Febbraio 1st, 2024 Riccardo Fucile
LA NORMA E’ STATA BOCCIATA CON 34 VOTI CONTRARI E 30 FAVOREVOLI… I PADRI DELLA DESTRA DELLA LEGALITA’ SI RIVOLTANO NELLA TOMBA
Fatale ieri pomeriggio all’Ars il voto segreto per il ddl salva-
ineleggibili voluto da Fratelli d’Italia: la norma è stata bocciata dall’Ars, 34 voti contrari e 30 favorevoli. Confermata dunque la spaccatura della maggioranza su questo disegno di legge. Stamani per compattare la coalizione il governatore Renato Schifani aveva convocato un apposito vertice.
Il voto segreto è stato ripetuto due volte. Nella prima votazione l’emendamento Assenza era stato bocciato (31 voti contrari e 31 favorevoli) ma l’assessore Marco Falcone ha chiesto e ottenuto la ripetizione perché il suo voto non era stato contabilizzato.
I lavori d’aula sono stati “vivacizzati” da molte posizioni critiche espresse sul ddl. A cominciare da Cateno De Luca. «Avevamo annunciato che avremmo lasciato l’aula, ma siccome oggi è presente il governatore Schifani per guardare negli occhi la sua maggioranza al momento del voto e dettare gli orientamenti, rimarremo in aula e voteremo contro il salva-inelleggibili anche se si farà ricorso al voto segreto». Così il leader e deputato Sud chiama Nord.
«Invece di fare una legge salva-agricoltori, salva-ospedali e salva-Sicilia, questo governo Schifani si preoccupa di fare una legge salva-ineleggibili», ha detto il vice presidente dell’Antimafia, Ismaele La Vardera (ScN), intervenendo all’Ars sul dd salva-ineleggibili. «Chiediamo il voto palese nominale. Metteteci la faccia, abbiate il coraggio» ha aggiunto La Vardera rivolgendosi alla maggioranza.
«Schifani non è mai venuto in aula neppure per la finanziaria. Oggi invece è qui, la sua presenza ha il sapore di una sfida aperta, ed è grave. Il governo su questo tipo di norme non si dovrebbe presentare in aula, salvo chi ha la delega ai rapporti col Parlamento», ha affermato il deputato regionale Gianfranco Miccichè.
«Mi trovo d’accordo con Totò Cuffaro: nemmeno nella Prima Repubblica si legiferava per interpretare norme rispetto a sentenze dei Tribunali. Si vuole modificare una sentenza con una legge». Così il presidente della commissione Antimafia siciliana, Antonello Cracolici (Pd), intervenendo in aula sul ddl salva-ineleggibili.
Per Cracolici «in una materia come questa tra l’altro occorrerebbe una maggioranza rafforzata e non semplice, come prevede l’art.9 dello Statuto siciliano» e comunque «una norma non può essere retroattiva». «C’è il tentativo legittimo ma disperato di cambiare con una legge il percorso di una sentenza», ha concluso. Secondo Cracolici in questo caso specifico, in quanto si tratta di questioni soggettive, «è necessario il voto segreto: io mi auguro però che quest’aula si fermi ma qualora non lo facesse a partire dall’art. 1 io chiederò il voto segreto».
«Il presidente della Regione deve capire come il suo governo e la sua maggioranza da mesi è completamente spaccata sul disegno di legge salva-ineleggibili. Se oggi Fi, Lega e Dc come hanno fatto in prima commissione si astenessero, e lo dovrebbero fare per coerenza, la norma sarebbe bocciata. Il M5s con forza chiederà il voto palese, la maggioranza deve metterci la faccia. Questo è un problema solo della maggioranza, che ci trasciniamo da tre mesi. Anche gli uffici dell’Ars hanno dato il parere contrario a questa norma». Così il vice presidente dell’Ars, Nuccio Di Paola (M5s), intervenendo all’Ars sul ddl salva-ineleggibili.
Subito dopo la bocciatura all’Ars del ddl salva-ineleggibili, i deputati di Fratelli d’Italia sono usciti dall’aula e si sono riuniti nella Torre Pisana di Palazzo dei Normanni. La tensione è altissima.
(da agenzie)
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Febbraio 1st, 2024 Riccardo Fucile
LA VERITÀ, LO SANNO TUTTI, È DIVERSA: “VIVE” NEL PRINCIPATO DEI GRIMALDI PERCHÉ COSÌ NON PAGA ALCUNA TASSA SUL REDDITO, SULLE PLUSVALENZE E SUGLI IMMOBILI… ECCO COME FUNZIONA PER BENEFICIARE DELLE AGEVOLAZIONI A MONACO
Residenza a Montecarlo? Quando ho fatto 18 anni mi sono allenato a Bordighera con il mio ex allenatore che aveva la residenza a Monaco, la cosa più bella di Monaco è che ci sono tanti giocatori con cui ti puoi allenare, strutture perfette, diverse palestre, campi buoni, mi sento a casa, sto bene lì, ho una vita normale, posso andare al supermercato senza problemi”. Lo ha detto Jannik Sinner nell’incontro con la stampa parlando della sua residenza a Montecarlo.
