Destra di Popolo.net

LA FIGURACCIA DELLA MELONI SULLA MADONNA TRANS ATTRIBUITA A “UN AMBASCIATORE UE PER I DIRITTI CIVILI” CHE NON ESISTE

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

PUR DI DARE ADDOSSO ALL’ODIATA EUROPA, LA MELONI SI E’ INVENTATA CHE L’UOMO RITRATTO SULLA COPERTINA DI UNA RIVISTA TEDESCA SIA UN AMBASCIATORE UE… IMMEDIATA SMENTITA DEL PARLAMENTO EUROPEO

Lo schema è sempre lo stesso: prendere un argomento “sfumato” o vagamente controverso dell’Unione europea, semplificarlo, gonfiarlo a dismisura, gridarlo sui social fornendo la soluzione – guarda caso sempre banalissima – ai propri elettori. Quando si parla di Ue Fratelli d’Italia ragiona esclusivamente in questo modo: l’ha fatto sul vademecum sulla comunicazione della Commissione europea che invitava i funzionari a sostituire gli auguri di Natale con un più neutro “buone feste”, diventato più simile a un “l’Europa vuole rubarci il Natale”, e a distanza di pochi giorni Giorgia Meloni ci è cascata di nuovo, stavolta sulla trovata di Riccardo Simonetti, definito erroneamente “ambasciatore Ue per i diritti civili”, ma che in realtà è un influencer tedesco che è apparso su una copertina di una rivista Lgbt, Siegessaule, travestito da Madonna. Con tanto di barba e neonato in braccio.
“La Vergine Maria rappresentata come un trans. È così che un Ambasciatore speciale Ue per i diritti Lgbt pensa di costruire un’Europa più inclusiva? Non è sbeffeggiando la religione, offendendo i fedeli o cancellando il Natale che si tutelano diritti civili. Che triste teatrino”, si legge sul profilo Twitter della leader di FdI.
Peccato che anche questa volta non sia andata come dice lei.
Fonti del Parlamento Ue hanno spiegato infatti all’AdnKronos come tra Simonetti e l’Unione europea non ci siano legami di rappresentanza.
Di più, la carica che Meloni ha attribuito all’influencer tedesco semplicemente “non esiste”.
Simonetti è invece, come molti altri suoi colleghi con un ampio seguito, una persona con cui il Parlamento collabora per informare la comunità Lgbt sulle proprie attività. Le istituzioni comunitarie, peraltro, non lo pagano per questa partnership, ma gli forniscono soltanto le informazioni e i dossier.
“La collaborazione con gli influencer – spiega un portavoce del Parlamento europeo – incluso Simonetti, fa parte della nostra strategia di comunicazione. Raggiungere gli influencer e le personalità dei social media permette al Parlamento di raggiungere un pubblico che include, ma non solo, i giovani. In questo caso specifico il dialogo con il Parlamento europeo permette di informare questo influencer e, attraverso di lui, la sua comunità sulle posizioni approvate in plenaria dal Parlamento europeo riguardo ai diritti delle persone Lgbtiq+”.
(da NextQuotidiano)

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SCIOPERO GENERALE, CGIL E UIL TIRANO DRITTO: “MANOVRA ESPANSIVA E C’E’ RIPRESA, MA PER CHI?

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

LO SCONTRO CON IL GOVERNO E’ SULL’IRPEF: “RIDISTRIBUISCANO DAVVERO LA RICCHEZZA”… IL TEMA E’ REALE, INUTILE NASCONDERLO CON I GIORNALI PRONI A DRAGHI

«Il governo avvii un confronto vero prima di decidere». A parlare in conferenza stampa sono il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e quello della Uil Pierpaolo Bombardieri.
I due sindacati hanno proclamato per sabato 16 dicembre uno sciopero generale di otto ore, che si concretizzerà in una grande manifestazione a Roma.
Il punto dello scontro con il governo è la Legge di bilancio, che contiene scelte definite «insoddisfacenti» – in particolare quelle su fisco, pensioni, scuola e politiche industriali.
Alla luce delle risorse disponibili, per i sindacati il governo avrebbero dovuto essere più incisivo, «ridistribuendo davvero la ricchezza».
Il riferimento principale è al mancato congelamento del taglio Irpef per i redditi oltre 75 mila euro: da quei soldi (chiamati in questi giorni contributo di solidarietà) l’esecutivo avrebbe potuto mettere insieme un Fondo per chi ha redditi più bassi. «Rispetto alle risposte che il governo ci ha fornito contro il disagio sociale c’è la necessità di rappresentare un Paese dove aumentano le disuguaglianze, dove servono maggiori risposte per lavoratori, precari e disoccupati», ha detto Bombardieri.
«La manovra è espansiva e c’è ripresa, è vero, ma per chi?», gli ha fatto eco Landini. Dall’iniziativa si è smarcata la Cisl, che per bocca del suo segretario generale Luigi Sbarra ha definito la contestazione «non costruttiva in un momento così delicato».
(da agenzie)

