Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile
“A QUEL PUNTO CI TOCCHERA’ PURE PROTEGGERLO DALLA FURIA DEGLI EX LEGHISTI ARMATI DI CAPPI, RONCOLE E MONETINE”
Oggi Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano parla di Matteo Salvini che si è paragonato a Giovannino Guareschi e Silvio Pellico, ovvero del rischio per nulla concreto che il Capitano finisca in galera.
A differenza di Guareschi, condannato per vilipendio al Capo dello Stato e per diffamazione, la situazione di Salvini, per ora solo indagato per sequestro di persona in relazione al caso Gregoretti, è infatti infinitamente più rosea.
Sia per quanto riguarda la carcerazione preventiva che per ciò che concerne la sentenza definitiva:
Per arrestare uno prima del processo, occorrono, oltre ai gravi indizi di colpevolezza, le esigenze cautelari. Cioè almeno uno dei tre pericoli canonici: fuga all’estero (purtroppo altamente improbabile), inquinamento delle prove (e qui non c’è nulla da inquinare: i fatti, cioè il blocco della Gregoretti nel porto di Augusta, sono avvenuti alla luce del sole, in mondovisione) e reiterazione del reato (impossibile perchè l’imputato non è più ministro dell’Interno).
Quindi la galera potrebbe toccargli solo in caso di condanna definitiva, per giunta a una pena superiore ai 4 anni: due eventualità leggermente più remote del ritorno di Renzi a Palazzo Chigi, anche se la presenza dell’avvocata Bongiorno come difensore di Salvini potrebbe essergli fatale.
E comunque, casomai, se ne parlerebbe tra 8-10 anni, quando nessuno si ricorderà più di quel cazzaro che, per misteriosi motivi, nel 2020 superava il 30% dei consensi.
Ma a quel punto ci toccherà proteggerlo dalla furia degli ex leghisti armati di cappi, roncole e monetine.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile
DATI OSCAD: “SONO MOLTI DI PIU’, TANTI NON DENUNCIANO”
La campagna sovranista sui migranti ha portato a un aumento dei reati di matrice
discriminatoria.
Lo dimostrano i dati forniti oggi dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) diffusi durante il convegno “Le Vittime dell’Odio” sul tema delle discriminazioni, al quale partecipano la ministra dell’Interno Lamorgese, il Capo e il vice capo della Polizia, Franco Gabrielli e Vittorio Rizzi.
I dati del 2019 non sono ancora consolidati e sono lievemente inferiori nel numero a quelli dei due anni precedenti, ma colpisce il raddoppio dei reati discriminatori di razza, etnia, nazionalità , religione dal 2016 al 2017.
Elaborando i dati del Dipartimento della Pubblica sicurezza sui crimini d’odio per il Rapporto annuale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa — OSCE, Oscad ha accertato che nel 2016 si contavano 494 violazioni riferibili a discriminazione per razza, etnia, nazionalità e religione: nel 2017 tali reati sono diventati 828 e nel 2018 801. Nell’anno appena concluso se ne contano 726, ma l’Oscad sottolinea che si tratta di un dato non ancora consolidato.
Ma i casi di discriminazione perseguibili per legge potrebbero essere ancora di più. Nel presentare i dati, Oscad sottolinea infatti che il monitoraggio di tali reati ha due problemi: il numero potrebbe essere sottostimato perchè spesso mancano le denunce e, anche quando i soprusi vengono denunciati, talvolta manca il riconoscimento della matrice discriminatoria del reato da parte delle forze di polizia e degli altri attori del sistema di giustizia penale.
