Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
“SALVINI IMPEDIVA AI MIGRANTI DI SBARCARE: COM’E’ POTUTO ACCADERE NELL’ITALIA CRISTIANA? DECISI DI PORTARE ACQUA E CIBO A QUESTI DISPERATI”
Richard Gere sarà sentito il 6 ottobre come testimone di parte civile al processo Open Arms. Il dibattimento, in corso a Palermo nell’aula bunker del carcere Ucciardone, vede imputato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito nell’agosto del 2019 lo sbarco a 147 migranti soccorsi dalla nave della ong spagnola.
L’attore, che era in vacanza in Italia, affittò un’imbarcazione e il 9 agosto raggiunse la nave per rendersi conto dello stato di salute della gente a bordo. Sarà dunque sentito sulle condizioni dei migranti.
«Ero salito a bordo»
Un mese fa, al Corriere della Sera, aveva detto: «Salvini impediva ai rifugiati di sbarcare. Com’è potuto accadere nell’Italia profondamente cristiana? É un atto criminale. Mi sono chiesto cosa potevo fare per i 147 migranti che nel 2019 sono rimasti 19 giorni sulla nave ormeggiata davanti a Lampedusa, dopo il divieto d’ingresso del governo italiano. Ho preso la decisione di portare acqua e cibo su una imbarcazione di gente che scappava, che ha preferito il rischio di morire annegata nel Mediterraneo per non tornare a casa e morire, per sopravvivere.
«Ho ascoltato le loro storie»
Gere ho parlato con loro: «Li ho guardati negli occhi, li ho tenuti per mano, ho ascoltato le loro storie. L’Italia deve vedersela con l’Africa, la Germania con i rifugiati dei Balcani. L’Europa ha una responsabilità enorme nello sfruttamento di centinaia di anni. Oggi le stesse colpe le ha la Cina, paese dove non posso entrare per la mia vicinanza al Tibet».
L’avvocato di parte civile della ong spagnola, Arturo Salerni, ha precisato che la deposizione di Gere potrebbe slittare al 20 ottobre per via dei tempi per la notifica negli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
LOMBARDIA, LAZIO E CAMPANIA, LA SITUAZIONE NON CAMBIA: IL PUBBLICO HA APPALTATO LA SANITA’ AL PRIVATO A TUTTO SVANTAGGIO DEI CITTADINI
Nella sanità è sempre più il privato a farla da padrone. Il pubblico
ha ceduto da tempo il passo e le Regioni – dalla Lombardia al Lazio, passando per la Campania – hanno di fatto appaltato la sanità ai privati, con vantaggi per le aziende che lavorano in regime di convenzione.
Qual è la situazione nelle tre Regioni? Quante sono le visite e le prestazioni sanitarie che il pubblico appalta al privato? E, ancora, quanto guadagnano le aziende e quanto ci rimettono invece i cittadini da questa decisione di esternalizzare i servizi?
IN LOMBARDIA I BIG DELLA SANITÀ ALL’INCASSO
Mentre la medicina territoriale continua a essere smontata, in Lombardia ad aggiudicarsi la fetta più grande della torta sono i gruppi privati, grazie alle riforme varate nel tempo da Roberto Formigoni, Roberto Maroni e Letizia Moratti, che hanno equiparato pubblico e privato.
Le aziende private, che operano per fare profitti, concentrano la loro attività soprattutto su operazioni poco rischiose e visite specialistiche, mentre gli ospedali pubblici si fanno carico prevalentemente dei pronto soccorso, dei traumi causati dagli incidenti stradali, della cura degli anziani e dei cronici, delle malattie rare.
Secondo il sito lavoce.info, “nel 2021, su oltre 22 miliardi di spesa pubblica sanitaria (2.200 euro per abitante), la Lombardia ne ha conferiti 6,4 agli operatori privati (erano 5,7 nel 2012). Più di un terzo è andato alle altre prestazioni sanitarie, di cui 1,5 miliardi destinati all’acquisto di prestazioni da consultori privati e comunità terapeutiche.
I ricoveri ospedalieri presso strutture private costano 2,1 miliardi e le visite specialistiche 1,1 miliardi. La spesa per abitante affidata a operatori privati ammontava nel 2021 a 645 euro, con un incremento di oltre il 10 per cento in dieci anni”.
Ma quali sono i fatturati dei gruppi sanitari privati? L’ultima classifica disponibile è quella elaborata dal sito di data-journalism Truenumbers.it che ha elaborato i dati sulla base dei bilanci aziendali riferiti al 2019.
