Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
I CENTRI MILITARI DI RECLUTAMENTO, INVECE DI MILITARI ESPERTI, STANNO ARRUOLANDO POVERI DISGRAZIATI CHE NON HANNO VOGLIA DI MORIRE AL FRONTE
La mobilitazione parziale voluta da Putin, che dovrebbe rafforzare la linea del fronte dopo il contrattacco ucraino, forse è già fallita.
Un dossier dell’Isw (Institute for the study of war) offre un quadro impietoso del pantano.
«La mobilitazione probabilmente non riuscirà a produrre le forze di riserva anche di bassa qualità che il piano di Putin avrebbe voluto generare, a meno che il Cremlino non aggiusti rapidamente alcuni problemi fondamentali e sistemici».
Putin e il ministro della Difesa, Shoigu, avevano annunciato la mobilitazione di riservisti «pronti al combattimento» al fine di stabilizzare la linea del fronte e riprendere l’iniziativa sul campo di battaglia.
I blogger militari scrivono però che centri militari di reclutamento, ufficiali e amministrazioni locali stanno arruolando uomini che non corrispondono ai criteri alla promessa di Shoigu di dare priorità a militari esperti.
Oppositori e canali Telegram avvertono che il Cremlino punta a completare la mobilitazione parziale per il 10 novembre e vuole arruolare 1.2 milioni di uomini, e non i 300mila dichiarati pubblicamente.
I blogger denunciano pratiche illegittime di arruolamento. Utenti social lamentano che anziani, studenti, dipendenti di industrie militari e civili senza esperienze sul campo «stanno ricevendo chiamate illegali alle armi».
I reclutatori stanno «assegnando a uomini già esperti specializzazioni molto diverse da quelle in cui hanno servito, e altre fonti registrano l’arruolamento di persone con malattie croniche». Gli addetti alla mobilitazione sono spesso «demotivati e sottopagati». E c’è il rischio che i riservisti vengano mandati allo sbaraglio senza alcuna preparazione.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
LA POLIZIA SPARA SUI MANIFESTANTI E LE AUTORITÀ HANNO BLOCCATO INTERNET… GLI STATI UNITI ALLENTANO LE SANZIONI SUL WEB PER AIUTARE GLI IRANIANI AD EVADERE LA CENSURA
Sono 41 secondo le autorità – tra cui civili e agenti delle forze di
sicurezza -, mentre sono almeno 54 secondo gli attivisti ma potrebbero essere molti di più i morti nelle proteste per Mahsa Amini, la ragazza finita in coma mentre si trovava sotto custodia della polizia di Teheran perché «mal velata».
Le vittime identificate finora dalla Ong «Iran Human Rights», con sede a Oslo, sono localizzate soprattutto del Nord, in province come Mazandaran, Gilan, l’Azerbaigian occidentale, il Kurdistan dov’ era nata Amini.
«I cadaveri vengono restituiti alle famiglie dietro promessa di seppellirli in segreto». Ventitrè anni, uno in più di Mahsa Amini, Hananeh Kian sarebbe stata uccisa dalle forze di sicurezza a Nowshahr, 50 mila abitanti nella provincia di Mazandaran, mercoledì sera. «Tornava da un appuntamento dal dentista», ha detto la famiglia al sito Iranwire .
Quella notte ci sono stati scontri tra manifestanti e agenti, auto della polizia date alle fiamme. A Rezvan Shah, dodicimila abitanti nella provincia di Gilan, gli agenti avrebbero sparato e ucciso almeno sei persone, secondo Iran Human Rights: uno di loro si chiamava Yassin Jamalzadeh, aveva due figli. Secondo Amnesty International, tra i morti ci sono 4 minorenni.
Internet e politica Kayhan, il quotidiano vicino alla Guida suprema Ali Khamenei, definisce «estremisti» i giovani manifestanti. Il presidente Ebrahim Raisi, appena tornato da New York, dichiara che i «nemici» cercano di «creare il caos» con proteste «organizzate».
