Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
PER UBS LO SPREAD POTREBBE TORNARE SOPRA QUOTA 300, BARCLAYS STIMA CHE LE PROMESSE ELETTORALI DEL CENTRODESTRA COSTEREBBERO 30-70 MILIARDI DI NUOVO DEBITO E UN RINVIO DEL PNRR PORTEREBBE I CONTI FUORI CONTROLLO
Le banche d’affari stanno già facendo i conti con il nuovo governo
che uscirà vincitore dalle elezioni di domenica prossima.
Partono da un assunto, la coalizione di destra viene vista come vincitrice, e dalla constatazione che la prospettiva di un cambio di maggioranza ha già prodotto un effetto negativo: ha fatto aumentare l’incertezza – aggravata dagli spettri di recessione – e di conseguenza fatto salire lo spread con i titoli tedeschi, rispetto ai 200 punti precedenti alle prime fibrillazioni del governo Draghi.
Ma nei report sull’Italia che in questi giorni distribuiscono ai clienti, i grandi nomi della finanza internazionale, che con le loro decisioni spostano migliaia di miliardi di dollari, delineano anche uno scenario peggiore: nel caso un governo Meloni dovesse allontanarsi in maniera decisa dall’agenda Draghi, lo spread potrebbe salire ben oltre i 300 punti base.
Per la svizzera Ubs l’aumento attuale dello spread, che da un mese ondeggia tra 225 e 240 punti base, è una reazione normale: potrebbe salire fino a quota 250-260 in attesa dell’insediamento del nuovo governo: «Solo se la recessione dovesse essere peggiore delle attese, o il debito dovesse aumentare per nuovi tagli alle tasse – scrive Matteo Ramenghi, capo degli investimenti – potrebbe allargarsi maggiormente».
Anche Goldman Sachs nella sua analisi scommette su una vittoria del centrodestra, ma avverte: bisognerà aspettare l’insediamento del governo per capire chi saranno i ministri chiave, e quali saranno le priorità dell’agenda economica e del budget per il 2023.
Barclays stima che se Fdl, la Lega e Forza Italia mantenessero le tante promesse fatte in campagna elettorale, potrebbe esserci bisogno di 30-70 miliardi di euro, che dovrebbero essere necessariamente finanziati a debito. «Stiamo parlando di un esborso pari all’1,5-3% del Pil – si legge – ci aspettiamo quindi un ulteriore deterioramento del rapporto deficit/pil dal 2023».
Le promesse di un taglio alle tasse in un contesto di inflazione-recessione preoccupano anche Société Générale, secondo cui l’incognita maggiore è capire se e come Giorgia Meloni proseguirà nel lavoro impostato dal governo Draghi. «Se il Pnrr fosse interamente implementato – scrive Yvan Mamalet, economista per l’Europa – potrebbe rilanciare la crescita del Pil dello 0,6% in dieci anni, ma anche ridurre il debito pubblico di 12 punti, una svolta che abbasserebbe la curva dello spread di 100 punti base».
SocGen calcola che i fondi del Next Generation Eu rappresentano l’1% del Pil entro il 2025, e Barclays teme che questo sarà il primo punto a essere disatteso dal futuro governo. Ogni rinvio del Pnrr e taglio delle tasse ridurrebbe la sostenibilità del debito tricolore. È lo scenario peggiore, che per le banche d’affari oltre a deprimere i corsi della Borsa di Milano potrebbe riportare lo spread oltre la soglia di 300 punti base. Valore toccato solo brevemente nel 2018, durante il governo gialloverde 5Stelle – Lega, e sfondato dieci anni fa, quando in piena crisi dell’eurozona il differenziale sfiorò i 600 punti base.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
IL PIZZINO A SALVINI E BERLUSCONI CHE PROMETTONO FLAT TAX, TAGLI DELLE TASSE E PENSIONI A MILLE EURO: “NON BISOGNA ABUSARE DEGLI SCOSTAMENTI DI BILANCIO”
«Servono cautela e prudenza sui conti pubblici». Il ministro dell’Economia Daniele Franco sale in cattedra e da Torino, in uno dei suoi ultimi impegni istituzionali, lancia un monito al prossimo governo. Dalle sale del Collegio Carlo Alberto (CCA) ha tenuto la Lectio magistralis Onorato Castellino 2022. «Il ricorso al debito», secondo Franco, deve essere proiettato al futuro, non al breve termine. Specie se bisogna affrontare emergenze crescenti e globali. «Il debito riduce l’autonomia dei Paesi», avvisa nella settimana elettorale. E ribadisce che il Pnrr non si deve toccare, se non per questioni mirate.