Nello specificare la metodologia di aggregazione dei dati, Oscad precisa inoltre che non è possibile fare distinzione, all’interno della specifica motivazione discriminatoria, quanti siano i reati di razza, separati da quelli di etnia, o di nazionalità o di religione perchè “la normativa vigente in materia non distingue le specifiche finalità discriminatorie. Conseguentemente – precisa l’Osservatorio -, non possono essere estrapolate dal Sistema di Indagine le violazioni distinte per i singoli ambiti, ad esempio: quante violazioni riguardino, rispettivamente, “razza”, etnia, nazionalità e religione e, in riferimento a tale ultimo contesto, quante siano riferibili ad antisemitismo, islamofobia, odio anticristiano e altri”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile
SONO PROFILI ALTAMENTE QUALIFICATI… E’ L’ENNESIMA FALLA CREATA DA SALVINI
C’è un secondo e più insidioso effetto collaterale del decreto sicurezza sul lavoro nel settore accoglienza e tocca direttamente il livello più alto, statale, della gestione dei flussi migratori.
Tutto ruota attorno al ruolo delle Commissioni territoriali, istituite nel 2017 dal decreto Minniti con il compito di valutare e decidere in merito alle domande di riconoscimento per la protezione internazionale di persone in fuga da guerra, povertà , disastri ambientali. Sono 20 in tutta Italia e inizialmente prevedevano 55 sezioni distaccate necessarie per eseguire la prima fase di analisi delle richieste dei migranti.
Un lavoro delicato e fondamentale per decidere sulla concessione dei permessi. Così cruciali che, per farle funzionare al meglio e direttamente sotto i controllo delle prefetture, il Governo aveva assunto, previo concorso pubblico, 480 profili altamente qualificati allo scopo: neo laureati e giovani esperti che ora, a causa della riorganizzazione dettata dalla stretta all’immigrazione attuata dal decreto sicurezza, vivono nell’incertezza di sapere che fine farà il loro ruolo.
Lo spiega bene Florindo Oliviero, coordinatore nazionale per il fenomeno immigrazione della Funzione Pubblica Cgil che sta seguendo il caso dei neo assunti. “Si tratta di un ruolo riconosciuto a livello europeo, di funzionari specializzati con percorsi di laurea e post laurea specifici in diritto internazionale, sociologia, giurisprudenza, scienze politiche e non solo con il compito di fare colloqui molto mirati e approfonditi. Per intenderci sono coloro che poi stilano le relazioni tecniche su cui l’autorità giudiziaria si baserà per esprimere o meno lo status di rifugiato politico del richiedente”.
Ma con il calo dei flussi e la stretta sulle concessioni dei permessi ai richiedenti, il lavoro di questi giovani e preparati funzionari viene messo in discussione.
Il caos scoppia quando tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 il Ministero dell’Interno decide per la riorganizzazione delle Commissioni che al loro interno prevedono la presenza di un rappresentante dell’Unchr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
All’Unhcr abbiamo chiesto conto dell’effettivo smantellamento delle funzioni delle commissioni e l’organizzazione risponde che “nel 2019 alcune sezioni sono state chiuse, principalmente a seguito della riduzione delle domande di protezione internazionale. Al momento non siamo informati di eventuali ulteriori chiusure di sezioni. Risultano quindi attive 20 Commissioni e 21 Sezioni”.
Solo tra giugno e novembre dello scorso anno, riporta l’agenzia a Fanpage.it, sono state destituite due sezioni permanenti a Catania, una a Reggio Calabria, Napoli, Ancona, Bergamo, Latina, Campobasso e Roma e le sezioni temporanee di Firenze, di nuovo Roma, Genova e Milano.
A fine settembre la Cgil apre una vertenza nei confronti del Ministero dell’Interno perchè da funzionari con uno specifico compito, i 480 profili vengono considerati idonei ad essere riassegnati ad altro ruolo o trasferiti in altre sedi delle prefetture di competenza, anche oltre i 50 km dal luogo inizialmente individuato per il lavoro. Inoltre, poichè parte dello stipendio dei neoassunti è legato al numero di colloqui effettuati, calando il numero di interviste i giovani funzionari si ritrovano decurtata anche la parte integrativa del salario.
Questo elemento è confortato dal calo degli sbarchi e quindi delle richieste delle persone arrivate in Italia.
Nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2019, l’Italia ha ricevuto 31 mila 440 domande d’asilo, oltre il 35% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (fonte Eurostat/Unhcr).
La precarizzazione di personale così altamente qualificato non significa automatica perdita del posto ma uno stato di incertezza legato al ruolo e alle mansioni, ora confermate solo a seconda dei casi e delle necessità organiche.
Al momento a una delle commissioni più importanti, quella di Bari, il Ministero ha confermato con decreto proseguimento dell’attività , almeno per quest’anno, compresa anche quella della sezione. Ma per la Cgil si naviga a vista ed è assurdo che personale inserito con concorso pubblico debba subire gli umori dei cambi di politica operati dall’alternanza governativa. Il fatto che non ci sia ancora un’effettiva chiusura delle Commissioni fa però sperare gli addetti in un rilancio del programma di accoglienza.
C’è poi un aspetto più sostanziale del lavoro affidato a questo pool di esperti. Rinunciare alle mansioni di controllo approfondito sulle richieste dei permessi per chi arriva in Italia comporta un effetto domino che rischia di limitare le chance degli aventi diritto e di ingolfare la macchina amministrativa.
Solo pochi giorni fa la Cassazione si è pronunciata su un caso di richiesta negata da prefettura e tribunale a un migrante togolese perchè il suo racconto per ottenere il riconoscimento dello status sarebbe risultato del tutto illogico e “stereotipato” e quindi impossibile per un giudice da valutare come veritiero.
Che le risorse umane nel comparto accoglienza siano cruciali lo conferma indirettamente la stessa ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, nelle risposte fornite durante l’interrogazione parlamentare del 15 gennaio (qui la trascrizione integrale).
Rispondendo al deputato di Più Europa Riccardo Magi, la ministra chiarisce che già dal 23 dicembre il Governo si è impegnato a valutare “un provvedimento che, a fronte dell’immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione di cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, prevedendo, all’atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore”.
La proposta è dunque quella di allargare la platea degli aventi diritto al permesso di soggiorno per motivi di lavoro, per evitare che a giugno — periodo in cui orientativamente scadrà il primo scaglione di permessi concessi — in migliaia si ritrovino senza rinnovo e quindi di fatto in regime di irregolarità .
Una misura che richiederà un grande sforzo amministrativo su tutto il territorio nazionale. Ma Lamorgese aggiunge anche un altro elemento.
Dopo aver ricordato “come la materia delle cosiddette regolarizzazioni sia di particolare complessità ”, avverte che per toccare il decreto sicurezza bisogna tener conto di molteplici profili, “sia dal punto di vista tecnico che politico, peraltro riconducibili a competenze attribuite a diverse amministrazioni pubbliche, tra i quali non secondaria rilevanza riveste la determinazione degli oneri connessi e il reperimento delle relative risorse”.
Tradotto: mancano al momento sia gli impegni economici sia i profili lavorativi in grado di garantire almeno il primo livello di accoglienza e smistamento per circa 100 mila immigrati a rischio di irregolarità secondo i dati riportati in quella stessa interrogazione.
Quella di Lamorgese è chiaramente un’apertura, una modifica iniziale rivolta a uno specifico target di persone e che però aprirebbe le porte a intervento più strutturato e invasivo delle norme introdotte dal precedente governo che hanno fatto crollare la concessione dei riconoscimenti dal 28% al 3-4% circa.
Per questo lo stato di agitazione che anima parte della commissioni territoriali, e quindi delle prefetture, è indicativo di quanto problematica sarà la ripartenza del sistema accoglienza rimettendo mani al decreto Salvini.
Lo ricorda anche l’Unhcr secondo cui le commissioni e le sezioni svolgono un ruolo fondamentale e di avamposto. “Tutti i territori sono importanti, anche quelli meno esposti a flussi di migrazione forzata diretti (rispetto ad esempio a Sicilia, Calabria, Puglia e Nord-Est), anche in considerazione del fatto che chi arriva via mare in genere è ripartito su tutto il territorio nazionale e che è quindi necessario garantire una procedura di asilo efficiente e tempi scorrevoli ovunque”.
