Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
GLI ESPERTI DEL COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO DIVISI NELLA SCELTA TRA ZONA ROSSA O ARANCIONE
«Alla fine abbiamo raggiunto un punto d’incontro». Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, assicura così che dopo ore di riunione, i vari componenti del Cts hanno condiviso all’unanimità la necessità di inasprire le misure di contenimento del contagio. «Al ministro Roberto Speranza e al governo — ha spiegato — abbiamo quindi suggerito di considerare quanto previsto dalla normativa già in vigore».
Dopo il lungo vertice di oggi, il Cts ha confermato la linea della «preoccupazione». Come scrive La Repubblica, gli esperti hanno ribadito quella che per loro resta una necessità per il periodo natalizio: che il governo metta in atto misure «finalizzate all’inasprimento delle misure», servendosi delle misure previste per le zone rosse e arancioni. Tuttavia, il Cts non ha fornito indicazioni su chiusure specifiche, come riporta il Corriere della Sera.
Intensificare i controlli
Il rischio di peggiorare le cose è troppo alto e, secondo i tecnici, è necessario intensificare i controlli. In primis coinvolgendo massivamente le forze dell’ordine, impiegate sui territori per monitorare gli spostamenti.
Bisogna farlo «nella consapevolezza delle specificità del periodo cui si va incontro, dei rischi specifici relativi alla mobilità e alla aggregazione nei contesti familiari e sociali». Questo tipo di aggregazioni «si ripercuotono» oggi come non mai sul «consolidamento del controllo del contagio che, ad oggi, registra un indice Rt nazionale inferiore a 1 e che necessita di azioni di grande prudenza in occasione del periodo delle festività natalizie».
Evitare assembramenti
In definitiva, per gli esperti è importante che le autorità politiche evitino al massimo il verificarsi di assembramenti, sia nelle aree pubbliche che in quelle private. Bisogna «garantire» il distanziamento interpersonale e l’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale in ogni occasione, dati anche gli episodi di questi giorni. «Si valuta con molta preoccupazione — dicono gli esperti — il riscontro di grandi aggregazioni tra persone osservate in diverse aree del Paese, soprattutto nei centri storici e nelle aree metropolitane, nonchè la difficoltà di contenimento/prevenzione delle aggregazioni medesime».
Zona diffusa arancione o rossa?
Da qui la necessità di chiudere il più possibile. Bisogna, scrive il Cts, che si faccia una seria riflessione sull’inapplicabilità della zona gialla durante le feste, perchè evidentemente non basta a tenere sotto controllo la curva di morti e contagi ora che quasi tutta Italia lo è diventata. I letti occupati in terapia intensiva sono ancora troppi in molte Regioni, dicono, e la strada da seguire deve essere quella di utilizzare gli strumenti di chiusura disposti nel Dpcm del 3 dicembre — cioè l’imposizione di una zona diffusa arancione o rossa. Un’opzione su cui il Cts non è però apparso compatto.
Da una parte — riporta ancora il Corriere — c’è chi chiede che le prossime settimane dei cittadini siano regolate sulla base delle misure previste dalle zone rosse e chi vuole invece un approccio “più aperto” senza riferimenti specifici ai provvedimenti da prendere.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
SEBASTIANI (CNR): “DATI SUI DECESSI UGUALI ALLA PRIMA ONDATA, NON ABBIAMO IMPARATO NULLA”
Il numero dei decessi non migliora e la curva dei positivi non si abbassa. 
Anche il numero dei nuovi ingressi nelle terapie intensive rimane preoccupante. A dieci giorni dal Natale, la situazione Coronavirus in Italia è talmente in bilico che anche il governo — inizialmente più incline a deroghe per i giorni di festa — si sta convincendo che non sia il caso di rischiare.
Anche oggi, 15 dicembre, a due mesi esatti dall’inizio della seconda ondata, in Italia si sono registrati 846 decessi e 14.844 nuovi positivi.