L’applauso finale, durato una decina di secondi, denota quanto sia stata gradita la lezione di Franco. Elsa Fornero, già ministro del Lavoro, lo introduce affermando che il titolare del Tesoro «è forse il maggior esperto di conti pubblici in Italia». E in una fase così complicata come quella odierna – tra Covid, inflazione, guerra in Ucraina – Franco ribadisce che bisogna tenere la barra dritta del deficit di bilancio.
«Reagire alle emergenze è uno dei compiti fondamentali dei governi», spiega citando Bettino Ricasoli e Giovanni Giolitti. Allo stesso tempo, non bisogna abusare degli scostamenti di bilancio. In particolare, guardando al futuro, ha rimarcato che «il debito può essere in parte lo strumento» per gli investimenti necessari ad affrontare le sfide climatiche, «ma forse non è l’unico».
La pianificazione di bilancio, così come la continuità nella scelta di politiche economiche, è necessaria. «Una risposta efficace alle emergenze richiede risorse pubbliche adeguate, che vuol dire margini di bilancio, livelli di deficit e di debito che consentano di agire. Se io ho un deficit e un debito elevati è ovvio che, quando ho la prossima emergenza, sono più vincolato».
Così come nella pandemia, anche per contrastare gli effetti economici della guerra in Ucraina, serve ragionevolezza, avverte. Ma non solo. La seconda condizione per una visione virtuosa della finanza pubblica, capace di mostrare resilienza nelle situazioni avverse, è che vi sia «un’azione di prevenzione». Questo, sottolinea Franco, «vale per tutto, per le catastrofi naturali, le pandemie e le recessioni. Occorre prepararsi al futuro, prepararsi e prevenire». E poi la stoccata verso i partiti: «Se come decisore politico sono concentrato solo sull’immediato è ovvio che tutto questo è più difficile farlo».
La ricetta di Franco per la stabilità è semplice. «I margini di manovra a cui ricorrere nelle fasi critiche si costruiscono nelle fasi normale e favorevoli», dice ricordando «l’anomalia» del periodo compreso fra il 1965 e il 1993, coincisa con un rapporto fra debito e Pil passato dal 30% al 120 per cento. In questo caso, la soluzione sono le regole di bilancio capaci di contrastare «miopia, cioè la tendenza a scontare molto il futuro; scelte condizionate dalle scadenze elettorali; l’illusione fiscale degli elettori; il problema della mancanza di visione d’assieme».
Senza di questi elementi, ha spiegato Franco, lo sforamento dei vincoli di bilancio è sicuro. E quindi, a repentaglio potrebbe essere il benessere dei cittadini. Per contrastare la prossima emergenza, secondo il ministro, servirà responsabilità. Specie perché occorre una risposta globale. «Per frenare i cambiamenti climatici – punto su cui ha premuto molto – lo sforzo in termini di risorse sarà ingente e prolungato», tale da includere una discussione che vada ben oltre le posizioni politiche.
Un messaggio accolto dalla platea con decisa approvazione. Non è mancato un momento di sorriso a margine delle domande che l’ex Dg della Banca d’Italia ha ricevuto dagli studenti. Fornero si è augurata che possa essere un bis di Franco, il quale non ha controbattuto e si è limitato a sorridere. Il compito, come ribadito anche da forum Ambrosetti di Cernobbio poche settimane fa, spetterà ad altri.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
CHIUSURA DELLE FRONTIERE, DEPORTAZIONE DEGLI IMMIGRATI, CONTRO I SECESSIONISTI CATALANI… INTEGRALISTI CATTOLICI, SONO PER TAGLIARE LA SPESA SOCIALE E PROVENGONO DA MOVIMENTI DI ESTREMA DESTRA
Giorgia Meloni, in un’intervista all’agenzia spagnola Efe, ha
dichiarato di sperare che “la vittoria di Fratelli d’Italia alle elezioni apra la strada a quella di Vox in Spagna tra pochi mesi”. Meloni ha aggiunto di essere unita “dal rispetto reciproco, dall’amicizia e dalla lealtà” con Santiago Abascal, 46 anni, leader del partito spagnolo.