Secondo questi dati è l’ospedale San Raffaele di Milano (inaugurato nel 1971, nel 2012, poco dopo la morte del suo fondatore, don Verzè, è stato acquisito dal Gruppo San Donato), quello con il fatturato maggiore: 587 milioni e 323 mila euro.
Subito dopo viene, con 487 milioni e 669 mila euro, l’Humanitas Mirasole Spa. Si tratta del gruppo che fa capo a Gianfelice Rocca, che nel 1996 fonda l’ospedale Humanitas di Rozzano.
La centralità della Lombardia nell’ambito degli ospedali privati in Italia è evidente anche dalla quarta posizione in questa classifica degli Istituti Scientifici Maugeri Spa Sb. Fondati a Pavia, hanno poi aperto altre sedi principalmente nel Nord Italia. Fatturavano, nel 2019, 291 milioni e 181 mila euro.
Altra realtà lombarda, milanese in questo caso, è Multimedica Spa, che segue con entrate di 222 milioni e 871 mila euro.
L’apparente pluralità di soggetti non deve, però, ingannare: è il Gruppo San Donato a dominare la scena della sanità nella Regione Lombardia. Oltre a possedere il San Raffaele, Rotelli, a capo della holding, ha anche la gestione di altri istituti di cura importantissimi, come naturalmente il Policlinico San Donato, il primo fondato dopo l’Istituto Città di Pavia, o l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, che da solo è ottavo con 199 milioni e 26 mila euro nella classifica dei fatturati.
NEL LAZIO UNA VISITA SU DUE ALLA SANITÀ PRIVATA
Una prestazione su due del servizio sanitario regionale nel Lazio viene svolta dal privato. Un dato che tiene conto di tutte le attività del personale privato e che mostra come la sanità sia sempre meno pubblica. Gli ultimi dati disponibili, forniti dal Mef, risalgono al 2021 e mostrano come il Lazio sia la Regione che in termini di spesa per le prestazioni fornite dal privato sia la prima in Italia: ben il 29,7%. Una percentuale in costante crescita e contro una media in Italia del 20%.
Come spiega Natale Di Cola, segretario generale della Cgil Roma e Lazio, a questo dato vanno aggiunte altre prestazioni e attività, come quelle dei medici di medicina generale, che portano la quota al 50%. L’effetto è che aumenta la spesa per il privato e si riduce “il perimetro pubblico”. E ci sono altri dati a dimostrarlo: i posti letto, rispetto al 2010, sono diminuiti del 7,6% (e prima della pandemia il calo era addirittura del 20%), il personale è il 10% in meno sempre rispetto al 2010, passando da oltre 48mila a poco più di 43mila unità.
Per questo la Cgil chiede 10mila nuove assunzioni e incontrerà il 12 luglio il presidente della Regione, Francesco Rocca, proprio sui temi della salute: e senza risposte sulle assunzioni, sugli investimenti e sul Pnrr il sindacato è pronto a lanciare una mobilitazione regionale a settembre.
Il Pnrr è proprio uno dei temi principali posti da Di Cola, secondo cui il rischio è che per la sanità pubblica nel 2026 arrivi la “beffa finale: le strutture finanziate coi fondi europei non saranno gestite dal pubblico, ma resteranno chiuse perché senza personale o verranno gestite dal privato”.
Sugli investimenti del Pnrr la Cgil chiede garanzie, sottolineando l’importanza delle cure territoriali e sperando in un’inversione di tendenza sulla riduzione del personale, l’aumento della precarietà e la crescita dei posti letto nel privato. Rocca – spiega Di Cola – “ha detto che non sa come aprire le strutture” con i fondi europei e il rischio è che decida di rivolgersi ai privati.
“Siamo in una fase terribile, la Regione con i primi interventi di Rocca ha aumentato i posti letto nel privato e ha bloccato le assunzioni: siamo in codice rosso”, denuncia Di Cola. Il Lazio è la “prima Regione in Italia per attività non pubblica”, i cittadini “continuano a pagare i debiti del passato” e c’è persino chi torna a parlare di “un nuovo commissariamento”.
Non c’è nessuna necessità, per il segretario della Cgil, di puntare sul privato: si tratta solamente di una “scelta politica, le assunzioni il Lazio le può fare e i posti letto da aprire ci sono”. In più a rimetterci sono anche i lavoratori: “Nel privato le aziende fanno profitti e il personale ha condizioni peggiori, un infermiere nel privato guadagna il 30% in meno che nel pubblico”.
