Destra di Popolo.net

SANGIULIANO ESULTA: “300.000 VISITATORI ALLA MIA MOSTRA!”, MA SONO I BIGLIETTI DEGLI UFFIZI

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

SEMPRE PIU’ RIDICOLO: SI INVENTA UNA “SUCCESSO” PER LA MOSTRA DULLE RIVISTE DEL PRIMO NOVECENTO, MA IL PUBBLICO ERA LI’ PER VEDERE MICHELANGELO, RAFFAELLO, BOTTICELLI E TIZIANO

Instancabile e facondo, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, detto Genny, a giugno s’era inventato una mostra, agli Uffizi. Un’esposizione dedicata alle riviste del primo Novecento. Poi, domenica scorsa, passato un mese, egli ha proclamato il suo successo. E senza lasciarsi impressionare troppo dalla sua stessa bravura, ha dichiarato: “La mostra da noi inaugurata lo scorso 15 giugno insieme al presidente del Senato Ignazio La Russa, supera il traguardo dei trecentomila visitatori”. Trecentomila, accidenti. Praticamente quasi quanto i visitatori dell’Ermitage a San Pietroburgo. Appena un po’ meno di quelli del Museo di storia naturale di New York. E infatti, proseguiva Sangiuliano mentre già gli saltava un bottone del gilet ormai incapace di contenere il glorioso petto: “Questo successo di pubblico in appena un mese dimostra che avevamo ragione”. Come dubitarne? “Per questo motivo”, concludeva dunque quest’uomo che la Provvidenza non ci ha inviato, ma ci invidia: “Abbiamo deciso di prorogare la mostra fino al 7 gennaio 2024”.
Ora, lasciando per un attimo perdere il fatto che il ministro parla sempre di sé in terza persona come Giulio Cesare nel De bello Gallico (anche Cesare, come Sangiuliano, era d’altra parte incline all’autobiografismo: da noi inaugurata, avevamo ragione, abbiamo deciso) non possiamo non sottolineare che è tutto bellissimo, tutto legittimo, tutto fantastico, se non fosse che è anche tutto falso.
Nessuno infatti ha pagato il biglietto per la mostra di Sangiuliano (mostra che d’altra parte non aveva biglietti). E quei trecentomila visitatori – un numero da fare invidia ai maggiori musei del mondo – sono in realtà i visitatori che nell’ultimo mese a Firenze hanno pagato per vedere Botticelli, Tiziano, Michelangelo e Raffaello agli Uffizi.
Poi, con quel biglietto, se proprio uno voleva, diciamo se ne aveva proprio il coraggio, dopo Leonardo, Giotto e Michelangelo Merisi detto Caravaggio entrava pure a vedere la mostra di Gennaro Sangiuliano detto Genny.
Per quale motivo questo ministro abbia voluto spingere la propria dissipazione al punto da inventarsi un inverificabile successo di pubblico per la sua mostra, resterà probabilmente un mistero.
A noi, conoscendolo, resta il sospetto che egli più che un ministro sia un disco e un ciclostile, insomma non è mai sfiorato dal sospetto che prima di parlare (o di scrivere) sarebbe forse il caso di pensare.
(da ilfoglio.it)

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CASO SANTANCHE’, ORA I PM IPOTIZZANO ANCHE LA TRUFFA ALLO STATO PER LE SOCIETA’ DEL GRUPPO VISIBILIA