Vox è un partito politico che nasce nel 2013 dalla fuoriuscita di alcuni membri dal Partito Popolare (il partito conservatore spagnolo). I fondatori di Vox decisero di staccarsi dai popolari perché non concordavano con alcune posizioni prese dai loro leader.
Il partito cerca di riempire lo spazio ideologico di estrema destra. Il partito si definisce nazionalista e vuole proteggere la nazione spagnola sia dalle minacce interne (il secessionismo), che da quelle esterne (l’immigrazione).
I suoi esponenti chiedono la chiusura delle frontiere, la “deportazione degli immigrati clandestini nei loro Paesi di origine” e condannano le “mafie dell’immigrazione clandestina” (o chiunque collabori con loro “come le Ong”). Vox, inoltre, è stato uno dei maggiori oppositori del movimento secessionista catalano di Puigdemont.
Il partito adotta una retorica populista ed è integralista dal punto di vista religioso. Secondo Vox il paese è diviso in due.
Da un lato c’è la moralmente giusta e virtuosa España viva (Spagna viva) e, dall’altro lato, la moralmente corrotta Anti-España (Anti-Spagna), contro cui la Spagna virtuosa deve lottare.
I suoi elettori (principalmente maschi, con un elevato reddito e livello di istruzione, secondo un report di Lse) sono scontenti riguardo al funzionamento della democrazia.
Tra i punti principali del loro programma spicca, inoltre, l’opposizione al multiculturalismo e al politicamente corretto. Il partito si definisce “anti-femminista” e si schiera, per esempio, per l’abolizione dell’aborto e a difesa della famiglia tradizionale. Vox si batte per la “difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale”.
È proprio su questi temi che si è concentrato il discorso di Giorgia Meloni, lo scorso 13 giugno, quando si è recata come ospite a un comizio del partito. Nel video del suo intervento, diventato virale sui social, la Meloni si schierava, urlando in perfetto spagnolo, contro la “lobby lgbt” e ripetendo il suo slogan “yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana”.
Economicamente, il partito adotta un’agenda conservatrice che promuove il liberismo economico, la riduzione dell’intervento statale e tagli allo stato sociale. Vox fa parte del partito dei conservatori e riformisti europei.
Il gruppo dal 2020 è presieduto da Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia si reca spesso in Spagna e ha rapporti con gli esponenti di Vox da molti anni. Anche i leader del partito spagnolo provengono dal mondo neo-fascista e con molti di loro la Meloni ha rapporti dai tempi della militanza giovanile in Alleanza Nazionale.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
“È STATO UNA VOCE POTENTE NELLA PROMOZIONE DELLA TOLLERANZA E DELLA GIUSTIZIA”… L’AFFONDO DI DRAGHI SULLA RUSSIA: “LA QUESTIONE DI COME TRATTIAMO CON LE AUTOCRAZIE DEFINIRA’ LA NOSTRA CAPACITA’ DI PLASMARE IL FUTURO COMUNE PER MOLTI ANNI A VENIRE”
Il premier Mario Draghi ha ricevuto al Pierre Hotel di Nyc il premio ‘World Statesman’ (statista dell’anno), in occasione della 57ma edizione dell’Annual Awards Dinner della ‘Appeal of Conscience Foundation’, per la sua “lunga leadership poliedrica nella finanza e nel pubblico servizio di cui hanno beneficiato l’Italia e l’Unione europea e che ha aiutato la cooperazione internazionale”, come ha spiegato il rabbino Arthur Schneier, presidente e fondatore della fondazione.
Insieme a lui sono stati premiati Robert Craft, fondatore presidente e ceo di Kraft Group, e Jean Paul Agon, presidente del gruppo L’Oreal, rispettivamente per il loro impegno nella giustizia sociale (in particolare nella lotta all’antisemitismo) e nella diversita’/inclusivita’.
Presente nel parterre anche il segretario di stato Vaticano Pietro Parolin. In occasione del riconoscimento il presidente Usa Joe Biden e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres hanno inviato un messaggio di saluto.
