Destra di Popolo.net

I CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA SPARANO CONTRO LA MARE JONIO MENTRE STA SALVANDO DEI MIGRANTI ALLA DERIVA SU UN BARCONE

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

LA NAVE DI MEDITERRANEA ERA IN ACQUE INTERNAZIONALI E PIENAMENTE LEGITTIMATA A INTERVENIRE… LA VERGOGNA DELL’ITALIA CHE FINANZIA UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

La Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Humans, ha avuto nel pomeriggio di giovedì un “ruvido” incontro ravvicinato con la guardia costiera libica mentre stava aiutando un barcone di migranti in difficoltà.
I miliziani avrebbero aperto il fuoco a scopo di avvertimento, provocando momenti di paura e tensione. “Una motovedetta della cosiddetta guardia costiera libica – ha denunciato la ong su X – è intervenuta violentemente pochi minuti fa proprio mentre la Mare Jonio stava soccorrendo un’imbarcazione in pericolo in acque internazionali”. “I miliziani libici – ha proseguito la ong – hanno sparato colpi d’arma da fuoco in acqua e in aria, creando il panico e provocando la caduta in acqua di diverse persone. Il team della Mare Jonio sta recuperando e proteggendo i naufraghi. Chiediamo che il Governo italiano intervenga subito per fermare i comportamenti violenti, pericolosi e criminali della cosiddetta guardia costiera libica”.
L’imbarcazione era salpata mercoledì sera dal porto di Siracusa, dirigendosi verso il Mediterraneo centrale per la sua sedicesima missione di monitoraggio e soccorso in mare. Pochi giorni fa si era conclusa la Missione 15 con lo sbarco a Pozzallo di 113 naufraghi soccorsi nella notte tra il 23 e il 24 marzo in due distinte operazioni dall’unica nave della Flotta Civile battente bandiera italiana, a cui si aggiungono le 59 persone portate in salvo con la Guardia Costiera italiana.
Il capomissione a bordo Denny Castiglione, poche ore prima dell’intervento dei libici, aveva quasi “fiutato” il pericolo, sottolineando che “la zona Sar libica, dove ci stiamo dirigendo, è la zona di mare dove avvengono, per decisione politica dei governi italiani ed europei, le violazioni dei diritti umani che da inizio anno hanno causato numerosi naufragi e quasi 400 vittime, senza contare le persone disperse e i ‘naufragi-fantasma’ di cui non sappiamo nulla”.
“Le milizie libiche – aveva sottolineato Castiglione – pagate fior di milioni, hanno il compito di catturare e deportare chi tenta di fuggire dai lager: dall’inizio dell’anno sono state 3.791 le donne, uomini e bambini respinti in questo modo verso la Libia, che non è un porto sicuro”
(da Avvenire)

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IL PATTO MAI DISDETTO TRA LA LEGA E IL PARTITO DI PUTIN, RUSSIA UNITA: L’ACCORDO, SIGLATO NEL 2017, “SI RINNOVA AUTOMATICAMENTE”: QUINDI E’ ANCORA VALIDO

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

CALENDA INCALZA SALVINI: “LA LEGA FORNISCA LA LETTERA CON CUI HA ANNULLATO L’ACCORDO CON RUSSIA UNITA”…. IL CARROCCIO: “NON CI SONO MAI STATI RAPPORTI CON I RUSSI, QUINDI È TECNICAMENTE DECADUTO”

