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C’ERANO ANCHE DUE RUGBISTI DELLE FIAMME ORO ALLA FOLLE SERATA IN UN RISTORANTE DEL GHETTO DI FERRARA IN CUI I PARTECIPANTI HANNO INNEGGIATO A HITLER, BRINDATO ALLA MORTE DI ANNA FRANK E DISTRIBUITO VOLANTINI BECERI CONTRO FIONA MAY, ALEX ZANARDI E YARA GAMBIRASIO

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

I DUE ATLETI DEL GRUPPO SPORTIVO DELLA POLIZIA DI STATO SAREBBERO FUGGITI DAL LOCALE PRIMA DELL’ARRIVO DEGLI AGENTI

Ci sono anche due atleti delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, tra i nomi che il pm Ciro Alberto Savino della Procura di Ferrara ha iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta «Bravi Ragazzi». I due sono rugbisti, non sono quindi agenti operativi con le tipiche mansioni dei poliziotti, e hanno all’attivo diverse presenze e partecipazioni a tornei internazionali con le maglie delle nazionali italiane giovanili di rugby.
La loro iscrizione si aggiunge a quella dei ventiquattro indagati iniziali su cui gli inquirenti hanno avviato una serie di accertamenti per i fatti dello scorso 22 dicembre quando, in un ristorante nella zona del ghetto ebraico, una festa di compleanno ‘in maschera’ ha trasceso i limiti della decenza, tra cori inneggianti a Mussolini, Hitler e alla strage di Nassiriya e la distribuzione di volantini beceri contro Anna Frank, Filippo Raciti, Fiona May, Alex Zanardi, Meredith Kercher e Yara Gambirasio. Stando a quanto si apprende, i due nuovi indagati si sono dileguati prima dell’arrivo nel locale dei poliziotti, chiamati da una donna seduta in un tavolo che, indignata e infastidita per quello che stavano sentendo le sue orecchie, in un primo momento avrebbe chiesto di smettere, ricevendo come risposta una minaccia di morte, mimata col gesto del «ti taglio la gola».
Quella del compleanno a tema non sarebbe una novità. Tre anni prima infatti sempre gli stessi protagonisti avevano scelto di travestirsi da scozzesi col kilt, due anni fa invece si erano presentati vestiti da preti e da suore, ma a questo giro la situazione sarebbe precipitata. Arrivati sul posto, gli uomini del 113 hanno identificato i ventiquattro presenti: venti ragazzi vestiti con tute arancioni ispirate ai carcerati di Guantanamo e quattro ragazze che indossavano divise da finte poliziotte. Tutti hanno tra i 22 e i 32 anni, la maggior parte di loro sono studenti universitari, provenienti da famiglie benestanti e attivi nel mondo dello sport. Tra questi anche un altro rugbista appartenente al gruppo sportivo dei vigili del fuoco.
Le analisi sui dispositivi elettronici saranno utili a comprendere come si è arrivati a quella serata e in che modo è stata organizzata. A tal proposito, ci sarebbe una chat denominata «Fratm, detenuti in attesa di liberazione» che gli indagati avrebbero utilizzato per potersi dare appuntamento.
(da agenzie)

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DUE ANNI DI GUERRA E UN’AMERICA SEMPRE PIU’ LONTANA: E’ ORA CHE L’EUROPA SI SVEGLI