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LA POLEMICA SUL PRESEPE CON LE MACERIE DEL PONTE MORANDI ACCANTO ALLA NATIVITA

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

DEFINITO “ORRIPILANTE” DAL COMITATO DEI FAMILIARI, MA ANDREBBE VISTO COME UN OMAGGIO ALLE VITTIME

Il bue e l’asinello, i Re Magi, Maria e Giuseppe, ma anche i monconi di cemento armato, i cavi di acciaio strappati e addirittura il dettaglio del camion della Basko a pochi metri – in proporzione – dal precipizio.
Fa discutere il “Presepe sotto il Ponte Morandi” presentato oggi in una mostra al Rivoli Boutique Hotel di Firenze.
Si tratta di una delle trenta riproduzioni originali della Natività, che però è stata duramente criticata dai parenti delle vittime.
“E’ orripilante”, ha detto Egle Possetti, portavoce del comitato dei famigliari delle 43 persone morte nel crollo del viadotto del 14 agosto del 2018 a Genova.
“Mi riferisco sia all’idea – ha spiegato Possetti – che alla fattura. Purtroppo ci sono artisti che vogliono o cercano di essere alternativi perché hanno poco o niente da dire e allora imboccano la via di una spettacolarizzazione che coinvolge anche eventi come la tragedia del Morandi. Scriverò agli organizzatori perché lo rimuovano”.
Tra altre installazioni, che cercano di accostare la nascita di Gesù Bambino con temi di attualità, anche una Natività all’interno di un reparto Covid tra medici, infermieri e pazienti.
I presepi sono stati realizzati da Claudio Ladurini, “artista originario di Fiumalbo – spiega una nota stampa – che celebra la nascita di Gesù con ricostruzioni minuziose, grandi o piccole, per raccontare e far riflettere, unendo al tradizione a riferimenti di attualità”.
Tra le rappresentazioni c’è anche un presepe meccanico ambientato in Palestina, uno con Papa Francesco, la natività su Marte, e infine il Ponte Morandi.
(da NextQuotidiano)

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SUPER GREEN PASS, IN UN GIORNO 120.000 CONTROLLATI

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

3.000 SANZIONI, 13 DENUNCIATI

Sono 119.539 le persone controllate dalle forze dell’ordine lunedì, giorno d’esordio del Super Green pass, relativamente al possesso della certificazione: 937 sono state sanzionate. Altri 2.077 sono stati sanzionati perché sprovvisti di mascherina. Questi i dati del Viminale.
I controlli sono quasi raddoppiati rispetto a venerdì scorso, quando erano stati 66.925. Denunciate inoltre 13 persone positive per violazione della quarantena.
Le attività e gli esercizi commerciali controllati sono stati 13.027: 175 i titolari sanzionati. Per 12 esercizi è stata disposta la chiusura.
I numeri del Viminale riguardano 97 prefetture su 106: in 9 non hanno ancora inviato i dati. I controlli hanno permesso di individuare e denunciare anche 13 persone per inosservanza del divieto di mobilità dalla propria abitazione o dimora in quarantena perché risultate positive al virus.
(da agenzie)

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CALENDA , L’UOMO CHE SI CANDIDA A TUTTO

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

IN EUROPA, IN PARLAMENTO, IN COMUNE, MANCA ANCORA CANDIDARSI IN CIRCOSCRIZIONE E AD AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