“Mi congratulo con il mio amico, il premier Mario Draghi”. Lo dice il presidente degli Stati Uniti Joe Biden in un messaggio inviato alla Appeal of Conscience Foundation che ha premiato il premier italiano con lo World Statesman Award, sottolineando che ha ricevuto il premio “per il suo lavoro per fare avanzare i diritti umani nel mondo. Draghi è stato una voce potente nella promozione della tolleranza e della giustizia, lo ringrazio per la sua leadership”.
“Siamo tutti uniti nello stesso proposito: amarci l’un l’altro, prenderci cura l’uno dell’altro e non lasciare nessuno indietro”. E questo, ha detto ancora nel messaggio Biden, “anche nei momenti più difficili, quando il clamore di odio e divisioni è costante. A dispetto delle differenze – conclude il leader americano – siamo tutti fratelli e sorelle” e “ogni persona merita di essere trattata con dignità e rispetto”.
“L’invasione russa dell’Ucraina rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione, un’era che non abbiamo visto dalla fine della guerra fredda. La questione di come trattiamo con le autocrazie definira’ la nostra capacita’ di plasmare il futuro comune per molti anni a venire”: lo ha detto il premier Mario Draghi
“Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione. Dovremmo evitare l’ambiguità, per non pentircene in seguito. Infine, dobbiamo essere disposti a collaborare, purché ciò non significhi compromettere i nostri principi fondamentali”.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
QUANTO PIÙ SARÀ MAGRA LA PERCENTUALE DELLA LEGA (10%, SE NON MENO) PIÙ SALVINI AVRÀ SCARSI MARGINI PER DESTABILIZZARE
La visita veloce e imprevista di Enrico Letta al cancelliere tedesco
Scholz contiene un messaggio trasparente. Dimostrare all’elettorato, quando mancano sei giorni al voto, che il segretario del Pd è l’uomo dai contatti giusti in Europa, in grado di trovare porte aperte a Berlino e a Parigi. Non come Giorgia Meloni, amica di Orbán e dei polacchi, leader del gruppo dei Conservatori, all’opposizione dell’Unione governata da democristiani e socialisti, nonché ben rappresentata dai “macroniani”: sotto molti aspetti i più dinamici, anche se Letta non ne apprezza l’eccessiva vicinanza con Renzi.
In poche parole, il segretario del Pd ha giocato la carta dell’autorevolezza sul palcoscenico europeo, dove in effetti si muove con disinvoltura. Tant’ è che in Germania ha agito un po’ da presidente del Consiglio in pectore , a suo agio nel discutere di prezzo del gas e di Ucraina. Come dire che ha scelto di ignorare sia i sondaggi sia le voci rassegnate, soprattutto quelle del suo partito, per tentare la via della rimonta finale.
Che essa sia verosimile o no, conta fino a un certo punto: vale di più l’intenzione di battersi fino all’ultimo in cerca della grande sorpresa (e non sarebbe la prima volta nella storia). Ora, è vero che l’Europa è il terreno su cui il Pd, muovendosi nel solco della tradizione, si sente forte. Al contrario, Giorgia Meloni e naturalmente Salvini seguono un’altra rotta, ostile alla cornice dell’europeismo ortodosso, quello per cui il diritto comunitario tende a prevalere sul diritto nazionale. Ed è proprio su questa base che è stato condannato Orbán con il voto contrario di FdI e Lega.
Si sono lette interessanti analisi sui motivi di tale scelta, non del tutto chiari quando si pensa che la leader di FdI avrebbe interesse a non entrare in urto con le capitali che contano e con la Commissione Von der Leyden. Si è scritto che Meloni ha mostrato la sua vera identità, in sintonia con un sistema di “autocrazia elettorale”, qual è l’Ungheria, anziché con i modelli della democrazia liberale. Tuttavia esistono anche delle spiegazioni prosaiche, connesse con la tipica “politica politicante” di chi comincia a guardare oltre il 25 settembre.
Qual è allora il principale problema della probabile vincitrice di domenica? Si chiama Matteo Salvini, poco propenso ad accettare la leadership meloniana e di cui si prevedono bizze a non finire. Tenere sotto controllo il capo della Lega, e sottrargli quanti più voti è possibile, è dunque l’imperativo della rivale, consapevole di una banale equazione: quanto più sarà magra la percentuale del Carroccio (intorno al 10, se non meno) tanto più Salvini avrà scarsi margini per destabilizzare.
