Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
SEMPRE A TUTELARE EVASORI E COSTRUTTORI ABUSIVI
Nella pirandelliana isola dei paradossi vi sono vicende che si ripetono —o meglio vengono riproposte — periodicamente.
In Sicilia, con un emendamento di Fdi, è stata presentata una nuova proposta di sanatoria edilizia che l’assessore regionale all’Ambiente del governo di centrodestra, Elena Pagana, non ha bocciato a priori.
Di cosa si tratta? Sul piano tecnico è un emendamento presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, che è stato depositato in commissione Ambiente. L’obiettivo è quello di riaprire la sanatoria del 1985 consentendo di approvare le domande già presentate per immobili realizzati entro i 150 metri dalla battigia fra il giugno del 1976 e il giugno del 1985. Con la specificazione che riguarderebbe solo i Comuni che prima del 1976 avessero strumenti urbanistici approvati.
Dure le critiche che giungono dalle opposizioni, in primis il M5S e il Pd, che hanno sottolineato che una proposta dagli aspetti similari era stata presentata dal governo Musumeci nel 2021 e non era passata . Sommersa da critiche e polemiche che ne fecero un caso nazionale.
In alcuni settori del centrodestra viene fatto notare, anche dall’assessora all’Ambiente, che «non è una norma del tutto uguale a quella del 2021». Al di là degli aspetti tecnici, seppur importanti, vi è una questione politica e le ricadute che essa può avere nella regione più grande d’Italia, dove sono diverse centinaia di migliaia le case abusive. Basti pensare al fatto che solo nella parte occidentale della Sicilia, da Palermo all’Agrigentino, vi sono circa duecentomila case abusive dinanzi al mare.
Per poter meglio capire la complessità e delicatezza della questione è opportuno analizzare la presa di posizione del sindaco di Carini, Giovì Monteleone, che porta degli esempi concreti sulle ricadute negative per i territori e mette in guardia anche sul messaggio che viene lanciato. «L’emendamento proposto dai deputati di Fratelli d’Italia all’Assemblea regionale siciliana per condonare gli immobili sulla fascia costiera costruiti nei 150 metri dalla battigia invece di dare strumenti e risorse per riqualificare le coste legittima chi ha fatto abusivamente un uso privato del mare e del paesaggio a danno di altri cittadini e del territorio e mette una pietra tombale sui tentativi di chi vuole ripristinare il decoro paesaggistico e restituire un bene prezioso alla pubblica fruizione». Il sindaco di Carini, che da anni porta avanti una battaglia coraggiosa contro l’abusivismo, spiega: «Il testo, presentato in Commissione Ambiente, modificando i limiti di edificabilità permetterebbe di salvare dalla demolizione centinaia di case costruite fra il 1976 e il 1985. Dal 2015 sul litorale di Carini sono stati 1.132 i provvedimenti repressivi emessi, tra ordinanze di demolizione, di inottemperanza alla demolizione, di acquisizione al patrimonio comunale e di sgombero. Sono state accertate più di 20 lottizzazioni abusive e 303 immobili ricadenti in zona di inedificabilità assoluta sono stati demoliti». E presto procederà con nuove demolizioni. Se approvato, il nuovo piano regionale «rischia di vanificare tutti questi sforzi».
Anche i comuni virtuosi in questo ambito avrebbero ricadute negative.
Per le opposizioni il punto è duplice: da un lato c’è un aspetto economico (la sanatoria porterebbe soldi nelle casse della Regione Sicilia), dall’altro c’è un aspetto politico (quello che gli addetti ai lavori chiamano il peso elettorale dei proprietari delle case abusive e dei loro familiari».
Il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, che spiega con nettezza l’assoluta contrarietà «a qualsivoglia sanatoria o condono edilizio e di qualunque altra norma che preveda deroghe o salvataggi di immobili, ivi compresi quelli entro i 150 metri dalla costa. Ci siamo opposti fermamente già nella scorsa legislatura ai colpi di mano di Musumeci. Non ci stupisce che in Sicilia il centrodestra che supporta Schifani ci riprovi senza alcun pudore nonostante le diverse pronunce della Corte Costituzionale in merito. Ci opponiamo, ci opporremo e lo faremo in ogni sede». Sulla stessa linea il capogruppo dem all’Ars, Michele Catanzaro: «Sarebbe solo un nuovo inaccettabile attacco alla tutela del territorio ed all’ambiente. Il governo vuole fare cassa concedendo una sanatoria a chi ha violato le regole, ma cosi facendo darà nuovo impulso all’abusivismo».