Dove c’è un possibile seggio, c’è Carlo Calenda.
E se poi si intravede l’occasione di indossare la maschera di provocatore contro il centrosinistra, allora la tentazione diventa quasi irrefrenabile.
Il fondatore di Azione, insomma, non riesce a proprio resistere quando si tratta di creare grattacapi al Partito democratico. L’ultima tentazione è quella di competere per le suppletive del collegio Roma-1, alla Camera, lasciato vuoto da Roberto Gualtieri, neo sindaco di Roma.
Ma per Calenda non si tratta solo di smania di visibilità, materia su cui l’ex ministro del governo Renzi si mostra molto preparato; lui punta a riproporre un genere politico tutto suo, quello della candidatura per dispetto nei confronti del centrosinistra nell’ottica anti-Movimento 5 Stelle.
L’ipotesi di andare a caccia del seggio a Montecitorio è immaginata come una strategia per mettere il bastone tra le ruote a Giuseppe Conte, considerato un arcinemico politico.
Peccato per lui che il presidente M5S abbia declinato l’offerta e non correrà il prossimo 16 gennaio, per il posto alla Camera con il supporto del Pd.
Una manovra, quella di Calenda, per seminare zizzania tra l’avvocato del popolo e il segretario del Pd, Enrico Letta, che con la candidatura di Conte puntava a rinsaldare l’alleanza con i 5S anche per il futuro.
Un affronto intollerabile per Calenda, che proprio ora vuole realizzare il suo sogno proibito: spaccare l’asse tra M5S e dem.
L’intenzione è di mettere alle strette proprio Letta e portarlo ad accettare una coalizione che guardi al centro. Senza Movimento. Ma che il leader di Azione voglia stare al centro della scena è storia nota. La sua candidatura a sindaco di Roma ha rappresentato un raro esempio, quasi mirabile per certi versi, di ostinazione. I dem hanno cercato di convincerlo, chiedendogli addirittura di partecipare alle primarie e vedere chi riusciva ad avere più voti.
Lui non ha voluto sentir ragioni: ambiva a ritagliarsi uno spazio politico per acquisire maggior peso. Così si è presentato da solo, pur nella consapevolezza di non poter vincere.
La certezza era, però, un’altra: creare grattacapi a Gualtieri, quindi al Pd, continuando a sparare ad alzo zero nei confronti del M5S. Un’autentica passione.
Per capire la passione verso Roma, in un primo momento aveva annunciato di volersi dimettere da consigliere comunale, salvo ripensarci sull’onda dell’indignazione popolare.
A Roma non è stata certo la prima volta che ha scelto di andare contro il centrosinistra: alle Regionali in Puglia del 2020 ha sostenuto Ivan Scalfarotto, candidato di Italia viva.
L’obiettivo non era quello di vincere, ma di contrastare il presidente uscente di centrosinistra, Michele Emiliano. Il risultato è stato un magro 1,6%, ma poco contava. L’importante era provare lo sgambetto al Pd.
E dire che proprio quel partito, all’epoca della leadership di Nicola Zingaretti, gli ha messo a disposizione un posto in prima classe per farlo atterrare nell’Europarlamento.
Nel simbolo fu inserito il nome di “Siamo europei”, il movimento lanciato proprio da Calenda. Così, sotto le insegne dei dem, ha fatto incetta di consensi, conquistando meritoriamente il seggio.
Dopo poco, però, ha deciso di andare via, fondando Azione. Il motivo? La nascita del Conte bis che sanciva l’alleanza tra Zingaretti e Conte.
Ora torna alla carica contro l’asse giallorosso. Ma sarebbe bello se prima di correre per la Camera desse un segnale: dimettersi dall’Europarlamento.
(da agenzie)

