Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
ENRICO MOSTRA DIGNITA’, A DIFFERENZA DI ALTRI: CHI PERDE LE ELEZIONI DEVE LASCIARE SPAZIO A UNA NUOVA LINEA POLITICA
Il Pd (assieme alla Lega) è di certo il grande sconfitto di queste elezioni. I dem hanno ottenuto appena il 19% delle preferenze, non sfondando la soglia psicologica del 20% e avvicinandosi in maniera preoccupante a quel 18,9% del 2018 più volte rimproverato all’ex segretario Matteo Renzi.
La coalizione di Centrosinistra nel suo insieme ha chiuso con un deludente 26%. Per tutti questi motivi, adesso l’elettorato di sinistra invoca le dimissioni del segretario dem Enrico Letta.
Il congresso democratico è fissato a marzo 2023, ma è possibile anche che si svolga in anticipo nel caso in cui Enrico Letta sia pronto a valutare le dimissioni già nelle prossime ore.
E proprio questa sembra la direzione: “Faremo tutte le analisi, gli errori ci sono e ci sono stati, io faccio una scelta nell’interesse massimo di un partito che ha bisogno di avviare la costruzione della legislatura e convocare il Congresso. Credo sia meglio che sia io a convocarlo piuttosto che cominciare altre dinamiche che farebbero perdere tempo, è il mio gesto di amore verso il partito, la mia leadership finirà appena il Congresso avrà individuato una nuova leadership”, ha detto l’attuale segretario del Pd durante la conferenza stampa post-elezioni al Nazareno.
Enrico Letta ha poi aggiunto che non presenterà la sua candidatura alle primarie: “Ora accellereremo le procedure per un Congresso che deve essere di profonda riflessione. Io assicurerò la guida del partito in spirito di servizio in vista del Congresso ma non mi presenterò candidato. E’ tempo che una nuova generazione si metta all’opera”. Poi, il leader dem ha aggiunto: ” Gli italiani hanno scelto la destra. Oggi è un giorno triste per l’Italia e l’Europa. Abbiamo tentato che la legislatura arrivasse alla fine, ma se siamo arrivati al governo Meloni, è stato perché Conte ha fatto cadere il governo Draghi. Abbiamo fatto tutto il possibile. Il risultato è insoddisfacente. Il partito è il secondo d’Italia. Faremo un’opposizione dura e intransigente, con tutte le nostre forze. Siamo capaci di fare opposizione, l’abbiamo già fatta in passato. Non permetteremo che l’Italia esca dal cuore dell’Europa. Non permetteremo che l’Italia si stacchi dai valori europei e da quelli costituenti. Il partito democratico si rivela ancora una comunità viva, è la principale forza di opposizione, per questo lavorerà per costruire in prospettiva quello che non è stato possibile questa volta. L’unico modo era il campo largo, l’abbiamo persistito in tutti i modi, ma alcuni interlocutori si sono sfilati. Quindi la coalizione larga non è stata possibile, ma non per colpa nostra. Questa legislatura sarà quella più a destra degli ultimi tempi, dunque il nostro secondo obiettivo invece non è stato raggiunto. Con questa destra, chi verrà dopo di me dovrà lavorare per un lavoro che dia una alternativa alla maggioranza degli italiani. Non sono mai stato per la autosufficienza, non sono mai stato per l’isolamento, sono sempre stato per il dialogo. Sia per fare opposizione che per costruire l’alternativa: avremo delle elezioni in primavera e dovremo andare con uno schema che non dia campo libero alla destra. Gli elettori hanno detto la loro e spero che da oggi in poi si possa costruire questa alternativa.”
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
ADINOLFI, CUNIAL E RIZZO PEGGIO DI ITALEXIT
Se l’Italia fosse l’Alto Adige avrebbero registrato un grande
successo.A Bolzano la lista Vita di Sara Cunial è arrivata al 6%, e in un collegio ha sfiorato il 9%.
