Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
L’EGEMONIA CULTURALE DEI FIGHETTI SOVRANISTI DA SPIAGGIA
Si parla solo del Twiga, dell’eredità di Berlusconi e del nome del
figlio di La Russa, Apache: l’egemonia culturale della destra, ormai da tempo, è cosa fatta. Carlo Calenda offre al quadro della sconfitta un tocco di magistrale snobismo (“mia madre è valdese, figuratevi se vado al Twiga”). Più minoritario e perdente dei valdesi, in Italia, c’è solo l’estinto Partito d’Azione. Di entrambi – ci piace dirlo – abbiamo sempre pensato un gran bene.
Minoranze, questo siamo noi che piuttosto di “vivere un’experience indimenticabile” – è scritto proprio così, sul sito del Twiga – preferiremmo barricarci in casa, oppure camminare su un sentiero di montagna, ancora non leopardato in attesa che la ministra Santanché lo adegui al gusto dei tempi; o se proprio si deve andare al mare potremmo bere un bianco secco con Schlein e i suoi che sono andati in gita a Ventotene, dove si pregusta il profumo dell’esilio.
Vento, mare, solitudine, pochissime le probabilità che Briatore ci apra uno dei suoi locali in stile, per prepararsi al futuro bisogna prendere le misure di un riposante isolamento: experience in genere a basso costo.
L’altra buona notizia è che le cronache pettegole, quest’estate, allenteranno la morsa su Capalbio e le sue spiagge rinselvatichite, dove i cinghiali hanno avuto la meglio sui pochi intellettuali rimasti, parecchio in là con gli anni, alcuni divorati dai lupi nel disinteresse generale.
I giornalisti saranno tutti al Twiga, cercando di scoprire il fedifrago di sinistra che ha tradito la causa per un drink. Con l’aggravante che in genere, in quei posti, il rapporto qualità-prezzo dei drink è scandaloso.
(da La Repubblica)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
L’AGGRESSORE DOVRA’ RISPONDERE PER LESIONI, PERCOSSE AGGRAVATE DALL’ODIO RAZZIALE E DALLA MINORATA DIFESA
Un ragazzo di 22 anni di origini egiziane è stato aggredito da un uomo di 47 anni per il colore della sua pelle e per la sua disabilità.
È successo su un autobus a Monza lo scorso 4 luglio, ma i fatti sono stati resi noti solo oggi, 7 luglio. Stando a quanto si apprende, il giovane è stato insultato e buttato a terra. A chiamare la polizia è stato il padre del 22enne. Il quale era stato chiamato dal figlio spaventato perché c’era un uomo che aveva iniziato a insultarlo gratuitamente con frasi razziste e abiliste. Versione confermata dalle testimonianze di alcuni presenti. Avendo notato che l’aggressore era sceso alla fermata precedente, il giovane aveva richiamato il padre. Dicendogli che non era più necessario che lo raggiungesse alla fermata
Aggredito anche il padre del ragazzo
Ma una volta sceso dal mezzo se lo è ritrovato alle spalle. A quel punto è stato spintonato, buttato a terra e insultato. Il genitore del ragazzo ha tentato di intervenire, ma è stato raggiunto anche lui da un pugno al volto. A quel punto alcune persone presenti sono intervenute per bloccare l’aggressore fino all’arrivo degli agenti. Il 47enne – che risulta avere già dei precedenti per droga, riciclaggio, furto aggravato, lesioni personali, danneggiamento e ingiurie – è stato denunciato dalla polizia per lesioni, percosse e ingiuria, aggravate dall’odio razziale e dalla minorata difesa. Inoltre, per il giovane è stata attivata la procedura del Codice Rosso, prevista dalla legge del 19 luglio 2019. Che prevede uno “sprint” per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
LA RUSSA POTREBBE ORA DIVENTARE TESTIMONE CONTRO IL FIGLIO
L’avvocato Stefano Benvenuto è il legale della ragazza che accusa
Leonardo Apache La Russa di stupro.
La denuncia è stata presentata il 29 giugno scorso. E secondo La Verità era all’epoca già nella disponibilità del Corriere della Sera.
Benvenuto oggi parla proprio con il quotidiano. E dice che il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ammesso di aver visto la ragazza nel letto, quindi ora è un possibile testimone.
