Destra di Popolo.net

SONDAGGIO ABC-IPSOS: IL 67% DEGLI AMERICANI RITIENE TRUMP RESPONSABILE DELL’ASSALTO EVERSIVO, SOLO IL 15% LO ASSOLVE

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

PER IL 56% DEVE ESSERE RIMOSSO DALL’INCARICO PRIMA DELLA FINE DEL SUO MANDATO

Il 56% degli americani ritiene che Donald Trump dovrebbe essere rimosso dall’incarico prima della fine del suo mandato.
E’ quanto emerge da un sondaggio   Abc-Ipsos, secondo il quale il 43% degli interpellati è contrario alla rimozione prima del tempo del presidente.
Il 67% è convinto che Trump abbia tutta o parte della responsabilità  degli scontri in Congresso, mentre un 15% ritiene che non abbia nessun colpa.
Sono percentuali pesanti che, a distanza di due giorni dall’assalto terroristico al Campidoglio, cominciano a delinerare che due terzi dell’elettorato repubblicano ha preso le distanze da Trump.

(da agenzie)

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QUELLA CHE CACCIAVA I SENZATETTO CON L’IDROPULITRICE MENTRE DORMIVANO E CHE VOLEVA RIMUOVERE LE FOTO DI MATTARELLA E’ DIVENTATA ASSESSORE IN REGIONE LOMBARDIA

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI: CON CHE CORAGGIO LA MORATTI HA ACCETTATO DI ESSERE COMPAGNA DI MERENDE DI UNA SOGGETTA DEL GENERE?

Per la sanità  lombarda è uscito di scena Giulio Gallera, ma le polemiche non mancano per la nomina ad assessore per le politiche sociali, famiglia e disabilità  ad Alessandra Locatelli, divenuta nota per aver svegliato i clochard alle 5 di mattina con le idropulitrici a Como.
Per non farsi mancare nulla, c’è stata la nomina di Alessandra Locatelli come nuova assessora della Lombardia.
Parliamo della stessa Alessandra Locatelli che, da assessora alle politiche sociali del comune di Como, pensò di risolvere il problema dei clochard così: svegliandoli con le idropulitrici alle 5 del mattino, mentre dormivano per strada.
Non fornendo loro assistenza o aiuto, non collaborando con le tante associazioni di volontariato, ma togliendo loro persino il gradino, il giaciglio, l’angolo, la panchina.
E come dimenticarsi di quando, nel 2018, chiese agli amministratori della Lega di rimuovere da tutti gli uffici pubblici la foto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?
Che bella compagnia ha accettato la Moratti.

(da agenzie)

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SALVINI A MEZZ’ORA: “NON SONO DI DESTRA, SONO LIBERALE, PER LA LIBERTA'” (DI EVITARE LA GALERA PER I SEQUESTRATORI DI PERSONE, CERTO)

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

PASSI ESILARANTI: “AMICO DI TRUMP IO? NO, SEMMAI CONTE”…. “LA LOMBARDIA E’ UN MODELLO PER LA SANITA'”

