Destra di Popolo.net

IL GOLF BOICOTTA TRUMP: NIENTE TORNEO 2022 NEL SUO CLUB

Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile

“DISPUTARE LA GARA POTREBBE DANNEGGIARCI”

Quattro giorni dopo l’assalto al Congresso, salta il consueto appuntamento del prestigioso campionato americano di golf al resort di Donald Trump. L’associazione dei giocatori di golf Usa (Pga) ha fatto sapere che il Pga Championship 2022 non si giocherà  al Trump National Golf Club Bedminster, il resort di proprietà  del presidente nel New Jersey.
Pur senza far alcun riferimento all’assalto al Congresso, in una nota la Pga ha fatto sapere di aver deciso. “Il Consiglio di amministrazione di Pga of America ha votato per esercitare il diritto di rescindere l’accordo per giocare il 2022 Pga Championship al Trump Bedminster”, ha detto Jim Richerson, presidente dell’associazione. L’evento era programmato per maggio del prossimo anno.
In un messaggio video successivo, Richerson ha poi spiegato la decisione: “È diventato chiaro che condurre il campionato al Trump Bedminster sarebbe dannoso per il brand di Pga e metterebbe a rischio la capacità  di realizzare molti programmi e sostenere la longevità  della nostra missione. È stata una decisione per assicurare che i nostri professionisti possano continuare a far crescere il nostro grande sport per i decenni futuri”.
La Trump Organization ha reagito sostenendo che Pga “non ha il diritto di interrompere il contratto”, ricordando inoltre ndi aver “investito molti milioni di dollari nella competizione”.
Questa è la seconda volta in cinque anni che l’associazione golfista cancella un suo evento dalle proprietà  del presidente. La prima, nel 2015, fu in California. La Pga decise di rimuovere il suo appuntamento dal Trump National Los Angeles Golf, per le affermazioni denigratorie del presidente sui messicani nel suo discorso di candidatura alla presidenza

(da agenzie)

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MELANIA TRUMP CONDANNA L’ASSALTO TERRORISTICO AL CONGRESSO: “INACCETTABILE, SONO DELUSA E AMAREGGIATA”

Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile

“BASTA DIVISIONI IDEOLOGICHE O BASATE SUL COLORE DELLA PELLE, DOBBIAMO CONCENTRARCI SU CIO’ CHE CI UNISCE”

Melania Trump rompe il silenzio e condanna le violenze del 6 gennaio a Capitol Hill dicendosi “delusa e scoraggiata” da quanto accaduto. Lo si legge in un testo pubblicato dalla Casa Bianca. “Condanno assolutamente le violenze che si sono verificate nel Campidoglio della nostra nazione. La violenza non è mai accettabile”.
“Vi imploro di fermare le violenze – scrive – di non fare mai supposizioni basate sul colore della pelle di una persona o di usare ideologie politiche diverse come base per l’aggressività . Dobbiamo ascoltarci l’un l’altro, concentrarci su ciò che ci unisce e superare ciò che ci divide”.
Continua: “In qualità  di americana, sono orgogliosa della nostra libertà  di esprimere i nostri punti di vista senza persecuzioni. È uno degli ideali fondamentali su cui è costruita l’America. Molti hanno compiuto l’ultimo sacrificio per proteggere quel diritto”.

(da agenzie)

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IL CAPO DELLA POLIZIA DEL CAMPIDOGLIO: “AVEVO CHIESTO AIUTO ALLA GUARDIA NAZIONALE, NON MI E’ STATO DATO”

Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile

DURE ACCUSE DI STEVEN SUND: “AVEVAMO FORZE INADEGUATE PER FRONTEGGIARE 8.000 MANIFESTANTI”… UNA RETE DI COMPLICITA’ E OMISSIONI HA PERMESSO L’ASSALTO TERRORISTICO

