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L’IRA DELL’OCCIDENTE (A PARTE L’ITALIA DEI SOVRANISTI CACASOTTO) PER LA MORTE DI NAVALNY: “RESPONSABILE LA RUSSIA, PUTIN DEVE PAGARE PER IL SUOI CRIMINI”

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

PALAZZO CHIGI RAGGIUNGE IL MASSIMO DEL CORAGGIO: “AUSPICHIAMO SI FACCIA LUCE SULLA SUA MORTE”

Arriva come un fulmine a ciel sereno per i leader occidentali, nel giorno in cui convergono verso la Germania per la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, la notizia della morte di Alexei Navalny nella colonia penale russa dove era detenuto. Per molti in Occidente, al di là delle ricostruzioni sulla causa tecnica del decesso, la matrice politica di quanto accaduto è fin troppo chiara: Navalny è l’ennesima vittima eccellente del Cremlino. Punito col carcere prima, con la morte poi, per aver osato mettere a nudo la corruzione del regime di Vladimir Putin e averne sfidato il potere. Come accaduto solo pochi mesi fa, in circostanze mai chiarite, all’ex leader della milizia Wagner Yevgeny Prigozhin. A puntare il dito contro il Cremlino, seppur con toni diversi, sono tanto gli Usa, quanto l’Ue e l’Ucraina. «La Russia è responsabile della morte di Navalny», ha detto il segretario di Stato Usa Antony Blinken in una nota, sottolineando che la morte dell’oppositore è la dimostrazione che il «sistema di Putin è debole e marcio». Valutazione condivisa anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in visita oggi a Berlino per firmare un patto bilaterale sulla sicurezza: «È ovvio, Navalny è stato ucciso, così come altre migliaia di persone che sono state portate alla morte a causa di questa singola persona», ossia il presidente russo. «Putin dovrà rendere conto dei suoi crimini», conclude il leader di Kiev. Anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha diffuso un messaggio poco dopo la notizia della morte dell’oppositore russo: «La morte di Alexei Navalny, durante la sua detenzione, è un’altra triste pagina che ammonisce la comunità internazionale. Esprimiamo il nostro sentito cordoglio e ci auguriamo che su questo inquietante evento venga fatta piena chiarezza».
(da Open)

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IL SALVINI PERDENTE E L’ULTIMA TRINCEA DEL TERZO MANDATO

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

TUTTE LE SBERLE PRESE DA GIORGIA, FINO ALLO STOP ALLA RIELEZIONE DI ZAIA IN VENETO… E IN FDI VOLANO GLI INSULTI TRA DE CARLO E AMIDEI: “IMBECILLE” CON LA REPLICA “PALLONE GONFIATO”