Covid creato in laboratorio, Trump è amico di Conte, essere o non essere di destra. Matteo Salvini a Mezz’ora in più, condotto da Lucia Annunziata, è un frullatore, per citare una definizione di Corrado Augias.
Tra i passaggi più interessanti dell’intervista andata in onda su Rai 3 c’è l’assoluta certezza, manifestata dal leader della Lega, che il Covid-19 provenga da un laboratorio di Wuhan: “Se in Cina avessero evitato di fare fottutissimi esperimenti che hanno contagiato il resto del mondo, parleremmo d’altro — attacca Salvini — È agli atti che sia uscito da un laboratorio di Wuhan”. E poi, mentre la giornalista gli ripete che non ci sono prove di questa teoria, lui ripete: “Da dove è partito il virus? Da Marte? No, dalla Cina”.
E ancora: “Non dico che l’abbiano fatto apposta, ma è partito dalla Cina e per almeno 4 mesi hanno mentito”.
Trump ha perso le elezioni americane, lo ammette anche Salvini, dopo aver sostenuto il tycoon con tanto di mascherina personalizzata. “Le immagini di questa settimana rischiano di mettere in discussione tutto l’operato”, ha detto il leader della Lega rispetto alla violenza di Washington. Poi ha virato sul tema della chiusura degli account social di Trump: “Mi domando dove stiamo andando, chi decide cosa si può dire o non dire, certa sinistra si sente superiore agli altri e decide chi può fare una cosa e chi no”.
Uno dei “più grandi amici di Trump è il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ricorderete forza Giuseppi”, ha attaccato Salvini. “Sarà  Biden a confrontarsi con me se tornerò al Governo”.
Sulla sua identità  politica arriva il rilancio: “Io non mi sento di destra, sono categorie vecchie — ha spiegato — Ci sono scelte diverse, io non ritengo che Renzi sia di sinistra, nè Zingaretti. Superiamo queste distinzioni, io sono liberale e conservatore: per la libertà “.
Sul rimpasto nella giunta della Regione Lombardia, che l’ha visto protagonista in determinate scelte, Salvini ha specificato che “l’assessore è di Forza Italia”, riferendosi a Gallera, “ma non ci sono meriti e demeriti” La Lombardia è la Regione italiana “dove ogni anno vengono più malati dalle altre a farsi curare, il modello sanitario pubblico e privato lombardo funziona”. Nessuna colpa nella gestione dell’emergenza Covid in Lombardia, secondo Salvini “se ti arrivano mille malati insieme neanche se sei Gesù bambino riesci a ricoverarli tutti”.
Che non fosse di “destra” comunque già  lo sapevamo, lui rappresenta solo quella componente di “destra economica e reazionaria” a cui piace evadere e aspettare i condoni, quelli xenofobi che vivono di egoismi e cinismo sulla pelle dei deboli

(da Fanpage)

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UNA CRISI DI GOVERNO FAREBBE SFUMARE 20 MILIARDI DI RISTORI; A RISCHIO PARTITE IVA E IMPIANTI DI SCI

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

“UN ESECUTIVO DIMISSIONARIO PUO’ SVOLGERE SOLO L’ORDINARIA AMMINISTRAZIONE, NON CHIEDERE SCOSTAMENTI DI BILANCIO”

Può un governo dimissionario approvare uno scostamento di bilancio da 20 miliardi, praticamente una Manovra finanziaria?
L’esecutivo avrà  i numeri in parlamento — e la legittimazione giuridica — per intervenire con forza sul debito pubblico e garantire gli indennizzi alle attività  penalizzate dal Coronavirus?