IN CAMPANIA L’85% DELLE PRESTAZIONI IN REGIME DI CONVENZIONE
In Campania l’85% delle prestazioni sanitarie pubbliche sono erogate da strutture private convenzionate. Il tetto di spesa mensile, però, si esaurisce nella prima settimana. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: liste di attesa fino a 12 mesi per un esame o una visita specialistica.
Per le strutture private e il sistema intramoenia diventa uno schema win-win: i fondi “di struttura” pubblici e le visite a pagamento se vuoi farti curare o devi fare un esame.
Anche in questa regione Federconsumatori ha lanciato la campagna nazionale “Stop liste di attesa” e denuncia “dati disomogenei e poco trasparenti”: “dentro queste opacità si annidano disservizi e fenomeni distorsivi che orientano la domanda di salute verso servizi privati o prestazioni in regime intramurario che la regione Campania ha già segnalato alle aziende sanitarie”.
Ad alzare la voce è anche Cittadinanzattiva Campania: “Come associazione siamo a favore di una sanità pubblica – dichiara il segretario Lorenzo Latella – e in Campania c’è una sperequazione del ruolo del privato accreditato perché con i dieci anni di commissariamento era impossibile svolgere quelle prestazioni pubbliche che sono stati delegate al privato accreditato. Non è possibile mantenere in piedi un sistema dove un soggetto privato che, anche se svolge una funzione pubblica, deve garantire la tenuta dell’intero sistema. La Regione fa bene a ridimensionare l’apporto dei privati ma lo fa in malo modo perché non ha curato una transizione per la riappropriazione delle prestazioni nel pubblico. Poi la gestione dei tetti del budget provoca una situazione di stallo per le prestazioni e il conseguente aumento delle liste di attesa”.
Di fatto per risolvere in tempi brevi i tempi di attesa bisogna aumentare i tetti di spesa mensili per le strutture private. All’interno del consiglio regionale il Movimento 5 Stelle ha prodotto un dossier dove si punta il dito contro le tre delibere della Giunta regionale 599/2021, 209/2022 e 210/2022 che “hanno determinato un peggioramento dell’accessibilità a prestazioni diagnostiche essenziali di cui alle nomenclature LEA”.
Secondo il consigliere 5 Stelle Gennaro Saiello “costringere i cittadini in difficoltà a ricorrere ai centri convenzionati privati è inaccettabile. Se il servizio sanitario regionale in Campania è allo stremo, l’unico responsabile è il governatore, che ha adottato una politica di sistematico smantellamento della sanità pubblica in favore di quella privata.
Le prestazioni fornite dal privato convenzionato sono attualmente circa l’85% del totale. Uno squilibrio che denunciamo da tempo e che andrebbe riequilibrato con assoluta urgenza”. E poi aggiunge: “Altra grave emergenza riguarda i medici di base. Lo studio Agenas ha evidenziato che la nostra regione tra il 2019 ed il 2021 ha perso 396 medici di famiglia”.
(da La Notizia)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
A QUEL PUNTO IL REATO SI AGGRAVEREBBE PERCHÉ DIVENTEREBBE “DI GRUPPO” SU UNA DONNA IN STATO DI INCOSCIENZA
Leonardo Apache La Russa, figlio 19enne del presidente del Senato, Ignazio La Russa, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano per violenza sessuale. È la conseguenza diretta della denuncia con la quale una 22enne lo accusa di averla costretta ad avere un rapporto sessuale con lui mentre lei era incosciente, forse perché aveva ingerito una sostanza stupefacente durante una serata in una discoteca esclusiva del centro del capoluogo lombardo.
L’inchiesta, affidata al sostituto procuratore della Repubblica Rosaria Stagnaro e diretta dal procuratore aggiunto Letizia Mannella, deve mettere a fuoco parecchi elementi del racconto che la giovane ha affidato alla querela depositata il 29 giugno dall’avvocato Stefano Benvenuto.
Ad indagare saranno gli uomini della squadra mobile della Questura che acquisiranno le immagini delle telecamere di sorveglianza all’interno e all’esterno del club discoteca a due passi da Piazza Fontana dove i due si sono incontrati intorno alla mezzanotte del 18 maggio e dove la ragazza era arrivata con un’amica dopo aver assunto due dosi di cocaina, come ha detto lei stessa.
«Mentre ballavamo mi ero accorta della presenza di un mio compagno di scuola di liceo, Leonardo La Russa, figlio di Ignazio La Russa. Ci salutammo e da quel momento non ricordo più nulla», solo di aver bevuto due drink. L’amica le ha poi raccontato di averla vista «euforica» con Leonardo che avrebbe anche baciato e con il quale sarebbe «sparita».