Le autorità confermano di aver bloccato Internet e definiscono «un atto ostile» la decisione degli Stati Uniti di allentare le sanzioni sul web per aiutare gli iraniani ad evadere la censura. Elon Musk ha replicato ad un tweet del segretario di Stato Antony Blinken scrivendo: «Attiviamo Starlink». Il regime intanto usa Telegram per invitare a identificare i partecipanti alle proteste.
Tredici anni dopo
Il principale partito riformista, vicino all’ex presidente Mohammad Khatami, ha fatto appello ieri alle autorità di porre fine all’obbligo del velo e alla polizia della moralità. Uno dei leader del Movimento Verde del 2009, Mehdi Karroubi, già presidente del Parlamento iraniano, ha chiesto la stessa cosa a luglio, dopo l’arresto di un’altra ragazza, Sepideh Rashnu, «mal velata» sul bus, picchiata e costretta a «confessare» le sue colpe in tv. Si dibatté dell’abolizione della polizia della moralità anche nel lontano 2009 e poi non venne fatto, ma poco importa ai ragazzi oggi in piazza.
C’è chi canta «Bella ciao» in farsi, come si faceva allora, ma nessuno chiede più riforme. C’è una nuova generazione arrabbiata, che brucia l’hijab e le auto della polizia, e sorprende anche gli attivisti della generazione precedente.
I video delle proteste che continuano a emergere (anche se in numero minore e a rilento) mostrano gli agenti sparare sui manifestanti, ma i giovani sono tornati in piazza affrontando proiettili, lacrimogeni e arresti anche a Babol e Amol, nella provincia di Mazandaran, il giorno dopo l’uccisione di decine di manifestanti.
Un altro elemento, osserva Mahmood Amiry-Moghaddam di «Iran Human Rights», pare essere il morale basso degli agenti della sicurezza. In alcuni video li si vede mentre decidono di ritirarsi.
A Teheran, nella notte di venerdì, la folla esultava dopo averli respinti. Nonostante ieri fosse il primo giorno dell’anno accademico, diverse università di Teheran hanno annunciato che la prima settimana di lezioni si terrà in remoto.
Arresti «preventivi»
Le autorità cercano di soffocare la protesta con arresti «preventivi», una politica confermata dallo stesso capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei: in carcere sono finite anche Narges Hosseini, una delle «ragazze di via Rivoluzione» (che nel 2018 protestarono contro il velo), e Niloufar Hamedi, la giornalista del quotidiano Shargh che per prima ha scritto di Mahsa Amini. Gli arresti sono centinaia: 739 tra cui 60 donne solo nella provincia di Gilan; in totale almeno 600 curdi, di cui 100 identificati dalla ong «Hengaw».
È possibile che parte della città di Oshnavieh, 40 mila abitanti soprattutto curdi, al confine con l’Iraq, sia finita nelle mani dei manifestanti dopo la ritirata della polizia, ma sono stati inviati i Guardiani della rivoluzione per riprendere il controllo. Mentre le proteste si estendono a Erbil, nel Kurdistan iracheno, con lo slogan chiave di questi giorni «Donne, vita, libertà», sempre i Pasdaran avvertono di aver colpito con l’artiglieria i «terroristi curdi» al confine.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
CATTURATO A MARIUPOL, IL 28ENNE HA SUBITO TORTURE DURANTE GLI INTERROGATORI
Aiden Aslin, uno dei cinque britannici rilasciati dalla Russia nell’ultimo scambio di prigionieri dei giorni scorsi, ha rilasciato la sua prima intervista ai media.
Aslin ha raccontato la sua detenzione, durante la quale è stato «trattato peggio di un cane», al The Sun. Catturato insieme al connazionale Shaun Pinner nella città sud-orientale di Mariupol, Aslin era stato accusato di essere un mercenario e inizialmente era stato minacciato di morte per fucilazione dopo essere comparso in un tribunale retto dai russi.
Alla fine era stato portato in carcere, dove è stato interrogato e brutalmente picchiato: «Appena ho detto che venivo dalla Gran Bretagna mi hanno dato un pugno dritto sul naso. Mi hanno picchiato per bene», ha raccontato.