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

IL VECCHIO CONTINENTE RISCHIA DI ESSERE ANNESSO, DAGLI EMIRATI ARABI ALLA CINA, PASSANDO PER LA RUSSIA

Il principio fondante della Nato è sempre stato uno solo: tenere la Russia fuori e la Germania a bada. Mantenendo salda la posizione americana di dominio sul mondo occidentale fino all’Europa orientale.
Oggi, dopo due anni di guerre, dall’Ucraina a Gaza, il senso dell’alleanza atlantica sta cambiando in modo drastico sullo sfondo del grande scenario della politica internazionale, i cui equilibri sono in continua evoluzione.
Con il Medio Oriente in fiamme e l’Europa in subbuglio, l’America ripensa alla propria identità (complici anche le elezioni del prossimo novembre).
È un terremoto quello a cui assistiamo, che mano a mano sgretola faglie di terra un tempo ritenute aree franche, e lascia abbandonate al loro destino sfere di influenza divenute golose prede per le mire espansionistiche di nuovi imperi emergenti.
Così, da che l’invasione russa in Ucraina aveva messo in moto un fuggi-fuggi all’ombra della Nato, oggi viene meno il principale azionista di quella stessa alleanza: gli Stati Uniti, infatti, sono sempre più di là che di qua, concentrati ben di più sul fronte atlantico e sulla sfida con la Cina che sulle ricadute della propria politica estera nel Vecchio continente.
Ne è un esempio la politica rigida, moderata nella forma ma brusca nella sostanza, da parte di Washington nei confronti di Israele. Il cui sostegno è e rimane indiscusso, oltre che pressoché illimitato, ma forse mai così elevato è lo scetticismo americano verso un possibile intervento in Europa nell’ipotesi di un allargamento del conflitto.
In altre parole, lunga vita alla Pax Americana. L’Europa is no longer too big to fail: la sua sopravvivenza geopolitica non può dipendere dagli Usa. Mors tua, vita mea. Specie con la possibile vittoria di Trump e un suo ritorno alla Casa Bianca.
L’idea che l’America “molli” l’Europa non è poi così remota se si pensa che, nei fatti, la prima si è servita della seconda fin tanto che le interessava sfruttarne l’utilità.
Prima l’Ucraina (sospinti dal sogno e dall’interesse americano), poi anche Gaza (mossi dal sostegno Usa a Israele), noi europei abbiamo ceduto al ritorno della guerra, alla fine della diplomazia e al boom delle armi. Ci siamo fatti trascinare nei conflitti. Con la paura di pronunciare la parola pace (alle nostre condizioni).
Per decenni la grande sorella americana sarebbe potuta diventare una valida alternativa alla prepotenza americana, costituendo un argine territoriale e valoriale alle rivendicazioni e alle aspirazioni di imperialismi a vario titolo nel resto del mondo. Ma così non è stato, preferendo mimetizzarci sotto la bandiera a stelle e strisce.
(da TPI)

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LO STIPENDIO NON BASTA: PER ARRIVARE A FINE MESE CI SI DEVE AFFIDARE A MAMMA E PAPA’: TRE ITALIANI SU 10 HANNO RICEVUTO UN AIUTO ECONOMICO DALLA PROPRIA FAMIGLIA PER PAGARE LE BOLLETTE E FARE LA SPESA

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

IL 10% DEGLI ITALIANI HA DOVUTO CHIEDERE UN PRESTITO, O UNA DONAZIONE, DAI PROPRI PARENTI…A TIRAR FUORI I SOLDI SONO, SOPRATTUTTO, I GENITORI (NEL 60% DEI CASI) – A VOLTE A DARE UNA MANO PER ARRIVARE A FINE MESE SONO ANCHE I FRATELLI E SORELLE

Negli ultimi anni quasi 3 italiani su 10 (29%) hanno ricevuto un aiuto economico dalla propria famiglia, la maggior parte (23%) in modo ricorrente, soprattutto per pagare le bollette e la spesa alimentare. Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio Mensile Findomestic (Gruppo Bnp Paribas) di febbraio, il 10%, invece, ha ricevuto un sostegno economico una tantum dai propri familiari sotto forma di prestito, donazione di denaro o di beni importanti. Sono soprattutto i genitori (60%) a prestare aiuto e in percentuale minore (13%) fratelli o sorelle
“L’analisi di febbraio – commenta Claudio Bardazzi, Responsabile Osservatorio Findomestic – evidenzia una situazione economica che per il 40% delle famiglie italiane continua a essere “molto” o “abbastanza” problematica. Oltre la metà (52%) negli ultimi 3 mesi non è riuscita a risparmiare nulla del reddito guadagnato e l’inflazione rimane saldamente la preoccupazione principale di 6 italiani su 10. In questo quadro, secondo la nostra ultima indagine, l’aiuto familiare, spesso intergenerazionale, si rileva fondamentale per 3 famiglie su 10”.
(da “La Stampa”)

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ITALIA LEADER DELLE DISEGUAGLIANZE: DIVARI PIU’ AMPI CHE IN QUALSIASI ALTRO PAESE OCSE