Un risultato di grande rispetto grazie anche alle candidature: al Senato Hannes Loacker ha preso il 6,21% a Bolzano, Susanna Singer è al 6,99% a Merano e Ruldolf Schopf al 5,99% a Bressanone.
Alla Camera è andata ancora meglio a Francesco Cesari con il 7,92% a Bressanone e la nota avvocata dei No vax Renate Holzeisen che a Bolzano ha sfiorato il 9% (8,94%).
Il problema è che la festa finisce qui.
Italexit infatti arranca ancora sotto al 2% e non sembra essere in grado di sperare la soglia del 3%.
Ma è comunque il primo partito complottista d’Italia. Perché gli altri prendono molto meno.
Italia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo è all’1,1%. E nel resto d’Italia alla lista di Cunial è andata molto peggio: è stimata allo 0,3% al massimo.
E Mario Adinolfi? Il suo partito Alternativa per l’Italia con l’ex Casapound Simone Di Stefano si trova sotto a Vita di Cunial nelle stime. Nel Lazio Adinolfi era candidato nel collegio di Bonino e Calenda, che oggi vede in vantaggio la candidata Fdi Lavinia Mennuni. Il leader del Popolo della Famiglia ha preso finora 894 voti. È ultimo in graduatoria. La stessa Cunial, candidata all’uninominale in Calabria, ha raccolto finora la miseria di 197 voti (ma cinque in più della sua lista).
Nel collegio Lombardia 1 Marco Rizzo di voti ne porta a casa 2.200 circa. Nel collegio Lazio 1 invece lo stesso Di Stefano raggranella 216 voti, e viene superato dalla candidata di Vita Maria Carsana che ne prende 550.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
“CON LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA FASE PERICOLOSA”… QUALCUNO IN ITALIA E’ ANCORA VIVO
Gli studenti e le studentesse del liceo classico Manzoni di Milano non perdono tempo. Neanche dodici ore dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni politiche, che apre la strada a un futuro governo guidato da Fratelli d’Italia, decidono di occupare la scuola.
“Non rimarremo passivi – scrivono nel comunicato seguito alla assemblea di questa mattina a cui hanno partecipato a centinaia – davanti a un presente che cerca con ogni mezzo di toglierci il futuro che ci appartiene”.
A guidare la protesta, decisa già nelle scorse ore quando si stava profilando la vittoria, è stato il il Collettivo politico Manzoni, uno dei più attivi di Milano. L’occupazione, si legge ancora nella nota, è nata “per parlare e confrontarci sulla situazione in cui versano le nostre vite: crisi e disastri climatici sono ormai all’ordine del giorno, provano lentamente ad abituarci a un lavoro precario, sfruttato e mortale, e, come se non bastasse, ci prepariamo ad entrare in una fase politica pericolosa e repressiva, visti gli ultimi risultati elettorali”.
L’iniziativa di protesta nasce anche per portare l’attenzione sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, dopo la morte di Giuliano De Seta che già li aveva portati a organizzare un corteo interno dieci giorni fa. La preside ha convocato un consiglio di istituto urgente per oggi pomeriggio.
Il liceo, in pieno centro, è uno di quelli più storici di Milano: qui, per ironia della sorte, ha studiato e si è diplomato il leader della Lega Matteo Salvini. Ma, anche, Tito e Stefano Boeri, Rossana Rossanda e Enrico Mentana, Alessandro Profumo e Gianni Mura, Giorgio Ambrosoli a Franco Bassanini.
“Vogliamo dirlo chiaramente -si legge ancora nella nota – alla Meloni, a Confindustria, a chi ci reprime: non siamo più disposti a tirarci indietro, far finta di nulla e aspettare che voi cambiate le cose; perché, nonostante tutto, sempre e comunque, la scuola siamo noi”. Stamane gli studenti e le studentesse hanno organizzato un picchetto all’ingresso, e si sono poi riuniti in palestra in assemblea per discutere dell’occupazione.