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

MESSE A VERBALE LE DICHIARAZIONI DI UNA EX DIRIGENTE DI UNA DELLE SOCIETA’ DEL GRUPPO

Truffa aggravata ai danno dello Stato. È la nuova ipotesi di reato sulla quale indaga la Procura di Milano dopo le dichiarazioni di Federica Bottiglione, ex dirigente di una delle società del gruppo Visibilia fondato dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ha rivelato di aver continuato a lavorare da marzo 2020 al novembre 2021 nonostante fosse in cassa integrazione a zero ore.
Parole che ora rischiano concretamente di aprire un nuovo fronte giudiziario per l’esponente Fdi, già alle prese con i procedimenti davanti ai magistrati penali, civili e fallimentari.
L’ex manager di Visibilia è stata sentita poco più di un mese fa dai pm. Aveva il ruolo di “investor relator officer”, quindi delegata di redigere e gestire le comunicazioni al mercato della società quotata in Borsa. Ha raccontato di aver lavorato nonostante fosse – a sua insaputa – in “cassa” Covid.
Intervistata da Report, Bottiglione ha detto: “Non sapevo di essere in cassa integrazione a zero ore, non mi è stato comunicato”. Il suo stipendio, che teoricamente doveva essere più basso, rimaneva uguale grazie a dei rimborsi spese chilometrici versati dall’azienda che andavano a compensare le minori entrate. In quello stesso periodo, Bottiglione aveva anche un contratto di consulenza con il presidente del Senato Ignazio La Russa e, stando a quanto ha raccontato, la stessa Santanché le chiedeva di svolgere delle mansioni.
La ministra, durante la sua relazione in Parlamento, aveva invece escluso che la dipendente avesse messo piede in azienda durante il periodo incriminato. Una vicenda allo studio degli investigatori della Gdf.
Anche su questo filone lavorano i pm Maria Gravina e il procuratore aggiunto Laura Pedio, che hanno aperto un’inchiesta autonoma ma collegata a quella principale per falso in bilancio e bancarotta che vede, tra gli indagati, anche la ministra.
Al momento il fascicolo è a “modello 44”: prevede l’ipotesi di reato ma senza indagati. Ma gli inquirenti devono concentrarsi adesso anche sugli altri lavoratori (una ventina in tutto), per capire se lo stesso schema – lavorare nonostante la cassa integrazione – era utilizzato anche per loro.
Questo filone si somma all’inchiesta per falso in bilancio e bancarotta che vede indagate sei persone a Milano, tra cui Santanché, il compagno Dimitri Kunz d’Asburgo e la sorella. Sempre nel Visibilia-gate è finita pure lavicenda della villa in Versilia acquistata da Laura De Cicco, moglie di La Russa, e dal compagno, per 2,45 milioni e rivenduta, dopo quasi un’ora, all’imprenditore Antonio Rapisarda per un milione in più. Una maxi plusvalenza che ha portato l’unità speciale di Bankitalia a redigere una Sos (segnalazione di operazione sospetta) trasmessa poi alla Guardia di Finanza.
E ancora, rimane aperta la guerra davanti ai giudici del tribunale civile dopo l’esposto di alcuni soci di minoranza sulla gestione della galassia Visibilia. In questo caso la Procura nelle scorse settimane ha depositato due consulenze che evidenziano irregolarità finanziarie e di bilancio nei conti delle società. Infine, sui debiti di varia natura accumulati da Visibilia un procedimento è in corso anche davanti ai giudici del tribunale fallimentare. Santanché spera nell’ok dell’Agenzia delle Entrate alla rateizzazione in dieci anni di un debito col Fisco di 1,2 milioni di euro.
Vanno avanti in Procura anche altre due inchieste, quella per aggiotaggio con al centro Negma, fondo con base negli Emirati e alle British Virgin Islands che ha concluso operazioni di finanziamento con una ventina di società in crisi, tra cui Visibilia e Ki Group, società in cui la senatrice di Fdi un tempo aveva una partecipazione. E un’altra concentrata proprio su Ki Group, con i pm che a settembre dovrebbero dare il loro parere sulla proposta di concordato semplificato avanzata dalla società.
(da agenzie)

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NOTO SONDAGGI: LEGA E FORZA ITALIA IN NETTO CALO. L’OPPOSIZIONE SE FOSSE UNITA SUPEREREBBE IL CENTRODESTRA

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

FDI 28,5%, PD 20%, M5S 16%, FORZA ITALIA 8%, LEGA 8%

C’è chi sale, come Fratelli d’Italia, chi è rimasto stabile – vedi il Pd di Elly Schlein – e chi scende come Lega e Forza Italia.
Con una curiosità: l’opposizione se fosse unita – ipotesi campo largo – arriverebbe al 47% e riuscirebbe a superare il centrodestra (46%).
Un dato non indifferente in un momento in cui Pd, M5S, Avs, +Europa e Azione (ma senza Italia viva di Matteo Renzi) stanno facendo fronte comune nella battaglia sul salario minimo.
Tra FdI e Pd 8,5 punti di differenza
Vediamo nel dettaglio le intenzioni di voto dell’ultima analisi demoscopica di Noto Sondaggi realizzata per Repubblica il 20 luglio. Fratelli d’Italia continua ad essere il primo partito con il 28,5% dei consensi (+0,5%), in seconda posizione c’è il Pd di Elly Schlein che si è stabilizzato sul 20%, come lo scorso 13 giugno, quindi con 8,5 punti di differenza rispetto alla lista guidata dalla presidente Meloni.
All’interno dello schieramento di centrodestra, Lega e Forza Italia sono alla pari all’8%. Il partito di Matteo Salvini ha perso un punto in poco più di un mese, gli azzurri invece due,
Se la coalizione di governo totalizza il 46% (-2,5%), tutta l’opposizione arriva al 47% (-0,5%) ma sappiamo bene che sarebbe anomalo considerare questi partiti in un unico blocco, in quanto hanno posizioni differenti su diversi temi, sottolinea il sondaggio di Antonio Noto.
Il M5S ha guadagnato un punto e ora è al 16% mentre Azione si posiziona al di sopra di Italia Viva (4% il partito di Calenda e 2,5% quello di Renzi).
In particolare dopo il vertiginoso aumento di Forza Italia registrato all’indomani della morte del suo fondatore Silvio Berlusconi, ora il consenso agli azzurri si è ridimensionato al pari di prima attestandosi all’8% e perdendo 2 punti rispetto al sondaggio del 13 giugno (giorno dopo la morte del leader), però forse la notizia è che, anche in assenza del Cavaliere, il partito al momento riesce a tenere uniti i propri elettori.
(da agenzie)

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A SABAUDIA, NOEMI MARANGONI, ASSISTENTE BAGNANTE DI 19 ANNI, HA SALVATO CINQUE PERSONE TRA LE ONDE AL SUO PRIMO GIORNO IN SERVIZIO

Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile

POI CONTINUANO A DIRE CHE I GIOVANI NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE

Il primo giorno da bagnina per Noemi è stato di fuoco. Ha riportato a riva cinque persone in difficoltà tra le onde, in balìa delle correnti e della paura. Lei è giovanissima, classica divisa rossa, occhi e capelli nerissimi sotto un berretto con la visiera. Noemi Marangoni, assistente bagnante di 19 anni, nelle sue prime ore di lavoro a Sabaudia ha subito dovuto mettere a frutto tutte le competenze acquisite con il brevetto da assistente bagnante.
«Era dalla mattina che fischiavo a ripetizione, il mare era molto mosso» racconta la ragazza[
Tutto è iniziato con un kite-surf che si è avvicinato a riva e ha chiesto aiuto. Mentre Noemi era intentata a contattare la capitaneria di porto un altro signore che stava facendo il bagno vicino agli scogli ha iniziato ad avere difficoltà a tornare sul bagnasciuga: la forte corrente, ma soprattutto un’enorme buca di almeno tre metri, impedivano all’anziano di raggiungere la riva.
«Ho visto il figlio che chiamava aiuto e immediatamente mi sono tuffata in mare» racconta. «Mentre mi avvicinavo mi sono accorta che non era l’unico ad avere bisogno di me. Anche sua moglie e un altro ragazzo, che si erano buttati in acqua per cercare di aiutarlo, si erano ritrovati a loro volta in balìa delle onde vicino agli scogli».
Armata solamente di salvagente baywatch, era impossibile infatti utilizzare il pattino visto il mare mosso, Noemi non si è fatta scoraggiare e anzi, a mente lucida nonostante l’emergenza, ha analizzato ogni dettaglio della situazione: «Mentre nuotavo ho visto che il signore era riuscito ad aggrapparsi agli scogli, allontanandosi così dall’enorme buca. A quel punto ho afferrato prima sua moglie e poi l’altro ragazzo, li ho portati entrambi sul bagnasciuga e sono ripartita per raggiungere l’uomo più grande».
Neanche il tempo di sincerarsi delle condizioni dei tre che un nuovo intervento ha richiamato la sua attenzione. A rischiare di annegare questa volta un ragazzo che era entrato in acqua in compagnia di suo fratello gemello e di un’altra donna. Mentre questi ultimi erano riusciti ad evitare la corrente il giovane era in notevole difficoltà, ha iniziato a urlare, a chiedere aiuto. La bagnina si è di nuovo tuffata ed è riuscita a riportare il ragazzo sano e salvo sul bagnasciuga
«Amo molto il mare, ho deciso di prendere il brevetto da bagnina ma il mio prossimo obiettivo è lavorare nella capitaneria di porto» dice. La ragazza, classe 2003 di Pontinia, un comune a un pugno di chilometri da Sabaudia nell’entroterra pontino, racconta ancora: «Questo è il mio sogno. Ho sempre fatto sport, fin da molto piccola: ho iniziato con il nuoto, poi ginnastica artistica e, adesso, power-lifting. Amo la pesistica, ma nuotare mi è rimasto dentro e così ho deciso di unire le due cose, la passione e il lavoro che vorrei fare da grande. Mi piacerebbe che questo fosse solo l’inizio».
(da agenzie)

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REPORTAGE DELLA PAZZA ESTATE ITALIANA

Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile

TRA BAGAGLI SMARRITI, RIMBORSI NEGATI E SCONTRINI FISCALI CON IL CONTAGOCCE

I colori sono tanti ma la scelta giusta è una sola: lemongrass. Giallo fluo insomma. Pare sia il nuovo must dell’estate contro il logorio da bagaglio disguidato, ovvero consegnato in ritardo, danneggiato o smarrito.
Quella cosa che, oltre alle madonne, tira giù l’umore di famiglie intere e adombra l’aplomb di businessmen in trasferta. Perché di fronte al nastro bagagli siamo tutti uguali. È un check up dei nervi gratis et amore Dei valido in tutto il mondo.
Più aumentano i minuti del loop senza traccia di bagaglio e più cresce l’affanno, fino all’ultimo secondo in cui il nastro si ferma ed esce solo un liberatorio vaffanculo. È andata così, nel 2022, per 26 milioni di valigie in tutto il mondo, l’anno peggiore dell’ultimo decennio.
I dati sono del report “Baggage It Insights 2023” di Sita, la società fornitrice globale di tecnologie per il trasporto aereo. In un anno, secondo lo studio, il numero dei “disguidi” è aumentato del 75%, passando da 4,35 ogni mille passeggeri nel 2021 a 7,6 nel 2022. Ventuno milioni le valigie arrivate in ritardo, 1,8 quelle smarrite o rubate e 3,2 quelle danneggiate o manomesse.
Il volo dei trolley
A me è andata di sfiga il 22 giugno scorso sull’AZ1289 da Linate a Napoli operato da Ita Airways, la nuova compagnia italotedesca nata sulle ceneri di Alitalia e di cui Lufthansa ha rilevato il 40%. Arrivo al desk con il check-in già fatto online. Devo solo imbarcare il trolley. E chi lo poteva immaginare che il battesimo del lemongrass luggage sarebbe stato così di fuoco?
Perché, nonostante il giallo fluo, il nastro di Capodichino non mi ha restituito alcun bagaglio al mio arrivo. Sono in bermuda blu, camicia di lino e un paio di tennis ai piedi. Nello zaino solo pc e beauty case. Allo sportello del “Lost&Found” consegno la tag del bagaglio. Dopo un controllo ecco la risposta: «Non risulta da nessuna parte. Forse è rimasto a Linate».
Mi giro e alle mie spalle c’è una massa di valigie disguidate da tutto il mondo. «E non sa quanti aerei vuoti di passeggeri, ma pieni di bagagli, sia Lufthansa che Ita mandano qui in una settimana. Ci sono problemi con l’handling anche a Monaco di Baviera», mi dice l’impiegata dello sportello.
Avanzo una domanda: «Ho un appuntamento di lavoro a Ischia tra due giorni e ho bisogno degli abiti che sono dentro la valigia. Vado comunque sull’isola o aspetto qui?». Risposta: «Per le isole la consegna è fino a 48 ore da quando il bagaglio arriva. Aspetti i voli delle 19 e delle 23, magari hanno imbarcato il suo bagaglio su quelli».
Mi sembra una prospettiva saggia benché allucinante, visto il luogo: nessuna presa elettrica per ricaricare il telefono, solo un distributore automatico di junk food e soft drink, robe che fanno a botte con il mio reflusso, ma tant’è. Dunque decido di aspettare.
L’impiegata del “Lost&Found” mi allunga un foglio: «Consulti Worldtracer, il sito di ricerca bagagli smarriti», mi dice. «Qui sopra invece c’è il numero di Ita per informazioni». Consulto il sito. Ma l’esito è negativo. Chiamo il numero del “call center Ita Airways from Italy”. Compongo le cifre che trovo scritte: 06800936090. Dall’altra parte: «Il numero da lei chiamato non è attivo». Lo guardo meglio. Uno 06 davanti a un 800? Ma quello è un numero verde e quel prefisso deve essere un errore di chi ha scritto il modulo. Faccio un tweet e taggo Ita. La risposta arriva in privato: «Puoi inviarci il codice che ti ha fornito il “Lost&Found?”».
Passano le ore. Per due volte mi sottopongo al brivido del nastro bagagli. Ma né il volo delle 19 né quello delle 23 hanno in pancia la mia valigia. Alle 23.45 sono costretto a prenotare un hotel. Prezzi folli in tutta Napoli. Mi sento fortunato ad aver trovato una singola a 134 euro al Capodichino International Hotel, che prima si chiamava Hotel Capodichino e poi evidentemente si è voluto dare un tono.
Prima di andare a dormire controllo il sito Worldtracer e magicamente compare il mio bagaglio, in consegna il giorno dopo con il volo in arrivo alle 8.30 da Linate. La mattina seguente la coda di turisti stranieri rimasti senza valigia è già lunga. Si parla a un citofono, dando il numero di pratica e il nome. Finalmente la mia valigia è nelle mie mani. Ora il taxi.
Poveri forestieri
Devo andare al molo Beverello, da dove partono gli aliscafi per Ischia. Taxi numero 2603. «Per il Beverello, c’è la tariffa fissa a 21 euro giusto?». «No», mi risponde il tassista. E inizia a darmi la stessa versione che un mese prima mi aveva dato un suo collega, a riprova che la scuola di recitazione napoletana è ancora ad altissimi livelli: «La tariffa fissa c’è se facciamo il centro, ma ci mettiamo un’ora. Se vuole andare dritto al Beverello in venti minuti ci siamo, ma a tassametro».
Tutti questi mutetti, queste scuse, questi lamenti a libro paga dei cittadini, provocano talmente tanto il mio self control, che invece di alzarmi e andarmene, faccio l’errore di voler capire. Perché se ti intigni a Napoli sei fregato più di quanto tu non debba mettere in conto appena ci metti piede. È una specie di Welfare State alla pummarola ‘ncoppa, per cui di norma ‘o bancomàt non funziona, quindi cash e se chiedi la tariffa fissa «sì nu strunz», come se non fosse stata approvata dal Comune e fosse solo un’illusione di noialtri poveri forestieri capitati per errore nella landa delle fregature.
«Per il molo Beverello, il porto e piazza Municipio c’è la tariffa fissa a 21 euro», dico. Risposta: «C’è il supplemento aeroporto di 5 euro». Peccato invece che la tariffa comprenda ogni extra: notturno, festivo, bagaglio, animali, supplemento aeroporto. E peccato sia esposta proprio nel suo taxi. Risposta del tassista: «Si tratta di 5 euro in più, non è tanto».