Open ha chiesto al professor Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr, di provare a capire a che punto siamo in Italia con l’epidemia.
Professor Sebastiani, cosa ci dicono le sue previsioni? Quando caleranno i decessi?
« I morti sono ancora tanti ma il trend è chiaro. Il picco massimo lo abbiamo superato: con i dati fino a oggi risulta essere attorno al 31 ottobre, ma è verosimile che tra due settimane lo localizzaremo nei primi giorni di novembre. Secondo le mie proiezioni entro Natale la curva teorica dovrebbe essere stabilmente sotto i 500 morti giornalieri. Da ora in poi continueremo a vedere diminuire la media delle oscillazioni. Per quanto riguarda i numeri assoluti, negli ultimi 60 giorni — e cioè dal 17 ottobre, quando per la prima volta siamo saliti, con la curva teorica, oltre i 50 decessi giornalieri — abbiamo contato 29.430 morti ».
Qual era il dato sui morti in primavera considerando lo stesso arco di tempo?
«È stato praticamente identico: 29.451 nei 60 giorni dall’ 8 marzo al 6 maggio».
Questo cosa vuol dire?
«Vuol dire che non abbiamo imparato assolutamente niente da questa malattia e su come ridurre i decessi».
Dai dati quotidiani capiamo anche che c’è un problema con le terapie intensive e con il numero dei positivi sui casi testati: non riusciamo a piegare la curva. Che succede su quei fronti?
«Quei dati oscillano ma non calano. Sia dagli ingressi in terapia intensiva che dal numero di positivi sui casi testati, si vede che c’è una stasi. Una situazione che definirei sul filo del rasoio. Prendiamo ad esempio la Germania: da un paio di settimane è in crescita esponenziale con tempo di raddoppio di circa sette giorni, dopo che per circa un mese era stata in stasi. Ecco anche perchè Angela Merkel ha fatto quell’appello accorato. E che abbiamo noi di diverso dai tedeschi? La situazione potrebbe esplodere anche qui. Il rischio di finire come la Germania è dietro l’angolo».
Ma quando abbiamo iniziato a smettere di scendere
«La stasi su entrambi i fronti è iniziata circa i primi giorni di dicembre. Ovvero circa dieci giorni dopo il 23 novembre: la settimana del Black Friday, degli sconti. Prima che si riaprissero i negozi, da circa metà novembre la curva aveva iniziato a scendere. Ma ora quel trend in discesa non lo vediamo più».
A proposito di riaperture, è d’accordo con il Cts che chiede di inasprire le misure a Natale e con Rezza che ci va cauto per quanto riguarda la riapertura delle scuole?
«Assolutamente sì. In questa situazione non bisogna rischiare».
Da più di 10 giorni è disponibile il dato sugli ingressi giornalieri nelle terapie intensive. Si può già capire qualcosa sull’andamento?
«Si può già vedere che c’è una periodicità settimanale: i minimi sono stati il 7 e il 14 dicembre».
E invece come vanno le cose in Veneto? La Regione sta faticando non poco nonostante sia zona gialla
«In Veneto vediamo che solo ora la curva delle terapie intensive e dei positivi sui casi testati si sta appiattendo. Ma non ci vuole niente per farla risalire: dipenderà da come si deciderà di agire».
(da Open)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
L’ISTITUTO DI SEATTLE AVEVA GIA’ AZZECCATO CON PRECISIONE LE VITTIME DELLA PRIMA ONDATA
Saranno 99mila i decessi per virus in Italia il 31 marzo. Ma 136mila (il 36% in più) se abbasseremo la guardia con mascherine e distanziamenti.
La millimetrica precisione con cui l’Ihme (Institute for Health Metrics and Evaluation) dell’università di Washington a Seattle calcola le sue proiezioni può sembrare un po’ campata in aria. Invece ci azzeccano: già in aprile avevano previsto con tre mesi di anticipo il totale dei morti della prima ondata, 36mila. E 36mila furono.
