Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTI VACCINATI, ANCHE I BAMBINI DI DUE ANNI
Mentre negli Stati Uniti ieri, 27 dicembre, sono stati registrati oltre mezzo milione di
nuovi casi di Covid-19 e 1.737 morti nella vicina Cuba, isola all’avanguardia nella lotta alla pandemia, si contavano appena 128 nuovi positivi e una sola vittima.
Una differenza abissale anche se si confronta il quadro epidemiologico dell’isola caraibica, che conta oltre 11 milioni di abitanti, con il vicino stato della Florida, da cui è separata solo da un tratto di oceano: qui, infatti, ieri le infezioni accertate sono state oltre 70mila e i morti 42.
Ma come è possibile che ci siano differenze così marcate tra Cuba e gli Stati Uniti? Una possibile risposta è stata fornita nei giorni scorsi dal professor Daniel Garcia, direttore del laboratorio di sintesi chimica biomolecolare dell’Università de L’Havana e Presidente della Federazione latinoamericana delle associazioni chimiche: “Quando abbiamo deciso di vaccinare i nostri figli con Soberana, ricordo che molti ci prendevano per pazzi. A quel tempo nessun governo al mondo aveva adottato questa strategia e nessun produttore aveva avviato una sperimentazione sui bambini”.
Cuba, infatti, fin da subito ha vaccinato non solo la popolazione adulta ma anche quella pediatrica, tanto che oggi il tasso di immunizzazione è del 92% sul totale della popolazione: si tratta del secondo più alto al mondo dopo quello degli Emirati Arabi Uniti.
La scelta delle autorità cubane di vaccinare anche i bambini non era però avventata: “Molti ritenevano che non fosse necessario perché i bambini che contraggono il Covid sviluppano generalmente una malattia molto lieve”. Tuttavia a Cuba “è stata avanzata un’ipotesi che poi si è rivelata vera. Una volta vaccinati gli adulti, i bambini sarebbero stati la principale fonte di trasmissione. Avremmo potuto lasciarli senza protezione? Ovviamente no”.
La strategia delle autorità sanitarie cubane è stata fin da subito quella di limitare fortemente la trasmissione virale anche nei bambini, così da bloccare i contagi nelle scuole e in tutte le attività degli adolescenti: una strategia che si è rivelata azzeccata con la variante Delta, visto che per settimane i decessi settimanali si sono contati sulle dita di una mano.
E con Omicron? Spiega il professor Garcia che rispetto alle precedenti varianti Omicron sembra colpire in particolar modo i bambini.
L’ipotesi dello scienziato è che ciò stia accadendo hanno una protezione immunitaria, conferita dalla guarigione o dal vaccino, sensibilmente più bassa rispetto agli adulti: “Era già accaduto nella pandemia influenzale del 1918, che colpì maggiormente giovani e bambini perché gli anziani avevano l’immunità dalle precedenti epidemie”. Con Omicron sta accadendo qualcosa di molto simile: “Poiché la stragrande maggioranza dei bambini in tutto il mondo non è vaccinata, ora è più vulnerabile. Non è però il nostro caso”. A Cuba la quasi totalità dei bambini dai due anni in su ha ricevuto il vaccino. Ecco perché, mentre nel resto del mondo i contagi dilagano, sull’isola la pandemia è attualmente sotto controllo.
(da Fanpage)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
SETTE MULTATI, DUE FUGGONO IN AUTO
Un evento privato in una struttura a quattro stelle in centro a Cortina d’Ampezzo si è trasformato in un fuggi fuggi generale.
I carabinieri, entrati al Boutique Hotel Villa Blu per controllare il rispetto delle normative anti-Covid, hanno trovato 25 persone che non stavano rispettando le misure per il contenimento del virus.
Tra loro, sette sono state individuate e sanzionate. In particolare, un cliente americano ubriaco è riuscito a fuggire via dalla festa a bordo della sua automobile e, imboccando una pista ciclabile off limits per i mezzi a motore, ha rimediato una denuncia per guida in stato di ebbrezza, oltre che il ritiro della patente.
Tra le persone multate, tutti turisti, è stato ovviamente sanzionato anche il titolare della struttura che ha dato il via libera all’organizzazione dell’evento privato e ha offerto il suo servizio, oltre che la sua complicità visto il mancato rispetto delle restrizioni.