Giunti al molo, prima di scendere, chiedo la ricevuta. 2603 rovista tra decine di foglietti stropicciati, già con il prezzo scritto a penna, nel mio caso 25. «Le faccio lo sconto di un euro». Mi allunga un foglietto con la data del 21 aprile 2023.
Accortosi che stavo scoppiando, come la moka quando ti dimentichi di metterci l’acqua, me lo toglie dalle mani e suo malgrado apre il blocco delle ricevute numerate della cooperativa taxi “La Futura”. Compila la numero 143588. Si vede che, più che fargli fatica, compilare la ricevuta numerata gli faceva reddito. Del resto le tasse sono «un pizzo di Stato» verso i piccoli commercianti, no?
E allora decido che è giunto anche per me il tempo di sostenere l’economia del Paese.
Sfogliatella amara
Al Caffè Beverello, snack bar e tabacchi della società Atlantis srl, pago un’acqua piccola, un caffè del nonno, aka “crema di caffè” e una sfogliata, aka “sfogliatella napoletana classica”. Totale: 5 euro e 50. Cash. Ma mentre addento la sfogliatella l’occhio troppo impiccione mi va sullo scontrino emesso. Leggo: «Preconto. Asporto #494». Poi guardo l’orologio. Sono le 11 e 21.
Il bar apre alle 6 di mattina. In cinque ore e ventuno minuti quasi 500 scontrini non fiscali. Anche considerando un solo euro a scontrino in cinque ore sono quasi 500 euro. Quanti di questi “preconto” diventano poi scontrini fiscali?
La risposta, mentre mi rimetto in fila verso la cassa e lo richiedo, me la dà il progressivo del mio, che si trova in basso, subito dopo le quattro cifre che identificano il codice di azzeramento, nel mio caso 1369, ovvero i giorni in cui quel registratore di cassa è stato operativo. Il numero più interessante è però quello che segue subito dopo e che indica il progressivo degli scontrini battuti. Alle 11.50 il mio era il numero 2. Due soli scontrini fiscali in sei ore di attività, con preconti arrivati a quota 543. Alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe quello.
Ma se pensate sia solo una cosa di Napoli potreste sbagliarvi. Nella Romagna colpita dalla tremenda alluvione le cose non vanno meglio.
Romagna mia
Cattolica, bagno “Giorgio” numero 75. «Un ombrellone e un lettino per una giornata», gli dico. «Il 158, dopo la quarta fila. Viene 22 euro, ti faccio 20». Pago cash e mentre guardo il registratore di cassa acceso e aspetto lo scontrino mi dice: «Non funziona. Te lo porto più tardi all’ombrellone». Mai pervenuto, ovviamente.
In un attimo mi è venuta in mente tutta la retorica delle “Romagna mia” di questi ultimi mesi, dei “Romagnoli popolo eletto” su Instagram, che le maniche se le sono tirate su, c’è da dirlo, ma evidentemente hanno fatto in fretta a farle torna lasse, quando si può incassare esentasse.
Danno più beffa
Che estate pazzesca. Con i prezzi di Miami, i servizi da terzo mondo e i guadagni invisibili al fisco. Tuttavia penso che in tutto questo casino tra leggi, codice civile, regolamenti europei e convenzioni internazionali ci possa essere un ristoro per il bagaglio arrivato in ritardo e la notte in albergo non preventivata. Per il malcostume della piccola evasione.
Ma non è semplice come sembra. Qualche giorno dopo la disavventura con la valigia sono stato contattato dal customer care di Ita, dopo la mia richiesta di rimborso: 163 euro e 50 centesimi tra hotel, aliscafo e caffetteria. Mi si dice che secondo la convenzione di Montreal, che regola le compensazioni nel caso di bagagli disguidati, «non possiamo rimborsare nessuna delle spese da lei sostenute perché non si tratta di beni di prima necessità».
Provo a insistere: «A mezzanotte un hotel non è un bene di prima necessità?». Risposta: «Restare in aeroporto è stata una sua scelta. Poteva dormire nell’hotel prenotato a Ischia e noi le avremmo consegnato lì il bagaglio». Certo. Con tempi fino a 48 ore dall’arrivo della valigia, quando ormai non mi sarebbe servita più.
È finita che Ita mi ha proposto un voucher da 163 euro e 50 centesimi per l’acquisto di nuovi voli della compagnia. Una soluzione che ho rifiutato per principio.
«Purtroppo le convenzioni internazionali non coprono tutti i danni che i passeggeri possono subire», spiega Mauro Antonelli dell’Unione Nazionale Consumatori. «Per la convenzione di Montreal sui bagagli non si ha diritto a un rimborso, se non per beni di prima necessità tra cui non rientra l’hotel.
Il paradosso è tutto qui: in casi del genere per ottenere un ristoro del danno si deve avviare un procedimento giudiziario, perché un comportamento colposo da parte del vettore è sempre fonte di risarcimento del danno ingiusto subito».
Ristori economici sono previsti dal regolamento comunitario 261/04 nel caso di ritardi a partire dalle tre ore o cancellazioni di voli per circostanze imputabili al vettore aereo. Si va da un minimo di 250 euro per voli fino a 1.500 km fino a un massimo di 600 euro per voli superiori ai 3.500 km.
«Le cifre delle compensazioni sono ferme da anni e non tengono conto dell’inflazione che avrebbe dovuto spingere in su anche i ristori», continua Antonelli. «Se l’entità dei rimborsi è poco significativa non ha una funzione di deterrenza. Se i costi degli indennizzi pagati dai vettori sono inferiori a quelli sostenuti per il miglioramento del servizio nessuna compagnia sarà incentivata a percorrere questa seconda strada».
Open to meravigli
Alla fine di questo folle mese di viaggi ho appreso che: lemongrass o meno, se si dimenticano di spedirti il bagaglio sono colori tuoi; se prendi un taxi la tariffa fissa, benché prevista, è considerata quanto il due a briscola; se chiedi la ricevuta commetti un oltraggio a pubblico ufficiale; se alle undici di mattina ti spari una sfogliatella sei il preconto numero 494, ma lo scontrino fiscale numero 2. Se non ti arriva il bagaglio le mutande te le rimborsano, ma se sei costretto a prenderti un hotel per non dormire sotto le stelle puoi attaccarti al tram. Anzi all’airbus.
Davvero open to meraviglia questa bella Italia.
(da TPI)

