Destra di Popolo.net

ANCHE A BIBBIANO VINCONO LE SARDINE: “ABBIAMO INCEPPATO LA MACCHINA DELL’ODIO”

Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile

LA PIAZZA GREMITA PER “PROTEGGERE LA COMUNITA’ ALLA GOGNA”

Oltre cinquemila. Il suono di chitarre elettriche, sax, tamburi e batterie, il rimbombo arriva fino alle orecchie di Matteo Salvini, che ha radunato un migliaio di persone pochi metri più là . “A me sembra che la sfida l’abbiamo vinta. Siamo sette volte più di loro” esulta Mattia Santori, capopopolo di una piazza che vuole “proteggere la comunità  dalla gogna”.
Siamo in un Comune di diecimila abitanti rimasto sconvolto e travolto nel luglio scorso dall’inchiesta “Angeli e demoni”, l’inchiesta sugli affidi dei minori. Una cittadina tranquilla, raccontano gli abitanti di qui, “vittima di sciacallaggio da parte di Salvini e Meloni per un pugno di voti”.
Basterebbe ascoltare Angela Ventura, una donna sulla sessantina nata e cresciuta a Bibbiano: “Adesso, qui, neanche le formiche passano più per la vergogna”. La destra, ma anche il Movimento 5 Stelle, vengono accusati di aver creato un caso politico lì dove il caso politico non c’era. Su un cartello si legge: “Sì a giustizia e verità . No all’arroganza e all’odio”.
Il leader leghista, in questa chiusura di campagna elettorale, sul palco in una piazza riempita a metà , dà  il microfono a genitori che raccontano storie di bambini in affido allontanati dalle famiglie per decisione dei servizi sociali e che accusano l’amministrazione a guida Pd.
Da qui nasce la contropiazza delle Sardine. Ma anche dalla famosa maglia sfoggiata in Senato dalla candidata alla presidenza Lucia Borgonzoni, rivolta al Pd, con scritto: “Parlateci di Bibbiano”.
Dalla piattaforma di un camion, in mezzo a tante sagome di Sardine, Dario dà  voce alle persone presenti in piazza: “In questo triste teatrino sui gradini del Comune ci avete più volte detto ‘Parlateci di Bibbiano’. Ebbene, se proprio volete parlare di Bibbiano parlatene come culla del Parmigiano reggiano, come terra natia del fisico Venturi, del partigiano don Pasquino Borghi e dei musicisti Tagliavini, Tienno e Iller Petacchini”.
Per questo le Sardine hanno deciso che la loro controfesta sarebbe dovuta essere all’insegna della musica e dell’accoglienza.
Tante mamme hanno preparato torte e dolci da offrire. Santori e le altre tre sardine capo che hanno creato tutto questo sono lì in mezzo: “Con questo spirito vogliamo prosciugare l’astensione. Quello dell’Emilia è un voto di coscienza nazionale”.
A un certo punto la senatrice del Partito Democratico Vanna Iori si avvicina a Mattia Santori: “Ti volevo ringraziare, perchè hai creato tutto questo. Senza di te non sarebbe stato possibile. Solo voi avete portato così tante persone in piazza”. Un attimo di silenzio, e poi: “Sono una senatrice Pd”. Lo stesso Santori resta perplesso, ma il dato di fatto è questo, e risponde: “Purtroppo è così”. Sono le sardine a fare da controcanto alla propaganda leghista. Anche qui a Bibbiano, dove il Pd si è difeso con difficoltà .
Ma le persone non hanno più voglia di stare zitte quando i leghisti pronunciano impropriamente la parola ‘Bibbiano’: “Non vogliamo essere etichettati come figure di orchi e disonesti. Chi ha sbagliato dovrà  pagare, ma non si può speculare”. E ancora Ivonne da Reggio Emilia: “Hanno preso come scusa il discorso delle adozioni. Salvini è contro Bibbiano perchè i bibbianesi non volevano questo peso mediatico e questa speculazione. I processi non si fanno sul palco”.
Accanto c’è Lisa che ricorda le battaglie del ’68: “Eravamo in piazza con i panini e una banana. Ora sono i figli che trascinano noi. Pensavamo di avere già  dato, e invece no”.
L’ansia del risultato elettorale c’è. Santori non si sbilancia, sottolinea però che, al di là  del voto, le Sardine hanno già  vinto “e continueranno a esistere” anche se dovesse vincere la candidata leghista Lucia Borgonzoni. Per adesso osservano la piazza e si dicono soddisfatte, perchè un risultato è già  stato raggiunto: “Abbiamo inceppato la macchina dell’odio su Bibbiano”. E quindi la piazza canta vittoria e balla fino a tardi al ritmo degli strumenti.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI PORTA IN PIAZZA IL DOLORE A BIBBIANO, MA E’ UN FLOP E PERDE LA PARTITA CON LE SARDINE

Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile

PIAZZA SEMIVUOTA NONOSTANTE LA PRECETTAZIONE DI 100 PARLAMENTARI

Ed eccoci a Bibbiano, piccolo paese della Val d’Enza, ormai erto a capoluogo del circuito mediatico salviniano. “Giù le mani dei bambini”, si legge in fondo a piazza della Repubblica dove è adibito il palco per il comizio del Capitano leghista nel penultimo giorno di questa muscolare campagna elettorale. Salvini versus Sardine. Salvini versus Stefano Bonaccini.
Quando manca ancora un’ora all’inizio dello show, la piazza è ancora mezza vuota. E tale resterà . In questo paesone della via Emilia, circondato da vitigni e cantine che producono Lambrusco, il clima è quello dell’indifferenza nei confronti dell’ex ministro dell’Interno che ha voluto cavalcare l’inchiesta “Angeli e Demoni” sugli affidi illegittimi e sugli abusi di ufficio. Un signore tarchiato, bardato di cappello e sciarpa, che ricorda il celebre Catarella del commissario Montalbano, si tiene a debita distanza dal palco. E allora perchè si trova qui? “Sono venuto solo a curiosare”, confessa a bassa voce. Per chi voterà ? “Non voterò per nessuno, ma di certo non per questo signore che sta infangando la storia di questo Paese. È venuto qui a speculare su vicende personali. Al suo slogan rispondo così: Salvini, giù le mani da Bibbiano”.
Di bibbianesi se ne vedono pochi in questa pezzo di strada dove in ogni angolo c’è qualcuno che mostra un cartello con su scritto: “Perchè un bambino viene allontanato dalla famiglia per un disegno?”.
Ad esempio, la signora che tiene in mano questo manifesto è arrivata fin qui da Brescia, è una militante di lungo corso del fu Carroccio, e non sa praticamente nulla della inchiesta giudiziaria. “Boh”, replica infastidita. Un’altra signora, il cui nome è Vanda, vive a Reggio Emilia, e ha sempre votato a sinistra. E ora? “E ora non lo sa, ma questo tipo di iniziative non mi piacciono. Preferisco quando Salvini parla d’altro, di partite Iva, piccole e medie e imprese, di sviluppo di Paese”. E allora per quale ragione si è materializzata fin qui? “Perchè volevo vedere con i miei occhi questa schifezza”.
A un certo punto, cominciano a scorgersi i volti dei parlamentari. E che ci fanno? Sì, per fare numero Salvini ha chiesto aiuto a deputati e senatori.
Ecco, allora Raffaele Volpi, che non è certo emilian-romagnolo, ecco Barbara Saltamartini, laziale doc, ed ecco Alessandro Pagano, siciliano di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Alla fine se ne conteranno un centinaio di deputati e senatori. “Ci siamo tutti trasferiti qui. Questo è un partito serio e come tale fa squadra”, si giustifica Pagano. Spunta poi Massimo Casanova, il re del Papeete, fiducioso più che mai: “Difficile fare i sondaggi in Emilia. Le faccio un esempio, una parte di imprenditori non dichiara di votare Lega, ma nel segreto dell’urna metterà  la croce sul nostro grande partito. Vinceremo di sicuro. E ci vedremo d’estate tutti al Papeete”.
