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ALDO TOUR, NON SOLO MONTECARLO: SPINELLI ORGANIZZAVA ALL’EX PRESIDENTE DEL PORTO DI GENOVA, PAOLO SIGNORINI, E ALLA COMPAGNA, LA VALLETTA DELLE TV LOCALI, TAMARA MUSSO, ANCHE LUSSUOSI SOGGIORNI A LAS VEGAS

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE PAGAVA TUTTO E METTEVA A DISPOSIZIONE LIMOUSINE, AEREI PRIVATI, CARTE DI CREDITO E CONTO FICHE AL CASINÒ… E QUANDO SPINELLI CHIEDEVA ALL ’EX MANAGER PORTUALE DI ANTICIPARE…

“Io ho scoperto un nuovo tour operator… Aldo Tour…”. Ci aveva preso gusto Paolo Emilio Signorini, l’ex presidente dell’Autorità Portuale di Genova arrestato il 7 maggio per corruzione insieme all’imprenditore Aldo Spinelli, al governatore della Liguria, Giovanni Toti e al suo capo di gabinetto in Regione, Matteo Cozzani (gli ultimi tre ai domiciliari).
Agli atti dell’inchiesta della Procura di Genova ci sono documentati almeno 22 soggiorni a Monte Carlo per lui e, nella gran parte delle volte, per la modella e valletta delle tv locali, Tamara Musso (estranea all ’inchiesta).
Tutto, o quasi, pagato da Spinelli, che metteva a disposizione della coppia limousine, aerei privati, carte di credito e conto fiche al Casinò.
Anche perché, stando alle conversazioni intercettate, quelle rare volte che Spinelli chiedeva all ’ex manager portuale di anticipare, calava il gelo. “Devi dare la tua carta, paghi, ti prendi la tua camera, poi io te li rendo”, spiega l’imprenditore a Signorini il 23 gennaio 2022 .
“Come?”, gli replica Signorini. “Sta tranquillo – dice Spinelli – lo fa anche il mio amico se no non gli danno la camera (…) te la puoi permettere giusto?”. Signorini “annuisce”: “Il fatto è che… ‘sai tra amici”. Bloccata la camera, Spinelli ribadisce a Signorini: “Poi a te ci penso io!… a te ti do tutto indietro!… adesso bisogna che te la paghi”.
Natale, Capodanno, il ponte del 2 giugno, perfino il capodanno cinese. Le avventure di Aldo e Paolo somigliano a quelle dei personaggi interpretati da Massimo Boldi e Christian De Sica nei cinepanettoni anni 2000. Alla fine del 2022, per la coppia Signorini-Russo l’imprenditore organizza perfino un soggiorno a Las Vegas.
“A Las Vegas tu vai lì e sembra di essere a Venezia – racconta Aldo a Signorini il 2 ottobre 2022 – io quando Trump non era presidente degli Stati Uniti, mi aveva accreditato in tutti i suoi casino… e di lì, dove vado vado Paolo non ho bisogno di portarmi i soldi, hai capito? E mi fanno ospitalità tutto gratis”.
Il lavoro impegna molto Spinelli, che fa tutte le telefonate in prima persona. Il 4 dicembre 2022, ad esempio, attraverso una società di noleggio auto con conducente di Genova, prenota “un trasporto all’aeroporto di Malpensa (…) per quattro persone più bagagli”.
Il volo costa, invece, 3.918,56 euro a persona anche se, notano gli investigatori, il 29 novembre, presso l’agenzia di viaggi, Signorini e Musso pagano rispettivamente solo 2.400 euro e 1.900 euro con la carta, aggiungendo del contante.
Nota la finanza: “Al riguardo non è stata acquisita alcuna evidenza circa il prelievo di denaro contante dai rapporti bancari riconducibili alla coppia Signorini-Musso”.
Non solo: il 3 dicembre Musso riceve sulla propria Postepay una ricarica di 799 euro. La coppia avrebbe fruito “di una gratuita permanenza in ragione della messa a disposizione, da parte di Aldo Spinelli, di cospiscui fondi (500.000 dollari)”.
“Cambiamo tutti i soldi che vogliamo.. ce ne ho una da 500, una da 300, una da 150, una da 75…”, assicura Spinelli a Signorini, in riferimento alle carte di credito. “Un albero di Natale”, commenta il manager.
In extremis, tuttavia, il soggiorno negli Usa salta a causa dell’improvvisa scomparsa della suocera di Signorini. Per il disappunto di Musso, tra l’altro (“gli fa schifo Monte Carlo, adesso. Capisci?”, confida il manager portuale all’imprenditore).
Le fotografie agli atti documentano passo passo queste vicende. Come quelle risalenti al 24 febbraio 2023, si vedono Signorini e Musso, trolley al seguito, essere accolti dall’autista di Spinelli. Per ripagare l’imprenditore di cotanta gentilezza, da una telefonata del 15 dicembre 2022, secondo gli investigatori, emerge che Tamara “stesse dipingendo una tela da donare ad Aldo Spinelli, a nome della coppia, come regalo di Natale”, il cui soggetto “sarebbe stato il porto di Genova ”. “Ma poi abbiam pensato che è meglio di no perché sennò uno pensa che sei tu che guardi un’area da chiedere al Demanio”, ha quindi detto, scherzando, Signorini a Spinelli.
(da il Fatto quotidiano)