E le posizioni sono variegate anche nel centrodestra: c sono coloro che preferiscono non commentare ma non sono pienamente convinti della nuova proposta di sanatoria.(/da agenzie)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
IL SENATORE M5S: “NENTE REGALI AI COLLETTI BIANCHI, IL DISEGNO E’ SVUOTARE LE MISURE DI CONTRASTO ALLA MAFIA”
“L’abolizione del concorso esterno in associazione mafiosa
eleverebbe di molto il rischio di privare lo Stato di un importante strumento di contrasto alla mafia e di far disperdere quote ingenti dei fondi del Pnrr nel buco nero della corruzione e dello sperpero clientelare, compromettendo definitivamente l’immagine dell’Italia nell’Unione europea”.
È netto Roberto Scarpinato, ex magistrato, oggi senatore M5S, appena uscito dalla Commissione Antimafia, dove fra i temi sul tavolo c’è anche il concorso esterno. Un’iniziativa che non sorprende più di tanto Scarpinato: “È una scelta coerente con le altre messe in cantiere da questo ministro che hanno tutte un evidente comun denominatore: eliminare o ridurre i rischi penali per i colletti bianchi. Basta unire i puntini ed emerge il disegno di fondo. Dall’abolizione dell’abuso d’ufficio, equivalente a legittimare il conflitto di interessi e l’abuso come pratica del potere, alla lobotomizzazione del traffico di influenze illecite, dando il via libera a eserciti di lobbisti e traffichini d’ogni risma. Dal divieto di utilizzare le intercettazioni e il trojan per i reati di corruzione, all’abolizione del concorso esterno in associazione mafiosa. Il risultato è sempre lo stesso: si sbaraccano o si depotenziano gli strumenti di contrasto e si dilatano gli spazi di impunità per i colletti bianchi”. Per gli esperti però la mafia del Terzo millennio è ben lontana dal consueto stereotipo di coppola e lupara. “La mafia oggi agisce con gli stessi strumenti dei colletti bianchi”, dice Scarpinato che cita le audizioni di suoi due ex colleghi, il procuratore di Roma e quello nazionale Antimafia che hanno raccontato c ome proprio indagando sulla corruzione hanno scoperto realtà mafiose.
Una vecchia storia, quella dell’avversione al concorso esterno, una “bestia nera” per alcuni sin dai tempi di Giovanni Falcone. Da allora si è usato per colpire le componenti più insidiose dei sistemi di potere mafiosi, perché inserite all’interno delle classi dirigenti. Un dato che, a detta di Scarpinato, deve indurre tutti a riflettere. “È proprio grazie al concorso esterno che è stato possibile colpire una ‘zona’ che altrimenti sarebbe rimasta indenne che è anche il fulcro del potere mafioso e riguarda diversi livelli come quello politico, imprenditoriale e dei professionisti”. Eppure per il ministro Nordio il concorso esterno è “quasi un ossimoro: se sei concorrente non sei esterno, ma se sei esterno non sei concorrente”. Scarpinato replica: “Il concorso esterno esiste da sempre, è una figura caratteristica del codice penale che serve a punire anche chi non commette in prima persona la condotta descritta nel reato, ma contribuisce alla sua realizzazione. Ad esempio nell’omicidio non viene condannato solo chi spara, ma anche chi fornisce l’arma, chi fornisce le indicazioni per colpire la vittima quando è sola e via esemplificando”.
È duro , l’ex pm: “Il ministro Nordio ha dimostrato di non avere competenza in tema di mafia. Aveva detto che i mafiosi non usano il telefono poco prima che arrestassero Messina Denaro proprio grazie alle sue comunicazioni. Non riesce a distinguere fra chi è organico, inserito nelle gerarchie mafiose e sottoposto alle regole, da quelli che sono esterni, non organici, non sottoposti a regole e che tuttavia forniscono contributi importanti per la vita e la sopravvivenza dell’organizzazione”. E poi lo allarma la tempistica: “Se c’è un momento in cui non farlo è questo: con i mafiosi col tovagliolo attorno al collo che stringono saldamente forchetta e coltello in attesa del pasto – spiega in riferimento a propositi di cambiamenti o revisioni del concorso esterno – non è il momento di fare esperimenti o interventi come quelli sull’abuso d’ufficio o il traffico di influenze in cui cambiando una virgola rischi di compromettere lo strumento”. Quindi conclude: “Va rinviato ad altri tempi, ora rischia solo di favorire il sacco, l’assalto alla diligenza e di compromettere la reputazione del Paese”.