Lui, e gli altri nostri connazionali di Montecarlo, da due anni a questa parte sono sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate. Controlli dovuti da parte del Fisco che vuole sincerarsi che gli italiani iscritti all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e residenti in Paesi considerati paradisi fiscali (non solo Montecarlo, dunque, ma anche la Svizzera, il Lussemburgo o gli Emirati Arabi), vivano davvero nei luoghi dove hanno la dichiarato la residenza fiscale, cosa che dà loro notevoli vantaggi nel campo delle tasse.
Per quanto riguarda Monaco, la certezza di non pagarne alcuna. E che è la vera ragione per la quale gli italiani di Montecarlo hanno scelto il piccolo Stato da 39 mila abitanti, spalmato su una superficie di due chilometri quadrati e circondato dalla Francia.
Ma come si fa a beneficiare delle agevolazioni fiscali del principato? E a quanto ammontano i vantaggi? Il primo step per chi voglia trasferirsi «a casa dei Grimaldi» è prendervi la residenza e ottenere così la carta di soggiorno monegasca (o permesso di soggiorno).
I requisiti sono tre:
– il primo è di affittare o acquistare una casa a Monaco;
– il secondo è l’obbligo di aprire un conto corrente bancario;
– il terzo riguarda l’identità e la «moralità» del richiedente
Per quanto riguarda l’immobile, nel caso dell’affitto, il contratto non deve essere inferiore ai 12 mesi. Dopo averlo stipulato, bisogna fornire una copia del contratto registrata dai servizi fiscali. Nel caso dell’acquisto, invece, serve la copia del certificato notarile di proprietà. Per completare la procedura di richiesta, si deve anche aggiungere una bolletta dell’energia elettrica.
Come detto, il secondo step riguarda l’apertura di un conto corrente presso una banca privata con filiale locale ([…] chi fa domanda […] deve depositare una somma di denaro non inferiore ai 500 mila euro).
Questo perché le autorità monegasche vogliono essere sicure che il futuro residente sia in grado di garantire risorse finanziarie sufficienti per vivere nel Principato e mantenersi.
Infine, il terzo step è dato dalla documentazione. Poiché il Principato si picca di garantire ai suoi residenti un’ottima sicurezza, ai nuovi residenti vengono chiesti certificati che confermino l’identità e la buona «moralità». Si va dal passaporto in corso di validità (anche per i figli sotto i 16 anni) al certificato di nascita, di matrimonio o di divorzio; dalla copia del casellario giudiziario rilasciato dalle autorità competenti a un curriculum vitae (comprendente anche le fonti di reddito); fino a una tessera sanitaria valida nel Principato di Monaco. […] il richiedente verrà convocato dalla Sezione Residenti per un colloquio. Se la pratica ottiene il nulla osta, la domanda viene accolta e la carta di soggiorno rilasciata.
Monaco, infatti, non applica alcuna imposta sul reddito, sulle plusvalenze o sul patrimonio delle persone fisiche. Chi vive nel piccolo Stato, inoltre, non paga alcuna imposta sugli immobili.
Anche dal punto vista dell’eredità, a Monaco solo vantaggi: la successione diretta genitore-figlio o tra coniugi per beni posti all’interno del Principato, infatti, non è tassata. Nel caso invece di eredità tra fratelli, l’aliquota è dell’8%; del 10% tra zii, zie, nipoti e nipoti; del 13% tra collaterali diversi da fratelli, sorelle, zii, zie, nipoti o nipoti; e, infine, del 16% tra non parenti
Anche le società con sede legale nel Principato beneficiano di una tassazione vantaggiosa. In conformità con il diritto dell’Unione Europea, le società monegasche sono soggette all’Iva. Ma a parte questo, non esistono imposte sugli utili per quelle che operano un’attività industriale o commerciale nel Principato. Le società che, invece, generano fatturati oltre il 25% fuori dai confini monegaschi, sono soggette all’imposta sul reddito (ISB). Dal 1° gennaio 2022 l’aliquota è fissata al 25%.
Attenzione: per essere considerati residenti all’estero esclusivamente ai fini fiscali deve sussistere almeno una delle seguenti condizioni: non essere stati iscritti all’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno (183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili); non avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno; e non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.