Alle 18 e 30, quando ormai si è oltre il fischio di inizio – l’appuntamento era infatti fissato per le 18 – la piazza è mezza vuota. “No, è mezza piena”, ironizza un deputato. In realtà , bisognerebbe scorporare dal conteggio i cento parlamentari che stanno tutti radunati alla destra del palco. Compare uno striscione “Comunisti ladri di bambini”. Si comincia lo stesso anche se la folla non è quella dei giorni migliori. “Non importa”, confida un parlamentare che preferisce non rivelare l’identità .
Si parte così. Inizia il programma di Matteo Salvini. Sembra infatti un set televisivo. Il segretario nella veste del conduttore presenta con voce teatrale alcune delle mamme a raccontare le loro esperienze dei figli sottratti. E il Capitano si serve di queste storie per fare propaganda, per racimolare gli ultimi consensi prima del silenzio elettorale. Appare più che nervoso anche perchè a pochi metri di distanza ci sono le Sardine che non solo hanno riempito la piazza, ma hanno adunato i cittadini di Bibbiano: “Dispiace che a qualche metro di distanza da qui ci sia qualcuno pronto a fare polemica: il bene dei bambini dovrebbe unire tutti. La politica non dovrebbe dividersi su questo”.
Nel ruolo dell’anchorman Salvini ascolta, non sorride, recita la parte del serioso, e sembra quasi si stia per commuovere quando dà  la parola a Paola Pellinghelli, la madre del piccolo Tommy Onofri, il bambino assassinato, una tragedia che sconvolse l’Italia. “So che il nome di mio figlio è stato tirato in ballo nelle vicende di Bibbiano, come pretesto per stilare certe relazioni E potete capire come sono rimasta quando ho saputo che uno dei tre assassini, la donna, ha ricevuto un permesso premio. Ringrazio Matteo che mi ha dato la possibilità  di sfogarmi e spero che tutti insieme possiamo cambiare qualcosa”. Ed un “vergogna, vergogna” rimbomba sullo sfondo di questa piazza, quasi a voler rimarcare il fatto che è qui forse preferirebbe altri toni. O comunque il silenzio.
A questo punto tocca a lui, Salvini, tirare le somme, diffondere il verbo della propaganda a colpi di “mi impegnerò di riportare questi bambini alle loro famiglie”. E poi ancora: “Un solo bambino fosse stato sottratto ingiustamente, è dovere di un popolo fare sì che possa tornare dalla sua famiglia”. Il Capitano invoca una “mobilitazione di massa contro le droghe” e “per la difesa dei valori della famiglia”. Con una chiosa finale che recita così: “Viva Bibbiano, via le mamme e i papà , darò la vita per riportare i vostri figli a casa”.
In tutto ci siamo dimenticati di Lucia Borgonzoni. È sul palco, al fianco di Salvini. La candidata governatore dell’Emilia Romagna, già  sottosegretario ai Beni Culturali del governo Conte-1, viene presentata così: “Un applauso a questa ragazza che ha raccolto una quantità  di insulti”. Ma è già  tardi, c’è troppo freddo. Zero gradi.   Meglio correre a casa a mangiare qualcosa caldo.
Oppure ad ascoltare le Sardine che invece sono molto di più. “Ballano, cantano e non infangano il   nome di Bibbiano”.
Salvini perde a Bibbiano. Vincono le Sardine. Ma uno dei soldati del Capitano, lasciando la piazza, avverte con una certa sicumera: “Dalla parte del torto si è sempre in pochi, dalla parte del bene invece c’è sempre il pienone”. Amen.

