OSSERVATORIO IPSOS DOXA PER FONDAZIONE CAPELLINO, COSA SUCCEDEREBBE AL CONSENSO DEL CENTRODESTRA IN CASO DI APPROVAZIONE DEL DDL SULLA CACCIA: PERDEREBBE 560.000 VOTI
SOLO L’11% SI DICHIARA FAVOREVOLE ALLA CACCIA
Come voterebbero gli italiani se il centrodestra approvasse il DDL Caccia? E se invece non lo
approvasse? L’indagine Ipsos Doxa* lo ha simulato nel terzo capitolo dell’Osservatorio sulla biodiversità e sulla rappresentanza politica di Fondazione Capellino.
Il risultato è espresso come “saldo elettorale”. Il saldo mette insieme due movimenti rispetto alle attuali intenzioni di voto:
gli elettori che il centrodestra potrebbe perdere, verso altri partiti o verso l’astensione;
gli indecisi e gli astenuti che potrebbero orientarsi verso il centrodestra o verso le opposizioni.
I due scenari danno questi risultati:
se il DDL venisse approvato, il saldo stimato sarebbe di circa 560 mila voti a favore delle opposizioni (−560.160);
se il DDL non venisse approvato, il saldo stimato sarebbe di segno opposto, ma contenuto: +89.730 voti a favore del centrodestra.
SODDISFATTI E DELUSI NEI DUE SCENARI
Tra gli elettori di centrodestra, così come tra indecisi e astenuti, la mancata approvazione del DDL Caccia raccoglierebbe più consensi della sua approvazione.
gli elettori di centrodestra è stato chiesto come reagirebbero se il partito che intendono votare approvasse la riforma, oppure se decidesse di non approvarla:
in caso di approvazione, sarebbe soddisfatto il 21% e deluso il 38%;
in caso di mancata approvazione, sarebbe soddisfatto il 42% e deluso il 18%.
Agli indecisi e agli astenuti la stessa domanda è stata posta riferita alla coalizione di centrodestra:
in caso di approvazione, sarebbe soddisfatto il 9% e deluso il 43%. Tra i delusi, il 14% sarebbe un po’ deluso e il 29% molto deluso, al punto da poter votare una coalizione che si è opposta alla riforma;
in caso di mancata approvazione, sarebbe soddisfatto il 37% e deluso il 13%.
QUANTI ELETTORI DI CENTRODESTRA CAMBIEREBBERO VOTO
Il DDL Caccia rischia di far perdere al centrodestra più elettori se venisse approvato che se non venisse approvato.
Se il DDL venisse approvato:
363.390 elettori di centrodestra (il 2,9%) dichiarano che certamente non voterebbero più il proprio partito: non andrebbero a votare, voterebbero scheda bianca o nulla, oppure sceglierebbero un partito contrario alla riforma;
altri 451.780 (il 3,6%) hanno dubbi e potrebbero fare lo stesso.
Anche non approvare la riforma avrebbe un costo:
66.480 elettori (lo 0,5%) lascerebbero certamente il proprio partito, per non votare o per scegliere una lista favorevole a norme meno restrittive sulla caccia;
245.670 (il 2,0%) hanno dubbi e potrebbero farlo.
In altre parole, se il DDL Caccia venisse approvato, il numero di elettori di centrodestra che dichiarano con certezza di non votare più il proprio partito sarebbe oltre cinque volte superiore rispetto allo scenario di mancata approvazione.
COME SI COMPONE IL SALDO SE IL DDL VIENE APPROVATO
Fratelli d’Italia: −141.940 voti
Forza Italia e Noi Moderati: −126.300
Futuro Nazionale: −101.360
Lega: −42.270
Indecisi e astenuti: −148.300. È la differenza tra i 352.170 che potrebbero orientarsi verso le opposizioni e i 203.880 che potrebbero orientarsi verso il centrodestra.
Totale: −560.160**
Il saldo non è la semplice somma di chi lascerebbe e di chi potrebbe lasciare. Il modello Ipsos Doxa pesa ogni risposta in base a quanto è netta l’intenzione di cambiare e alla direzione dello spostamento.*** Per questo i voti che i partiti della coalizione perderebbero secondo il saldo (411.870) sono più di quelli persi con certezza (363.390), ma molto meno della somma di persi certi e a rischio.
UN ELETTORATO PIÙ ARTICOLATO DI QUANTO SI PENSI
Tre elettori di centrodestra su quattro (75%) ritengono importante la tutela dell’ambiente e della biodiversità e pensano che si debba fare di più. Sulla caccia, invece, l’analisi Ipsos Doxa mostra un elettorato articolato in cinque gruppi:
l’11% è favorevole alla caccia. Il valore più alto si registra in Futuro Nazionale (14%); nella Lega sono il 9%;
il 30% ha una posizione pragmatica e considera la caccia uno strumento per regolare le specie selvatiche invasive;
il 39% chiede una maggiore tutela della fauna, con regole adeguate;
il 14% considera il tema poco importante;
il 6% è del tutto contrario alla caccia.
Questi gruppi descrivono le diverse posizioni sulla caccia, mentre il 75% misura l’importanza attribuita alla tutela dell’ambiente e della biodiversità: sono quindi dati che fotografano aspetti diversi dello stesso elettorato.
Anche le reazioni agli scenari sul DDL non ricalcano necessariamente questi cinque gruppi: nella scelta di voto pesano infatti la fedeltà al proprio partito e l’importanza attribuita al tema. Per questo la quota di elettori che sarebbe soddisfatta o delusa dall’approvazione della riforma non coincide automaticamente con quella dei favorevoli o dei contrari alla caccia.
«Il dato che ci ha colpito di più non è solo quanti voti si potrebbero perdere, ma dove», afferma Pier Giovanni Capellino, cofondatore e Presidente di Fondazione Capellino «il centrodestra rischierebbe di allontanare una parte dei propri elettori e, insieme, una parte di quegli indecisi che potrebbe invece convincere. È una simulazione, non una previsione, e va letta come tale. Ma suggerisce che sulla fauna selvatica il Paese sia più attento di quanto si tenda a pensare. La biodiversità non ha colore politico: appartiene a tutti».
Fondazione Capellino ha scelto di rendere pubblici i dati dell’Osservatorio non per sostituirsi alla politica nelle sue decisioni. Lo fa per portare nel dibattito la voce delle persone e per ricordare che quelle decisioni riguardano un bene comune.
(da comunicato stampa)
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