(da Il Fattto Quotidiano)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
DUE NUOVE ACCUSE PER L’EX SENATORE
Trasferimento fraudolento di valori e mancata comunicazione della variazione del patrimonio. Sono le altre due accuse che i pubblici ministeri di Firenze muovono nei confronti di Marcello Dell’Utri. Due giorni fa l’ex senatore condannato per associazione mafiosa ha subito una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi del 1993. Sarà interrogato il 18 luglio. Ma anche in questa inchiesta c’è una novità: Dell’Utri conservava in casa documenti riservati. Che possono riscontrare alcune delle accuse formulate dai pm. Sono stati acquisiti durante la perquisizione e ora verranno vagliati durante l’indagine.
I reati e i soldi
Repubblica fa sapere oggi che l’arrivo nella residenza di Segrate degli investigatori della Dia di Firenze ha colto di sorpresa i coniugi Dell’Utri. Che forse per questo motivo tenevano fra Segrate e gli uffici di via Senato a Milano i documenti sequestrati. Il Fatto spiega che al centro del nuovo accertamento ci sono due versamenti. Il primo è un “prestito infruttifero” disposto da Silvio Berlusconi. 500 mila euro arrivati sul conto della moglie Miranda Ratti il 23 luglio 2020. Secondo i pm nell’occasione Dell’Utri avrebbe eluso le disposizioni di legge che avrebbe dovuto rispettare dopo la condanna del 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa. Agli atti c’è anche un’intercettazione in cui parlano il ragioniere di Berlusconi Giuseppe Spinelli e un funzionario della banca Ubi, che chiede delucidazioni proprio sul bonifico.
L’altro reato
C’è poi il reato previsto dall’articolo 31 della legge numero 646 del 13 settembre del 1982. Che in sostanza riguarda l’obbligo di comunicare per dieci anni tutte le variazioni dell’entità del patrimonio. Dell’Utri ha “dimenticato” di comunicare i bonifici da Berlusconi tra il 2021 e il 2022. In particolare il 19 maggio 2021 e il 14 gennaio 2022 ha ricevuto una «donazione di modico valore» in cinque bonifici da 90 mila euro l’uno. Per un totale di 450 mila. A partire da gennaio 2022 Berlusconi ha cominciato a regalare a Dell’Utri 30 mila euro al mese. La tesi dei magistrati è che questi soldi siano serviti all’ex premier per pagare il silenzio del suo ex braccio destro
I mandanti esterni delle stragi del 1993
L’accusa più grave è naturalmente quella di essere i “mandanti esterni” delle stragi del 1993. Secondo il decreto di perquisizione Dell’Utri avrebbe istigato e sollecitato il boss Giuseppe Graviano «a organizzare e attuare la campagna stragista e, comunque, a proseguirla». Lo avrebbe fatto «al fine di contribuire a creare le condizioni per l’affermazione di Forza Italia, fondata da Berlusconi, alla quale ha fattivamente contribuito Dell’Utri». Il tutto «nel quadro di un accordo consistito nello scambio tra l’effettuazione, prima, da parte di Cosa Nostra, di stragi e poi, a seguito del favorevole risultato elettorale ottenuto da Berlusconi, a fronte della promessa da parte di Dell’Utri, tramite di Berlusconi, di indirizzare la politica legislativa del governo verso provvedimenti favorevoli a Cosa Nostra in tema di trattamento carcerario, collaboratori di giustizia e sequestro di patrimoni, ricevendo altresì da Cosa Nostra l’appoggio elettorale» nel 1994.
Forza Italia e Cosa Nostra
In questo quadro si inserisce l’incontro al Bar Doney tra Giuseppe Graviano e Gaspare Spatuzza. Nel quale Madre Natura spiega all’uomo che ha confessato di aver partecipato all’omicidio di Borsellino che l’Onorata Società sta cercando un accordo per risolvere «tutti i nostri problemi». Attraverso un accordo con «un compaesano nostro» (ovvero Dell’Utri) e il suo capo, ossia Berlusconi. Un mese dopo l’incontro al Bar Doney e dopo il fallimento dell’attentato allo stadio Olimpico i fratelli Graviano vengono arrestati in un ristorante di Milano dove pasteggiavano allegramente anche se erano latitanti. Da quel giorno sono al 41 bis. Se davvero c’era un accordo, è evidente che questo non abbia funzionato.