Benvenuto premette che la ragazza andrà presto a testimoniare davanti alle pubbliche ministere Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro. Nell’intervista con Giuseppe Guastella il legale risponde ai «molti interrogativi» ventilati da La Russa riguardo la vicenda. Ricordando che non spetta a lui decidere se la vicenda costituisca o no un reato. E parlando anche della cocaina assunta dalla ragazza.
La cocaina
Secondo Benvenuto infatti «la domanda che mi pongo da normale cittadino e non da avvocato è come possa una ragazza aver assunto cocaina e non ricordare nulla fino all’indomani. La cocaina è nota perché provoca eccitamento, non sonnolenza. Ciò a cui dovranno rispondere i magistrati è se abbia assunto a sua insaputa sostanze diverse dalla cocaina che le hanno provocato un tale stordimento da non farle ricordare nulla e, in caso affermativo, chi gliele abbia date e se ci sia no il coinvolgimento di Leonardo La Russa.
Stiamo parlando di una semplice ragazza che ha raccontato fatti che, se provati, costituirebbero una inammissibile offesa alla dignità femminile». Va segnalato che nella ragazza è stata riscontrata una positività al benzodiazepine. Mentre lei stessa ha ammesso durante la visita alla clinica Fumagalli l’assunzione di Xanax e Fluoxetina.
L’assist
Benvenuto dice anche che l’ammissione di La Russa sulla presenza in casa sua e di sua moglie Laura Di Ciocco gli fornisce «un grande assist. Perché riconosce e conferma che la ragazza era a casa sua: «Questo semplifica tutto. Perché ora il presidente del Senato è testimone primario di questo processo. Non solo ha dichiarato che la ragazza era in casa sua, ma anche che era nel letto con suo figlio.
Dove è finita non si sa come, visto che non si frequentavano assiduamente. Sta venendo a galla la verità». Infine, c’è la vicenda del bacio. Che Leonardo Apache La Russa avrebbe “estorto” alla ragazza per restituirle i vestiti che erano rimasti al piano inferiore della casa la notte precedente. E che secondo l’avvocato «costituisce di per sé reato di violenza sessuale per giurisprudenza consolidata».
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
LA SERATA E GLI ACCERTAMENTI DEL GIORNO DOPO PRESSO LA CLINICA MANGIAGALLI
È l’Aphopis Club la discoteca di Milano in cui la ragazza che poi lo ha denunciato per stupro ha incontrato Leonardo Apache La Russa. La notte era quella tra giovedì 18 e venerdì 19 maggio scorsi. Mentre la denuncia, inviata via Pec dall’avvocato Stefano Benvenuto risale al 29 giugno. Oggi alcuni giornali ne raccontano nel dettaglio il contenuto. Mentre La Verità sostiene che il testo fosse nella disponibilità del Corriere della Sera già in quei giorni. La ragazza sostiene che Leonardo ha anche ammesso di aver avuto rapporti sessuali con lei a sua insaputa. E ha dichiarato di aver fumato cannabis e sniffato cocaina per due volte durante la serata. Oltre all’assunzione di farmaci come Xanax e Fluoxetina. Mentre alla clinica Mangiagalli le è stata riscontrata la presenza di benzodiazepine nel sangue.
Il racconto della serata
Dal racconto della denuncia è possibile ricavare un racconto coerente della serata e di quello che è successo il mattino seguente. La storia si dipana in 23 punti. «A mezzanotte con la mia cara amica M. sono andata alla discoteca Apophis Club. Quando siamo arrivate ci siamo messe a ballare e ci ha raggiunto anche un’altra ragazza. Mi sono accorta della presenza di un mio compagno di scuola del liceo: Leonardo Apache, figlio del politico Ignazio La Russa. Ci siamo salutati. Da quel momento non ricordo più nulla», racconta la ragazza come riporta La Stampa. L’Apophis è un club membership only, ovvero si accede tramite iscrizione. Si trova in via Merlo. La scena successiva si svolge in una casa di Milano: «Mi svegliai in assoluto stato confusionale, non ricordandomi cosa avvenne la sera prima, nuda nel letto con a fianco Leonardo La Russa». A quel punto «chiesi espressamente cosa era successo, come eravamo arrivati a casa, dove fossimo». Allora Leonardo Apache le risponde: «Supino nel letto con me, anche lui nudo, mi disse, “siamo venuti qui dopo la discoteca, con la mia macchina”». E la ragazza racconta anche dell’altro ragazzo: «Mi confermò (Leonardo, ndr) che sia lui sia il suo amico avevano avuto un rapporto con me a mia insaputa». L’altro ragazzo si sarebbe fermato a dormire in un’altra stanza. L’altro ragazzo, N., fa il deejay.