(da “Huffingtonpost”)

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LA TUNISIA STA VALUTANDO DI INSERIRE SALVINI TRA LE “PERSONE NON GRADITE”

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

FONTI VICINO AL GOVERNO CONFERMANO… NON SOLO LA CITOFONATA, PESA ANCHE UN PRECEDENTE VERGOGNOSO… ASSOCIAZIONE TUNISINI IN ITALIA QUERELA SALVINI

Quella citofonata non è proprio piaciuta, ed è un eufemismo, a Tunisi. Non c’è niente da fare: tra Matteo Salvini e la Tunisia, e i Tunisini, l’alchimia chimica è scattata. In negativo.
E oggi, confidano fonti autorevoli a Tunisi, c’è chi esorta il governo tunisino a dichiarare il leader della Lega, “persona non gradita”.
Una conferma in proposito viene dall deputato tunisino, Yassine Ayari, eletto nella circoscrizione Francia settentrionale, ha scritto   al ministro dell’Interno della Tunisia proprio per impedire a Salvini di entrare nel paese africano e considerarlo “persona non grata”.
“Serve una posizione dell’Italia perchè non è la prima volta che Salvini ha atteggiamenti vergognosi nei confronti della popolazione tunisina”.   Così il vicepresidente del parlamento tunisino Osama Al Saghir commenta, ai microfoni di Radio Capital, il gesto del leader della Lega che è andato a citofonare a casa di alcuni “presunti spacciatori” in un quartiere periferico di Bologna.
Per Al Saghir si tratta di “un gesto puramente razzista”. “Salvini continua ad essere razzista, sta minando le relazioni che ci sono tra le popolazioni italiane e tunisine”, ha detto il vicepresidente del parlamento tunisino, che ha poi voluto sottolineare come “i tunisini, tra cui quella famiglia, sono persone che lavorano, che pagano le loro tasse. E con quelle tasse il signor Salvini si fa lo stipendio. E’ inaccettabile”. Siamo sbalorditi, la Tunisia non merita un trattamento del genere”.”
Ridha Mechergui, presidente dell’Alleanza delle Associazioni dei Tunisini d’Italia, sta valutando di “adire le vie legali nei confronti di Salvini con una querela. La comunità  tunisina vive in Italia da prima che Salvini nascesse, ha dato un contributo allo sviluppo dell’Italia: Salvini prima ha detto che la Tunisia manda qui delinquenti, ora gira per gli appartamenti dei cittadini, credo che non sia un comportamento civile”.
“Evidentemente il Salvini ha una visione parziale e non certo benevola della Tunisia, viste anche le sue precedenti scivolate…”, dice a Globalist una fonte vicina agli ambienti governativi di Tunisi.
La scivolata a cui la fonte fa riferimento, e che portò ad un passo dalla crisi diplomatica, data 3 giugno 2018: da Pozzallo, dove è in visita, il neo titolare della Farnesina si lascia andare a questa non certo benevola considerazione: “La Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti”, affermò Salvini
L’imbarazzo regna sovrano alla Farnesina. Imbarazzo e irritazione visto che l’uscita elettorale di Salvini non aiuta di certo, confida una fonte diplomatica, a migliorare l’immagine del nostro Paese sulla Sponda Sud del Mediterraneo.

(da Globalist)

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LA FACCIA DI BONAFEDE QUANDO GLI DICONO CHE ANCHE “GLI INNOCENTI FINISCONO IN CARCERE”

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

A OTTO E MEZZO LA GIORNALISTA TIRA FUORI I DATI UFFICIALI E IL MINISTRO RIMANE BASITO … AVEVA APPENA DETTO CHE GLI INNOCENTO NON VANNO IN CARCERE, MENTRE SONO STATE 27.000 LE VITTIME RISARCITE DALLO STATO

L’intervista di Alfonso Bonafede a Otto e Mezzo ha lasciato molti spunti di discussione. Si è parlato, moltissimo, delle dimissioni di Luigi Di Maio dal ruolo di capo politico del Movimento 5 Stelle, ma è stato dato anche ampio spazio al tema che divide ancora la maggioranza di governo: quello della prescrizione.
La giornalista de La Repubblica, Annalisa Cuzzocrea, ha esposto i dati degli innocenti in carcere in Italia dal 1992 e il ministro della Giustizia rimane di sasso, con un volto allibito.
«Ogni tanto pensa agli innocenti che finiscono in carcere?», chiede la giornalista al ministro della Giustizia. E lui replica scuotendo il capo: «Gli innocenti non finiscono in carcere».
Peccato che Annalisa Cuzzocrea abbia sottomano i dati delle persone che, dal 1992 hanno ricevuto un rimborso per via degli errori giudiziari che li hanno portati a scontare una pena prima di esser dichiarati innocenti.
Come sottolinea la giornalista, infatti, dal 1992 al 2018 sono state risarcite oltre 27mila persone dallo Stato italiano.
Il motivo? Erano innocenti, ma sono finite lo stesso in carcere. Un dato poco confortante per chi porta avanti da anni la battaglia per l’abolizione della prescrizione. La mozione di Cuzzocrea si basa su dati. Perchè se è vero che il blocco della prescrizione (secondo l’ultimo testo in discussione nel Consiglio dei ministri) dovrebbe scattare dopo il primo grado di giudizio, ma al tempo stesso questo non è una garanzia di giustizia al cento per cento.