Strage in concorso
L’accusa nei confronti di Dell’utri è quella di «concorso in strage con i boss Giuseppe e Filippo Graviano e Gaspare Spatuzza. I pm hanno inserito le aggravanti di aver agito per finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, di aver agevolato l’attività di Cosa nostra. Con riferimento agli attentati commessi a Roma, Firenze e Milano dal 28 luglio 1993 al 23 gennaio 1994. Ieri l’avvocato di Dell’Utri Francesco Centonze ha smentito tutto. Definendo la tesi «del tutto incredibile e fantasiosa». Nel suo memoriale Giuseppe Gravianò parlò invece di un credito da parte di «imprenditori palermitani» nei confronti di Berlusconi. Soldi usati per gli investimenti immobiliari.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
UN PRIMO VERSAMENTO DI 350.000 EURO AD ALBERONI, TRE MESI DOPO ARRIVA RAPISARDA
La favolosa plusvalenza ottenuta dai Santanchè – La Russa con la
vendita lampo della villa di Forte dei Marmi nasconde un altro segreto, che Domani può rivelare. È noto infatti che il 12 gennaio scorso, quando Dimitri Kunz e la sua partner d’affari Laura De Cicco hanno versato al sociologo Francesco Alberoni i 2,45 milioni di euro pattuiti per l’acquisto dell’immobile, poi rivenduto 58 minuti dopo a un milione in più.
Adesso però risulta dagli atti che la coppia di soci è riuscita a saldare il conto grazie al denaro che aveva già ricevuto da Antonio Rapisarda, acquirente finale dell’immobile. Letto attraverso i documenti ufficiali, il ruolo di Kunz, compagno della ministra del Turismo, e di De Cicco, moglie del presidente del Senato, finisce quindi per assomigliare a quello di semplici intermediari. In sostanza, Kunz e De Cicco hanno intascato a gennaio un profitto di un milione (al lordo delle tasse) anticipando di tasca propria sei mesi prima solo 350 mila euro.
Il dato emerge dalla lettura incrociata degli atti catastali e notarili delle compravendita siglate ufficialmente il 12 gennaio 2023 in due studi notarili diversi e nel giro di un’ora. Le carte confermano che il prezzo di 2,45 milioni di euro pagato da Kunz e De Cicco ad Alberoni proviene per intero da due bonifici versati il 10 gennaio da Rapisarda. inoltre, a ottobre dell’anno scorso, lo stesso Rapisarda aveva già anticipato un milione di euro al momento della firma del preliminare d’acquisto della villa immersa nel verde del parco della Versiliana.
Questo vuol dire che quando Kunz e De Cicco si sono presentati davanti al notaio per comprare la casa di Alberoni avevano già ricevuto quanto pattuito in anticipo per la vendita di quello stesso immobile: a ottobre il milione di caparra e a gennaio il saldo di 2,45 milioni.
A quel punto il cerchio si chiude velocemente. il 12 gennaio alle 9.20 del mattino, Elisabetta Nati, l’avvocata milanese che rappresenta il sociologo, riceve una serie di assegni circolari per un importo di 2,45 milioni, somma proveniente per intero dai bonifici di Rapisarda. Un’ora dopo, alle 10.18 il medesimo Rapisarda firma il rogito con cui diventa proprietario dell’immobile per 3,45 milioni, prezzo già saldato con i bonifici di due giorni prima.
INDAGA LA FINANZA
Nel racconto di Kunz, il doppio rogito di gennaio non è altro che la tappa finale di un’operazione complessa «durata più di un anno», come ha messo nero su bianco il compagno della ministra in una nota diffusa in risposta agli articoli di questi giorni. Tra l’altro, per sbloccare la transazione, è stato necessario appianare alcune questioni legali legate all’eredità della moglie di Alberoni, Rosa Giannetta, scomparsa nel 2021.
«Ho chiesto a Laura De Cicco di condividere con me il rischio esistente in questa operazione immobiliare», ha dichiarato ancora Kunz, anche se, alla luce dei tempi e dei modi in cui è stata creata la provvista per l’acquisto della villa, il rischio finisce per apparire piuttosto ridotto.
Vale la pena ribadire un dato di fatto che emerge dalle carte: a ottobre del 2022, tre mesi dopo aver anticipato i 350 mila euro fissati nel preliminare con Alberoni, Kunz e De Cicco avevano già recuperato ampiamente il loro investimento inziale grazie al milione versato da Rapisarda come caparra.
Difficile negare, quindi, che l’operazione presenta alcuni elementi di anomalia. Tanto che, come scritto dal quotidiano La Stampa dopo lo scoop di Domani, la doppia compravendita della villa di Forte dei Marmi ha attirato l’attenzione dei detective dell’antiriciclaggio di Banca d’Italia.
Autorevoli fonti vicine al dossier confermano che esiste una relazione sui movimenti finanziari sospetti relativi alla compravendita. Relazione che è stata acquisita dalla Guardia di Finanza di Milano che insieme alla Procura del capoluogo lombardo sta eseguendo verifiche preliminari sulla compravendita e la plusvalenza di Kunz e De Cicco.
