Ottobre 20th, 2020 Riccardo Fucile
MINACCE D’ODIO SUI SOCIAL DOPO CHE HA INFORMATO DI ESSERE POSITIVA: LA SOLITA FOGNA DI DELINQUENTI
Lo sentiamo ripetere da marzo. Addirittura, sui social network, è diventato un hashtag.
Restiamo a casa. Soprattutto nelle fasi calde dell’epidemia. E quella che stiamo attraversando in queste ore è una fase caldissima, forse cruciale per l’andamento della pandemia in Italia.
Eppure, pronunciare quella frase sembra essere diventato una sorta di marchio d’infamia. Non importa se a pronunciarla sia una persona che, con il coronavirus, ha una diretta esperienza. La cantante Nina Zilli positiva nelle scorse ore lo ha sperimentato sulla sua pelle.
Ha raccontato via Instagram, sui social network e anche grazie a diversi articoli della stampa mainstream la sua vicenda personale. Tamponi e test sierologici in varie occasioni per tutti questi mesi e poi, forse, è bastata una cena al ristorante per prendersi il virus, per vedere la febbre salire e per affrontare un nemico invisibile e subdolo.
Per questo motivo, la cantante ha voluto dare un consiglio alle tante persone che la seguono sui social network: «In queste due settimane è bene evitare gli assembramenti — ha detto -: il mio non vuole essere assolutamente un attacco ai ristoratori, ma solo un invito a non frequentare posti affollati. È un dovere dei cittadini ed è anche buonsenso, in questo momento delicato».
Eppure, per tutto il pomeriggio, Nina Zilli ha dovuto fronteggiare orde di haters sui social network che, armate delle loro tastiere degli smartphone, l’hanno insultata per un discorso totalmente condivisibile, a tal punto che — al giorno d’oggi — dovrebbe addirittura sembrare un consiglio banale, scontato.
Evidentemente, però, non è così. Nina Zilli non ha fatto altro che rispettare in maniera scrupolosa quello che le istituzioni ci stanno dicendo da mesi. Nonostante questo, ha sperimentato la pericolosità della malattia che non guarda in faccia ai protocolli. Ha solo voluto ribadire il fatto di utilizzare la massima prudenza.
Ma il nostro mondo, soprattutto quello virtuale dei social network, non sembra essere ancora pronto per affrontare argomenti seri senza lasciarsi andare alla libertà dell’insulto. Bisognerebbe capire che siamo di fronte a una pandemia, non certo a una disputa ideologica.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2020 Riccardo Fucile
“LE MISURE NON PER FORZA PORTANO A RISULTATI”
“Tutte le misure restrittive avranno un effetto sulla trasmissione del virus. Il coprifuoco in Lombardia è un passo che va sicuramente tentato prima di arrivare a una chiusura generalizzata, per evitare un nuovo lockdown”.
Il direttore di microbiologia e virologia all’università di Padova, Andrea Crisanti, commenta in questo modo il possibile coprifuoco lombardo durante la trasmissione Agorà su Rai3. I dati che fanno paura sono sia il rapporto tamponi e positivi sia il rapporto positivi e isolati, che ci dice quanto funziona il sistema di controllo della trasmissione. È un dato basso, per ogni positivo ci dovrebbero essere 7/8 isolati. Il che significa che il sistema di tracciamento sul territorio non funziona”.
Il perchè si sia arrivati a questa situazione, secondo il virologo, è dovuto a una “situazione di equilibrio instabile tra la capacità di trasmissione del virus e la nostra di individuarlo. Con la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività abbiamo dato involontariamente al virus capacità di riprendersi. Non sono stati fatti investimenti necessari in 5 mesi, le restrizioni prima o poi funzionano ma vanno fatti investimenti prima”.
Questo però non vuol dire che sia “un problema di quarantena, ma di individuazione dei contagi. Non possiamo fare come la Cina che su 11 casi ha fatto milioni di tamponi. Oggi noi stiamo convivendo con il virus ma con sofferenza e per questo bisogna arrivare a numeri bassi dei contagi: con 10mila casi nessun sistema è in grado di reggere”.
Ora, ciò che è importante secondo Crisanti è ridurre quanto più possibile la vita sociale delle persone, unico modo “per salvare lavoro e scuola. Purtroppo non è più tempo di stare davanti ai locali e frequentare luoghi affollati, ma di limitare i contatti superflui, come ben indicato dagli ultimi due decreti del governo”.