La giovane riferisce di essersi risvegliata il giorno dopo a casa di La Russa senza ricordare nulla, nuda a letto con il 19enne che le disse che aveva avuto un rapporto sessuale «sotto effetto di sostanze stupefacenti» sia con lui che con un suo amico, il dj della serata che era stata organizzata in discoteca da Leonardo, mentre lei era incosciente.
La conferma alla prima parte del racconto sarà cercata nelle immagini delle telecamere dentro e fuori della discoteca per capire se la ragazza avesse perso il controllo prima o dopo che Leonardo le offrisse da bere e chi possa avere «drogato» il contenuto dei drink.
La ragazza, Leonardo e il dj sarebbero andati a casa La Russa in auto. I carabinieri della vigilanza fissa che stazionano di fronte al condominio della famiglia del presidente del Senato potrebbero essere chiamati a testimoniare, così come lo stesso La Russa che la giovane ha detto di aver visto: «Si affacciò alla camera vedendomi nel letto. Se ne andò via».
Ignazio La Russa ieri non solo lo ha confermato con un comunicato, ma ha aggiunto che in quel frangente c’era anche la moglie, particolare che in effetti la ragazza aveva già riferito ai magistrati: «Sentii anche la voce di una donna, penso la madre di Leonardo».
Anche se nella querela è presente il nome di battesimo del dj, gli investigatori non lo hanno ancora identificato. Se fosse anche lui accusato di violenza sessuale, a quel punto il reato si aggraverebbe perché diventerebbe «di gruppo» su una donna in stato di incoscienza.
(da il Corriere della Sera)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
RYYAN ALSHEBL, 29 ANNI, HA GIURATO COME PRIMO CITTADINO DI OSTELSHEIM
Nel settembre 2015 era scappato dalla Siria in fiamme, arrivando
in Germania dalla rotta balcanica.
Fu uno degli oltre 1 milione di rifugiati, ai quali Angela Merkel aprì le frontiere tedesche con la celebre frase «ce la faremo». E così Ryyan Alshebl, rifugiato siriano di 29 anni, è diventato borgomastro di Ostelsheim, piccolo comune di 2.500 abitanti nel Land del Baden-Wirttemberg.
Alshebl è un militante dei Verdi ed è stato eletto alla guida di una lista civica con il 55,4% dei voti, sconfiggendo gli altri due candidati indipendenti in lizza, Marco Strauss e Mathias Fey.
«Sensazionale», ha definito il risultato il giovane sindaco. «La mia elezione è un esempio di apertura mentale e cosmopolitismo per l’intera Germania». Alshebl, che nel frattempo ha trovato lavoro nell’amministrazione di Althengstett, un comune della regione, dove si occupa di servizi digitali, ha impostato la sua campagna elettorale proprio sulla digitalizzazione e sulla semplificazione dell’accesso dei cittadini.
Ryyan Alshebl ha così fatto la storia per aver giurato ufficialmente come sindaco di Ostelsheim nel corso di una cerimonia solenne in municipio. Lo riporta la Dpa ricordando che Alshebl è fuggito dalla Siria otto anni fa. Lo scorso aprile era stato eletto con una maggioranza assoluta del 55,41 per cento. La «Rete dei giovani sindaci» ha affermato di non essere a conoscenza di nessun altro rifugiato arrivato in Germania nel 2015 che sia ora sindaco di un comune tedesco. Secondo l’Associazione municipale del Baden-Württemberg, non c’è stato nessun altro candidato con radici siriane per la posizione di sindaco nello stato tedesco sud-occidentale.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
C’E’ ANCORA UNA GIOVENTU’ CHE SA RICONOSCERE MERITI E VALORI
Dopo quarant’anni di servizi passati a insegnare a scuola, l’addio del professore diventa un momento da incorniciare, di quelli che fanno il giro del web e rimangono per sempre nei ricordi di chi li ha vissuti.
E’ quello che succede al D’Azeglio, il liceo classico di Torino, una delle scuole più note del territorio, famosa per il suo rigore ma anche per le sue iniziative all’avanguardia.
Qui Enzo Novara, professore di filosofia, è andato in pensione pochi giorni fa, dopo quattro decenni di insegnamento. E tutta la popolazione scolastica, dai ragazzi ai colleghi, passando per il personale tecnico e amministrativo, si fa trovare nel corridoio, diviso in due ali, per regalare a Novara la sua “Walk of fame”, un’uscita di scena accompagnata dagli applausi scroscianti.
Una scena che non è passata inosservata, soprattutto in un momento come quello attuale, dove la scuola è sotto pressione dalle famiglie, che spesso contestano le modalità di insegnamento dei professori.
