Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
GLI ANZIANI VANNO CITATI SOLO QUANDO BISOGNA PORTARE AVANTI LA POLEMICA PER UN NATALE AMMASSATI, POI SE MUOIONO AMEN
Tra le sue tante uscite social c’è stata anche quella in cui spiegava come il virus passasse attraverso le mascherine. Nonostante questa bufala, Enrico Montesano continua a essere intervistato da alcune trasmissioni Mediaset che chiedono a lui — di professione attore — un pensiero su cosa stia accadendo in Italia.
E qui vige il principio della democrazia, in cui ognuno è libero di pensare e di esprimere il proprio pensiero con un solo limite: non intralciare le libertà e la reputazioni altrui.
Quindi l’attore capitolino è senz’altro libero di esprimersi come meglio crede, ma ci sono alcune affermazioni che ci fanno pensare che lui viva in un altro pianeta.
Giovedì sera Enrico Montesano è stato ospite, in collegamento, con Dritto e Rovescio, la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio in onda su Rete 4.
Sul tema del buon senso e gli inviti, possiamo sottolineare come non siano mancati fin dall’inizio della pandemia. E qui non si nega la responsabilità del governo e dello Stato italiano nel non saper reagire e organizzarsi a un’inevitabile seconda ondata, ma occorre sottolineare come la sensibilizzazione sia stata portata avanti per tutti questi lunghi dieci mesi. E se c’è qualcuno che invitava a non indossare la mascherina — magari esponendosi pubblicamente nei convegni in Senato o nelle manifestazioni di piazza tra baci, selfie e abbracci -, c’è chi ha anche dato ascolto a questo.
Insomma,Enrico Montesano dimentica di sottolineare come alcuni (non tutti, ma una discreta parte) degli italiani abbiano abbassato la guardia pensando che il nemico fosse stato sconfitto.
«Io vedo tutta gente triste e incavolata. Ma che Natale è? I nonni stanno da soli nella loro casa perchè non possono andare a casa dei figli e a trovare i nipoti. Diciamo agli italiani di non intossicarsi mangiando zozzerie e di aumentare le difese del loro organismo. I nostro medici ci sono e sono bravissimi e stanno facendo miracoli».
Ma la frase finale dell’intervento di Enrico Montesano è quella che mostra un cinismo quasi alieno e che ci fa pensare come l’attore abbia vissuto e stia vivendo su un altro pianeta: «Io rispetto le persone che non ce la fanno e mi addolora, però non possiamo sempre nasconderci dietro ai decessi che ci sono». I morti, dunque, non contano.
Gli anziani vanno citati solo quando bisogna portare avanti la polemica per un Natale differente (e a loro tutela, e a tutela di tutti). Poi se muoiono, amen.
(da “Giornalettismo”)
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Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
VA A SOSTENERE I SENATORI PERDUE E LOEFFLLER, MA POTREBBE FARLI PERDERE
Il presidente uscente Donald Trump oggi sarà in Georgia per il suo primo rally dopo la sconfitta
elettorale del 3 novembre, che lui non ha ancora riconosciuto.
Lo scopo della missione è sostenere i due candidati repubblicani al ballottaggio per il Senato del 5 gennaio prossimo.
Ma molti repubblicani temono che la sortita del presidente, con i suoi scontati attacchi al sistema elettorale ed i vertici repubblicani della Georgia, possa risultare controproducente per le possibilità di vittoria dei senatori Kelly Loeffler e David Perdue.
“Se io fossi Perdue o Loeffler sarei preoccupato”, ha detto a The Hill Dan Eberhart, un fundraiser repubblicano della Georgia.
Se entrambi i repubblicani dovessero perdere il seggio, al Senato si arriverebbe ad una situazione di parità , che significherebbe il controllo dei dem perchè in questo caso la vice presidente Kamala Harris sarebbe chiamata per dare il voto decisivo.
Gli ultimi sondaggi danno una situazione di testa a testa per i due repubblicani con gli sfidanti democratici. Ma allo stesso tempo indicano come le critiche di Trump al processo elettorale stiano danneggiando i repubblicani dal momento che il 13% degli intervistati afferma che non voterà a gennaio perchè le elezioni di novembre sono state truccate, seguendo quindi le affermazioni del presidente.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
IL DIETRO LE QUINTE TRA FUGHE E VENDETTE
Manca ancora più di un mese al cambio della guardia ma la Casa Bianca dietro le quinte sembra già un campo di guerra.
