Maggio 19th, 2024 Riccardo Fucile
FANNO ECCEZIONE INPS E FISCO CJE PAGANO MEGLIO… PREVISTE 170.000 ASSUNZIONI CHE BASTERANNO SOLO A COPRIRE CHI VA IN PENSIONE
«Il posto fisso è sacro!», intimava Lino Banfi a Checco Zalone mentre lo schiaffeggiava in Quo Vado. Sebbene, però, siano passati solo otto anni dall’uscita del film del comico pugliese, i nuovi lavoratori sembrano avere un approccio molto diverso: avrebbero perso il fascino per la Pubblica Amministrazione. Un disamore fotografato dai numeri: solo nei ministeri, si sono persi 40mila dipendenti nell’arco di dieci anni. Mentre i dati del conto annuale del Tesoro indicano che nei Comuni la perdita è stata di oltre 60mila addetti. E i concorsi pubblici non sembrano attrarre particolarmente i giovani (e meno giovani) alla ricerca di un’occupazione. Fanno eccezione Inps e Fisco, che pagano meglio: sono previste 170mila assunzioni l’anno. Ma basteranno solo a coprire chi va in pensione.
Nord vs Sud
In controtendenza rispetto al trend generale, la scuola ha visto crescere assunzioni e personale: nell’ultimo decennio il dato è passato da un milione a un milione e 200mila dipendenti. Ma ci sono anche lavori nella Pubblica Amministrazione che i giovani non vogliono fare più, dagli ispettori del lavoro agli impiegati nei municipi. Questi sono i dati riportati dal Messaggero, che cita l’ultimo conto annuale del Pubblico impiego della Ragioneria generale dello Stato. La mancata aspirazione alla confortevole stabilità garantita dal «posto fisso» non è l’unico dato che sfata i luoghi comuni: per esempio, risultano esserci più dipendenti statali al Nord che nel Mezzogiorno. Nel Settentrione, infatti, risultano lavorare nei municipi 5,83 persone ogni mille abitanti, mentre al Sud il dato si ferma a 5,34.
Il futuro
Il disinteresse nei confronti del posto pubblico, tuttavia, potrebbe essere solo un fenomeno momentaneo. La «decrescita infelice» degli ultimi anni, infatti, sembra aver già subito una battuta d’arresto nel 2023. Quando, secondo le stime della Ragioneria, per la prima volta nel decennio il personale pubblico è tornato ad aumentare. Si tratta di una flessione quasi impercettibile: nemmeno 50mila dipendenti su un totale di 3,2 milioni. Ma potrebbe diventare più significativa nel prossimo futuro: i dipendenti pubblici hanno un’età avanzata (l’età media si attesta attorno ai 50 anni). E, dopo anni di blocco del turn over, le assunzioni sono riprese. La domanda adesso è: basterà sostituire chi va in pensione per risolvere il problema della carenza degli organici?
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2024 Riccardo Fucile
IL 56% DI CHI HA LASCIATO IL LAVORO NELL’ULTIMO ANNO IN ITALIA SE NE È PENTITO. LO DICE UNA RICERCA DEL POLITECNICO DI MILANO … CRESCE IL MALESSERE PSICO-FISICO DI CHI HA UN POSTO FISSO: SOLO IL 5% È FELICE IN UFFICIO E IL 13% NON RIESCE A STACCARE MAI E LAVORA ANCHE NEL TEMPO LIBERO
Oltre la metà di chi ha lasciato il lavoro nell’ultimo anno se ne
è pentito. A stabilirlo è l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Hr Innovation Practice della School of management del Politecnico di Milano realizzato insieme alla società di ricerche di mercato Bva Doxa. Che fornisce altri dati sulla salute psicofisica negli uffici, tra cui quello sul malessere diffuso: solo il 5% degli italiani è felice in ufficio e il 13% lavora anche nel tempo libero.
Solo il 5% degli impiegati oggi è «felice» in ufficio, il 9% di «stare bene». Il 42% degli italiani è spinto a cambiare da malessere e infelicità. Chi lo ha fatto nel 2023 però vorrebbe tornare indietro nel 56% dei casi: «Continua così la Great Resignation, ma anche il Great Regreat, dice il report, che misura un incremento del 37% rispetto al 2023 in questo pentimento.