L’intenzione è occupare parte delle aule del piano terra per due giorni e quindi di rimanere a dormire stanotte all’interno dell’edificio di via Orazio, per poi riprendere regolarmente le lezioni mercoledì. “Ci siamo presi e prese – si legge infine – uno spazio che troppe volte si è dimostrato repressivo e inadatto nel tentativo di dimostrare che non solo è possibile che studenti e studentesse decidano autonomamente di prendersi dei loro spazi, ma che è anche giusto e deve diventare una pratica normalizzata; se voi ci toglierete dei nostri spazi noi saremo pronti a riprenderceli e non cederemo più su quelle cose che riteniamo indispensabili per la nostra formazione. La risposta però è stata, come al solito, una rappresaglia mirata a farci desistere, a imporci un rispetto di regole che non ci rappresentano e che sono create appositamente per impedirci anche solo di immaginare un mondo ed una scuola diversa”.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
L’ESIBIZIONISMO NON HA PAGATO: DA TRENT’ANNI IN PARLAMENTO POCO CREDIBILE ACCUSARE GLI ALTRI DI ESSERE ATTACCATI ALLA POLTRONA
Aveva puntato tutto su una campagna elettorale “porta a porta”.
Aveva partecipato a eventi, si era “imbucato” a matrimoni e aveva più volte sottolineato un aspetto: “Io sono qui, lui no”.
Eppure questa strategia non è servita a Vittorio Sgarbi, sconfitto da Pier Ferdinando Casini all’uninominale di Bologna. Il risultato finale, infatti, ha premiato l’ex Presidente della Camera (sostenuto dall’alleanza di centrosinistra) e bocciato il sindaco di Sutri.
I numeri del collegio uninominale di Bologna per il Senato sono definitivi: 40,07% per Pier Ferdinando Casini, 32,22% per Vittorio Sgarbi. Quasi 45mila voti di scarto tra i due che hanno staccato (di molto) tutti gli altri candidati.
Per Vittorio Sgarbi l’amarezza è tanta. Immediatamente dopo l’ufficializzazione del risultato nel collegio uninominale di Bologna, il critico d’arte e sindaco di Sutri ha voluto condividere sui social un pensiero piuttosto polemico per raccontare questa sua sconfitta e la vittoria di Pier Ferdinando Casini: “Evidentemente Casini è meglio di me. Potrà fare molto, come sempre ha fatto. Per Bologna e per l’Italia. Come avevo desiderato, Senatore a vita. Amen”.
Perché proprio sul tema di “Casini senatore a vita”, il critico d’arte aveva puntato tutto. Aveva tentato, nel corso della campagna elettorale, di evidenziare la perenne presenza dell’ex Presidente della Camera in Parlamento. Da anni, infatti, l’ex leader dell’Udc viene eletto e ha il suo scranno tra Montecitorio e Palazzo Madama. Una presenza nei palazzi della politica che, però, non era molto differente da quella di Sgarbi che entrò per la prima volta in Parlamento nel lontano 1992 (con un passaggio anche all’Europarlamento).
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
ALLA FINE OTTIENE SOLO LA SOMMA CHE GIA’ AVEVANO AZIONE E ITALIA VIVA
Il Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda si proponeva apparentemente due obiettivi alle elezioni politiche del 25 settembre. Ovvero superare Forza Italia e sfondare la soglia del 10%.
Il secondo obiettivo è fallito: alla Camera Azione e Italia Viva sono accreditate del 7,83% del totale dei voti. Al Senato del 7,82%.
Ma anche il superamento di Forza Italia non sembra essere stato raggiunto: il partito di Berlusconi naviga intorno all’8,05% a Montecitorio e all’8,26% a Palazzo Madama.
Il risultato è frutto di una ripartizione territoriale del voto ben precisa. La società di sondaggi Youtrend ha infatti pubblicato una mappa che confronta i risultati di Calenda e Renzi e di Fi.