Botte da orbi e siamo solo al principio. Dopo il controcanto a Fratelli d’Italia su premierato e trattori, il terzo mandato per le Regioni, che spalancherebbe a Luca Zaia un altro giro di giostra, è diventato la nuova trincea della Lega.
Una scazzottata tra alleati, quella sui governatori, che si interseca con una guerriglia tutta interna ai meloniani, fin qui sotto traccia, e che ieri si è materializzata in chiaro al Senato.
Ma andiamo con ordine. Per Matteo Salvini, che teme il risultato delle elezioni europee e pure l’annesso rimpasto di governo, il Veneto è diventato la linea Maginot. Vorrebbe che Zaia, da molti evocato per succedergli, resti invece dov’è. Anche perché Zaia sta senza pensieri: “Io mi candido nella misura in cui ci fosse la possibilità, ma a oggi non c’è la possibilità, per cui è una partita chiusa”, ha detto ieri per non passare per chi è attaccato con il Bostik alla poltrona.
“Non ne ho bisogno. Ma va anche detto che questo Paese ha un’anomalia: ci sono solo due cariche in Italia che hanno il blocco dei mandati, il sindaco e il presidente di Regione; guarda caso le uniche due cariche che il cittadino elegge direttamente. Mi fa un po’ sorridere pensare che l’unico dibattito di questo Paese sia il sottoscritto. Mi sento un po’ come san Sebastiano per le frecce che mi arrivano”, ha detto replicando al ministro dei Rapporti con il Parlamento, il meloniano Luca Ciriani. Il quale l’aveva messa così: “Per Zaia, che è stato un ottimo governatore, sarebbe il quarto mandato. Nessuno è eterno, neanche lui”. Anche se poi alla fine la ciccia per Fratelli d’Italia resta un’altra: “Chiediamo di avere un peso proporzionale ai nostri voti, sarà il Veneto o il Piemonte, vedremo”, ha detto a proposito del braccio di ferro con la Lega, che si sta giocando a tutto campo: oggi sull’estensione del mandato ai presidenti di Regione (per ottenere il quale viene minacciato il boicottaggio del premierato sì caro all’amica Giorgia), ieri con il controcanto sull’Irpef agli agricoltori con una sfida tra FdI e Lega a vellicare la pancia al popolo dei trattori. Per non dimenticare, ancora prima, la convocazione dell’internazionale sovranista voluta da Salvini a Firenze per additare Meloni come amica dell’inciucio con cui la maggioranza Ursula governa l’Ue.
E poi ci sono i colpi sotto la cintura assestati anche sul caso di Ilaria Salis, con la premier Meloni a chiedere di abbassare i toni puntualmente tenuti altissimi dalla Lega, che adesso ha puntato una fiche sul tema del terzo mandato per “tutelare” Zaia in Veneto, che comunque vada rischia di diventare una corona di spine per FdI: la prospettiva di conquistare la Regione infatti sta paradossalmente facendo salire la temperatura nel partito di via della Scrofa. Un episodio ieri ha dato l’idea del sentore di tamburi di guerra.
Palazzo Madama, interno giorno: a darsele, ma soprattutto a promettersele sono due senatori fratelli (d’Italia). Uno dei due è Andrea De Carlo, carico a duemila da quando è diventato per tutti il cavaliere che farà l’impresa, la conquista della Terra Santa che si chiama Veneto. Ieri, per farla breve, ha preso di petto un suo vicino di banco, reo di avergli accidentalmente fracassato il tesserino, quello che consente ai senatori di votare in aula. “Imbecille” e altre alate parole (da quanto riferito al Fatto da chi era vicinissimo alla scena del delitto), sono uscite dalla bocca di De Carlo all’indirizzo di Bartolomeo Amidei, senatore rodigino a quanto pare di rito ursiano. Nel senso di Adolfo Urso, eletto pure lui in Veneto, che per il posto di Zaia lavora su altri nomi e non certo quello di De Carlo sì caro a Meloni e al ministro cognato Lollobrigida. Amidei, si diceva. Non ha digerito di essere chiamato imbecille ovviamente, ma adesso pretende soddisfazione dopo aver replicato a De Carlo in modo non proprio fraterno: “Sei un pallone gonfiato fuori controllo. Scriverò una lettera al partito”. S’ode a destra uno squillo di tromba, sempre a destra risponde uno squillo.
(da ilfattoquotidiano.it)

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ELLY SCHLEIN E L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA: “GIORGIA MELONI? UNA “PATRIOTA” CHE SPACCA L’ITALIA”

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

LA SEGRETARIA DEL PD ALL’ATTACCO DEL GOVERNO: “NELLA LEGGE NON HANNO MESSO UN EURO”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein dice che l’autonomia differenziata è una sciagura per il paese. E che c’è un paradosso: Giorgia Meloni si definisce patriota, ma sta varando una legge che spacca l’Italia. Schlein parla in un’intervista a Repubblica.
Nel colloquio con Giovanna Vitale Schlein dice che con il governo Meloni sul tema non c’è dialogo: «Quella di Calderoli, votata dal partito di Meloni, è una riforma destinata a lacerare un Paese che invece ha un disperato bisogno di essere ricucito nelle sue fratture e diseguaglianze. Certifica che ci sono cittadini di Serie A e cittadini di serie B. Pazienti di Serie A e pazienti di serie B. Perché l’Autonomia differenziata mina l’accesso a servizi fondamentali come salute, scuola, trasporto pubblico locale».
Non c’è un euro
La segretaria del Pd dice che per la legge non hanno messo un euro: «Ma come fai a ridurre i divari territoriali che già pesano enormemente sul nostro Meridione senza investire dei soldi? In questo modo le regioni ricche saranno sempre pi ricche e quelle in difficoltà arretreranno ancora. Persino Confindustria ha segnalato i pericoli di una riforma che permette di avere 20 diverse politiche energetiche, una per ogni regione. Se poi consideriamo la disastrosa condizione della Sanità al Sud, sempre pi persone saranno costrette a emigrare per curarsi. Per non parlare della scuola: si potranno prevedere programmi e corsi differenti, con salari differenti. Avremo insegnanti che a parità di mansione e di lavoro sarebbero pagati diversamente: è il ritorno delle gabbie salariali. Un gigantesco passo indietro. Tra Lega e Fratelli d’Italia è in corso un baratto contro cui ci opporremo con tutte le nostre forze».
Il baratto
Schelin dice che c’è un baratto con il premierato: «Entrambi sono il frutto di un patto scellerato fra i sedicenti patrioti del nuovo millennio e i leghisti che non hanno mai abbandonato l’aspirazione secessionista. Noi al contrario crediamo che non possa esserci riscatto del Paese senza riscatto del Sud. E non possa esserci riscatto del Sud senza il riscatto di giovani e donne che hanno pagato di più il costo di diseguaglianze e precarietà. Ma perché l’aspettativa di vita di un bimbo che nasce a Reggio Calabria deve essere più bassa di uno che nasce a Bologna? Se aggiungiamo che il fondo perequativo delle infrastrutture al Sud stato tagliato di 3,5 miliardi, si capisce qual il disegno: affamare il Meridione e abbandonarlo al suo destino».
(da agenzie)