La versione della ragazza che accusa Leonardo Apache
A quel punto lei contatta l’amica M. Che le spiega: «Tu stavi benissimo fino a prima che (Leonardo) ti portò il drink». Poi le dice che lei ha provato a portarla via senza successo. «Mi svegliai in assoluto stato confusionale, non ricordandomi cosa avvenne la sera prima, nuda nel letto con a fianco Leonardo La Russa». A quel punto «chiesi espressamente cosa era successo, come eravamo arrivati a casa, dove fossimo». Allora Leonardo Apache le risponde: «Supino nel letto con me, anche lui nudo, mi disse, “siamo venuti qui dopo la discoteca, con la mia macchina”». E la ragazza racconta anche dell’altro ragazzo: «Mi confermò (Leonardo, ndr) che sia lui sia il suo amico avevano avuto un rapporto con me a mia insaputa». L’altro ragazzo si sarebbe fermato a dormire in un’altra stanza.
La clinica Mangiagalli e il bacio
«Lei stessa mi invitò a recarmi al Pronto soccorso, prodigandosi nell’accompagnarmi, chiesi aiuto anche a lei». E ancora: «Parlai anche di questi episodi a mia madre e lei stessa mi accompagnò all’Ospedale Mangiagalli». Il racconto poi torna alla mattina in casa di Leonardo: «Dopo aver sentito da lui cosa avvenne, dopo che lo stesso mi ha dichiarato di avere avuto un rapporto con me certamente sotto effetto di sostanza stupefacente (infatti non ricordo nulla di quanto avvenuto dalla discoteca al mio risveglio), presa dalla vergogna ho richiesto i miei vestiti, che non erano nella stanza». A quel punto Leonardo sarebbe sceso al piano di sotto. «Capii di essere in un immobile a due piani, la camera aveva un letto a una piazza e mezza». Infine, i saluti: «Leonardo sulla porta, per farmi uscire, mi disse, “pretendo un bacio, se no non ti faccio uscire”, a quel punto si avvicinò e mi baciò contro la mia volontà. Non dissi nulla per paura».
La comparsa di Ignazio La Russa
Poi la ragazza racconta la comparsa di Ignazio La Russa, peraltro confermata dal presidente del Senato. Si sarebbe affacciato in camera e l’avrebbe salutata «vedendomi nel letto». Poi «se ne andò via». Lei dice di aver percepito in casa anche una voce di donna. Dovrebbe essere quella della moglie di La Russa (e madre di Leonardo) Laura De Cicco. La ragazza dice di non sapere se fossero arrivati in mattinata o se fossero già presenti in casa. In compenso descrive l’immobile: «Molto grande, con corridoi e altre stanze. Ricordo vagamente di essere stata nel salotto». Torna sul bicchiere offerto: «L’unico dato certo che posso riferire è che Leonardo mi ha dato un drink, mi ha portato a casa sua, senza che io fossi nelle condizioni di poter scegliere cosa fare, mi ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali, lui e l’amico, sempre a mia insaputa; la mia amica mi ha riferito che dopo l’assunzione di quella bevanda alcolica non era più in grado di parlare normalmente; mi disse che ero stata drogata».
L’uscita dalla casa
La ragazza si veste ed esce di casa. Si appunta l’indirizzo dell’abitazione. Chiama l’amica che la raggiunge e la convince a dire tutto alla madre. Che la porta alla visita con procedura di stupro alla Mangiagalli. Il referto riscontra una «ecchimosi superficiale di 2,5 e 1,5 centimetri a livello della cute del collo e un graffio non sanguinante di cinque centimetri a livello della faccia laterale della coscia sinistra». Il giorno successivo Leonardo la contatta via Instagram perché non ha il suo numero di cellulare. Lei non risponde. Qualche giorno dopo parlando con l’amica apprende che la serata in discoteca l’ha organizzata Leonardo e il dj che avrebbe dormito nell’altra stanza. Il Fatto Quotidiano aggiunge che il cellulare del ragazzo non è stato ancora sequestrato. L’altro amico non è indagato. Ma il suo telefono, insieme a quello della ragazza, è stato invece “acquisito” dai magistrati. La delega ad indagare per la squadra mobile è arrivata ieri.