Il reporter della CNN Jim Acosta, ha infatti raccontato in una serie di tweet cosa sta succedendo nel palazzo del presidente, con assistenti che lasciano l’incarico allibiti per il comportamento di Trump e stanchi dei regolamenti di conti in corso.
Un clima non buono, che riflette la rabbia del presidente uscente, incapace di accettare la netta sconfitta (oltre 7 milioni di voti di differenza) e ancora attaccato alle teorie sui brogli, mai dimostrati finora.
La Casa Bianca dietro le quinte, raccontata da Acosta, è ormai il teatro di un esodo continuo di staffer che lasciano i loro incarichi “frustrati dal fatto che Trump non ammetta la sconfitta e stanchi dei continui tradimenti”.
Nei suoi tweet il giornalista della CNN cita un membro dell’amministrazione che parla di una Casa Bianca dietro le quinte “ogni giorno più tossica” con “regolamenti di conti continui tra persone che cercano di vendicare torti finchè possono”.
Anche perchè molte delle persone che lavorano alla Casa Bianca dovranno trovare un nuovo impiego e al Congresso i posti a disposizioni sono limitati, quindi serve muoversi in anticipo, e tutti adesso ignorano l’ordine del capo del personale John McEntee di non cercare lavoro altrove, in vista di una mancata concessione della vittoria a Biden.
Ovviamente la reazione dei social ai tweet di Acosta sulla Casa Bianca dietro le quinte è andata da un estremo all’altro, con la rabbia dei sostenitori del presidente uscente verso il canale “nemico pubblico numero uno” e il sollievo, ma anche il disprezzo, di chi invece non vede l’ora che la “parentesi Trump” si chiuda al più presto possibile.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
CON QUESTO ATTO BIDEN E’ FORMALMENTE E UFFICIALMENTE PRESIDENTE
I giochi erano già finiti da tempo: solo il miliardario xenofobo insiste a parlare di truffe perchè grazie
agli americani beoti in questo modo ha raccolto centinaia di milioni di euro per ricorsi legali che, al contrario, gli serviranno per rafforzare la sua posizione del partito repubblicano e candidarsi nel 2024, sempre se nel frattempo non sarà finito in galera.
La California ha certificato i risultati delle elezioni presidenziali, assegnando i suoi 55 voti elettorali a Joe Biden che così supera ufficialmente la soglia dei 270 voti elettorali necessari per diventare presidente.
Il presidente eletto ha infatti raggiunto 279 voti elettorali, mentre gli Stati non hanno ancora completato la ratifica dei risultati delle elezioni, procedura che solitamente viene considerata una pura formalità ma che invece quest’anno sta attirando grande attenzione dal momento che Donald Trump non ha riconosciuto la sconfitta ed ha avviato ricorsi legali negli Stati chiave.
Nella riunione del Collegio Elettorale, il 14 dicembre prossimo, si prevede che Binde sarà eletto 46esimo presidente degli Stati Uniti con 306 voti elettorali.
Poi è previsto un ultimo ulteriore passaggio, cioè la ratifica del voto del collegio elettorale da parte del Congresso che si riunirà in sessione congiunta di Camera e Senato il prossimo sei gennaio.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI NON PARLA, IL TIMORE E’ CHE NEI PROSSIMI GIORNI LA SITUAZIONE POSSA AGGRAVARSI… L’EX PINI: “SE LE ACCUSE SONO PROVATE, PER SALVINI SARA’ DIFFICILE CHIAMARSENE FUORI”
Il caso Scillieri imbarazza la Lega: bocche cucite, nessun commento. Afasico il normalmente loquacissimo Matteo Salvini, che si concentra sui ritardi del governo verso gli specializzandi in medicina e sulla sempreverde immigrazione clandestina.
Nel Carroccio il mantra è derubricare a “sciocchezze”, ma la preoccupazione è alta: la vicenda che ruota intorno alla Lombardia Film Commission è potenzialmente deflagrante per un partito il cui elettorato digerisce molto ma non gli scandali sui danè.