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MEDIA SONDAGGI YOUTREND: LE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA FANNO CALARE FDI E LEGA, CRESCE IL PD

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

FDI PERDE MEZZO PUNTO IN DUE SETTIMANE, CONTINUA IL CALO DELLA LEGA, IL PD CRESCE DELLO 0,5%

Cala il centrodestra, in ripresa il centrosinistra. Questo secondo la Supermedia YouTrend/Agi, la media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto.
Fratelli d’Italia è ancora, nettamente, il primo partito, ma perde mezzo punto in due settimane (dal 1 al 14 febbraio), e fa segnare il suo dato più basso (28,1%) dall’insediamento del governo.
Stesso discorso per la Lega ora all’8,3% (-0,2) che segna a sua volta una flessione.
Guadagna invece il Pd che sale a sua volta di mezzo punto raggiungendo il 19,7 e trascina il centrosinistra al 26%, cioè vicinissimo al risultato della coalizione alle politiche (26,1%), da allora mai segnato.
Perde un punto e mezzo invece la coalizione di centrodestra al 44%, dopo le tensioni in maggioranza sul caso agricoltori e sul nodo terzo mandato.
Il M5S resta stabile al 16,2%, Forza Italia guadagna pochissimo (+0,1%) e si attesta al 7,5%.
Da segnalare, il superamento del 4% da parte di Azione (adesso al 4,1, +0,3) mentre Italia Viva resta praticamente stabile al 3% (-0,1), come anche Verdi e Sinistra al 3,9, +Europa 2,5 e Italexit 1,6.
La Supermedia liste
FdI 28,1% (-0,5%)
Pd 19,7 (+0,5)
M5S 16,2 (=)
Lega 8,3 (-0,2)
Forza Italia 7,5 (+0,1)
Azione 4,1 (+0,3)
Verdi/Sinistra 3,9 (=)
Italia Viva 3,0 (-0,1)
+Europa 2,5 (=)
Italexit 1,6 (=)
Unione Popolare 1,3 (+0,1).
La Supermedia coalizioni 2022
Centrodestra 44,0% (-1,5%)
Centrosinistra 26,0 (+0,3)
M5S 16,2 (=)
Terzo Polo 7,1 (+0,1)
Altri 5,1 (+1,1).

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LA COMMISSIONE EUROPEA RIVEDE AL RIBASSO LE STIME DI CRESCITA PER L’ITALIA: IL NOSTRO PAESE CRESCERÀ DELLO 0,7% NEL 2024. È UNA BORDATA PER IL GOVERNO, CHE NELLA NADEF AVEVA PREVISTO UN PIL AL +1,2%,

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

CHE FARANNO MELONI E GIORGETTI? PREPARANO GIÀ LA MANOVRA CORRETTIVA? SCENDE ANCHE LA CRESCITA DELLO SCORSO ANNO: IL PIL, SECONDO GLI UFFICI DI BRUXELLES, È CRESCIUTO SOLO DELLO 0,6%… PESANO LA DISCESA DEI CONSUMI PRIVATI E IL RALLENTAMENTO DEGLI INVESTIMENTI