(da il Corriere)
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Febbraio 1st, 2024 Riccardo Fucile
IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE PREVEDE UNA CRESCITA DEL PIL DEL 2,6% NEL 2024, CIOÈ OLTRE IL DOPPIO DI QUANTO PREVISTO A OTTOBRE MA IL PAESE CADE A PEZZI: CASE, ELETTRICITÀ, RISCALDAMENTO, STRADE SONO STATE ABBANDONATE. LA POPOLAZIONE HA LE PEZZE AL CULO, PUTIN PREFERISCE USARE I SOLDI PER LE ARMI
Una fontana di acqua bollente è esplosa a Nizhny Novgorod, in
pieno giorno: 12 passanti, tra cui due bambini, sono rimasti gravemente ustionati nella rottura di una tubatura del riscaldamento. Il giorno dopo è stato il turno di Volgograd, con un altro geyser che ha raggiunto l’altezza del sesto piano: cinque ustionati e centinaia di stabili rimasti senza riscaldamento. Il giorno prima, in un altro quartiere della stessa città, altre 223 case sono rimaste senza calore nel pieno del gelo di gennaio.
Mentre Vladimir Putin sta cercando di ridurre in macerie le città ucraine, alle sue spalle si è aperta un’altra linea del fronte, che passa per le città russe. Secondo il ministero della Protezione civile di Mosca, ogni 7 minuti viene registrata un’emergenza: un incendio, un blackout, una fuga di gas o di acqua. La Russia sta andando a pezzi, e gli incidenti con le caldaie, che hanno lasciato al gelo migliaia di abitanti dell’hinterland moscovita, attirando l’attenzione di Putin e dei media internazionali, sono soltanto la punta di un iceberg.
La media dell’usura dell’impiantistica – tubi, cavi, pompe, turbine, caldaie, motori – si aggira intorno al 65-70%. A Nizhny Novgorod, grande e ricca, dopo l’incidente del geyser le autorità si sono vantate di aver ridotto il tasso di obsolescenza dal 77% al 50%, in alcuni agglomerati si aggira sul 100%, nella ricca Mosca tende allo zero. L’Associazione ascensoristica russa ha appena fatto sapere che su 81,5 mila ascensori da sostituire, manca il finanziamento per 45 mila, quasi il 10% del parco totale.
La Russia, contrariamente all’immaginario europeo, non abita in casette rustiche, ma in casermoni di cemento, e la prospettiva di vecchi o bambini imprigionati al 22esimo piano senza ascensore, e con i caloriferi rotti, appare apocalittica.
La causa è scontata, quanto la soluzione. L’impiantistica sovietica, centralizzata, elefantiaca e inefficiente, ha dei costi di gestione mostruosi.
La ricchezza apparente e appariscente della Russia del boom petrolifero è stata spesa altrove: i privati in auto e vestiti, gli oligarchi in yacht e squadre di calcio, i sindaci in progetti immobiliari scintillanti e ricchi di appalti ambigui, il Cremlino in Olimpiadi e guerre. Ora, per tamponare l’emergenza infrastrutturale ci vorrebbero, secondo l’economista ed ex deputato della Duma Ivan Grachov, 10-20 trilioni di rubli ogni anno, per 3-5 anni (un euro equivale a 100 rubli).
La finanziaria del 2024 è di 35 trilioni, di cui un terzo speso per la guerra. […] la spesa per le infrastrutture comunali è stata ridotta a 818 miliardi nel 2024 e si dimezzerà a 455 nel 2025, per scendere a 360 nel 2026.
La modernizzazione delle infrastrutture potrebbe essere un motore di rilancio, ma il Cremlino preferisce le bombe, e la popolazione non ha i mezzi.
Il fatto che gli ascensori siano prevalentemente occidentali, di marchi che boicottano il mercato russo, e che i prezzi siano aumentati del 50%, è quasi irrilevante di fronte a una constatazione amara: la Russia è un Paese povero, come dimostra il fiume di volontari disposti a morire nelle trincee ucraine per qualche migliaio di euro.
È stato Putin in persona a nazionalizzare la caldaia rotta di Klimovsk, il paese nei pressi di Mosca, mostrando la via. […] Quarant’anni dopo, si sta pensando a una nuova Urss, che abita in una gigantesca banlieue di case popolari (comunque fatiscenti). Una riscrittura definitiva del patto sociale: invece di cittadini che scelgono dove e come vivere, e da chi farsi governare, dei sudditi totalmente dipendenti dallo Stato, e pronti a farsi mandare in guerra, stavolta senza nemmeno i soldi per accendersi un mutuo.
(da agenzie)
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