Chi ha mollato il posto fisso comunque lo ha fatto alla ricerca del «benessere fisico e mentale» nel 36% dei casi, anche se sono sempre di più le persone che cambiano per migliori opportunità di carriera e di occupabilità nel medio-lungo termine.
Dal quadro dipinto dallo studio emerge una costante incapacità di conciliare vita e occupazione. Si intercetta nel malessere generale ma anche nell’incremento dei cosiddetti Job Creeper, cioè coloro che non riescono a staccare mai e lavorano anche quando dovrebbero curare la vita privata. Nel 2023 questa percentuale è stata del 13% contro il 6% dell’anno precedente.
Rimane stabile la quota dei «Quiet Quitter», cioè gli impiegati che fanno il minimo indispensabile senza lasciarsi coinvolgere emotivamente dalle attività professionali.
Tra i fattori che allontanano aziende e dipendenti c’è la formazione. Le imprese non sono quasi mai in grado di offrire agli aspiranti dipendenti un salario, una possibilità di carriera e uno stile di vita in linea con le aspettative. Ecco perché, dice lo studio, «il luogo di lavoro è sempre meno un posto dove le persone «stanno bene». Questo contribuisce anche al mancato incontro tra domanda e offerta.
L’88% delle organizzazioni italiane fatica ad assumere nuovi dipendenti. E il mancato allineamento è dovuto soprattutto all’assenza di competenze adeguate sia tecniche, nel 57% dei casi, che relazionali (le cosiddette soft skills), nel 36%.
(da Il Corriere)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
IL MINISTRO LOLLOBRIGIDA NE SFORNA UNA AL GIORNO
Chiedimi se sono felice. No, non il celebre film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma il nuovo metodo suggerito dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, per verificare il benessere animale nelle aziende agricole.
Secondo il cognato della premier Giorgia Meloni, infatti, bisognerebbe chiedere direttamente agli animali come stanno. No, non è uno scherzo.
Lollobrigida in un post sui suoi canali social spiega il suo metodo, con tanto di foto esplicativa faccia a faccia con una mucca. “Un modo per verificare il benessere animale in una azienda agricola è “chiederlo” direttamente a loro. Se si avvicinano all’uomo senza timore significa che lo considerano un loro amico“, scrive Lollobrigida.
Il benessere animale è un tema serio, anzi serissimo, al centro del dibattito sulla transizione ecologica. Riguarda questioni come l’eliminazione graduale delle gabbie per tutte le specie, ma anche l’aumento di spazio a disposizione e la qualità della vita vissuta dagli animali.
Un tema che coinvolge soprattutto gli allevamenti intensivi, ma non solo. Per Lollobrigida, che è appunto ministro dell’Agricoltura, la soluzione è molto più semplice. E magari si potrebbe chiedere alla stessa mucca se è felice di morire per una buona causa, come la fine di una guerra.
Sempre secondo Lollobrigida, infatti, “quante guerre non ci sarebbero state di fronte a cene ben organizzate”. Il cognato della premier lo ha detto ieri, 17 maggio, ai microfoni di Vista a margine della sua visita allo stand “Divina Nazione”, l’evento che celebra la candidatura della cucina italiana a Patrimonio Unesco. Una bella bistecca e si smette di sparare.
Tutte le uscite di Lollobrigida
Queste due affermazioni in meno di 48 ore aggiornano la serie di uscite a dir poco discutibili del ministro di Fratelli d’Italia. Non si possono dimenticare le dichiarazioni in cui ha rilanciato la teoria della sostituzione etnica o la fermata del treno ad personam. Ma le sue gaffe più famoso riguardano sempre il cibo. Ad aprile, durante il Vinitaly di Verona, aveva lanciato il formaggio di regime: “Vorrei imporre un piatto dedicato al formaggio nei menu degli esercizi di ristorazione”.