(da Fanpage)
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Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DI MEDICI SENZA FRONTIERE IN SETTE INSEDIAMENTI LUCANI IN CUI, SENZA SERVIZI E ACCESSO ALLA SANITA’, TROVANO RIFUGIO GLI STAGIONALI CHE LAVORANO NEI CAMPI PER POCHI EURO
Nell’ex Felandina, una delle baraccopoli della Basilicata in cui vivono ammassati migliaia di
immigrati sfruttati dai caporali per le raccolte stagionali, è finito anche Simon, 29 anni. Viene dall’Eritrea ed è un rifugiato politico ma anche lui è finito in quell’inferno.
Operato all’anca quattro anni fa a Venezia, con una parziale invalidità , uscito dall’ospedale non è più potuto rientrare nel centro di accoglienza di Venezia.
Senza lavoro e senza casa, alcuni amici gli hanno suggerito di raggiungerli lì dove almeno pochi euro lavorando nei campi si rimediavano ed è finito lì: “Quando sono arrivato non potevo credere ai miei occhi, la situazione era orribile, le persone vivevano come gli animali, peggio degli animali. C’erano i rifiuti davanti alle case, non c’era il bagno, non c’erano le docce. Non era una situazione umana”.
Intanto per lui anche lavorare nei campi si è rivelato problematico poichè i datori di lavoro, considerando la sua invalidità , non lo assumevano. Si è ritrovato bloccato, senza speranza.
Simon è uno dei 900 immigrati che l’equipe di Medici senza frontiere ha incontrato e visitato in un progetto dedicato e, grazie a loro, è stato indirizzato all’accoglienza presso una struttura di Matera dove ha anche potuto cominciare un percorso di formazione professionale.
Msf ha portato avanti il progetto tra luglio e novembre 2019 in sette insiediamenti informali, baraccopoli, aree industriali dismesse, casolari fatiscenti , senza acqua potabile e in pessime condizioni igienico-sanitarie, in cui trovano rifugio circa 2000 persone.
Ora a proseguire il loro lavoro di assistenza sanitaria sarà l’associazione locale Loe-Uisp a cui sono stati donati il camper dell’unità mobile, le attrezzature mediche e le scorte di farmaci.In generale, il quadro che è venuto fuori è quello di una situazione in
cui il diritto alla salute è negato.
La maggior parte dei migranti visitati presentava condizioni mediche problematiche legate alle difficili condizioni di lavoro e di vita.
Meno di metà di loro aveva una tessera sanitaria e dunque la possibilità di accedere a cure mediche nelle strutture pubbliche.
Da qui l’appello di Msf alle autorità locali per abbattere le difficoltà di accesso al sistema sanitario attraverso l’attivazione di ambulatori di medicina dedicati nei territori in cui si registra una forte presenza di stranieri e per definire strategie di lungo periodo per garantire soluzioni abitative dignitose.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile
SERVIVA A DARE UN CONFORTO IN MANIERA ANONIMA AI SENZATETTO… QUESTA E’ LA SOCIETA’ DOVE SGUAZZANO I SOVRANISTI: L’ODIO VERSO I PIU’ POVERI
Il muro gentilezza era stata un’iniziativa della giunta civica di Siracusa. Si tratta di un’associazione apartitica che si occupa di tematiche sociali in città .
Il muro della gentilezza, un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio anche in altri luoghi d’Italia, rappresenta un modo anonimo di fare volontariato e di usufruirne. Si individua un punto preciso in città , si costruiscono degli appendiabiti e si lasciano degli indumenti a disposizione di chi ne ha bisogno.
Due giorni fa, immediatamente dopo l’inaugurazione di questo luogo e il lancio dell’iniziativa, la giunta civica di Siracusa ha trovato questa brutta sorpresa: il muro della gentilezza era stato distrutto e gli indumenti che vi erano appesi sono stati ritrovati a terra.