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MELONI NON SI FIDA DEI SUOI PARLAMENTARI E FA IL RECORD DI VOTI DI FIDUCIA

Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile

LA QUESTIONE DI FIDUCIA E’ STATA POSTA 23 VOLTE IN 9 MESI, IL DATO PIU’ ALTO PER UN ESECUTIVO

Il governo Meloni fa registrare un record. Ma non è proprio un merito: si tratta del primato sul numero delle questioni di fiducia poste in parlamento dal giorno del giuramento. Dallo scorso 22 ottobre a oggi, cioè in nove mesi di attività, è stata chiesta 23 volte: 17 alla Camera e 6 al Senato. La media complessiva è di quasi 2,6 fiducie poste a Montecitorio e palazzo Madama.
La priorità è blindare i testi e silenziare i parlamentari. L’ultima risale a oggi, lunedì, alla Camera, dove il ministro per i Rapporti con il parlamento, Luca Ciriani, ha annunciato che il governo ha chiesto la fiducia sul decreto Alluvione. Ormai un copione consolidato. Il trend lascia pensare che non finisca qui: prima della pausa estiva bisogna convertire altri decreti. Già la prossima settimana è prevedibile una nuova fiducia durante il passaggio al Senato del decreto Alluvione che, in caso contrario, decade il 31 luglio. Di certo ne è stata prevista un’altra, entro fine mese alla Camera, sul decreto Pa bis.
COME MELONI NESSUNO MAI
Resta il fatto che nessun esecutivo politico ha mai avuto questi ritmi. La strategia è chiara: i parlamentari non possono illustrare nemmeno gli emendamenti preparati, devono limitarsi alle dichiarazioni di voto. E non si tratta solo di una questione tecnica, il risvolto è principalmente politico. L’alleanza di governo deve cercare di tagliare i tempi del confronto tra partiti, limitare il margine di manovra di deputati e senatori per scongiurare il rischio di trappole.
Il continuo ricorso alla fiducia, che dovrebbe mostrare la solidità della maggioranza, in realtà mostra la diffidenza con cui, da palazzo Chigi, guardano ai gruppi parlamentari. Nelle ultime ore Meloni ha anche superato il governo Gentiloni che, in tempi più recenti, era tra i più “fiduciosi” con una media di 2,3 al mese.
Il raffronto con i precedenti esecutivi è in effetti una mappa molto utile per comprendere la situazione. Gli esecutivi di «unità nazionale» di Mario Monti e Mario Draghi hanno messo la fiducia con una media superiore a 3 volte al mese. Ma la natura eterogenea delle loro maggioranze li esclude dalla graduatoria. Eppure, di questo passo, Meloni può avvicinarsi, facendosi beffe del fatto di avere in dote una maggioranza di matrice politica e ben solida – almeno – nei numeri.
«I dati dicono che c’è una fiducia quasi ogni 10 giorni», dice la vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo. «Ci saremmo aspettati un ritorno alla normalità – aggiunge la deputata – da chi si è presentato agli elettori con lo slogan “pronti” e da chi ora gode di un’ampia maggioranza parlamentare. Il concetto di democrazia di Meloni, evidentemente, è più vicino all’idea di comando che di governo».
Prezioso è il parallelo con il governo Conte II, che ha operato in una fase di eccezionalità come quella della pandemia mettendo insieme partiti distanti tra loro, dai renziani di Italia viva al Movimento 5 stelle. Nonostante questi fattori di instabilità, la media delle questioni di fiducia è stata di 2,3 al mese durante i 17 mesi di mandato. L’esecutivo di Matteo Renzi è stato ancora più cauto nel ricorso a questo strumento: ha blindato in media 2 provvedimenti al mese. Addirittura Conte I, quello sostenuto dall’alleanza Lega-Cinque stelle, ha posto la fiducia in appena 13 occasioni, poco più di una volta al mese.
SOLO BUONE INTENZIONI
L’abuso di testi blindati nei due rami del parlamento mette sul tavolo un problema istituzionale tutt’altro che secondario. Tutti promettono di rispettare le prerogative del parlamento, titolare del potere legislativo. Il capo dello stato, Sergio Mattarella, ha denunciando più volte questa stortura e ha invitato i presidenti delle Camera a prestare maggiore attenzione sull’uso dei decreti, che inevitabilmente favoriscono il ricorso alla fiducia. Lo scorso 19 luglio la presidente del Consiglio aveva fornito l’ennesima garanzia durante il «cordiale», come è stato definito, incontro con il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Nel faccia a faccia si era parlato di «decretazione d’urgenza, omogeneità dei decreti-legge e organizzazione dei lavori parlamentari», spiegava la nota ufficiale. Buone intenzioni, nulla di più. I fatti dicono altro. Ma quantomeno Fontana ha provato a far qualcosa, mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, lascia correre senza battere ciglio.
(da agenzie)

