Destra di Popolo.net

LUCIA BORGONZONI SCAPPA ANCORA DAL CONFRONTO SU SKY CON BONACCINI

Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile

DOVEVA TENERSI OGGI, ERA TUTTO PRONTO, POI L’ENNESIMA FUGA DELLA LEGHISTA DAL “FACCIA A FACCIA”

Vi ricordate? Qualche giorno fa Lucia Borgonzoni, pungolata da Matteo Salvini, aveva detto sì al dibattito con Stefano Bonaccini dopo essersela filata in più occasioni, non ultima quella che era stata organizzata dal Resto del Carlino.
Il confronto avrebbe dovuto svolgersi su Sky, ma nel frattempo deve essere successo qualcosa.
Cosa? Papille gustative interrotte? Gomito che fa contatto col piede? Padre che è rimasto chiuso nell’autolavaggio? No, la Borgonzoni è semplicemente fuggita.
Sulla vicenda Sky Tg24 ha diffuso una nota: “In merito al confronto tra candidati governatori alla Regione Emilia-Romagna, Sky Tg24 precisa di aver proposto ai candidati un confronto da tenersi in data 16 gennaio, ma che lo stesso non è mai stato fissato”.
Ma a dare forfait è stata la Borgonzoni: Il faccia a faccia, che doveva essere registrato domani alle 14 e poi andare in onda domani sera alle 21, è saltato ieri dopo che la candidata leghista ha comunicato la sua indisponibilità .
Il forfait è stato comunicato poi a Bonaccini, che da tempo aveva sulla sua pagina facebook il banner per sponsorizzare l’evento.
Il match doveva essere il primo a livello nazionale dopo quello avvenuto a “Carta Bianca” di diverse settimane fa.

(da agenzie)

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TELESALVINI: I TG RAI DI REGIME CONTINUANO A PERDERE ASCOLTI

Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile

L’AUTORITA’ GARANTE: “SALVINI STRABORDA, PRONTE LE DIFFIDE”

I telegiornali della RAI continuano a perdere ascolti mentre l’Autorità  per le Garanzie nelle Telecomunicazioni li richiama per lo strabordare di Matteo Salvini.
Ormai tracimante a tutte le ore del giorno e della notte su ogni canale – in particolare Rai2, Mediaset e La7 – neanche stesse ancora al governo.
Racconta oggi Repubblica che Salvini è secondo dietro a Conte, superando Mattarella e tutti gli altri leader politici:
Un dato, rilevato dal monitoraggio mensile dell’Agcom, che fa il paio con il crollo degli ascolti dei telegiornali registrato dall’Auditel nell’ultimo anno.
Proseguito inesorabile anche in questo inizio 2020.
Nelle prime due settimane di gennaio, rispetto allo stesso periodo del 2019, il Tg1 ha infatti lasciato per strada 141 mila spettatori (-0,32% di share) nell’edizione delle 13,30 e 180 mila (-0,34) in quella serale; il Tg2 ha perso 274 mila ascoltatori (-1,56%) alle 13 e 302 mila (-1,05) a cena; il Tg3 185 mila spettatori (-0,84) a pranzo e 124 mila (-0,51) alle 19.
Per non parlare delle testate regionali che si sono fatti sfuggire, rispettivamente, 258 mila e 209 mila ascoltatori, pari a quasi un punto in meno di share.
Uno squilibrio a favore della Lega, fonte in passato di richiami rimasti inascoltati, che l’Autorità  garante delle Comunicazioni si appresta ora a tradurre in una serie di diffide mirate (preludio a sanzioni pesanti): destinate cioè alle singole testate o reti che meno rispettano il pluralismo informativo.
Una nuova grana per l’ad della Tv pubblica all’indomani della debacle sulle nomine, metà  delle quali bocciate in cda.