(da agenzie)

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LOCRI, CON VILLE, FERRARI O IN CARCERE MA PRENDEVANO IL REDDITO DI CITTADINANZA: SCOPERTI IN 237 DALLA FINANZA

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

OLTRE 870.000 EURO DI SOLDI PUBBLICI FINITI A CHI NON NE VAVEA DIRITTO… CI VUOLE ANCORA TANTO A CAPIRE CHE IL MECCANISMO E’ SBAGLIATO?

Boss, capi e gregari di diversi clan, intestatari di auto di lusso inclusa una Ferrari, proprietari di ville multipiano o appartamenti di pregio, tutti con la card gialla del reddito di cittadinanza. Solo nella Locride, 237 persone hanno approfittato della misura simbolo dei pentastellati intascando indebitamente per mesi aiuti e sussidi per quasi 900mila euro.
Li ha scoperti la Guardia di Finanza nel corso delle verifiche ad ampio raggio sui lavoratori agricoli a caccia di “falsi braccianti”, fenomeno comune in Calabria, dove le liste del collocamento sono formalmente piene di gente che sulla carta ha lavorato nei campi un periodo sufficiente per godere di sussidi di disoccupazione o maternità , ma in realtà  non ha mai messo piede in un orto.
Tra loro, hanno scoperto i finanzieri, in 237 avevano anche chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza. Scorrendo le liste, i finanzieri hanno trovato i componenti di intere famiglie di ‘ndrangheta, molti dei quali arrestati, sotto processo o ospiti delle patrie con l’accusa di associazione mafiosa, un esercito di lavoratori a partita iva che hanno “dimenticato” di presentare la dichiarazione dei redditi, più di un soggetto che dal proprio nucleo familiare ha estromesso, solo sulla carta, coniugi o genitori con reddito troppo alto, magari giocando sulla residenza.
Risultato, oltre 870mila euro di fondi pubblichi che in meno di 9 mesi sono finiti in mano a chi non aveva alcun diritto a percepire aiuti e sussidi. Tutti quanti adesso dovranno non solo restituire quanto incassato, ma sono stati anche denunciati, insieme a 73 sottoscrittori di Dsu irregolari, cioè il documento necessario per attestare la propria condizione reddituale e chiedere il reddito di cittadinanza. Per la legge, rischiano pene da due a sei anni.

(da agenzie)

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FRATELLI D’ITALIA E LEGA LITIGANO IN VENETO E METTONO A RISCHIO ZAIA

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

ENTRANO IN FDI DUE ELETTI CON TOSI E SCOPPIA LA GUERRA CON LEGA SULLA DOTAZIONE DEI PORTABORSE

«Non do per scontato il sostegno a Zaia ma lo considero naturale perchè non vogliamo sottrarci all’impegno in Veneto e perchè quando vince il centrodestra vince Fdi e viceversa»: con le parole in politichese stretto di Ignazio La Russa si certifica la crisi strisciante dei rapporti tra Fratelli d’Italia e Lega in Veneto, che sta piano piano volgendo verso quello che sembrava impossibile fino a un mese fa: il governatore è a rischio e la sua maggioranza non è più tanto solida.
Il Corriere del Veneto racconta che tutto parte dall’ingresso nel partito della Meloni di Andrea Bassi e Stefano Casali, entrambi veronesi, eletti nel 2015 con la lista Tosi, impegnati al fianco del leghista Paolo Borchia alle ultime Europee ed ora convinti dalla «marcatura» del coordinatore regionale di Fdi Sergio Berlato ad aderire al progetto di Giorgia Meloni, chissà , forse con la promessa di una ricandidatura alle Regionali.
Pendono stalattiti sulla testa dei «Fratelli» (coltelli?) e lo dimostra pure l’appello all’unità  lanciato a sorpresa da La Russa, venuto a Venezia per tenere a battesimo i nuovi entrati e finito per fare da ambasciatore nella guerriglia che da tempo divide platealmente Berlato dall’assessore all’Istruzione Elena Donazzan (e i loro alfieri nelle diverse province) e che ora pare essersi estesa a Giorgetti.
«Auspico grande armonia in seno a Fratelli d’Italia — ha detto il senatore — e credo che al nostro gruppo debba necessariamente ricongiungersi al più presto, già  dopo le Regionali in Emilia, il gruppo di Donazzan e Giorgetti. Perchè al di là  dei tecnicismi, noi siamo per la chiarezza».
I «tecnicismi» a cui si riferisce La Russa riguardano la dotazione organica dei gruppi: un dirigente e tre dipendenti a prescindere dal numero dei consiglieri aderenti, così che la fusione tra Fratelli d’Italia e Più Italia-Amo il Veneto costringerebbe inevitabilmente al licenziamento o del personale di un gruppo o di quello dell’altro. Circostanza a cui nè Giorgetti nè Donazzan pensano minimamente, a prescindere dalle tensioni con Berlato e i nuovi arrivati.