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ECCO CHI GIA’ CI STA GUADAGNANDO CON IL PONTE SULLO STRETTO CHE NON C’E’

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

SOLO PROGETTI MA QUOTAZIONI ALLE STELLE… LA ROCKSOIL DELL’EX MINISTRO LUNARDI IN PRIMA FILA, I CONFLITTI DI INTERESSE E LE TANTE AZIENDA COINVOLTE… IL CONSORZIO EUROLINK CRESCIUTO IN BORSA DAL 15 A L 30%

Il Ponte non c’è, ma c’è chi sta guadagnando nell’iter messo in piedi dal governo Meloni che ha resuscitato la vecchia gara e i vecchi privati coinvolti quindici anni fa. Le azioni delle aziende italiane, spagnole e giapponesi dentro il consorzio Eurolink, che senza il decreto Salvini sarebbe oggi su un binario morto, sono cresciute nelle rispettive Borse dal 15 al 30 per cento nell’ultimo anno: mentre nella compagine del consorzio sono entrati nuovi volti, come l’imprenditore ed editore del Foglio Valter Mainetti. E se gli atti contrattuali sull’offerta economica e tecnica tra la società Stretto di Messina e Eurolink sono al momento secretati come comunicato formalmente al deputato Avs Angelo Bonelli, nonostante un impegno per le casse dello Stato pari a 14 miliardi, si scopre che tra chi è stato incaricato dallo stesso consorzio sul fronte della progettazione (con tanto di marchio nel frontespizio della documentazione appena presentata al ministro dell’Ambiente), ci sono sigle note: la Rocksoil, l’azienda fondata dall’ex ministro Pietro Lunardi che ha incontrato Matteo Salvini prima del famoso decreto Ponte del 2023, azienda adesso in mano al figlio Giuseppe e che era coinvolta già nel vecchio progetto 2011; e la Proger spa amministrata da Marco Lombardi e che nel cda vede sedere anche Chicco Testa, l’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, la dirigente del Formez Patrizia Ravaioli e l’avvocato Andrea Mascetti, varesino e in passato riferimento “culturale” della Lega.
Ma andiamo per ordine. Il presidente dell’Anac Giuseppe Busia in una intervista a Repubblica ha criticato il decreto Salvini: «Sul Ponte — ha detto — esisteva un progetto di un privato che aveva chiesto i danni allo Stato per la mancata realizzazione. Avendo l’impresa perso il giudizio in primo grado, sarebbe stato molto più conveniente fare una transazione, acquistare per pochi soldi quel progetto e solo dopo, eventualmente, aprire una gara per aggiornarlo e migliorarlo. Invece, prima ancora di chiudere il contenzioso, si è scelto di utilizzare proprio quel vecchio progetto per il Ponte, così facendo lievitare le pretese del privato»
Ma chi sono i volti di questo privato? Il consorzio Eurolink è composto al 45 per cento da Webuild di Pietro Salini, al 18 per cento dalla spagnola Sacyr construccion, al 15 per cento da Condotte spa, al 13 dalla Cmc di Ravenna e poi dalla giapponese Ihi corporation per il 6 per cento e dalla Itinera spa del gruppo Gavio per il 2. Condotte è stata rilevata nella partecipazione Eurolink dalla Tiberiade holding di Mainetti.
Da quando è stato approvato il decreto Salvini Webuild ha visto crescere le azioni del 20 per cento nell’ultimo anno: segnando solo negli ultimi sei mesi un più 30 per cento. La spagnola Sacyr Sa sale del 23 per cento e la giapponese Ihi del 15 per cento.
Ma queste non sono le sole aziende che sognano in grande con il Ponte. Nel frontespizio dell’aggiornamento del progetto (sul quale il ministero dell’Ambiente ha chiesto 270 chiarimenti), compaiono due sigle in bella vista. La prima è la Rocksoil, società fondata dall’ex ministro Lunardi oggi del figlio Giuseppe e che già nel progetto 2011 aveva diversi incarichi.
Lunardi padre è stato coinvolto da Salvini nella fase preparatoria al decreto, come confermato dal ministero Infrastrutture a Report: «Non è stato istituito alcun tavolo tecnico con ingegneri di fiducia dell’ex ministro Lunardi — ha risposto il Mit alla trasmissione — ci sono stati incontri informali con l’ex ministro finalizzati a un confronto sulla gestione dell’opera in passato nonché rispetto alla scenario attuale». Il presidente del Comitato tecnico scientifico nominato dalla Stretto di Messina per dare una prima valutazione al Ponte è presieduto dal professore Alberto Prestininzi: il comitato ha dato parere positivo al progetto definitivo rimandando 62 chiarimenti su prove sismiche e del vento, ma non solo, al progetto esecutivo. «Prestininzi è un amico di famiglia», ha detto Lunardi dal giornalista Danilo Procaccianti di Report che ha visto lo stesso professore uscire dallo studio dell’ex ministro. Insomma, un bell’intreccio.
Oggi il nome Rocksoil compare 750 volte negli elaborati presentati da Eurolink e valutati positivamente dal comitato scientifico: con l’incarico di pianificazione e progettazione sul fronte gallerie. Ma oggi nel frontespizio dell’aggiornamento del progetto compare anche la Proger spa (assente nel 2011): società di Pescara che con Rocksoil ha vinto nel 2023 anche la gara per la progettazione dell’aggiornamento della linea ferrovia Ferrandina.
Nulla si sa sui contratti interni tra Eurolink e queste società. Anche se rispetto al 2011 c’è una novità: oggi il progetto Ponte è tutto a carico delle casse dello Stato.
(da repubblica.it)

