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SONDAGGIO GHISLERI: FRATELLI D’ITALIA PERDE DUE PUNTI IN 10 GIORNI, LA FIDUCIA NEL GOVERNO CALA DEL 5,4%

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

CRESCONO PD E LEGA… FDI 27,4%, PD 20,8%: LA SCHLEIN HA RIDOTTO IL DISTACCO AL 6,6%

Fratelli d’Italia perde quasi due punti percentuali in dieci giorni. E passa dal 29,2% al 27,4%. Il sondaggio di Euromedia Research illustrato da Alessandra Ghisleri su La Stampa racconta che mentre la fiducia nella premier è stabile, quella nel partito meno.
Cresce invece la Lega di Salvini che guadagna l’1,4% e sfiora il 10%. Il Partito Democratico aumenta i voti dello 0,6% e arriva al 20,8%. Mentre l’indice di fiducia nella premier è a quota 40,6% (-0,1%).
Anche il governo è considerato ancora stabile dalla maggioranza del campione (44,1%). Ma dalla fine di giugno l’esecutivo ha perso il 5,4% del consenso.
Tra le motivazioni della difficoltà attuale in molti seguono l’interpretazione dell’esecutivo. E danno la colpa al «solito attacco politico ad orologeria» (45,9%). Per un elettore su due invece si tratta di una casualità. Dettata semmai dall’esposizione mediatica dei personaggi della maggioranza. Il 47,9% in compenso non avverte segnali di difficoltà. Ma il silenzio di Giorgia Meloni sui politici coinvolti fa rumore. C’è chi lo interpreta come un’assenza.
Infine emerge un 19% che riconosce la premier in grande difficoltà sulle sue posizioni. Ciò nonostante, il centrodestra in totale assomma il 44,7% delle preferenze. Il centrosinistra è a quota 25,3%. Il Movimento 5 Stelle raggiunge le preferenze del 16% degli italiani. Azione è al 4,2% e Italia Viva al 3,9%.
(da Open)

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LA VILLA COMPRATA E VENDUTA IN UN’ORA DAL COMPAGNO DELLA SANTANCHE’ E DALLA MOGLIE DI LA RUSSA, CON UN MILIONE DI EURO DI GUADAGNO

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

LA STIPULA DA DUE NOTAI DIVERSI

Il quotidiano Domani racconta di un investimento immobiliare da record con protagonisti il compagno di Daniela Santanchè Dimitri Kunz d’Asburgo e Laura Di Cicco, moglie del presidente del Senato Ignazio La Russa.
I due hanno acquistato insieme dal sociologo Francesco Alberoni una villa in Versilia. Poi l’hanno rivenduta a un’ora di distanza. Il tutto è accaduto il 12 gennaio scorso.
Quel giorno Kunz si presenta dal notaio insieme a Di Cicco e insieme firmano l’atto di vendita di una villa a Forte dei Marmi. Ad acquistare è l’imprenditore Antonio Rapisarda. Che acquista i 350 metri quadrati su tre livelli con giardino e piscina per 3,45 milioni di euro. La plusvalenza dei due è da sogno. Perché, spiega il quotidiano, il contratto d’acquisto della villa era stato siglato alle ore 9,20 del 12 gennaio. Ovvero 58 minuti prima di cederlo a Rapisarda.
Guadagnare un milione di euro in 58 minuti
Guadagnare un milione di euro in 58 minuti non è da tutti. L’affare, aggiunge Domani, prende forma molti mesi prima. Il primo atto va in scena il 22 luglio 2022. Kunz e Di Ciocco firmano un preliminare di vendita con l’avvocato Elisabetta Nasi, procuratrice di Alberoni. Al momento della sigla i due potevano già disporre della casa. Perché a partire dal 5 luglio era stato concesso alla parte acquirente il possesso dell’immobile. Anche al fine di curarne la manutenzione.
Il 7 ottobre arriva la firma su un nuovo contratto preliminare. Questa volta con Rapisarda. Che versa da subito come anticipo un milione di euro. Poi ottiene uno sconto di 100 mila euro sul prezzo finale. Infine arriva la firma in un’ora.
La curiosità è che gli atti di acquisto e vendita sono stati firmati in due studi notarili diversi. Rapisarda, raggiunto da Domani, spiega che era alla ricerca di una villa in zona da molto tempo. E che Kunz non voleva venderla: «Ha accettato perché ho insistito».
Il mercato di Forte dei Marmi
L’imprenditore rivela anche di sapere già che il prezzo di vendita a Kunz e Di Ciocco era un milione di euro in meno. Ma si spiega tutto con il mercato della zona: «È quella roba lì». Poi però dice anche che «gli ho fatto un favore, certamente. Ma non è altro che una classica compravendita. La loro fortuna è stata avere un affare del genere tra le mani». Ma all’epoca, dice, non sapeva nulla della crisi di liquidità di Visibilia: «Se hanno usato i soldi per sanare non vedo il problema. Per me Dimitri è un amico. Lo conosco da molto prima del rapporto con Santanchè. La villa di Forte dei Marmi dista soltanto tre minuti di automobile dallo stabilimento Twiga.
(da Open)