Ci conviene quindi dar retta alle loro estrapolazioni, in questi giorni di false speranze e rilassamenti natalizi.
Se il vaccino funzionerà rapidamente, da gennaio, potremo avere uno ‘sconto’ di mille vittime in meno. Ma il carico degli attuali 686mila positivi purtroppo è già destinato automaticamente a causare nei prossimi tre mesi altri 35mila decessi, oltre ai 64mila attuali.
La seconda ondata, alla fine, ci costerà il doppio della prima. E proprio per questo dobbiamo evitarne una terza a gennaio, frutto di assembramenti da adesso a fine anno.
Anche altre quattro tendenze vietano ogni spensieratezza.
La prima: siamo già i terzi peggiori al mondo, con i nostri 1.068 morti per milione di abitanti. Ci superano soltanto Belgio (1.546) e Perù (1.105), per ora. Ma all’attuale ritmo supereremo anche il Perù entro una settimana.
Secondo dato: abbiamo passato tutta l’estate guardando con commiserazione i disastri in Usa e Brasile. Battevano ogni record negativo, mentre noi ci illudevamo di esserne fuori. Ebbene, oggi loro stanno meglio di noi: gli Usa sono a 923 e il Brasile a 851 vittime per milione di abitanti.
Terzo dato. L’8 dicembre la Germania ha registrato un picco di 622 decessi in un giorno, che ha provocato la reazione drastica di Angela Mekel: lockdown duro fino al 10 gennaio.
Ebbene, non è il caso di abbandonarsi a un consolatorio e inconfessabile “mal comune, mezzo gaudio”. Infatti la Germania resta lontanissima da noi come bilancio totale, a 268 per milione: il 75% in meno. E, soprattutto, negli ultimi giorni le loro vittime si sono ridotte fino alle 111 del 14 dicembre.
Quarta tendenza infine, la più preoccupante. Abbiamo superato il picco, ma il ritmo della discesa della curva è assai più lento di aprile-maggio.
Allora le terapie intensive diminuivano al ritmo di 50-100 al giorno, i ricoveri di parecchie centinaia, e questo ci ha permesso di quasi svuotare i nostri ospedali a luglio. Adesso invece i posti in rianimazione si liberano con lentezza esasperante, e solo perchè purtroppo i morti superano i nuovi arrivi.
Quanto ai ricoveri nei reparti normali, il 14 dicembre sono addirittura aumentati, invertendo la tendenza.
Brutte notizie, insomma, ma meglio affrontarle piuttosto che rischiare ulteriori dolorose ricadute.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
LO SFOGO DI UN OPERATORE SANITARIO MENTRE IN CITTA’ CONTINUA LA RESSA PER LO SHOPPING… IL FALLIMENTO DI ZAIA
“All’ospedale di Borgo Trento a Verona non c’è più posto per ospitare i pazienti in una stanza.
Anche se sono in fin di vita. E qualcuno è morto in corridoio“.
E’ la denuncia di un operatore sanitario scaligero che, intervistato dal Tg Rai Regionale, ha fornito uno spaccato agghiacciante di quanto sta accadendo.
Una testimonianza forte, su cui si registra la presa di distanze ufficiale: “Stiamo valutando un esposto in Procura sul filmato uscito in questi giorni”, dice il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Francesco Cobello. “Il servizio che offriamo è sempre rispettoso dei cittadini, abbiamo attrezzato intere aree per il Covid”.
LA DENUNCIA
“In questi ultimi giorni ho assistito delle persone che sono state accompagnate letteralmente nei corridoi a morire, perchè siamo stipati dappertutto. In tutte le stanze non c’è un buco dove poter garantire una morte dignitosa alle persone che noi assistiamo”. Queste parole danno la prova di quanto stia diventando preoccupante la situazione a Verona, una provincia dove i morti sono arrivati a 1252 unità , un quarto di tutti i 4896 decessi del Veneto.