L’avvocato e lo scoop
Giacomo Amadori su La Verità sostiene anche che la denuncia fosse in possesso del Corriere a ridosso della presentazione in Questura. Da prima che finisse sul tavolo delle pubbliche ministere che indagano: Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro. Benvenuto è un civilista esperto di trust, di diritto societario e di famiglia. Il Fatto invece ipotizza che il telefono non sia stato sequestrato perché non intestato al ragazzo, ma al padre. Bisogna in ultimo ricordare che il codice penale in Italia punisce la violenza sessuale sia per costrizione che per induzione. Ovvero anche chi agisce approfittando della condizione di menomazione della presunta vittima. La ragazza testimonierà nelle prossime ore in procura.
(da Open)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE SANTALUCIA: “NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO, NOI DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE”
È un Giuseppe Santalucia durissimo, da presidente dell’Anm,
davanti al suo Comitato direttivo centrale, quello che si stupisce degli attacchi di palazzo Chigi e di via Arenula arrivati attraverso “fonti anonime”.
E reagisce, con voce pacata, non certo da tribuno, ma in modo netto. “Non meglio precisate fonti governative ci accusano di essere schierati politicamente. È un’accusa gravissima, che colpisce al cuore la magistratura, perché un magistrato fazioso, che si schiera politicamente, non è un magistrato. È una critica pesantissima che respingiamo”.
Ma ecco di seguito le parole di Santalucia, interrotte da numerosi applausi. “La magistratura come istituzione nell’esercizio sue funzioni viene accusata di interferenza. È un attacco pesantissimo, insidioso, soprattutto perché anonimo. Pensavo che sarebbe arrivata una smentita, invece dopo la prima nota di palazzo Chigi il giorno dopo ne arrivano due dal ministero della Giustizia che intervengono sui fatti che avevano fornito l’occasione alla nota di agenzia del giorno prima”. Stiamo parlando della reazione di palazzo Chigi sul doppio caso Santanchè e Delmastro.
Santalucia entra nel merito delle note anonime. “Non credo che il ministero della Giustizia debba manifestare sconcerto, ma avendo in mano i poteri ispettivi può attivarsi chiedendo una relazione agli uffici, ma di certo deve evitare che lo sconcerto diventi pubblico e collettivo, indaghi le responsabilità del singolo e proceda”. Un chiaro invito, quello di Santalucia a Nordio, a seguire le vie istituzionali. Senza attaccare genericamente tutta la magistratura per colpe che non ha commesso.
E qui il presidente dell’Anm parla della gip di Roma – non ne cita il nome, ma si tratta di Emanuela Attura – che ha firmato la richiesta di processo per il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove contro il parere della procura che invece aveva chiesto l’archiviazione. “Quel giudice ha fatto il suo mestiere, ha esercitato il controllo della giurisdizione sull’obbligatorietà dell’azione penale. Invece la nota di via Arenula non coglie la portata di garanzia dell’istituto, e all’opposto stigmatizza negativamente il controllo del giudice. In queste critiche alla magistratura si va oltre i confini costituzionali e istituzionali”.
Santalucia prosegue, sempre con tono pacato, le sue critiche alle note anonime del governo e al loro contenuto. “Qui si consegna all’opinione pubblica l’idea che un magistrato ha esercitato in modo anomalo il suo portere-dovere che invece rappresenta un presidio e una garanzia di uguaglianza che sta alla base dell’obbligatorietà dell’azione penale. Perché un pm che pretende di non essere smentito dal giudice è fuori dalla Costituzione”.
Di fronte a tutto questo “l’Anm non può tacere, se il livello dello scontro si alza, se anche il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano (che è un magistrato, ndr), dalle colonne del quotidiano Avvenire, parla di interferenze del giudiziario nell’attività politica, e non c’è traccia di una reazione istituzionale, il silenzio sarebbe un impacciato mutismo di chi non sa reagisce a una politica muscolare di fronte a un organi di garanzia, più debole perché non basato sul consenso. Noi dobbiamo difendere la Costituzione”.