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DANI & SALLUSTI, IL GIRO DI SOLDI TRA LE SRL: BRUCIATI 460.000 EURO

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

2,5 MILIONI DI VISIBILIA A D1, IN USUFRUTTO AL GIORNALISTA: RESTITUITI SOLO 2

Nel suo curriculum, la ministra del Turismo Daniela Santanchè usa a piene mani la parola “successo”. Ma in realtà “Dani” era cattiva pagatrice e non solo verso i dipendenti, a cui non saldava il Tfr, i collaboratori, che attendevano per anni soldi poi decurtati, fornitori, enti previdenziali e Fisco. No: la “Santa” è riuscita nell’impresa paradossale di non restituire nemmeno a se stessa i soldi che si era prestata. Lo attesta l’intreccio tra Visibilia Srl, una delle società del disastrato gruppo quotato editoriale-pubblicitario che fu della senatrice di Fratelli d’Italia, e D1 Partecipazioni, altra Srl che svolgeva il ruolo di “cassaforte” di Santanchè. Oggi entrambe le società sono in liquidazione, mentre “Dani”, il compagno Dimitri Kunz, gli amministratori Fiorella Garnero (sorella della ministra), Massimo Cipriani e Davide Mantegazza dal 5 ottobre sono iscritti tra gli indagati per le ipotesi di reato di falso in bilancio e bancarotta dai pm di Milano Roberto Fontana e Maria Gravina.
Il 17 maggio 2013, Visibilia Srl, su carta non intestata firmata dall’amministratore unico Daniela Santanchè, finanziava D1 Partecipazioni Srl (registrata solo una settimana prima con 10mila euro di capitale in Piazza Duse 2 a Milano) e, come amministratore unico di D1, Santanchè accettava il prestito di 2,45 milioni. Con quei soldi D1 acquistava azioni Bioera, società del biologico che faceva capo a Canio Mazzaro (oggi anch’essa in difficoltà), che della “Santa” era parte correlata in forza di un patto di sindacato e del fatto d’essere padre di suo figlio Lorenzo. Santanchè in quel periodo era presidente di Bioera, ne possedeva tramite D1 il 14,9% e aveva il 90% di Visibilia Srl. Proprio Visibilia Srl a luglio 2013 effettuò poi un aumento di capitale sottoscritto per 900mila euro, guarda caso, da Bioera che vi salì al 40%, mentre la quota della “Santa” scendeva dal 90 al 54%. Un bel giro di fondi tra parti correlate. In quel 2013 Bioera, pur avendo chiuso il bilancio in perdita, aveva distribuito un extradividendo in contanti e azioni di Ki Group, altra società del biologico del giro Mazzaro-Santanchè finita male nella quale la ministra ha avuto ruoli manageriali. Poi, il 9 ottobre 2014 “Dani” da Visibilia inviò a Banca Akros l’email “Operazione D1 Confidenziale” nella quale “come da intese telefoniche e secondo le modalità concordate verbalmente”, chiedeva “di procedere al piano di dismissioni delle azioni Bioera detenute da D1 Partecipazioni”.
Ma D1 negli anni ha restituito a Visibilia meno di 2 milioni sui 2,45 ricevuti nel 2013. Nel 2022 Visibilia ha rinunciato ai restanti crediti verso D1, anch’essa in liquidazione, per 463 mila euro, indicandoli come “crediti già integralmente svalutati in sede di situazione iniziale di liquidazione tenuto conto della stima del presumibile valore di realizzo”. Alla fine dei finanziamenti incrociati, “Dani” – che intanto ha lasciato le due società – dunque è stata cattiva pagatrice di se stessa.
Ma non basta. Tra il 24 e il 30 dicembre 2014, Visibilia Srl ha provato a cedere pro soluto a D1 Partecipazioni Srl alcuni crediti per 850mila euro nominali al prezzo stracciato di 15mila euro, meno del 2% del valore facciale. Su quelle e altre operazioni a novembre 2015 ci furono lunghi scambi di email tra manager di Visibilia e avvocati dello studio legale Morri Cornelli e Associati (Mca Lex), tra i quali Massimo Gabelli, ora indagato con Santanchè in quanto ex sindaco di Visibilia. La sede dello studio Mca Lex era in piazza Duse 2 a Milano, stesso indirizzo di D1 Partecipazioni Srl. In quelle email si collegavano le cessioni di crediti anche al finanziamento da 2,45 milioni ricevuto nel 2013 da D1 Partecipazioni Srl da Visibilia Srl, sottolineando che al 30 novembre 2015 il credito che Visibilia Srl vantava nei confronti di D1 ammontava a 680 mila euro circa, perché il resto era stato rimborsato. In quelle email si allegava una “bozza di proposta di contratto di cessione crediti tra Visibilia Srl e il dottor Sallusti”. Alessandro Sallusti, oggi direttore di Libero e all’epoca direttore del Giornale della famiglia Berlusconi, testata per la quale il gruppo Visibilia raccoglieva pubblicità, era il compagno di Daniela Santanchè. Oggi Sallusti (estraneo alle indagini della Procura di Milano) è usufruttuario del 90% di D1 Partecipazioni Srl che la senatrice Santanchè gli ha concesso il 26 novembre 2015. Pochi giorni fa, il 26 giugno, lo stesso Sallusti tramite un manager di Visibilia ha partecipato all’assemblea di D1 partecipazioni approvandone il bilancio 2022. Gli abbiamo chiesto commenti ma né lui, né Santanchè, i manager e i legali di Visibilia ci hanno risposto. L’ufficio stampa del ministero del Turismo ha laconicamente commentato “rispondiamo a qualsiasi domanda riguardante l’attività del ministro, ma sulla questione Visibilia abbiamo già risposto al Senato”. Intanto su tutte queste vicende indaga però la Procura di Milano.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL POVERO GIUSTIZIERE ALLO SPRAY