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IL CURIOSO CASO DI RENZI E CALENDA, SEI PER CENTO IN DUE

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

SONO FUORI DAL PD MA PRETENDONO DI METTERE BOCCA NELLE CANDIDATURE DEI DEM

Ricapitolando: dopo alcune indiscrezioni sull’ipotesi di una discesa in campo dell’ex premier nelle elezioni suppletive nel collegio di Roma uno (lasciato libero da Roberto Gualtieri) Matteo Renzi e Carlo Calenda erano già scesi in campo a fare le barricate contro il leader del Movimento Cinque Stelle.
Ma il piccolo dettaglio è che Conte non si era (e non si è) candidato. Viene da dire: peccato, vista la brutta figura dei suoi concorrenti guastatori.
Se c’è una morale straordinaria in questa breve vicenda, infatti, è il disvelamento della protervia.
Ad esempio quella di Calenda, che basava la presunta legittimità del suo veto sulla frase “Quel collegio è mio perché alle municipali lí sono arrivato primo con la mia lista”. E poi quella di Renzi, che già ipotizzava di correre lui stesso, contro il centrosinistra giallorosso, solo per danneggiare la coazione di cui non vuole fare parte.
Il che – come minimo – dovrebbe essere un ragionamento da non fare, sopratutto se si ha un partito che nei sondaggi oscilla fra il 3% e il 4%. Perché vorrebbe dire che in una eventuale coalizione allargata, seguendo questa stessa logica, non ti dovrebbero dare nemmeno un seggio (perché non sei primo da nessun’altra parte).
Ma ancora più interessante è la posizione di Matteo duepercento Renzi: alle amministrative era quasi ovunque contro il Pd.
Alle regionali tuonava che in Puglia il suo obiettivo era “far perdere Emiliano” (ovvero il candidato del Pd). In parlamento, da tre mesi i suoi parlamentari votano sempre con la destra cioè contro il Pd). Per quale recondido motivo il Pd dovrebbe privilegiare, rispetto al suo migliore alleato, uno scissionista che flirta con Lega e Forza Italia è davvero un mistero.
Lo stesso ragionamento vale a maggior ragione per Calenda, che da anni dice e ripete che lui, in una coalizione in cui ci sono i Cinque Stelle non ci vuole stare.
Ma allora perché mai il Pd dovrebbe parlare di candidature con lui e Renzi, e non con i suoi alleati? Perché dovresti privilegiare chi non vuole sfere con te, rispetto a chi vuole stare con te? Altro mistero
Dal canto suo, invece, Giuseppe Conte ha questi incredibili torti, agli occhi dei due litigiosi partitini centristi: è un alleato leale del Pd, e nelle ultime due elezioni suppletive, mentre Renzi e Calenda organizzavano altri progetti, ha sostenuto, senza avere nulla in cambio, due candidati dem: il segretario nazionale, Enrico Letta (a Siena), e il segretario romano Andrea Casu (a Primavalle).
È del tutto logico, dunque, in una dinamica di coalizione, che il Partito democratico offra il seggio a Conte, per portarlo in Parlamento, esattamente come è accaduto per il suo leader solo pochi giorni fa.
Renzi e Calenda, invece, hanno questa singolare attitudine: non vogliono partecipare al matrimonio giallorosso (almeno per ora), dicono e ripetono che quel matrimonio è un errore, ma vogliono mettere bocca nelle candidature di quella coalizione.
Sarebbe come se durante una solenne cerimonia di nozze qualcuno gridasse la fatidica frase “Questo matrimonio non s’ha da fare”. E poi, dopo aver rovinato la cerimonia, pretendesse anche di andarsene dalla chiesa portandosi dietro sia la dote che il corredo, che gli anelli degli sposi.
A onor del vero va ricordato che lo stesso trattamento, questa estate, i signori dello zerovirgola provarono a farlo anche a Letta, ponendo, dall’alto della loro forza, un veto alla sua candidatura alla guida del centrosinistra a Siena, con una lunga polemica di cui resta traccia in un tragicomico e memorabile titolo di La Repubblica di quei giorni: “Renzi prova a mediare tra Italia Viva e il Pd sul seggio di Letta”. Evidentemente Renzi doveva essere impegnato a mediare con se stesso, facendo il gioco del ventriloquo con il proprio partito.
Sta di fatto che il leader del Pd, dopo tutti questi tira e molla renziani, come è noto, decise di candidarsi lo stesso, evitando veti e condizioni: in una città in cui il centrodestra aveva battuto la sinistra alle comunali.
Letta ha poi vinto il collegio di Siena in quelle elezioni suppletive, e per giunta con ben dieci punti di distacco sul suo avversario di centrodestra. Forse le polemiche di Renzi alla vigilia gli hanno persino portato qualche voto in più.
Il che dispiace perché, probabilmente, avendo contro sia Renzi che Calenda, forse Conte poteva sperare di stabilire un record anche lui, e vincere (nel collegio Roma uno) di almeno venti punti.
(da TPI)

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IL TRIONFO DI MATTARELLA, ALLA PRIMA DELLA SCALA IL PUBBLICO IN PIEDI GLI TRIBUTA SEI MINUTI DI STANDING OVATION