Mentre a settembre scorso al Festival del Trentodoc aveva annunciato che per rispondere a chi “tenta di criminalizzare il consumo” di vino voleva elevarne la promozione, “abbinando il consumo di vino al benessere fisico con gli eventi sportivi“. Un’altra uscita epica ha avuto come teatro il meeting Cl di Rimini.: in Italia “spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi perché cercando dal produttore l’acquisto a basso costo comprano qualità”, aveva detto Lollobrigida.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
ORA L’ULTIMO “REGALO”: UNA POLTRONA DI PRESTIGIO PER LA SORELLA DI EZIO, PAOLA SIMONELLI, INSERITA NELLA LISTA DEL NUOVO BOARD DI LEONARDO, COME COMPONENTE DEL COLLEGIO SINDACALE
C’è anche l’amichettismo legale. Nel senso degli avvocati e dei
professionisti, tributaristi e commercialisti, coinvolti nel gran ballo delle nomine e dei posti di potere assegnati in nome della vicinanza al governo Meloni e della rete di rapporti personali con i fratelli e le sorelle d’Italia.
Maurizio Leo, titolare di uno studio tributario con sedi a Roma, Milano, Torino e Napoli, è oggi viceministro dell’Economia, dopo aver fatto politica nel Msi, poi in Alleanza nazionale, infine in Fratelli d’Italia.
È molto legato professionalmente a Ezio Simonelli, commercialista e titolare di uno studio legale tributario a Milano, amico di Silvio Berlusconi e con incarichi in società del suo gruppo (Mondadori, Mediaset). Simonelli è stato anche il commercialista di Daniela Santanchè.
Ma è entrato nelle cronache perché ha ristrutturato, con seguito di inchiesta per abusi edilizi da cui è stato infine assolto, un vecchio rudere in Sardegna, trasformato in una residenza per vip che ha ospitato negli anni personaggi come George Clooney, Cristiano Ronaldo e anche al dittatore kazako Nursultan Nazarbaev.
Leo aveva progettato di unire le forze per aprire uno studio comune con Simonelli. La nomina a viceministro, nell’ottobre del 2022, ha bloccato la fusione, ma non i rapporti. Il ministro non dimentica gli amici.
Ed ecco dunque che nel giugno 2023 il ministero dell’Economia nomina Simonelli nel consiglio d’amministrazione di Amco, società del Mef che gestisce i crediti deteriorati.
Nel febbraio 2024, altra nomina: Simonelli diventa membro dell’organo di vigilanza di Milano -Cortina 2026, la società per le Olimpiadi invernali.
Premiata anche la socia di studio di Simonelli, Lucia Foti Belligambi che, senza alcuna precedente esperienza di consigliere, nell’aprile 2023 è stata nominata su indicazione del Mef nel consiglio d’amministrazione del Monte Paschi di Siena.
Ora è arrivato l’ultimo premio: una poltrona di prestigio per Paola Simonelli, sorella di Ezio e socia del suo studio. Il ministero dell’Economia l’ha inserita nella lista del nuovo board di Leonardo, come componente del collegio sindacale. La nomina doveva scattare ieri, all ’assemblea ordinaria in prima convocazione, ma è slittata al 24 maggio, in seconda convocazione.
(da il Fatto quotidiano)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
TAJANI: “QUALCHE IGNORANTE SI PRENDE GIOCO DLLA BANDIERA UE£… BORGHI: “PUO’ ANCHE TENERLA COME COPERTA”… MA SE ALLA LEGA L’EUROPA FA SCHIFO PERCHE’ SI CANDIDANO ALLE EUROPEE? RINUNCINO PER COERENZA A 15.000 EURO AL MESE
Botta e risposta sulla bandiera Ue tra il leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani e il senatore della Lega Claudio Borghi, alla luce delle polemiche dei giorni scorsi suscitate dalle parole di Borghi e Roberto Vannacci proprio sul tema della bandiera europea. Dal senatore della Lega è arrivata la proposta di legge per eliminare l’obbligo della bandiera della Ue nei palazzi pubblici italiani, mentre Vannacci alla fine di aprile in un’intervista a La Stampa aveva dichiarato che “l’Ue ha un problema: deve costruire una sua identità. La bandiera blu con tante stelle che identità vuole rappresentare? Non abbiamo nemmeno un animale a simboleggiarci. La Russia ha l’orso, gli Usa l’aquila”. ”Qualche ignorante, anche candidato alle elezioni europee, si prende gioco della bandiera dell’Europa… Le dodici stelle sulla bandiera europea non sono gli stati, sono le dodici stelle che cingono il capo della Vergine, rappresentano le dodici tribù di Israele, e la bandiera è azzurra perché il manto della Vergine è azzurro. Quella bandiera indica chiaramente quali sono le nostre radici. Per questo va rispettata”, ha detto oggi Tajani a Verbania per un’iniziativa elettorale per le europee.