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“BUCCI DEVE VINCERE SUBITO”: I SOLDI DI SPINELLI AL SINDACO

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

140.000 EURO DI DONAZIONI DICHIARATE, LA META’ ARRIVATO DA TOTI E DALLA LEGA LIGURIA, CHE A LORO VOLTA NE AVEVANO RICEVUTI 30.000 DA SPINELLI

Nonostante il mare, il porto, l’aria salmastra, Genova non è Bari. E non tanto per questioni climatiche, piuttosto per il differente trattamento che si riserva sempre alle città del mezzogiorno ogniqualvolta affiorano in superfice scandali e intrecci politico criminali.
Per molto meno, infatti, la destra ha scatenato i mastini da combattimento contro il sindaco di Bari Antonio De Caro, reo di avere in consiglio comunale nella maggioranza una consigliera (eletta con il centrodestra e passata poi dall’altra sponda) e suo marito indagati per voto di scambio. E così un solerte ministro dell’Interno ha inviato i commissari per verificare la sussistenza di infiltrazioni mafiose.
Quell’improvviso giustizialismo, è durato finché i guai giudiziari non hanno riguardato Giovanni Toti, il presidente della regione Liguria ai domiciliari per corruzione, a capo di una giunta con i meloniani, la Lega e Forza Italia.
Un’inchiesta su un sistema di potere alimentato in nove anni e dove non mancano le contiguità di alcuni con le cosche. Fin dal primo mandato Toti ha costruito la sua macchina del consenso su una fondazione e un comitato personale, usati per raccogliere mezzo milione l’anno da industriali, aziende e professionisti del territorio.
Dal 2015 al 2022 nelle casse di questa associazioni sono approdati oltre 2 milioni di euro, come raccontato da Domani già due anni fa. Finanziamenti di cui hanno beneficiato molti politici del centrodestra ligure. Il Comitato Giovanni Toti così come la fondazione Change (chiusa da qualche tempo) distribuivano parte delle donazioni incassate, per esempio, dagli armatori genovesi ai vari candidati sindaci della regione. «In sette anni non ho mai preso un euro.
E nessuno accusa Bucci di aver mai preso qualcosa, o aver favorito qualcuno», è la versione ripetuta dal sindaco di Genova, Marco Bucci, in un’intervista al quotidiano La Repubblica. Uno delle molte amnesie del primo cittadino, che presto potrebbe essere convocato in procura come persona informata dei fatti.
LEGA PER BUCCI
I documenti sulle erogazioni private depositate alla Tesoreria della Camera, lette da Domani, smentiscono Bucci. Alla voce «Marco Bucci», infatti, troviamo donazioni per un totale di 140mila euro, tutte a ridosso delle elezioni di giugno 2022, che hanno dato il via al suo secondo mandato. Fin qui nulla di anomalo.
La faccenda si complica, però, quando nell’elenco spunta una donazione ricevuta da Bucci che copre quasi un terzo del monte complessivo: 40mila euro (38.401) versati dal Comitato Giovanni Toti, e dichiarati l’1 agosto 2022 nei documenti della Camera, il che vuol dire che sono stati versati tra maggio e giugno, in piena campagna elettorale.
Quel che non dicono questi dati, perché il Comitato di Toti fa da schermo, è che almeno 15mila euro provengono dall’armatore Spinelli, come per sua stessa ammissione, che ha versato al comitato Giovanni Toti il 25 maggio 2022, donazione registrata al Parlamento un mese più tardi: la legge impone un massimo di tre mesi per depositare la dichiarazione che certifica il versamento.
Lo stesso giorno Spinelli ha versato altri 15mila euro ma direttamente alla Lega Salvini Liguria, che a sua volta tra giugno e luglio ha finanziato Bucci con circa 20 mila euro. Il regalo di Spinelli ai leghisti, alleati di Bucci nella corsa a sindaco, è stato una salvezza: la cassa locale del partito, quell’anno, era in sofferenza. Possibile che Bucci fosse all’oscuro che dietro le donazioni ci fosse Spinelli?
Il fedelissimo di Toti non compare nella lista dei 25 indagati. Tuttavia nelle migliaia di pagine che compongono il fascicolo giudiziario, il sindaco occupa un posto di rilievo in alcune dinamiche di quello che per gli inquirenti è un vero e proprio Sistema.
La procura negli atti di indagine sottolinea, per esempio, come il bonifico al Comitato Toti del maggio 2022 (destinato per la campagna di Bucci), sia stato eseguito in concomitanza di una delibera per la quale l’armatore aveva compulsato chiunque e anche il sindaco era coinvolto in qualità di commissario straordinario della Ricostruzione del Ponte Morandi.
«L’iter amministrativo ha portato il Commissario Straordinario Marco Bucci- previa delibera del Comitato dell’autorità portuale (dove comandava Paolo Emilio Signorini, agli arresti, ndr)- ad approvare il tombamento della calata (Concenter, ndr) in data 12 agosto 2022», è scritto nelle carte investigative.
In quel periodo di valutazioni, i bonifici di Spinelli per Toti sono due: uno destinato alla campagna elettorale di Bucci, effettuato a maggio, l’altro arriva settembre, dopo che Bucci aveva dato il via libera al progetto sognato da Spinelli. Non sappiamo se anche la tranche di settembre sia servita per le spese elettorali di Bucci o sia stata invece utilizzata da Toti per l’allora campagna delle politiche.
ALTRI SOLDI DAL GIRO SPINELLI
Dei complessivi 140mila euro di donazioni dichiarati da Bucci, la più alta è quella del Comitato Toti. Tuttavia anche per altri finanziatori, diretti sostenitori del sindaco, i profili riconducono ancora una volta a Spinelli: 10.500 euro sono arrivata dal gruppo Cosulich, o direttamente o tramite aziende collegate.
Augusto Cosulich, finanziatore di Toti, è a capo di un impero, sempre in ambito marittimo, da 2 miliardi di fatturato, socio di Arkas, cliente del terminal portuale di Spinelli. Cosulich, non indagato, ritorna spesso nelle carte dell’inchiesta su Toti. Il rapporto che lo lega a Spinelli è stretto a tal punto che l’armatore genovese aveva ipotizzato di far pagare a Cosulich il viaggio a Las Vegas per Signorini con «il fine di non apparire come organizzatore e pagatore del trasferimento aereo».
Nella già citata intervista, Bucci giustificava l’incontro in barca di Spinelli spiegando che lui incontra «centomila imprenditori in città… che non vuol dire prendere mazzette, che non ho mai preso». Di certo però Bucci ha ricevuto un sostegno da Spinelli, schermato da Toti, in concomitanza di scelte che hanno avvantaggiato l’armatore.
Bucci, poi, sostiene di non ricordare neppure l’incontro nell’ufficio di Toti nel quale, intercettati, studiavano la strategia per trovare piccoli e grandi finanziatori per la campagna elettorale del sindaco. Obiettivo: raggiungere i 250mila euro. Una cifra doppia rispetto ai 102mila euro che fondazione-comitato di Toti nel 2017 aveva elargito a Bucci per la sua prima campagna.
Ma al di là dei numeri, di sicuro c’era un grande donatore che non aspettava altro se non festeggiare la sua vittoria: «Prima vince le elezioni Bucci, meglio è…», diceva Spinelli intercettato. L’armatore sapeva che dopo la campagna elettorale avrebbe ottenuto la delibera su “Calata Concenter”. E così in effetti è andata: il commissario straordinario nonché sindaco fresco di trionfo, ossia Bucci, ha dato il via libera. Per la felicità di Spinelli, suo anonimo finanziatore.
(da editorialedomani.it)