Santalucia affronta il dibattito sul garantismo e dice: “Come si può pensare che un organo di garanzia come la magistratura non sia garantista? Noi non vogliamo entrare nella polemica, noi non vogliamo alimentare lo scontro, ma solo discutere su come migliorare la giustizia”. Il presidente dell’Anm boccia la separazione delle carriere: “Il sospetto è che le riforme costituzionali vengano sbandierate non come miglioramento del sistema, ma come punizione della magistratura, ma io dico con rispetto e umiltà – perché siamo rispettosi di fronte al potere politico – che non si può andare a una riforma costituzionale in questo modo, non è il modo giusto per affrontare una discussione, meno che mai sulle riforme costituzionali”.
Santalucia chiude così il suo intervento: “È la seconda volta che difendiamo, non le toghe rosse delle procure, ma un giudice, adesso quello di Roma dopo il caso Uss a Milano (quando il Guardasigilli Nordio ha posto sotto azione disciplinare i tre giudici che avevano dato i domiciliari al russo Uss, ndr), ma dico che un giudice, che non conosco, ha fatto il suo mestiere”.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
DUE GIORNATE SURREALI A SCAMBIARE LA NORMALITA’ PER UN COMPLOTTO DELLA MAGISTRATURA
La differenza fra destra e sinistra, scrisse tempo fa Giuliano Ferrara, è che la sinistra a tavola sa usare le posate. Ma qui non siamo nemmeno più ai gomiti sul tavolo, siamo alla carne cruda presa con le mani e staccata a morsi: la frase attribuita a Giorgia Meloni – “non finirò come Berlusconi” – e qualche nostalgico commento giornalistico sul ritorno del berlusconismo, non stanno davvero in piedi.
Silvio Berlusconi s’era ritrovato con addosso decine di inchieste, in cui l’indagato era lui, e per imputazioni di stragismo mafioso, prostituzione minorile, corruzione di stampo sudamericano, e avviate da potenze nucleari come le procure di Milano e Palermo, allora sacre e intoccabili e sostenute da un’opposizione di sinistra devota alle manette, e guidata da gente di stoffa.
Perdere la testa per uno spiffero del Domani sull’indagine a carico di Daniela Santanchè e per una normale dialettica procedurale fra un pm e un gip a proposito del sottosegretario Andrea Delmastro, è roba da unni impegnati nel sacco delle istituzioni.
Lo ha spiegato benissimo su Linkiesta il giurista Cataldo Intrieri: le due storie nulla hanno a che vedere col garantismo ma sono indiscutibilmente politich
e. E cioè: una ministra accusata dai dipendenti di non aver pagato le liquidazioni e che dichiarava illiberale il green pass e fallimentari le politiche anti covid, ma ne intascava i sussidi, al governo porta più danno o beneficio? Questa è l’unica domanda.
Come osserva Intrieri, magari Santanchè ha commesso un reato o magari no, ma chi se ne importa? Si vedrà. Ora serve una valutazione politica e soltanto politica.
Né c’entra il garantismo con Delmastro, accusato di aver rifilato a Giovanni Donzelli, perché le leggesse alla Camera, carte segrete prese al ministero della Giustizia. La difesa di Delmastro insiste sul punto dell’inconsapevolezza: non sapevo fossero inutilizzabili. Caso magnifico. Se è davvero così, dunque è innocente, politicamente è colpevole il triplo: che ce ne facciamo di un sottosegretario alla Giustizia incapace di distinguere un documento riservato da uno pubblico?
Ed è andata che il pm propendesse per la spiegazione dell’indagato e il giudice delle indagini preliminari no, e tanto è bastato perché a Meloni balenasse l’idea da baby gang di far circolare informalmente l’intenzione ritorsiva, emersa in un Consiglio dei ministri digrignante, di accelerare con la separazione delle carriere (per di più in reazione a uno dei rari casi in cui pm e gip le carriere se le erano separate da soli).
Poi oggi è arrivato Ignazio La Russa, presidente del Senato momentaneamente restituito al mestiere di avvocato in difesa del figlio, denunciato per stupro, e assolto dopo domestica istruttoria, da cui è invece emersa la responsabilità della stuprata poco di buono. Praticamente la crapula a mani nude e bocca grondante si è conclusa col rutto libero della nostra seconda carica dello Stato, tipo Fantozzi gonfio di acqua Bertier.