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

E MOLTI SCANDISCONO “BIS”… UN PRESIDENTE CHE RIMPIANGEREMO

Tutto il Teatro alla Scala di Milano applaude, in piedi, per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un’accoglienza che dura oltre sei minuti e che si chiude con l’esecuzione dell’inno nazionale.
Il Capo dello Stato è arrivato così, insieme alla figlia Laura, al Piermarini per assistere alla prima del Macbeth di Giuseppe Verdi diretta dal maestro Riccardo Chailly, che inaugura la nuova stagione lirica.
Per Mattarella si tratta dell’ultima uscita di Sant’Ambrogio del suo mandato, in scadenza tra poche settimane. Il presidente della Repubblica è stato accolto dal sovrintendente Dominique Meyer, dal sindaco Beppe Sala, dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana e dal prefetto Renato Saccone.
È la terza volta che Mattarella assiste all’evento del 7 dicembre da Capo dello Stato: il debutto era stato nel 2018 per l’ ‘Attila’ di Giuseppe Verdi e due anni fa aveva presenziato alla Prima di ‘Tosca’ di Giacomo Puccini.
Tra i presenti anche la seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che siede con Mattarella nel palco reale, e il ministro della Cultura Dario Franceschini: “Il 7 di dicembre tutto il mondo della cultura e della musica guarda l’Italia, Milano è là. È importante che questa serata dimostri che si può fare ripartire la cultura in sicurezza”, ha commentato quest’ultimo.
Tante voci hanno scelto di rendere omaggio al Presidente, ricordando i momenti salienti del suo mandato e ringraziandolo per il suo settennato, che volge al termine a breve. Dal pubblico numerose grida di ‘Bis’: chiedono un secondo mandato al Quirinale, che però il Capo dello Stato ha già declinato, nonostante il pressing di diversi pezzi del Parlamento.
“Ho fatto il conto che da quando sono diventato sindaco, Mattarella, che avevo conosciuto all’Expo, è venuto a Milano più di 20 volte: credo che sia un record che dimostra l’affezione del presidente verso Milano. Non sappiamo se sarà l’ultima volta: se così fosse spero in un grande tributo per il nostro presidente. È stato un grandissimo presidente da tutti i punti di vista per le decisioni che ha preso e per la sua umanità”, questo il commento del sindaco di Milano Beppe Sala parlando con i giornalisti nel foyer della Scala.
“Vorrei un presidente come Mattarella”, così invece ha risposto la senatrice a vita Liliana Segre al sua arrivo alla Scala a chi le ha chiesto chi vorrebbe come futuro Capo dello Stato. E sulla serata del 7 dicembre ha aggiunto: “Questa Prima è “Un bel significato in un momento in cui ci sono tanti pensieri si apre la Scala, siamo contenti”. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha espresso gratitudine: “Al presidente Mattarella dobbiamo dire grazie. Ha dimostrato la sua vicinanza a Milano e alla Lombardia e gli va riconosciuto”. Il sovrintendente della Scala Dominique Meyer ha apprezzato soprattutto “la sua vicinanza alla cultura”. Anche Giorgio Armani ha avuto parole di stima: “Mi dispiace che se ne vada. Dispiace a tutti. È una persona squisita, di grande capacità: il prossimo anno lo inviterò io”.
Nell’intervallo della Macbeth Mattarella e la figlia Laura sono andati a salutare il maestro Riccardo Chailly e gli orchestrali dietro le quinte. Prima di raggiungere il maestro Chailly e gli orchestrali, Mattarella si è fermato a salutare anche Lilliana Segre, in un palco del primo ordine.
Il Capo dello Stato si è poi rivolto agli orchestrali: “Ci state regalando una grande interpretazione”. Il maestro Chailly ha fatto notare che il pubblico, al suo arrivo, “ha chiesto il bis come per i grandi cantanti, e questo – ha aggiunto – è rarissimo alla Scala”.
(da agenzie)