(da “NextQuotidiano”)

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AUTOSTRADE “ARRUOLA” CINQUE COSTITUZIONALISTI PER SMONTARE LA REVOCA DELLA CONCESSIONE

Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile

“LE NORME DEL MILLEPROROGHE CHE CAMBIANO LE CONCESSIONI SONO INCOSTITUZIONALI”… LA BATTAGLIA LEGALE QUANTO COSTERA’ AGLI ITALIANI? CHI PAGHERA’ I 23 MILIARDI DI PENALE?

Quando poco prima delle tre del pomeriggio di giovedì Massimo Schintu, direttore generale di Aiscat – la casa madre delle società  che hanno in mano le concessioni autostradali – si presenterà  nella sala Mappamondo di Montecitorio per essere ascoltato dai deputati delle commissioni competenti, non sarà  solo.
Con lui ci saranno cinque costituzionalisti di primissimo livello. Pronti a tuonare contro le norme sulle concessioni cambiate dal governo con il Milleproroghe. Diranno che sono incostituzionali.
Di più: possono essere contestate davanti al Tar, in tempi brevi.
Passa anche da qui la strategia di Autostrade per smontare il lavoro che il governo sta tirando su per arrivare a una decisione sulla revoca. Un lavoro caotico perchè l’esecutivo è diviso: i 5 stelle sono per lo stop ai Benetton, Renzi tuona contro. Il Pd oscilla tra il sì e il no.
Leggendo in controluce la mossa di Autostrade in Parlamento si capisce come l’obiettivo sia quello di mettere pressione sulla decisione del governo.
Così come approvate in Consiglio dei ministri, le norme sulle concessioni contenute nel Milleproroghe abbassano notevolmente il risarcimento che lo Stato rischierebbe di pagare ai Benetton. Da 23 miliardi a sette.
I costituzionalisti, tutti professori di rango di università  prestigiose, porteranno i loro pareri per smontare – dal punto di vista costituzionale, amministrativo e anche del diritto europeo – la fattibilità  di questo sconto. In generale chiuderanno la porta a quello strumento che il governo ha messo nero su bianco per predisporre il post Autostrade.
Un altro segnale di Autostrade al governo, seppur indiretto, arriverà  poche ore prima. In mattinata si riunirà  il consiglio di amministrazione chiamato ad approvare il nuovo piano industriale. Le carte sono state preparate da mesi. Dentro ci sono due elementi che non potranno essere ignorati dall’esecutivo.
Nel piano, secondo quanto riferiscono fonti industriali accreditate, sarà  contenuta una forte accelerazione sulle spese di manutenzione. “Alcuni miliardi”, è la quantificazione. E ci sarà  anche l’impegno a stravolgere il monitoraggio sull’intera rete autostradale gestita dalla società , affidando il tutto a un sistema messo a punto con Ibm. Se il governo decide per la revoca della concessione, salta tutto. Risiede qui il peso del segnale.
Poi ci sono altre pressioni, come quelle che arrivano dai mercati. I timori legati alla revoca hanno fatto capitolare Atlantia a Piazza Affari. Il titolo ha perso il 2,6%, bruciando 454 milioni di capitalizzazione.
Sono affondate anche i bond della holding e della controllata Autostrade. Il tutto si aggiunge all’eco del giudizio espresso negli scorsi giorni dalle tre principali agenzie di rating – Moody’s, Fitch e S&P Global – che hanno tagliato il rating di Atlantia a spazzatura, sottolineando gli accresciuti rischi di una revoca con un indennizzo fortemente ridotto rispetto alle previsioni della concessione e il fatto che l’indennizzo non verrebbe pagato immediatamente.
La palla è nel campo del governo, ma non è ancora stato deciso se buttarla in rete o in tribuna. La prospettiva cambia, e radicalmente, se si passano in rassegna le diverse anime della maggioranza.
I 5 stelle sono granitici nel sostenere che l’unica strada è la revoca. Anche parziale, se quella sull’intera rete dovesse essere insostenibile per qualsiasi motivo.
Renzi continua a dire no: “Chi vuole fare la revoca deve avere le carte in regola, non deve farlo per prendere un like sui social, altrimenti costringe i nostri figli e nipoti a pagare decine di miliardi ad Autostrade. Ci vuole una base giuridica”.
E poi c’è il Pd. Il dossier è in mano alla ministra dem alle Infrastrutture Paola De Micheli. L’istruttoria è quasi ultimata e al Consiglio dei ministri in programma venerdì mattina terrà  un’informativa. Nulla di più però.
Nessun decreto perchè appunto dentro al governo non c’è una posizione unitaria. Non c’è neppure dentro al partito. Alcuni, spiegano fonti di governo, sono per la revoca, altri no. C’è bisogno ancora di tempo per arrivare a una decisione. Non tantissimo, al massimo entro fine mese, assicurano le stesse fonti. Per ora, però, l’intesa è tutta da costruire. Ammesso che si possa arrivare a un’unanimità  nella decisione finale.