A bordo dell’auto che ha imboccato la pista ciclabile, una Volkswagen T Cross, viaggiavano in due. Il Suv è stato bloccato dalle forze dell’ordine che hanno poi fatto tutti gli accertamenti sul conducente. L’alcoltest ha rilevato un tasso alcolemico pari a 1.28 g/l.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
HANNO TROVATO ACCOGLIENZA GRAZIE A REFUGEES WELCOME ITALIA
Hanno trascorso un Natale nel calore dell’abbraccio di una famiglia che ha aperto le
sue porte per accoglierle dopo anni di difficoltà.
Una storia a lieto fine, fatta di gesti importanti che vanno oltre i simboli e restituiscono il reale senso natalizio. Tutto merito di una coppia di medici in pensione che hanno deciso di aprire le porte di casa loro a Muna e Sara, madre e figlia che grazia al progetto Refugees Welcome e a Etnie Onlus hanno trovato quello spazio nel tessuto sociale della città pugliese per proseguire il loro percorso di integrazione.
L’arrivo, alla vigilia di Natale, in quella casa già addobbata a festa per il Natale. Muna e Sara sono state abbracciate da quel calore umano che i due medici in pensione, Giovanni e Teresa, che hanno deciso di dare loro uno spazio in cui vivere.
Perché la donna, oggi 22enne, è figlia di un passato travagliato fatto di guerre civili, povertà e carestie. Era partita dalla Somalia quando era ancora minorenne, nel tentativo di cercare una vita migliore e, soprattutto, di sopravvivere a quella mattanza quotidiana che va avanti ininterrottamente dal 1986.
Questo era il prima, quella ferita indelebile che è stata ricucita con il suo arrivo in Italia come “minore non accompagnata”.
Per questo motivo ha trascorso i suoi primi mesi nel nostro Paese in una comunità destinata ai minorenni. Poi, al compimento dei 18 anni, è stata trasferita in uno dei centri che fanno parte del sistema di accoglienza e integrazione (SAI) per richiedenti asilo e rifugiati.
Poi, qualche anno dopo, Muna ha dato alla luce la piccola Sara che ora ha due anni. Per mantenere la piccola, la giovane donna somala ha iniziato a lavorare come cameriera in un ristorante di Bari.
Ed è lì che ha mosso i suoi primi passi verso un’integrazione che si è fatta ancor più prominente dopo la sua scelta di contattare Refugees Welcome del capoluogo pugliese. E proprio grazie alla onlus è entrata in contatto con quella coppia di medici in pensione che ha aperto le porte di quella abitazione, imbastita a festa per il Natale e per dare a Muna e Sara quella sensazione di casa che sembrava essere sconosciuta: “Sarebbe bello per me e mia figlia vivere un’esperienza con una famiglia italiana che possa diventare un riferimento di fiducia in un Paese straniero”, ha commentato la 22enne.
E sarebbe bello per molti poter condividere lo stesso destino e le stesse sensazioni che stanno vivendo Muna e Sara.
Perché tante persone come i due medici in pensione di Bari hanno deciso di avvicinarsi a progetti come quello di Refugees Welcome ed Etnie Onlus dopo aver visto in televisione gli accadimenti in Afghanistan. Le immagini che arrivavano da Baghdad hanno aperto gli occhi anche su altre situazioni sparse nel mondo. E in molti attendono di poter abbracciare una famiglia italiana e vivere quello stesso calore.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
E’ ACCADUTO A CASSINO
Non mangerà sicuramente pane e volpe, visto l’epilogo della vicenda.
Questa storia arriva da Cassino, cittadina del basso Lazio in provincia di Frosinone. Ed è lì che una donna, dopo esser risultata positiva a un tampone per diagnosticare l’infezione da Sars-CoV-2, ha deciso di non seguire le basilari regole sanitarie per la convivenza civile e per tutelare anche la salute degli altri recandosi al supermercato per fare la spesa.
Ma la signora non sapeva che tra quegli scaffali avrebbe incontrato un medico. Anzi, il medico. Colui il quale aveva effettuato il test su di lei.
La vicenda è raccontata da FrosinoneToday che ha riportato anche il pensiero dello stesso medico: “Dovete avere rispetto del prossimo e non pensare che questo virus sia una passeggiata. Uscire di casa pur essendo positivi vuol dire diffondere la malattia”. Un rispetto che la donna non ha avuto. Lei si è giustificata dicendo che doveva fare la spesa e non aveva nessuno che poteva farla al posto suo. Ma questo lo ha detto solo dopo esser stata pizzicata con le mani nella marmellata.