La Commissione Ue rivede al ribasso le stime di crescita per l’Italia. Il nostro Paese crescerà dello 0,7% nel 2024 (rispetto allo 0,9% previsto dalle stime Ue dell’autunno). Limata al ribasso anche la stima di crescita dello scorso anno: il Pil, secondo la Ue, è cresciuto nel 2023 dello 0,6% (rispetto alla precedente stima dello 0,7%).
Le previsioni d’inverno della Commissione Ue rivedono al ribasso la crescita sia nella Ue che nell’Eurozona: nel 2024 il Pil crescerà dello 0,9% nella Ue (rispetto alla stima precedente dell’1,3%) e dello 0,8% nell’Eurozona (rispetto all’1,2% della stima precedente). Nel 2025 l’economia tornerà in una nuova fase espansiva e crescerà dell’1,7% nella Ue e dell’1,5% nell’Eurozona.
Secondo le nuove stime Ue, l’inflazione si ridurrà più velocemente del previsto. Nella Ue passerà dal 6,3% del 2023 al 3% del 2024 e al 2,5% del 2025. Nella zona euro diminuirà dal 5,4% del 2023 al 2,7% del 2024, al 2,2% del 2025. In Italia l’inflazione è stimata al 2% nel 2024 e al 2,3% nel 2025 come effetto di un atteso aumento dei salari, spinto dal settore pubblico.
Nel 2023 il Pil viene stimato dalla Commissione europea in crescita dello 0,6% leggermente al di sotto delle previsioni precedenti (0,7%) a causa del rallentamento degli investimenti e della moderazione del consumo privato a causa dei costi di finanziamento più alti e della graduale uscita dei crediti fiscali per il rinnovo delle abitazioni (bonus edilizio).
Dopo essere diminuito dello 0,3% nel secondo trimestre, il Pil è aumentato nel terzo e nel quarto trimestre, fornendo un effetto «marginale» positivo nel 2024. Si prevede che la produzione continuerà a crescere lentamente nel 2024, con il potere d’acquisto delle famiglie che dovrebbe beneficiare della disinflazione e dell’aumento dei salari, in un contesto di mercato del lavoro resiliente. Gli investimenti sono destinati a riprendersi, guidati da progetti infrastrutturali finanziati dal governo e dal Pnrr che compensano il freno derivante dalla minore spesa per la costruzione di alloggi.
Si prevede un’accelerazione degli investimenti nel 2025, man mano che l’attuazione dei progetti sostenuti dal Pnrr accelera, stimolando sia la spesa per le infrastrutture che l’acquisto di beni materiali e immateriali delle imprese, che si prevede trarranno vantaggio anche dal miglioramento delle condizioni finanziarie.
Si prevede che questa impennata nella spesa in conto capitale si tradurrà in una crescita più forte delle importazioni, al di sopra delle prospettive leggermente in miglioramento per le esportazioni.
Quanto all’inflazione è diminuita costantemente lo scorso anno rispetto al picco del 2022, guidato dal rapido calo dei prezzi dell’energia passando gradualmente agli altri beni, ma anche dai limitati incrementi dell’inflazione dei servizi.
Nel quarto trimestre del 2023 l’inflazione è scesa all’1% su base annua ed è rimasta al di sotto dell’1% a gennaio. Gli aumenti salariali moderati hanno finora contribuito a tenere sotto controllo i prezzi. Con il graduale rinnovo dei principali contratti collettivi di lavoro, ci si aspetta che i lavoratori recuperino le passate perdite di potere d’acquisto.
Nel 2024 in Germania la crescita del Pil più bassa, 0,3%
Nel 2024 sarà della Germania la palma dell’economia che cresce meno sia nell’Eurozona che nella Ue: 0,3%, seguita (nell’area euro) da Olanda con 0,4%; Estonia, Austria e Finlandia con 0,6%. L’Italia crescerà dello 0,7%, la Francia 0,9%, la Spagna 1,7% (confermato il buon trend di crescita che dura dal 2021), il tasso di crescita più alto tra le grandi economie del continente. Nel 2025 l’Italia e la Germania, con un tasso di crescita del pil dell’1,2% si collocheranno all’ultimo posto seguite da Francia (1,3%), Olanda (1,4%). La Spagna crescerà del 2%.
È soprattutto il conflitto in Medio Oriente a far temere gli effetti peggiori per l’economia. Un nuovo drastico rallentamento del commercio internazionale, provocato dalle chiusure nel Canale di Suez, potrebbe riaccendere i prezzi dei trasporti e dell’energia, costringendo le Banche centrali a correre ai ripari. Per questo la Bce non ha fretta di annunciare il primo taglio dei tassi. «Anche se sull’inflazione stiamo andando nella giusta direzione, non dobbiamo agire prematuramente», ha detto De Guindos. «Ci vorrà ancora del tempo prima di avere le informazioni necessarie che confermino che l’inflazione sta tornando al target del 2%», ha aggiunto, allontanando l’attesa svolta di politica monetaria che analisti e mercati si aspettano prima dell’estate. Francoforte lascia i riflettori accesi su diversi «fattori di rischio», tra cui la pressione dei salari che «resta elevata e non abbiamo abbastanza dati per confermare che si stia allentando».
(da Il Sole24Ore)

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ADDIO ALEXEY. ERI L’UOMO DI CUI IL CREMLINO AVEVA PIU’ PAURA

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

TORNATO IN RUSSIA PER COMBATTERE NEL SUO PAESE, UN PATRIOTA VERO (NON COME CERTI SCAPPATI DI CASA)