(da agenzie)

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I VIGILI IN SERVIZO CON LE AUTO DIESEL CHE CONTROLLANO IL BLOCCO DEL DIESEL

Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile

L’ORDINANZA DA FAR RISPETTARE CON UN PARCO AUTO DIESEL PERCHE’ IL COMUNE dDI ROMA NON INVESTE IN AUTO IBRIDE O ELETTRICHE

Mentre alcuni studi sostengono che a inquinare di più sia il riscaldamento delle case e non le automobili, a Roma si sostanzia uno strano e curioso fenomeno: quello che vede i vigili della Capitale andare in giro a controllare se si rispetta l’ordinanza che ferma i diesel in automobili che vanno a diesel.
Ne parla oggi Il Messaggero:
Il parco auto a disposizione dei caschi bianchi capitolini è composto da autovetture quasi esclusivamente diesel: lo erano le vecchie Peugeot 208 ormai dismesse, lo sono le nuove Panda in parte già  sostituite — perchè ritenute scomode e non adatte a tutti i servizi in quanto omologate solo per quattro persone — dalle ultimissime Fiat Tipo 1.3 Multijet, con più avanzate prestazioni.
Lo sono i furgoni Ducato solitamente utilizzati dalle pattuglie incidenti per i rilievi dei sinistri stradali o in casi in cui è necessaria una postazione mobile in cui espletare pratiche amministrative e lo sarà  persino il bus che il Comune sta acquistando per la banda musicale dei“pizzardoni”.
Solo per alcuni dirigenti, funzionari e assessori il Campidoglio ha preso mezzi elettrici. Gli ultimi dei 500 veicoli diesel sono stati consegnati alla Municipale lo scorso maggio.
Insomma, gli anni passano, ma dal Campidoglio al comando di via della Consolazione non arrivano input per una inversione di marcia ecosostenibile.
Così ai caschi bianchi non resta altro che fare quadrare i conti con il budget a disposizione e nel decidere tra auto a benzina o a gasolio, calcolando il risparmio sul prezzo a litro, i minor consumi e l’alto numero di chilometri effettuati giorno e notte dalle pattuglie, la scelta ricade quasi inevitabilmente sul diesel.
Anche perchè le auto ibride o elettriche costano di più e, soprattutto, nei comandi non sono presenti stazioni di ricarica.

(da “NextQuotidiano”)

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FOGGIA, BOMBA DEI CLAN CONTRO CENTRO ANZIANI, MA STAVOLTA LA GENTE SI RIBELLA: “NON OTTERRETE NULLA, CAMBIATE VITA”

Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile

LO STATO STAVOLTA C’E’ E LA RISPOSTA SARA’ DURISSIMA…I RESPONSABILI DEL CENTRO: “ABBIAMO GIA’ RIAPERTO, NON CI FATE PAURA”