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LE SCUOLE SONO GIA’ APERTE D’ESTATE, CI SONO CORSI DI RECUPERO, QUALCUNO AVVISI IL MINISTRO VALDITARA

Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile

I SINDACATI: “LA SCUOLA NON E’ UN CENTRO ESTIVO, DAL MINISTRO SOLO PROPAGANDA”

Solo propaganda, slogan e misure fallimentari. La segretaria generale della Flc , Gianna Fracassi, attacca il ministro dell’Istruzione Valditara sulle ultime uscite, soprattutto sulla proposta di tenere le scuole aperte l’estate per aiutare le famiglie. Intervistata da Fanpage.it, la sindacalista critica anche la figura del docente tutor e annuncia che verrà impugnato il decreto sul dimensionamento scolastico.
Segretaria, cosa rispondete al ministro Valditara che dice di voler tenere le scuole aperte l’estate per aiutare chi lavora?
Bisognerebbe capire prima di tutto cosa significa. Vuol dire cambiare la decorrenza dell’anno scolastico? Segnalo che le scuole sono già aperte d’estate, perché ci sono corsi di recupero e si svolgono gli esami. Il ministro non va oltre gli slogan, come i suoi predecessori d’altronde.
Non è una novità quindi…
Tutti i ministri dell’Istruzione, in questa fase dell’anno, tirano fuori la stessa storia. Poi si rendono conto che la scuola non è un centro estivo, né un doposcuola. Se si vuole intervenire in questo senso ci sono già soggetti che se ne occupano, come gli enti locali. E poi c’è una differenza enorme tra l’aprire la scuola per dare una risposta a chi lavora, come ha detto il ministro Valditara, e l’aprire la scuola per compiere la sua missione, ovvero costruire un curriculum di competenze e conoscenze. Sono funzioni diverse.
Oggi si sta riparlando molto degli esami di riparazione da svolgere inderogabilmente entro agosto, è arrivata anche una nota del ministero…
È abbastanza incredibile, visto che già si tengono ad agosto. Poi le scuole, nella loro autonomia, definiscono i calendari. Non è una novità. Mi sembra che ci sia una percentuale di propaganda piuttosto alta, soprattutto su cose che le scuole già fanno.
A settembre non ci saranno gli esami di riparazione, però parte il docente tutor, che è stata un po’ la misura simbolo del ministro Valditara. Cosa ne pensa?
C’è un problema enorme su come è stata strutturata la figura. L’orientamento deve riguardare tutto il consiglio di classe, non può essere delegato a una persona che dovrebbe occuparsi da sola di una cinquantina di studenti. Così rischia di non raggiungere il suo scopo. Pensare, poi, che l’orientamento sia una funzione che si risolve con l’impegno di un insegnante e non con altri interventi – come ad esempio attività aggiuntive per i ragazzi – la rende un’operazione ancora più fallimentare.
Sull’importanza dell’orientamento, però, è d’accordo?
Le dico che l’orientamento comincia e si esaurisce solo durante la scuola secondaria di secondo grado, ma dovrebbe essere sviluppato dalle medie. Già lì si intravedono le difficoltà nell’identificare una scelta consapevole. Non avendo un biennio unitario, siamo sempre nella situazione in cui i ragazzi scelgono precocemente, il che favorisce la dispersione. E lo sappiamo da decenni. Ma è più semplice piantare la bandiera del tutor orientatore che risolve il problema. Anche in questo caso si affronta una questione complessa in maniera abbastanza banale.
Perché sul dimensionamento scolastico state protestando duramente contro le decisioni del ministro Valditara e del governo?
Perché Valditara è intervenuto con un ulteriore taglio dell’autonomia scolastica rispetto a quello già definito nel Pnrr. Questo riduce, soprattutto in alcuni territori, la presenza di istituzioni scolastiche autonome. Parliamo ti tagli fino al 24%. Non sono numeri bassi. È un intervento profondamente sbagliato, perché non solo ha un effetto sugli organici di dirigenti, docenti e personale Ata, ma si vanno anche a costituire delle mega-autonomie scolastiche, con una popolazione molto ampia, e si sguarniscono alcuni territori in maniera consistente. L’abbiamo già detto al ministro: impugneremo il decreto.
(da Fanpage)

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“UN POLIZIOTTO NON DOVREBBE ANDARE IN PRIGIONE”: IL CAPO DELLA POLIZIA FRANCESE, FREDERIC VEAUX, LA SPARA GROSSA MENTRE CHIEDE LA LIBERAZIONE DI UN AGENTE COINVOLTO NELLE VIOLENZE DURANTE LE RIVOLTE A PARIGI NELLE SCORSE SETTIMANE

Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile

SI SCATENA UNA BUFERA POLITICA, MACRON INTERVIENE A MUSO DURO: “NESSUNO È AL DI SOPRA DELLA LEGGE”