La notizia è sconvolgente, e mai avremmo voluto scriverla: il più noto dissidente e leader dell’opposizione russa in carcere, Alexey Navalny, è morto. Lo ha comunicato il servizio carcerario della regione Yamalo-Nenets, dove stava scontando la sua condanna – su accuse completamente inventate dal Cremlino – in un carcere di massimo isolamento, in condizioni carcerarie ripetutamente oltre i limiti della tortura.
Il servizio penitenziario federale dell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets ha comunicato con agghiacciante burocraticità quello che già appare come un evento culmine – forse l’Evento culmine – della dittatura putiniana: «Oggi nella colonia correzionale n. 3, Navalny A. A. Dopo la passeggiata si è sentito male e ha perso conoscenza quasi subito. Gli operatori sanitari dell’istituto sono arrivati immediatamente e è stata chiamata un’équipe medica di emergenza. Sono state eseguite tutte le misure di rianimazione necessarie, ma non hanno dato risultati positivi. I medici del pronto soccorso hanno confermato la morte del condannato. Le cause della morte sono in fase di accertamento». Ma purtroppo, già prima,quasi tutti i più grandi dissidenti russi erano morti, nel lungo arco della tirannide putiniana, da Anna Politkovskaya a Boris Nemtsov, per citare solo i due probabilmente più famosi.
Il canale telegram russo 112, considerato assai vicino alle forze di sicurezza, sta dicendo che Navalny ha avuto un grave problema ematico, che ha determinato un grosso coagulo di sangue, in sostanza un’embolia. Mosca adesso invierà una commissione alla colonia a regime speciale di Yamal, dove è morto il dissidente anti Putin più famoso nel mondo. Ma è assai difficile aspettarsi qualcosa, da questo tipo di organismo.
Il primo commento ufficiale del Cremlino è stato offerto da Dmitry Peskov, il portavoce di Putin, per il quale il problema è stato specificare che «non sono necessarie indicazioni particolari del Cremlino», ossia che «c’è un certo insieme di regole a questo riguardo che guidano il servizio penitenziario». Poi Peskov ha detto che sul posto dovrebbero recarsi i medici di Mosca. Le cause della morte «saranno accertate dai medici»,«il Servizio penitenziario federale sta verificando e indagando sull’accaduto», e bla bla che suonano letteralmente agghiaccianti, in questa circostanza. Peskov ha anche detto che il presidente russo Vladimir Putin è stato informato della morte di Navalny.
Questa settimana Navalny era finito in una cella di punizione – peraltro di un carcere a regime super speciale, oltre il circolo polare artico – per la ventisettesima volta. Con una serie di procedure che appaiono palesemente in violazione di qualunque standard e rispetto di convenzioni sui detenuti e diritti civili. Putin si è sempre rifiutato anche solo di pronunciare il nome di Navalny. Quando, il 20 agosto di due anni fa, il leader dell’opposizione russa fu avvelenato mentre era su un volo in Siberia, il dittatore del Cremlino lo chiamò «il paziente berlinese»: Navalny era stato curato e salvato all’ospedale Charitè di Berlino, grazie all’intervento personale di Angela Merkel, ma Putin anche in quella circostanza si rifiutò di dire il nome del suo nemico.
Christo Grozev di Bellingcat e il Team Navalny ricostruirono poi anche i nomi della squadra dei servizi segreti russi interni (l’Fsb), che l’aveva seguito per due anni, e poi avvelenato, con una dose di un veleno derivato dal novichok di nuova generazione. Riuscirono anche, fingendosi suoi capi, a far parlare (e confessare) al telefono uno dei membri della squadra di assassini putiniani del Fsb. Tutto è rimasto in un documentario imperdibile e struggente, Navalny. Sfida a Putin (di Daniel Roher). La sfida finisce oggi, ma in realtà forse proprio oggi sarà la data in cui Putin comincia definitivamente a perdere, e ad apparire un assassino agli occhi del grande pubblico occidentale. Quel mondo libero, democratico e aperto con il quale in pochi, come Alexey Navalny – e tutto il suo team, a cominciare da Maria Pevchik e Leonid Volkov, che ora ne hanno in mano la pesante eredità morale, politica e giornalistica – avevano saputo parlare e collaborare.