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ESSELUNGA, IL FILM DELLA CORRUZIONE, TOTI: “ORA SIAMO ALLINEATI SU TUTTO”

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

L’INCONTRO IN REGIONE, L’ACCORDO CON IL BRACCIO DESTRO: CARTELLONI PER LA LISTA TOTI A SOSTEGNO DI BUCCI

La presunta corruzione di Esselunga in cambio di finanziamenti occulti alla lista di Toti, tutto in diretta. C’è un documento eccezionale raccolto dalla Guardia di Finanza, un video registrato grazie a una telecamera nascosta nell’ufficio di Giovanni Toti. È qui che Francesco Moncada – marito di Marina Caprotti, erede del marchio della grande distribuzione – si presenta per chiedere al governatore un aiuto per sveltire le pratiche autorizzative per due nuovi ipermercati di Genova, a San Benigno e Sestri.
Il corrispettivo, per gli inquirenti, viene pattuito poche ore più tardi da Moncada con il braccio destro di Toti Matteo Cozzani, che lo invita nel suo di ufficio “per chiudere il cerchio”, alla presenza dell’ex senatore Montiano Maurizio Rossi, editore dell’emittente Primocanale, indagato per finanziamento illecito: un contratto pubblicitario farlocco, ideato per coprire il sostegno di Esselunga alla Lista Toti per Bucci, a supporto del primo cittadino di Genova in vista delle amministrative del 2022. Anche questo accordo, così come le riunioni sullo yacht di Aldo Spinelli, viene siglato “spegnendo i telefoni” e riponendoli “in un luogo sicuro”. Un accorgimento suggerito da Cozzani “al fine di impedire o rendere più difficoltose le intercettazioni”, scrive la Finanza, e che fa scivolare questa sequenza sui toni di un gangster movie da quattro soldi. Il finale si consuma nell’ufficio del Presidente, alla presenza dei quattro personaggi: “Allora siamo tutti a posto, giusto? – domanda Moncada – Siamo a sistema”. “Siamo allineati su tutto”, risponde Toti. “Anche su Savona…”, azzarda Moncada, altra città in cui Esselunga vorrebbe sbarcare. “Yes”, dice Toti.
La cronaca minuto per minuto di questi abboccamenti è contenuta in un’informativa della Finanza, depositata fra le 9mila pagine con cui i pm di Genova hanno motivato i domiciliari nei confronti di Toti. È indagato per corruzione con Moncada, dimissionario dal gruppo, che ribadisce di aver agito correttamente. L’incontro avviene a mezzogiorno del 17 marzo 2022 nell’ufficio del governatore, e comincia con una singolare chiamata in viva voce di Moncada a Renato Brunetta: “Senti Renato, io sono nelle mani di Giovanni per questi due supermercati qua… per cui se vogliamo mettere il tuo vino devi parlare con Giovanni”. Brunetta (non indagato, ndr) in quel momento non è solo ministro, ma anche produttore di vino, oltre che principale referente politico di Toti in FI: “Sto organizzando con Toti un incontro al Ministero”, risponde. Chiusa la telefonata la riunione entra nel vivo: “A che punto siamo con Sestri?”, domanda Toti. Moncada lamenta che un dirigente regionale “sta facendo un po’ di resistenza”. Della faccenda si occupa Cozzani: “Gli ho detto che quando lo chiamo dovrà andare veloce”. Intorno alle 18, Cozzani riconvoca Moncada nel suo ufficio. Qui viene messo a punto lo stratagemma: Primocanale dirotterà parte della pubblicità di Esselunga, 5mila euro, per annunci a sostegno della Lista Toti per Bucci, “dieci passaggi al giorno” sullo schermo luminoso in cima al grattacielo che ospita la sede della televisione. Moncada è circospetto, chiede consiglio su “come dare una mano a Bucci”, cosa che però “va fatta bene”, perché “devo stare sereno”: “Io faccio tutto, dobbiamo dormire tutti tra due cuscini”. Rossi lo tranquillizza: “La televisione è fiscale, è registrato per sei mesi, lì non hai nessun obbligo”. Il primo cliente di Primocanale è proprio la Regione Liguria e l’inner circle totiano sembra considerare la tv cosa propria: “Rossi ci deve baciare il culo”, dice Cozzani a Toti. Nel tempo i rapporti tra Toti e l’uomo di Esselunga si rinsaldano. In una telefonata del 24 dicembre del 2022 il governatore dice di voler coinvolgere il marchio nel porto di Rapallo. Moncada invita il governatore nella sua casa di Londra: “Un giorno devi venire con me qua, eh… Perché ti faccio vedere una Londra che forse… diciamo che qualche chicchetta te la faccio scoprire (…) ci divertiamo…”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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ARRESTO TOTI, IL RACCONTO DELL’INCHIESTA SULLA CORRUZIONE DOCUMENTATA DA FOTO E VIDEO