L’affare sul quale indagano i pm coordinati dalla procuratrice aggiunta Laura Pedio lega i destini delle famiglie Santanchè – La Russa all’inchiesta madre sulla galassia societaria Visibilia, le aziende sull’orlo del fallimento della ministra del Turismo.
L’INTRECCIO CON VISIBILIA
L’operazione di acquisto e vendita potrebbe infatti aver aiutato Kunz e la ministra del Turismo a mettere da parte un gruzzolo in un momento di grossa difficoltà, con le aziende gonfie di debiti e i creditori, tra cui fisco e banche, che chiedevano di rientrare.
La cronaca di quei giorni è un crescendo di brutte notizie per le aziende della ministra. Da tempo in difficoltà, con i bilanci in perdita cronica e i revisori che si rifiutano di certificare i conti del 2021, a giugno del 2022 Visibilia viene denunciata da un gruppo di piccoli azionisti guidati da Giuseppe Zeno. L’8 luglio il tribunale nomina un curatore speciale per Visibilia Editore.
Dodici giorni più tardi, il 20 luglio, Kunz e De Cicco firmano il contratto preliminare per l’acquisto della villa di Alberoni, il sociologo 93enne che nel 2019 si era candidato alle elezioni europee (non eletto) nelle liste di Fratelli d’Italia, lo stesso partito di La Russa e Santanchè. Il 7 ottobre successivo ecco che entra in scena Rapisarda, frequentatore di Forte dei Marmi, del Twiga, amico di Kunz e della famiglia La Russa.
Rapisarda è l’uomo della provvidenza o forse, meglio, del cash. Quel giorno Kunz – De Cicco firmano un nuovo preliminare, questa volta di vendita con l’acquirente generoso Rapisarda, il quale opziona la dimora a due passi dal Twiga di Briatore mettendo sul piatto in anticipo un milione di euro, garantendo il saldo nel momento di stipula del rogito.
Una buona notizia per le famiglie Santanchè – La Russa, soprattutto per la prima che stava navigando in acque burrascose: nemmeno 20 giorno dopo( 24 ottobre) il pm di Milano Roberto Fontana (oggi al Csm) invia al tribunale fallimentare la prima richiesta di liquidazione giudiziale per Visibilia Editore: «Rilevato che dal prospetto analitico delle iscrizioni a ruolo a carico della società debitrice, trasmesso dall’Agenzia delle Entrate, risultano debiti iscritti a ruolo per un importo complessivo pari ad euro 984.667,14, con data di notifica delle prime cartelle a partire dal 2018», è scritto nel documento.
Un milione, come la caparra versata da Rapisarda. L’incrocio di date fa traballare pure la versione fornita a Domani da Rapisarda: «Cercavo una casa a Forte dei Marmi, Dimitri aveva acquistato da tempo l’abitazione e non voleva neppure vendermela». Strano, perché dalle carte catastali sembra quasi che Kunz e De Cicco non aspettassero altro che si materializzasse il compratore ideale, disposto a mettere il denaro anche loro che così hanno potuto pagare Alberoni e poi darla a Rapisarda.
A ottobre 2022 Kunz era ancora amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione di Visibila Editore, una delle prime a finire nel mirino della procura e della sezione fallimentare del tribunale di Milano. Negli stessi mesi è il protagonista principale della plusvalenza milionaria sulla casa. Insieme alla moglie di La Russa, grande amico, consigliere sulle faccende di Visibilia e sponsor politico di Santanchè.
Tra i retroscena emersi in queste settimane merita una menzione il suggerimento dato dal presidente del Senato a Santanchè. Entrambi già con ruoli di governo, La Russa avrebbe detto alla ministra di evitare a tutti i costi il fallimento per salvarsi dall’eventuale indagine per bancarotta. Non sappiamo se La Russa lo abbia detto in inglese citando il whatever it takes di Mario Draghi, di certo Santanchè e Kunz si sono dati molto da fare.
Ora però tutti questi passaggi di denaro per la villa in Versilia hanno destato i sospetti dell’antiriciclaggio, che ha così monitorato i flussi della moglie del presidente del Senato e del fidanzato del ministro.
Di fronte ale nuove rivelazioni di Domani sulla sorprendente e fortunata operazione immobiliare in Versilia, Santanchè ha reagito con nuove minacce di querele contro i giornali. Ieri, in occasione di un convegno organizzato da Confagricoltura la ministra del Turismo si è detta tranquilla : «Mi arricchirò con le querele», ha aggiunto. Per guadagnare di più e rapidamente però potrebbe chiedere consiglio al suo fidanzato, socio d’affari e coindagato per Visibilia, ma soprattutto maestro di plusvalenze lampo.