Soprattutto in un momento, fine anno, in cui si chiudono i congressi locali e si tirano le somme del tesseramento
Ma il timore nei gruppi parlamentari è che nei prossimi giorni possano uscire notizie ancora più “pesanti”.
L’ex deputato Gianluca Pini, che con l’ex ministro dell’Interno guerreggia sull’uso del simbolo della vecchia Lega, e che è anche uno dei pochi a voler parlare, attacca: “Se le accuse si dimostrassero vere, Salvini farebbe fatica a chiamarsene fuori, a quei tempi i vertici chiedevano soldi ai militanti. Se fossi in lui, chiederei chiarezza ai suoi uomini”.
Per quanto le dichiarazioni del commercialista arrestato su mandato della Procura di Milano siano tutte da verificare, delineano uno spaccato poco edificante: un giro di “fatture di copertura” per prestazioni mai avvenute che sarebbero servite a professionisti e consulenti compiacenti per retrocedere al partito una parte (dal 15 al 40%) del loro onorario. Una forma di finanziamento illecito.
A cui si aggiunge l’opacità di società intermediarie: una struttura che induce i magistrati a cercare i soldi tra Svizzera, Panama e Russia.
Ad agitare i leghisti – oltre al fatto che Scillieri non è un contabile qualsiasi bensì l’uomo nel cui studio è stato registrato il passaggio alla “Lega per Salvini premier” nel 2017 – anche le ammissioni che ha fatto nell’interrogatorio dei pm.
Descrivendo non un caso isolato bensì un “sistema” strutturato che tagliava fuori chi non fosse di provata fedeltà al “cerchio magico” del partito. E oggi, gli altri due commercialisti indagati, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, hanno fatto scena muta davanti ai magistrati.
Non un bel quadro. Gianluca Pini, ex parlamentare per tre legislature con la Lega di Bossi e poi di Maroni, insieme a Gianni Fava ha avviato una battaglia legale per riportare nelle urne il simbolo della Lega Nord, che Salvini ha loro negato.
“E’ chiaro che se si dimostrasse che grazie ai suoi uomini di fiducia sono stati drenati milioni su conti esteri, Salvini farebbe fatica a chiamarsene fuori — ragiona adesso Pini — Anche perchè in quei momenti lui e gli amministratori chiedevano soldi ai militanti o rimborsi agli eletti”. Ancora tutto da verificare, ma la testimonianza di Scillieri “comincia a dare una luce diversa alle spiegazioni date fin qui dai vertici”.
E un suggerimento al leader: “Fossi Salvini chiederei a gran voce di fare chiarezza sui veri beneficiari dei trust e su chi sono gli investitori delle società controllate di cui parla il commercialista arrestato. Se come dice non ha nulla da nascondere, deve essere il primo a pretendere chiarezza dai suoi uomini”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA MAGGIORANZA ALEGGIA UN SENSO DI SOSPENSIONE
Un rumore di fondo avvolge il Palazzo, coi suoi conciliaboli informali, gli incontri per approfondire,
una frenesia quasi da “pre-crisi” di governo. Al curioso sottosegretario del Sud andato a chiedere “che aria tira”, preoccupato per quel che potrà accadere, il ministro Provenzano, veloce di pensiero e di battuta ha risposto laconico: “Fa freddo”. Ed evidentemente non parlava del tempo, perchè dopo una pausa ha aggiunto: “La verità è che c’è un’aria di sospensione, magari il 9 lo svalichiamo però…”.
E c’è un motivo se anche quelli attorno a Zingaretti, con uguale disincanto, sussurrano, senza azzardare previsioni: “Nella prima Repubblica già saremmo stati alle consultazioni al Quirinale”. Perchè c’è il 9 dicembre, ennesimo D-day della politica italiana che vive di attese, col voto sul Mes, ma c’è anche il giorno dopo, con tutti i nodi ancora non sciolti e quello prima, e quello prima ancora, in cui si terrà il consiglio dei ministri sul Recovery. Pare che Conte proporrà una struttura più snella rispetto all’esercito dei trecento consulenti, ma al di là del numero il problema è capire è se il governo è ancora in grado di esprimere qualcosa in quadro sempre più “sfilacciato”.