Sono domande che trovano risposte (anche) nella Carta Costituzionale e che non potranno essere escluse dalla trattativa tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ai ferri corti su una serie di dossier, dall’impiego delle risorse del Next Generation EU alla delega ai servizi segreti che il presidente del Consiglio si è attribuito.
La crisi è dietro l’angolo, e nello stallo che può portare alla formazione di un nuovo esecutivo o allo scioglimento delle Camere, il governo rischia di dover rinunciare ad alcune misure chiave per contrastare l’emergenza economica.
Il primo degli effetti dell’impasse politica rischia di essere la mancata approvazione del cosiddetto «decreto Ristori 5». Rifusi bar e ristoranti con il decreto Natale, l’esecutivo sta elaborando misure per risarcire le categorie rimaste escluse da quel provvedimento, fra cui i gestori degli impianti sciistici e i lavoratori autonomi.
Senza l’approvazione di quei 20 miliardi, traballano le agevolazioni fiscali, la rottamazione quater delle cartelle esattoriali e l’anno bianco contributivo. Anche il bonus di mille euro per le partite Iva potrebbe evaporare se Conte e Renzi non dovessero trovare la quadra per far proseguire questa esperienza di governo.
La questione costituzionale
Venti miliardi vuol dire che «siamo davanti a un pezzo di bilancio, a tutti gli effetti: non credo che, se fossimo dimissionari, potremmo chiedere al Parlamento uno scostamento di bilancio per farvi fronte», dichiara un ministro del Pd a la Repubblica.
Ma è anche la Costituzione a porre dei paletti alla libertà  di manovra a un esecutivo in procinto di lasciare Palazzo Chigi. «Un governo dimissionario è chiamato a svolgere l’ordinaria amministrazione — sottolinea Beniamino Caravita, vicepresidente dei costituzionalisti italiani -. A quest’ambito sfugge uno scostamento di bilancio, equiparabile a un atto che, anche in funzione delle scelte fatte, esplica un indirizzo politico».
E i fondi del Next Generation EU?
E seppure Conte dovesse forzare le maglie della Costituzione e chiedere il voto ai parlamentari per utilizzare i 20 miliardi del nuovo decreto, non è detto che otterrebbe la maggioranza assoluta da entrambe le Camere.
Una soluzione più agevole, in caso di dimissioni del governo, dovrebbe trovarsi per i 196 miliardi del Next Generation EU. In quel caso, potrebbe essere il parlamento stesso a far proprio il Piano nazionale di ripresa e resilienza, integrandolo e modificandolo, legittimando poi con una delega un primo ministro che lo presenterà  a Bruxelles.
Chi decide le azioni di contrasto al Covid?
Un governo dimissionario con un presidente del Consiglio dai poteri fortemente limitati potrebbe comunque rispondere alle esigenze che la crisi sanitaria impone. «Su questo possiamo stare tranquilli — spiega Caravita a la Repubblica — Nell’ordinaria amministrazione, davanti a un’emergenza, non può non rientrare ciò che serve al Paese. Inimmaginabile un vuoto di potere. La controprova l’abbiamo con l’articolo 77 della Costituzione, che consente a un governo dimissionario di emanare decreti leggi e chiama addirittura le Camere già  sciolte a riunirsi entro 5 giorni per approvarlo. Sì, anche se Conte dovesse dimettersi potrebbe firmare i Dpcm e il ministro Speranza i decreti che istituiscono le zone gialle, arancioni o rosse».