Se le parole solenni hanno ancora un senso, e se ciò che si firma di proprio pugno — a maggior ragione pubblicamente — ha ancora un valore, l’accordo di collaborazione siglato a marzo 2017 tra la Lega e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, non è mai stato interrotto. Se non a chiacchiera, un po’ all’italiana insomma, visto che da Mosca si è sempre evitato di commentare.
«Non ci sono mai stati rapporti con i russi, l’accordo parla di cooperazione in alcuni organismi in cui la Russia non non c’è più. Quindi è tecnicamente decaduto», è la versione di via Bellerio ribadita ancora ieri.
Insomma, è la minimizzazione di un patto politico pubblicizzato in pompa magna, celebrato in lungo e in largo (Salvini quel giorno parlò di uno «storico accordo», una specie di trattato di Yalta), ma poi, vista la malaparata, descritto qualche anno dopo come una specie di scherzo che non impegnava niente e nessuno.
Su questa storia, da tempo il leader di Azione Carlo Calenda chiede che «la Lega fornisca la lettera con cui ha annullato l’accordo con Russia Unita», ma con ogni evidenza viene da presumere che questa comunicazione non esiste, visto che finora nonostante le sollecitazioni nessuno dal Carroccio l’ha mai mostrata.
«La domanda è: perché non hanno scritto una mail, visto che bastava quella, per annullarlo formalmente? Da mesi gli viene chiesto, senza successo. E non lo hanno fatto perché probabilmente non vogliono urtare qualcuno che potrebbe dire cose», sostiene sempre Calenda. L’ombra lunga di relazioni non solo politiche ma anche economiche, sospetti e inchieste che però non sono mai arrivate a conclusione. Anche per la scarsa collaborazione delle autorità russe.
(da agenzie)

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LA LISTA “LIBERTA'” DI CATENO DE LUCA PER LE EUROPEE CONTIENE 17 LOGHI

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

SALE SUL CARRO DEL SINDACO DI TAORMINA ANCHE ADINOLFI

«Il mio frigo ha meno adesivi attaccati». «Più tondi per tutti». «Sembra la copertina di Le mille bolle blu di Mina». «Il puzzle è completato».
Sui social, l’ironia dilaga. Cateno De Luca, invece, non scherza: «Oggi abbiamo presentato le altre 4 stelle del firmamento. Siamo a 17, ma non è finita qui». Il riferimento è al listone “Libertà” che il sindaco di Taormina ha riunito per correre alle prossime elezioni europee. Attorno al simbolo della sua formazione Sud chiama Nord, compaiono altri 16 loghi. C’è di tutto: no vax, animalisti, euroscettici, ex leghisti e 5 stelle, pro vita.
Nella conferenza stampa indetta la mattina del 4 aprile sono annunciati i quattro nuovi ingressi: spicca quello del Popolo della famiglia di Mario Adinolfi. Che, accanto a De Luca, dichiara: «A giugno saremo noi il vero Terzo polo: il 4% l’abbiamo già in tasca con i voti delle nostre liste».
L’esuberante “Scateno” rilancia: «Qualcuno dice che sono l’uomo delle imprese impossibili, finora abbiamo anche sfidato le leggi della fisica e ci siamo riusciti. È ovvio che puntiamo ad andare bel oltre il 4% alle prossime elezioni europee». De Luca guarda già oltre la tornata per l’Europarlamento, convinto che da questo agglomerato di forze «nascerà una confederazione, perché vogliamo portare avanti innanzitutto il principio che ognuno comanda a casa propria. E quindi le forze civiche che si sono collegate a noi stanno proponendo i loro candidati sulla scorta di questo principio». E critica le regole del gioco democratico stabilite dai partiti più grandi: «C’è la necessità di rompere questo muro di oligarchia che la casta continua ad alimentare attraverso leggi che continuano ad innalzare gli sbarramenti anche solo per partecipare alle elezioni, attraverso la raccolta firme, e gli sbarramenti elettorali che, in ambito europeo, sono tra i più liberticidi».
La confederazione nascerà dopo il voto dell’8 e 9 giugno, in vista delle quali, a detta di De Luca, lo raggiungeranno altre formazioni politiche: alle 17 attuali, si dovrebbero aggregare «i valdostani, che stanno facendo la lista per la minoranza linguistica francese, e stiamo discutendo anche con alcuni consiglieri regionali della provincia di Bolzano per una lista che riguarderà la minoranza linguistica tedesca». Il simbolo definitivo sarà presentato sabato, 6 aprile, al Teatro Quirino di Roma. «Non è escluso che ancora ci sia qualche seduta spiritica notturna che possa portare qualche altra realtà politica che si sta facendo tenere al guinzaglio da altri», afferma De Luca. Ma a parte «le sorprese» preannunciate, il sindaco di Taormina rivendica di aver raggiunto già un suo obiettivo: ovvero, mettere «insieme forze civiche e politiche che vogliono dare una spallata a questa Europa liberticida in una lista non di scopo per superare lo sbarramento, termine che lasciamo a Emma Bonino ma con il comune denominatore meno Europa, più autonomia, più sovranità, più equità».
(da agenzie)