Poi «mi hanno detto di togliermi la giacca e hanno visto questo tridente (un tatuaggio, ndr) e mi hanno picchiato di nuovo, per il tridente ucraino. Mi hanno chiesto cosa fosse un altro tatuaggio, allora ho detto loro che ero già stato in Siria. Mi hanno picchiato di nuovo e un uomo ha tirato fuori il suo coltello e mi ha detto “Se non mi dici subito con chi stai, ti taglio l’orecchio“».
Il soldato 28enne ha anche raccontato di essere stato in isolamento per cinque mesi, senza il permesso di camminare. Durante quel periodo, è stato anche pugnalato alla schiena da un ufficiale. «Vuoi una morte rapida o una bella morte», gli ha chiesto l’agente.
Ha descritto come lui e altri tre prigionieri siano stati costretti a dormire in una cella di due metri per due metri e mezzo, stesi su una stuoia infestata di pidocchi. Obbligatoriamente in piedi, «dovevamo anche cantare l’inno nazionale russo ogni mattina. Se non lo cantavi venivi punito, in un modo o nell’altro».
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
CHI SONO I PUTINIANI CHE CERTIFICANO IL VOTO TAROCCATO
Ci sono anche alcuni italiani tra gli osservatori internazionali
chiamati a certificare la regolarità del voto in Donbass, dove in questi giorni si stanno svolgendo quattro referendum – definiti una «farsa» dai paesi occidentali – di annessione alla Russia dei territori occupati.
A svelare la loro identità è l’inviato di Repubblica Corrado Zunino, che ha individuato tre osservatori “neutrali” italiani impegnati in questi giorni nelle regioni di Lugansk e Donetsk.
Il primo è Gianfranco Vestuto, direttore del portale Russia News, che nel 2014 aveva bollato la rivolta della popolazione ucraina come «un golpe americano». Intervistato tra i banchetti allestiti in Donbass, Vestuto ha assicurato che «c’è grande trasparenza nell’organizzazione e nello svolgimento del referendum».
Napoletano, 62 anni, è stato anche il segretario della Lega Sud Ausonia e oggi guida cinque gruppi Facebook dove diffonde fake news sulla guerra in Ucraina, descritta come un regno di Satana.
Il secondo osservatore italiano è Eliseo Bertolasi, giornalista e ricercatore universitario che ha confermato a Repubblica di essere in Donbass «in quanto cronista che va sul posto e verifica».
Il terzo nome, però, è forse quello più vistoso: si tratta di Maurizio Marrone, assessore piemontese in quota Fratelli d’Italia. Fin dall’inizio della guerra in Donbass, Marrone ha sostenuto i separatisti russi e nel 2016 ha aperto un’associazione – di cui è stato presidente – in difesa della repubblica di Donetsk. Secondo quanto racconta Repubblica, Marrone è stato più volte sul fronte orientale dell’Ucraina e ha anche sposato una donna del Donbass.
Nel 2016, poi, fu promotore in Consiglio regionale di una mozione per condannare le sanzioni economiche contro il Cremlino dopo l’annessione della Crimea. Contattato da Repubblica, l’assessore piemontese ha negato di essere nel Donbass e ha inviato la sua posizione via Whatsapp per certificare la sua presenza a Torino.
(da Open)
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Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
LE QUATTRO CARRIERE POSSIBILI LONTANO DA PALAZZO CHIGI… UN PAESE DI BUFFONI: OLTRE IL 60% DEGLI ITALIANI HA CONDIVISO LE SUE SCELTE, ORA UNA BUONA PARTE DI LORO VOTERA’ PER CHI L’HA CONTESTATO
Con il voto di oggi, gli italiani sono chiamati a eleggere il nuovo parlamento e, indirettamente, anche il nuovo presidente del Consiglio.
A meno di ribaltoni inaspettati, i sondaggisti sono abbastanza concordi nell’affermare che sarà la coalizione di centrodestra a esprimere il nome del prossimo premier.
Che ne sarà dunque di Mario Draghi? Stando ai retroscena raccolti da La Stampa, sarebbero diverse le ipotesi sul tavolo per l’ex presidente della Bce, che di certo non ha intenzione di restare a palazzo Chigi, come lui stesso ha ribadito anche nell’ultima conferenza stampa.