(da “NextQuotidiano”)

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SARDINE, L’INCONTRO NAZIONALE SI TERRA’ A SCAMPIA: “E’STATA DEMONIZZATA INGIUSTAMENTE”

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

APPUNTAMENTO IL 14-15 MARZO   PER DELINEARE IL FUTURO DEL MOVIMENTO

Si terrà  a Scampia, a Napoli, il prossimo 14 e 15 marzo, l’incontro nazionale delle Sardine. Sarà  un confronto tra le varie anime e i territori, ovvero un “congresso” per delineare il futuro del movimento e per definire una linea comune in vista delle elezioni in altre sei regioni.
Si discuterà  anche della “struttura” del movimento, finora rimasta liquida, e di quale azione “politica” assumere, quindi ad esempio se “sposare” temi precisi (sulla scia della richiesta di abolire i decreti sicurezza) oppure rimanere slegati da questioni specifiche.
«Scampia è uno dei quartieri più giovani, uno dei tanti luoghi che hanno vissuto una demonizzazione mediatica che non riflette appieno la realtà », ha detto il leader delle Sardine Mattia Santori spiegando perchè è stata scelta l’area di Napoli per ospitare l’incontro nazionale del movimento.
Santori, in un’intervista a Qn, parla anche del terremoto nel M5s, con le dimissioni di Luigi Di Maio: «Credo che l’implosione ci fosse già  stata, perchè i 5 stelle hanno mostrato totale impasse nella presentazione dei candidati delle Regionali. Li abbiamo visti in una barca senza rotta. Cambiare può essere un’idea, ma temo che sia troppo tardi».
Ora «i delusi sono difficili da convincere. È più facile risvegliare i pigri, e noi questo abbiamo fatto: abbiamo dato una scossa allo snobismo di sinistra e di centro e all’antipolitica».
Un governo «che guarda anche a sinistra non può rimandare sempre lo ius soli e non può non toccare il decreto sicurezza di Salvini. Tutti, comunque, si muovono per strategia. Il Pd ha scelto l’Aventino perchè non vuole che si voti ora per la Gregoretti, Salvini lasciò il governo per non fare una finanziaria difficile…».
Nelle regionali in Emilia-Romagna, «se Bonaccini perdesse, sarebbe tutto più difficile. Se vincesse, noi saremmo il vero elemento nuovo del voto e qualcosa bisognerà  costruire…». Per il leader del movimento delle Sardine «noi siamo stati la risposta alla scelta di nazionalizzare il voto in Emilia Romagna. A livello locale la sfida è Bonaccini contro Borgonzoni, a livello nazionale il match è Salvini contro Sardine».
Nell’incontro con il premier Conte, che non è stato ancora fissato, «gli chiederemo di capire come si può rendere meno vergognoso il decreto sicurezza. E poi bisogna intervenire sulla democrazia digitale, ossia fare in modo che i social network amplifichino i messaggi della buona politica e non quelli della politica da bar».

(da agenzie)

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MODENA, I PROPRIETARI ITALIANI DEL NEGOZIO INDICATO DA SALVINI COME COVO DI SPACCIATORI NIGERIANI QUERELANO SALVINI