Il professore ha raccontato l’emozione provata, ma anche il lungo percorso che lo ha portato a quel momento che chiunque lasci un posto di lavoro si sogna.
«La verità è che si può essere molto felici di essere un insegnante. I ragazzi sono cambiati perché è cambiato il mondo, sono cambiati i contesti e soprattutto sono cambiati gli adulti – racconta il professore nel podcast di Mario Calabresi – Però sono convinto che alcune cose di fondo siano sempre le stesse: i ragazzi hanno innanzitutto una grande passione per le idee e bisogna aiutarli a portarla alla luce, svegliare le loro coscienze. L’insegnante non è che debba essere oggetto di fede. Ma di fiducia forse sì! L’errore è fondamentale, eppure viene sempre meno accettato. Invece è formativo, anche nella vita non è che impari quando le cose vanno tutte bene, ma quando sbagli o fallisci».
Momento inaspettato
Novara parla anche del momento che gli è stato tributato per il suo addio alla scuola e all’insegnamento. E, racconta, non si sarebbe mai aspettato un momento del genere: «No, è stato al di là di ogni mia aspettativa, è stato un evento sorprendente – prosegue – Mi attendevo un semplice saluto, specialmente alla fine dell’anno, ma il modo in cui è avvenuto è stato davvero meraviglioso e emozionante. Certamente, durante questo lungo periodo di lavoro ci sono stati momenti difficili. Si verificano situazioni che nemmeno puoi immaginare. Tuttavia, devo dire che mi sono sentito davvero bene con i ragazzi. Non c’era motivo di non sorridere, di non dare loro il massimo. Li ho ascoltati e sentiti. Potrebbe sembrare strano considerando l’impegno richiesto, ma posso affermare sinceramente che mi sono davvero divertito».
(da La Stampa)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
PINO INSEGNO SI PRENDE DUE PROGRAMMI, VIA LA BORTONE NEL POMERIGGIO DI RAI1, TORNA LA BALIVO… SCAZZI IN VISTA PER CHI DEVE PRENDERE L’EREDITÀ DI BIANCA BERLINGUER: I GRILLINI VOGLIONO LA COSTAMAGNA, MENTRE IL DG ROSSI VUOLE LA GIANDOTTI
A volte accade che la toppa sia peggio del buco. In Rai non si è
trattato tanto di buchi, quanto di voragini causate dalle tante defezioni arrivate quasi tutte insieme e quasi tutte nell’ultimo periodo utile per comporre i palinsesti, quel reticolo di programmi che compone l’offerta tv.
RAI1 Per trovare le prime novità, si deve arrivare al primo pomeriggio che fu di Serena Bortone e oggi trasloca nelle mani di Caterina Balivo che l’ha a sua volta scippato a Roberta Capua in pole position fino a poche settimane fa. Titolo La volta buona che entrerà nella storia delle eccellenze italiane con un cast d’appoggio da definire.
Marco Liorni s’allunga fino all’anno con il suo preserale Reazione a catena, Amadeus porta il suo access Affari tuoi fino a Sanremo. Dunque la fiction: la domenica dedicata ai melò e ai medical con Cuori ambientata a Torino e Lea e i suoi figli, sentimental drama. Il lunedì si va di crime con Tataranni, Bastardi e il nuovo Commissario Fenoglio. Il martedì è la cronaca a farla da padrona, dalla strage del Circeo (tornata sinistramente di gran moda) al caso di Elisa Claps.
Mercoledì multigenere con le arene di Amadeus, giovedì ancora serie con Blanca e Un professore. Nel fine settimana l’intrattenimento puro con Carlo Conti, Antonella Clerici e Milly Carlucci, loro non cambiano e neppure i programmi. L’approfondimento vede Bruno Vespa uno e trino con i suoi 5 minuti e tre sere a settimana, Porta a porta . Il nuovo programma di seconda serata dell’ammiraglia si chiama Storie di sera il lunedì con Eleonora Daniele. Urge pure Francesco Giorgino che si presenta con XXI Secolo, lente d’ingrandimento sul futuro. Come dimenticare le linee cui Ciannamea tiene tanto; Verde, Bianca e Blu una di queste segna il ritorno di Elisa Isoardi con Monica Caradonna.
RAI2 Oltre ai docureality Il collegio per tornare ragazzi e La Caserma, per tornare sboccati, arrivano in un’infilata i nuovissimi Liberi tutti, Escape room , con Bianca Guaccero e i Gemelli di Guidonia e The floor si passa al fatidico martedì della discordia con Alessia Marcuzzi e le interviste («coatte» così almeno le ha definite Coletta) delle Belve Fagnanesche. Tutto pur di catturare target più dinamici anche proporre le fiction The reunion e Noi siamo leggenda, adolescenti con disagio come chiede la carta di servizio.