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

DALLO YACHT DI SPINELLI AL PALAZZO DELLA REGIONE: TUTTE LE ACCUSE SUPPORTATE DA IMMAGINI E INTERCETTAZIONI

Sono una lunga serie di fotografie a raccontare le presunte corruzioni contestate al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, o meglio fermi immagine tratti dai video di telecamere nascoste che i finanzieri del Gico avevano disseminato in molti luoghi ed in uno in particolare: lo yacht Leila 2 di Aldo Spinelli, l’imprenditore portuale considerato il grande corruttore dalla procura guidata da Nicola Piacente.
Le foto immortalano ciò che viene poi descritto in migliaia di pagine di relazioni e trascrizioni di intercettazioni ambientali e telefoniche.
Sullo yacht salgono Toti co Paolo Emilio Signorini, ex presidente del porto oggi in carcere, e anche Matteo Cozzani, potente capo di gabinetto che si è dimesso dal suo incarico sperando così di ottenere la revoca dei domiciliari.
A bordo dello yacht secondo gli inquirenti vengono stretti gli accordi corruttivi che riguardano soprattutto le concessioni portuali ma anche quelli per risolvere i problemi urbanistici e in particolare l’acquisizione di un tratto di spiaggia per la mega operazione immobiliare a Celle Ligure di Punta dell’Olmo. E ogni volta il padrone di casa adotta una precauzione: chiede ai suoi ospiti di lasciare i telefoni su un tavolo. Ma non sa che ci sono el cimici già collocate all’interno.
Fra gli ospiti, non indagati, anche l’ex procuratore capo di Genova Francesco Cozzi.
Poi ci sono le immagini che arrivano dal cuore del potere di Toti: la sua sala riunioni nel palazzo affacciato su piazza De Ferrari.
Colpisce in particolare la calorosa stretta di mano con Francesco Moncada manager di Esselunga accusato anche lui di corruzione.
E poi c’è il frutto di quella presunta corruzione. Il maxi schermo di Primocanale sul grattacielo di piazza Dante con la pubblicità elettorale della lista Toti a sostengo di Marco Bucci nel 2022 quando il sindaco verrà riconfermato.
Fra le immagini inserite anche quelle relative a un pranzo a bordo e dello yacht che non vede protagonisti personaggi del centro destra bensì l’ex presidente della Regione di centrosinistra Claudio Burlando con altri esponenti dem come il consigliere regionale Armando Sanna.
Un pranzo voluto da Spinelli per parlare di porto che fece molto arrabbiare Toti.
(da La Repubblica)

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“DEVONO DARCI I VACCINI. IO AVEVO GIÀ TRUCCATO I DATI, TOTI LI HA RIAUMENTATI”: IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA E IL SUO CAPO DI GABINETTO, MATTEO COZZANI, SONO INDAGATI ANCHE PER FALSO IN ATTO PUBBLICO

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

I DATI SUI CONTAGI TRASMESSI AL GOVERNO NAZIONALE (LA STRUTTURA DI FIGLIUOLO) ERANO STATI “OGGETTO DI MANIPOLAZIONE” PER OTTENERE PIÙ DOSI… LE INTERCETTAZIONI DI COZZANI: “LI ABBIAMO CALCOLATI CON UN SISTEMA STATISTICO A CAZZO”