Le 4 strade (+1) a disposizione di Draghi
La credibilità e la stima di cui gode Draghi sulla scena internazionale permettono all’attuale premier, qualora lo volesse, di ottenere un incarico a qualunque livello.
Secondo La Stampa, sarebbero quattro le strade più accreditate per lui: segretario della Nato, presidente della Commissione europea, presidente del Consiglio Europeo e mediatore speciale tra Russia e Ucraina.
Nel corso degli ultimi mesi, Draghi e Giorgia Meloni hanno avviato un dialogo per facilitare un possibile passaggio di consegne dopo il voto. E, se dovesse andare a Palazzo Chigi, la leader di Fratelli d’Italia potrebbe trovare in Mario Draghi una sorta di garante per il governo che verrà, soprattutto agli occhi degli altri leader europei e internazionali. Per questo, riporta La Stampa, in tanti dentro FdI considerano probabile una sorta di «patto implicito» tra i due.
Su una cosa, infatti, sembrano essere d’accordo tutti i leader di partito: difficilmente Draghi tornerà alla tranquillità di Città della Pieve. Enrico Letta ha detto che «ha ancora molto da dare alla politica», mentre il Terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi sventola da mesi il suo nome come alternativa a un governo Meloni.
Sul tavolo, però, sempre stando alle ricostruzioni de La Stampa, ci sarebbe anche una quinta opzione per Draghi: il Quirinale.
Un passaggio che in molti si aspettavano già a inizio anno, con l’elezione del presidente della Repubblica. A detta di alcuni dirigenti di Fratelli d’Italia, nel caso Sergio Mattarella dovesse decidere di lasciare il Colle in anticipo (come fatto da Giorgio Napolitano), potrebbe essere proprio Draghi a sostituirlo.
In ogni caso, precisa La Stampa, non risulta che il premier «sia stato messo direttamente al corrente di tutti questi piani che lo vedrebbero protagonista». Dal suo staff, infatti, fanno sapere che a Draghi, qualora volesse intraprendere davvero una di queste strade, basterebbe semplicemente mostrare il proprio curriculum. Senza bisogno di alcun appoggio esterno.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
LA NUOVA ROTTA DEI DISPERATI: DAL LIBANO ALL’EUROPA
Si aggrava il bilancio delle vittime del naufragio avvenuto giovedì
tra le coste del Libano e quelle della Siria. La nave era partita dal porto di Minyeh, nel nord Libano, ed è affondata al largo della città di Tartus, in Siria.
Secondo l’ultimo bollettino diffuso dalla televisione di Stato siriana sono 89 i corpi recuperati in mare dai soccorritori, una ventina i sopravvissuti. Secondo il Ministero dei trasporti siriano a bordo dell’imbarcazione c’erano tra le 120 e le 150 persone, tra le quali molte famiglie.
La nave era probabilmente diretta in Italia. La rotta seguita da chi parte dal Libano e vorrebbe raggiungere i paesi europei è nuova: si tratta di una conseguenza della grave crisi economica che il Libano sta attraversando dal 2019.
Martedì scorso un’altra imbarcazione con a bordo 55 migranti, salpata dal nord del Libano per percorrere questa stessa rotta, è stata intercettata dalla guardia costiera greca a largo di Creta e le persone a bordo sono state portate in Turchia.
Il Libano ha una popolazione di quattro milioni di persone e secondo alcune stime accoglie un numero molto elevato di rifugiati siriani e palestinesi, difficile da monitorare con precisione.
Avvenire riporta che alcune organizzazioni umanitarie hanno stimato che in Libano vivano 1,5 milioni di rifugiati siriani, «il numero più alto di rifugiati pro-capite al mondo».
Sia i rifugiati siriani che i cittadini libanesi cercano di raggiungere i paesi europei affidandosi, in assenza di mezzi più sicuri, ai trafficanti di esseri umani. Secondo Avvenire, un posto sulle imbarcazioni dirette in Europa può costare tra i 4.000 e i 7.000 dollari.
Ottenere un visto per uscire dal Libano è al momento molto difficile in quanto le domande negli ultimi tre anni, cioé dall’inizio della crisi economica, sono aumentate rendendo infinite le liste d’attesa.