“Avevo chiesto i rinforzi della Guardia Nazionale per proteggere il Congresso, non me li hanno dati”.
E’ il J’Accuse che il capo della polizia del Campidoglio, dimissionario, lancia in un’intervista al Washington Post. È la prima volta che parla Steven Sund, dopo l’assalto del 6 gennaio in cui i suoi uomini furono travolti, e uno di loro ucciso.
Sund ricostruisce nell’intervista la drammatica escalation di violenza sfociata nell’occupazione della sede parlamentare. Ammette che le forze dell’ordine erano inadeguate: 1.500 agenti della sua Capitol Police contro 8.000 manifestanti decisi a invadere il Congresso. Il perimetro di sicurezza sul lato occidentale della collina del Campidoglio è stato frantumato in 15 minuti.
Sund ha accettato di dimettersi “per aver tradito i miei uomini” però punta il dito contro le responsabilità  di altri. Due giorni prima del raduno pro-Trump convocato a Washington dallo stesso presidente, lui aveva raccolto numerosi segnali di allarme.
L’Fbi e diverse polizie tra cui il New York Police Department avevano segnalato i preparativi delle milizie di estrema destra, i loro piani circolavano sui social media. Il capo della Capitol Police aveva chiesto il permesso di allertare la Guardia Nazionale perchè fosse in grado d’intervenire rapidamente.
Qui la ricostruzione di Sund si addentra nei meandri delle tante — troppe — sigle e organizzazioni coinvolte. Oltre a lui, la difesa del Congresso dipende dai due Sergeant-at-Arms responsabili rispettivamente per il Senato e per la Camera.
Poi c’è la polizia municipale, agli ordini della sindaca.
La Guardia Nazionale, che nei 50 Stati Usa può essere mobilitata su ordine dei rispettivi governatori, nel District of Columbia della capitale federale invece dipende direttamente dall’esercito e quindi dal Pentagono. Un labirinto di competenze che ha contribuito alla disorganizzazione, ai ritardi, infine allo scaricabarile.
Nell’intervista al Washington Post i minuti più drammatici sono quelli subito dopo l’irruzione dei manifestanti, quando Sund supplica i capi dell’esercito di mandare rinforzi e si scontra con una catena di rinvii.
Un fattore che sembra aver influito, è il timore di schierare reparti militari contro un corteo politico, un’eventualità  che in passato era stata oggetto di critiche. Gli altri due capi della sicurezza di Camera e Senato, anche loro dimissionari, non hanno ancora fornito le loro versioni. Tace anche il Pentagono.
È probabile che la verità  emerga — ammesso che finisca davvero per venire alla luce — solo quando s’insedieranno la nuova Amministrazione e la nuova leadership del Congresso (il Senato passa ai democratici il 15 gennaio). È uno dei dossier più scottanti che erediterà  il ministro della Giustizia di Joe Biden.

(da agenzie)

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PARLER E L’USO CHE NE FANNO GLI EVERSORI SOVRANISTI: I TERRORISTI SI DANNO APPUNTAMENTO IL 20 GENNAIO

Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile

IL FILMATO CHE HANNO FATTO CIRCOLARE PER CAUSARE DISORDINI IL GIORNO DELL’INSEDIAMENTO DI BIDEN

Il problema era sotto gli occhi di tutti, ma erano chiusi.
Poi, con improvvisata improvvisazione, i fatti di Capitol Hill hanno fatto emergere quelle trame oscure che hanno portato ai fatti che — ormai — tutti conosciamo.
Quanto accaduto a Washington ha rappresentato solamente l’inizio di quel che per il momento è stato interrotto: un piano sovversivo che va ben oltre lo sciamano Jake Angeli. E, poco prima della sua sospensione (avvenuta per step, prima con i vari app store, poi con una mossa più incisiva da parte di Amazon), su Parler i fan di Donald Trump facevano circolare un filmato dai toni belligeranti con un unico obiettivo scritto in una data: il 20 gennaio
Non condivideremo per intero il filmato, anche per non farlo utilizzare come ulteriore mezzo di propaganda riciclabile sui social.
Ci limiteremo a pubblicare alcuni screenshoot che mostrano come la vicenda «Parler video Trump 20 gennaio» rappresenti un qualcosa di molto pericoloso, anche alla luce di quanto avvenuto nei giorni scorsi a Capitol Hill.
Questi, come detto, sono solamente alcuni frame presi da quel filmato fatto circolare su Parler (ma ce ne sono anche testimonianza su Twitter, con il creatore a cui è stato sospeso l’account). Messaggi intervallati da immagini di persone in piazza (nessun riferimento visuale ai fatti di Capito Hill) e da estratti di dichiarazioni del Presidente uscente Donald Trump (la cui voce in sottofondo fa da colonna sonora al susseguirsi di immagini).
Un video molto pericoloso, segno di persone che mirano a prepararsi in vista del 20 gennaio, giorno in cui alla Casa Bianca ci sarà  l’avvicendamento tra il Presidente uscente Donald Trump e il vincitore delle ultime elezioni negli Stati Uniti.
Sui social circola una voce (non verificata) che questo video sia stato condiviso dallo stesso futuro ex Presidente proprio su Parler.
Ma il blocco e la sospensione del social sovranista impedisce di verificare questa ricostruzione.