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CARBONIA, LA DOTTORESSA SI DIMETTE E L’AMBULATORIO CHIUDE: “TROPPI PAZIENTI MALEDUCATI”

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

IL CARTELLO APPESO SULLA SERRANDA DELLO STUDIO MEDICO: “LASCIO PER I RIPETUTI COMPORTAMENTI AGGRESSIVI”

Serrande abbassate, ingresso sbarrato, ambulatorio chiuso. Fuori la fila dei pazienti dello studio medico di Cortoghiana, frazione di Carbonia in Sardegna, tutti con gli occhi fissi su un cartello rivelatore. Perché se il medico lì non c’è più sarebbe anche colpa loro.
“L’ambulatorio resterà chiuso sino al 7 aprile per le dimissioni del medico sostituto causate dai ripetuti comportamenti maleducati e aggressivi perpetuati sulla stessa dal primo giorno di inizio del suo lavoro”. Così recita il cartello affisso sulla serranda.
E la storia prova a ricostruirla l’Unione sarda. Tutto sarebbe cominciato qualche settimana fa: “Sapevamo di attriti con alcuni pazienti di Carbonia – racconta al quotidiano un pensionato di Cortoghiana – e circa un mese fa la professionista ha avuto necessità di mettersi in malattia. Le tensioni sono salite a tal punto che un giorno sono state contattate le forze dell’ordine”.
Ambulatorio chiuso
Con la dottoressa assente, a svolgere il suo lavoro è arrivata la sostituta. La situazione però non è migliorata. Anzi. Pochi giorni prima di Pasqua l’esasperazione è arrivata al limite. Alcuni pazienti avrebbero chiesto insistentemente di accedere alla visita, ne sarebbe nato un confronto acceso, sarebbe volata qualche parola di troppo, atteggiamenti aggressivi, comportamenti maleducati. E così la sostituta ha preso carta e penna, ha plastificato il foglio con una cartellina e con lo scotch da pacchi ha appeso il cartello sulla serranda. Dimissioni e ambulatorio chiuso fino al ritorno della titolare.
(da agenzie)

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L’ITALIA HA SPESO, NEL 2023, 270 MILIARDI DI EURO PER LE PENSIONI, COMPRESE QUELLE DI INVALIDITA’

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

PER LE PRESTAZIONI TEMPORANEE (ASSEGNO UNICO, NASPI, BONUS ECC) SONO STATI EROGATI 38,6 MILIARDI DI EURO (+10,16%) CON UNA CRESCITA DEL 12% PER LA NASPI E DEL 38% SULL’ASSEGNO UNICO INTRODOTTO PERÒ NEL CORSO DEL 2022 (A DIMOSTRAZIONE CHE LA POVERTA’ IN ITALIA AUMENTA)

Nel 2023 è aumentata la spesa per pensioni, soprattutto a causa degli adeguamenti all’inflazione e sono cresciute le entrate contributive. Lo rileva l’Inps. Nell’anno sono stati erogati per pensioni, comprese quelle di invalidità, 269,6 miliardi di euro con un aumento del 6,34% mentre sono arrivati versamenti contributivi per 214,6 euro con un aumento del 4,44% rispetto al 2022 (+4,65% rispetto alle previsioni). Sono stati erogati per le prestazioni temporanee (assegno unico, Naspi, bonus ecc) 38,6 miliardi di euro (+10,16%) con una crescita del 12% per la Naspi e del 38% sull’Assegno unico introdotto però nel corso del 2022
Nel complesso le riscossioni nell’anno ammontano a 395,86 miliardi con un aumento del 4,43% sul 2022 mentre i pagamenti sono stati pari a 396,86 miliardi con un aumento del 7,36% sul 2022. Il dato risente degli adeguamenti all’inflazione (percentuale definitiva calcolata dall’Istat all’8,1%). La spesa per prestazioni istituzionali è stata pari a 317 miliardi. Le pensioni sono state 17,8 milioni e 3,6 milioni le prestazioni per invalidità. L’Inps sottolinea che nell’anno a fronte di 1.434 pensionamenti sono state assunte 4.791 persone portando il personale complessivo a 26.712 dipendenti (+14,63%). I lavoratori assicurati sono 26 milioni mentre le imprese assicurate sono 1,8 milioni.
(da agenzie)