Ennesimo atto dinamitardo a Foggia. Alle 5,50 una bomba carta è stata fatta esplodere al centro diurno per anziani di proprietà  del gruppo ‘Sanità  più’ il cui responsabile delle risorse umane è Cristian Vigilante.
Il manager aveva già  subito un attentato dinamitardo il 3 gennaio scorso. L’ordigno è esploso mentre all’interno del centro era al lavoro una donna delle pulizie, rimasta illesa. Soccorsa da personale del 118, è stata portata al pronto soccorso in stato di shock.
A enfatizzare il fatto che si tratti di una sfida dei clan allo Stato è il fatto che nella mattinata il commissario straordinario del governo per le iniziative antiracket Annapaola Porzio incontrerà  a Foggia i vertici delle forze di polizia, mentre venerdì 17 gennaio si terrà  un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica all’Università  di Foggia.
“Basta, cambiate vita, così non si ottiene nulla”. È il messaggio rivolto ai suoi attentatori da Luca Vigilante (fratello di Christian), presidente del gruppo “Sanità  Più” che gestisce il centro diurno.”Siamo tutti esterrefatti. Questo ennesimo episodio ci preoccupa ulteriormente. Non ci aspettavamo assolutamente una cosa del genere a distanza di pochi giorni di una risposta collettiva, sociale, istituzionale”, ha aggiunto riferendosi alla marcia antimafia organizzata da Libera il 10 gennaio scorso che ha portato in piazza migliaia di persone a Foggia.
“Riapriamo subito – ha assicurato – anche perchè tutte le nostre strutture sono in sicurezza. Il centro funzionerà  ordinariamente: anzi è già  aperto perchè non ci sono stati danni strutturali. Noi lavoreremo tranquillamente”.
“Sentiamo la fiducia e l’affetto – ha detto ancora – di tutte le persone che si sono affidate alla nostra realtà  che si è sempre classificata come un esempio per tutto il Sud”. Poi un pensiero alla dipendente che si occupa della sanificazione e che al momento dell’esplosione era nella struttura: “fortunatamente sta bene – ha detto – è solo spaventata ed è sotto choc”.
“Abbiamo sentito un forte boato ed un rumore di vetri rotti, io abito di fronte. Abbiamo sentito un rumore fortissimo poi si sono rotti i vetri della scalinata. A Foggia stiamo in guerra”, ha raccontato un residente della zona.
Oggi sarà  a Foggia per una serie di incontri già  programmati la commissaria straordinaria del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, Annapaola Porzio. In mattinata è prevista in prefettura una riunione con il procuratore della DdA di Bari ed il procuratore capo di Foggia, i vertici provinciali delle forze di polizia e rappresentanti delle amministrazioni regionali e locali.
Il 3 gennaio scorso una bomba molto potente era stata fatta esplodere sotto l’auto di Cristian Vigilante, testimone in un’inchiesta della Dda contro la mafia foggiana, e responsabile delle risorse umane della Rsa ‘Il Sorriso’. L’esplosione aveva sventrato la Discovery Land Rover del manager sanitario e danneggiato anche auto parcheggiate nella zona.

(da agenzie)

argomento: mafia | Commenta »

AVEVANO AGGREDITO I VIGILI DEL FUOCO A CAPODANNO, BLITZ ALL’ALBA DELLE FORZE DELL’ORDINE IN VIA GOLA: PERQUISIZIONI A TAPPETO, NOVE INDAGATI , TRE SONO MINORENNI

Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile

AVEVANO DATO FUOCO AI RIFIUTI E POI CERCATO DI IMPEDIRE DI SPEGNERE LE FIAMME

Nove indagati, tre sono minorenni, per concorso in incendio, resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti pericolosi e interruzione di pubblico servizio: è il primo bilancio del blitz scattato all’alba nel fortino di via Gola per gli incendi e l’aggressione ai vigili del fuoco nella notte di Capodanno a Milano.
Nell’inchiesta del capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili e del pm Paola Pirotta viene contestato anche il furto delle chiavi di un mezzo dei pompieri.
Le perquisizioni sono state fatte nei condomini Aler di via Gola e via Pichi, e anche in zona Ripamonti e a Quarto Oggiaro, in appartamenti occupati abusivamente.
I poliziotti hanno sequestrato una pistola giocattolo, alcuni cellulari rubati e soprattutto alcuni video che riprendono i momenti in cui venne preparato e acceso il falò di Capodanno.
Quando, all’incrocio tra via Gola e via Pichi a Milano, all’esterno dei palazzoni popolari a pochi passi dal Naviglio Pavese, i pompieri dovettero subire insulti e lanci di bottiglie, perfino il momentaneo furto delle chiavi di un’autopompa, circondati e impossibilitati a fare il loro lavoro
La loro colpa era stata quella di intervenire per spegnere le alte fiamme di un falò appiccato proprio sulla strada, una recente e pericolosa “tradizione” in un quartiere tra i più complicati di tutta Milano: quella notte, solo l’arrivo di diverse volanti di polizia e dei rinforzi dei Vigili del fuoco riuscì a sbloccare la situazione e a permettere lo spegnimento delle fiamme.
Diversi video del falò (ma non dell’aggressione) erano stati poi postati su Instagram: nelle immagini erano percepibili cori inneggianti ai Gola’s Locos 27, un collettivo di musica trap nato tra i cortili e le cantine dei palazzi Aler della via, e la presenza di alcuni abitanti della zona.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

CINQUE RIFLESSIONI SUL VOTO IN COMMISSIONE PER L’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE NEI CONFRONTI DI SALVINI

Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile

GLI ERRORI DELLA MAGGIORANZA, IL CORAGGIO CHE NON C’E’ E LA MANCANZA DI IDEE FORTI

La vicenda del voto sull’autorizzazione a procedere sul caso Gregoretti merita alcune riflessioni:
1) La maggioranza se voleva veramente il rinvio della decisione a dopo le elezioni regionali doveva “bloccare” i due senatori Grasso e Giarusso: rinunciavano al viaggio della Commissione antimafia negli Usa, votavano due giorni fa per il rinvio e finiva tutto li’, con buona pace di Gasparri. Inutile lamentarsi di un 10-10 se ti mancano due giocatori in campo perchè hai rinunciato a convocarli per la partita
2) La strategia del rinvio e’ una stronzata pazzesca, un segno di debolezza. A Salvini bisognava rispondere: posticipare? No, semmai anticipiamo, così potrai difenderti prima in un’aula di giustizia come tutti i comuni mortali, invece che fare il martire nei comizi. La legge è uguale per tutti, se sei innocente e non vedi l’ora di presentarti ai giudici come dici, ti veniamo incontro, così ci arrivi ancora prima.
3) Salvini avrebbe sfruttato il voto in Giunta per fare il martire l’ultima settimana di campagna elettorale? E chi se ne frega, anche Battisti diceva che non aveva commesso reati e che era innocente, ora sta in galera a scontare la pena. Qua si parla “non di condanna ma di essere processato”, nel rispetto dei diritti dell’imputato e in tre gradi di giudizio. Non siamo ancora un Paese sovranista, ma in una democrazia.
4) Il voto in Giunta non conta una mazza, alla fine deciderà  tra un mese il voto in Senato, quindi tanto rumore per nulla.
5) Un uomo di destra affronta il processo, non scappa e rinuncia all’immunità  parlamentare. Infatti Salvini non è di destra per chi avesse ancora dei dubbi.