(da EditorialeDomani)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
L’AZIONE E’ STATA RIVENDICATA DAL COLLETTIVO FEMMINISTA “NON UNA DI MENO”
«El violador eres tu. Gli stupratori siete voi». L’AdnKronos racconta che stamattina sotto i locali e lo studio legale di Ignazio La Russa sono stati affissi questi cartelli. L’azione, secondo l’agenzia, è stata rvendicata dal movimento femminista e transfemminista “Non una di meno Milano”.
Un poster è comparso anche sotto l’Apophis club via Merlo, la discoteca nella quale la ragazza che ha denunciato per stupro Leonardo Apache La Russa lo ha incontrato. «La Russa padre e La Russa jr: i violadores siete voi», scrive il movimento in una nota.
Il flash mob
«Vogliamo cacciare La Russa da ogni incarico pubblico, vogliamo chiusi i locali della famiglia e lo studio legale su cui si fonda il loro potere economico e politico, vogliamo requisiti i loro soldi affinché siano devoluti ai centri antiviolenza», si legge ancora.
“Non una di meno Milano” fa sapere di aver «puntato il dito contro gli interessi economici e di potere della famiglia La Russa a Milano: poster ‘El violador eres tu‘ sono comparsi sotto i locali notturni di corso Como e lo studio legale di Porta Romana».
Il movimento ha anche annunciato quindi un flash mob per questa sera alle 18.30 in piazza 25 aprile. Lo slogan è stato coniato dal collettivo La Tesis in Cile. Su Facebook Non Una di Meno Milano pubblica un post di rivendicazione.
(da Open)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
ALESSIO DI GIULIO CONDANNATO A PAGARE 18.000 EURO PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE
“Vota Lega e i Rom spariranno”. Era la vigilia delle elezioni
politiche 2022, quando nel mese di settembre Alessio Di Giulio pubblicò su Facebook il video in cui riprendeva una signora rom in centro a Firenze e invitava gli elettori a votare il suo partito “per non vederla più”.
Adesso, il consigliere della Lega al Quartiere 3 di Firenze, è stato condannato dal tribunale di Firenze al pagamento di 18.000 euro per istigazione all’odio razziale.
Il video diffuso sui social aveva suscitato accese polemiche. Le associazioni Arci, Asgi, Cospe, Lunaria, Associazione 21 luglio e l’Associazione Ucri avevano presentato un esposto in procura nei confronti del consigliere di Quartiere. Anche la donna protagonista del video aveva querelato Di Giulio per diffamazione aggravata e violazione della privacy.
“Il decreto penale di condanna emesso dal gip del tribunale di Firenze, su richiesta del pubblico ministero – dichiara l’avvocato Lorenzo Trucco, presidente Asgi -, rappresenta una decisione particolarmente significativa che sanziona una condotta penalmente illegittima, dimostrando l’importanza del contrasto da parte della società civile in relazione a ogni forma di comportamento basato sull’odio e la discriminazione etnica”.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
I LORO LEGALI CHIEDERANNO LA DERUBRICAZIONE DEL REATO DA OMICIDIO VOLONTARIO E PRETERINTENZIONALE… A QUANDO UNA MEDAGLIA?
Fa discutere la decisione dei giudici di appello di Roma che ha ridotto la pena per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte.
Difatti, sono state riconosciute a questi ultimi le circostanze attenuanti generiche, che hanno comportato la conversione della pena dell’ergastolo a ventiquattro anni di reclusione.
Per l’omicidio Willy, il ventunenne ucciso a calci e pugni il 6 settembre 2020 in una piazza di Colleferro, erano stati condannati, oltre ai fratelli Bianchi, anche Marco Pincarelli e Francesca Belleggia. Anch’essi imputati per concorso in omicidio volontario, per Pincarelli e Belleggia sono state confermate le pene erogate in primo grado: ventuno anni di reclusione per il primo, ventitré per il secondo.
I legali dei fratelli Bianchi hanno fatto sapere che ricorreranno in Cassazione chiedendo la derubricazione del reato da omicidio volontario a quello meno grave di omicidio preterintenzionale.
Che cosa è la derubricazione del reato? E perché il legale dei Fratelli Bianchi ha dichiarato che chiederà la derubricazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale?
Chiedere di derubricare un reato in un altro significa richiedere che un’accusa venga modificata o ridotta in un reato di grado inferiore. Questa richiesta viene generalmente presentata dalla difesa dell’imputato e, in soldoni, l’obiettivo è quello di ottenere una pena meno grave.
La decisione di accogliere o respingere una richiesta di derubricazione dipenderà dai giudici, che valuteranno le circostanze del caso, le prove presentate e la normativa. La richiesta potrebbe essere accolta se il giudice ritiene che le prove non siano sufficienti per supportare l’accusa originale o che le circostanze del reato siano più coerenti con un reato di grado inferiore.
