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PRIGOZHIN ERA OSSESSIONATO DALLA PROPRIA SICUREZZA: DOPO IL GOLPE, SAPEVA DI ESSERE NEL MIRINO, E PER QUESTO CAMBIAVA SPESSO AEREO ALL’ULTIMO. COSA È SUCCESSO IERI?

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

AVEVA RICEVUTO GARANZIE DAL CREMLINO? LE TRE ORE DI COLLOQUIO CON PUTIN, AL CREMLINO, IL 29 GIUGNO, QUANDO RICONOBBE L’AUTORITÀ DELLO ZAR, MA NON QUELLA DEI VERTICI DELLA DIFESA

Lunedì Prigozhin diceva di essere in Africa «a combattere l’Isis e a rendere la Russia ancora più grande in tutti i continenti». Ieri sarebbe morto , forse abbattuto dalla contraerea di Putin a 300 chilometri a nord di Mosca. Dal fallito golpe alla (probabile) sua morte o «eliminazione» sono passati due mesi. In questo tempo ha incontrato il leader del Cremlino, è stato indagato, le sue case perquisite, ma non ha abbassato la testa continuando a sferzare i vertici dello Stato.
Sabato 24 giugno, Evgenij Prigozhin registra un video in cui dice di aver preso il controllo dei comandi militari di Rostov sul Don, la principale base logistica russa per la guerra in Ucraina. Il capo mercenario sostiene che le gerarchie militari dello Stato russo bombardano gli «eroi che hanno conquistato Bakhmut».
La Russia si scopre dilaniata. Prigozhin è incontenibile, spiega che «volevano ucciderci» ed ora «saremo noi a marciare su Mosca per ristabilire la giustizia». Sembra un golpe, ma è l’inizio della fine per il «cuoco di Putin» divenuto miliardario ed eroe di guerra a forza di stragi. Appena cinque giorni dopo, con la marcia arrivata a 200 chilometri da Mosca e improvvisamente interrotta, Prigozhin è già al cospetto di Putin, l’uomo a cui deve tutto quel che possiede e che, eppure, ha tradito così platealmente. Il ribelle arriva dalla Bielorussia.
Il presidente-dittatore Lukashenko dice di averlo convinto a fermare l’ammutinamento «per non essere schiacciato come un insetto». Gli altri 34 capi militari della milizia privata Wagner percorrono strade diverse, ma sono tutti ricevuti al Cremlino da Vladimir Putin in persona. Di quel che si sono detti sappiamo poco.
Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha riferito di tre ore di colloqui. Tre. I comandanti della Wagner «hanno sottolineato di essere soldati fedeli del capo dello Stato e del comandante supremo». Che poi vuol dire sempre la stessa persona: Putin. Neppure in quell’occasione Prigozhin accetta di abiurare o mostrarsi pentito. Riconosce l’autorità dello Zar, ma non quella dei suoi generali o del ministro della Difesa. Per mesi li ha apostrofati come «incompetenti», «privilegiati», «incapaci» davanti a tutto il Paese
Se aveva un’occasione per salvarsi, Prigozhin l’ha gettata quel giorno. Putin era stato chiaro dopo il quasi colpo di Stato: «È stato un tradimento, una coltellata alla schiena». Da fine giugno, comunque, l’imprenditore della violenza va sott’acqua, sparisce dai social. Si dice sia in esilio in Bielorussia, ma già il 6 luglio il presidente Lukashenko annuncia che «in questo momento è a San Pietroburgo oppure a Mosca o da qualche altra parte». Il mancato golpista sembra libero di muoversi proprio nel Paese che voleva destabilizzare. La stessa «marcia su Mosca» viene messa in dubbio.
(da agenzie)

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COSA SARÀ DEI MERCENARI

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

ADESSO LA WAGNER CERCHERÀ LA VENDETTA O SI METTERÀ AL SERVIZIO DI PUTIN?