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ISRAELE: UCCIDERNE SETTE PER STERMINARNE DUE MILIONI

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

IL MASSACRO PIANIFICATO DEI PALESTINESI

La censura è un complemento cruciale del genocidio. Sappiamo molto bene che censura e repressione della libertà di parola furono caratteristiche chiave dello sterminio nazista di 20 milioni di persone, fra cui 6 milioni di ebrei, diventate fumo nel vento dei campi di sterminio della Germania nazista.
Un po’ meno bene ricordiamo che nella Repubblica Federale Jugoslavia di Slobodan Milosevic furono adottate diverse misure per censurare tutte le pubblicazioni indipendenti, le stazioni televisive e radiofoniche che osavano denunciare o addirittura menzionare in modo naturale le atrocità commesse dai serbi.
Nel 1998, cinque redattori di giornali indipendenti furono “accusati di diffusione di disinformazione” perché le loro pubblicazioni si riferivano agli albanesi uccisi in Kosovo come “persone” invece che “terroristi”. Quando, per porre fine alle atrocità, la NATO minacciò di invadere il Kosovo, il capo del governo serbo passò alla soppressione diretta di tutte le voci dissenzienti.
Chiunque cercasse di dire la verità doveva guardarsi le spalle. “Coloro che avevano partecipato al servizio della propaganda straniera… non dovrebbero aspettarsi nulla di buono dalle autorità statali”
Traslato al presente questo breve pro-memoria funziona benissimo anche per riassumere la situazione in Israele. Una nazione che in sei mesi di guerra e metamorfosi è riuscita a trasformarsi da stato nato sulla cenere di milioni di vittime i cui discendenti hanno fatto e fanno della memoria dell’Olocausto una bandiera, a stato razzista e carnefice che della fame fa la sua arma di guerra.
Da stato democratico a regime dittatoriale, dove la stampa internazionale subisce la censura, gli viene negato l’accesso ai territori di Gaza dove Israele sta procedendo indisturbata alla più tragica, cinica e chirurgica pulizia etnica degli ultimi decenni. Con l’aggravante che è sotto gli occhi del mondo e si è consumata con la complicità della comunità internazionale.
È evidente, e lo sarebbe anche per un orbo, che se qualunque altra nazione si fosse permessa un decimo di quello che fino ad oggi Israele ha fatto, sarebbe stata isolata dalla comunità internazionale e sanzionata a più riprese, tanto quanto, o forse di più, della Russia, dell’Iran, della Corea del Nord, Repubblica democratica del Congo, Sudan, Bielorussia o Cuba.
La strage dei sette volontari della World Central Kitchen non è stata un tragico e involontario incidente, come ha cercato di sostenere l’IDF che al principio addirittura aveva negato il suo coinvolgimento cercando di far passare la carneficina come opera di Hamas.
Quello dei sette operanti è stato un massacro premeditato, pianificato, chirurgico. Di fronte all’indignazione di Biden e dell’intera comunità internazionale Netanyahu è stato costretto ad ammettere che la colpa è del suo esercito aggiungendo, per non farci sentire la mancanza della sua umanità e empatia, che sono cose che “succedono, è la guerra!”.
Chi dunque voglia avere orecchie per intendere e occhi per guardare, intenda: il massacro degli operatori umanitari della WCK ha un chiaro e specifico obiettivo: quello di accellerare lo sterminio dei palestinesi di Gaza costringendo a fuggire le poche ONG rimaste nella Striscia e ancora disposte a sfidare la morte pur di fornire aiuti alimentari a una popolazione ormai sull’orlo della morte per inedia, carestia e malattie. Cosa che infatti tutte le poche rimaste sul campo hanno fatto, fra ieri e oggi. Adesso Gaza è sola e i suoi due milioni di sopravvissuti dovranno sfidare la morte per fame.
Voglio dare i numeri, quelli che la nostra stampa italiana non dà, docile alla propaganda e sottomessa come è al mainstream: sono più di un milione gli abitanti di Gaza malati, quelli che avrebbero bisogno di cure e di cibo per sopravvivere e dei quali la più parte è destinata a morte certa; sono 30 i bambini che oltre ai 14.500 mila fra i 0 e 10 anni che sono stati già uccisi dall’esercito israeliano, sono morti per malnutrizione e fame in queste ultime settimane; 10.000 sono i malati di cancro che non hanno più accesso alle cure necessarie; degli oltre 78.000 feriti quasi nessuno di loro non può essere trattato perché Israele ha distrutto tutte le infrastrutture, e con particolare ossessiva attenzione soprattutto gli ospedali.
Sono 32 quelli rasi al suolo, 124 le ambulanze distrutte, 341 i medici e paramedici torturati e uccisi. Altri 300 sono stati feriti, 240 arrestati, interrogati e torturati dai soldati israeliani.
Dall’inizio del conflitto Israele ha sganciato su Gaza 70.000 tonnellate di bombe. Sono circa 30kg di esplosivo per ogni abitante, uomini, donne vecchi e bambini, neonati compresi. Dal 7 ottobre Israele ha distrutto più di 400.000 edifici, molti dei quali ha proceduto a spianarli coi bulldozer, riducendoli in briciole.
L’obiettivo è sempre più chiaro: Israele vuole rendere invivibile l’intera area della Striscia di Gaza e prepararsi alla soluzione finale: l’assalto di Rafah. Il “campo da falciare come un prato”, per dirla con parole che circolano nelle chat dei militari dell’IDF, è pronto. Israele ha classificato l’intera area come obiettivo militare. Il che significa che tutti i palestinesi presenti sono e saranno potenziali bersagli.
Les jeux sont faits, rien ne va plus.
(da affaritaliani.it)