(da agenzie)

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PARLER E’ OFFLINE, SCOMPARE L’APP RAZZISTA DEI FANS DI TRUMP

Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile

AMAZON WEB SERVICES LO HA CANCELLATO PER ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA… SALVINI SI ERA APPENA ISCRITTO E C’E’ CHI LANCIA L’HASHTAG #SALVINIPORTASFIGA

Amazon aveva trovato 98 post di incoraggiamento alla violenza sulla rete social e, insieme a Google, aveva avvertito l’azienda che avrebbe perso l’accesso ai suoi server se non fosse stata capace di moderare i messaggi dei suoi utenti.
Secondo il sito specializzato nel monitoraggio di internet Down for Everyone Or Just for Me, Parler è risultata disattivata da poco dopo la mezzanotte ora statunitense, che significa che i suoi proprietari non sono riusciti a trovare nessun altro fornitore del servizio.
Dopo la recente cancellazione del profilo di Trump da Twitter, con i suoi 89 milioni di follower, questo sconosciuto social ha cominciato a far parlare di sè dando voce a teorici della cospirazione, estremisti di destra, radicalizzati. e i due figli presidenziali: Eric e Don Jr. Lanciato nel 2018, Parler si è rivelato particolarmente popolare tra i sostenitori del presidente.
L’ad della piattaforma, John Matze, ha denunciato l’oscuramento definendolo “un attacco coordinato: “Tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica, ai nostri avvocati, ci hanno abbandonato lo stesso giorno”, ha detto Matze a “Sunday Morning Futures” di Fox News.
“Stiamo cercando di tornare online il più rapidamente possibile, ma abbiamo molti problemi: ogni fornitore con cui parliamo dice che non lavorerà  con noi perchè, se Apple e Google non approvano, non lo faranno neanche loro”.
Il social rivendica più di 12 milioni di utenti in tutto il mondo, tra cui anche Matteo Salvini, di cui 8 negli Usa.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

“A PENCE 24 ORE PER DECIDERE, O SOSTITUISCE TRUMP O AVANTI CON L’IMPEACHMENT, TRUMP E’ UNA MINACCIA”

Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile

LA SPEAKER DEM MANDA L’AVVERTIMENTO: “TRUMP E’ FUORI CONTROLLO, COSTITUISCE UNA   PERICOLO PER L’AMERICA”… “TRUMP PUO’ AUTOGRAZIARSI SOLO PER REATI FEDERALI, NON PER QUELLI STATALI”