Ecco, magari si “svalica”, perchè Mattarella ha fatto capire che non è disposto a tollerare un incidente che equivale, per rilevanza politica, a un voto di sfiducia, perchè è impensabile un pasticcio su un tema che investe la credibilità del paese, dopo mesi di trattative e di assicurazioni date ai partener europei.
Ed è impensabile ipotizzare che, inciampando sul Mes, lo stesso governo e la stessa maggioranza possano gestire il complesso dossier del Recovery, in un clima di sfiducia da parte di quelle cancellerie cui sono state date garanzie.
È per questo che il capo dello Stato ha fatto trapelare la parola “scioglimento”, in caso di incidente, minaccia estrema che storicamente il Quirinale utilizza per ricondurre a ragionevolezza un quadro impazzito, anche facendo leva sull’istinto di autoconservazione dei parlamentari.
E un primo effetto l’ha sortito a leggere le parole di Beppe Grillo, che sostanzialmente rassicura sul no all’utilizzo della linea di credito sulla sanità per favorire un sì sulla riforma del trattato: “Il problema — spiegano ai piani alti del Pd — è come scrivi questo accrocco, perchè noi un no al Mes sanitario messo nero su bianco non lo reggiamo, e non si capisce se un rinvio basta a tenere la fronda dei Cinque Stelle”.
Cinque giorni in una votazione del genere sono un’eternità , anche per capire come col gioco d’Aula si può supplire alla politica, perchè “se escono alcuni dei cinque stelle e alcuni di Forza Italia si riesce a salvare capre e cavoli”.
Però il problema resta. I famosi tavoli per discutere di programma diventati la fiera del nulla, le richieste del Pd sulla riforma elettorale lasciate cadere, la cabina di regia gestita in modo personalistico, il tema del rimpasto sprezzantemente derubricato a “vecchia politica”.
Più Conte si “arrocca”, più aumenta il malcontento: “Non ha capito — proseguono le stesse fonti — che non è una roba di poltrone ma di indirizzo politico”.
E se l’incidente, anzi l’Incidente, non è frutto di una trama perchè nessuno lo programma, può accadere che sia proprio figlio dell’incapacità di governare la complessità perchè se crei la palude ci sta che prima o poi spunta un coccodrillo.
È quel che pensano anche dentro i Cinque Stelle, dove parte del malessere sul Mes catalizza un’analoga voglia di rimpasto. E chi non lo vuole, come Stefano Buffagni è preoccupato perchè “è come se tutti aspettassero che accada qualcosa”.
Ecco, magari si “svalica”, perchè non si è mai vista una crisi in piena sessione di bilancio e in pieno picco dei morti, figuriamoci le elezioni anticipate, però quando il picco calerà , come è già evidente, molti si sentiranno liberi da questa sorta di vincolo esterno. Soprattutto chi non ha niente perdere.
Non a caso Goffredo Bettini va ripetendo ai suoi compagni di partito “occhio che stavolta Renzi va sul serio”, invitando a non sottovalutare ciò che il leader di Italia non ha detto pressochè a tutti. E cioè che “Conte o cambia squadra o cambia mestiere perchè se continua così stavolta si fa male”. E ci sta che, in quel momento, non sarà nemmeno additato come l’uomo nero che ha rotto il giocattolo. Perchè il giocattolo si sta rompendo da solo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
I GOVERNISTI CERCANO DI CONVINCERE I RIBELLI IN VISTA DEL VOTO DEL 9 DICEMBRE SUL MES… MA DI TORNARE A CASA NESSUNO HA VOGLIA
Le chat sono impazzite, i telefoni sono roventi. L’ala governista del Movimento 5 Stelle prova a convincere i ribelli a votare la riforma del Meccanismo europeo di stabilità o almeno ad uscire dall’Aula o ad astenersi.
Alla Camera la situazione è sotto controllo, lo stesso non si può dire del Senato tanto che il voto del 9 dicembre sull’informativa del premier Giuseppe Conte fa tremare i polsi.
A maggior ragione alla luce della telefonata tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, nella quale i due hanno condiviso che non ci sarà “alcuna stampella per una maggioranza divisa e litigiosa”.