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COSA C’E’ DIETRO IL NO A ILARIA SALIS COME CANDIDATA ALLE EUROPEE DEL PD: OLTRE ALLA CONTRARIETA’ DI DIVERSI BIG DEM, CI SONO ANCHE I DUBBI DELLA FAMIGLIA: “NON SO SE ILARIA ACCETTEREBBE DI CANDIDARSI CON IL PD”

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

ELLY HA FATTO FIN TROPPO IN QUELLA GABBIA DI MATTI ATTACCATI ALLA POLTRONA CHE SI OFFENDONO PERCHE’ LA SCHLEIN NON LI HA AVVISATI DELL’INCONTRO CON IL PADRE DELLA SALIS… E ANCHE IL PADRE NON POTEVA CHIEDERE A ILARIA SE GRADIVA O MENO LA CANDIDATURA?

Dopo una settimana di dibattito interno tribolato, Elly Schlein è costretta a smentire in televisione un’idea che era già stata avvalorata e commentata (in tv, in radio, sui giornali) dai big della sua stessa maggioranza (Zingaretti, Misiani, Gribaudo) e annotata dal padre di Ilaria Salis, Roberto
E così, dopo un faccia a faccia mattutino proprio col papà dell’insegnante detenuta da 13 mesi in Ungheria, a sera la segretaria del Pd si è presentata da Bruno Vespa e ha provato a chiudere il caso: «Salis candidata col Pd? Questa ipotesi in questo momento non è in campo – le parole nel salotto politico di Rai 1 – Non c’è nessuna trattativa. Ho voluto incontrare il padre di Salis per discutere come possiamo aiutare a toglierla dalla condizione in cui si trova. Nel dibattito sul toto-nomi terrei fuori una situazione così delicata».
La candidatura di Salis per Bruxelles, a questo punto, pare tramontare, tanto che circola già il nome della sostituta, la giornalista Rai Lidia Tilotta. Decisivo è stato l’incontro tra Schlein e Roberto Salis.
Durante il colloquio, che avrebbe dovuto restare riservato e che è stato raccontato ieri da Repubblica , il papà dell’insegnante ha espresso dubbi sulla corsa con i democratici, secondo fonti che hanno seguito da vicinissimo l’operazione. Riportando la posizione della figlia: non so se Ilaria accetterebbe di candidarsi col Pd.
Se a questo si aggiungono altri due fattori, cioè l’insofferenza montante delle correnti dem (su questa linea: «Doveroso riportare Ilaria in Italia, ma non incarna i valori del Pd») e il fatto che non sarebbe neppure certo che la detenuta, se eletta all’Eurocamera, possa giovare dell’immunità, è facile intuire perché la leader abbia deciso di tirare una riga.
Pur continuando la battaglia politica per il suo ritorno in Italia, di cui Schlein ha discusso di persona, l’altro ieri, con Enrico Letta, prima che l’ex premier, per il suo incarico sul mercato unico in Ue, volasse da Viktor Orbán, affrontando l’argomento.
L’ipotesi della candidatura di Salis era emersa una settimana fa, su queste colonne: Schlein ne ha discusso durante la pre-segreteria di martedì 26 marzo, una riunione con i fedelissimi, al Nazareno, senza però menzionarla nella seduta ufficiale dell’organismo di partito.
