSARI NON SE L’ASPETTAVANO, RESTANO SPIAZZATI E ALLA FINE SI CONGRATULANO
Stefano Bonaccini ha vinto le elezioni in Emilia-Romagna e sarà governatore per altri cinque anni.
Ha quindi tempo per cazzeggiare sui social network e quindi non possiamo che approvare il passatempo a cui si è dedicato ieri dopo che la vittoria è diventata sicura: ha cominciato a rispondere ai tweet che in questi giorni lo sfottevano o pronosticavano la vittoria di Lucia Borgonzoni.
Uno dei primi a prendersi la sveglia è stato l’account GrandeCocomero, che si vantava del clamoroso trionfo a Bettola, cittadina in provincia di Piacenza famosa per aver dato i natali a Pierluigi Bersani.
Poi Bonaccini è andato a rispondere al professor Stefano Longagnani, che invece in quanto alfiere del cambiamento voleva che vincesse il più vecchio partito presente oggi sulla scena politica italiana (la Lega):
Poi il presidente dell’Emilia-Romagna è andato a rispondere a Giorgio La Porta, che aveva pronosticato la vittoria di Borgonzoni.: “Buongiorno. Sono il Presidente della @RegioneER. Un consiglio: sia più prudente nelle previsioni. Per evitare brutte figure. Ci vedremo presto a Bruxelles. In ogni caso, buon lavoro”.
La Porta ha preso molto sportivamente la randellata su Twitter, dove sapeva che Bonaccini avrebbe ricevuto la reply:
Nei giorni scorsi Bonaccini aveva anche chiesto al leghista ed ex membro del governo Conte Claudio Durigon di sostanziare le sue accuse sul sistema della sinistra.
Ma Durigon ha improvvisamente perso la password di Twitter. Cose che capitano.
Nei giorni scorsi Bonaccini aveva anche risposto in modo chiaro a una persona che lo accusava di non meglio precisate nefandezze.
Purtroppo a quel punto il proprietario dell’account è stato colto da improvvisa indisposizione.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LA CLASSIFICA DELLE MIGLIORI ESCORT DI UN SITO PER ADULTI SULLA FACCIATA DELLA REGIONE E NESSUNO SA CHI L’HA AUTORIZZATA… POLEMICHE SUI SISTEMI DI SICUREZZA
L’immagine delle tre migliori escort del 2019 e la classifica finale votata direttamente da oltre 2,1 milioni di utenti di un sito proiettata su una delle facciate principali della sede della Regione Lombardia.
Con tanto di foto e hashtag con il motto #lombardiaaltop. Il filmato promozionale è stato pubblicato sul profilo su Twitter di un sito specializzato, in cerca di pubblicità .
Il consigliere regionale Pietro Bussolati ne chiede conto direttamente al governatore Attilio Fontana. “Sul Pirellone abbiamo visto le scritte pro Family day, non ci aspettavamo certo di vedere su Palazzo Lombardia la pubblicità delle escort . È vero che il presidente Fontana aveva detto in un’intervista alla Zanzara di Radio 24 di essere favorevole alla legalizzazione della prostituzione e di voler chiedere su questo tema autonomia da Roma, e forse questo è il primo atto concreto”.
Subito dopo Bussolati lascia da parte l’ironia, va all’attacco e aggiunge: “Battute a parte, il fatto è davvero increscioso e vogliamo sapere se la proiezione era stata in qualche modo autorizzata e se qualcuno aveva il dovere di verificare il contenuto del materiale che sarebbe stato proiettato. Peggio ancora sarebbe se la Regione avesse ottenuto una contropartita economica. Mi auguro che non sia così, comunque depositeremo un’interrogazione “.
Sembra improbabile che si tratti di una sponsorizzazione o di un contratto pubblicitario, ma anche se si fosse trattato di un blitz per promuovere una campagna pubblicitaria è sorprendente che la Regione non se ne sia accorta, visto il contenuto delle immagini proiettate su una sede delle istituzioni.
La Lombardia è per importanza la terza assemblea elettiva e legislativa dopo il Senato e la Camera. Resta da chiarire anche come sia potuto accadere un fatto del genere che non ha precedenti. Tenendo conto delle telecamere di sicurezza che sono installate all’esterno e all’interno del Pirellone bis e del personale di sicurezza che controlla la sede della Regione ventiquattr’ore su ventiquattro.
Quanto è accaduto proverebbe che ci sarebbe stata una falla nei controlli e quindi anche un problema di sicurezza.