La segnalazione di un cittadino, che era passato da corso Umberto (luogo scelto dall’associazione per mettere in piedi la piccola struttura), ha portato i responsabili a conoscenza di quanto accaduto.
La segnalazione pervenuta stamani dal cittadino Giuseppe Giganti, che si era recato sul posto per la donazione di alcuni suoi indumenti al Muro — ha scritto sui social network Damiano De Simone, uno dei responsabili della giunta civica -. A nome della Giunta Civica esprimo disgusto e tristezza, perchè intimidazioni di questo tipo fanno comprendere quanto ancora ci sia da lavorare sulla crescita interiore di alcuni individui, prima di considerarsi cittadini. Gli autori sappiano che con questo gesto non hanno colpito la Consulta Civica, ma tutte quelle persone che ogni giorno vivono all’acqua e al vento. Non ci fermeremo mai, annuncio nuova installazione il prima possibile».
Cronache di un’Italia che ha perso l’umanità e che, in nome di un qualche interesse personale, di un qualche presunto screzio, di una corsa al ‘decoro urbano’, magari, non risparmia nemmeno le persone meno fortunate e chi cerca di dare loro una mano.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2020 Riccardo Fucile
MENTRE MORISI LANCIAVA IL “DIGIUNOPERSALVINI” IL LEADER LEGHISTA SU INSTAGRAM PUBBLICAVA LA SUA FOTO TRA PROSCIUTTONI, SALAMONI E BOTTIGLIONE DI VINO
È un’ultima cena assai sostanziosa quella che ha pubblicizzato ieri Matteo Salvini su Instagram,
in attesa del credibilissimo digiuno quotidiano a cui vuole sottoporre i suoi fans dopo aver sfottuto gli esponenti del Partito Democratico che lo facevano.
“Un po’ quello che affliggete sll’Italia: voi “magnate” ed i cittadini digiunano”, risponde uno dei commentatori che evidentemente ha mangiato (almeno) la foglia.
In attesa di vedere se il Capitano assomiglierà di più a Gandhi o a Pannella, ecco il prosciuttone, il salamone e la bottigliona di vino a garantire che la buffonata sia fatta sul serio.
Intanto andrebbe segnalato a Morisi che l’idea di pubblicare in automatico i nomi di chi sottoscrive il DigiunoPerSalvini non è stata eccellente, visto che pullalano chi lo prende per i fondelli.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA MANIFESTAZIONE SI FARA’, SANTORI SI RACCOMANDA: “STATE CALMI E NON ACCETTATE PROVOCAZIONI, NOI SIAMO UN’ALTRA COSA”
La sala prenotata è troppo piccola. In fretta e furia ci si sposta nel teatro.
Oltre cinquecento persone, non c’è uno spazio libero, tanta gente in piedi: “Salite sul palco, forza. Stiamo vicini e guardiamoci in faccia”.
Mattia Santori, in tuta e cappellino in testa, è circondato dai cittadini di Bibbiano. Sabrina, una ragazza sulla ventina d’anni, prende il microfono: “Abbiamo chiamato voi delle Sardine perchè avevamo bisogno di una risposta gentile ed educata dopo essere stati demonizzati. Salvini giovedì vuole venire qui a speculare. E noi non ce la facciamo più. Non ce la facciamo veramente più”.
Il termine che usa è “demonizzati”, non è un caso. Riprende l’inchiesta “Angeli e demoni” sui presunti affidi illeciti.
È la prima vera assemblea pubblica delle Sardine perchè questo piccolo Comune emiliano non è come tutti gli altri.
Qui preparare la manifestazione di giovedì, in una piazza a pochissimi metri da quella di Matteo Salvini, ha un sapore diverso. Anche la piazza è stata al centro di una contesa, alla fine la Lega non si è tirata indietro e dunque anche le Sardine ci saranno. Il messaggio è dirompente. Da quando è scoppiata l’inchiesta la vita di questa cittadina di diecimila abitanti è cambiata.