Adesso cosa capiterà alla Wagner? L’indicazione probabilmente più interessante arriva dalla Libia, dove i mercenari russi operano almeno dal 2016 in sostegno al regime autonomo del generale Khalifa Haftar a Bengasi in contrapposizione frontale a quello di Tripoli. Già ieri mattina, apparentemente prima della morte di Prigozhin dunque, era giunto a Bengasi il viceministro della Difesa russo, Yunus-Bek Yevkorov.
Si tratta della prima visita ufficiale di un’alta delegazione militare di Mosca in Libia da dopo la morte del colonnello Gheddafi durante la rivoluzione nel 2011. Negli ultimi anni era stato sempre Prigozhin in persona a coordinare gli spostamenti e le operazioni dei suoi uomini.
La Wagner agiva come una milizia mercenaria privata, senza alcun legame formale con il governo o gli apparati statali russi.
Putin potrà controllare quel che resta della milizia?
La mossa libica sembra aprire la strada a un futuro totalmente diverso: saranno adesso gli ufficiali del ministero della Difesa di Mosca a determinare le strategie e operazioni della Wagner in Libia, in Siria e in tutte le sue basi. Quelli oggi in Bielorussia avranno un ruolo marginale. Una svolta che stravolge le caratteristiche fondamentali del gruppo mercenario.
Chi non starà agli ordini, verrà emarginato
Mercenari o soldati?
Putin non solo non riconosceva alcun legame con la Wagner, ma anche Prigozhin negava ogni ruolo: è stato soltanto dopo l’inizio dell’invasione l’anno scorso e poi con l’impiego massiccio dei mercenari a Bakhmut che la realtà è venuta alla luce del sole. Il gruppo mercenario comunque è cresciuto molto rapidamente proprio grazie alla protezione degli apparati dello Stato russo. Nel 2016 aveva oltre mille dipendenti, saliti a 5.000 l’anno seguente.
Nell’ottobre 2017 il suo budget superava i 3 milioni di dollari, l’anno dopo era dieci volte superiore. Nel 2020 erano ben radicati in Africa, impiegavano contractor da tutto il mondo, comprese le province orientali dell’Ucraina. Ma gli attriti sono emersi quando Putin ha avuto bisogno di loro nel Donbass l’anno scorso: allora il carattere anarchico, predatorio e indisciplinato dei mercenari e del loro capo si è scontrato con le gerarchie di tipo sovietico che ancora dominano l’esercito russo
C’è grandissima agitazione nel campo Wagner, nel villaggio di Tsel, in Bielorussia, dopo parte degli uomini della compagnia di mercenari si erano trasferiti dopo la marcia, poi interrotta, verso Mosca. Secondo quando riferiscono varie fonti sui social e sui media locali, alcuni soldati della Wagner starebbero cercando il modo di tornare in Russia e avrebbero già abbandonato il campo.
Molti dei mercenari reclutati nelle carceri russe devono invece finire di terminare i 6 mesi al fronte necessari per ottenere la grazia promessa da Putin, ma il loro futuro a questo punto è incerto: da settimane si parle del loro inquadramento nelle truppe regolari russe, ma l’operazione sembrava in stallo. Forse adesso, con la nuova situazione, l’arruolamento nell’esercito di Mosca potrebbe andare in porto.
Qualcuno all’interno della compagnia, come scritto sulle chat Telegram del gruppo, vorrebbe vendicare la morte di Prigozhin, ma gli analisti del settore ritengono che la Wagner “decapitata” non abbia molte capacità belliche se non all’interno delle truppe russe.
Resta un mistero il numero dei mercenari della Wagner ancora allocati in Bielorussia: a seconda delle fonti, si parla di un organico compreso fra le 2 mila e le 10-12 mila unità
(da Il Corriere della Sera)

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I MERCENARI ORA MINACCIANO MOSCA

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

IN UN VIDEO MINACCE ESPLICITE A PUTIN: “STIAMO INIZIANDO, PREPARATEVI”