Ufficio di Matteo Cozzani, 24 marzo del 2021, l’Italia sta affrontando la campagna vaccinale contro il Covid e la Liguria è in emergenza per la mancanza di dosi. Squilla il telefono e spunta la voce di Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di commercio di Genova.
I due discutono di dosi, di consegne e si lamentano del fatto che non arrivano. Non sanno di essere intercettati. A un certo punto Cozzani se ne esce così: «Il problema qual è stato… che io avevo già truccato, lui li ha presi, li ha riaumentati… quando me li ha rimandati. Ho guardato e gli ho scritto: “Ma c… Presidente, ma sono fuori…”. Ha detto: “Ma no, li ho un po’ aumentati”. “Ma l’avevo già fatto io” gli ho detto. “C… dimmelo che l’hai già fatto te…”».
I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Genova la interpretano in questo modo: «Appare plausibile ipotizzare che i dati sono stati oggetto di manipolazione». Cioè, sarebbero stati alterati i numeri trasmessi alla struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Covid diretta dal generale Francesco Paolo Figliuolo.
«Era un atto pubblico con il quale sono stati rappresentati al governo i fabbisogni dei vaccini sulla base dei quali calibrare le forniture regionali». Insomma, un trucco, costato a Toti e Cozzani un’iscrizione per falso in atto pubblico.
La vicenda ha poco a che fare con la corruzione e il finanziamento della politica che poi diventerà il cuore dell’inchiesta penale. Ma emerge, ad abundantiam , dagli atti depositati in questi giorni a Genova
Al momento l’indagine giace in Procura. Come pure un altro filone d’inchiesta, fin qui sconosciuto, sul quale i magistrati intendono accendere un faro. Riguarda sempre la sanità ma in questo caso si tratta di finanziamenti al Comitato Toti da parte di strutture private. Dietro c’è la grande questione «sanità pubblica e privata».
Fra i finanziatori del movimento politico del governatore, che si articola in Comitati collegati alla Fondazione Change, spuntano varie realtà attive nel settore sanitario convenzionato e privato. Come Casa della Salute, un network di poliambulatori specialistici controllati dal gruppo Italmobiliare della famiglia Pesenti che in Liguria ha conosciuto un vero e proprio boom.
Nato nel 2013, conta oggi 29 strutture che impiegano 900 addetti, fra cui 450 medici. È presente a Bordighera, Ventimiglia, Sanremo, Albenga, Savona, Cairo Montenotte. E ha preso a contribuire con il Comitato di Toti. Il quale ha ricambiato presentando un loro evento nella Sala della Trasparenza della Regione, nel corso del quale sono intervenuti sia lui sia il sindaco di Genova Bucci.
Fra i finanziatori anche l’Iclas di Rapallo del gruppo Gvm, un istituto clinico convenzionato che garantisce oltre 700 interventi l’anno di cardiologia e cardiochirurgia. E altre strutture, fra cui Hc hospital e On health care. A
ll’attenzione dei pm di Genova ci sono tre-quattro finanziatori, che si aggiungono alle 20 società operanti in altri settori entrate nei radar dell’indagine per tangenti. Gli inquirenti vogliono verificare se i versamenti alla politica sono regolari e se a questi corrisponda qualche provvedimento amministrativo a favore dei contributori, eventualità che farebbero ipotizzare dei reati.
(da Corriere della Sera)

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LA SECESSIONE NON TIRA PIÙ IN CATALOGNA, IL BLOCCO DEI PARTITI INDIPENDENTISTI PERDE LA MAGGIORANZA DOPO 13 ANNI

Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile

IL PARTITO SOCIALISTA, CON IL CANDIDATO GOVERNATORE SALVADOR ILLA, È LA PRIMA FORZA POLITICA, CON UN GROSSO VANTAGGIO SU “JUNTS PER CATALUNYA”, LA FORMAZIONE DI PUIGDEMONT… IL PREMIER SPAGNOLO, PEDRO SANCHEZ, GODE: LA SUA LINEA DI “RICONCILIAZIONE” CON BARCELLONA HA FUNZIONATO