Perché, nonostante la mascherina, è stata riconosciuta tra gli scaffali di quel supermercato dal medico che le aveva fatto il tampone risultato positivo.
Il motivo è semplice: non si trattava di una paziente qualsiasi, ma di una vecchia conoscenza del camice bianco. E dopo esser stata “beccata”, nel supermercato ci sono stati momenti di caos, con molti clienti che hanno abbandonato i propri carrelli e se ne sono andati.
Subito dopo, il direttore di quel supermercato ha fatto effettuare una sanificazione profonda della struttura, come da prassi quando accadono eventi come questo.
La donna è stata segnalata alle autorità locali di Cassino che hanno aperto un fascicolo contro di lei. E non è improbabile che, prima di fermarsi al supermercato, la signora si fosse fermata anche in altri negozi.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
EFFIGI E CUORI COME DECORAZIONI
Montemurlo è un piccolo Comune in provincia di Prato. Poco più di 18mila abitanti
tra cui, evidentemente, anche alcuni nostalgici di un periodo storico che probabilmente non hanno mai vissuto ma con cui si riempiono la bocca.
Ed è lì, davanti al palazzo che ospita il municipio della cittadina toscana, questi benpensanti hanno deciso di addobbare un grande abete con “palline” realizzata con simboli nazisti e con il volto di Adolf Hitler.
I furboni non sanno che la zona, essendo prospiciente al palazzo del Comune, è piena di telecamere per la video-sicurezza e il loro gesto è stato immortalato.
Ora quelle immagini sono al vaglio degli investigatori che nel giro di poche ore potrebbero individuare i responsabili di questo gesto che non ha nulla a che vedere con lo spirito natalizio. E quelle palline con il volto di Adolf Hitler erano accompagnate da un cuore rosso che va a coprire le mani che, a loro volta, formano un segno del cuore.
“Si tratta di un episodio gravissimo che offende i valori su cui è nata la nostra Repubblica e la nostra democrazia – ha dichiarato il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai -. Un gesto che oltraggia tutti coloro che sono morti per i valori di libertà e pace e che si sono battuti per regalarci la Costituzione e la libertà. Non si tratta di una bravata, sono profondamente indignato. Utilizzare le immagini di Hitler come decorazioni per l’albero di Natale è un offesa per tutta la nostra comunità, riunita in questo simbolo di gioia e fratellanza per le festività. Sono già scattate le indagini della polizia municipale e a breve arriveremo a i individuare i responsabili”. E quelle “decorazioni” appese sono state immediatamente rimosse dalla Polizia locale.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
POI HA RIMOSSO IL FILMATO
Ci vuole poco per diventare l’idolo dei no vax insinuando dei dubbi che non fanno altro che solleticare le pance già molto sensibili: si decontestualizzano i risultati di alcuni tamponi, si pubblica un video in cui si fa una conta con una sorta di schedatura anonima e si vanno a toccare quelle corde che producono una melodia che è musica per le orecchie degli anti-vaccinisti.
Questo è il mantra seguito da Giovanni Bergamini che di professione fa il farmacista in quel di Viareggio e che nei giorni scorsi ha pubblicato questo filmato nel suo attivissimo profilo Instagram (e Facebook).
Un video poi cancellato dalla sua fonte originale (Instagram) e rimasto come link inutilizzabile su Facebook.
Nonostante questo, la frotta no vax lo aveva già “scaricato” e ha iniziato a condividerlo sui social. Ed è lì che si può recuperare il filmato che mostra Giovanni Bergamini intento a fare la conta.
Suddivide i tamponi positivi (test antigenici rapidi) tra vaccinati e non vaccinati. Ovviamente non è noto come lui – che già in passato si era reso protagonista di tentativi di dimostrazione analoghi – sia a conoscenza del numero di dosi inoculate a ogni singola persona
Inoltre, come noto (per motivi sanitari), la “scheda” in cui va inserito il campione prelevato dal tampone e “mescolato” al reagente non dovrebbe essere conservato in quel modo. Proprio perché vìola ogni qualsivoglia norma igienica.
E poi, cosa vuole dimostrare il farmacista di Viareggio? Che i vaccini non funzionano? Come molti, praticamente tutti, sanno l’immunizzazione copre soprattutto dalla forma più grave della malattia.