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

PER MOLTI ITALIANI IL DIVIETO DI SOSTA E’ UN CONCETTO ASTRATTO E CHI SI RIBELLA DIVENTA UN NEMICO DEL POPOLO

C’è qualcuno a Roma, precisamente nel quartiere Tuscolano, che imbratta con lo spray le fiancate delle auto in divieto di sosta. Si discute sulla sua motivazione, se si tratti della smania da giustiziere di un vandalo o piuttosto del grido di dolore di un uomo traumatizzato, forse ferito nei suoi parcheggi più cari.
Ma qui vorrei porre l’attenzione sull’atteggiamento delle vittime potenziali della sua ira: i «parcheggiatori erranti», li chiama un mio amico.
In tv uno di costoro si è augurato che il giustiziere risparmi la sua auto e rivolga la bomboletta spray su altri obiettivi. Neanche ha preso in considerazione l’ipotesi di scongiurare il rischio alla radice, smettendo di lasciare la macchina in doppia fila.
Nel sentire comune il divieto di sosta è una regola astratta (come molte altre). Buona per fare bella figura nei convegni dove si auspica e si esorta, ma impraticabile nella vita vera, che richiede spirito di adattamento e talvolta il compimento di piccoli soprusi giustificati dal ritrovarsi tutti succubi di un sistema scassato, incapace di offrire parcheggi abbondanti, gratuiti e vicini.
Si verifica così lo slittamento della regola. Il livello 1 (è vietato parcheggiare in doppia fila) cede il passo al livello 2 (è consentito farlo per necessità). Ed essendo questa la vera norma in vigore, chiunque osi contestarla (per esempio il parcheggiato in prima fila impossibilitato a uscire) passa ancora per nemico del popolo o per privilegiato.
(da Il Corriere della Sera)

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RAI, TEMPO DI CENSURA E CLIMA DA CASERMA PUTINIANA

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

RAINEWS, LA REDAZIONE SI RIBELLA: “SIAMO DIVENTATI IL TG4, IL DIRETTORE RIVEDE E CORREGGE I TESTI, FINO A STRAVOLGERLI A FAVORE DEL GOVERNO”