Navalny era, essenzialmente, un giornalista investigativo: dire un “blogger” suonerebbe parziale e riduttivo, ma era ovviamente molto più di un giornalista e un politico, o un attivista: è stato qualcuno che per anni ha svelato, spesso per primo, la corruzione del Cremlino, gli schemi offshore opachi e le ruberie della casta di Putin, fossero oligarchi o siloviki, gli uomini dei servizi russi. Qualcosa di assai peggiore, per Putin, che essere attaccato sui diritti (di cui se ne frega) o sulla mancanza di democrazia (che fa poca presa, in Russia). I russi erano invece sensibili alle inchieste di Navalny, che mostravano come Putin e i suoi attaccassero l’Occidente mantenendo poi in quello stesso Occidente (e spessissimo in Italia) conti, barche, ville e case, spesso frutto di ruberie. L’indagine di Navalny sul Palazzo di Putin a Sochi ha battuto ogni record di visualizzazioni su Youtube.
Non c’è magnate putiniano, da Roman Abramovich a Alisher Usmanov, che non lo avesse sulla sua lista nera, a volte, come nel caso di Usmanov, con scontri violenti: il magnate arrivò a dargli del «cane». Tutti titoli che Navalny portava come medaglie d’onore, e tali erano. Molto s’era ricamato su sue antiche presunte uscite nazionaliste di tante anni fa, che parevano anti-immigrati in Russia, o sulle sue idee sulla Crimea, o sul suo tentativo (non riuscito) di unire tutti gli oppositori di Putin (compresi gli ultrazionalisti), che gli era valso accuse ovviamente cavalcate dal Cremlino. la realtà è che è politicamente era un liberale, forse conservatore, e che senza Navalny sapremmo molto meno di come Putin è arrivato a fare la guerra dopo aver derubato la Russia e i russi di tutte le loro risorse: una cleptocrazia che non poteva che sfociare nelle guerre – Cecenia, Georgia, Crimea, Ucraina, in una escalation formidabile e sotto gli occhi di tutti – e negli assassinii politici. Una sfilza di morti che solo gli ipocriti possono slegare da quanto è successo al Cremlino da ventiquattro anni a oggi.
L’ultima inchiesta del team Navalny, con Alexey già in carcere, svelava che la figlia maggiore di Vladimir Putin, Maria Vorontsova, ha ricevuto circa un miliardo di rubli di stipendio e dividendi per tre anni di lavoro alla New Medical Company (NOMECO): il team di Navalny l’aveva calcolato citando i dati del Servizio fiscale federale. Nel 2019 Vorontsova aveva fondato una società, NOMECO, il cui personale nel 2022 era composto solo da 5 persone. Eppure nel 2020, i ricavi della società ammontavano a 840 milioni di rubli (di cui 600 milioni di utile netto) e la stessa Vorontsova aveva incassato 191 milioni di rubli di dividendi (circa 2 milioni di euro) e 9,1 milioni di rubli di stipendi. E qual era l’unica fonte di reddito ufficiale dell’azienda della figlia di Putin? La clinica SOGAZ Medicine, che risulta di proprietà di Gazprom: la stessa clinica che ha curato, in questi due anni, molto mercenari del Gruppo Wagner feriti in Siria e Libia, nonché amici intimi di Vladimir Putin e siloviki vari.
Alexey Navalny era tornato in Russia andando incontro al carcere (e a una morte purtroppo più che probabile) perché voleva combattere per la libertà in Russia, non stando comodamente seduto in un salotto europeo o americano, o in uno di quei talk show occidentali o italiani in cui si fiancheggia Vladimir Vladimirovich Putin. Le sue inchieste, la sua opposizione al Cremlino, e il livello impareggiabile della testimonianza di libertà, non moriranno con lui.
(da La Stampa)