Il dipendente dell’ospedale è stato intervistato in forma anonima, ma parla anche a nome dei suoi colleghi, provati dal super lavoro e da quello di cui sono quotidianamente testimoni.
Il suo luogo di lavoro è il reparto Covid che è stato allestito al Pronto Soccorso di Borgo Trento, mentre in città continua la ressa in centro storico per lo shopping natalizio. Un contrasto stridente.
“Dobbiamo stare attenti e la gente non deve andare in giro senza precauzioni. — continua l’infermiere — Quello che sta accadendo è drammatico. Alcuni di noi si ammalano e così si aggrava il bisogno di personale per poter completare in modo adeguato l’assistenza ai pazienti. Io ho sempre vissuto col pensiero che l’essere umano debba essere trattato come un essere umano e invece mi trovo a dover fare delle scelte che vanno contro la mia morale. E questo io faccio fatica ad accettarlo”.
LA POLITICA
La denuncia dell’operatore sanitario veronese è stata raccolta da due consiglieri regionali del Pd, Anna Maria Bigon che è vicepresidente della Commissione Sanità , e Andrea Zanoni. “A Borgo Trento si muore nei corridoi perchè non c’è più spazio. La denuncia di un lavoratore dell’ospedale veronese va oltre ogni immaginazione e questo non può essere tollerato. La Regione deve intervenire, il governatore Luca Zaia non può dare sempre la colpa al Governo”.
I due consiglieri aggiungono: “La testimonianza di un lavoratore del Pronto soccorso dimostra come le strutture siano stipate all’inverosimile. A Legnago ci sono 49 pazienti attualmente in Pronto soccorso di cui 20 con patologia Covid, in cura mentre attendono di trovare il posto letto. Nella stessa situazione si trovano rispettivamente 32 e 16 pazienti a San Bonifacio, mentre a Villafranca, dove ci sono 18 pazienti in terapia intensiva e altri 100 ricoverati, sono 19 gli affetti da Coronavirus che aspettano in Pronto soccorso. Mancano spazi e soprattutto personale, tanto che si parla di una riduzione del 30 per cento dei servizi sanitari, un’enormità ”.
La stilettata finale è rivolta al governatore Zaia: “In questa seconda ondata della pandemia il piano da lui presentato ha fallito, abbia la decenza di ammetterlo”.
(da Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
“IL CALO E’ PIU’ LENTO DEL PREVISTO, NEL 90% DEI CASI PESA IL COMPORTAMENTO INDIVIDUALE”
Partendo dal Piemonte, da Giovanni Di Perri, responsabile delle Malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino traccia un quadro non ottimistico:”l lockdown non è stato lo stesso e stiamo vedendo un calo lento, forse più del previsto. Il Veneto anzi aumenta di nuovo. Siamo ancora in ballo, purtroppo. C’è meno richiesta di prima sulle cure Covid, i numeri complessivi delle nuove infezioni sono in riduzione. Si liberano posti letto, anche se purtroppo su questo ha inciso anche il gran numero di morti che abbiamo avuto. Ci vorrà tempo. Nei reparti ancora abbiamo tanti malati, siamo ancora nella fase in cui sacrifichiamo moltissimi reparti, le altre specialità mediche. L’assistenza su altri fronti è chiaramente ridotta e sappiamo cosa ha comportato nella prima ondata”.
Questa seconda ondata di Sars-CoV-2 è “salita lentamente e lentamente sta scendendo – dice lo specialista all’Adnkronos Salute – I tempi saranno ancora abbastanza lunghi. Certo consideriamo anche che, con le protezioni in atto, può darsi che l’influenza quest’anno sia meno imponente sul piano del volume di lavoro. E’ quello che ci auguriamo di cuore, e se così fosse potrebbe riequilibrare l’impegno necessario in questo momento”.
In Piemonte oggi “noi che ci occupiamo di Malattie infettive siamo pieni fino in fondo e saremo gli ultimi a svuotarci. Ma in generale ci sono ospedali dove sono state sacrificate la Chirurgia e la Medicina interna e occorrerà riuscire a svuotarle il prima possibile”.