Nelle scorse ore diversi esponenti democratici si sono mossi per la destituzione del presidente uscente degli Stati Uniti. In una lettera ai colleghi dem, la presidente della Camera definisce Trump “una minaccia imminente alla Costituzione e alla democrazia americane”. Ecco perchè ha messo in atto una duplice mossa per ottenerne la rimozione. Da un lato verrà  presentata la richiesta al vicepresidente di attivare il venticinquesimo emendamento e dunque di subentrare a Trump. “Se sarà  invocato, il vicepresidente eserciterà  subito i poteri”, evidenzia Pelosi. Senza una risposta nel giro di 24 ore, la Camera avviera invece le procedure di impeachment. “Nel proteggere la nostra Costituzione e la nostra democrazia, agiremo con urgenza perchè questo presidente è una minaccia imminente. Mentre trascorrono i giorni, l’orrore per l’assalto alla nostra democrazia perpetrato dal presidente si intensifica e per questo c’è bisogno di un’azione immediata”.
L’iniziativa dei democratici fa salire la pressione su Pence. Secondo indiscrezioni, il vicepresidente non esclude un ricorso al venticinquesimo emendamento ma solo nel caso in cui Trump divenisse più instabile.
Appare invece un’ipotesi altamente improbabile quella delle dimissioni del presidente: fonti della Casa Bianca ribadiscono infatti che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro nonostante le pressioni, anche di alcuni membri del partito repubblicano.
La Camera potrebbe votare l’impeachment già  martedì o mercoledì. Poi ancora non è chiaro quello che succederà  successivamente. Una delle ipotesi è l’invio al Senato del procedimento dopo i primi 100 giorni della presidenza Joe Biden, in modo di consentire al presidente eletto di incassare il via libera alle sue nomine di governo e affrontare le priorità  della sua agenda, ovvero il Covid e l’economia.
Senza guardare troppo a lungo termine, i democratici sono ora concentrati sui nove giorni restanti della presidenza Trump. Pochi ma che potrebbero essere di fuoco e durante i quali il presidente, in sfida a tutto e tutti, potrebbe lanciarsi in un’ondata di concessioni di grazia, anche a se stesso. “Può auto-graziarsi solo per offese federali, non per quelle statali”, precisa Pelosi ricordando le indagini in corso sul presidente nello stato di New York.
A preoccupare non è però solo l’imprevedibilità  di Trump. I timori sono alti anche per possibili nuove manifestazioni.
“La minaccia di gruppi estremisti violenti resta alta e le prossime due settimane sono decisive nel nostro processo democratico” con la cerimonia di insediamento di Biden, mette in guardia il leader dei democratici in Senato.
Lancia l’allarme anche il sindaco di Washington, Muriel Bowser, che chiede un rafforzamento della sicurezza. Secondo le voci circolate in rete, nuove proteste sarebbero già  in via di organizzazione al grido: “abbiamo conquistato” il Congresso “una volta. Possiamo farlo ancora”. Le date a rischio sarebbero il 17 gennaio o il 20 gennaio, il giorno dell’insediamento quando Biden intende giurare come da tradizione al Campidoglio

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

IN SERATA SALVINI SI E’ ISCRITTO A PARLER, LA PIATTAFORMA SOCIAL DEI RAZZISTI

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

GOOGLE, APPLE E AMAZON HANNO RIMOSSO PARLER DAI LORO SERVER PER “ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA”

Il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato la sua adesione a Parler, la piattaforma alternativa dei trumpiani che, dopo il bando del presidente Donald Trump da Twitter, non credono più nei social media tradizionali.
E così, dopo i tragici eventi di Capitol Hill dal capo del Carroccio arriva un nuovo segnale provocatorio con l’iscrizione a quella che si candida ad essere la piattaforma social del sovranismo internazionale. Eppure solo pochi giorni fa Salvini aveva finalmente ammesso la vittoria di Biden, sentenziando: “In democrazia chi vince ha sempre ragione”.
Di fatto il primo esito concreto della cancellazione dell’account Twitter di Trump è stato la corsa di adesioni a Parler, un piccolo e fino a pochi mesi fa semisconosciuto social fotocopia di Twitter, lanciato nel 2018 e deputato a dare voce al radicalismo americano e non solo.
Parler è diventato fin da prima delle elezioni Usa la voce dei trumpisti duri e puri che i social netowrk del mainstream cominciavano a segnalare o censurare. Trump non è un utente della piattaforma. Il senatore repubblicano del Texas, Ted Cruz, vanta 4,9 milioni di follower, mentre il conduttore di Fox News, Sean Hannity, ne ha circa sette milioni.
Proprio di oggi è la notizia che dopo Google anche Apple e Amazon hanno deciso di rimuovere Parler dai loro server.
Se l’app degli ultra-conservatori non troverà  un nuovo server di web hosting entro stasera, scomparirà  dalla rete, riferisce la Bbc, aggiungendo che Amazon ha trovato 98 post di incoraggiamento alla violenza.
Apple ha sospeso Parler dal suo app store “fino a quando la rete continuerà  a diffondere post che incitano alla violenza”. In precedenza, Google aveva annunciato di aver rimosso Parler con le stesse motivazioni.