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

CONTINUA AD AUMENTARE IL DIVARIO TRA RICCHI E POVERI

L’Italia è Il Paese tra quelli dell’Ocse con il più alto livello di disuguaglianze. Negli ultimi 25 anni il 10% più ricco degli italiani ha visto crescere la propria ricchezza del 4%, mentre la metà più povera ha subito una perdita del 5%, accentuando ancora di più le differenze sociali ed economiche.
Le ultime stime disponibili sono quella relative alla fine del 2022 ed evidenziano come gli squilibri si siano accentuati a partire dal secondo decennio del nuovo millennio.
Dato sottolineato anche dall’Oxfam, secondo cui il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre due terzi della ricchezza nazionale (quasi il 70%), il successivo 20% deteneva il 17,7% della ricchezza e il 60% più povero solamente il 13,5%.
L’Adnkronos riporta anche un confronto tra le consistenze patrimoniali dei diversi gruppi della popolazione italiana: il 10% più ricco possedeva oltre 6,7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione, mentre il 5% più ricco deteneva oltre il 30% dello stock di ricchezza detenuta dall’80% più povero. Ancora l’1% più ricco possedeva una ricchezza oltre 84 volte superiore alla ricchezza detenuta dal 20% più povero.
Il 2023, sottolineano le Nazioni Unite, è stato l’anno della disuguaglianza: in molti Paesi la ripresa post-pandemia è stata ostacolata da diversi ostacoli come i cambiamenti climatici, i conflitti, la fragilità socio-economica e l’insicurezza alimentare, accentuando i divari tra Paesi e all’interno dello stesso Paese.
(da lanotiziagiornale.it)

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L’EX STRATEGA DI TRUMP E MITO SOVRANISTA (FU OSPITE D’ONORE DELLA MELONI) STEVE BANNON: “ZERO SOLDI ALL’UCRAINA, PAESE CORROTTO CHE TRAFFICA IN BAMBINI”

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

IL CONDANNATO ANCORA A PIEDE LIBERO DESCRIVE LE FUTURE POLITICHE USA SE IL TYCOON VENISSE RIELETTO ALLA CASA BIANCA: “LA RUSSIA NON È UN NEMICO, GLI EUROPEI VOGLIONO SOLO CHE NOI LI PROTEGGIAMO GRATIS”…. LUI DI COME FOTTERSI I SOLDI E’ UN ESPERTO (POI ARRIVA LA GRAZIA DI TRUMP)

«Zero soldi all’Ucraina, Paese corrotto che traffica in bambini: la Russia non è un nemico, chi dobbiamo distruggere è il Partito comunista cinese». Steve Bannon ha appena finito la prima parte del suo show, per aprire la conferenza della Cpac.
Durante la pausa pranzo parla con Repubblica , per anticipare cosa dobbiamo aspettarci se Trump tornerà alla Casa Bianca: «Gli europei vogliono solo che noi li proteggiamo gratis. È ridicolo, deve finire. Si diano una mossa per difendersi da soli».
La Conservative Political Action Conference un tempo era la culla del reaganismo, ma è diventata il braccio operativo del trumpismo. In questi giorni tiene gli stati generali al Gaylord National Resort, dove sabato Donald chiuderà i lavori per lanciare la rivincita. Bannon era la sua eminenza grigia, durante la campagna del 2016 e i primi anni dell’amministrazione. Poi era caduto in disgrazia ed era stato condannato, per una frode sulla raccolta di fondi per costruire il muro al confine con il Messico. Trump lo ha graziato e perdonato, e ora torna sulla scena aprendo la Cpac.
Si comincia con la preghiera, che Steve esalta così: «Cosa ne dite di imporre un po’ di sano nazionalismo cristiano?». I militanti del movimento Maga (Make America Great Again) si spellano le mani, e lui affonda: «Siete la punta della lancia della rivoluzione, l’avanguardia. Dobbiamo combattere per salvare la repubblica. Biden ha rubato le elezioni e il suo regime vuole corrompere e distruggere il Paese. Bisogna cacciare dalla Casa Bianca l’usurpatore, che ha consentito l’invasione di dieci milioni di immigrati e ci porta verso la Terza guerra mondiale».
Perciò basta soldi alla Nato: «Abbiamo mandato le navi nel Mar Rosso per proteggere le petroliere che portano il greggio in Europa: perché non ci pensano gli europei? ». Ma tutto questo cambierà, con Donald alla Casa Bianca: «Se vinceremo a novembre, il movimento Maga governerà per 50 anni, e Trump passerà alla storia come il più grande presidente americano dopo Lincoln».
(da agenzie)

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LA MINISTRA CALDERONE CERTIFICA CHE I CANTIERI IN ITALIA SONO UN FAR WEST E CERTI (IM)PRENDITORI UNA FOGNA

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

NEL 2023 I CONTROLLI HANNO RISCONTRATO IRREGOLARITÀ NEL 76% DEI CASI, DATO CHE SALE ALL’85,% PER I LAVORI LEGATI AL SUPERBONUS