A differenza del Pirellone, sede ufficiale del Consiglio regionale, il palazzo della Regione non è mai stato illuminato o utilizzato per campagne pubblicitarie, a eccezione del logo di Expo a lettere cubitali esposto dietro alle vetrate del trentanovesimo piano del Pirellone bis in occasione della promozione dell’Esposizione universale del 2015 insieme alla scritta ‘Lombardy feeding for future, now’ sulla facciata del palazzo. Mai, invece, per lanciare prodotti e tantomeno siti per adulti.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
INSULTI SCRITTI SUL PAVIMENTO E DANNEGGIAMENTI: “NON SO SE RIAPRIRO’, HO PAURA”
Hanno sfondato la vetrina nella notte e poi sul pavimento hanno lasciato una scritta: ‘negra’ con
una svastica disegnata al contrario e offese sessiste. È accaduto in un bar di Rezzato in provincia di Brescia gestito da una ragazza italiana ma di origini marocchine. Sulla vicenda indagano le forze dell’ordine.
L’allarme del Bar Casablanca, che si trova all’interno di una stazione di benzina in via Garibaldi, è suonato alle due della scorsa notte: “Abito in un paese vicino, sono corsa al bar e l’ho trovato in quelle condizioni. Adesso ho paura, non so se riaprirò”, racconta Madhia, 36 anni, genitori marocchini ma nata in Italia – “sono bresciana doc”, spiega – che ha preso in gestione il bar poco più di un anno fa.
La Digos indaga sulle scritte e sui vandalismi: infatti nel bar sono stati anche spaccati i bicchieri, svuotate le bottiglie dei frigoriferi e tagliate le tende parasole.
E’ stata indetta una manfestazione di solidarieta’ per la giovane vittima del delirio razzista.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’ATTIVISTA DEI DIRITTI DELLE DONNE E’ MORTA A 36 ANNI DOPO UNA LUNGA MALATTIA
È morta a 36 anni dopo una lunga malattia autoimmune che l’aveva costretta a un trapianto di rene Lina Ben Mhenni, blogger, giornalista, paladina del diritto alla libera espressione e attivista dei diritti umani. Il suo blog divenne famoso in tutto il mondo durante la Rivoluzione dei Gelsomini nel 2011 in Tunisia ed è stata spesso considerata come “la voce della rivolta tunisina”.
Lina Ben Mhenni si recò a Sidi Bouzid, dove si era dato fuoco Mohamed Bouazizi, l’attivista tunisino che si diede fuoco a dicembre del 2010 per protestare contro le condizioni economiche della Tunisia e morì il 4 gennaio del 2011.
La blogger è stata la prima a raccontare quanto stava accadendo sul suo blog. Nel 2011 ha pubblicato, per le edizioni Indigène, ‘Tunisian Girl, blogueuse pour un printemps arabe’, in cui racconta la sua storia di blogger indipendente e di manifestante, prima e dopo la rivoluzione.
Nel 2011 venne candidata al premio Nobel per la Pace e molti sono stati i riconoscimenti che ha ricevuto in questi anni, tra i quali il Premio Roma per la Pace e l’Azione Umanitaria: il Premio come migliore reporter internazionale del quotidiano El Pais nel 2011, il Premio Sean MacBride per la Pace, il Premio Minerva per l’azione politica, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo nel 2014.
Lina negli anni successivi alla rivoluzione si è sempre interessata ai problemi della gente denunciando le violazioni ai diritti umani e i soprusi al potere, finendo anche per vivere sotto scorta per le minacce di morte ricevute.
Ultimamente aveva aderito con entusiasmo al movimento #EnaZeda, traduzione letterale di ‘Anch’iò, versione tunisina del fenomeno mondiale #Metoo a difesa di tutte le donne tunisine molestate.
Grande il cordoglio in Tunisia da parte di giornalisti e società civile. Era figlia del noto attivista tunisino Sadok Ben Mhenni.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
ELLY SCHLEIN, 22.098 PREFERENZE IN UNA LISTA ECOLOGISTA CHE HA PORTATO AL 3,8%… E’ L’EX EUROPARLAMENTARE AUTRICE DEL VIDEO DOVE SALVINI HA FATTO SCENA MUTA
La candidata al consiglio regionale che ha preso più preferenze è stata eletta con una lista che ha
preso il 3,8%: Elly Schlein, ex europarlamentare ha infatti preso 15.975 preferenze nella circoscrizione di Bologna per la lista Emilia Romagna coraggiosa, più di ogni altro candidato, compresi quelli del Pd.
A questi si aggiungono le 3.815 prese nella circoscrizione di Reggio Emilia.