È per questo che i cittadini libanesi, spinti dalla volontà di scappare dalla povertà assoluta in cui verserebbero i tre quarti della popolazione, decidono di affrontare il viaggio verso l’Europa a bordo di imbarcazioni che nella maggior parte dei casi finiscono per naufragare.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2022 Riccardo Fucile
LE RATE NON PAGATE E IL PREZZO DEL GAS
A Roma il 30% dei condomini con riscaldamento centralizzato rischia lo stop. Le associazioni degli amministratori di immobili dicono che rischiano anche alcuni consorzi Ater, ovvero le case popolari.
La resa dei conti arriverà a ottobre. Ovvero quando si effettueranno i controlli stagionali delle caldaie. Per prepararle all’accensione di novembre. Lì si faranno i conti dei pagamenti della scorsa stagione e di quelli della nuova. E molti si troveranno con la fornitura ferma. L’edizione romana di Repubblica fa sapere che le società fornitrici hanno confermato la gravità della situazione. Comprese le prossime chiusure di molti contatori. Anche se per adesso non vogliono rilasciare dichiarazioni ufficiali.
I distacchi per morosità
In caso di distacco per morosità, spiega il quotidiano, il vecchio gestore creditore cede il contratto al Fornitore di Ultima Istanza. Che si attiverà per riscuotere il debito, senza rateizzazione. Ma il distacco avviene per il riscaldamento centralizzato.
E questo significa che potrà esserne oggetto anche chi ha un vicino di casa moroso ma ha pagato tutto.
«E anche saldando il pregresso – aggiunge Concetta Cinque dell’Assiac, associazione di amministratori – non è detto che avvenga il riallaccio. Ormai è come con le assicurazione. Le compagnie fornitrici selezionano i clienti migliori. Il gas è poco e lo danno a chi offre maggiori garanzie». C’è di più: altri amministratori raccontano di ave ricevuto disdette dalle società fornitrici di gas. Perché non riescono a rifornirsi della materia prima. E quindi non possono garantire il servizio.
Il bonus gas per la bolletta
Per limitare gli aumenti dei prezzi è possibile però accedere al cosiddetto bonus sociale gas. Che taglia di circa il 30% il costo della bolletta. Per accedere bisogna avere una soglia Isee non superiore a 8.265 euro. Ma per l’anno 2022 è stata innalzata a 12 mila.
L’agevolazione è destinata anche a chi usufruisce del reddito di cittadinanza. Per ottenerla bisogna presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica ogni anno e l’Isee. L’Arera, che regola il mercato dell’energia e del gas, ha stabilito anche alcune regole riguardo la morosità. La fornitura non può essere mai sospesa ai clienti “non disalimentabili”, come le strutture pubbliche e private come ospedali, case di cura, carceri e scuole. Il distacco non può essere effettuato nel fine settimana, il venerdì, nei festivi e nei prefestivi.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2022 Riccardo Fucile
IL PD E LA LEGA OTTENGONO VOTI “NONOSTANTE” LETTA E SALVINI, INFATTI IL SEGRETARIO DEM MOTIVA SOLO IL 14,2% DEGLI ELETTORI MENTRE IL CAPITONE MOBILITA IL 17,%
Su che cosa credete che voteranno domani gli italiani? 
Uno studio realizzato per l’Università Bocconi ha analizzato le motivazioni degli elettori.
Nel caso di Fratelli d’Italia l’81% dei consensi sarà merito della leader, Giorgia Meloni: la gente vota FdI perché c’è lei. Un altro 16,4% deriverà dal cosiddetto «effetto band wagon»: così fan tutti. Soltanto il 2,6% dei consensi al probabile vincitore delle elezioni verrà dal cosiddetto «voto strutturale»: quello dei militanti, basato sull’ideologia o sul radicamento territoriale.
Ancor più clamoroso questo fenomeno è per Calenda e Conte: il primo ha un 91,9% di consensi espressi per il leader, e un miserrimo 0,7% di voto strutturale; nel secondo la scelta premia Conte per l’83,6%, mentre il voto strutturale pesa solo il 5,1%. Sono tutti partiti deboli, organismi fragili con una testa enorme.