Un “pastone” di giornata, un servizio di RaiNews.it che passa sotto le forche caudine della censura del direttore, Paolo Petrecca. Un servizio giornalistico del servizio pubblico nell’anno zero del governo di Giorgia Meloni.
Domenica 9 luglio il pezzo “caldo” per le redazioni politiche è quello sulla polemica legata ai commenti della ministra Eugenia Roccella e di Filippo Facci che quella stessa mattina, sul caso La Russa jr., il terzogenito del presidente del Senato denunciato per violenza sessuale, scriveva: «Risulterà che una ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache La Russa (una famiglia, una tribù)». La responsabile della redazione in quel momento della giornata sceglie a chi far scrivere il pezzo, il racconto di cosa è accaduto, le reazioni alle esternazioni della ministra per la Famiglia, e del giornalista di Libero. Qualche ora dopo la stessa lo riceve e lo approva.
Un pezzo di cronaca politica che — spiegano dalla redazione di RaiNews.it — «metteva semplicemente in fila i fatti, le parole pronunciate da Roccella che durante un festival letterario a Polignano a Mare, rispondeva: “Non entro nei casi individuali e nelle reazioni di una persona che ha un rapporto affettivo ed è il padre dell’eventuale indagato”, e quelle scritte da Facci, fino a quel momento in predicato di assumere la conduzione di una striscia quotidiana, che la Rai annuncia per la prossima stagione, sulla seconda rete, prima del telegiornale delle 13».
«Tutto questo — prosegue il racconto della redazione — insieme alle reazioni di chi i protagonisti della vicenda li contestava: dal tweet del segretario di +Europa, Riccardo Magi, alle dichiarazioni di Sandro Ruotolo, dalla segreteria nazionale dem, e di Stefano Graziano, capogruppo Pd in vigilanza Rai, pronti a dare battaglia a Viale Mazzini». Un pezzo che tra i corridoi della redazione viene commentato subito con quella che ha tutto il sapore di una sentenza già scritta: «Se resiste mezz’ora è un miracolo!», perché in questi primi nove mesi di governo Meloni, nelle palazzine di Saxa Rubra «la censura dei servizi è un fatto». Quello incriminato compie il miracolo e resiste due ore, dalle 17 alle 19, fino a quando il nuovo caporedattore, subentrato per turno, riceve l’ordine: il direttore vuole che scompaia ogni riferimento all’editoriale di Facci, perché «Facci non è una notizia». E dunque, il servizio va tagliato. Un servizio che così perde di senso e, per questa ragione, la redattrice che lo ha realizzato sceglie di ritirare la firma. Non è più un suo lavoro.
Eppure, Petrecca è alla guida di RaiNews.it dal novembre 2021 (insieme a RaiNews24, e Televideo). Erano già accaduti episodi simili, di servizi sgraditi da correggere prima, durante o dopo per questioni di opportunità politica, per diretto o indiretto intervento del direttore? La risposta tra i giornalisti è lapidaria: «Da quando si è insediato il governo Meloni, ci siamo trasformati nel Tg4 di Emilio Fede dei tempi d’oro! Durante le riunioni di redazione, molto spesso ci viene risposto che quel tale pezzo non si può scrivere, ma se poi si ha la voglia e la forza di insistere, spesso viene corretto a tal punto da perdere completamente di significato. Se di una storia, qualunque essa sia, si racconta solo una parte non si fa un corretto servizio».
Il comitato di redazione delle tre testate e l’esecutivo Usigrai (il sindacato interno dei giornalisti Rai) avevano già denunciato la partecipazione del direttore Petrecca alla kermesse di Fratelli d’Italia Atreju, lo scorso dicembre, ma fu poco più che un atto formale. «Fino a ieri nessuno aveva avuto il coraggio di reagire, di fare qualcosa di concreto — dicono non solo i giornalisti ma anche tante delle altre figure che lavorano nelle redazioni Rai — perché non è facile e ci vuole coraggio». Perché dopo anni di esperienza, di sacrifici e professionalità, in pochi si stupirebbero se chi ha avuto il coraggio di denunciare, di compiere un gesto come quello di cui stiamo parlando, «finisse demansionato nei fatti. È accaduto in passato, può accadere ancora».
(da agenzie)

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L’ITALIA DEI SALARI PIU’ BASSI D’EUROPA