A stretto giro la replica di Borghi: “Abbiamo il simpatico Antonio Tajani che si lancia in spericolate interpretazioni esoteriche della bandiera Ue (le dodici tribù di Israele, il manto della Madonna). Per me può anche tenerla come coperta, la libertà è sacra. Non voglio essere l’unico Paese con l’obbligo di esporla a fianco della bandiera nazionale”.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
L’EX GIORNALISTA GIORGIO CAROZZI AMMETTE LE PRESSIONI RICEVUTE PER VOTARE A FAVORE DELLA PROROGA DELLA CONCESSIONE DEL TERMINAL RINFUSE AL GRUPPO SPINELLI… IL “GIALLO” DELLA TRASCRIZIONE DELL’INTERROGATORIO DI ROBERTO SPINELLI
I pm di Genova riascolteranno, forse già da lunedì 20 maggio,
il file della registrazione dell’interrogatorio di Roberto Spinelli, figlio di Aldo, e in particolare le parole trascritte come «finanziamenti illeciti».
Lo stesso figlio dell’imprenditore [ha sostenuto di aver detto invece “finanziamenti leciti”. Per gli inquirenti allo stato fa fede la trascrizione effettuata e, comunque, da quanto chiarito, questo aspetto non cambia il quadro per l’imputazione di corruzione anche a carico del Governatore, per come delineata.
Avrebbe confermato di aver subito pressioni per cambiare idea e votare a favore della proroga della concessione trentennale al gruppo Spinelli del Terminal Rinfuse, Giorgio Carozzi, ex giornalista e componente del comitato di gestione del porto in rappresentanza del Comune di Genova, sentito come teste ieri nell’inchiesta dei pm coordinati dal procuratore Nicola Piacente sul presunto sistema di corruzione che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Giovanni Toti.
Carozzi, che ha votato in rappresentanza del Comune guidato da Marco Bucci, pare abbia chiarito con dettagli la vicenda. Nei prossimi giorni dovrebbe essere sentito anche Andrea La Mattina, che nel board rappresentava la Regione, anche lui inizialmente contrario alla proroga trentennale e che poi votò a favore. La prossima settimana, dunque, proseguiranno le audizioni di testimoni in Procura e potrebbe essere convocato anche il sindaco di Genova Marco Bucci.
Prenderanno il via all’inizio della prossima settimana gli accertamenti tecnici irripetibili su telefoni, tablet, pc e altri dispositivi informatici degli indagati nell’inchiesta della Procura di Genova con al centro casi di corruzione e che ha portato ai domiciliari, tra gli altri, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Da quanto si è saputo, già da lunedì dovrebbero essere effettuate le copie forensi dei dispositivi del governatore, i quali poi saranno analizzati per acquisire messaggi, email o altro di utile per le indagini.
(da Dagoreport)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
RIXI È IL CANDIDATO NUMERO UNO DEL CARROCCIO ALLA SUCCESSIONE DI TOTI: L’OBIETTIVO È PORTARSI AVANTI E PROVARE A SFRUTTARE L’EMERGENZA GRANDI OPERE PER RECLAMARE LA CANDIDATURA… I MALUMORI DELLA BASE SUL PRESIDENTE AI DOMICILIARI: “RIMANIAMO IPER GARANTISTI, MA È UN TEMA DI CONVENIENZA POLITICA: SE NON LO LASCIAMO NOI CI PORTA A FONDO LUI”
Nel partito c’è chi li ha definiti «il poliziotto buono e quello cattivo»: il segretario, vicepremier e ministro Matteo Salvini a difendere Giovanni Toti contro tutto e tutti, pm compresi, e il viceministro ligure Edoardo Rixi a parlare dei rischi di una difesa ad oltranza del governatore dalle dimissioni.
Il gioco della Lega, nel mare in tempesta della Liguria travolta dallo scandalo della sua Tangentopoli, è parso chiaro sin da subito: palla lunga e prendere tempo, in vista dell’interrogatorio di Toti e (soprattutto) delle Europee […]. Eppure, la prima, vera spallata al presidente agli arresti di domiciliari potrebbe arrivare proprio dal Carroccio, per anni il partito della maggioranza ligure più vicino a Toti.