(da agenzie)

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A SEI MESI DALL’INFEZIONE, IL 76% DEI PAZIENTI COVID SOFFRE ANCORA DI ALMENO UN SINTOMO

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

ANALIZZATI I DATI DI 1.700 PAZIENTI… IL PIU’ DIFFUSO: AFFATICAMENTO E DEBOLEZZA MUSCOLARE OLTRE A RIDOTTA FUNZIONE DEI POLMONI

Analizzando i dati di oltre 1.700 pazienti ricoverati in un ospedale di Wuhan durante la prima ondata della pandemia di COVID-19, un team di ricerca cinese ha dimostrato che a oltre 6 mesi di distanza dal superamento della fase acuta dell’infezione il 76 percento presentava ancora almeno un sintomo, legato alla cosiddetta “Long COVID”.
Tra i più comuni affaticamento e debolezza muscolare. Rilevata anche un ridotta funzionalità  polmonare nei pazienti che avevano sperimentato una malattia grave.
In molti pazienti contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 il superamento della fase acuta dell’infezione (COVID-19) spesso non coincide con una guarigione vera e propria, ma con l’inizio di una lunga fase di recupero in cui sono ancora evidenti gli strascichi lasciati dall’invasione virale.
Gli scienziati hanno definito questa condizione con nome “Long COVID”, che in italiano è stata chiamata con diversi appellativi, come sindrome da COVID a lungo termine, postumi della COVID-19 o sindrome post-COVID-19. In parole semplici, si tratta di una serie di sintomi che permangono per mesi, il cui numero e l’intensità  sono strettamente connessi con la gravità  della malattia sperimentata.
I pazienti ricoverati in terapia intensiva, ad esempio, sono quelli che più spesso presentano le conseguenze più pesanti, in particolar modo a livello polmonare e respiratorio. Un nuovo studio ha dimostrato che oltre i tre quarti dei pazienti ricoverati in ospedale per COVID-19 presenta almeno un sintomo a sei mesi di distanza dalle dimissioni.
A condurre la ricerca un team di scienziati cinesi del Centro nazionale di ricerca clinica per le malattie respiratorie dell’Ospedale dell’Amicizia Cina-Giappone di Pechino, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina dell’ospedale Jin Yin-tan di Wuhan, dell’Istituto di ricerca clinica dell’Università  di Pechino, dell’Accademia Cinese delle Scienze, del Peking Union Medical College e di altri autorevoli centri di ricerca del dragone.
Gli scienziati, coordinati dal professor Bin Cao, medico presso il Dipartimento di medicina polmonare e di terapia intensiva del nosocomio di Pechino, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato lo stato di salute di oltre 1.700 pazienti ricoverati presso l’ospedale di Wuhan tra il 7 gennaio e il 29 maggio dello scorso anno, durante la prima ondata della pandemia.
I pazienti inclusi nell’indagine avevano un’età  media di 57 anni e le visite di follow-up sono state effettuate tra il 16 giugno e il 3 settembre del 2020, per un tempo medio di follow-up di 186 giorni. I pazienti sono stati valutati attraverso questionari, esami di laboratori, analisi del sangue e altri test per verificare nel dettaglio lo stato di salute, la qualità  della vita e il processo di recupero dopo l’infezione.
Dall’analisi dei dati è emerso che a sei mesi di distanza ben il 76 percento dei pazienti presentava ancora un sintomo legato alla COVID-19. I più diffusi e persistenti erano l’affaticamento e la debolezza muscolare, rilevati nel 63 percento dei pazienti, seguiti da disturbi del sonno (26 percento) e ansia o depressione, segnalate dal 23 percento. Dei 390 pazienti sottoposti a test di controllo supplementari, in 41 non sono riusciti a completare il test per la funzionalità  polmonare, a causa della forte debilitazione.
Chi aveva avuto bisogno di ventilazione meccanica ed ossigenoterapia manifestava con maggiori probabilità  una funzione polmonare ridotta, evidenziando anche alterazioni nelle scansioni polmonari, con la presenza di potenziali danni agli organi.
I pazienti gravi hanno ottenuto anche i punteggi peggiori nel test del cammino di sei muniti. Numerosi pazienti che avevano una funzione renale nella norma durante il ricovero hanno sviluppato un deterioramento durante la convalescenza, inoltre è stato rilevato un crollo degli anticorpi neutralizzanti a sei mesi di distanza dal primo controllo, con una riduzione del 52,5 percento.
Ciò potrebbe suggerire un rischio di reinfezione, sebbene l’immunità  sia legata anche ad altre cellule (ad esempio quelle B della memoria) e dunque non è ancora chiaro quanto tempo possa durare lo scudo immunitario.
“Poichè la COVID-19 è una malattia così nuova, stiamo solo iniziando a comprendere alcuni dei suoi effetti a lungo termine sui pazienti”, ha dichiarato il professor Bin Cao. “La nostra analisi indica che la maggior parte dei pazienti continua a convivere con almeno alcuni degli effetti del virus dopo aver lasciato l’ospedale, e ciò evidenzia la necessità  di cure post-dimissione, in particolar modo per coloro che hanno sofferto di infezioni gravi. Il nostro lavoro sottolinea anche l’importanza di condurre studi di follow-up più lunghi in popolazioni più ampie al fine di comprendere l’intero spettro di effetti che la COVID-19 può avere sulle persone”, ha aggiunto lo scienziato.
“Purtroppo, ci sono pochi rapporti sul quadro clinico delle conseguenze della COVID-19. Lo studio di Huang e colleghi su The Lancet è quindi rilevante e tempestivo”, hanno dichiarato gli scienziati italiani Monica Cortinovis, Norberto Perico e Giuseppe Remuzzi, che hanno commentato la ricerca “6-month consequences of COVID-19 in patients discharged from hospital: a cohort study” pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica con un articolo ad hoc.

(da Fanpage)

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LO STUDIO SVIZZERO RIVELA: “CHIUSURA DELLE SCUOLE MISURA EFFICACE CONTRO LA PANDEMIA”