Al di sotto di una certa soglia, persino i cauti marescialli leghisti potrebbero trovare il coraggio di fare i conti con il capo. E Giorgia Meloni sa, come tanti, che gli Stati Uniti non gradiscono affatto vedere l’amico di Putin al governo, magari in ruoli di primo piano. Questo spiega la volontà meloniana di sovrapporsi a Salvini sul terreno del “sovranismo” per tagliargli l’erba sotto i piedi, a costo di rischiare strappi con l’Unione.
Del resto, Orbán è inviso all’Europa ma molto meno a Washington. E la linea di Giorgia Meloni è poco europeista e molto atlantista, quindi filo-americana (sia pure “trumpiana” più che democratica). Salvini invece non ha alcuna sponda in America e si è reso conto d’esser stato spinto nell’angolo. Ieri ha ricevuto un messaggio – forse sollecitato – dalla sua amica Marine Le Pen: un tentativo di far sapere che non tutto il patrimonio della destra europea è andato a Giorgia Meloni. La quale, peraltro, continua a rifiutare una politica economica fatta di maggiori debiti, come invece vogliono all’unisono Salvini e Conte. Segno che su questo punto cruciale la leader di FdI è attenta a non entrare in collisione con l’Unione. Cioè con Draghi.
(da La Repubblica)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
“ABBIAMO TUTTI I VOSTRI DATI, OGNI ASSASSINO E STUPRATORE VERRA’ PUNITO”
«L’esercito informatico ucraino ha ottenuto tutti i dati personali dei mercenari del Gruppo Wagner hackerandone il sito web».
È quanto comunicato su Telegram il ministro della Trasformazione digitale di Kiev, Mikhail Fedorov.
Il ministro ucraino ha poi aggiunto: «Abbiamo tutti i dati personali dei mercenari! Ogni carnefice, assassino e stupratore dovrà affrontare una severa punizione. La vendetta è inevitabile!».
Sul sito del gruppo Wagner è infatti comparso un banner con un annuncio: «L’esercito informatico ucraino è qui. Ora siamo in possesso di tutti i dati presenti sul sito. Benvenuti in Ucraina. Vi aspettavamo».
Cos’è il Gruppo Wagner
Il gruppo Wagner è costituito da mercenari che stanno combattendo anche in Ucraina al fianco delle forze armate russe.
Il gruppo è formato soprattutto da ex militari, ex poliziotti ed ex agenti di sicurezza russi, mentre altre componenti sono costituite da mercenari stranieri provenienti da altri Paesi, in particolare dalla Serbia.
Si stima che il gruppo sia costituito da circa 10 mila uomini, che già nel 2014 affiancarono la Russia per la conquista della Crimea, per poi spostarsi nella regione del Donbass, dove si unirono alle forze filo-russe che dal 2014 si battono per annettere la regione dell’Ucraina orientale alla Russia. Il gruppo è guidato Dmitry Valeryevich Utkin, ex tenente colonnello del Gru, il servizio d’informazione delle forze armate russe, e grande ammiratore di Heinrich Himmler, il fondatore delle SS naziste.
Il gruppo infatti è espressione del neopaganesimo russo, ispirato al popolo Rus di era precristiana, e che comprendeva le popolazioni che attualmente sono situate nella penisola scandinava, in Bielorussia, in Russia e in Ucraina. Alla base del “culto” c’è la purezza del sangue e della razza, a cui si aggiunge l’antisemitismo e il ricorso continuo alla simbologia nazista.
Non esistono, al momento, prove esplicite di collegamento del gruppo Wagner e del suo comandante con il presidente russo Vladimir Putin, ma nel corso degli anni le offensive russe e le operazioni del Gruppo Wagner sono andate nella stessa direzione, come nel caso della guerra in Siria, in Libia, oltre a diverse operazioni in Paesi dell’Africa, tra cui Mozambico, Repubblica Centrafricana e Mali.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
DOPO LE PROTESTE PER LA PARTECIPAZIONE DELLA CONDANNATA PER DIFFAMAZIONE E SOSPESA DALL’ORDINE DEI MEDICI, LA REGIONE FA DIETROFRONT
Era in programma il 26 settembre alla Sala Trasparenza della
Regione. Dopo le proteste è arrivata la rinuncia dell’Associazione Pro Vita. Con un retroscena politico
Un convegno sull’aborto dell’associazione Pro Vita & Famiglia che avrebbe dovuto vedere la partecipazione dell’assessore di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone in una sala della Regione Piemonte è stato cancellato dal governatore Alberto Cirio.