A suggerirlo l’orientamento sempre più evidente di una base in sofferenza nei rapporti con l’area totiana della coalizione, sul territorio diventato trincea della scena politica nazionale, ma anche la direzione che potrebbero prendere le prossime mosse della dirigenza del partito. Per ora l’unico ad avere proposte solide in chiave successione, – lo stesso Rixi, il capodelegazione uscente a Strasburgo, Marco Campomenosi – e l’unico ad avere un eventuale campo aperto per muovere le pedine nella partita delle prossime elezioni regionali, quello delle grandi opere.
Tra i fedelissimi del governatore sospeso, c’è non per caso chi ha giudicato «anche politico» l’annuncio dato ieri da Rixi dell’invio di una commissione ispettiva del Mit in Autorità portuale.
Un atto quasi dovuto, a scandalo già esploso, di pura scelta “tecnica” ministeriale: «Il pericolo è che se ci fosse anche una sola pratica concessoria illegale i lavori per le grandi infrastrutture legate al porto come la diga foranea si blocchino, noi crediamo alla buona fede di tutti – spiega il vice di Salvini – ma bisogna capire, la situazione non è semplice ma dobbiamo andare avanti».
Ma che a destra, in area totiana come in quota FdI tanto basta per sospettare del possibile disegno leghista. Portarsi avanti nella partita sul futuro politico della Regione, e sfruttare in qualche modo la guida leghista del Mit e lo stato di emergenza legato alle grandi opere in corso sul territorio.
A gestire il più grande appalto del Pnrr, la nuova diga foranea del porto di Genova è del resto una Authority senza presidente e un commissario straordinario (Paolo Piacenza) indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta della Procura.
E se sul territorio dirigenti locali, amministratori, consiglieri regionali e comunali iniziano ad avere quasi una voce sola sul futuro di Toti, dopo le divisioni di vedute dei primi giorni, – «Rimaniamo iper garantisti, ma ormai è un tema di opportunità e convenienza politica: se non lo lasciamo noi ci porta a fondo lui», ammetteva ieri un regionale del Carroccio – calendario alla mano l’occasione ideale per rilanciare, i dirigenti leghisti, l’avrebbero già a disposizione.
Il prossimo 24 maggio sarà il giorno della messa a dimora nel mare davanti alla città del primo cassone della futura nuova diga foranea, alla possibile, eventuale cerimonia di cantiere ci potrebbe essere anche il ministro Salvini.
A interrogatorio di Toti ancora in vista, atteso la settimana successiva, la base leghista in Liguria sogna possa diventare il palcoscenico per scattare nella corsa verso le Regionali che verranno, a prescindere da quando verranno. «La speranza è Toti ne esca pulito, ma dall’inchiesta certe schifezze emergono comunque – è la posizione di molti dirigenti leghisti locali – Se possiamo distinguerci da certe cose, e passare per quelli che lavorano sulle infrastrutture del Paese, perché non cogliere l’occasione?».
(da la Repubblica)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
BASTEREBBE ANDARE A PRENDERE QUESTI RIFIUTI UMANI A CASA E POI CAMPI DI RIEDUCAZIONE
Un messaggio di incoraggiamento sui social firmato
nientemeno che dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a soffiare via la disgustosa ondata di commenti degli haters.
La protagonista è Asia, una 14enne di Sala Consilina, nel Salernitano, che da tempo racconta la sua battaglia contro un tumore al rene attraverso il web.
Le sue pagine sono state prese di mira dagli haters, come ha raccontato la mamma Rossana a Ondanews, decidendo di rendere pubblici alcuni degli insulti e dei commenti più cattivi. Per fare coraggio alla ragazza ecco quindi scendere in campo il Capo dello Stato, che ha scritto:
«Asia ho visto il tuo video e sei bravissima! Complimenti per la tua forza e auguri! Sergio Mattarella» è stato il messaggio inviato dal Presidente dall’account ufficiale del Quirinale, a commento di un video in cui Asia suona il piano nella ludoteca del reparto di oncologia dell’ospedale.