I mercenari Wagner hanno minacciato di marciare su Mosca dopo la notizia della morte di Prigozhin. La news del decesso ha fatto il giro dei canali Telegram e in molti hanno incolpato i “traditori” all’interno della Russia.
Quando si è diffusa la notizia, i sostenitori della Wagner hanno reso omaggio al suo comandante fuori dall’ex Centro Wagner a San Pietroburgo. Nessun commento, invece, da Putin che ieri sera ha assistito a un concerto.
A parlare, invece, è stato un gruppo di mercenari col volto coperto che ha minacciato la Russia: «Sospettiamo che i funzionari del Cremlino guidati da Putin abbiano tentato di ucciderlo! Se la notizia della morte di Prigozin sarà confermata, organizzeremo una seconda Marcia della Giustizia su Mosca!».
Uomini armati, che sostenevano di appartenere alla Wagner, hanno avvertito Putin in un video condiviso online: «Si parla molto in questo momento di ciò che farà il Gruppo Wagner. Possiamo dirti una cosa. Stiamo iniziando, preparatevi».
(da agenzie)

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DOPO LA MORTE DI PRIGOZHIN CHE FUTURO AVRA’ IL GRUPPO WAGNER?

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

MOLTI MERCENARI CERCANO DI LASCIARE LA BIELORUSSIA

Dopo la morte del fondatore del Gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin, a bordo dell’aereo precipitato nella regione di Tver in Russia in tanti si chiedono che fine faranno i suoi fedelissimi. Quelli che sono rimasti accanto a lui anche dopo la clamorosa insurrezione (fallita) contro il Cremlino dello scorso 24 giugno.
Chi è rimasto in Libia avrà l’appoggio di Mosca, chi è in Bielorussia sarà marginale
Oggi il Corriere della Sera lancia alcune ipotesi sul futuro dei mercenari. L’indicazione probabilmente più interessante arriva dalla Libia, dove i mercenari russi operano almeno dal 2016 in sostegno al regime autonomo del generale Khalifa Haftar a Bengasi in contrapposizione a quello di Tripoli. Ieri, poche ore prima dello schianto aereo, è arrivato a Bengasi il viceministro della Difesa russo, Yunus-Bek Yevkorov. Saranno gli ufficiali del ministero della Difesa di Mosca a determinare le strategie in Libia, Siria e in tutte le sue basi. Quelli oggi in Bielorussia diventeranno sempre più marginali.
Mercenari allo sbando
Di diverso avviso è l’analisi di Repubblica che dipinge dei mercenari allo sbando, con la Wagner oramai al tramonto totale. In molti avrebbero cercato di lasciare la Bielorussia nelle ultime ore. Secondo il quotidiano l’uccisione di Prigozhin potrebbe essere la fine delle operazioni dei mercenari in Africa e senza indicazioni chiare e immediate gli uomini allo sbando potrebbero non avere altra scelta che farsi assorbire da nuovi gruppi. Lo stesso fondatore aveva precisato che il paese di Aleksandr Lukashenko, che ospitava la Wagner in almeno due caserme – ieri sera, spiega la testata, rimaste paradossalmente senza Internet – era soltanto una tappa temporanea.
Prigozhin e la fretta di tornare
Ma perché Prigozhin si trovava a bordo di quel volo? Sempre Repubblica spiega che su Telegram gira una versione interessante sul viaggio del fondatore. Aveva fretta di tornare in Russia per bloccare il piano di Andrey Averyanov, vice dei servizi militari (Gru), che vuole sostituire la Wagner con la creazione di una nuova brigata di 20mila uomini da spedire nel continente africano. Averyanov viene dall’Unità 29155, che si occupa delle operazioni clandestine dell’intelligence russa come gli avvelenamenti all’estero.
(da Open)

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COSA SAPPIAMO DELLA MORTE DI PRIGOZHIN: DAL MISTERO DEI VOLI ALLA VENDETTA DI PUTIN, PROGETTATA DA TEMPO

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

I MOMENTI IN CUI IL TRASPONDER E’ RIMASTO ACCESO, IL SILENZIO DEL CREMLINO E LA STRATEGIA MEDIATICA DOPO IL FALLITO GOLPE