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

E UN TASSO DI OCCUPAZIONE DEL 61% RISPETTO ALLA MEDIA UE DEL 69,9%

Pur condividendo la ripresa occupazionale avvenuta i tutti i Paesi Ocse nel periodo post-con relativo calo significativo della disoccupazione, l’Italia continua ad avere un tasso di occupazione molto al di sotto della media Ocse: 61 per cento rispetto al 69,9 per cento.
Come emerge anche dal Rapporto Annuale dell’Istat uscito qualche giorno fa, ciò è dovuto in parte al permanere, anche se in crescita, basso tasso di occupazione femminile, in parte all’alta incidenza della disoccupazione e inattività tra i giovani, in parte dal basso tasso di occupazione anche degli uomini nelle età centrali nel Mezzogiorno – tutti fenomeni che poco o nulla hanno a che fare con scelte individuali o con la pigrizia congenita, tanto meno con la generosità dei sussidi, ma con problemi strutturali mai risolti.
A un tasso di occupazione più basso si aggiunge una riduzione dei salari reali dovuta all’inflazione più forte che nelle principali economie Ocse: alla fine del 2022, i salari reali erano calati del 7% rispetto al periodo precedente la pandemia.
La discesa è continuata nel primo trimestre del 2023, con una diminuzione su base annua del 7,5%. Se si considera che, secondo il Global Wage Report dell’Ilo dello scorso anno, i salari in Italia negli ultimi trent’anni erano diminuiti in valore reale di circa il 12 per cento si comprende bene come mai una quota crescente di lavoratori e famiglie di lavoratori faccia fatica a soddisfare i propri bisogni fondamentali. L’inflazione, infatti, colpisce più duramente chi ha un reddito modesto o scarso, perché sono pochi i margini di flessibilità, le rinunce che si possono fare senza intaccare la salute propria e dei propri cari, quando si fa fatica a fare fronte alle spese essenziali: cibo, abitazione, utenze domestiche, Il rischio è che si allarghino i divari sociali.
L’Employment Outlook segnala che parte di questa diminuzione dei salari reali, cioè del loro potere d’acquisto, è dovuto al ritardo con cui si rinnovano i contratti collettivi: oltre il 50 per cento dei lavoratori coperti da un contratto collettivo hanno un contratto scaduto da oltre due anni. Non ha quindi potuto tenere il passo con l’inflazione, con le imprese che scaricano così doppiamente sui lavoratori l’aumento dei costi: prima come lavoratori, poi come consumatori, con l’aumento dei prezzi. Eppure, secondo l’Employment Outlook, i dati suggeriscono che anche in Italia come negli altri paesi Ocse c’è spazio per i profitti per assorbire aumenti salariali, almeno per i lavoratori a bassa retribuzione
A fronte del fenomeno dei lavoratori poveri e delle famiglie di lavoratori che faticano sempre più a soddisfare i propri bisogni, il governo da un lato si oppone all’introduzione di un salario minimo legale che, pur non essendo una panacea, costituirebbe un freno al proliferare di contratti più o meno “pirata” con compensi al di sotto della decenza; dall’altro lato ha fortemente ridotto il sostegno a chi si trova in povertà in nome del principio che tutti gli adulti abili devono lavorare, anche se il lavoro non c’è, o non offre un compenso decente.
Non solo, nel disegnare un sostegno alle famiglie colpite dall’inflazione perché possano provvedere ai propri bisogni alimentari, la nuova card “dedicata a te” in distribuzione da oggi esclude proprio i più poveri, i beneficiari di RdC, nonostante questi abbiano un Isee (al massimo 9600 euro annui) di molto inferiore a quello, 15.000 euro, cui dà accesso la nuova card. Un accanimento sui poveri per lo meno sconcertante.
Anche le politiche attive del lavoro sembrano scomparse dal radar della politica, lasciate all’iniziativa di enti di vario tipo e con rischi di generare “corsifici” di scarsa utilità. A questo proposito il Rapporto Ocse raccomanda: “Se l’obiettivo iniziale di numero di persone in cerca di lavoro da prendere in carico è stato raggiunto, è ora essenziale garantire un sostegno effettivo e adeguato in tutte le regioni e rafforzare la verifica dei percorsi formativi realizzati” e, aggiungerei io, della loro efficacia per quanto riguarda l’accesso a una occupazione decentemente remunerata.
(da La Stampa)