Che cosa abbiano in testa costoro, è un enigma. Da quali spettri siano abitati, per vivere in una perenne sindrome di accerchiamento, come fossero ancora nella ridotta di Valtellina col nemico alle costole. L’opposizione è armata di poche fionde e scarsa mira, la magistratura è fiaccata da anni di trincea culminati negli scandali di Luca Palamara e colleghi, nello sfacelo delle inchieste milanesi contro l’Eni e a sospetto di contraffazione, nella condanna di primo grado al totem di Mani pulite Piercamillo Davigo, comunque dal disincanto del popolo linciante e inneggiante di trent’anni fa, quando ci eravamo illusi che le retate di democristiani e socialisti avrebbero purificato l’anima del paese.
Doveva essere il tempo della concordia per spuntare qualche riforma indispensabile dopo tre decenni di sottomissione della politica alla giustizia, una volta per viltà e l’altra per opportunismo, e invece niente cambia in questo campionario del tracollo: ancora qualche giorno fa, all’ennesima inchiesta rifilata a Mario Oliveiro (ex parlamentare, ex presidente della provincia di Cosenza, ex presidente della Calabria, Pd), dopo una sequela di assoluzioni, archiviazioni e richieste d’arresto respinte, il Pd non ha avuto quei dieci grammi di fegato per dire ora basta, e l’incantevole Roberto Occhiuto si è precipitato a ringraziare il procuratore Nicola Gratteri. Occhiuto, Forza Italia, il partito dei garantisti.
Così a questi di destra gli riesce il capolavoro di fraintendere il garantismo, come gli succede dall’altro millennio, perché garantisti non sono, di rianimare il residuo di manettarismo, di trasformare i progetti di riforma in operazioni militari speciali, cioè di buttare tutto in vacca: vivono ogni relazione istituzionale come una lotta nel fango e scambiano un editoriale di gazzetta per un complotto rettiliano ordito da George Soros e affiliati, e nemmeno si accorgono che il complotto se lo stanno facendo da soli.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 7th, 2023 Riccardo Fucile
IL CAPO DELLO STATO È IRRITATISSIMO PER LE DICHIARAZIONI RILASCIATE DAL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA CHE INDOSSA LE VESTI DI AVVOCATO DIFENSORE E GIUDICE DEL FIGLIO , SENTENZA COMPRESA… UN PRESIDENTE DEL SENATO POTEVA PERMETTERSI NIENT’ALTRO CHE: “SONO RISPETTOSO DEL CORSO DELLE INDAGINI CONDOTTE DALLA MAGISTRATURA”. PUNTO
Se a Roma Giorgia Meloni è nervosissima per i casi giudiziari che
vedono coinvolti il sottosegretario Delmastro e il ministro Santanchè, anche dall’altra parte dell’Atlantico, in Paraguay, Sergio Mattarella ha un diavolo per capello.
I motivi sono ovviamente opposti: alla Sora Giorgia è sbocciata l’idea di sbrogliare la matassa giudiziaria facendo quadrato su Delmastro e mollare al suo destino la Santadeché.
Anche se prima era azzoppata ed ora è pure senza la stampella di La Russa, la Pitonessa, per ora, non ci sta a rassegnare le dimissioni da ministro “al fine di non creare ombre sul Governo”.
In visita istituzionale in Paraguay, il Capo dello Stato è irritatissimo dopo aver letto le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa del presidente del Senato, Ignazio La Russa, per l’inchiesta della Procura di Milano sul figlio, presunto violentatore di una ragazza della Milano bene.
Non poteva credere che la seconda carica dello Stato, colui che in caso di impedimento prende il suo posto ricoprendo anche la carica di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, potesse interloquire con i giornalisti scrivendo, in difesa del rampollo, una folle nota in cui si mette in mezzo alle indagini: “Dopo averlo a lungo interrogato, ho la certezza che mio figlio Leonardo non abbia compiuto alcun atto penalmente rilevante”.
Per poi aggiungere, grazie al cielo: “Conto sulla Procura della Repubblica verso cui, nella mia lunga attività professionale ho sempre riposto fiducia, affinché faccia chiarezza con la maggiore celerità possibile per fugare ogni dubbio”.
Ma prima ‘Gnazio ha indossato i panni dell’avvocato del figlio Leonardo (un tipino che sui social ne spara di tutti i colori e dolori) e ha cominciato a impalcare la sua difesa, trasformandosi anche in giudice, sentenza compresa: “Di sicuro lascia molti interrogativi una denuncia presentata dopo quaranta giorni dall’avvocato estensore che – cito testualmente il giornale che ne dà notizia – occupa questo tempo “per rimettere insieme i fatti”.