Yevgeny Prigozhin è morto a due mesi esatti dal mancato golpe su Mosca. Alle ore 18.22 di Mosca il suo jet privato L’Embraer Legacy 600 con numero di RA-02795 in volo da Mosca a San Pietroburgo è precipitato nella regione di Tver, vicino al villaggio di Kuzhenkino, trecento chilometri a Nord-Ovest della capitale.
Abbattuto dalla contraerea russa, ha accusato Greyzone, canale Telegram vicino alla compagnia Wagner con tanto di video. Secondo quanto analizzato dal consulente militare del servizio russo della Bbc, Pavel Aksenov l’aereo con a bordo Prigozhin ha acceso il trasponder già in volo. Flightradar ha registrato il volo dalle 17:59 alle 18:11, ora in cui ha perso il segnale. Secondo il Financial Times sarebbe stato abbattuto dal sistema missilistico antiaereo russo.
Il mistero dei voli
L’Agenzia per il trasporto aereo Rosvatsja a confermare sin da subito la presenza del leader nella lista dei dieci passeggeri e con lui di Dmitrij Utkin, fondatore e comandante della compagnia. Resta da chiarire chi fosse a bordo degli altri voli riconducibili alla Wagner, tre – secondo quanto definito oggi dal Corriere della Sera – arrivati all’aeroporto di Ostafevo, a Sud di Mosca.
Ieri si è parlato di un secondo volo che sorvolava l’area nello stesso tempo di percorrenza di quello precipitato e che sarebbe poi atterrato, senza danni, in un aeroporto vicino Mosca. A riferirlo era stato il canale Telegram Grey Zone. «Non sono sorpreso. Non c’è molto di quello che accade in Russia in cui Putin non sia dietro», ha dichiarato ieri Joe Biden. Il Cremlino è rimasto invece in silenzio, senza commenti ufficiali. Il capo di Stato, Vladimir Putin, al momento dell’incidente aereo era impegnato nella cerimonia di commemorazione della battaglia di Kursk.
La vendetta di Putin pianificata da tempo
Oggi Repubblica spiega che in realtà Putin aveva progettato la sua vendetta da tempo. Inizialmente distruggendo la figura anti-sistema di Prigozhin, diffondendo video e foto della sua lussuosa villa a San Pietroburgo, nonché i suoi travestimenti. Poi sono stati annullati i contratti milionari alla società di catering Concord. Anche i mercenari erano oramai senza più protezioni, con poche armi, costretti all’esilio in Bielorussia o alla sottomissione al ministero della Difesa durante le missioni in Africa. L’incidente aereo con dentro tutto il gotha della Wagner è stato solo l’atto finale.
(da Open)

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VI RICORDATE DI QUANDO LA MELONI FRIGNAVA PER MANCANZA DI SOSTENITORI NEL MONDO DELLO SPETTACOLO? È BASTATO ASPETTARE UN ANNO PER VEDERE TANTI SALIRE SUL CARRO DEL VINCITORE

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

ALL’APPARENTE “SOLITARIO” PINO INSEGNO, SI SONO AGGIUNTI I VARI DIACO, ZANICCHI, MORGAN, PARIETTI E PASOTTI, AL BANO, IL VOLO, ARISA E ROSSELLA BRESCIA