Vittoria limpida per i socialisti in Catalogna, che con il candidato a governatore Salvador Illa, sono la prima forza politica di lunghezza sul partito indipendentista Junts per Catalogna, ma resta l’incertezza sulle possibili alleanze per governare. Per la prima volta da tredici anni, i partiti a favore dell’indipendenza hanno perso la maggioranza nel Parlamento catalano.
A scrutinio praticamente concluso, Junts con Esquerra Republicana de Catalunya del governatore uscente Pere Aragones, e l’anticapitalista Cup ottengono complessivamente 59 seggi dei 135 della camera catalana, distanti dalla maggioranza assoluta di 68 scranni.
E per una maggioranza indipendentista non sono sufficienti nemmeno i 2 seggi ottenuti dal partito anti islamista e secessionista Aliança Catalana, al suo esordio alla Generalitat, e intorno al quale le forze democratiche hanno stretto preventivamente un cordone sanitario per isolarlo da patti post-elettorali.
Il Psc di Salvador Illa ha ottenuto 42 seggi, davanti a Juntx con 35 scranni, mentre Erc si è fermato a 20, la Cup ha più che dimezzato la presenza, con 4 seggi. I tre partiti indipendentisti nelle precedenti elezioni del 2021 avevano ottenuto 74 scanni. Il Partito Popolare si attesta come quarta forza politica con 14 seggi, davanti all’ultradestra Vox, con 11, e ai Comuns dell’ex sindaca di Barcellona Ada colau, con 6 scranni.
Negli scenari di possibili alleanze di governo, la più probabile, secondo tutti gli analisti è un’intesa tripartita fra Psc-Erc e i Comuns Esquerra repubblicana potrebbe lasciare definitivamente alle spalle il blocco indipendentista, rafforzando l’intesa con i socialisti, di cui è interlocutore privilegiato anche del governo progressista Psoe-Sumar.
Pedro Sanchez vedrebbe così rafforzato l’esecutivo per canalizzare le tensioni politiche crescenti a livello nazionale della difficile legislatura. La politica del premier della ‘riconciliazione” e della “concordia” in Catalogna, portata avanti dal 2018, culminata con gli indulti ai leader indipendentisti e la legge di amnistia, negoziata in cambio degli appoggi dei partiti catalanisti all’esecutivo Psoe-Sumar, sembra quindi essersi rivelata vincente.
Anche se, per Salvador Illa, non sarà facile negoziare un accordo di governo alla Generalitat, dato che Pere Aragones nel dialogo con Madrid, aveva messo sul piatto un referendum concordato con lo Stato sull’indipendenza, dopo la legge di amnistia. “Erc si farà carico della volontà dei cittadini e lavorerà per dar seguito al proprio progetto politico, dalla posizione che i cittadini hanno deciso, l’opposizione”: ha detto Pere Aragonès, commentando i risultati., che ha definito “molto negativi”.
Erc ha le chiavi della governabilità, ma non ha dato piste sulle future alleanze e dovrà riflettere sul prezzo pagato per la politica di dialogo con Madrid. Anche se Aragones ha riconosciuto che a partire da oggi “si apre una nuova tappa” nella regione. Di “nuova tappa” ha parlato anche il premier Pedro Sanchez, che in un messaggio su X ha salutato lo “storico risultato ottenuto in Catalogna” “Da oggi inizia in Catalogna una nuova tappa per migliorare la vita dei cittadini, ampliare diritti e rafforzare la convivenza”: “I catalani hanno deciso che spetta al Partito dei Socialisti della Catalogna guidare una nuova tappa.
Mi assumo questa responsabilità e non appena sarà costituito il Parlamento esprimerò la mia disponibilità a presiedere il governo”, ha annunciato Salvador Illa. Che ha rilevato, fra i fattori decisivi per la vittoria “le politiche applicate dal governo spagnolo e dal presidente Pedro Sánchez” I patti saranno decisivi e, chi non sembra voler lasciare la scena è il leader di Junts, Carles Puigdemont, che aveva escluso accordi post elettorali con il Psc e promesso di ritirarsi dalla politica se non fosse stato investito presidente in Catalogna. Ha rilevato, alla luce dei risultati, la necessità di “tendere ponti”. E ha invitato Esquerra repubblicana a rinunciare all’alleanza in un eventuale tripartito progressista con i socialisti del Psc e i Comuns, per negoziare “un governo solido di obbedienza nettamente catalana”, che lo faccia presidente della Generalitat.
(da Ansa)

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ANDREA ORLANDO: “A FAR FUORI TOTI SONO STATI GLI ALTRI PARTITI DELLA SUA MAGGIORANZA CHE NON CONTAVANO NULLA”

Maggio 12th, 2024 Riccardo Fucile

“QUESTA STORIA RIGUARDA GLI ALTRI PARTITI DELLA MAGGIORANZA CHE SONO STATI TAGLIATI FUORI DA TOTI DA OGNI DECISIONE SUGLI APPALTI. ERANO LORO AD ESSERE I PIÙ ARRABBIATI COL GOVERNATORE. QUESTO STATO DI COSE NON POTEVA DURARE, ALLA FINE E’ ESPLOSO”

Giovedì ora di pranzo. In un transatlantico Montecitorio semideserto per la campagna elettorale per le europee, arrivano gli echi del caso Liguria e si ragiona sul destino del governatore Giovanni Toti agli arresti domiciliari. Davanti alla buvette si incontrano due personaggi che per i ruoli che ricoprono hanno molto da dire sull’argomento: il capogruppo dei deputati di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, e Andrea Orlando, candidato “in pectore” della sinistra qualora si arrivasse alle elezioni anticipate per la Regione. «Allora che fai ti candidi?», è la battuta che puntuale esce dalla bocca di Foti. E Orlando naturalmente, quasi che l’aspettasse, non si tira indietro. «Che fate voi?», replica con un sorriso consumato.
E chi ha le antenne più tese non può che essere chi ambisce a prendere il posto di Toti, appunto, Orlando. Il personaggio è in gran spolvero, mezzo Pd lo cerca. Ha una sua idea sullo scandalo, sulle sue dimensioni, sulle sue conseguenze. «La questione – osserva – non è il finanziamento dei partiti, che certamente è un tema ma che in questa vicenda con c’entra nulla. Il problema è che non si possono decidere appalti o concessioni al bar o su uno yacht. Il problema è “il sistema”. In questo sistema appalti e concessioni lo decidono le imprese direttamente con il governatore. È un andazzo che lede la democrazia».
Per cui nella testa di Orlando, già ministro della Giustizia, lo scontro tra politica e magistratura non è argomento di questa vicenda. «Io non voglio fare il giustizialista – mette le mani avanti l’esponente del Pd non ci penso proprio. Ma il rapporto tra istituzioni e imprese nella logica di Toti diventa perverso. L’ho detto più volte pubblicamente e lui si è risentito».
Poi, dato che Orlando è uomo di partito e conosce i meccanismi della politica, tira in ballo anche altri.
«La cosa strana – racconta – è che questa storia non riguarda tanto noi visto che in Regione non toccavamo palla ma gli altri partiti dell’attuale maggioranza che sono stati tagliati fuori da Toti da ogni decisione. Erano loro – io ci parlavo – ad essere i più arrabbiati».
E la «genesi» del caso secondo Orlando è squisitamente politica. «Secondo me – è il suo ragionamento Toti ha perso la testa quando ha tentato di proiettarsi sul piano nazionale. Nelle ultime elezioni la sua lista è quella che ha avuto più voti. Se ricordo bene il 22%
Lui a quel punto ha tentato di trasformare il suo movimento in un soggetto nazionale per poter trattare alla pari con gli altri leader del centro-destra. Non gli è andata granché bene per cui si è trovato nella necessità di stringere i bulloni del suo sistema. Ha messo dei personaggi fidati nei ruoli principali in modo da accentrare tutto sulla sua figura. Gli altri partiti della maggioranza non contavano nulla come pure gli altri componenti della giunta regionale».
Ragion per cui per Orlando prima o poi ci sarebbe stata la parola «fine»: «È chiaro che questo stato di cose non poteva durare, che alla fine sarebbe esploso». E qui l’esponente del Pd non risparmia una punta di sarcasmo: «Tant’è che quando c’è stato il dibattito sul terzo mandato per i governatori, ho detto che per me in Liguria si poteva anche fare…E a proposito sarebbe opportuno fare anche una riflessione sul “premierato” che somiglia tanto al sistema di governo delle Regioni».
(da Il Giornale)