Dipende molto “da come ci si comporta – ragiona Di Perri – La variabile individuale pesa al 90%. Dobbiamo proteggerci e proteggere gli altri. Dipende da quanto è complessiva la responsabilità che riusciamo a costruire”.
La soluzione non può essere solo il lockdown, osserva Di Perri. Occorre organizzarsi bene per le riaperture. “I test rapidi ci sono, vedo anche le farmacie attrezzate. Dipende da noi e dal nostro senso di responsabilità . Vorrei che ci si pensasse per tempo e che si gestissero bene le riaperture, che lo Stato incoraggiasse questo tipo di atteggiamento. Cioè che facesse capire che le cose si possono fare, e ne facesse un motivo di vincoli”.
Qualche esempio? “Si possono comprare le scarpe ma nel negozio si sta dentro dieci minuti, per fare un esempio. Si organizza una cena solo se si ha un test negativo. Uno studio pubblicato ha mostrato come al primo posto fra le manovre più efficaci c’è la riduzione delle piccole riunioni. Si intende situazioni come il corso in palestra, la cena al ristorante, i meeting di lavoro. Effettivamente questo non mi sorprende: ho letto centinaia di diari di contagi di settembre-ottobre e vengono riportate tante piccoli episodi incauti: il passaggio in macchina, la visita del nipotino ai nonni, la festa di compleanno dei figli. Queste situazioni bisogna sacrificarle o organizzarle con accortezza. Un’accortezza che può essere facilitata dai tampono rapidi. Il tutto mentre guardiamo all’orizzonte del vaccino”.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
“NON POSSIAMO VACCINARE MENTRE CRESCE LA PANDEMIA”
E anche tra i paesi di Visegrad, dove i sovranisti sono al governo, alla fine sono stati costretti a
fare i conti con la realtà .
Il ministro polacco della Sanità Adam Niedzielski ha chiesto ai suoi connazionali di restare a casa a Natale e durante il Capodanno, mentre il Paese si appresta a lanciare un piano di vaccinazioni contro il coronavirus.
”Non possiamo vaccinare mentre cresce la pandemia, perchè sarebbe difficile organizzare un efficace piano di vaccinazione” con i contagi in crescita, ha aggiunto, dopo che ieri aveva messo in guardia dalla terza ondata della pandemia.
La Polonia ha già messo da parte circa tre miliardi di zloty (pari a 815 milioni di dollari) per il suo programma di vaccinazione che inizierà a gennaio, ha quindi annunciato il primo ministro Mateusz Morawiecki. Nelle ultime 24 ore in Polonia sono stati registrati 6.907 nuovi casi di coronavirus e 349 morti.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
“I PROVVEDIMENTI ADOTTATI DAL GOVERNO SONO INSUFFICIENTI”
Altro che piste da sci aperte, altro che allegre vacanze. E non dimentichiamo chi in Italia ancora pochi giorni fa chiedeva in maniera irresponsabile le piste da sci aperte: la task force svizzera per il covid-19 chiede misure di lockdown in tutto il paese.
I provvedimenti adottati dal governo sono insufficienti, ha dichiarato il presidente della task force scientifica Covid-19 Martin Ackermann nel corso dell’incontro degli esperti della Confederazione con la stampa.
“Ogni giorno conta. Non abbiamo nè il tempo, nè il margine di manovra per testare altre misure progressive”, ha affermato, chiedendo la chiusura di ristoranti e negozi non essenziali e regole più vincolanti per il telelavoro.
Dobbiamo aspettarci che le cifre dei contagi, dei ricoveri e dei decessi aumentino ancora nei prossimi giorni, ha sottolineato Patrick Mathys, capo della Sezione gestione delle crisi e cooperazione internazionale dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp).