“È possibile che un partito stimato al 27% non abbia nemmeno un sostenitore nel mondo dello spettacolo? È perché dichiarare simpatie di destra gli impedirebbe di lavorare nel mondo dello spettacolo? È questa la democrazia?”, si era sfogata Giorgia Meloni a settembre 2022 già al tempo di quell’affermazione, Meloni aveva trovato estimatori nel mondo dello spettacolo, oltre al suo amico ventennale Pino Insegno [
Pierluigi Diaco con cui aveva condotto un programma in radio fino a Morgan che raccontava urbi et orbi la loro messaggistica (“Sto dando consigli per il programma elettorale”). Non solo: aveva entusiasmato Enrico Ruggeri (“Giorgia al governo? La vedrei bene”), Iva Zanicchi (“Faccio il tifo per lei”), ottenuto aperture dalla fu coscialunga della sinistra Alba Parietti (“Guardando alle prossime elezioni dico speriamo che sia femmina”) e dall’attore Giorgio Pasotti (“Accanimento barbaro contro Meloni”). Non era mancato l’endorsement di Beatrice Venezi e meriti erano stati riconosciuti da Valeria Marini, ora fidanzata con Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia.
Quasi un anno dopo la leader di Fratelli d’Italia siede a Palazzo Chigi e il clima è cambiato con una improvvisa riscoperta, quella della discrezione. La nuova Rai ha quasi raso al suolo Rai3, spinto a destra le altre reti e concesso opportunità, come accade di fatto a ogni cambio di governo, a volti vicini alla maggioranza. “A Giorgia mi lega un sentimento di profonda amicizia e affetto, come tutti i rapporti profondi non intendo parlarne pubblicamente“, ha dichiarato il mese scorso Pierluigi Diaco al Corriere della sera. Pino Insegno, ora conduttore di due programmi di punta in Rai, sceglie la strada del silenzio.
Ma i sostenitori vip di Giorgia Meloni sono aumentati. Hanno trovato il coraggio che mancava, di cui parlava la premier? Bieco opportunismo? Solo un riconoscimento per il lavoro svolto? Sia chiaro, l’apprezzamento o un ragionamento non per forza critico, non corrisponde all’endorsment. Non per forza c’è la volontà di schierarsi. Ma nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, c’è chi ha scelto di mostrare in pubblico il proprio gradimento. “Giorgia Meloni è straordinaria, è veramente straordinaria”, ha dichiarato Albano al Giornale. Restando nel campo musicale, Povia, che sogna di tornare a Sanremo, ha rassicurato tutti: “Mi piacciano il governo Meloni e la nuova Rai”, ha spiegato a Libero.
“Giorgia Meloni mi piace perché ha molta cazzimma. Le sue idee sui diritti Lgbtq+? Non sono aperte, ma se certe cose le vengono spiegate con pazienza e amore, può portarci ad alti livelli”, avevano fatto discutere le parole pronunciate da Arisa a “La Confessione“, il programma in onda su Nove condotto da Peter Gomez. La cantante, che lascerà “Amici” per sbarcare in Rai in giuria a “The Voice Kids“, aveva parlato del comportamento della premier sui diritti “come una mamma molto severa e molto spaventata”.
Elisa Isoardi, ex compagna del vicepremier Salvini, ha promosso il lavoro di Meloni. Il suo ritorno su Rai1, assicura, non è dovuto al nuovo vento di destra a viale Mazzini: “Sono ritornata in Rai con il governo precedente, che non mi sembrava di destra”. E la showgirl Rossella Brescia si sente rappresentata? “Diciamo che mi fa molto piacere che la premier sia una donna come Giorgia Meloni. La conosco bene, è un’amica da anni”, ha confidato a Il Messaggero. Brescia, va detto, ha rifiutato la conduzione del programma in onda alle 14 su Rai1, al posto di Serena Bortone, fascia poi affidata a Caterina Balivo, dopo il no di Lorella Cuccarini. La premier incassa i complimenti anche de Il Volo.
Nei giorni scorsi nel mirino era finita anche Sabrina Ferilli: “È un capo di un governo di destra, e quello è, quello fa. Io sto a sinistra e su tanti temi sono molto distante »
Tornando alla domanda iniziale. “È possibile che un partito stimato al 27% non abbia nemmeno un sostenitore nel mondo dello spettacolo? È perché dichiarare simpatie di destra gli impedirebbe di lavorare nel mondo dello spettacolo? È questa la democrazia?”, si era chiesta Giorgia Meloni. I tempi sono cambiati. I sostenitori vip sono ormai numerosi e dichiararsi di destra non chiude le porte. Quasi le spalanca.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“SCOMPARSO FIGLIUOLO. LO ASPETTAVANO IN ROMAGNA”: LA LOCANDINA IRONICA DELLO SCRITTORE CRISTIANO CAVINA CON L’IDENTIKIT DEL COMMISSARIO ALLA RICOSTRUZIONE DOPO L’ALLUVIONE IN EMILIA-ROMAGNA

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

IL GENERALE “COLPEVOLE” DI NON ESSERSI FATTO PIÙ VEDERE NEI TERRITORI COLPITI… LA STOCCATA DI CAVINA AL GOVERNO: “CHI HA INFORMAZIONI CHIAMI ORE PASTI, CHIEDERE DI GIORGIA”