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UNO SPOT MISERO SUI POVERI

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

UNA BEFFA CHE COMINCIA CON IL NOME DELLA CARD “DEDICATA A TE”, QUANDO INVECE E’ DEDICATA A FARE UN COSTOSO SPOT AL GOVERNO

Visto l’entusiasmo che ci ha messo, Giorgia Meloni sicuramente si è confusa: mentre presentava ieri la nuova card per i poveri doveva avere in mente i sontuosi vitalizi appena restituiti agli ex senatori, e non i 382,5 euro del sussidio destinato solo a chi vive al limite dell’indigenza. Un’elemosina con cui il governo si lava la coscienza per aver destinato ad altro, compresa la spesa militare, i soldi del Reddito di cittadinanza.
Certo, incassando da decenni il suo bello stipendio da parlamentare, la premier che ne sa di come si viva con due spicci, e soprattutto di come non si viva affatto senza più nulla da mettere a tavola, cioè il destino riservato ai milioni di percettori che tra breve saranno esclusi da qualunque tipo di aiuto pubblico.
Solo chi possiede un attestato Isee inferiore a 15mila euro l’anno, infatti, potrà ricevere questi 382,5 euro, una volta sola, senza poterli cumulare ad altri contributi o poterli spendere per altro che per alimenti di prima necessità.
Dunque, niente cure o bollette, che nella testa della Meloni devono essere considerati consumi voluttuari.
La risposta più sgangherata e di bassa propaganda, insomma, che si possa dare al dramma della povertà. Una beffa, che comincia col nome della card – Dedicata a te – quando in realtà è dedicata a fare un costoso spot al governo, che butterà per questa mancetta 500 milioni.
Col risultato di offrire in un anno un caffè al giorno a chi riceverà la tessera. E un impatto sulla sopravvivenza di milioni di persone chiaramente invisibile.
(da La Notizia)

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L’ESTATE POPULISTA DI SALVINI

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

STOP AGLI SCIOPERI, NUOVE STRADE E IL MIRAGGIO DEL PONTE SULLO STRETTO: L CAMPAGNE PER SCAVALCARE A DESTRA LA MELONI

Il leader del Lega Matteo Salvini sempre più autonomo all’interno del governo di Giorgia Meloni. Un po’ come ai tempi del Conte I, quando spesso dettava l’agenda del governo senza badare troppo ad avvisare prima il presidente del Consiglio e ponendosi come suo alter ego e non semplice “vice”.
Un ritorno al passato, insomma, con il ministro delle Infrastrutture che annuncia una iniziativa che, se confermata, avrebbe una forte ripercussione nei rapporti tra l’esecutivo e le parti sociali.
L’obiettivo è quello di porsi al Paese come l’uomo del fare, vedasi le tante inaugurazioni fatte anche di strade secondarie e l’essersi intestato il rilancio del Ponte sullo Stretto, ma anche come grande difensore degli italiani.
Salvini minaccia, in maniera velata ma non troppo, di precettare i lavoratori del comparto trasporti che hanno annunciato lo sciopero il prossimo fine settimana, nel primo grande esodo di questa estate e metà luglio.
“Indire uno sciopero il 13 di luglio con 35 gradi e lasciare a piedi un milione di pendolari che vorrebbero andare a lavorare, non so quanto sia fare del bene al Paese – dice Salvini riferendosi allo sciopero dei treni, domenica è previsto quello degli aerei inoltre – Io sto cercando di mediare, domani incontro al ministero i leader sindacali e i datori di lavoro. Ho il massimo rispetto per il diritto allo sciopero e le rivendicazioni salariali, ma non penso sia rispettoso per il bene del Paese. Spero che si trovi un accordo in via bonaria, se non arrivasse l’accordo mi prendo l’onore e l’onere di esercitare il fatto che difendo il diritto alla mobilità di 60 milioni di italiani”.
Una mossa, non concordata con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma che si annuncia clamorosa e foriera di tensioni e scontri con le parti sociali. Ma allo stesso tempo che tende la mano a milioni di vacanzieri. Una mossa che pone Salvini come volto del governo che aiuta gli italiani. L’obiettivo è anche quello di porsi al Paese come l’uomo del fare, vedasi le tante inaugurazioni fatte perfino di strade secondarie e l’essersi intestato il rilancio del Ponte sullo Stretto. Ma Salvini si pone adesso anche come grande difensore degli italiani. Una strategia che guarda alle Europee del prossimo anno e che punta a non creare problemi al governo Meloni, ma allo stesso a smarcarsi prendendo di petto alcune questioni. E minacciare di precettare i lavoratori è già un segnale di questa nuova strategia.
(da La Repubblica)