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

TRA L’ALTRO E’ IN VENDITA E   IL VIDEO DEL LEGHISTA HA DETERMINATO UN DANNO ECONOMICO

Vi abbiamo raccontato la storia del negozio citato da Matteo Salvini a Modena nella sua ultima diretta Facebook nella giornata di oggi, 22 gennaio.
Secondo il leader della Lega, a cui la vicenda è stata segnalata da alcuni residenti del luogo, nell’esercizio commerciale ci sarebbero stati dei nigeriani soliti a mettere in pratica attività  di spaccio.
«Lo hanno già  chiuso due volte», spiegano gli accompagnatori del leader della Lega. Ma non per motivi legati allo spaccio di droga bensì per presunte irregolarità  nella vendita di alcolici in uno dei distributori automatici. Evidentemente i proprietari hanno fatto ricorso e la chiusura è stata revocata.
Come vi abbiamo segnalato, i titolari delle mura e dell’attività  sono italiani e il negozio Openshop 24 è in una delicata fase di compravendita.
Visto che le dichiarazioni di Matteo Salvini entrano molto nello specifico e, a lungo andare, potrebbero anche causare un danno ai titolari dell’esercizio commerciale,gli stessi proprietari hanno deciso di rivolgersi a un legale.
Al momento, vista la delicatezza della situazione e visto quanto accaduto anche negli scorsi giorni (Matteo Salvini si era reso protagonista di un’altra vicenda simile il 21 gennaio nel quartiere Pilastro di Bologna), gli stessi titolari dell’attività  commerciale — uno shop con distributori h24 — hanno preferito non rilasciare dichiarazioni.
Matteo Salvini aveva rivolto un appello video davanti alla saracinesca dell’esercizio, in viale Crispi, 38 a Modena. Aveva detto: «Chiediamo cortesemente a chi di dovere di venire a fare un bel controllo in quel negozio, perchè qua dentro si spaccia droga e chi spaccia droga deve stare in galera. Speriamo che questa segnalazione possa portare a qualche chiusura e a qualche arresto».
Questa e altre dichiarazioni fatte in questo contesto potrebbero aver danneggiato i titolari che, per questo motivo, hanno iniziato a valutare una tutela di carattere legale.

(da Giornalettismo)

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BIBBIANO, LE SARDINE TRAVOLGONO IL PESCECANE: “SIAMO SETTE VOLTE PIU’ DI LORO”

Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

5000 SARDINE IN PIAZZA CONTRO I MILLE SCARSI DEL LEGHISTA… SANTORI: “QUESTA E’ LA DIFFERENZA TRA LA REALTA’ E LE SPECULAZIONI VIRTUALI”

Una vigilia tesa, la piazza principale del paese contesa e alla fine le due manifestazioni quasi in contemporanea a qualche centinaia di metri di distanza.
Per un pomeriggio le Regionali in Emilia-Romagna si concentrano esclusivamente su Bibbiano, diventato uno dei paesi simbolo del voto a causa dell’inchiesta Angeli e Demoni sui presunti illeciti negli affidi dei minori.
E così Matteo Salvini e la Lega della candidata Lucia Borgonzoni riuniscono la loro piazza sotto la scritta “Giù dai bambini”. Arrivano in un migliaio di fronte al Comune per quella che il leader del Carroccio dice essere una serata di ascolto dei genitori ai quali i servizi sociali hanno tolto i figli, ma che si trasforma sul finale in un comizio che spazia dai “bambini portati via per quattrini” alla “lotta alla droga”.
Poco più in là , le Sardine per la loro contro-manifestazione alla quale partecipano in 5mila, “Questa è una comunità  che ci ha chiesto aiuto per raccontare un altro tipo di Bibbiano”, spiega il leader delle Sardine da piazza Libero Grassi dove musica e flash-mob si alternano con gli interventi di diversi giovani abitanti del paese e tanti arrivati da altri comuni emiliani a tre giorni dalla sfida nelle urne tra Borgonzoni e il governatore uscente Stefano Bonaccini.
“Il nostro risultato l’abbiamo già  portato a casa e lo vedete voi stessi. Di là  ci sono famiglie e una piazza strumentalizzata e ci chiediamo: perchè siamo sette volte più di voi, se doveva essere una piazza di tutti?”, si chiede nel suo intervento.
La piazza della Lega, ha accusato, è “costruita” mentre “qui ci sono persone vere”. Di là , ha aggiunto, “c’è chi fa politica un giorno ogni cinque anni, qui sono sicuro che c’è gente che fa politica nella vita quotidiana”. “È evidente — ha concluso — che non basta comprare quella parte del paese che viene in piazza solo perchè ci sono le elezioni”.

(da agenzie)

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