Seconda botta: “Lascia oggettivamente molti dubbi il racconto di una ragazza che, per sua stessa ammissione, aveva consumato cocaina prima di incontrare mio figlio. Un episodio di cui Leonardo non era a conoscenza. Una sostanza che lo stesso Leonardo sono certo non ha mai consumato in vita sua”.
Basta? Non basta: “Inoltre – prosegue nella nota il presidente di palazzo Madama – incrociata al mattino, sia pur fuggevolmente da me e da mia moglie, la ragazza appariva assolutamente tranquilla. Altrettanto sicura è la forte reprimenda rivolta da me a mio figlio per aver portato in casa nostra una ragazza con cui non aveva un rapporto consolidato. Non mi sento di muovergli alcun altro rimprovero”.
Ovviamente noi speriamo che tutto si risolva nella migliore maniera possibile, comprendiamo il dolore che sta attraversando la famiglia La Russa, sappiamo benissimo che i figli so’ piezz e core.
Ma se un Beppe Grillo, colpito anche lui dai guai del figlio in calore, non ricoprendo nessunissima carica istituzionale, può ergersi in difesa del figlio (ricordiamo il suo incazzatissimo video), ben diverso è il ruolo di La Russa.
Un presidente del Senato non può permettersi di dire alla stampa nient’altro che di essere “rispettoso del corso delle indagini condotte dalla magistratura”. Punto
(da Dagoreport)
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Luglio 7th, 2023 Riccardo Fucile
TORNANO LE BADANTI, PORTE APERTE A IDRAULICI, ELETTRICISTI E AUTISTA… LA PRESSIONE DELLE CATEGORIE PRODUTTIVE A CUI SERVE MANODOPERA HA COSTRETTO IL GOVERNO A UNA APERTURA CHE NON PIACERA’ AL LORO ELETTORATO
E’ stato un blitz e, di certo, non è stato un caso. Il tanto atteso decreto flussi, annunciato in quelle che poi si sono rivelate le attuali dimensioni (500.000 posti in tre anni) mesi fa dal ministro dell’Agricoltura Lollobrigida poi costretto a smentire se stesso, è stato approvato dal consiglio dei ministri giovedì sera. In sordina, senza che trapelasse che all’ordine del giorno c’era il provvedimento la cui portata è certamente senza precedenti in Italia.
Il governo dà il via libera all’ingresso di altri 40mila lavoratori stranieri per il lavoro stagionale nell’agricoltura e nel settore turistico alberghiero, allargando i numeri già record stabiliti con il decreto flussi dello scorso dicembre. Il Consiglio dei ministri ha allargato le maglie “avendo preso atto che le domande d’ingresso per lavoro sono risultate in eccesso rispetto alle quote autorizzate” e gli ingressi saranno ‘pescati’ proprio dalle domande già presentate nel click-day del marzo scorso.
Non solo: perché in via preliminare è stato approvato anche un Dpcm che programma i flussi nel triennio 2023-2025. La previsione? Altri numeri record, che comunque non basteranno a soddisfare il fabbisogno, come preannuncia lo stesso comunicato al termine della riunione dei ministri. Il governo prevede infatti un totale di “452.000 ingressi, rispetto a un fabbisogno rilevato di 833.000 unità”.
Nello specifico verranno autorizzati ulteriori 136mila ingressi nel 2023, seguiti da numeri crescenti per gli anni a venire: 151mila nel 2024 e 165mila nel 2025.
Vengono inoltre estese le categorie professionali e i settori produttivi coinvolti: insieme a elettricisti e idraulici, una quota specifica viene riattivata per gli addetti ai settori dell’assistenza familiare e socio-sanitaria, ovvero colf e badanti.
Vengono inoltre aggiunti i “lavoratori per il trasporto passeggeri con autobus e per la pesca”. Si confermano, si legge nel comunicato, per il lavoro autonomo e subordinato non stagionale i settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia, turistico-alberghiero, della meccanica, delle telecomunicazioni, dell’alimentare, della cantieristica navale. Per il lavoro subordinato stagionale, invece, restano ovviamente i settori agricolo e turistico-alberghiero.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2023 Riccardo Fucile
“IL FUTURISMO NON HA BISOGNO DI MINISTRI DELLA CULTURA CHE LO PROMUOVANO COME UN PRODOTTO TIPICO NAZIONALE. NON C’ENTRA CON IL PICCOLO MONDO ANTICO DEL SOVRANISMO”
«Il futurismo di destra? Ma per favore. Non scherziamo». Pittore,
scultore, disegnatore, pioniere del graphic novel, Pablo Echaurren possiede – insieme alla moglie, la storica Claudia Salaris – la più completa collezione al mondo di riviste, volantini, manifesti e dischi del futurismo.