Capovolta la situazione per Partito democratico e Lega. La qualità della leadership di Letta è la motivazione di voto solo per il 14,2% degli elettori Pd, contro un 74,7% di voto strutturale.
E Salvini mobilita il 17,3% degli elettori della Lega contro un 69,4% di voti che vanno invece al partito, ai suoi programmi, alla sua classe dirigente locale.
Leader dunque deboli con partiti forti. Quando domani sera conosceremo i risultati, capiremo se hanno vinto i partiti che si fanno forti di un leader popolare, o i partiti a leadership più debole.
Io un’idea me la sono già fatta.
(da il Corriere della Sera)
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Settembre 24th, 2022 Riccardo Fucile
LO STUDIO TEDESCO: “OSSERVATORI AD ELEZIONI CHE HANNO INSABBIATO IRREGOLARITA’ IN RUSSIA”… ECCO I NOMI
“Spese di viaggio pagate” oltre a eventuali “regali costosi o prebende” in cambio di dichiarazioni ai media sulla democraticità e la correttezza di elezioni “considerate illegittime o illegali dalla comunità internazionale”: è uno dei criteri — la soddisfazione del quale non è peraltro vista come necessaria se altri criteri sono soddisfatti — con cui la Ong berlinese European Platform for Democratic Elections (Epde) ha identificato circa 500 cittadini di 60 diverse nazionalità come “osservatori politicamente parziali” in recenti tornate elettorali riguardanti Paesi europei e non solo.
Secondo Epde, che raduna 16 organizzazioni di monitoraggio elettorale indipendenti ed è finanziata da governo tedesco e Ue, i “falsi osservatori” avrebbero aiutato a insabbiare brogli e irregolarità in Russia per le presidenziali del 2018 e le politiche del 2021, oltre che in Azerbaijan per le politiche del 2020. Ma ci sono esempi ancora più eclatanti.
Come il referendum sull’annessione della Crimea alla Russia nel 2014 e le “presidenziali” delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (riconosciute solo da Mosca, Damasco e Pyongyang) nel 2018. “Abbiamo implorato i parlamenti d’Europa di prevenire il ripetersi di false osservazioni durante i prossimi cosiddetti ‘referendum’ nei territori occupati in Ucraina”, fa sapere l’Ong.
Nella sua lista nera, per la maggior parte politici in carriera.
Gli italiani sarebbero 40, al secondo posto dopo i francesi e quasi a pari merito con i tedeschi. Una classifica poco onorevole.
Almeno sei di questi nostri concittadini sarebbero candidati alle elezioni del 25 settembre, risulta dal database Epde. “Si sono comportati come agenti di disinformazione del Cremlino”, afferma l’organizzazione in una e-mail.
“Non abbiamo prove che abbiano ricevuto soldi, regali o rimborsi spese”, precisa in un’intervista telefonica con Fanpage.it Stefanie Schiffer, presidentessa di Epde. “Ma non è necessario: sulla base della nostra metodologia possiamo affermare che hanno partecipato a un’osservazione politicamente distorta, una forma di disinformazione elettorale particolarmente utilizzata dal regime russo”.
Tra i parametri di valutazione, anche la ”mancanza di trasparenza”, da parte dei “falsi osservatori”, del metodo utilizzato nello svolgere la loro funzione durante lo svolgimento delle votazioni. E la presenza di “conflitti d’interesse politico, economico o di altro tipo che interferiscano nella conduzione accurata e imparziale dell’osservazione”.