Anche se, ammette, “non è detto che le misure rallentino i contagi. Lo spero fortemente, ma la verità è che non lo sa nessuno. Tutto dipende dai comportamenti degli italiani”, conclude il virologo.
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2020 Riccardo Fucile
CRITICHE ALLA “NON GESTIONE” DELLA PANDEMIA
Davanti ad una curva del contagio che s’impenna ogni giorno di piu’ e ospedali che si
riempiono inesorabilmente, “come in un deja-vu nel giro di pochi giorni il Governo introduce ulteriori misure restrittive nel tentativo di frenare l’epidemia”.
Lo afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, secondo cui “la necessità di emanare due Dpcm in una settimana conferma che il contenimento della seconda ondata viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa”.
“Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus – spiega Cartabellotta – oggi impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus. Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane, perchè la “non strategia” di inseguire i numeri del giorno con uno stillicidio di Dpcm che, settimana dopo settimana, impongono la continua necessità di riorganizzarsi su vari fronti, spingerà inevitabilmente il Paese proprio verso quel nuovo lockdown che nessuno vuole e che non possiamo permetterci”.
La prima componente della “non strategia” e’ farsi guidare dai numeri del giorno per definire l’entità delle misure di contenimento, senza considerare le dinamiche attuali dell’epidemia, molto diverse da quelle della prima ondata.
Questo favorisce inesorabilmente l’ascesa dei contagi e vanifica gli effetti delle misure per varie ragioni: I numeri riportati quotidianamente dal bollettino della Protezione Civile – spiega Gimbe – non rispecchiano affatto i casi del giorno perchè dal contagio alla notifica intercorre un ritardo medio di 15 giorni, in quanto: – il tempo medio tra contagio e comparsa dei sintomi è di 5 giorni (range 2-14 giorni). – secondo l’Istituto Superiore di Sanità il tempo mediano tra inizio dei sintomi e prelievo/diagnosi è di 3 giorni (settimana 7-13 ottobre), ma potrebbe allungarsi considerando i tempi di analisi di laboratorio e di refertazione. Peraltro, per i casi asintomatici non è noto perchè la tempestività nella richiesta del tampone dipende dall’efficacia dell’attività di testing & tracing. – la comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione Civile non avviene in tempo reale: ad esempio, nella settimana 5-11 ottobre meno di un terzo dei casi è stato notificato entro 2 giorni dalla diagnosi, il 54% tra 3 e 5 giorni e il 14% dopo oltre 6 giorni; peraltro tale ritardo aumenta progressivamente per il crescente numero di casi.
La curva dei contagi ha ormai assunto un trend esponenziale: nella settimana 13-19 ottobre il numero dei casi attualmente positivi è salito da 82.764 a 134.003 (+53,7%) e il rapporto positivi/casi testati in una settimana è cresciuto dal 6,4% al 10,4%. Trend che si riflettono sia sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi, aumentati negli ultimi 7 giorni da 4.821 a 7.676 (+59,2%) e di quelli in terapia intensiva da 452 a 797 (+76,3%) con segnali di sovraccarico in diverse Regioni, sia sul progressivo aumento della letalità . L’affanno del sistema di testing & tracing aumenta la probabilità di sottostimare i casi, perchèl’espansione del bacino di asintomatici non isolati accelera ulteriormente la diffusione del contagio.
Gli effetti delle misure restrittive, non valutabili prima di 2-3 settimane, saranno verosimilmente neutralizzati dal trend di crescita della curva epidemica. La seconda componente – chiarisce ancora Gimbe – è il mancato allineamento tra le misure dei due DPCM e quanto previsto dalla circolare del 12 ottobre del Ministero della Salute. Nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19” vengono delineati quattro scenari di evoluzione dell’epidemia in relazione a diversi livelli di rischio accompagnati da relative misure da attuare nei vari settori. “Considerato che diverse Regioni – spiega il presidente Cartabellotta – sono ormai nella fase di rischio alto/molto alto, è inspiegabile che le misure raccomandate non siano state introdotte dal nuovo Dpcm, che ha seguito le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, nè attuate dalle Regioni, che hanno partecipato alla stesura del documento”.