Arriva Luisella Costamagna con Tango per restare in ambito di ballo, e il dating Mi presento ai tuoi. Monica Maggioni si sistema al posto di Lucia Annunziata in Mezz’ora. Filippo Facci conduce la striscia quotidiana I Facci vostri prima del tg delle 13. Dopo tanto tuonare infine piovve con Pino Insegno che porta Il mercante in fiera, si spera rivisto rispetto al game che affossò anni fa negli ascolti Italia 1 e per questo fu rapidamente cancellato. Insegno da gennaio fa il bis con L’Eredità, subentrando a Flavio Insinna.
RAI3 Rifondare l’immagine della rete è il compito che si è data la dirigenza orba dei suoi volti iconici. C’è Agorà con Inciocchi, Annalisa Bruchi diventa quotidiana col suo Restart, Angela Rafanelli propone un game itinerante. In access torna Stefano Bollani e arrivano Nuovi eroi, vite minime di gente che ha dato il massimo. In prima serata il sabato è confermato Roberto Saviano con Insider, Report la domenica al posto di Fazio con inizio anticipato.
Per fine ottobre si aspetta il debutto di Nunzia De Girolamo con il suo Botta e risposta, mentre per Serena Bortone si sta studiando l’offerta informativa per una prima serata vincente, oltre alle Parole lasciate da Gramellini. Al martedì la serata lasciata libera da Cartabianca e da Bianca Berlinguer ha dato origine a un braccio di ferro non da poco
Pare che stavolta i 5Stelle si siano impuntati e non sentano ragioni. In fondo l’accordo con FdI l’avevano fatto loro e loro avevano garantito con il voto il prosieguo delle attività Rai.
Ora esigono che sia la Costamagna a subentrare alla Berlinguer perché è dei loro e perché la giudicano più televisiva di Monica Giandotti in corsa per lo stesso destino. Tra le due litiganti, è uscito pure il nome di Gomez. Per la prima volta, dopo mesi di pacifica e amicale convivenza, pare che l’ad Sergio e il dg Rossi abbiano avuto momenti di alta tensione: Rossi fermo nel volere Giandotti e Sergio propenso a Costamagna. Chi l’avrà vinta? Chissà. E i Pd? Stanno a guardare
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
ANCHE LA RIFORMA CARTABIA STA RIVELANDO VARIE FALLE IN MATERIA DI DEPENALIZZAZIONE E REATI PUNIBILI A QUERELA DI PARTE
Con l’entrata in scena (forse sarebbe meglio dire il rientro) del ministro Nordio, lo scontro tra governo e magistratura intorno ai casi Santanchè e Delmastro cresce di tono. Ed è incredibile assistere a una sorta di ripetersi degli eventi: basta mettere Meloni al posto di Berlusconi e tutto procede uguale, incluso l’annuncio di una serie di interventi parziali su una materia che richiederebbe un ripensamento complessivo.
Inoltre anche la riforma Cartabia, messa a punto in gran fretta dall’ex presidente della Corte costituzionale nei giorni del governo Draghi, per venire incontro alle richieste della Commissione europea sul Pnrr, sta rivelando varie falle, soprattutto in materia di depenalizzazione e reati punibili a querela di parte. Niente che possa regolare diversamente i rapporti tra politica e giudici.
E nello stesso senso vanno le iniziative di Nordio, chiamato a intervenire mentre è in Giappone e pronto a rendere più stringente la disciplina dell’avviso di garanzia, dato che Santanchè sostiene di non aver ricevuto alcuna comunicazione sebbene indagata da oltre otto mesi, e dei rapporti tra pubblica accusa e gip, visto che Delmastro si è trovato al centro di una diatriba tra pm e giudice dell’indagine preliminare, il primo favorevole all’archiviazione delle accuse nei suoi confronti, il secondo deciso a chiedere l’imputazione coatta del sottosegretario.