«La prima cosa che faccio appena mi sveglio, al mattino, è cercare su internet uno dei ventuno pezzi che mi mancano». Militante nell’area creativa del movimento del ’77, membro degli Indiani metropolitani, Echaurren ha cominciato ad appassionarsi al Futurismo in quegli anni roventi d’ironia, baldoria e furore politico, quando un collettivo marxista ortodosso scrisse un volantino contro di lui all’università di Roma, scagliandogli il Futurismo addosso come un’onta.
Sotto il segno di un analogo riflesso condizionato, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha inaugurato il cantiere contro l’egemonia culturale della sinistra consigliando al Museo archeologico di Napoli di fare una mostra sul Futurismo, perché ha «un’idea di modernità che viene dall’antico, dal passato».
Ha poi detto che, insieme al Maxxi, diretto da Alessandro Giuli, il governo sta costruendo il «nuovo immaginario italiano» acquisendo allo Stato la casa del pittore futurista Giacomo Balla, a Roma, sottintendendo che, con la destra al governo, il Futurismo è finalmente libero dalla cappa della sinistra. «Ma in realtà gli studiosi più importanti del Futurismo in Italia», dice Echaurren, «non sono mai stati conservatori, ammesso che sia giusto classificare uno studioso in base alle categorie politiche anziché alle sue qualità critiche».
Lei però subì il pregiudizio di sinistra.
«Finita la guerra, il Futurismo venne considerato un cascame del fascismo e chi aveva opere, riviste, materiali di quel movimento se ne liberò, come fossero cianfrusaglie. Nell’estrema sinistra degli anni Settanta il luogo comune e l’ignoranza operava ancora, ma anche a destra non c’è mai stato entusiasmo per il Futurismo: credo perché, da quelle parti, agli aeroplani hanno sempre preferito le vanaglorie delle aquile imperiali».
«Perché il Futurismo fu una baraonda inclassificabile, ha sfasciato tutte le gabbie mentali del passato. Ha inventato il canone dell’essere contro, che modellerà l’intero Novecento, non solo artistico, ma anche politico, fino ai giorni nostri».
Ebbe anche un rapporto con il fascismo, però.
«Chi lo nega? Ma non sono due movimenti sovrapponibili. Anzi. Boccioni al fronte rivide le sue posizioni politiche e Marinetti nel 1920 si allontanò dal fascismo, accusandolo di guardare al passato. Dall’altra parte, Antonio Gramsci scrisse su Ordine Nuovo che Marinetti era un “rivoluzionario” perché “non ha paura che il mondo caschi se un operaio fa errori di grammatica”».
Vuol dire che era di sinistra?
«No. Ritengo che, al netto di alcune figure irregolari, l’Italia sia un Paese sostanzialmente conservatore. Impaurito dall’esplorazione e dall’ignoto. Attaccato irrimediabilmente alla statua dell’eroe a cavallo».
Ma che cosa prova quando legge l’elogio futurista della guerra?
«Il desiderio di contestualizzare. Erano altri tempi. Anche Guillaume Apollinaire fu affascinato da certi proclami. E poi penso: “Quante stronzate avrò detto nella mia vita?”. Ecco, sarà capitato anche a Marinetti di dirne qualcuna».
Fa bene Sangiuliano a suggerire una mostra sul Futurismo?
«Ma le grandi mostre sul Futurismo sono già state fatte. 1986: Palazzo Grassi, Venezia. 2014: Guggenheim, New York. Il Futurismo è ormai riconosciuto universalmente. Non ha bisogno di ministri della Cultura che lo promuovano come un prodotto tipico nazionale. È già molto oltre. Sarebbe miseramente provinciale restringerlo all’identità italiana o, peggio, a una parte politica, per di più la destra identitaria di oggi».
Perché?
«Perché il Futurismo era libertario, dai costumi esagerati, per la sperimentazione sessuale, l’emancipazione della donna, era insofferente a ogni categoria, qualsiasi confine, era cosmopolita, figurarsi che c’entra con il piccolo mondo antico del sovranismo».
(da La Repubblica)
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