«Sono la mamma di Asia, grazie grazie e ancora grazie», ha risposto Rossana al messaggio di Mattarella. «Spero che l’atteggiamento di Asia di fronte a questo scempio possa essere da esempio a tanti ragazzi e ragazze, a dare la voce e la forza di alzare la testa e combattere queste brutte azioni».
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2024 Riccardo Fucile
DAL QUIRINALE HANNO GIÀ INVITATO SEGNALI DI DISAPPUNTO, SPECIE DOPO L’INCIDENTE CAUSATO DA LOLLOBRIGIDA SUL DECRETO AGRICOLTURA
È un dialogo informale che procede con discrezione, senza strappi e nel rispetto dei ruoli. Ma è un confronto comunque delicato e dall’esito incerto, quello che va avanti da tra gli uffici del Quirinale e di Palazzo Chigi.
Da giorni, i tecnici del Colle si interrogano attorno alla possibile valanga di decreti che il governo potrebbe approvare nelle prossime due settimane. Si interrogano e hanno già inviato qualche segnale di preoccupazione agli interlocutori. Sulla carta, si tratta di sei dl da distribuire in un paio di consigli dei ministri convocati prima delle Europee.
Provvedimenti certo non secondari: tra gli altri, un condono sulle case, una riforma sui giudici di pace e una che istituisce l’agenzia governativa per il controllo dei bilanci delle società sportive (e senza dimenticare la separazione delle carriere, che è invece un disegno di legge costituzionale).
Ecco, in questa interlocuzione informale il Quirinale ha già inviato qualche “segnale” a Palazzo Chigi, si apprende da fonti qualificate e di massimo livello. Il cui senso può tradursi così: davvero volete creare un ingorgo di questo tipo, licenziando un numero così alto di decreti in pochissimi giorni? E davvero intendete farlo scegliendo lo strumento della decretazione d’urgenza, che più volte Sergio Mattarella ha chiesto di utilizzare con parsimonia, nel rispetto del dettato costituzionale? Infine: esistono per tutti e sei i decreti le condizioni di urgenza e omogeneità richiesti?
Finora le risposte sono state vaghe. Tutto, ovviamente dipenderà dalle prossime mosse dell’esecutivo. Ma è altrettanto evidente che esiste un limite, quello della Carta. E che questo limite non va valicato. L’effetto, si apprende, potrebbe essere quello di indurre il Quirinale a lanciare a sua volta un segnale.
Prendendo in qualche modo le distanze da questa prassi, scegliendo uno dei percorsi consentiti: un passaggio durante un intervento pubblico, un rilievo informale prima della firma di un testo (come in occasione del recente dl agricoltura) o una lettera di accompagnamento alle Camere.
Una precisazione è d’obbligo: l’abuso di decretazione non è nuovo e non è stato certo inventato dall’attuale governo. Anche di recente non sono mancati i problemi. A inizio maggio gli uffici del Colle hanno chiesto all’esecutivo di chiarire alcune incongruenze contenute nel decreto agricoltura, fortissimamente voluto da Francesco Lollobrigida.
Un incidente, provocato da un ministro sempre meno centrale nella galassia meloniana, che ha imbarazzato non poco la premier. E costretto Alfredo Mantovano a salti mortali diplomatici con gli uffici quirinalizi. Ed è proprio il sottosegretario a Palazzo Chigi — che ha da tempo la gestione esclusiva del rapporto col Quirinale, avendo in questo rimpiazzato Giovanbattista Fazzolari — a dover gestire questo nuovo confronto informale, il cui esito non è scontato.
È infatti evidente la pressione politica degli alleati — e in particolare di Matteo Salvini — su Giorgia Meloni per approvare prima delle Europee i decreti promessi, a partire dal condono sulla casa. L’obiettivo è farli fruttare in campagna elettorale. A costo di sfidare la sensibilità del Colle.
Tutto si consumerebbe durante i due consigli dei ministri fissati prima delle Europee, il 22 e il 29 maggio, anche se non si può escludere un terzo incontro di governo a inizio giugno, a ridosso del voto.
Un tale intasamento costringerebbe il Parlamento a gestire i decreti in scadenza nei sessanta giorni successivi — dunque da inizio giugno fino all’avvio delle ferie d’agosto — in una corsa contro il tempo che monopolizzerebbe l’attività delle Camere.
(da La Repubblica)
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