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“MAGGIORE INTEGRAZIONE E BILANCIO CENTRALIZZATO”: L’UNIONE EUROPEA DEL FUTURO SECONDO MARIO DRAGHI

Luglio 12th, 2023 Riccardo Fucile

LA LEZIONE AL NATIONA BUREAU OF ECONOMIC RESEARCH DI CAMBRIDGE NEI STATI UNITI

Tantissime sfide, il rischio di perdere il passo rispetto alle superpotenze, la necessità di cambiare le regole comunitarie. E tutto porta nella stessa direzione: maggiore integrazione tra gli Stati membri. Nella sua lectio a Cambridge, in Massachussets, Mario Draghi indica qual è la strada da seguire affinché l’Unione Europea si rafforzi e sia in grado di raggiungere i propri obiettivi. Ma soprattutto, di darsene di nuovi. L’integrazione deve avvenire attraverso un «genuino processo politico», che coinvolga gli Stati e i popoli dell’Unione, «dove l’obiettivo finale sia esplicito sin dall’inizio e sostenuto dai votanti nella forma di un cambio dei trattati europei». È necessaria quindi una revisione degli strumenti che fin qui l’hanno tenuta in piedi. Lotta al cambiamento climatico e nuovi equilibri geopolitici sono tra le sfide più vicine con cui deve confrontarsi l’Unione. L’ex presidente del Consiglio e della Banca centrale europea prende le mosse del suo ragionamento da un aspetto indirettamente collegato. Occorrono 600 miliardi all’anno da qui al 2030 per la transizione ecologica. «Una volta che il NextGenEu si esaurirà, non ci sarà più nessuno strumento comune per affrontare gli investimenti», avverte Draghi. È questa l’urgenza, immediata, che deve spingere gli Stati membri a ripensare l’architettura che li tiene uniti.
Una nuova Unione Europea
«Le strategie che ci hanno assicurato prosperità e sicurezza, e cioè affidarci agli Usa per la sicurezza, alla Cina per l’export e alla Russia per l’energia, sono diventate insufficienti, incerte e inattuabili», ragiona l’ex premier. Per questa è necessaria maggiore coesione: «Sono sicuro che gli europei sono più pronti rispetto a vent’anni fa a prendere la via giusta: la scelta è fra paralisi, uscita o integrazione». La paralisi, va da sé, non può essere un’opzione. E l’uscita, lo dimostra la Brexit, ha «benefici molto incerti e costi tutti visibili». Per questo, dice Draghi, gli europei sono pronti rispetto a venti anni fa, quando i tentativi di riforma istituzionale fallirono con i no dei referendum in Francia e Olanda alla costituzione: «Ora c’è maggiore speranza, i sondaggi ci dicono che i cittadini sentono un crescente senso di minaccia esterna soprattutto dall’invasione russa e questo rende la paralisi inaccettabile». Ma deve esserci un processo politico, ha sottolineato, non tecnocratico, evitando gli errori del passato: «Mentre si prospetta un’integrazione dei Balcani e dell’Ucraina, è essenziale riaprire i trattati per evitare gli errori fin qui compiuti, espandendo la periferia senza rafforzare il centro».
Mario Draghi, come racconta Repubblica, suggerisce di «rubare» al sistema federale statunitense il sistema secondo cui i trasferimenti federali possono intervenire per sanare temporanee difficoltà e per finanziare obiettivi condivisi. Ma questo non può prescindere da una strategia davvero comune, condivisa. Anche per evitare i paesi più ricchi, con «maggiore capacità fiscale, risolvano da sé i loro problemi», aumentando la frammentazione di obiettivi e direzione, «mentre – spiega ancora l’ex presidente della Bce – gli obiettivi sono irraggiungibili se non in comune». La sola opzione, suggerisce, è «ridefinire la Ue, il suo quadro di regole di bilancio e, con un ulteriore allargamento sul tavolo, anche il suo processo decisionale». Perché il rischio è quello di non raggiungere gli obiettivi sul clima e «forse perdere la nostra base industriale ad aree del mondo che si impongono meno limiti».
(da Open)

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