A causa della presenza della dottoressa Silvana De Mari. Condannata per diffamazione a causa di alcune frasi omofobe e sospesa dall’Ordine dei Medici per non aver voluto vaccinarsi. Il convegno avrebbe dovuto andare in scena il 26 settembre nella Sala Trasparenza della Regione. E per fermarlo si è spesa anche la Lega. L’assessore alle partecipate Fabrizio Ricca ha definito «inopportuna» la presenza della dottoressa.
Il no a Pro Vita
La vicenda è cominciata ieri. Quando Marco Grimaldi, capogruppo di Luv e Verdi a Palazzo Lascaris e candidato alle elezioni del 25 settembre è andato all’attacco. «Cirio non può permettere che gli spazi della Regione ospitino personaggi come De Mari. Siamo oltre i limiti dell’accettabile», ha fatto sapere Grimaldi. Chiedendo anche la revoca delle deleghe a Marrone: «Aspetta il giorno dopo il voto per portare il convegno fin dentro la Regione. Per spalancare le porte delle istituzioni ad antiabortisti e No vax. La scelta del giorno dopo è una buona tattica per scampare ai divieti elettorali. E fare ancora più propaganda prima. I danni e le violazioni di diritti fondamentali che può commettere sono enormi. Non sottovalutiamoli».
A stretto giro di posta arriva l’appoggio di Nicola Fratoianni. «La destra, al di là della maschera perbenista buona per i tg e i talk, è sempre la stessa: nemica delle donne e dei diritti», fa sapere il leader di Sinistra Italiana.
Alle proteste si accodano anche il Movimento 5 Stelle e +Europa. In tarda serata arriva la svolta: «La Regione comunica che l’associazione Pro Vita & Famiglia ha rinunciato all’uso della Sala Trasparenza come sede del proprio evento». Mentre La Stampa racconta che è stato Ricca ad agire con Cirio per fermare il convegno. Sia per la scelta della sala, sia per la partecipazione di una relatrice No vax e omofoba.
Chi è Silvana De Mari
Silvana De Mari, psicoterapeuta e scrittrice di libri fantasy, è stata condannata nel giugno scorso al pagamento di una multa di 1.500 euro per aver accusato il movimento Lgbtq+ di diffondere la pedofilia.
A marzo aveva ricevuto un’altra condanna per aver definito il circolo Mario Mieli «cantore di pedofilia, necrofagia e coprofagia».
Negli anni ha sostenuto posizioni al limite dell’assurdità sul Coronavirus e i vaccini. Sostenendo la necessità di un “Processo di Norimberga” per i medici «apprendisti stregoni» e rilanciando le bufale sui feti abortiti per i preparati. Negli ultimi tempi ha partecipato a una protesta della Variante Torinese contro il Green pass. Definendolo uno «stupro farmacologico». Ha sostenuto che il vaiolo delle scimmie fosse stato «previsto» da Bill Gates. E ha promosso una fantomatica “ricetta” per “disintossicarsi” dal vaccino.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
“COME VEDETE, SONO ANCORA IN GAMBA”
Gli era saltata la mosca in testa. Lo stava infastidendo mentre stava raccontando, per l’ennesima volta, tutte le più classiche e iconiche promesse elettorali che Forza Italia sta sciorinando da quasi due mesi (fin dai giorni successivi alla caduta del governo Draghi) al pubblico di SkyTg24.
E così, davanti alla telecamera piazzata nel suo studio, Silvio Berlusconi – con nonchalance e un colpo solo – ha ucciso quell’insetto. E poi, dopo il gesto “eroico”, ha mostrato a tutti il risultato della sua prontezza di riflessi.
“Sta mano po’ esse fero o po’ esse piuma. Oggi è stata fero”. Parafrasando una delle frasi più iconiche della commedia cinematografica italiana (pronunciata da Mario Brega in “Bianco, Rosso e Verdone), si può riassumere quanto accaduto in diretta a “Casa Italia”, il programma di approfondimento di SkyTg24.