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PER PUTIN LA MORTE DI ALEXEY NAVALNY È UN BOOMERANG: A UN MESE DALLE PRESIDENZIALI IN RUSSIA, RISCHIA DI ALIENARSI IL CONSENSO POPOLARE, GIÀ MINATO DA DUE ANNI DI GUERRA IN UCRAINA

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

DOPO ANNI DI SEVIZIE, AVVELENAMENTI E DETENZIONE RIGIDA, QUANTO POTEVA ANCORA RESISTERE IL POVERO NAVALNY?

A un mese dalle elezioni in Russia (si voterà dal 15 al 17 marzo), Vladimir Putin non poteva ritrovarsi una grana peggiore tra le mani. La morte del suo oppositore più noto, Alexei Navalny, crea a “Mad Vlad” più di un problema.
Che il Cremlino volesse il peggio per l’attivista e blogger era chiaro da anni, da quando è stato aggredito, ostracizzato, poi condannato con motivazioni risibili e infine detenuto in condizioni disumane. Ma che morisse a un mese dalle elezioni, questo no, neanche Putin poteva desiderarlo.
Le presidenziali di marzo 2024 non sono un vero scoglio per l’ex agente del Kgb fattosi zar: non è in dubbio la sua vittoria. Stravincerà, come sempre. Il punto che a lui preme è capire “come” trionferà. Ovvero con quale partecipazione popolare: quanto solido sarà il plebiscito che si vedrà riconosciuto? Quanti russi, dopo due anni di guerra in Ucraina, amano Putin e la sua leadership?
Almeno 400 mila soldati sono morti al fronte, le condizioni economiche della gente comune (nonostante il Pil russo sia in crescita) sono disastrose. Al netto della propaganda di Mosca, i cittadini patiscono disagi logistici, penuria alimentare e difficoltà nell’approvvigionamento di generi di prima necessità.
Putin, che non s’è mai preoccupato del giudizio dell’Occidente, teme quello interno, dei suoi concittadini, del suo establishment. E uccidere un russo, per quanto ufficialmente un oppositore politico, non porta bene. D’altronde se Zar Vlad avesse voluto Navalny morto l’avrebbe già sepolto da anni. Certi metodi spicci, al Cremlino, li conoscono bene.
Ora, a un passo dal voto, a Putin pesa ritrovarsi il marchio di “killer” di Navalny: d’altronde è quel che il mondo pensa. Per allontanare i sospetti, la tv “Russia Today” s’è affrettata a precisare che Navalny è morto per “un coagulo sanguigno”, una trombosi. Una versione che gli occhi di tutti suona come una giustificazione. Il primo a mordere è stato il presidente ucraino Zelensky: “Navalny è stato ucciso e Putin dovrà rendere conto dei suoi crimini”.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha avuto l’ingrato compito di allontanare i sospetti dal suo leader: “La reazione immediata dei leader della Nato alla morte di Navalny, sotto forma di accuse dirette contro la Russia, mostra la natura di questi Paesi. Non esiste ancora un esame forense, ma le conclusioni dell’Occidente sono già pronte”.
Anche per dribblare queste “conclusioni”, che puntano l’indice verso Putin, che il regime russo potrebbe ricorrere a un’autopsia, sotto il controllo di emissari internazionali. Un modo per dire “non l’abbiamo ucciso noi”. Forse il colpo di grazia, certo. Ma anni di persecuzioni, un attacco con la zelyonka (che gli ha causato la perdita dell’80% della vista dall’occhio destro), un tentativo di avvelenamento e un lungo periodo di detenzione disumana avevano praticamente avvizzito il povero Navalny. Il suo corpo, logorato dalle sevizie, non ha più retto. E per il Cremlino, ovviamente, è solo colpa sua.
(da agenzie)

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HANNO UCCISO ALEXEI NAVALNY. L’UOMO CHE AVEVA PROVATO LA CORRUZIONE DI PUTIN E DEI GERARCHI RUSSI

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

NON SOLO OPPOSITORE, MA AUTORE DI INCHIESTE CHE HANNO PROVATO I MILIARDI CHE PUTIN HA RUBATO AL POPOLO RUSSO

Il servizio penitenziario russo ha annunciato la morte di Alexei Navalny, il volto più noto dell’opposizione russa negli ultimi anni, in prigione da quando aveva osato tornare in Russia dopo un ricovero in Germania. Nel 2020 Navalny era stato avvelenato, soltanto la pressione internazionale convinse le autorità russe a permettere il suo trasferimento in una clinica di Berlino, dove le analisi confermarono che all’oppositore era stata somministrata una dose di Novichok, il nervino che gli uomini dei servizi segreti russi hanno utilizzato contro dissidenti, attivisti, ex spie.
Navalny era tornato sapendo bene che Mosca lo avrebbe atteso con un mandato di arresto in aeroporto. Ma per le strade di Mosca non c’era soltanto la polizia, c’erano anche alcuni manifestanti. Per evitare che l’oppositore fosse accolto da un bagno di folla, le autorità di Mosca ordinarono di dirottare il volo dall’aeroporto di Vnukovo, dove erano state organizzate le manifestazioni per accoglierlo, a quello di Sheremetovo dove ad aspettarlo c’era soltanto la polizia. Da quel momento, l’oppositore non è più uscito dal carcere: processo dopo processo lui e i suoi collaboratori hanno visto la condanna allungarsi, Navalny doveva rimanere in prigione per diventare invisibile.
La famiglia e i collaboratori non hanno ancora confermato nulla, il suo avvocato ha parlato con Novaya Gazeta: l’ultima volta lo aveva visto due giorni fa e le sue condizioni erano buone. Secondo il comunicato della polizia penitenziaria si sarebbe sentito male durante la giornata, durante una passeggiata.
A dicembre, Navalny era scomparso, le autorità lo avevano spostato senza comunicare nulla alla sua famiglia né al suo legale e lo avevano mandato nella colonia penale numero 3 di Jamalo Nenec, all’estremo nord, e come nei suoi altri luoghi di detenzione, faceva avanti e indietro dalla cella di isolamento.
Per Vladimir Putin, Navalny è l’innominabile, si è sempre rifiutato di pronunciare il suo nome in pubblico, ha sempre voluto che sparisse dalla memoria dei russi perché aveva scoperto che se non sui valori o sulla democrazia, i cittadini si sarebbero potuti stancare e ribellare al putinismo partendo da un dato molto concreto: la corruzione del presidente russo e dei suoi fedelissimi e imprescindibili collaboratori.
(da Il Foglio)