La terza componente della “non strategia” à il mancato approccio di sistema basato su responsabilità e alleanza tra politica e cittadini, oltre che sull’efficienza dei servizi sanitari. “Numeri a parte – precisa Cartabellotta – il contenimento della seconda ondata doveva inevitabilmente poggiare, già alla fine del lockdown, su tre pilastri integrati: massima aderenza della popolazione ai comportamenti raccomandati, potenziamento dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri e collaborazione in piena sintonia tra Governo, Regioni ed Enti locali”
(da agenzie)
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Ottobre 20th, 2020 Riccardo Fucile
40 MILIONI I CONTAGIATI, UN MILIONE I MORTI
Nel mondo si contano finora oltre 40 milioni di casi accertati di Coronavirus, a fronte di oltre un milione di morti. L’epicentro della pandemia resta concentrato fra Stati Uniti, Brasile e India, mentre in Europa — Italia compresa — si fanno i conti con la risalita dei contagi
Di seguito le notizie dal mondo sul Coronavirus di oggi, martedì 20 ottobre 2020, aggiornate in tempo reale.
In Europa il Covid fa paura. Galles in lockdown, Belgio chiude bar e ristoranti: “Tsunami in arrivo”
In Europa il Covid fa sempre più paura. Oltre all’Irlanda, che ha chiuso tutto (a parte le scuole e i servizi essenziali), il Belgio ha disposto la chiusura di bar e ristoranti (e a Bruxelles le autorità parlano di uno “tsunami” in arrivo), mentre il Galles è in lockdown fino al 9 novembre prossimo. In Romania un terzo delle persone testate è risultato positivo al Coronavirus. In Francia, la moglie del presidente Emmanuel Macron, Brigitte, si trova in autoisolamento.
Irlanda primo Paese dell’Ue a rientrare in isolamento
L’Irlanda sarà il primo paese dell’UE a tornare al blocco del coronavirus, ha detto ieri il primo ministro Micheal Martin, emettendo un ordine nazionale di “restare a casa” ma insistendo sul fatto che le scuole resteranno aperte. Le misure che entreranno in vigore per sei settimane a partire dalla mezzanotte di mercoledì vedranno tutti i negozi al dettaglio non essenziali chiudere e bar e ristoranti limitati al solo servizio da asporto o di consegna. “A tutti gli abitanti del paese viene chiesto di rimanere a casa”, ha detto Martin in un discorso televisivo nazionale. Solo i lavoratori essenziali saranno “autorizzati a recarsi al lavoro”, ha detto, e ai cittadini sarà permesso di fare esercizio fisico solo entro cinque chilometri (tre miglia) dalla loro residenza.
Il Brasile raggiunge i 154.176 morti, 271 ultime 24 ore
Il Brasile ha raggiunto un totale di 154.176 morti per coronavirus, dopo averne aggiunti altri 271 nelle ultime 24 ore, secondo i dati caricati lunedì dal Ministero della Salute sulla sua piattaforma online. Il ministero ha anche riferito che il numero di casi confermati di covid-19 è ora pari a 5.250.727, dopo che nello stesso periodo sono state segnalate 15.383 nuove infezioni.
Gli Usa superano i 220 mila morti
Gli Usa hanno superato la soglia dei 220 mila morti per coronavirus. Secondo il bilancio della Johns Hopkins University, i decessi sono stati finora 220.046. Ma secondo il presidente Donald Trump “la pandemia sta finendo”.
Francia: altri 13.243 casi, ma pochi test
In Francia ieri sono stati registrati altri 13.243 casi di Coronavirus, meno della metà rispetto al giorno precedente. Tuttavia i numeri sono sempre bassi all’indomani del fine settimana a causa della quantità molto bassa di tamponi elaborati. Il tasso di positività continua a salire da diversi mesi ed è arrivato a 13,4%.
Spagna: altri 37.889 contagi nel fine settimana
La Spagna ha registrato 37.889 nuovi contagi da Coronavirus nel fine settimana scorso. Lo ha riferito il ministero della Salute, precisando che i decessi sono stati 217 per 33.992 complessivi. Il Paese si sta avvicinando a un milione di casi, visto che i contagi sono arrivati a 974.449.
Regno Unito: altri 18.804 casi, trend in crescita
Nel Regno Unito ieri sono stati registrati altri 18.804 contagi di Coronavirus e 80 morti, per un totale di 741.212 casi e 43.726 decessi. Il numero dei positivi continua ad aumentare, rispetto ai 16.982 nuovi casi di domenica e i 16.717 di sabato
(da agenzie)
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