I sei candidati alle nostre politiche individuati dall’organizzazione come “falsi osservatori elettorali” che “sembrano avere legami con il Cremlino e l’Azerbaijan” sarebbero:
Paolo Grimoldi, deputato. Corre di nuovo per la Camera con la Lega per Salvini premier. Nel 2014 fondò il gruppo interparlamentare “Amici di Putin”. Avrebbe partecipato in Russia a quella che Epde definisce “‘osservazione elettorale politicamente parziale” durante le parlamentari del 2021e durante il plebiscito sugli emendamenti alla costituzione che permettono a Vladimir Putin di restare in carica vita natural durante o quasi. In quell’occasione — riporta Epde — dichiarò alla stampa che alle urne erano stati rispettati “tutti i parametri e i criteri previsti dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce)”. Ma nella Repubblica dei Komi il risultato a favore dei “no” fu ribaltato d’ufficio. “Gli scrutatori erano stanchi, avevano sbagliato. Punto e basta”, fu la laconica spiegazione della presidentessa del Comitato elettorale centrale (Cec) della Federazione russa Ella Pamfilova. La stampa internazionale — dal New York Times a Forbes passando dalla Associated Press — e organizzazioni non governative come Golos hanno riferito di irregolarità in tutto il Paese: dal voto forzato alla falsificazione delle schede.
Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato. Candidato di Fratelli d’Italia alla Camera. Responsabile affari esteri del partito e presidente della Giunta per la autorizzazioni a procedere di Montecitorio. Già assessore e consigliere comunale a Biella e segretario provinciale del Fronte della gioventù. Avrebbe partecipato come “falso osservatore sotto il coordinamento diretto di alcuni alti funzionari russi” — si legge nel database Epde — al monitoraggio delle elezioni politiche del 2018 in Cambogia. “Le elezioni si sono svolte senza alcuna interferenza internazionale”, dichiarò Delmastro dopo la chiusura delle urne. “Nelle procedure di voto non è stata trovata alcuna anomalia”. Solo che in quelle elezioni mancava l’opposizione: l’unico partito in grado di concorrere oltre al partito di governo era stato dissolto dalle autorità. Furono “elezioni fittizie”, secondo organizzazioni per i diritti umani come Human Rights Watch. “Il risultato era predeterminato dal leader in carica”, scrisse il New York Times. Secondo Epde, gli unici osservatori internazionali presenti nel Paese erano coordinati da Alexey Chepa, vice presidente della Commissione esteri della Duma — la Camera russa.
Stefano Maullu, eurodeputato. Candidato alla Camera per Fratelli d’Italia. “Osservatore politicamente parziale” alle presidenziali del 2018 in Russia, sempre secondo il database. Tra le sue dichiarazioni ai media: “La Russia ha raggiunto il livello di una democrazia molto saggia, tutti riconoscono questo buon risultato per la democrazia russa e per il suo presidente”. L’oppositore di Putin Alexey Navalny era stato estromesso dalla corsa al Cremlino per una condanna che la Corte di Strasburgo ha definito “arbitraria e manifestamente irragionevole”. Secondo l’Osce, le elezioni si tennero “in un clima di eccessivo controllo politico e giudiziario, segnato da continue pressioni sulle voci critiche”. Anche se l’organizzazione riconobbe che il Comitato elettorale centrale agì in modo “efficiente e aperto”. La Ong Golos parlò di diffuse irregolarità. Un altro gruppo di monitoraggio elettorale dichiarò di aver contato oltre 13.200 voti in un seggio dove i votanti erano stati circa 8.700. Secondo uno studio statistico, le elezioni furono più pulite rispetto alle precedenti in Russia, ma Putin comunque ricevette illegalmente 10 milioni di voti in più di quelli realmente ottenuti.
Osvaldo Napoli, deputato. Già sindaco di Giaveno e poi di Valgioie, nel torinese. Corre per la Camera con Azione/Italia Viva, dopo aver lasciato Forza Italia. Epde lo identifica come responsabile di un’osservazione “distorta” durante le elezioni parlamentari del 2020 in Azerbaijan.“Oggi abbiamo visitato cinque seggi e non vi abbiamo riscontrato alcuna irregolarità”, disse alla stampa. Secondo la Missione internazionale per l’osservazione elettorale (Ieom), formata da deputati e funzionari Osce e da membri dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, “la legislazione restrittiva e l’ambiente politico” avevano “reso impossibile una vera e propria competizione”. In generale, gli altri gruppi di osservatori internazionali, a partire da quelli della Confederazione di Stati indipendenti (Cis) a guida russa, dissero però che non c’erano state irregolarità. Secondo un rapporto Epde, ciò avvenne perché le autorità azere avevano “selezionato organizzazioni internazionali e osservatori individuali a loro fedeli, proprio per controbilanciare il giudizio Ieom”.