Questa sera, durante l’assemblea dei deputati e dei senatori convocata d’urgenza, diversi firmatari della lettera anti-Mes prenderanno la parola per ribadire il loro ‘no’ alla riforma che, secondo le richieste dei ‘dissidenti’, deve essere subordinata all’approvazione di una serie di altri interventi economico finanziari in sede europea (la cosiddetta logica di “pacchetto”).
Alcuni emissari, come i deputati ‘dimaiani’ Michele Gubitosa e Cosimo Adelizzi, spiegano fonti parlamentari, starebbero sondando gli umori dei colleghi più oltranzisti invitandoli alla “responsabilità ” in un momento particolarmente delicato per la tenuta del governo, alle prese con la gestione della pandemia.
a c’è chi denuncia “forti pressioni” da parte dell’ala governativa.
L’accusa arriva dall’ex grillino Raffaele Trano, già presidente della Commissione Finanze: “Alcuni miei colleghi del Movimento – dice Trano all’Adnkronos – mi hanno rivelato di aver subito pressioni da parte di esponenti della compagine governativa. Il clima è molto pesante. È stato detto loro di prendere le distanze dalla lettera e votare la risoluzione di maggioranza per autorizzare la riforma del Mes o, in alternativa, di non presentarsi in Aula se proprio non vogliono votare sì”.
C’è chi è pronto a scommettere che il governo non cadrà , secondo il principio che nessun parlamentare M5s ha voglia di tornare a casa interrompendo così bruscamente la legislatura o di prendersi la responsabilità di aver fatto cadere un governo in piena pandemia.
Piuttosto questo sarebbe un modo per contarsi e per contare. I capi della fronda sono Nicola Morra, scaricato dai vertici del partito quando pronunciò parole spiacevoli su Jole Santelli, Barbara Lezzi, l’ex ministra non confermata nel secondo governo Conte, ed Elio Lannutti.
In questo contesto si inserisce Beppe Grillo, volutamente ambiguo, che nel suo classico gioco del detto e non detto mette sul tavolo del Movimento 5 Stelle la possibilità di uscire dal guado.
Accontenta tutti, i governisti e i ribelli, e di certo dà una mano al premier Giuseppe Conte. Il titolo del post “La Mes è finita” piace ai parlamentari grillini che nella lettera hanno minacciato di non votare la riforma del Meccanismo europeo di stabilità mercoledì al Senato. Ma nel dettaglio il Garante M5s non dice di non votare la riforma del Meccanismo europeo di stabilità piuttosto di non utilizzare il Mes sanitario “inadatto ma anche del tutto inutile per far fronte alle esigenze del nostro Paese in un momento così delicato”.
E poi cita il premier Giuseppe, facendogli da sponda: “A ricordarlo, ogni qualvolta gli viene messo un microfono sotto al naso, ci ha già pensato il nostro presidente del Consiglio Conte dicendo più e più volte che ‘disponiamo già di tantissime risorse (fondi strutturali, scostamenti di bilancio, Recovery Fund ecc..) e dobbiamo saperle spendere”. “Non è una questione di soldi — aggiunge – che sembrano esserci, ma come e dove usarli”. Meglio allora, osserva Grillo, optare per “una patrimoniale ai super ricchi”.
Nicola Morra plaude tirando il Garante sulla sua sponda. Ma dal canto suo, anche il capo politico, Vito Crimi, va sulla scia del fondatore e chiede a tutti di stoppare “individualismi e battaglie personali” e marciare “uniti a compatti” a sostegno di Conte in Europa. Lo stesso fa Di Maio che cavalca il tema della patrimoniale.
Si cerca un compromesso in vista di mercoledì prossimo. Che potrebbe consistere nel votare sì alla riforma del Mes, o astenersi, ma mettere per iscritto che l’utilizzo del Mes sanitario è vincolato a un voto che il Parlamento dovrà esprimere.
Per far cadere il governo una decina di grillini dovrebbero votare contro la risoluzione di maggioranza. I firmatari della lettera sono quindici ma difficile che arrivino compatti al traguardo. Il rischio resta comunque alto e nessuna decisione definitiva è stata ancora presa. L’assemblea di stasera non sarà risolutiva, sarà il luogo in cui emergeranno le fazioni all’interno del Movimento. Ma sfiduciare il governo è un’altra cosa.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
NON VEDONO ALTERNATIVE CREDIBILI… ORA SI ATTENDONO LE RISPOSTE SUL RECOVERY FUND
L’eco delle fibrillazioni di maggioranza è arrivata anche a Bruxelles e nelle cancellerie europee.