È un quadro desolante quello che emerge dalle parole della ministra del Lavoro Marina Calderone ieri a Palazzo Chigi. L’informativa sullo stato della tutela della sicurezza sul lavoro descrive una situazione di fatto fuori controllo. Per questo, già lunedì prossimo è previsto il varo del decreto che dovrebbe portare una stretta contro il “Far West” dei cantieri.
Durante la riunione del governo la ministra snocciola i numeri: nel 2023 i controlli hanno riscontrato irregolarità nel 76,48% dei casi, dato che sale all’85,2% per i lavori legati al Superbonus. L’unica nota positiva è il numero delle denunce di infortunio, che secondo l’Inail – tra gennaio e dicembre – sono state 585.356, in calo del 16,1% rispetto al 2022.
Diminuiscono leggermente anche gli incidenti mortali, 1.041 in tutto (-4,5%). Ma si tratta ancora di numeri troppo alti: anche ieri c’è stata una nuova vittima a Palermo, dove un operaio è morto travolto dal crollo di un muro. La ministra ha anche spiegato che le ispezioni aumenteranno del 40% nel 2024, grazie anche all’assunzione di 500 ispettori.
Per provare ad arginare il fenomeno Calderone sta lavorando al decreto e Meloni è disposta anche a valutare alcune delle richieste dei sindacati e delle opposizioni, come quella di estendere anche ai cantieri privati le norme che valgono per i pubblico: «Sono d’accordo – ha detto la premier – ma sopra una determinata soglia, se no si crea una situazione insostenibile».
Quello che non sarà nel pacchetto del governo, invece, è il reato di “omicidio sul lavoro”, che non piace per niente al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Si ragiona invece su una norma di coordinamento delle procure della Repubblica sulle attività di indagini per i reati in materia di lavoro e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Nel decreto, poi, dovrebbero essere inserita la possibilità di interdizione dagli appalti da due a cinque anni per le imprese responsabili di gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro o per accertata responsabilità penale per reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Si starebbe poi valutando anche la sospensione e decadenza dai benefici fiscali e contributivi per le aziende non in regola.
I sindacati si preparano all’incontro di lunedì, ma per ora non abbassano la guardia, anche perché non apprezzano la scelta del tavolo separato tra governo e imprese: «Lunedì, quando finalmente il governo ha deciso di convocarci, è il momento di atti concreti e decisioni», avverte Maurizio Landini, segretario generale della Cgil.
(da agenzie)

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“NEGRA DI MERDA”: A VENEZIA UN TIFOSO RAZZISTA HA INSULTATO UNA 12ENNE DI COLORE DURANTE UNA PARTITA DI PALLAVOLO

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

LA RAGAZZINA HA SENTITO LE OFFESE RAZZISTE MA HA CONTINUATO A GIOCARE. ANCHE LE COMPAGNE DI SQUADRA SI SONO RESE CONTO DI QUEL CHE STAVA ACCADENDO, SOLO GLI ARBITRI NON HANNO SENTITO NULLA… MAI QUALCUNO CHE INTERVENGA E GLI APRA LE PORTE A TRAUMATOLOGIA

Una ragazzina di 12 anni è stata insultata per il colore della pelle durante una partita di volley a cui stava partecipando, ha comunque concluso la partita e solo alla fine, negli spogliatoi, è scoppiata a piangere, annunciando che è pronta a denunciare il tifoso razzista.
Tutto è avvenuto, come riporta il Gazzettino, domenica scorsa durante una gara in una palestra del Veneziano dove l’Urban Volley di Mira ha disputato la partita da ospite.
Quando è toccato all’adolescente il turno di battuta un uomo ha iniziato ad insultarla dicendo “Negra di m…negra di m…”. A voce talmente alta che viene sentito dalle compagne di squadra, ma non dagli arbitri.
La ragazza ha guardato le compagne, poi ha deciso di fare lo stesso la battuta, portando a termine la gara. Solo negli spogliatoi è scoppiata a piangere. “Si è tenuta tutto dentro . racconta Alessandro Pietrobon, dirigente della società – . Poi un po’ alla volta ha spiegato tra le lacrime che cosa era successo e le compagne hanno confermato di aver sentito quell’uomo che la offendeva”.
Il pubblico però era già andato via e non è stato possibile risalire all’autore della frase razzista. “Intanto abbiamo già segnalato la vicenda – annuncia Pietrobon – alla Fipav, la Federazione italiana di pallavolo”. Non solo. La società ha voluto emettere un comunicato via Facebook, dichiarandosi scioccata “per il fatto gravissimo. Urban Volley è con l’atleta e lo sarà sempre perchè difendere questa ragazza è difendere la libertà, chiedere il rispetto”.
(da agenzie)