L’inchiesta giudiziaria si è trasformata in una battaglia politica attorno a Bibbiano poichè il sindaco Pd Andrea Carletti contestualmente è finito agli arresti domiciliari per abuso d’ufficio, per aver dato una sala ai servizi sociali coinvolti nell’inchiesta.
La candidata leghista alla presidenza dell’Emilia Romagna Lucia Borgonzoni si è presentata in Aula al Senato con una maglia, rivolta al Pd, con su scritto “Parlateci di Bibbiano”. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono arrivati da queste parti e il leader della Lega ci tornerà per chiudere la campagna elettorale. Per non parlare del Movimento 5 Stelle che ha definito il Pd il Partito di Bibbiano.
Ora la Cassazione ha annullato l’arresto del primo cittadino, ma il Comune resta al centro della battaglia di questa campagna elettorale.
L’assemblea delle Sardine discute su come organizzare la piazza di giovedì: canzoni, strumenti musicali, cibo, accoglienza, letture, foto.
Dopo circa un’ora, una donna prende il microfono: “Sono qui con mio marito Giorgio e siamo una famiglia affidataria. Vi assicuro, è stata dura”.
L’intero teatro di Bibbiano si alza in piedi e applaude senza fine. Non è una famiglia coinvolta nell’inchiesta, ma è stata dura lo stesso “perchè adesso si è fermato tutto. E spesso non sappiamo a chi rivolgerci”.
Poi un’altra: “Non ci conosciamo, ma ci siamo alzate nello stesso momento. Abbiamo sentito la stessa spinta. Anch’io sono una mamma affidataria. Li hanno devastati questi bambini. Non c’è stato nessuno che ha detto che era al fianco di questi bambini”. Momenti di commozione.
Qui le persone hanno voglia di parlare, si sentono “strumenti di uno sciacallo”. E poi un altro: “Quello che è successo a Bibbiano è una delle cose più gravi successe in Italia. Ci sono stati degli errori, sarà la magistratura a indagare, ma noi cittadini non c’entriamo nulla. E invece ci sono persone come Salvini che riescono a manipolare drammi di bambini e genitori, fanno una cosa schifosa, non si possono prendere voti così”.
Il clima è questo. Di grande stanchezza, paura ma nello stesso tempo di speranza. Santori a un certo punto chiede: “Perchè vi siete riuniti solo adesso? Dove siete stati fino ad ora?”.
Ed ecco Julian, uno degli organizzatori: “Sono un immigrato, vivo in Italia da dieci anni. Non parlo benissimo l’italiano”. Ma dalla sala si sente: “Lo parli benissimo”. E lui aggiunge: “In questo Paese ultimamente mi sono sentito un po’ solo, ma ora non è più così. Bibbiano è diventata il centro del mondo perchè qualcuno ha voluto lucrare e fare del populismo per accaparrarsi qualche voto in più”.
Alla fine un’altra voce: “Sono una pensionata. Ragazzi, dateci una mano”.
La speranza di Bibbiano sembra sia aggrappata alle Sardine: “Vogliamo essere una persona in più della Lega”.
E Mattia: “Saremo molti di più, ma non cedete alle provocazioni se incontrate un leghista. Noi siamo un’altra cosa”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SABATO “TUTTI A FARE IL BAGNO AL PAPEETE”, FLASH MOB CONFERMATO UFFICIALMENTE
Le sardine “rubano” la spiaggia a Matteo Salvini. Il movimento delle sardine chiude lla campagna
elettorale per le elezioni regionali del 26 gennaio al Papeete di Milano Marittima, stabilimento balneare che ogni anno ospita le vacanze del leader della Lega Matteo Salvini.“
“Tutti a fare il bagno al Papeete”: questo il ‘richiamo’ del flash mob indetto dalle sardine al Papeete Beach di Milano Marittima, il locale frequentato la scorsa estate da Matteo Salvini quando era ministro dell’Interno.