Sembra di assistere al lungo tira e molla sui termini di prescrizione praticato nel corso dei governi Berlusconi per salvare il Cav dai procedimenti in cui era coinvolto, e approdato poi, con il primo guardasigilli pentastellato, Bonafede, alla completa cancellazione della stessa, salvo rimetterci le mani con l’esecutivo seguente. E poi ci si stupisce se da Bruxelles la Commissione si fa sentire anche solo di fronte all’abolizione dell’abuso d’ufficio contenuta nell’ultima proposta di Nordio
(da editorialedomani)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
MENTRE ERA GIÀ MINISTRA DEL TURISMO, QUALCHE SETTIMANA FA DANIELONA HA APERTO UNA SOCIETÀ SRL SEGRETA, CHE INCASSA PARTE GLI UTILI DEL TWIGA, SOLDI CHE POI DEVE DARE AL FISCO PER I BUFFI MILIONARI DI VISIBILIA
Ha mentito Daniela Santanché. Davanti ai senatori e agli italiani
ha negato l’esistenza dell’indagine a suo carico. Ma soprattutto ha omesso di spiegare un fatto rilevante: il metodo usato per saldare il debito di Visibilia con l’Agenzia delle Entrate, ossia con i soldi del Twiga dell’amico Flavio Briatore, dal quale era ufficialmente uscita con la vendita delle quote. Una notizia svelata da Domani alcuni giorni fa e che ora è possibile approfondire ulteriormente grazie a nuovi documenti ottenuti.
Alla fine di novembre 2022 aveva rassicurato chi la accusava di essere in conflitto di interessi. Un ministro del Turismo che si occupa anche di concessioni balneari allo stesso tempo socia di uno degli stabilimenti più chic e grandi d’Italia non è esattamente il massimo della trasparenza. Così alla fine, a metà di quel mese, aveva ceduto le quote del Twiga, il locale dei vip in Versilia di Briatore.
«Non dirò a chi», aveva però aggiunto. Il segreto di pulcinella, visto che sarebbe stato sufficiente verificarlo negli atti depositati alla camera di commercio: ha venduto a Briatore e al suo compagno Dimitri Kunz D’Asburgo.
Il passaggio di azioni le aveva permesso di incassare una cifra di 2,7 milioni. I suoi ammiratori, fan, amici e colleghi di partito e governo avevano tirato un sospiro di sollievo. «Vedete, ora non c’è più alcuna ombra, il conflitto di interessi è svanito», ripetevano.
Si fidavano della ministra, eppure Santanché ha ingannato anche loro con una mossa davvero tanto inaspettata quanto azzardata. L’indagine sulla galassia Visibilia della procura di Milano incrocia così il conflitto di interessi.
Due ombre che accompagneranno il regno della ministra in questa legislatura. Santanché è indagata dalla procura di Milano per bancarotta e falso in bilancio, insieme a lei sono sotto inchiesta il fidanzato, la sorella e un gruppo di amministratori e dirigenti che hanno avuto ruoli nell’affaire Visibilia.
CON L’INGANNO
Come rivelato da Domani alcuni giorni fa, nel procedimento per evitare il fallimento delle sue aziende Visibilia sono stati depositati alcuni atti dai legali della ministra. Nel ricorso per la ristrutturazione dei debiti è scritto in maniera molto chiara che il debito da 1,9 milioni con il fisco ( con l’accordo diventeranno 1,2 milioni) verrà pagato anche con gli introiti di una società fino ad allora sconosciuta. Si tratta della Ldd Sas. Di cosa si occupa lo spiegano gli avvocati di Santanchè: ha in mano la gestione del Twiga, cioè lo stabilimento dal quale ufficialmente la ministra era uscita con la vendita delle quote.
Peccato che Ldd è di Santanché e del suo compagno. In pratica la ministra continua ad avere interessi economici nello stabilimento di Briatore. Non solo: Ldd, è scritto negli atti del ricorso depositato presso la sezione fallimentare, incassa una percentuale sul fatturato del Twiga, il cui ultimo bilancio lo attesta oltre gli 8 milioni. Questa fee verrà usata da Santanché per pagare le rate del debito con l’Agenzia delle Entrate.
«Ldd è una società di management che si occupa della gestione della Twiga S.r.l. e che per l’anno 2023 fatturerà alla Twiga S.r.l. stessa una fee pari al 3,5 per cento del fatturato di quest’ultima. Considerato che nel 2022 il valore di produzione della Twiga s.r.l. è stato pari ad 8,4 milioni e che è preventivabile un risultato analogo per l’anno 2023, è ragionevole ritenere che Ldd sas di Kunz Dimitri d’Asburgo Lorena fatturerà alla Twiga S.r.l. il 3,5 per cento della somma di 8,4 milioni, ovverosia 295.279 euro di cui il 90 per cento sarà di spettanza della Immobiliare Dani S.r.l», scrivono i legali della ministra certificando così l’enorme conflitto di interessi e il raggiro nei confronti del suo partito, delle opposizioni e dei cittadini. Immobiliare Dani infatti è al 95 per cento proprio di Santanché
DANI, IL TWIGA E IL FISCO
Ora, però, dagli atti notarili depositati alla camera di commercio scopriamo anche un altro fatto rilevante: la società è stata creata ad aprile 2023, alcuni mesi dopo la vendita delle quote del Twiga da parte della ministra. Un’azienda, dunque, creata ad hoc, non preesistente. Il che amplifica la questione dell’inopportunità, perché la manovra studiata a tavolino è stata attuata nel pieno delle sue funzioni di rappresentante del governo Meloni.