Schlein ha superato Alessio Mammi, che a Reggio Emilia ha preso 14.688 preferenze e il vicepresidente della Regione Raffaele Donini, con 13.786.
Nel centrodestra vanno forte Marco Lisei di Fratelli d’Italia a Bologna (9.383) e il leghista Matteo Rancan a Piacenza.
Impossibile che il record sia dovuto al voto “con il cuore” da lei auspicato domenica. Più facile invece che abbia contribuito alla sua popolarità l’ormai famoso video con Salvini in cui il Capitano fa scena muta quando l’ex europarlamentare gli chiede delle assenze della Lega alle discussioni su regolamento di Dublino.
Intanto lei ringrazia su Facebook “la meravigliosa squadra di Emilia-Romagna Coraggiosa – Ecologista e progressista, con un simbolo nuovo e un mese di campagna elettorale, ottiene il 3,8% dei consensi, con una punta dell’8,73% a Bologna città ”.
E chissà che qualche altro candidato che invece ha deluso le aspettative non capisca finalmente che il fuoco si combatte con il fuoco.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LE SARDINE DETERMINANTI: “SIAMO RIUSCITE A FAR SENTIRE LE PERSONE RESPONSABILI PER QUESTO VOTO, OTTENENDO UN EFFETTO MOLTIPLICATORE SULLA PARTECIPAZIONE”
“È la nostra vittoria”, fanno sapere dal casolare in un borgo sull’Appennino appena fuori Bologna, la tana in cui si rifugiano i quattro fondatori delle Sardine. Si riferiscono alla grande partecipazione al voto. Ma, ufficiosamente, lo stacco di Stefano Bonaccini sulla candidata leghista Lucia Borgonzoni fa incassare al movimento anche un secondo risultato.
Effetto trascinamento nelle piazze e poi alle urne, ma anche il rovesciamento della vittoria di Matteo Salvini che, appena 70 giorni fa, era data quasi per inevitabile. Era l’incubo di Mattia Santori, confessato nella notte insonne in cui nacque l’idea della rivoluzione ittica il 14 novembre, “la Lega sei punti sopra”. A tarda notte, le proiezioni ribaltano il risultato.
Già nel pomeriggio, a guardare i dati sull’affluenza, Mattia Santori con i tre amici Giulia Trappoloni, Andrea Garreffa e Roberto Morotti, hanno di che sorridere: “Dal primo giorno il nostro intento era risvegliare le persone e così è stato, si sono sentite responsabili per questo voto, comunque vada”.
Alle undici e mezza, ad urne chiuse, la voce delle Sardine torna collettiva. E muta. Nessun commento sull’esito del voto, ma la narrazione affidata a un post di una “bella favola”, che si risveglia leggenda.
La soddisfazione corre, si è passati dall’inerzia collettiva a una mobilitazione nelle piazze e nelle urne, un crescendo che ha motivato le persone ad andare a votare. La sfida lanciata a Salvini è vinta in Emilia-Romagna, anche se sul fronte anti-populismo la strada appare ancora lunga.
Ci hanno messo la faccia, hanno dato una scossa al civismo e anche qualcosa di più, gli attivisti ittici fai-da-te hanno lavorato molto anche sotto traccia nel rush finale, con un’opera di convincimento porta a porta al voto disgiunto dei grillini delusi, loro coetanei.
Ora incassano il grazie del segretario dem Nicola Zingaretti, ma non si intestano la vittoria politica del centrosinistra. Si fermano prima: “Abbiamo fatto da effetto moltiplicatore sulla partecipazione”.
Di nuovo il post, ad urne chiuse: “Ora chiudiamo il libro e sporchiamoci le mani. Qualsiasi cosa succeda. Ci vediamo a Napoli, Scampia”, ovvero il luogo simbolo scelto per il loro “congresso” nazionale il 14 e 15 marzo.
La lunga notte elettorale si chiude così. Via dalle tv, ora, dopo settimane di una passerella mediatica che li ha sovraesposti: “La nostra responsabilità è pari a quella che si è assunta ogni persona che oggi si è infilata il cappotto ed è andata a fare una croce da protagonista. È tempo di far calare il sipario e lavorare dietro le quinte”.
L’inabissamento delle Sardine. “Non siamo nati per stare sul palcoscenico – dicono – ci siamo saliti perchè era giusto farlo. Ma ora è tempo di tornare a prendere contatto con la realtà e ristabilire le priorità , innanzitutto personali. Se avessimo voluto fare carriera politica l’avremmo già fatto. E invece, prima di tutto, desideriamo tornare ad essere noi stessi, elettori e cittadini, parenti e amici”.