Accade sempre per ogni paese membro, ma in particolar modo accade adesso con un’Italia che concentra su di sè un surplus di attenzione: è destinataria della parte più cospicua del recovery fund, ben 209 miliardi di euro.
Ma è proprio quest’ultimo elemento, centrale in epoca di pandemia, a rafforzare la propensione naturale delle cancellerie europee per la stabilità di governo. Malgrado le fibrillazioni, anche da Bruxelles non si vede un’alternativa pronta per un altro esecutivo in Italia.
Soprattutto a partire dalla crisi economica del 2008, a Bruxelles si tende ad escludere il vuoto di potere negli Stati membri.
Scriverne non è eresia ma realtà di una Unione che, sebbene sia ancora fatta di sovranità nazionali, è così interconnessa da aver introdotto ‘de facto’ un meccanismo di sfiducia costruttiva nei paesi che la compongono.
Se un governo arriva alla fine, è perchè in qualche modo è pronto il sostituto (accadde nel 2011 nel passaggio da Berlusconi a Monti o nel passaggio dal Conte 1 al Conte 2 l’anno scorso) oppure ci sono le elezioni (di solito a fine legislatura).
A quanto confidano fonti Ue a taccuini ovviamente chiusi, nessuno dei due casi si avvicina alla situazione odierna in Italia.
Malgrado la trepidante attesa europea di conoscere come il governo di Roma gestirà il recovery fund, Giuseppe Conte ha ancora quella ‘copertura’ continentale per stare al governo.
Certo le aspettative sono pressanti: la dotazione di 209 miliardi di euro fa della mission italiana una sorta di ‘test pilota’ valido per tutta l’Ue sulla capacità di riagganciare la ripresa dopo la crisi del covid. Ma prima di cambiare cavallo, in Europa vogliono intravedere l’alternativa.
E’ per questi meccanismi che spesso da Bruxelles si intravedono le mosse politiche che poi avvengono in Italia.
A luglio dello scorso anno, la scelta della Lega di sfilarsi dal voto dell’Europarlamento su Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea e la decisione opposta degli eletti cinquestelle di appoggiare questa nomina, lasciarono chiaramente intendere che il legame di governo tra i due partner politici si era rotto.
Di lì a un mese, i noti accadimenti italiani e la nascita del governo Pd-M5s. Conte uscì di nuovo premier dal G7 di Biarritz a fine agosto, dove fece il pieno dei sostegni internazionali a partire da quello di Donald Trump.
Oggi in Europa ci sono quattro eurodeputati che si sono dimessi dal Movimento per aderire ai Verdi europei. La cosa stra provocando scontri interni al calor bianco: da Roma, i vertici del M5s chiedono ai quattro fuoriusciti di dimettersi anche dalla carica di eurodeputati.
Ma tutto questo non è la miccia di deflagrazione dell’alleanza di governo. Agli scontenti del sì pentastellato sulla riforma del Mes, ci pensa Beppe Grillo: “Non vi incaponite, la Mes è finita”. Per dire: abbiamo dovuto tenere ‘contenta’ l’Europa sul sì alla riforma del Salva Stati che però non useremo mai, state tranquilli, il fondatore dà la sua parola.
E in effetti sul Mes le istituzioni europee sono abbastanza soddisfatte del risultato. Dopo un anno di attesa, hanno ottenuto il sostegno italiano, sempre promesso dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, infine maturato nel difficile rapporto tra i due partner di maggioranza Pd e M5s.
Al momento, l’interesse principale di Bruxelles e delle cancellerie europee non è sull’uso della linea di credito istituita per la pandemia all’interno del Salva Stati.
Su questo anche lo stesso direttore del Mes, il tedesco Klaus Regling, ammette: “Per la crisi del covid, l’Europa ha messo in campo anche altri strumenti finanziari”.
Normale, insomma, che il Mes finisca in un ruolo marginale, anche perchè — sebbene Regling non la metta così, ma altri osservatori sì, a partire dall’istituto Jacques Delors di Parigi – la crisi del debito greca ha in qualche modo insegnato agli Stati a starci lontani.