L’atto costitutivo del 27 aprile 2023 recita: «La società ha per oggetto l’attività di consulenza in materia di strategia gestionale in ambito di ristorazione, gastronomia, produzione pubblicitaria, marketing e grafica per la gestione di attività di ristorazione e di bar e di attività ricreative culturali in genere e di attività legate all’accoglienza ed all’ospitalità o all’attività di organizzazione di eventi di qualsiasi genere e specie, culturali, ludici, sportivi, manifestazioni, meeting, congressi ed ogni altro tipo conviviale, dal cocktail party alla cena di lavoro».
Cocktail e feste, accoglienza e ospitalità. La ministra, insomma, non ha abbandonato il settore che ama di più da imprenditrice, quello balneare. Grazie al quale riuscirà a saldare i debiti con il fisco. Se dovesse andare in porto l’accordo proposto dai legali di Visibilia-Santanché, dovrà versare non più 1,9 milioni ma 1,2 in 120 mesi. In pratica 129 mila euro all’anno: una piccola parte rispetto ai quasi 300mila euro che incasserà dal Twiga tramite la società Ldd, creata ad hoc per questa operazione. C’è anche un altro documento però che non gioca a favore della ministra.
È del 9 giugno scorso, appena qualche giorno dopo la proposta di ristrutturazione dei debiti, presentata al tribunale di Milano, in cui gli avvocati danno conto dell’esistenza della Ldd e dell’”operazione Twiga” che permetterà alla ministra di pagare i debiti d Visibilia. «Cessione di quote e modifica patti», è il titolo dell’atto che stabilisce la ripartizione delle azioni e degli utili aziendali. Davanti al notaio il compagno della ministra cede una parte di quote alla società di quest’ultima, l’Immobiliare Dani.
Inoltre rimodulano la ripartizione degli utili: il 99 per cento all’immobiliare Dani della ministra, l’1 per cento al fidanzato. In questo modo le percentuali dovute dal Twiga incassate da Ldd confluiranno totalmente, salvo una microscopica parte, nelle casse dell’impresa di Santanché. Così la ministra potrà salvare Visibilia dai debiti con il fisco, cioè lo stato, che lei stessa rappresenta.
(da editorialeDomani)
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Luglio 8th, 2023 Riccardo Fucile
NON BASTAVA LA DISGRAZIA DI AVERE SGARBI COME SOTTOSEGRETARIO, GLI VANNO PURE A CHIEDERE CHE COSA PENSA DEI FINALISTI DEL PREMIO STREGA
Povero ministro della Cultura, non bastava la disgrazia di avere Sgarbi per sottosegretario: gli vanno pure a chiedere che cosa pensa dei finalisti del premio Strega. E lo sventurato rispose, in diretta tv: «Sono tutti libri che ti prendono e ti fanno riflettere… Proverò a leggerli».
Se Gennaro Sangiuliano, lettore famelico (ma forse non di romanzi Strega), si fosse fermato lì, avrebbe ancora potuto spacciarla per una battuta. Come quando Riccardo Barenghi, alias Iena, strinse la mano a un collega nel corridoio del giornale esclamando: «Hai scritto un pezzo magnifico, dopo lo leggo!».
Invece il ministro della Cultura si è improvvisamente reso conto di essere un giurato del premio, oltre che il ministro della Cultura. Così, da vero superuomo nietzschiano, si è lanciato in una temeraria arrampicata sugli specchi: «Li ho letti, perché ho votato. Però voglio… come dire… approfondire questi volumi…» «… oltre la copertina», ha chiosato implacabile la conduttrice Geppi Cucciari, e a lui non è rimasto che abbozzare un sorriso imbarazzato che chiedeva e meritava solidarietà umana.
Povero Sangiuliano: già immaginava le prese in giro, puntualmente arrivate sui social, da parte di lettori accaniti come Matteo Renzi, del quale non tutti conoscono la passione per l’opera omnia di Alda Merini, la cui raccolta di poesie splendeva in bella vista nel suo ufficio di sindaco di Firenze, ancora avvolta nel cellophane.
(da Il Corriere della Sera)
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