Maria Rizzotti, senatrice. Candidata di Forza Italia per il Senato. Fa parte del gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Azerbaijan. Membro della delegazione italiana presso l’assemblea del Consiglio d’Europa. “Falsa osservatrice” — dichiara Epde — nel 2020 in Azerbaijan. In quell’occasione, in una conferenza stampa espresse soddisfazione per la stretta aderenza alle regole di voto e si complimentò per la composizione delle liste e per l’utilizzo di penne a raggi ultravioletti nella verifica dei documenti al fine di scongiurare il voto multiplo.
Annalisa Tardino, europarlamentare. Candidata alla Camera per la Lega. Nel database della Ong tedesca, “osservatrice politicamente di parte” in occasione delle elezioni politiche dell’aprile scorso in Ungheria. Disse alla stampa ungherese di ritenerle molto importanti per il futuro dell’Europa. E disse anche che lei, essendo siciliana, conosceva bene il problema dell’immigrazione illegale di massa e riteneva fondamentale distinguere fra rifugiati e illegali. Toccò così un cardine nella linea politica del leader di Budapest, oltre che in quella di Matteo Salvini. Un rapporto di Epde sostiene che il governo di Viktor Orban — primo caso all’interno dell’Ue — si prodigò “nell’invitare politici, giornalisti e attivisti simpatizzanti che avallassero le elezioni”. E che questi osservatori di parte fecero tutti “dichiarazioni politiche chiare a sostegno di Orban e del partito di governo Fidesz”.
“Il Parlamento italiano non ha mai risposto alle nostre lettere”, sottolinea Stefanie Schiffer. “In particolare, abbiamo chiesto se i parlamentari che hanno partecipato come osservatori — secondo noi politicamente parziali — alle elezioni presidenziali russe del 2018 e alle politiche azere del 2020 fossero parte di una delegazione ufficiale, e se abbiano riferito di rimborsi spese o compensi”, ricorda la responsabile di Epde.
“Altre istituzioni, come il Parlamento europeo e l’Assemblea del Consiglio d’Europa, hanno invece risposto a nostre lettere analoghe ringraziandoci. E hanno preso provvedimenti”.
Quattro eurodeputati dell’estrema destra francese che erano andati a “osservare” il voto per il parlamento russo nel settembre 2021 senza esser parte di alcuna missione ufficiale sarebbero stati sanzionati. Così come un rappresentante dell’estrema destra tedesca e un europarlamentare indipendente slovacco. Erano tutti stati “segnalati” da Epde.
“L’Italia e altri Stati Ue sottostimano il problema, i loro parlamenti non vigilano”, lamenta Schiffer. “Dovrebbero farlo, perché l’integrità delle nostre istituzioni è minacciata. Dobbiamo proteggerle dall’influenza degli Stati autoritari che organizzano e finanziano la presenza di questi falsi osservatori internazionali”. Lo scopo degli autoritarismi è duplice: “Da un lato si tratta di insabbiare i brogli facendo dire agli osservatori che le elezioni sono state assolutamente regolari e soddisfacendo così esigenze di politica interna”, continua la presidentessa di Epde. “Al contempo si usa il momento delle elezioni per costruire, tramite gli osservatori, una rete di contatti in grado di influenzare il sistema europeo”.
Secondo Schiffer, “queste false osservazioni elettorali costituiscono una porta d’ingresso nella politica di casa nostra”. Contatti che possono iniziare con un basso livello di coinvolgimento, senza alcun passaggio di soldi, solo perché il politico invitato come osservatore elettorale è lusingato per l’attenzione, “magari si sviluppano nel tempo, con l’invito a conferenze, con interviste televisive seguite da contratti media, o con affari di altro tipo”.
Il dito è decisamente puntato contro il regime di Vladimir Putin. “Non mi stupirei se i finanziamenti del Cremlino di cui parla il cablogramma del Segretario di Stato americano Anthony Blinken passassero da contratti commerciali nati in seguito a contatti stabiliti durante false missioni di osservazione elettorale”.
(da Fanpage)
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