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VOLODYMYR ZELENSKY: “NAVALNY È STATO UCCISO, PUTIN DOVRÀ RENDERE CONTO. PUTIN UCCIDE SEMPRE”

Febbraio 16th, 2024 Riccardo Fucile

DA METSOLA A MICHEL, L’EUROPA PUNTA IL DITO CONTRO IL CREMLINO…L’AVVELENAMENTO, IL CARCERE E LA COLONIA PENALE: LA STRADA DI NAVALNY VERSO LA MORTE

“Navalny è stato ucciso” e Putin dovrà “rendere conto dei suoi crimini”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in conferenza stampa a Berlino.
“È deplorevole che Alexei Navalny sia morto in una prigione russa. Per me è ovvio: è stato ucciso, come altre migliaia di persone che sono state portate alla morte a causa di questa singola persona”, ha detto Zelensky, riferendosi a Vladimir Putin. “Putin uccide sempre. Egli è la personificazione di questa guerra e non si fermerà. Possiamo solo fermarlo insieme”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in conferenza stampa a Berlino.
“Oggi è arrivata la notizia della morte di Alexei Navalny in una colonia russa. Questa morte è un’ulteriore prova che per i dittatori la vita umana non ha valore. Il regime di Putin, come quello di Lukashenko, nel tentativo di mantenere il potere, si sbarazza degli oppositori con ogni mezzo”. Lo dice via X la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya, che fu insignita del premio Sacharov dall’Eurocamera l’anno prima di Navalny.
“Alexei, come molti prigionieri politici bielorussi, è stato più volte mandato in una cella di punizione. Ciò è stato fatto per la 27esima volta volta a febbraio. Abbiamo visto tutti nella foto come tali condizioni di detenzione abbiano influenzato le sue condizioni. Questo è il motivo per cui non ho dubbi che Navalny sia stato ucciso di proposito dal regime di Putin”, spiega Tsikhanouskaya.
“Capisco perfettamente come questa notizia faccia soffrire il cuore di tutti i cui cari sono ora in prigione. Yulia Navalnaya, lei e i figli di Alexey hanno ricevuto oggi la notizia più terribile che tutti abbiamo paura di ricevere. Esprimo le mie sincere condoglianze alla famiglia, ai parenti e ai colleghi di Alexei Navalny. Il mio cuore è con voi oggi”, conclude la bielorussa il cui marito, oppositore di Lukashenko, è ancora chiuso nelle carceri bielorusse.
«La morte di Navalny in una prigione russa fa rabbrividire. Onore al più coerente oppositore del regime di Putin. Il suo coraggio nella lotta per la libertà resta un esempio per tutti». Lo scrive su X il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni.
«È una notizia terribile, come il più fiero difensore della democrazia russa Alexei Navalny ha dimostrato un incredibile coraggio per tutta la sua vita». Così Rishi Sunak ricorda il dissidente russo morto oggi in una colonia penale russa. Aggiungendo: «I miei pensieri vanno alla moglie ed al popolo della Russia, per il quale questa è un’enorme tragedia».
Alexei Navalny «ha pagato il suo coraggio con la vita». Così ha commentato il cancelliere tedesco Olaf Scholz la notizia della morte dell’oppositore russo mentre era in una colonia penale. Il leader di Berlino si è detto «molto rattristato».
«Il mondo ha perso un combattente il cui coraggio risuonerà attraverso le generazioni. Inorridita dalla morte del vincitore del Premio Sakharov Alexei Navalny. La Russia gli ha tolto la libertà e la vita, ma non la sua dignità. La sua lotta per la democrazia continua a vivere. I nostri pensieri sono con sua moglie e i suoi figli». Lo scrive su X la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.
Il segretario della Nato Jens Stoltenberg ha spiegato che negli accertamenti sulla morte di Navalny, «Mosca deve rispondere a domande serie»
Il governo russo ha una «pesante responsabilità» per la morte di Navalny in una colonia penale. Lo ha affermato il ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide, aggiungendo di essere «profondamente rattristato dalla notizia».
La morte del dissidente russo Alexey Navalny è stata «un omicidio». Lo ha affermato il direttore di Novaja Gazeta e vincitore del Premio Nobel per la pace 2021 Dmitry Muratov.
ùAlexei Navalny ha combattuto per i valori di libertà e democrazia. Per i suoi ideali, ha fatto l’estremo sacrificio. L’Ue ritiene il regime russo l’unico responsabile di questa tragica morte. Porgo le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia. E a coloro che lottano per la democrazia in tutto il mondo nelle condizioni più buie. I combattenti muoiono. Ma la lotta per la libertà non finisce mai». Lo ha dichiarato su X il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.
(da agenzie)

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