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IL GIOCO DI SPONDA TRA GASPARRI E CASELLATI SUL CASO GREGORETTI PER VOTARE LUNEDI’ SULL’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE

Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile

SE IL GOVERNO VOLEVA RINVIARE A DOPO LE ELEZIONI IN EMILIA-ROMAGNA (UNA CORBELLERIA) BASTAVA CHE DICESSE A GRASSO E GIARRUSSO DI RINUNCIARE AL VIAGGIO IN USA CON LA COMMISSIONE ANTIMAFIA… HANNO CREATO UN CASO QUANDO BASTAVA DIRE: “SALVINI E’ COME TUTTI I CITTADINI, DECIDERA’ LA GIUSTIZIA SE E’ COLPEVOLE O INNOCENTE”

Gioco di sponda tra la presidente del Senato Elisabetta Casellati e Maurizio Gasparri, l’azzurro che presiede la Giunta per le Autorizzazioni a procedere chiamata a votare su Matteo Salvini.
L’ex ministro è indagato, dal tribunale dei ministri di Catania, per sequestro di 131 migranti a bordo della nave Gregoretti. Adesso la partita ruota tutta attorno alla data del voto, con la maggioranza che chiede il rinvio a dopo le elezioni regionali e il centrodestra che invece conferma la data del 20 gennaio.
Neanche la riunione dei capigruppo del Senato è riuscita a sciogliere il nodo dopo oltre due ore di discussione. Così ci sarà  un ulteriore confronto tra la Casellati e Gasparri, ma è a lui che la presidente ha delegato la decisione in questo finto palleggio tra i due. Deciderà  colui che insomma più di tutti si sta battendo per votare il 20 gennaio, confermando quanto previsto dal calendario. E così sarà  con ogni probabilità .
E il tema è ormai al centro della campagna elettorale in vista delle elezioni del 26 gennaio in Emilia Romagna e in Calabria. Soprattutto perchè il leader leghista sta cavalcando l’onda giudiziaria per attaccare il Pd reo, a suo dire, di voler il suo arresto
Immaginando il responso della Giunta, sulla carta prevalgono i sì al processo.
Proprio per evitare il rischio di bordate, si era pensato di rinviare il voto a dopo il match decisivo, soprattutto di Bologna. L’idea circolava tra i corridoi del Parlamento, solleticando parecchi. L’occasione è arrivata una settimana fa con la sospensione delle attività  di Aula e commissioni dal 20 al 24 gennaio, decisa all’unanimità  dal Senato. Uno stop, che è una consuetudine, per consentire ai parlamentari di partecipare alla campagna elettorale. Se vale anche per la Giunta delle immunità , il caso Gregoretti va in standby. Sul rebus si sono scatenati i pro e i contro. Da una parte il presidente della Giunta Maurizio Gasparri, convinto che è un organo paragiurisdizionale e quindi non una commissione “normale”. Da qui la deroga ad andare avanti. La maggioranza sostiene il contrario.
In più restano in sospeso le richieste di approfondimenti proposte martedì sera dai senatori di maggioranza per prendere tempo, e una dalla Lega, che non sono state votate. In particolare, per avere a disposizione documenti sulle condizioni di salute dei migranti a bordo, per valutare se c’era un eventuale rischio di terroristi sulla nave e per sapere quale ministero ha deciso di ritardare lo sbarco.
Ma di fronte alle richieste e immaginando che non avrebbero avuto abbastanza consensi, i senatori di maggioranza hanno lasciato la riunione per protesta. Decisivi per il ko della maggioranza sarebbero state le assenze di Pietro Grasso di Leu e Mario Giarrusso dei 5S, entrambi in missione negli Stati Uniti con la commissione antimafia.

(da “Huffingtonpost“)