Il legale dei fratelli Bianchi ha fatto sapere che chiederà la derubricazione per i suoi assistiti dal reato di omicidio volontario a quello di omicidio preterintenzionale. Che differenza c’è?
L’omicidio volontario, disciplinato dall’art. 575 del Codice penale, si consuma quando una persona agisca con l’intenzione di causare la morte di un’ altra persona. Nello specifico, l’assassino agisce consapevolmente e con l’intento di commettere il crimine. D’altro canto, l’omicidio preterintenzionale, disciplinato dall’art. 584 del Codice penale, è un reato in cui una persona compie un’azione che causa la morte di un’altra persona, ma senza avere l’intenzione specifica di ucciderla. In questo caso, l’assassino potrebbe avere avuto l’intenzione di causare un danno fisico, ma non di uccidere la vittima. Tuttavia, l’azione commessa si rivela fatale.
Quanto alla richiesta del legale dei fratelli Bianchi, legittima perché rientrante nell’esercizio del diritto alla difesa, peraltro già avanzata in appello, sarà difficilmente accoglibile anche in Cassazione.
Giuridicamente parlando non c’è un elemento, ne tantomeno una prova, che faccia anche solo lontanamente pensare che gli assassini di Willy non volevano provocarne la morte. Al contrario, Marco e Gabriele si sono dimostrati affetti da una forma di narcisismo primario che esige la soddisfazione immediata delle proprie velleità e dei propri istinti primordiali. Non oltre l’intenzionalità, ma con intenzionalità e dolo. Per ragionare in termini di omicidio preterintenzionale e in quelli di omicidio volontario. I fratelli Bianchi hanno agito per motivi futili contro un ragazzo inerme al solo scopo di affermare la propria supremazia, il loro potere ed il loro controllo sull’area territoriale che abitualmente gestivano. E volevo affermarla a tutti i costi. Anche a quello di sacrificare la vita di un giovane ragazzo di vent’anni.
(da Fanpage)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
CONTRARIO ALLE NORME INTERNAZIONALI IMPEDIRE PIU’ SOCCORSI IN MARE E ASSEGNARE PORTI DI SBARCO LONTANI DALLA ZONA DI RECUPERO
Cinque ong hanno presentato denuncia alla Commissione Europea
contro la stretta del governo che in Italia impedisce più di un soccorso in mare alla volta, e porta ad assegnare alle navi del soccorso umanitario porti di sbarco che sono lontani dalla zona in cui vengono recuperati i migranti. Medici Senza Frontiere (MSF), Oxfam Italia, SOS Humanity, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) ed Emergency sostengono nella loro denuncia che ci sono “seri dubbi” sulla compatibilità di queste norme con il diritto dell’Ue e con gli obblighi dei Paesi membri dell’Ue in base allo stato di diritto internazionale per le attività di ricerca e salvataggio in mare.
“La Commissione europea è custode dei trattati dell’Ue e ha un ruolo da svolgere nel garantire che gli Stati membri rispettino il diritto internazionale e dell’Ue – afferma Giulia Capitani, consulente per le politiche migratorie di Oxfam Italia – Dovrebbe sostenere e proteggere i diritti fondamentali di tutte le persone in tutta Europa. Ma invece, le ONG di ricerca e soccorso sono quelle che riempiono il vergognoso vuoto in mare lasciato dagli Stati membri. Piuttosto che ostacolare il loro lavoro, gli Stati dovrebbero coinvolgerli nella creazione di un sistema adeguato per le attività di ricerca e soccorso”.
Secondo le organizzazioni che hanno presentato denuncia, la legge 15/2023 pone “restrizioni ingiustificate alle operazioni di ricerca e soccorso e limita drasticamente la loro capacità di salvare vite in mare”.
“Ogni giorno che trascorriamo lontano dalla regione di ricerca e soccorso, sia in detenzione che in navigazione verso un porto lontano, sta mettendo a rischio vite umane – sottolinea Djoen Besselink, responsabile delle operazioni di Msf – La legge prende di mira le ong ma il vero prezzo sarà pagato dalle persone in fuga attraverso il Mediterraneo che si trovano su una barca in difficoltà”.
“Assegnare luoghi sicuri a più di mille km di distanza da un salvataggio – afferma Josh, capitano della nave di soccorso di Sos Humanity 1 – danneggia il benessere fisico e psicologico dei sopravvissuti”.