“Un poliziotto non dovrebbe andare in prigione”: polemiche in Francia per le controverse dichiarazioni del direttore generale della polizia nazionale (Dgpn), Frédéric Veaux, che ieri ha chiesto la liberazione di un agente della brigata Bac di Marsiglia, finito in custodia cautelare nel quadro di un’inchiesta su presunte violenze di polizia perpetrate nell’ambito delle recenti rivolte urbane seguite alla morte di Nahel, il diciassettenne ucciso da un poliziotto il 27 giugno, durante un controllo stradale a Nanterre, alle porte di Parigi.
“Considero che prima di un eventuale processo, un poliziotto non debba andare in carcere, anche se ha commesso sbagli o errori gravi nell’ambito del suo lavoro”, ha dichiarato Veaux, mettendo in imbarazzo l’esecutivo e suscitando reazioni indignate nella classe politica. A cominciare dal segretario del partito socialista, Olivier Faure, che si chiede se “nel governo ci sia qualcuno che ricordi qualche nozione elementare del diritto” al capo della polizia.
O il capo della France Insoumise, Jean Luc-Mélenchon, che invita la polizia al “rispetto delle istituzioni repubblicane” mentre la capa degli ecologisti, Marine Tondelier, vede in queste dichiarazioni la radice di una “crisi istituzionale maggiore”.
Più in generale, la coalizione della sinistra Nupes mette in guardia su un'”allerta” ritenuta “ormai massima: se questi comportamenti che rimettono direttamente in discussione l’indipendenza della giustizia non vengono puniti verranno presto ribaditi con maggiore forza”.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, dice di capire “lo stato d’animo” dei poliziotti dopo le recenti rivolte urbane seguite alla morte di Nahel, il diciassettenne ucciso da un poliziotto a Nanterre, alle porte di Parigi, ma ricorda che “nessuno nella Repubblica può essere al di sopra delle leggi”
Le forze dell’ordine traggono la loro “legittimità dal “fatto che proteggono il quadro repubblicano e che fanno rispettare le leggi democraticamente votate”, ha dichiarato il presidente in un’intervista diffusa a metà giornata su TF1 e France 2. “Ovviamente anche loro si iscrivono nel perimetro della legge e dello Stato di diritto”, ha aggiunto. Macron ha inoltre criticato i ”social network”, invocando “un ordine pubblico del digitale che consenta di prevenire queste derive”. E ha promesso, da settembre, un “patto insegnanti” che consenta di rafforzare la presenza dei docenti a scuola, incluso con una migliore retribuzione di professori e supplenti.
(da agenzie)

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ALESSANDRA MUSSOLINI: “LA SCONFITTA DI VOX IN SPAGNA E’ UN GRAN SEGNO DI CIVILTA’ DEGLI SPAGNOLI”

Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile

IN ITALIA ESULTANO LE OPPOSIZIONI, I PARTITI DI MAGGIORANZA SILENTI… ALESSANDRA ROMPE IL MURO DEI COLLUSI FINTI “PATRIOTI”

Il flop della destra di Vox e il risultato dei popolari come primo partito, in Spagna, suscitano reazioni anche in Italia.
Elly Schlein esulta, ricavandone possibili auspici anche per una strategia di resistenza del suo Pd. «I risultati delle elezioni premiano il coraggio di Pedro Sanchez e della sua squadra e ribaltano un esito che sembrava già scritto. I veri sconfitti da un verdetto implacabile sono i nazionalisti di estrema destra di Vox», scrive sui suoi social la sdegretaria Dem.
«È la dimostrazione – aggiunge – che l’onda sovranista si può fermare quando non si punta ad alimentare le paure ma a risolvere i problemi concreti delle persone: aumentando il salario minimo e limitando i contratti a termine, affrontando sul serio l’emergenza climatica, limitando gli effetti del caro energia e dell’inflazione sulle imprese e sulle fasce più povere. Adelante!».
«Spero che dalle parti di Palazzo Chigi e in genere fra gli esponenti del governo si riesca a far tacere, almeno per un minuto, la propaganda e si esaminino seriamente i risultati spagnoli. Intelligenti pauca», scrive su Facebook il senatore iscritto al gruppo del Partito democratico, Pier Ferdinando Casini, commentando il risultato delle elezioni generali che si sono tenute ieri in Spagna.
Alessandra Mussolini, vice capodelegazione di Forza Italia (gruppo Ppe) al Parlamento Europeo, dice sulla mancata vittoria di Vox che «è una cosa positiva perché il partito della destra spagnola esprime dei contenuti, soprattutto per quanto riguarda i diritti, improntati al ritorno al passato. E’ un grande segno di civiltà della Spagna e della popolazione spagnola. Molto bene».
«Spagna infausta per Giorgia Meloni. L’unica cosa chiara del voto è infatti la sconfitta di Vox, una sorta di Fratelli di Spagna, e che popolari più sovranisti non raggiungono la maggioranza. E se non riescono a Madrid, figuriamoci a Bruxelles per le prossime elezioni europee», ha scritto sui social l’eurodeputato Giosi Ferrandino di Azione.
«In Spagna non sappiamo chi ha vinto, ma sappiamo chi ha perso: Vox, la destra estremista. È un segno interessante: non si vincono le elezioni contro l’Europa. E le prossime europee si vinceranno al centro. Un messaggio che da Madrid arriva forte e chiaro anche a Roma. Giorgia, la senti questa Vox?», ha commentato su Fb il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.
(da agenzie)

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