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UNA CORRENTE DENTRO IL M5S

Gennaio 15th, 2020 Riccardo Fucile

I SENATORI DEL DOCUMENTO CONTRO DI MAIO CHIAMANO A RACCOLTA I PARLAMENTARI PER “CREARE UN’ALTERNATIVA” DENTRO IL M5S

Due messaggi. Uno più diretto, mandato dal deputato Luigi Gallo in cui viene detto “no alle decisioni prese da altri”, e uno più sfumato, spedito dai senatori. Ma la sostanza non cambia.
I tre senatori Crucioli, Dessì, Di Nicola, che hanno redatto il documento anti-Di Maio e anti-Casaleggio, insieme a Marilotti, Minnino e Gallo, attraverso mail e whatsapp, hanno chiamato a raccolta tutti i parlamentari:
Alle sette in punto una ventina di loro si riuniscono nella sala delle Stelle di Palazzo Valdina. Nei fatti ha preso forma una corrente, strutturata, che chiede di avere voce durante gli Stati generali di marzo.
Il messaggio è chiaro e di rottura, e affatto gradito ai vertici. Da fonti vicine al capo politico la vicenda viene derubricata come “una semplice ricerca di visibilità  da parte di qualche parlamentare. Il luogo per discutere sono gli Stati generali, tutto il resto lascia il tempo che trova. Ci siamo abituati…”.
La rabbia tuttavia è tanta e già  al mattino sono iniziati i tormenti nel mondo pentastellato: “Partecipare o no alla riunione?”.
Un gruppo di deputati, quando l’incontro di corrente è in corso, confabula vicino l’ingresso del palazzo dei gruppi: “Di Maio dice che non è il momento? Ma quando è il momento? Da mesi diciamo le stesse cose e non è cambiato nulla”.
Tre di loro si staccano e vanno verso il luogo della riunione, dove è da poco arrivato Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura, tra le persone più vicine a Roberto Fico: “Oggi inizia un processo democratico che ci porterà  agli Stati generali”.
Sta di fatto che nella mail, mandata proprio da Gallo, viene evidenziata la necessità  di “arrivare agli Stati generali con un documento condiviso, secondo un metodo partecipato e collegiale”.
Va giocato “un ruolo pro-attivo e non passivo nel nostro Movimento” perchè “abbiamo la responsabilità  di pensare insieme a come costruire le basi per il futuro senza attendere che altri decidano per noi. Qualunque contributo è il benvenuto”. Questa è la parte del messaggio più duro, quello che punta dritto ai vertici e contesta le decisioni calate dall’alto.
L’altro, quello inoltrato dai senatori, è più soft e si limita a dire che la riunione di questa sera serve a “scambiare le nostre opinioni sulle eventuali proposte in vista degli stati generali”.
Ed è così che i capannelli di scontenti, che di frequente si vedono nei corridoi di Camera e Senato, si sono trasformati in vere e proprie assemblee di dissidenti grillini. Prima era Nicola Morra, il presidente della commissione Antimafia, a convocare tutti nella sala della commissione Difesa “per parlare di futuro”.
Si contano almeno due o tre riunioni di questo tipo. Ma ora la valanga si è ingrossata e sul tavolo c’è un documento aperto alle firme e al contributo di parlamentari e attivisti. Attorno a tutto questo stanno discutendo tra gli altri i parlamentari Coltorti, Belardini, Auddino, Costanzo, Siracusa.
Intanto è stato creato un indirizzo mail attraverso il quale tutti gli eletti e gli attivisti possono aderire al documento e proporre modifiche.
Nei fatti queste tre pagine chiedono di ribaltare i rapporti di forza all’interno del Movimento 5 Stelle. Un passo indietro di Luigi Di Maio, come capo politico o come ministro degli Esteri, per ricoprire dunque una carica soltanto.
E un organismo allargato, che guidi il Movimento senza più la necessità  di avere solo un capo politico.
“Vogliamo creare una proposta alternativa”, dice un senatore che partecipa all’incontro, “e capire che sbocco può avere questo documento”. Di fatto una corrente interna si sta strutturando, che fa il paio con coloro che vogliono seguire l’ex ministro Lorenzo Fioramonti, che ipotizza anche una componente parlamentare autonoma.
Resta aperta ancora la questione delle rendicontazioni, dal momento che la modifica del regolamento non ha accontentato chi non versa i soldi da oltre un anno.
L’idea di continuare a fare i bonifici su un conto privato intestato a Di Maio, D’Uva e Patuanelli, anche se a differenza del passato le eccedenze andranno al fondo del microcredito, non ha spento la ribellione.
E dunque nuove espulsioni potrebbero essere dietro l’angolo.

(da “Huffingtonpost”)

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