(da agenzie)

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VIDEOMESSAGGIO DA BRIVIDI DI SCHWARZENEGGER: “TRUMP E’ UN FALLITO, HA CERCATO IL COLPO DI STATO INGANNANDO IL POPOLO AMERICANO”

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

“I PROUD BOYS DI OGGI SONO I NAZISTI DI IERI, A CHI PENSA DI ROVESCIARE LA DEMOCRAZIA IN AMERICA DICO: “NON VINCERETE MAI”

“Da immigrato in questo Paese, vorrei dire due parole ai miei concittadini americani e a tutto il mondo su quello che è successo in questi giorni”.
Si apre così il videomessaggio di Arnold Schwarzenegger, diffuso sui suoi canali social, con cui accusa Donald Trump di “aver cercato un colpo di Stato ingannando le persone con le sue bugie”.
Per l’ex governatore della California, l’attacco a Capitol Hill ha minato i principi su cui si fonda la democrazia degli Stati Uniti e ha paragonato il movimento di estrema destra dei Proud Boys ai nazisti.
“So che c’è una paura diffusa in questo Paese. E dobbiamo stare attenti alle conseguenze dell’egoismo e del cinismo — ha detto — perchè tutto inizia con bugie e intolleranza”.
Poi il riferimento al presidente uscente: “È un fallito, verrà  ricordato come il peggiore della storia. La cosa positiva è che presto sarà  irrilevante come un vecchio tweet”.
Infine, le parole rivolte a Joe Biden: “Presidente Biden, se lei avrà  successo, tutto il Paese lo avrà . Siamo con lei, oggi, domani, sempre, dalla parte di chi difende la nostra Costituzione da chi la minaccia”.
“Il peggior presidente di sempre”.
Arnold Schwarzenegger, attore ed ex governatore repubblicano della California, non usa mezzi termini con Donald Trump e paragona i fatti di Capitol Hill alla Notte dei cristalli del 1938, in epoca nazista.
Nel video pubblicato su Twitter, che ha raccolto milioni di visualizzazioni e ricondivisioni in poche ore, Schwarzenegger ha raccontato della propria infanzia in Austria, dove è nato nel 1947 e cresciuto con il duro ricordo di quella notte, durante la quale furono commesse violenze contro gli ebrei da parte dei nazisti, “gli equivalenti dei Proud Boys” di oggi.
“Mercoledì”, ha detto, ”è stata la notte dei cristalli degli Stati Uniti e la folla non solo ha frantumato le finistre del Campidoglio, ma ha infranto le idee che davamo per scontate” andando a calpestare “i principi stessi su cui era fondato il nostro Paese”.
L’attore si è rivolto agli americani avvertendoli che devono fare attenzione “alle conseguenze del cinismo e dell’egoismo”.
“Dobbiamo cercare di guarire insieme dal dramma che si è svolto qualche giorno fa”, conclude nel suo videomessaggio, “e dobbiamo mettere la democrazia al primo posto. Non come repubblicani o democratici ma come americani”. Dopo l’augurio a Joe Biden per “un grande successo”, Schwarzenegger lancia un monito a chi ” pensava di poter ribaltare la costituzione: non vincerete mai”.

(da agenzie)

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ALTRO CHE DISPERATI, TRA I TERRORISTI ARRESTATI A WASHINGTON CI SONO RICCONI, ALTRO CHE RIVOLTA DEL POPOLO CONTRO LE ELITES