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

LA RICERCA DEL POLITECNICO DI ZURIGO HA ESAMINATO 1,5 MILIARDI DI PICCOLI SPOSTAMENTI DELLA POPOLAZIONE SVIZZERA

Aver tenuto le scuole chiuse da marzo ha permesso di limitare considerevolmente la circolazione delle persone e di conseguenza anche i contagi: è quanto rivela un nuovo studio del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) — di cui danno notizia oggi Le Matin Dimanche e SonntagsZeitung — rilanciano il dibattito, sempre molto acceso, sull’opportunità  di tenere le scuole svizzere chiuse per contenere l’epidemia
Gli autori della ricerca sono stati coordinati dal professor Stefan Feuerriegel, docente di informatica dell’ETHZ, e hanno esaminato 1,5 miliardi di piccoli spostamenti della popolazione svizzera tra il 10 febbraio e il 26 aprile.
Lo studio si è basato sui dati anonimizzati forniti dagli operatori telefonici elvetici e ha stabilito che la chiusura delle scuole a metà  marzo ha portato a una riduzione della mobilità  del 21,6% nel periodo preso in considerazione.
Insieme al divieto di riunioni con oltre 5 persone (-24,9%) e alla chiusura di ristoranti e bar (-22,3%) si tratta di una delle misure più efficaci per ridurre gli spostamenti, tra i principali fattori di propagazione del virus
“Con la chiusura delle scuole i genitori sono restati sempre più spesso a casa. Ciò ha influenzato la mobilità  e il numero di infezioni”, ha spiegato Feuerriegel sulle colonne dei due settimanali.
I ricercatori hanno analizzato anche su quali tipi di trasporti abbia influito la chiusura delle scuole e dai loro risultati emerge per esempio una diminuzione importante (-35% circa) degli spostamenti in treno.
La mobilità  stradale e autostradale è invece calata meno. Questi risultati coincidono con quelli emersi da uno studio effettuato su 41 Paesi e pubblicato a metà  dicembre dall’Università  di Oxford, nel Regno Unito, sulla prestigiosa rivista Science.

(da Fanpage)

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SUCCESSO DEL CASHBACK DI NATALE: 5,8 MILIONI DI ISCRITTI E RIMBORSI PER 222 MILIONI IN ARRIVO ENTRO FINE FEBBRAIO

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

63 MILIONI DI TRANSAZIONI, HANNO SUPERATO LA SOGLIA DEL RIMBORSO 3,2 MILIONI DI ISCRITTI…RIMBORSO MEDIO DI 68.9 EURO… ORA SI PASSA AL SECONDO STEP, QUELLO ORDINARIO