All’orizzonte nessun partito e nessuna candidatura da trattare. “C’è chi dice che siano i gesti folli a cambiare il corso della storia, ma noi preferiamo pensare che siano i gesti ordinari a cambiare il mondo in cui viviamo”.
La foto che accompagna il commento su Facebook è del tuffo nel mare del Papeete di Milano Marittima, la spiaggia cara (ora meno) all’ex ministro dell’Interno, dove i quattro fondatori hanno sfidato il divieto di un bagno collettivo.
La sfida più difficile per le Sardine comincia oggi, la famosa “fase tre” rilanciata più volte da Mattia Santori. Dopo aver risalito la corrente come salmoni, adesso dovranno dare fiato alle branchie. Li aspetta l’assalto del giorno dopo.
E un mese di confronto interno tra le varie anime da Palermo a Torino. Poi Scampia, là dove la politica s’è persa e forse può ricominciare, per darsi una struttura nazionale e un manifesto dei valori
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’ANALISI DEI FLUSSI ELETTORALI DI FORLI’, FERRARA, PARMA E RAVENNA
Gli elettori del Movimento 5 Stelle vanno a sinistra e sono stati uno dei fattori determinanti per
vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna.
Un concetto che emerge dallo studio dell’Istituto Cattaneo di Bologna che ha analizzato i flussi elettorali su 4 città (Forlì, Ferrara, Parma, Ravenna) dalle europee 2019 alle regionali 2020. La ricerca mette in rilievo il “ruolo determinante dei 5 Stelle sull’esito del voto”.
Infatti, secondo l’istituto, i due principali sfidanti, ovvero, Stefano Bonaccini, per il centrosinistra, e Lucia Borgonzoni, per il centrodestra, “hanno fatto quasi il pieno dei rispettivi elettorati, quindi le scelte degli elettori delle terze forze si sono rivelate decisive”. Molti elettori pentastellati – il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma, il 48,1% a Ferrara si rileva nell’analisi – hanno scelto di votare per Bonaccini.
Solo una minoranza ha deciso di optare per il candidato del M5s (Simone Benini) o per il centrodestra della Borgonzoni.
L’espansione elettorale dell’area di centrosinistra guidata da Bonaccini è dovuta dunque “alla maggiore capacità di attrazione degli elettori pentastellati, che di fronte all’alternativa tra destra e sinistra – si spiega nello studio – hanno optato in modo netto per lo schieramento del presidente regionale uscente”.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
DUE TERZI DEI VOTI CHE HANNO FATTO LA DIFFERANZA SONO BOLOGNESI… MA IL MARGINE E’ STATO AMPIO ANCHE A MODENA, REGGIO, RAVENNA E CESENA… CENTRODESTRA AVANTI NELLE PROVINCE DI FERRARA, PIACENZA E PARMA, MA RIMINI DELUDE
Bologna ha avuto un ruolo decisivo nell’elezione di Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia-Romagna. Osservando i dati definitivi delle varie circoscrizioni si nota che Bonaccini (51,42% finale con 1.195.610 voti) ha vinto la corsa nelle province di Forlì-Cesena (49,9% contro il 44,3% di Borgonzoni), Modena (53% a 42%), Ravenna (52,7% a 42%) e Reggio Emilia (55,1% a 39,3%), ma è nel capoluogo (1041 sezioni su 1051 scrutinate) che il distacco è stato percentualmente più netto: proprio nella sua città la leghista Lucia Borgonzoni ha toccato il minimo, raccogliendo 35,8% del consenso a fronte di uno schiacciante 59,6% per Bonaccini.
Sarà forse anche una conseguenza dell’effetto sardina, magari più forte nella città dove sono nate, fatto sta che il divario sotto le due torri in termini di voti è di 132.776 preferenze e se si considera che, nel conto di tutta la regione, il candidato del centrosinistra ha avuto 181.209 mila voti in più, emerge con solare evidenza matematica quanto abbia pesato nelle urne la scelta dei bolognesi. Oltre due terzi delle schede che hanno marcato la differenza globale finale arrivano dai seggi di Bologna e provincia.
Borgonzoni (43,63% finale con 1.014.401 voti) ha vinto nelle province di Piacenza (ribaltando l’esito bolognese come percentuali, ma non come numero di voti naturalmente) con 59,6% contro 36,8% e 32 mila preferenze in più; la candidata del centrodestra ha inoltre vinto in provincia di Ferrara che si conferma leghista (54,8% a 40,7%), Parma (49,6% contro 45,6%) ma non nel capoluogo che torna a guida Pd e, di poco, a Rimini (47,5% a 46,4%).
(da “NextQuotidiano”)
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