In Europa adesso sono tutti concentrati sulla riuscita del recovery fund. A partire dal suo lancio effettivo: tanto che, confermano fonti europee ancora oggi, l’idea di andare avanti a 25, se non si riuscirà a convincere Ungheria e Polonia, è sempre più realistica. Tutto pur di mandare avanti un piano che, nel bel mezzo di una seconda ondata di contagi che nessun paese europeo riesce a domare, è davvero l’unico fiore all’occhiello di cui l’Ue possa andare fiera in questi tempi complicati.
Viene da qui l’attenzione che si riversa sull’Italia, con il suo bottino di 209 miliardi di euro e la responsabilità di fare bene per tutta l’Europa. Prima di tifare Conte o chi per lui, gli altri partner europei, a cominciare dai maggiori Germania e Francia, tifano stabilità . Dal loro punto di vista, è il bene più prezioso, soprattutto oggi che c’è da mettersi al lavoro per uscire dalla crisi e dalla pandemia.
A pochi giorni dal voto sull’informativa del premier in Parlamento, alla vigilia del Consiglio europeo di giovedì prossimo, anche il capo dello Stato Sergio Mattarella avverte che in caso di crisi si va al voto, rispecchiando la premura europea per la stabilità in un paese, l’Italia, da sempre osservato speciale proprio per le sue fibrillazioni perenni.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
L’OFFERTA DI UN POSTO DA HOSTESS ALLA LEGHISTA DISSIDENTE E “ROMPICAZZO” PER INDURLA A DIMETTERSI DAL CONSIGLIO COMUNALE… L’AUDIO DELLA PROPOSTA FU TRASMESSO DA “PIAZZA PULITA”
Il vicesindaco leghista di Ferrara Nicola ‘Naomo’ Lodi è finito nel registro degli indagati per istigazione alla corruzione. E con lui il consigliere comunale e compagno di partito Stefano Solaroli.
La procura estense sta valutando le ipotesi di reato in merito a fatti avvenuti il 19 novembre del 2019. Solaroli incontra in forma riservata la consigliera Anna Ferraresi, fino a quel momento non sufficientemente in linea con la politica voluta da Naomo.
In estrema sintesi, è considerata “una rompicazzo”, come l’ha definita Solaroli in audio poi divenuto pubblico.
Il consigliere leghista, già noto oltre i confini ferraresi per il video in cui lustra la sua Beretta a letto, le offre “un posto di lavoro importante, contratto a tempo indeterminato del Comune, dipendente comunale, 1.400 euro al mese, con quattordicesima”. In cambio, le dimissioni: “Tu sai che è incompatibile con il ruolo da consigliere”.
La proposta, rifiutata da Ferraresi, prevedeva un impiego nel “nuovo servizio del trenino (un trenino turistico che guida alla visita della città , ndr). Serve una hostess che accolga le persone e gli spieghi come funziona — illustrava Solaroli — A me sei venuta in mente te prima di tutto perchè sei una rompicazzo, così ti cavo dai coglioni e non ti vedo più”. Solaroli non sa però di essere registrato.
E nel colloquio chiama in causa anche il sindaco Alan Fabbri e il suo vice Lodi: “Nicola è d’accordo, ne ho parlato con Alan e mi ha detto: ‘Se a lei va bene a me va bene’”.
La conversazione si chiudeva con una raccomandazione: “Se lo sputi fuori mi brucio io”. Quella offerta alla dissidente fu mandata in onda da Piazza Pulita e Anna Ferraresi denunciò tutto alla procura.
Ora nel fascicolo in mano al pm Alberto Savino si parla di istigazione alla corruzione. Per Naomo, che affida la sua replica a una diretta Facebook, si tratta di una “azione di contrasto duro con l’utilizzo di esposti per attaccare una linea politica”.
Per la presunta parte offesa, Anna Ferraresi, arriva infine la voce di Fabio Anselmo: “Prendo atto della notizia — commenta l’avvocato -. La mia assistita ha vissuto un periodo difficile all’interno di un contesto intollerabile che si è protratto per molto tempo e che aveva reso difficoltosa la sua attività di consigliere comunale”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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