L’evento, ha confermato il movimento all’AGI, si terrà nel pomeriggio di sabato 25 gennaio, alla vigilia delle elezioni in Emilia Romagna.
E chiuderà , di fatto, la mobilitazione sul territorio del movimento nato in contrapposizione alla Lega.
Così il movimento farà il verso, in modo ironico, all’ex ministro in costume da bagno.
(da agenzie)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SETTE MILIONI DI EURO DI TAGLI E DUE MILIONI DI KM IN MENO
D’accordo, Donatella Tesei non è riuscita ad approvare il bilancio regionale entro la fine dell’anno e la regione è in esercizio provvisorio, ma in attesa della legge di bilancio iniziano ad arrivare brutte notizie per gli elettori che si sono affidati a Salvini.
E no, non stiamo parlando dei litigi tra Lega e Fratelli d’Italia per le poltrone in giunta e nemmeno della nomina del veneto Luca Coletto alla Sanità .
Oggi sul Corriere dell’Umbria l’assessore ai Trasporti Enrico Melasecche (Lega) ha iniziato a parlare di tagli.
La Regione sta infatti valutando la possibilità di tagliare il comparto del trasporto pubblico locale per la cifra di 7 milioni di euro.
In Umbria il settore è in perdita per 15 milioni di euro e così l’assessore Melasecche sta pensando ad un piano di “razionalizzazione delle tratte”. Che significa che ci saranno delle linee che verranno soppresse, «in accordo coi sindaci», specifica l’assessore visto che sono i primi cittadini i titolari delle concessioni di Busitalia.
Scelte che saranno in ogni caso dolorose, anche perchè un’altra ipotesi allo studio è quella dell’aumento dei biglietti richiesto dalle società che gestiscono il servizio.
L’adeguamento delle tariffe potrebbe aiutare a tamponare il buco del trasporto pubblico locale ma a pagare il prezzo saranno gli utenti.
Voci di tagli, razionalizzazioni e rimodulazioni si rincorrono da parecchi giorni. Una decina di giorni fa il consigliere regionale Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria) scriveva su Facebook che «diversi pendolari mi segnalano che sarebbero in animo — lo hanno appreso in via informale — diverse rimodulazioni (leggasi veri e propri tagli) dei servizi di trasporto di busitalia in molte aree della nostra regione ed in particolare nel narnese, nel tuderte, nell’assisano e nell’eugubino, che verrebbero esplicitate nei prossimi mesi».
Fora sottolineava come già alcuni pendolari avessero iniziato a sentire gli effetti di questa razionalizzazione perchè «da sabato 11 gennaio ci sarà una sorpresa per i pendolari di Orvieto: la storica linea Orvieto Perugia e viceversa sarà attiva solo dal lunedì al venerdì e solo nei periodi scolastici.
Tanti cittadini non solo non sapranno come muoversi il sabato per il lavoro, ma neanche i tre mesi estivi delle vacanze scolastiche» e aveva annunciato di voler presentare un’interrogazione alla Giunta.
Oggi l’assessore Melasecche conferma che ci saranno dei tagli ma non dice dove nè quando perchè tutto è ancora da decidere.
I sindacati però parlano del taglio di 2 milioni di km di collegamenti per il trasporto su gomma (quello gestito da Busitalia).
Curiosamente però Salvini non parla di questi grandi successi della regione guidata da una ex senatrice della Lega, si preferisce guardare al Veneto dove le cose “funzionano” oppure fare finta di nulla, come in Abruzzo dove i sindacati dei trasporti abruzzesi denunciavano a dicembre come «nella manovra di bilancio regionale le paventate risorse aggiuntive disponibili vengono parcellizzate senza che vi sia un accenno sulle oggettive carenze di cui soffre il settore del trasporto pubblico locale».
Insomma, dove governa la Lega la musica sembra essere la stessa.
(da “NextQuotidiano”)
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