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GIORGIO PALU’ SI DIMETTE DALLA PRESIDENZA DELL’AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO IN POLEMICA CON IL GOVERNO

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

“UMILIANTE IL RINNOVO DELL’INCARICO PER UN SOLO ANNO, TOTALE ASSISTENZA DI ASCOLTO DAL PARTE DEL MINISTRO SCHILLACI”

Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Giorgio Palù ha rassegnato le sue dimissioni «immediate» dall’incarico, in polemica con il ministro della Salute Orazio Schillaci e con il governo Meloni in generale. Oggetto del contendere i termini e condizioni della sua recente nomina (una riconferma) alla guida dell’Agenzia, perfezionata appena due settimane fa: considerati i raggiunti limiti di età, a norma di legge, l’incarico era stato rinnovato a Palù ma soltanto per un anno e a titolo gratuito «Vi comunico, dopo un’attenta meditazione, che la mancata sintonia col Ministro e l’assenza di risposte dal Governo mi costringono a dare le dimissioni da Presidente nominato di Aifa hic et immediate», ha scritto stamattina Palù in una lettera rivolta al consiglio di amministrazione dell’Aiafa, definendo «offensivo e umiliante nei confronti della mia persona e del mio profilo scientifico-professionale» il rinnovo “condizionato” dell’incarico, scelta giudicata perfino «equivoca sul piano giuridico». Nonostante già fosse in pensione, fa notare infatti Palù, il precedente incarico affidatogli dal precedente ministro Roberto Speranza aveva mandato quinquennale. «Per di più, l’interpretazione restrittiva della norma da parte del Ministro attuale viene adottata esclusivamente nei miei confronti, in netto contrasto con i decreti di nomina appena assunti dallo stesso Ministro per pensionati ultrasettantenni chiamati a dirigere l’ISS o a partecipare come consulenti nella CSE di AIFA», rincara la dose Palù, che recrimina la «totale assenza di ascolto da parte del Ministro nelle scelte operate per Aifa». Che parte del problema fosse anche la gratuità dell’incarico? Il presidente uscente dell’Agenzia lo nega seccamente: «La non retribuzione dell’incarico non mi preoccupa di certo. Considerandomi al servizio della res publica, ho infatti già svolto per tre anni le funzioni di Presidente di AIFA senza ricevere alcun compenso né gettone di presenza, rifiutando anche di essere titolare di carta di credito dell’Ente. Mi sorprende invece la disparità di trattamento rispetto ad altri Presidenti di Ente pubblico in pensione, beneficiari, contestualmente alla nomina, della legge 24 gennaio 1978 n.14, legge che nel mio caso, ancora una volta, non trova applicazione». Ora il governo dovrà correre ai ripari per colmare il vuoto ai vertici dell’Agenzia la cui governance era stata oggetto di riforma poco più di un anno fa.
(da agenzie)

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MOZIONE DI SFIDUCIA A SALVINI PER I SUOI RAPPORTI CON LA RUSSIA

Febbraio 22nd, 2024 Riccardo Fucile

LA MOSSA DI AZIONE COALIZZA L’OPPOSIZIONE

Azione e Cinque Stelle pronti a sostenere una mozione di sfiducia contro Matteo Salvini. A lanciare la proposta è Carlo Calenda, che chiede chiarimenti sui rapporti della Lega con il partito Russia Unita.
«Se Salvini non ci farà vedere la disdetta del suo accordo con Putin, presenterò una mozione di sfiducia contro di lui», dice il leader di Azione a Tagadà su La7. «Se non la manteniamo, la democrazia cadrà e il rischio sarà enorme», sostiene Calenda. Gli fa sponda il Movimento. «Si, la sosteremmo. Ci saranno le firme dei nostri parlamentari», dichiara Giuseppe Conte, parlando della proposta avanzata da Azione di depositare una mozione di sfiducia al ministro. «Se l’accordo è quello anticipato sui giornali – aggiunge – la Lega e il suo leader devono risponderne, in particolare dopo l’invasione dell’Ucraina il ripudio dell’accordo era un obbligo».
Secondo il quotidiano Repubblica, anche il Partito democratico è pronto a votare la mozione di sfiducia contro Salvini, anche se dal Pd non è ancora arrivata una presa di posizione esplicita.

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