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

UN AMMINISTRATORE DELEGATO, AVVOCATI, EX BROKER E PROFESSORI UNIVERSITARI… E’ LA RIVOLTA DELLE ELITES CONTRO IL POPOLO

Può essere rassicurante pensare che ad aver preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio c’erano soltanto personaggi come lo sciamano Jake Angeli (che di nome fa Jacob Chansley) e altri seguaci della setta QAnon, ma in realtà  non è così.
Lo dimostra la storia di Brad Rukstales, Ceo di una compagnia di marketing, Cogensia, di Chicago, tra le persone arrestate negli ultimi giorni.
Uno dei volti più “rispettabili” dell’insurrezione, un esempio vivente dell’eterogeneità  del trumpismo, che serve anche da monito rispetto a spiegazioni che tendono ad archiviare i fatti dell’altro giorno — in cui sono morte cinque persone, tra cui un ufficiale di polizia — come la rivolta del popolo contro le èlite.
Il pentimento di Brad
Come la maggior parte dei rivoltosi, Ruckstales, uomo d’affari di mezza età , era andato a Washington dall’Illinois per partecipare alla manifestazione promossa da Trump per contestare la certificazione del voto delle presidenziali. Come ha dichiarato in un’intervista a CBS Chicago, non aveva previsto che la protesta sarebbe presto degenerata, diventando violenta.
La trasferta a Washington era il compimento di un percorso di fede che lo aveva portato a donare oltre 30 mila dollari a cause repubblicane nel corso dell’ultimo anno, di cui circa 12 mila dollari direttamente a Trump.
Una volta finito il comizio del presidente, però Rukstales si sarebbe diretto al Campidoglio, con il resto della bolgia. Oggi su Twitter parla di «errore di valutazione» e si difende dicendo di aver semplicemente «seguito centinaia di altre persone passando per le porte aperte del Campidoglio», un particolare significativo dato gli interrogativi che esistono rispetto alla condotta della polizia quel giorno.
Insomma, si è lasciato “trascinare dagli eventi”. A differenza di altri reduci dell’insurrezione dell’Epifania, che non si mostrano per nulla pentiti e in alcuni casi sono passati a pianificarne altri, Rukstales dice di «condannare la violenza e la distruzione che ha avuto luogo a Washington».
Non solo lo sciamano Jake
È significativo anche il fatto che Rukstales sia stato rilasciato poco dopo essere stato arrestato, riuscendo a tornare a casa a Inverness, un sobborgo di Chicago, la sera stessa, tanto che è stato intervistato fuori da casa sua da un giornalista di una emittente locale. La società  di cui è Ceo non è stata altrettanto clemente: Rukstales adesso si trova in congedo forzato e la società  ha preso le distanze in un comunicato su LinkedIn.
Non è la sola ad aver agito in modo simile. Mentre le forze di polizia cercavano di identificare e rintracciare i “patrioti” — alcuni dei quali, incautamente, si erano auto-incriminati postando selfie e video di vario genere sui social media — partiva la caccia agli impiegati “deplorevoli” da parte di aziende americane.
È il caso di Navistar, un’azienda di marketing in Maryland, che ha licenziato un suo dipendente fotografato al Campidoglio con addosso il badge aziendale.
Come racconta la Cnn, lo stesso vale anche per Libby Andrews, 56 anni, ormai ex-broker di una società  immobiliare (che le ha comunicato il licenziamento via email), e per Paul Davis, avvocato, in precedenza impiegato presso la compagnia assicurativa Goosehead Insurance, che ha celebrato il divorzio tanto di Tweet.
Persino un ex rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Rick Saccone, ed ex professore universitario presso il Saint Vincent College, si è dimesso dopo aver pubblicato sulla propria pagina Facebook immagini di sè fuori dal Campidoglio.
Ruckstales è stato arrestato per aver effettuato un ingresso illegale all’interno del Campidoglio, ma ci sono almeno 13 casi di persone che sono state accusate di crimini federali — tra cui Cleveland Grover Meredith Jr, che si era presentato al Campidoglio con un fucile d’assalto e con l’intenzione di «bucare la testa con un proiettile» alla speaker della Camera dem, Nancy Pelosi.
Milizie, estremisti, cospirazionisti — ma anche “persone comuni”, o «everyday americans» come scrive il New York Times.
Non dovrebbe sorprendere visto che alle scorse elezioni Trump ha ottenuto circa 74 milioni di voti. Benchè il numero di cittadini americani con un livello di istruzione medio basso che votano dem è diminuito negli scorsi anni, come rivela una ricerca del Pew Research Center circa il 30% degli elettori di Trump ha un titolo universitario.
È anche per questo che la decisione da parte di una serie di aziende e di amministratori delegati di scaricare il presidente nei giorni dopo l’assalto al Campidoglio è stata ritenuta una notizia dal conservatore Wall Street Journal.
Il mondo del business scarica Trump.

(da Open)

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