Il responsabile Economia del Pd, Antonio Misiani, l’indomani aveva confermato: «Ci stiamo interrogando ». Nicola Zingaretti, su La Stampa , aveva aperto: «Perché no? Se è utile». Anche la vice-presidente del Pd, Chiara Gribaudo, vicinissima a Schlein, su Rete4 non aveva negato, anzi: «Deciderà innanzitutto lei se candidarsi, il Pd è sempre aperto alla società civile». La discussione era talmente avanzata che per Salis si ipotizzava un posto da capolista al Centro Italia o nelle Isole (Salis è milanese, ma sarda di origini).
La notizia dell’incontro di ieri mattina, però, ha irrigidito diversi big. Perché l’appuntamento è stato visto come un’accelerazione solitaria della leader. E anche perché pochi erano a conoscenza del faccia a faccia.
(da La Repubblica)

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“I CONSENSI LI HO. HO OLTRE MEZZO MILIONE DI FOLLOWER. PORTO ALMENO 25MILA VOTI”: ANTONIO RAZZI VUOLE CORRERE ALLE EUROPEE CON FORZA ITALIA

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

“SE CI FOSSE ANCORA BERLUSCONI NON AVREBBE DUBBI A CANDIDARMI. QUANDO SONO STATO AD ARCORE MI HA DETTO: ‘SE TU FOSSI CAPOLISTA PRENDERESTI 2-3 MILIONI DI PREFERENZE, PERCHÉ SEI MOLTO AMATO ANCHE GRAZIE ALLE IMITAZIONI DI CROZZA’” – “HO CHIESTO UN POSTO IN LISTA, MICA STO CHIEDENDO UN POSTO DI LAVORO. QUI DEVI AVERE I VOTI”

«Sto aspettando delle risposte. Mi sono messaggiato con tutto lo staff di Forza Italia ma sulla candidatura nessuno risponde. Io mi sono messo a disposizione del partito perché porto il voto dei giovani. C’è chi ingaggia i cantanti per fare concerti e spingere i giovani a votare, io i voti li ho». Antonio Razzi è un fiume in piena.
Pensa che alla fine verrà candidato?
«Io voglio dare una mano. Ho oltre mezzo milione di follower. Se anche solo il 5% mi votasse, porterei 25 mila voti. Se si vuole superare il 10% è bene avere i numeri. Ci sono candidati che poi uno si chiede “chi lo conosce”. Ma se non metti gente conosciuta come fai a prendere i voti?».
Ma lei si vede candidato con altri partiti?
«Sono un tesserato di FI. Se ci fosse ancora Berlusconi non avrebbe dubbi a candidarmi.
Quando sono stato ad Arcore mi ha detto: “Se tu fossi capolista prenderesti 2-3 milioni di preferenze, perché sei molto amato anche grazie alle imitazioni di Crozza”».
E lei che farà?
«Chi aspetta, spera. Mi devono dire sì o no, non mi offendo mica. Per me amici come prima, basta che non succeda come nel 2018 che lo sapevano tutti i giornalisti che non sarei stato ricandidato e io fui l’ultimo a saperlo. In un partito ci vuole chiarezza: io ho chiesto un posto in lista, mica sto chiedendo un posto di lavoro. Non è che mi si regala qualcosa, qui devi avere i voti. E pensare che…».
(da Corriere della Sera)