E, infatti, seguendo i dati nazionali è evidente come le vaccinazioni abbiano contribuito a un evidente calo dei ricoveri con sintomi e nelle terapia intensive. Fare una conta (mostrando tamponi di chi è vaccinato, per oscuri motivi) senza spiegare il contesto è un esercizio che serve solamente a ottenere like social e, magari, qualche ospitata in qualche studio televisivo.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA: “IL GOVERNO E’ ANCORA IN TEMPO”
“Credo che il governo sia ancora in tempo per varare l’obbligo vaccinale. Ne abbiamo
perso tanto. Troppo. Si rischia di frenare la ripresa, di lasciare spazio alla pandemia. Capisco che è difficile per qualsiasi democrazia spiegare la necessità dell’obbligo vaccinale, ma penso si debba fare. Ora o mai più, ripeto”.
E’ quanto dice il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in un’intervista al Messaggero.
“Gli italiani – ricorda – hanno dato prova di grande responsabilità. Bisogna darsi degli obiettivi, è importante comprendere che è una battaglia di medio/lungo periodo ed evitare che i no vax vanifichino i sacrifici fatti fin qui. Stiamo pagando, penso ai numeri in crescita di questi giorni sui contagi e alle quarantene, i ritardi del passato. Non dobbiamo mettere il Paese in pericolo, non possiamo farlo. Ora è il momento di costruire l’Italia del futuro, nell’interesse di tutti, senza alcuna bandierina di sorta”, dice ancora Bonomi.
Poi, il presidente di Confindustria vira sui temi economici. La manovra è “un’occasione persa. Legge di bilancio e decreto fiscale non vanno nella giusta direzione. Manca qualcosa. La battaglia dei partiti impegnati ciascuno a mettere le proprie bandierine ha impedito un energico taglio contributivo del cuneo fiscale, mentre è venuto meno il patent box, i crediti destinati alla ricerca, una maggiore spinta alla sburocratizzazione ed è stata depotenziata Industria 4.0”, sostiene Bonomi.
Secondo il numero uno degli industriali, ”è stata smarrita la stella polare della crescita. Solo puntando sullo sviluppo potremo ripagare il debito che si è già creato e che contrarremo con il Pnrr. Nel 2024, voglio sottolinearlo, la crescita stimata è all′1,5%. Insomma, credo sia il momento, e lo ripeto da mesi, di puntare a un deciso sostegno agli investimenti privati. Solo con la crescita si potrà ripagare il debito. Non si può fare debito all’infinito – spiega – e prima o poi bisognerà farci i conti. Lo spread sta tornando a crescere, nonostante il presidente Draghi. I partiti devono riflettere su questo invece che litigare. Anche perché l’anno prossimo si tornerà a discutere del Patto di Stabilità e delle nuove regole sugli aiuti di Stato e gli acquisti della Bce inizieranno a calare”, ricorda Bonomi.
E, poi, lo spinoso tema energetico. “Siamo al bivio. Bisogna avere visione e chi ci rappresenta deve evitare di farsi distrarre. Sul tema energia paghiamo tutta una serie di stop di stampo ideologico che hanno solo rimandato nel tempo i problemi. Che ora vengono al pettine”.
Per Carlo Bonomi “bisogna attivare politiche strutturali. La nostra filiera industriale rischia grosso, molte imprese hanno già ridotto o chiuso le produzioni. Certamente bisogna ripensare al nucleare pulito, come proposto” dal ministro Cingolani “visto, tra l’altro, che la Francia e altri 13 Paesi della Ue hanno centrali atomiche”.
“Aggiungo che ci sono progetti internazionali già avviati per tecnologie nucleari più sicure e penso che anche l’Italia dovrebbe parteciparvi. Giusto anche aumentare – dice ancora Bonomi – la produzione dai nostri giacimenti di gas e consentire e accelerare la cattura e lo stoccaggio della CO2 prodotto dalle lavorazioni industriali a cui si è appena detto un nuovo no. Insomma, occorre mettere a punto la strategia, con i no-trivelle e i no-gas non si va da nessuna parte”, continua.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
ERA RICOVERATO IN TERAPIA INTENSIVA…NESSUNA PIETA’ PER CHI HA CAUSATO SOFFERENZE A INNOCENTI
Per lui il Covid non è mai esistito, anzi, quando si è ammalato si era addirittura vantato, ai microfoni de La Zanzara, di essere entrato in un supermercato.