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MELONI, PERCHE’ STAI TRADENDO I GIOVANI

Maggio 12th, 2024 Riccardo Fucile

DAL DISCORSO DI INSEDIAMENTO ALLA CAMERA “SIATE LIBERI ANCHE DI CONTESTARCI” ALLE MANGANELLATE SE DISSENTONO

Oltre un anno e mezzo fa, durante il discorso programmatico alla Camera, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni esordiva così: “Io penso di conoscere abbastanza bene l’universo dell’impegno giovanile, è una palestra di vita meravigliosa, indipendentemente dalle idee politiche che si sceglie di difendere e promuovere. Confesso, che difficilmente riuscirò a non provare simpatia, anche per coloro che scenderanno in piazza per contestare le politiche del nostro governo, perché inevitabilmente tornerà alla mente, una storia che è stata anche la mia. Ho partecipato a molte manifestazioni e ne ho anche organizzate tantissime nella mia vita, e penso che questo mi abbia insegnato molto, anche di più di quanto non mi abbiano insegnato altre cose. Voglio dire a questi ragazzi, che inevitabilmente scenderanno in piazza anche contro di noi, una frase di Steve Jobs, che diceva ‘Siate affamati, siate folli’, io vorrei aggiungere anche ‘Siate liberi’, perché è nel libero arbitrio che risiede la grandezza dell’essere umano”.
Ad un anno e mezzo dall’insediamento dell’esecutivo lo scenario è ben diverso da quello che aveva delineato la premier, vi è infatti una certa insofferenza diffusa verso il dissenso nella maggioranza di governo – in tutte le sue forme – dalle contestazioni di piazza sino alle dimostrazioni pubbliche durante convegni e simili.
L’elemento preoccupante, è la miopia che contraddistingue da diverso tempo buona parte del governo, non si rendono conto, che andando avanti così, andranno a sbattere.
Quando ogni due settimane un quotidiano apre con la notizia di studenti manganellati a destra e manca, è probabile se non addirittura palese, che hai un problema. Il danno d’immagine che notizie come queste, possono causare anche all’estero, non è da sottovalutare.
Eppure la cosa sembra non allarmare nessuno, tanto che dopo le manganellate agli studenti di Pisa, la risposta di FdI è stata emblematica: “La causa è la sinistra che spalleggia i violenti”. Per quanto tempo ancora porteranno avanti questa narrazione?
Nessuno di loro al momento ha ancora assunto la consapevolezza, che prima o poi, questo modo di fare sprezzante e noncurante, causerà diverse crepe alla stabilità del governo.
In questo senso, è curioso l’atteggiamento della ministra Roccella, siamo giunti a quota due, se non addirittura tre volte, che la ministra Roccella contestata, decide di andarsene. Non c’è niente di più comunicativamente sbagliato, oggi come ieri, doveva rimanere al suo posto e argomentare. Non si può parlare di censura, nel momento stesso in cui è la ministra a prendere e andarsene (i filmati sono pubblici e tutti possono facilmente constatare l’accaduto). In questa occasione così come nelle altre, la ministra avrebbe dovuto rimanere seduta, argomentare, e tenere duro. Alzare i tacchi, non è altro che un atto di autocensura.
Ma fa tutto parte del disegno comunicativo del governo: un mix di autocommiserazione, vittimismo e dito puntato alla presunta arroganza della sinistra. È chiaro che non si possa pensare di governare una nazione piangendosi costantemente addosso e negandosi al confronto, in questo Berlusconi era cento anni luce avanti rispetto a questa destra, va detto e riconosciuto.
È bene che i membri del governo facciano pace con il loro ruolo, e che si adattino alle normali prassi di una qualsiasi democrazia
(da Huffingtonpost)

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