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MELONI NON HA GRADITO LA GESTIONE DISASTROSA DA PARTE DELLA SANTANCHE’ DELL’ENTE NAZIONALE DEL TURISMO E COSÌ HA IMPOSTO UN “SUO” PRESIDENTE, ALESSANDRA PRIANTE

Aprile 4th, 2024 Riccardo Fucile

PER TUTTA RISPOSTA, LA MINISTRA HA NOMINATO UN DIRETTORE GENERALE, LA COMMERCIALISTA ELENA NEMBRINI, CON NESSUNA ESPERIENZA NEL CAMPO DEL TURISMO. MA IL CDA CHE DOVEVA CONFERMARE LA NOMINA È STATO RIMANDATO

Non tira una buona aria all’Enit, l’Ente nazionale del turismo. Si mormora di una certa tensione, ultimamente, per alcune scelte fatte dalla ministra Daniela Santanchè e adesso da Palazzo Chigi hanno preso la questione in mano. Facendo registrare il primo vero elemento di tensione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra, al di là delle vicende giudiziarie che la coinvolgono Invece tra nomine non proprio brillanti e scelte discutibili, come la famosa campagna Open to Meraviglia, gli operatori del settore hanno continuato a lamentarsi e le lamentele sono arrivate alle orecchie della premier che ha quindi “commissariato” l’ente. Bloccando di fatto la mano libera della ministra e imponendo la scelta della nuova presidente Alessandra Priante: un nome di alto profilo, già direttrice europea dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite.
Per tutta risposta qualche giorno fa la ministra ha indicato una direttrice generale, figura non prevista dal vecchio statuto dell’ente. Ma ieri il consiglio di amministrazione che doveva approvare il contratto e le deleghe della nuova dg è stato rinviato: perché non tornano né le cifre né i poteri che dovrebbero andare alla ennesima superburocrate del poltronificio.
L’Ente da sempre è stato considerato poco più di un carrozzone. Il governo Meloni aveva assicurato un grande cambio di rotta fin dall’inizio del suo insediamento. Così la prima nomina fatta dalla ministra Santanchè appena insediatasi è stata proprio quella dell’ad: Ivana Jelenic, presidente della Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio Confcommercio, vicina al deputato di Forza Italia Luca Squeri.
Ma a un anno di distanza, nonostante il cambio chiesto dalla ministra da ente a spa, il grande salto di qualità non si è visto. Nessun grande evento, qualche viaggio con annessi traduttori perché alcuni vertici non parlano tutte le lingue, a volte nemmeno l’inglese: e per finire le polemiche per la campagna Open to Meraviglia costata circa 500 mila euro stando solo alle fatture pubblicate fino al primo semestre dello scorso anno.
Per un anno la ministra comunque ha lavorato per nominare il presidente, ruolo al quale ambiva anche Sandro Pappalardo, dirigente di FdI e componente del cda. Prima è circolato il nome di Alberto Tomba, poi quello di Flavio Briatore. Nel frattempo è intervenuta Meloni, per nulla contenta delle scelte fatte fino a oggi dal duo Jelenic-Santanché. Cosi è arrivata il mese scorso Priante.
Ma ecco la zampata della ministra: nel nuovo statuto dell’ente è prevista la possibilità della nomina di un direttore generale, figura assente nel vecchio Enit, che aveva solo un direttore esecutivo. La scelta ricade sulla commercialista di Padova Elena Nembrini: nessuna esperienza nel turismo ma con ampio curriculum societario. Per lei si punta a un compenso da circa 170 mila euro e a deleghe pesanti con ampi poteri di firma.
Tutto bene? No, perché l’ultimo cda, presieduto dalla Priante, si trova sul tavolo il contratto e le deleghe della Nembrini. Ma la presidente chiede tempo e lo chiede anche l’altro componente del cda, Pappalardo. Il blitz della ministra al momento non è riuscito
(da agenzie)

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