Quel Covid che ha sempre voluto non vedere alla fine l’ha ucciso: Maurizio Buratti, noto come Mauro da Mantova, è morto all’ospedale di Borgo Trento di Verona.
Era stato ricoverato in terapia intensiva dell’ospedale veronese in gravi condizioni, ma non aveva mai fatto marcia indietro sulle sue convinzioni.
“Riposa in pace ovunque tu sia, vecchio complottista – ha scritto il conduttore de La Zanzara David Parenzo sui social – Spero solo che la tua triste storia serva da esempio a tutti coloro che ancora alimentano dubbi su efficacia dei vaccini”.
Anche l’altro conduttore Giuseppe Cruciani ha scritto un messaggio di addio su Instagram: “Mauro non c’è più. Ho sperato, abbiamo sperato, che la sua pellaccia ancora una volta potesse vincere su tutto. Niente. Era una testa dura, e quella maledetta settimana è stata forse fatale. Aveva deciso di campare in un certo modo, nessuno lo avrebbe fermato e la nostra grande comunità gli voleva bene nonostante le sue storture, le sue teorie, i suoi umori. Conservo nel cuore tutti i tuoi messaggi di insulti, le contumelie e le lunghe conversazioni al telefono quando eri più calmo. Eri Belvaman, volevi essere Re, l’interventista radiofonico per eccellenza, eri felice quando qualcuno ti riconosceva per strada e ti chiedeva un selfie. Eri, sei, Mauro da Mantova. Ti abbiamo preso in giro, ci hai insultato, ce ne siamo dette di tutti i colori fino alle soglie di un tribunale, ma ci siamo divertiti come mai nella vita. E oggi ho ricevuto un colpo al cuore. Prevale il vuoto, nell’anima, e penso – conclude Cruciani – a quello schermo in radio dove non ci sarà più scritto: Mauro da Mantova, vuole intervenire. Ciao Maurone, ovunque tu sia”.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
MANCANO ALL’APPELLO 52 VOTI
Il tempo stringe e il sogno di Silvio Berlusconi di diventare presidente della
Repubblica si fa sempre più concreto (o per i detrattori, sempre più lontano).
La corsa al Quirinale entrerà nel vivo a gennaio – ormai manca pochissimo – ma il numero uno di Forza Italia è già con la calcolatrice in mano per capire quanti voti gli mancano per salire al Colle.
Al momento il centrodestra, che dice di voler votare compatto il Capo dello Stato, può contare su 452 voti mentre il centrosinistra su 436.
Per spuntarla bisognerà superare la soglia di 504 voti. Dunque mancherebbero all’appello ancora 52 voti.
Non pochi, in realtà, anche se Berlusconi sembra essere convinto di poterli pescare anche fuori dal recinto del centrodestra, facendo convergere addirittura 150 grandi elettori che sono estranei alla sua coalizione.
E i franchi tiratori? Nessun problema a quel punto non avrebbero alcun rilievo secondo il Cavaliere. A giurargli fedeltà sono anzitutto Salvini e Meloni, seguiti da Toti e ovviamente da Tajani e Ronzulli. Meloni lo ha fatto pubblicamente parlando della necessità di un presidente della Repubblica «patriota» e facendo proprio il nome di Silvio Berlusconi. Anche perché, al di là delle simpatie personali, tutti sanno che se il centrodestra si spacca in occasione del voto del presidente della Repubblica, la coalizione rischia di frantumarsi.
«Senza Berlusconi il centrodestra non c’è più», per usare parole di Enrico Letta. Ma è anche vero che l’elezione a Capo dello Stato di Berlusconi porterebbe quasi sicuramente alle dimissioni dell’esecutivo. Lo scontro, dunque, è aperto ma a parlare sono e saranno i numeri.
Cosa sta succedend
Il collegio dei “grandi elettori” – dunque del Parlamento che si riunirà in seduta comune per eleggere il Capo dello Stato – è formato da 1.009 membri: 630 deputati, 315 senatori, 6 senatori a vita e 58 delegati regionali (che sono quelli che potrebbero fare la differenza, sono 3 per regione, tranne la Valle d’Aosta che ne esprime solo uno).
Al momento, però, i componenti sono 1.006, tre in meno: resta vacante il seggio del nuovo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri (si voterà il 16 gennaio 2022) mentre al Senato risultano ancora vacanti due seggi. È verosimile che alla fine i grandi elettori saranno 1.007.