“Le persone soccorse – aggiunge Carlo Maisano, coordinatore della nave di soccorso Life Support di Emergency – provengono da paesi colpiti da guerre, cambiamenti climatici e violazioni dei diritti umani. Sono spesso in una condizione estremamente fragile, che è esacerbata da ancora più tempo trascorso in mare”.
L’aumento delle distanze ha anche un impatto negativo sulle ong. “La pratica di assegnare porti lontani aumenta i costi del carburante e esaurisce i loro budget limitati – spiega Maisano – il che influisce sulla loro capacità di salvare vite umane in futuro”, afferma Maisano.
Altro problema il blocco delle navi. Il 23 febbraio 2023, la legge 15/2023 all’epoca era ancora un decreto legge, l’Autorità portuale di Ancona ha notificato a Msf un ordine di detenzione di 20 giorni per la sua nave e una multa di 5.000 euro per non aver fornito informazioni specifiche. Da allora, le autorità italiane hanno trattenuto altre quattro navi umanitarie di ricerca e soccorso per un periodo di 20 giorni, ciascuna per violazione della legge 15/2023. “Ciò – sottolineano – equivale a un totale di 100 giorni persi per le navi di ricerca e soccorso umanitario, mentre sono continuati pericolosi attraversamenti e naufragi nel Mediterraneo centrale”.
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2023 Riccardo Fucile
COSÌ LA REGINA DELLA GARBATELLA È FINITA STRITOLATA DAL SISTEMA BRUXELLES CHE ORMAI NON NE FA PASSARE UNA, DALLA TUNISIA-MIGRANTI AL MES-PNRR
Nonostante le elezioni europee siano tra un anno, giugno 2024, e in quel di Bruxelles, a parte gli euro-parlamentari che hanno paura di andare a casa e perdere il dovizioso stipendio, non importi a nessuno, il trio Meloni-Tajani-Weber ha deciso di iniziare (con un anno di anticipo) la battaglia per mandare all’opposizione nientemeno che il partito socialista europeo (PSE).
E giù interviste e dichiarazioni nelle quali i tre pimpanti paraguayos scodellano l’idea di una nuova alleanza tra i popolari europei (PPE, guidati da un Manfred Weber in gran declino tra i democristiani della CDU tedesca) e i conservatori (ECR), capitanati da Meloni con polacchi e ungheresi del filo-Putin Orban al seguito, per mandare all’opposizione i socialisti, così loro potranno decidere tutte le caselle importanti, dal Presidente ai commissari etc.
Una teoria tutta da dimostrare, visto che i popolari e i conservatori, secondo gli ultimi sondaggi, è quasi impossibile che riescano a prendere una maggioranza autonoma. Come racconta l’ottimo Claudio Tito su “Repubblica” nel pezzo a seguire, il Parlamento europeo ha assestato un colpo fatale alla vagheggiata alleanza di destra tra i popolari e i Conservatori di Giorgia Meloni.
Qualche anima pia avvisi i tre tapini che i negoziati non si fanno in parlamento bensì tra Stati membri in Consiglio. E dopo il voto del giugno 2024, non cambierà nulla: il liberale Macron e il socialista Scholz saranno ancora al loro posto e negozieranno il presidente della commissione. Come fece la Merkel con la sua discepola Ursula von Der Lyen. E lor signori non hanno nessunissima intenzione di dare alla Ducetta de’ noantri le chiavi della UE.
Per questa ragione, molti popolari che preferiscono i socialisti ai conservatori (visto che sono alleati da decenni), oltre a Macron e Scholz e gli apparati di Bruxelles, vivono questa melonata con Weber e Tajani con esplicito fastidio. Ma dato che anche a Bruxelles funziona il “non si sa mai”, preferiscono fermarla sul nascere combattendo la Meloni e indebolendola sin da ora.
Qualcuno potrebbe obiettare che Macron andrebbe solo a guadagnarci se la maggioranza PPE-ECR avrà bisogno dei voti dei liberali di Renew. Ma il presidente francese per primo non gradisce tale alleanza, perché sa bene di non riuscire a controllare il gruppo di Renew in europarlamento, troppi liberali non lo seguono più e vorrebbero anche loro l’alleanza con il PPE isolando il PSE. Macron e Scholz preferiscono l’usato garantito della Von Der Lyen che metterebbe d’accordo socialisti, popolari, verdi e liberali.
Amorale della fava: pur di alimentare in patria la narrazione della sinistra europea sbattuta all’opposizione, e nello stesso tempo allarmata per la propaganda anti-establishment del gruppo europeo composto da Salvini-Le Pen-AFD, la Ducetta è finita nel mirino di Bruxelles che ormai non ne fa passare una, dalla Tunisia-migranti al Mes e Pnrr.
(da Dagoreport)
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