Intanto, mentre Calenda ha perso il confronto con Emma Bonino a Roma ma entrambi sono stati superati dalla candidata di Fdi Lavinia Mennuni, Berlusconi invece torna in Senato.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
PRIMO PARTITO AL SUD
Negli ultimi mesi, il MoVimento 5 Stelle era indicato come il partito
più in crisi (insieme alla Lega).
Nel corso delle settimane di campagna elettorale, però, questa percezione è cambiata e i risultati M5S lo confermano.
Ovviamente siamo ben lontani dai consensi ottenuti il 4 marzo del 2018 (quelli che portarono alla complicata formazione di un governo in alleanza con il Carroccio), ma l’indicatore del sentimento popolare arriva dal Sud Italia: in tutte le Regioni, infatti, i pentastellati hanno continuato a fare incetta di voti, issandosi come primo partito.
I dati quesi ufficiali di questa tornata elettorale, infatti, certificano come le regioni meridionali continuino a rappresentare lo zoccolo duro per Giuseppe Conte e per il suo Movimento: primo partito in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania e Molise (ma anche in Sardegna ha sfiorato la leadership, rimanendo staccato di pochi punti da Fratelli d’Italia).
Percentuali che variano dal 24% al 30% (nella circoscrizione Sicilia 1 per la Camera dei deputati). Numeri più passi rispetto al 2018, ma comunque significativi.
In attesa di definire, in forma ufficiale, la conquista dei collegi uninominali, appare evidente un aspetto: al Sud il Partito Democratico non riesce più a fare presa (e questo declino va avanti da anni), mentre i risultati M5S confermano la fidelizzazione di parte dell’elettorato. Simbolica, infatti, è la vittoria pentastellata a Fuorigrotta dove Andrea Costa ha sconfitto l’ex capo politico del MoVimento, Luigi Di Maio, lasciandolo fuori dal Parlamento.
Al Nord, come previsto, la situazione è differente: Fratelli d’Italia, come da previsione, è il primo partito e la coalizione di centrodestra ha fatto incetta di consensi. Ma il risultato di Giuseppe Conte è lo specchio del nuovo Parlamento: quei seggi conquistati e tolti al Partito Democratico rendono ancor più solida e salda la vittoria del centrodestra.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
CON L’8.9% FINISCE PERSINO SOTTO IL RISULTATO DI BOSSI CHE OTTENNE IL 10% NAZIONALE BASANDOSI SOLO SU 4 REGIONI DEL NORD
È la Lega di Matteo Salvini la grande sconfitta nella vittoria del centrodestra. Il Carroccio fallisce l’obiettivo del 10% e va malissimo al Sud, dove Forza Italia lo supera.
E in queste condizioni sarà molto difficile per il leader tornare al ministero dell’Interno. Dove era arrivato nel 2018, dopo il varo del primo governo con il Movimento 5 Stelle.
E dove non aveva fatto mistero di puntare ancora. Insieme alla richiesta del ministero della Giustizia per Giulia Bongiorno. Ma ora per la Lega di Salvini tutto si fa più difficile. Perché al nord è stata superata brillantemente da Fdi. Perché al Sud la strategia del partito è fallita. E perché lo stesso Capitano inaugura una stagione dei lunghi coltelli.
Gli scricchiolii che si erano avvertiti all’epoca della caduta di Draghi si faranno ancora più forti. Mentre l’asse del nord composto da Zaia, Fedriga e Giorgetti potrebbe muoversi per la leadership del partito.