Il presidente della Repubblica, visto il ruolo delicato e di unità che riveste, deve essere letto con una maggioranza qualificata dei due terzi dell’assembra, ovvero 671 grandi elettori. Solo dalla quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta, in questo caso 504 voti.
Ed è qui che Berlusconi potrebbe entrare in scena. La strategia del centrodestra potrebbe essere questa: scheda bianca per le prime tre votazioni – tanto è impossibile raggiungere un risultato prima – salvo poi sfoderare il proprio nome, il proprio “cavallo di battaglia”.
I voti su cui Berlusconi può contare sono, dunque, 452 tra Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia contro i 436 di Pd, Movimento Cinque Stelle (che ha espresso uno no secco al Cavaliere, nonostante l’apertura al reddito di cittadinanza) e Leu.
I “no” che gelano il Cavalier
A questi bisognerà aggiungere i voti del gruppo Misto e dei delegati regionali che, in parte, restano un’incognita e su cui si giocherà la vera partita del Quirinale. Berlusconi, dunque, punta a convincere anche quei grandi elettori che temono di non essere rieletti nel caso in cui si dovesse andare a elezioni anticipate.
Perché, se tornasse in campo l’ipotesi Draghi al Quirinale, potrebbe aprirsi una crisi di governo con un ritorno immediato alle urne.
Un timore sia per alcuni esponenti del gruppo Misto sia per alcuni grillini che, visto che il voto è segreto, potrebbero appoggiare il leader di Forza Italia. Eppure iniziano a emergere anche “generali” del centrodestra che iniziano a lasciare da solo il loro storico “capitano”: è il caso del Senatur Umberto Bossi che, in un’intervista a La Stampa, sostiene che il prossimo Capo dello Stato potrebbe essere Casini. «Ricordiamoci sempre che il presidente della Repubblica è anche il capo dei magistrati. E i magistrati sappiamo che rapporto hanno con Berlusconi», ha spiegato. Da qui la profezia (che farà infuriare il Cavaliere): «Volete sapere come andrà a finire? Dovrebbe farcela Casini».
Più duro, invece, Giuliano Urbani, uno dei pionieri di Forza Italia, ex ministro dei governi Berlusconi secondo cui il Cavaliere è un candidato «divisivo»: «In questo momento storico al Paese serve una presidenza che unisce, non che divide. Come è stata quella di Mattarella. Berlusconi sarà capace di cambiare pelle? Ma soprattutto, gli altri lo accetteranno?», ha detto a Repubblica.
Si sfila anche il partito guidato da Matteo Renzi: «Serve un presidente della Repubblica che abbia un ampio consenso in Parlamento. E Berlusconi non ha queste caratteristiche», ha detto il coordinatore nazionale di Italia Viva, Ettore Rosato ad Affaritaliani.it.
La strategia del centrodestr
Il centrodestra, insomma, sta facendo credere che al momento non esistano piani alternativi a Berlusconi presidente. Ma la verità potrebbe essere un’altra. Nessuno – come scrive Antonio Polito sul Corriere della Sera – controlla i propri gruppi, tranne Meloni che inizia a fiutare anche un possibile e futuro posto da premier. Quindi, nessuno si fida di nessuno e intanto di piani B non si parla, nemmeno all’ultimo pranzo del centrodestra dove «tutti guardavano nel piatto per evitare l’imbarazzo della situazione».
L’unica a prendere parola è stata la leader di Fratelli d’Italia che ha chiesto alla colazione di esprimere compatta il no a un Mattarella bis o a un Draghi al Quirinale senza, però, sciogliere le Camere.
A questo si aggiunga la richiesta di votare scheda bianca nelle prime tre votazioni «così da impedire ogni possibile accordo preventivo». Eppure, se l’ipotesi Berlusconi dovesse sfumare, potrebbe essere proprio lui a dire di sì a Draghi Capo dello Stato evitando, dunque, che a scegliere il presidente sia ancora una volta il centrosinistra, magari coi voti dei centristi.
Nel frattempo, però, Berlusconi prova a compattare il centrodestra e si prepara – con dichiarazioni non più urlate, con toni sempre pacati, con appoggi incondizionati agli alleati come è successo per il ddl Zan e addirittura senza la spilletta di Forza Italia nel messaggio di auguri di Natale – a diventare (spera lui) il prossimo presidente della Repubblica.
(da agenzie)
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