Quasi 6 milioni di italiani si sono iscritti al Cashback di Natale e hanno effettuato oltre 63 milioni di transazioni con carte e bancomat, di cui la metà  per acquisti di piccolo importo (sotto i 25 euro).
Sono i numeri definitivi del periodo sperimentale del programma pensato dal governo Conte per dare una spinta alla digitalizzazione dei pagamenti e allo stesso tempo combattere l’evasione fiscale. Palazzo Chigi parla di un “successo oltre le previsioni per l’incentivo alla moneta elettronica” e guarda già  al 2° step, iniziato l’1 gennaio.
Durante la prima fase, si legge nel comunicato, sono stati registrati 9,8 milioni di strumenti di pagamento digitale. I cittadini che hanno raggiunto la soglia minima delle 10 transazioni per ottenere il rimborso del 10% sugli acquisti fatti nei negozi fisici sono 3,2 milioni.
Entro l’1 marzo, quindi, tutti i beneficiari riceveranno un rimborso complessivo di oltre 222 milioni di euro. Si tratta in media di 68,9 euro a testa.
“Favorire una digitalizzazione dei pagamenti senza penalizzare nessuno può portare al cambiamento delle abitudini di vita dei consumatori”, aveva dichiarato a settembre il presidente del Consiglio Conte, sin da subito tra i principali sostenitori del piano Italia cashless.
Un programma introdotto per “incentivare l’utilizzo dei pagamenti digitali, rendere il sistema più spedito, trasparente e tracciabile. In prospettiva significa porre le basi per recuperare l’economia sommersa“.
Con i numeri di oggi, Palazzo Chigi ritiene vinta la scommessa: “La partecipazione riscontrata è stata al di sopra delle aspettative dal punto di vista dei numeri e dei dati di sintesi”. Nello specifico, si sono iscritti 5.870.063 cittadini, titolari di 9.834.919 strumenti di pagamento elettronici, di cui oltre 7,6 milioni sull’app Io.
Il sistema ha elaborato 63.218.228 di transazioni complessive, per un importo medio di 46 euro. Supera i 222,6 milioni di euro (222.668.781) il valore dei rimborsi da erogare ai 3.230.906 partecipanti che, sul totale dei cittadini iscritti, hanno effettuato il numero minimo delle 10 transazioni per avere diritto all’Extra Cashback di Natale.
Il 3,1% degli aventi diritto, pari a circa 100mila italiani, ha raggiunto il rimborso massimo di 150 euro, mentre il 14,5% otterrà  un bonifico tra i 100 e i 149 euro.
La maggioranza dei cittadini partecipanti al programma (49,6%) si verrà  accreditare 50-99 euro e il 32,8% ha accumulato un rimborso inferiore ai 50 euro.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda però il tipo di transazioni effettuate: nel 48,5% dei casi si è trattato di piccoli acquisti, non superiori a 25 euro.
Una fascia di importo in cui, soprattutto in Italia, il contante finora ha sempre fatto da padrone. Favorendo in tanti casi la micro-evasione fiscale.
Ora che la fase sperimentale di Natale si è conclusa, il governo guarda già  al 2° step: “L’aspettativa è che la partecipazione continui a crescere in modo graduale e significativo nei prossimi mesi e che, con il tempo, l’iniziativa abbia un impatto positivo sul cambiamento delle abitudini di consumo degli italiani verso un sempre maggiore utilizzo della moneta elettronica negli acquisti di tutti i giorni“, si legge nel comunicato.
Dall’inizio dell’anno è infatti entrato a regime il Cashback “ordinario”: l’orizzonte per accumulare il rimborso viene esteso a sei mesi (1 gennaio-30 giugno) e serviranno almeno 50 transazioni per averne diritto, non più 10.
Ma c’è una novità , cioè il Super cashback di 1.500 euro da assegnare ogni sei mesi ai primi 100mila consumatori che effettueranno il maggior numero di pagamenti con strumenti elettronici. Non conta l’importo: il sistema terrà  in considerazione solo il numero di transazioni, anche piccolissime.
La propria posizione in classifica potrà  essere controllata in tempo reale sull’app Io. Un’ulteriore conferma della crescente adesione al progetto arriva dai dati aggiornati all’8 gennaio. Palazzo Chigi fa sapere che i cittadini iscritti hanno superato il tetto dei 6 milioni (6.244.446) e sono stati registrati 10,6 milioni di strumenti di pagamento. Circa 9 milioni le transazioni effettuate solo nei primi 8 giorni del 2021.

(da agenzie)

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INVECE CHE DENUNCIARE IL COMPORTAMENTO DEL TERRORISTA, LA MELONI SI LAMENTA PERCHE’ I SOCIAL CHIUDONO LE PAGINE DI CHI ISTIGA ALLA VIOLENZA

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

“VERGOGNOSA CENSURA DEI PROFILI SOCIAL DI TRUMP”? LA SUA SEDICENTE “DESTRA” ALLORA DIA VIA LIBERA SUI SOCIAL A TUTTI I CRIMINALI… SE E’ PER LA PROPRIETA’ PRIVATA, AMMETTA CHE I PROPRIETARI DEI SOCIAL POSSONO ESPELLERE IN BASE AL REGOLAMENTO CHI CAZZO GLI PARE, SOPRATTUTTO I CRIMINALI… E SE NON SEI D’ACCORDO CANCELLA IL TUO PROFILO PER PROTESTA