Il tasso di riproduzione a livello nazionale si attesta all’1,13, questo significa che in un mese le nuove infezioni raddoppieranno
Nella Svizzera centrale, dove il dato è ancora più alto, si prevede un raddoppio dei casi ogni 15 giorni. In dieci cantoni, fra cui il Ticino, non ci sono più letti disponibili certificati in terapia intensiva, ha sottolineato Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato.
Dal 12 dicembre, bar, ristoranti e negozi devono chiudere alle 19 in Svizzera. Viene mantenuto il limite massimo di 10 persone per riunioni private e l’esecutivo ha raccomandato di limitare i contatti a non più di due nuclei familiari durante le feste. Gli impianti sciistici rimangono aperti. Questa mattina anche gli ospedali del canton Zurigo hanno chiesto di imporre il lockdown.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
“GLI ASSEMBRAMENTI DI IERI? COLPA DELLA LOTTERIA DEGLI SCONTRINI DEL GOVERNO” LA SUA AFFERMAZIONE A RETE4
Siamo alla follia, pur di fare polemica. Soprattutto se uno è leader di un partito che si è sempre
opposto a qualsiasi restrizione.
“Il governo ha fatto lotteria degli scontrini, che secondo me è folle, e poi si stupiscono perchè la gente esce di casa per andare a fare spesa con la lotteria degli scontrini”.
Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, intervenendo a “Quarta Repubblica” su Rete4.
“Il governo non può fare lotteria degli scontrini e poi stupirsi se gente esce di casa”, ha aggiunto Salvini. “Gli italiani – ha detto ancora – fanno quello che il governo permette loro di fare”.
A parte la contraddizione di chi vuole aprire tutto e poi si rammarica che le gente esca seguendo i suoi consigli, fa scompisciare dalle risate che il leader della presunta opposizione non sappia che la lotteria degli scontrini inizia dal 1° gennaio e che quindi non è certo quella la causa della sua ennesima polemica contro il governo.
Qualcuno lo avvisi.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
PERSINO IL GIORNALISTA SOVRANISTA GLI CHIEDE CONCRETEZZA E NON FRASI FATTE E LUI SI RIFUGIA DIETRO A SEI “NO,NO,NO, NO, NO, NO…”
II video in cui elenca una quantità infinita di categorie sono diventati virali sui social e sono spesso ripresi da trasmissioni televisive come Propaganda Live.
E lunedì sera, nel corso della sua intervista a Quarta Repubblica (in onda s Rete 4), Matteo Salvini è stato punzecchiato sul tema anche da Nicola Porro.
Durante il collegamento, il conduttore ha esplicitamente chiesto al leader della Lega di parlare delle proposte emerse dopo il summit del Centrodestra. Tutto normale, se non per quell’inciso.
E così Salvini liste della spesa viene sdoganato anche in una trasmissione che, spesso e volentieri, non ha messo in evidenza le sue contraddizioni.
«Senta Salvini, oggi tutti e tre uniti (con Berlusconi e Meloni, ndr), ma lei deve far capire agli italiani. Adesso non ci faccia la tutta la lista perchè lo so che lei è specializzato nelle liste. Però lei ci deve dire le tre cose che vi hanno unito. Le tre proposte per l’Italia del Centrodestra».
E mentre Nicola Porro faceva questa affermazione, il leader della Lega ha scosso il capo trincerandosi dietro un «no, no, no, no. No, no».
E il leader della Lega sciorina solamente i tre punti richiesti. Poi ha parlato anche dell’eventuale caduta del governo Conte, sottolineando che non si fida di Matteo Renzi e che la via maestra sia quella delle elezioni anticipate. Poi, però, apre anche a un fronte: un governo di centrodestra, senza passare dalle urne. Ma come? I numeri parlamentari, allo stato attuale delle cose, non ci sono.
Ma il leader della Lega ha citato «qualcuno di buona volontà » che sosterrebbe un esecutivo guidato da Carroccio, Fratelli d’Italia e Forza Italia.
(da Giornalettismo)
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