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VERSO LA SCARCERAZIONE DI ZAKI, PARTITE LE PROCEDURE

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

DOVREBBE RITORNARE IN LIBERTA’ DOMANI

Dopo 22 mesi di carcere Patrick Zaki verrà scarcerato, ma non assolto.
Secondo fonti dell’Ansa, però, il rilascio non avverrà oggi, come inizialmente era stato diffuso: «Le procedure per il rilascio di Patrick Zaki sono in corso e si concluderanno presto, ma non stasera», dicono le fonti, sottolineando che «le formalità richiedono un po’ di tempo».
La scarcerazione è stata decisa dal giudice monocratico di Mansura dopo l’udienza di oggi, 7 dicembre, che ha visto imputato il ricercatore dell’Università di Bologna, incarcerato in Egitto dal 7 febbraio 2020 con l’accusa di «diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e ai crimini terroristici».
Accuse per cui Zaki rischia fino a 5 anni di carcere. Hoda Nasrallah, legale del ricercatore, aveva chiesto al giudice del Tribunale di Mansura l’acquisizione di ulteriori atti per dimostrare la illegalità dell’arresto di Zaki, nonché la correttezza dell’articolo sui copti alla base del processo.
La prossima udienza di Zaki si terrà il prossimo 1 febbraio: «Abbiamo appreso che la decisione è la rimessa in libertà, ma non abbiamo altri dettagli al momento», ha spiegato la legale Nasrallah.
Poco prima dell’inizio dell’udienza, durata solo 4 minuti, il ricercatore dell’Università di Bologna, rinchiuso nella gabbia degli imputati, rispondendo a un diplomatico italiano che gli chiedeva come stesse, ha risposto: «Bene, bene, grazie». Successivamente, durante un breve colloquio con il diplomatico italiano, Zaki ha ringraziato l’Italia e l’Ambasciata per quello che stanno facendo per lui. Oltre ai rappresentanti diplomatici dell’ambasciata italiana al Cairo, in aula erano presenti anche rappresentanti canadesi, statunitensi e spagnoli, con una legale della delegazione dell’Unione europea.
All’esterno dell’aula erano presenti i genitori di Patrick Zaki, la madre Hela e il padre George, la sorella, gli amici e alcuni attivisti, che dopo l’annuncio della scarcerazione di Patrick Zaki si sono lasciati andare a urla di gioia.
(da agenzie)

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SONDAGGIO SWG LA7: PD SEMPRE PIU’ PRIMO, FDI STACCA LA LEGA ANCORA IN CALO, M5S SCENDE

Dicembre 7th, 2021 Riccardo Fucile

PD 21,5%, FDI 19,8%, LEGA 18,5%, M5S 15,1%, FORZA ITALIA 7,3%

Il Partito Democratico continua a volare nei sondaggi politici. Mentre Enrico Letta e i suoi non hanno nessuna voglia di guardare cosa succede dietro di loro, però, si consolidano altre tendenze nelle intenzioni di voto.
Ad esempio il crollo verticale del Movimento 5 Stelle, che dopo un breve passo avanti con la leadership di Giuseppe Conte ora sta perdendo punti su punti.
Ma anche la risalita di Fratelli d’Italia, che anche se ha occupato la testa della classifica per poche settimane ci tiene – e tanto, ovviamente – a tornarci prima possibile.
Il sondaggio di Swg per il Tg di La7 conferma queste tendenze e registra un Pd ben oltre i venti punti, dove, in effetti, non si vedeva da parecchio tempo.
Il Partito Democratico non smette di crescere. Da dopo le ultime elezioni amministrative per i dem c’è stato un balzo in avanti praticamente ogni settimana: più 0,4% negli ultimi sette giorni, il Pd sale al 21,5% da solo in testa.
A inseguire c’è Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni al 19,8%, che guadagna tanto quanto Letta e i suoi, ma resta indietro di quasi due punti.
A perdere terreno dalla testa delle intenzioni di voto, ma anche e soprattutto dall’altro partito di destra, è la Lega di Matteo Salvini: meno 0,3% e scivola al 18,5%. Male il Movimento 5 Stelle, che invece di tornare a risalire la china continua a sprofondare. Nell’ultima settimana perde lo 0,6% e cala al 15,1%.
Sotto ai dieci punti percentuali c’è sempre Forza Italia in testa. Questa settimana gli azzurri di Silvio Berlusconi crescono dello 0,3% e risalgono al 7,3%.
Perde, invece, lo 0,2% Carlo Calenda. Azione torna al 4,0%, seguito da Italia Viva di Matteo Renzi, che perde altrettanto e passa al 2,5%.
Al 2,3% ci sono sia i Verdi che Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni, ma i primi crescono dello 0,1%, il secondo perde lo 0,2%.
Al 2,2%, con un più 0,2%, c’è Mdp Articolo 1 del ministro Speranza. Guadagna altrettanto +Europa, che chiude all’1,9%.
(da agenie)

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