In collegamento c’era proprio il leader di Forza Italia, ma durante la sua propaganda elettorale c’è stata l’interferenza di una mosca mentre stava “difendendo” Giorgia Meloni: “Guardi, ho colpito ancora un brutto insetto che mi girava in fronte. Benissimo. Come vede sono ancora in gamba. Certamente i miei collaboratori lo metteranno su TikTok, che però per me non è TikTok ma TikTokTak. E il tak sono io”.
E, ovviamente, il video è finito anche sul profilo TikTok di Silvio Berlusconi che sta proseguendo – sui social – questo tentativo di svecchiamento della campagna elettorale sua e di Fratelli d’Italia.
Perché, ovviamente, in quella che è stata definita come la peggior campagna elettorale dell’Italia repubblicana, anche questi siparietti servono a creare engagement sui social network dopo una vita trascorsa a fare lo stesso su altri network (quelli televisivi).
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2022 Riccardo Fucile
IL COMPLOTTO DELL’ALLUVIONE CAUSATO DA UN AEREO NATO E’ L’ULTIMA USCITA DI “SUA BEATITUDINE”
“Sua Beatitudine”, questo è il trattamento onorifico che si è auto-
affibbiato lo psichiatra e reggente unico di una religione ortodossa che ha lui stesso fondato (seppur non riconosciuta), non crede ai cambiamenti climatici.
Etichetta bufale tutte le questioni riguardanti il surriscaldamento globale e gli effetti della mano nefasta dell’uomo sul pianeta terra. Però non ha alcuna esitazione a condividere con il mondo la sua scarsa fede nella scienza (come tutte le teorie della cospirazione bufalesche sul COVID e sui vaccini) e altre teorie del complotto paradossali.
E così Alessandro Meluzzi colpisce ancora e riesce a farsi portavoce anche del complotto sull’alluvione che ha colpito e devastato diverse città delle Marche giovedì scorso.
L’arcivescovo presso sé stesso non è nuovo a prendere per buone teorie del complotto trovate su internet e spacciarle come pura verità sui suoi canali social. E poteva mancare nel suo portfolio quella di un aereo che ha attraversato il cielo delle Marche diffondendo onde elettromagnetiche che hanno dato il via all’alluvione? Ovviamente no.
“Scopriamo che poco prima dell’alluvione nelle Marche, un aereo segreto di quelli che emettono onde elettromagnetiche sorvola in maniera perfettamente concentrica le zone più colpite. È legittimo farsi domande?”.
Le domande sono ovviamente legittime, ma quando si vuole diffondere un pensiero – soprattutto per il ruolo che un soggetto ha ritagliato attorno alla sua figura – si devono necessariamente anche fornire delle risposte. E, invece, tutto resta appeso a una bufala accompagnata da un punto interrogativo. Ed ecco che tra un tweet contro i vaccini e uno contro l’aborto, Alessandro Meluzzi dà la sua cassa di risonanza a questo complotto con una serie di retweet.
Perché questa teoria della cospirazione è una fake news? Come spiega Bufale.net, un volo c’è veramente stato. Non il giorno dell’alluvione, ma due giorni prima. Si tratta sì di un volo “NATO”, ma con un aereo che svolge attività di controllo (come previsto dagli accordi).
In particolare: dall’esame di stazione di partenza e arrivo, e il tipo di aereo usato, possiamo chiaramente identificare un volo di circa sei ore per mezzo di un Boeing E-3A Sentry partito dalla stazione di Geileinkirchen verso la stazione di Konya. Un volo AWACS, descritto ad esempio in questo articolo di Gennaio 2022, relativo al sistema di sorveglianza e precauzione aerea del Patto Atlantico. Ovviamente basato sul sorvolo dei territori del Patto Atlantico con Boeing muniti di radar Doppler. Equipaggiamento del tutto inadatto alla bizzarra teoria delle scie chimiche, ma del tutto adatto a mantenere una attività di sorveglianza dello spazio aereo.
Ma questo Meluzzi non lo sa. Anzi, ha fatto una domanda senza trovare risposta. Ha preferito, ancora una volta, alimentare una teoria del complotto e darla in pasto ad altri. Come nella grande tradizione di “Sua Beatitudine”.
(da NextQuotidiano)
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