Seppure quanto accaduto a Capitol Hill sia un attacco aperto alla democrazia, condannato da praticamente quasi tutte le parti a prescindere dal colore politico, Giorgia Meloni continua a raccontare la sua versione della storia.
Una versione che, in prima battuta, l’ha vista condannare in maniera paradossale quanto stava succedendo in quelle ore a Capitol Hill: «Seguo con grande attenzione e apprensione quanto sta accadendo negli Stati Uniti, mi auguro che le violenze cessino subito come chiesto dal Presidente Trump».
Poco importa, appare evidente dai toni, che quei disordini fossero frutto di mesi e mesi di palese istigazione dei suoi “fan” da parte del tycoon: la posizione di Giorgia Meloni social Trump sembra voler mettere in risalto solo ciò che conviene.
Conferma apertamente la sua posizione e la sua visione su quanto sta succedendo in America, Giorgia Meloni, bollabile in tutto e per tutto come appartenente alla narrazione sovranista.
Sull’espulsione di Donald Trump dai social — prima da Facebook e poi da Twitter — la leader di Fratelli d’Italia scrive sui suoi account social: «Sono felice che nessun politico italiano noto abbia commentato positivamente la vergognosa censura dei profili social di Trump. Adesso servirebbe un piccolo sforzo in più e condannare chi pensa che una società  privata abbia il diritto di calpestare la democrazia e la libertà  dei popoli. Coraggio, possiamo farcela».
Quale democrazia, considerato che la maggioranza in Usa ha votato per Biden?
Quale libertà , quella di assaltare un’istituzione e utilizzare tanta violenza fino ad arrivare alla perdita di vite umane, al ferimento di decine di persone e alla distruzione di un bene pubblico?
Giorgia Meloni parla come se si stesse rivolgendo a dei bambini a cui deve insegnare qualcosa o a persone molto sciocche che non vedono l’evidenza.
La scelta di parole e di tono esprime perfettamente la parzialità  sua e del suo mondo, quello dei sovranisti, che — in questo caso — guardano al ban di Trump chiamandolo censura e fingendo che non ci sia alcun legame tra la libertà  di parola di cui il tycoon ha sempre goduto, raggiungendo milioni e milioni di persone con le sue teorie complottiste, e quanto successo negli Stati Uniti mercoledì 6 gennaio.
Un atteggiamento che, come sempre, fa tanto comodo alla politica ma molto male alla civiltà  in cui viviamo e ai cittadini.

(da Giornalettismo)

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CRISANTI: “500 MORTI AL GIORNO? UNA STRAGE CHE POTEVA ESSERE EVITATA. ORA LOCKDOWN DURO”

Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile

“LA STRETTA NELE ZONE ROSSE NON BASTA”

Lo dice dalla fine della primavera: «Le misure non bastano». Andrea Crisanti, virologo e ordinario di Microbiologia a Padova dopo anni all’Imperial College di Londra, lo ripete anche stavolta.
Serve un lockdown «duro e veloce», tanto più ora che c’è una campagna vaccinale in corso e la minaccia di numerosi varianti del Coronavirus in circolazione.
E non basta nemmeno la revisione dei criteri per la zona rossa, che la fanno scattare quando in una Regione ci sono 250 nuovi casi su 100 mila abitanti: «Prima era un’arlecchinata, ma abbasserei ancora la soglia a 50-80», ha detto a La Stampa.
Intanto nel nostro Paese le morti continuano a essere moltissime — una media di 500 al giorno.
Per Crisanti si tratta di «una strage inutile» che «poteva essere evitata».
«Invece di spendere in banchi a rotelle e bonus vacanze bisognava potenziare il sistema territoriale», ha sottolineato.
Cosa fare ora? In primis, dice, cercare di non far passare messaggi contraddittori: «Se si dà  alle persone la possibilità  di uscire con gli sconti perchè non dovrebbero farlo? Vedremo che effetto avranno gli allentamenti di Natale».
«La campagna per i vaccini è partita bene»
La necessità  di contenere i contagi è legata anche al buon funzionamento della campagna di vaccini, che in Italia «è partita bene». Per ora la variante inglese non mette a rischio l’efficacia del vaccino, ma, spiega il professore, «col passare del tempo potrebbero esserci altre varianti.
Inoltre quella inglese, che si candida a diventare dominante, è difficilmente controllabile e potrebbe aumentare la soglia dell’immunità  di gregge all’80% (ora è al 70%, ndr)».
“La mia strategia è sempre la stessa: farei un lockdown duro per abbassare i contagi e poi una vaccinazione di massa”.
Per cui c’è un’unica soluzione:
“Portare la pandemia ad un livello tracciabile con un lockdown vero e potenziare i test come non si è mai fatto. È anche la via più veloce per una vera ripresa economica. Altrimenti si proseguirà  nella situazione attuale, in cui nessuno capisce cosa succede, in attesa della vaccinazione che se va tutto bene finirà  tra un anno”

(da agenzie)

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