I risultati più impressionanti per il partito di Salvini sono in Veneto. Fratelli d’Italia è infatti il primo partito con il 32,7% delle preferenze alla Camera contro il 14,6% della Lega e il 16,3% del Partito democratico. Le percentuali sono circa le stesse anche al Senato, dove Fratelli d’Italia prende il 32,7%, la Lega il 14,7% e il Pd il 16,1%. Forza Italia si ferma al 7% sia per Camera che per Senato, superata dal Terzo polo che arriva all’8,3%.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
IL CAPOLAVORO DEL CAPITONE: IN POCHI ANNI VOTI PIU’ CHE DIMEZZATI E FDI AL 33%
Per anni è stato il fortino del Carroccio. I risultati elettorali che
arrivano dal Veneto hanno certificato il disamore dei cittadini delle varie città per Matteo Salvini.
Consensi dimezzati rispetto al voto del 4 marzo del 2018 e sorpasso, con doppiaggio (abbondante) subìto dagli “alleati” di Fratelli d’Italia.
Perché quanto emerso nella Regione (ma anche in Lombardia) è la conferma dell’andamento in costante declino della Lega al Nord.
Quei voti, ovviamente, sono rimasti patrimonio del centrodestra, con gli elettori che hanno premiato Giorgia Meloni. E c’è di più: perché il Carroccio non è neanche il secondo partito, superato persino dal PD.
Perché se la coalizione di centrodestra è stata premiata a livello nazionale (con oltre il 44% dei consensi), la Lega deve fare i conti con un risultato ben al di sotto delle aspettative.
Gli exit-poll avevano già fatto suonare il campanello d’allarme, indicando la Lega sotto al 10%. Poi, con il passare del tempo e degli scrutini, la grande diaspora dei voti è stata certificata con un tonfo ancora più roboante: quando mancano poche sezioni da scrutinare, il Carroccio balla attorno al 9%. E il rumore più fragoroso di questa caduta arriva proprio dai risultati Veneto.
Nel giro di quattro anni e mezzo, infatti, il partito guidato da Matteo Salvini è passato dal 32% (abbondante, considerando tutte le circoscrizioni e i collegi) a meno del 15%. Dimezzati, superati e doppiati (con distacco).
Perché a fagocitare i consensi del Carroccio è stata Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia, infatti, ha conquistato oltre il 33% dei consensi in quella Regione che da sempre è considerata il più grande bacino di voti per la Lega. Quegli stessi cittadini che pochi mesi fa avevano celebrato l’ennesima vittoria di Luca Zaia, dunque, hanno deciso di affidarsi a una rappresentanza non leghista.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
TRAVOLTO DAL CROLLO DELLA LEGA COME I MERCANTI NEL TEMPIO
Il crollo verticale della Lega in tutta Italia (compreso il Veneto, da sempre roccaforte del Carroccio) ha portato con sé anche alcuni risultati clamorosi.
Tra i grandi esclusi del prossimi Parlamento, infatti, c’è il senatore Simone Pillon. Il collegio in cui era stato candidato – il plurinominale in Umbria – non ha permesso all’ormai ex parlamentare di ottenere i voti necessari per consentirgli di sedere, ancora una volta, tra gli scranni (questa volta di Montecitorio e non più di Palazzo Madama).
Ad annunciare quella che, nonostante il tentativo di sminuirla, è una grande sconfitta è stato lo stesso ormai ex senatore della Lega sui suoi canali social.
“Il mio seggio non è scattato ma io non mi arrendo. Resto a disposizione della Lega e del centrodestra e continuerò a difendere la vita, la famiglia e i valori cristiani dove e come Dio vorrà. Avanti con coraggio!”.
La Lega, infatti, lo aveva candidato in seconda posizione nel collegio plurinominale (per la Camera) dell’Umbria. Il Carroccio (che nella Regione ha conquistato solo il 7,75%) , infatti, aveva preferito mettere al primo posto la senatrice uscente Valeria Alessandrini.
Questa decisione, dunque, ha avuto effetti immediati durante lo scrutinio: Simone Pillon resta fuori, così come la sua propaganda continua contro l’aborto, le adozioni per le coppie omosessuali e le sue teorie su una presunta “ideologia gender”.
(da agenzie)
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