«Scomparso Francesco Paolo Figliuolo». Comincia così l’ironica locandina che da qualche giorno sta girando su Facebook dove è diventata subito virale, prima di far capolino anche in qualche trasmissione televisiva.
Si tratta di un fotomontaggio caustico: il bersaglio è il generale nominato commissario alla ricostruzione dopo l’alluvione in Emilia-Romagna, «colpevole» di non essersi fatto più vedere nei territori colpiti, dopo una prima visita lo scorso luglio e, per la verità, l’incontro con sindaci e parti sociali all’inizio di agosto, mentre un tavolo tecnico degli interventi è convocato per venerdì 24 agosto.
Inizialmente l’autore era sconosciuto, finché non ha deciso di venire allo scoperto. «Per rispondere alla marea di messaggi che mi stanno arrivando: sì, l’ho fatta io la locandina», ha ammesso lo scrittore Cristiano Cavina di Casola Valsenio (Ravenna) che si è dato molto da fare durante i primi giorni dell’alluvione, mobilitandosi in prima persona.
Identikit satirico
La locandina prosegue con un identikit, nello stile degli appelli per la ricerca di persone scomparse: «Non si hanno notizie dal 27 giugno, quando è uscito di casa per un nuovo incarico di lavoro. Francesco Paolo (gli amici lo chiamano ‘Generale’), 62 anni, caucasico, ha capelli castani scuri e occhi neri. L’ultima volta che è stato visto indossava una divisa dell’esercito e aveva una valigetta piena di spiccioli. Lo aspettavano in Romagna». In chiusura, poi, le indicazioni per chi volesse mandare segnalazioni: «Chiunque abbia informazioni può contattare la Polizia di Stato o chiamare il 34X XX XX XXX (ore pasti, chiedere di Giorgia – ovviamente Meloni, ndr -)».

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CONTROFFENSIVA UCRAINA, CONQUISTATA ROBOTYNE, ORA NEL MIRINO LA CITTA’ STRATEGICA DI TOKMAK PER ARRIVARE AL MAR D’AZOV

Agosto 24th, 2023 Riccardo Fucile

LA SPINTA MILITARE PUNTA A DIVEDERE LE FORZE DI OCCUPAZIONE RUSSA

Martedì l’Ucraina ha dichiarato che le sue truppe sono entrate nel villaggio strategico di Robotyne nel sud-est, un passo avanti potenzialmente significativo nella sua controffensiva contro le forze russe.
Il vice ministro della Difesa Hanna Maliar ha dichiarato sull’app di messaggistica Telegram che i soldati ucraini stavano organizzando l’evacuazione dei civili dopo essere entrati a Robotyne, ma erano ancora sotto il fuoco delle forze russe.
“I nostri soldati nel villaggio di Robotyne”, ha scritto su Telegram il generale Oleksandr Tarnavskyi, comandante delle forze ucraine nel sud, sotto la foto di un soldato in un carro armato.
Robotyne si trova a 10 km (sei miglia) a sud della città in prima linea di Orikhiv, nella regione di Zaporizhzhia, su un’importante strada verso Tokmak, un nodo stradale e ferroviario occupato dai russi.
La cattura di Tokmak rappresenterebbe una pietra miliare mentre le truppe ucraine si spingono a sud verso il Mar d’Azov, una spinta militare intesa a dividere le forze di occupazione russe.
L’Institute for the Study of War, un gruppo di ricerca e think tank americano, ha descritto gli attacchi ucraini a Robotyne come “tatticamente significativi”.
L’avanzata nell’area potrebbe consentire alle forze ucraine di iniziare ad operare oltre i più densi campi minati russi che hanno resistito alla controffensiva lanciata all’inizio di giugno.
In un video pubblicato dall’esercito ucraino, si vede una donna baciare un soldato ucraino e diversi residenti evacuati parlare al telefono con i propri cari. “Psicologicamente è stato molto duro. Abbiamo aspettato così a lungo che oggi sono arrivati inaspettatamente. Non potevamo nemmeno credere che fosse nostro. Siamo molto grati ai ragazzi (truppe)”, dice nel video una donna di 52 anni.
Reuters è stata in grado di verificare la posizione delle riprese aeree dal tracciato stradale e dalle posizioni degli edifici visti nel video, che corrispondevano alle immagini satellitari dell’area.
(da Globalist)

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