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GIUSTIZIA , MANCANO I FONDI: “TRIBUNALI, SCRIVETE A MANO”

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

UNA CIRCOLARE DEL MINISTERO RACCOMANDA LA TRASCRIZIONE A MANO DEI VERBALI DI UDIENZA IN MANCANZA DI FONDI

Va bene, c’è la crisi e la spending review è più che necessaria.
Ma ha del clamoroso e rivela quanto sia in affanno la macchina statale il contenuto di una circolare del ministero della Giustizia in cui si invitano i tribunali a tornare all’antico: ovvero, far trascrivere a mano i verbali di udienza.
La sollecitazione è motivata, ancora una volta, dalla carenza di risorse.
In attesa di fondi da destinare alle ditte che hanno in appalto il servizio di registrazione e trascrizione (stenotipia), il ministero “raccomanda di valutare fin da ora l’opportunità ” di limitarne l’utilizzo “ai soli procedimenti nei quali non sia praticabile la redazione di un verbale in forma integrale manuale”.
Dal primo dicembre il servizio di stenotipia potrebbe addirittura essere sospeso.
Se non arriveranno i fondi, spiega infatti la circolare, il ministero “dovrà  rescindere i contratti” stipulati con le ditte che svolgono il servizio di registrazione e trascrizione “e, pertanto, a decorrere dal primo dicembre 2012, lo stesso potrebbe essere interrotto”.
La verbalizzazione manuale, comunque, per il momento non è “consigliata” quando si tratti di “udienze penali nei processi con rito direttissimo, con imputati in stato di fermo o detenzione, ovvero nei procedimenti in cui si decide in merito a provvedimenti restrittivi della libertà  personale”.
La Direzione Generale del ministero della Giustizia, è spiegato ancora nella circolare, a maggio scorso ha chiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze “l’integrazione ai fondi inizialmente stanziati sui vari capitoli di spesa che sono risultati insufficienti alle effettive esigenze”.
“Tale richiesta – è aggiunto – è stata avanzata anche in relazione al capitolo di spesa” per “i costi relativi al servizio di documentazione degli atti processuali penali”.
Poichè il ministero dell’Economia “non ha ritenuto di dover effettuare l’integrazione richiesta”, al ministero della Giustizia “si è presa in considerazione la possibilità  di sopperire alla mancanza di risorse con gli stanziamenti provenienti dal Fondo Unico Giustizia della cui ripartizione, tuttavia, ad oggi non è ancora pervenuta notizia certa”.

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“L’ECONOMIA CRIMINALE IN ITALIA VALE 170 MILIARDI DI EURO”

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

LA RICERCA DELLA CGIA DI MESTRE EVIDENZIA CHE SONO AUMENTATE DEL 303% IN 4 ANNI LE SEGNALAZIONI ANTIRICICLAGGIO

L’economia criminale in Italia vale 170,5 miliardi di euro all’anno.
Una montagna di soldi che oltre essere creata attraverso una serie di attività  illegali spesso viene riversata sul mercato, finendo così per inquinarlo e per stravolgerlo.
DENUNCIA
La denuncia viene dalla Cgia di Mestre che da qualche anno esegue un monitoraggio sulla dimensione economica del giro di affari prodotto dalle organizzazioni criminali presenti nel nostro Paese.
«La stima del valore economico prodotto dalle attività  criminali – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia – è il frutto di una nostra elaborazione realizzata su dati della Banca d’Italia. Va ricordato, in base alle definizioni stabilite a livello Ocse, che i dati prodotti dall’Istituto di via Nazionale non includono i reati violenti come l’usura e le estorsioni».
ESCALATION
La conferma dell’escalation del giro d’affari in capo alle organizzazioni criminali, emerge anche dal numero di denunce pervenute in questi ultimi anni all’Unità  d’Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF).
Si tratta delle segnalazioni di operazioni di riciclaggio sospette eseguite da intermediari finanziari (in primis le banche che ne hanno compiute quasi l’80% del totale), verso la UIF. Ebbene, tra il 2007 ed il 2011 sono aumentate del 303%.
Nel 2011, ultimo dato disponibile, hanno raggiunto la quota record di 48.344.
La Cgia ricorda che una volta ricevuti questi «avvisi», la UIF effettua approfondimenti sulle segnalazioni di operazioni sospette e le trasmette, arricchite dell’analisi finanziaria, al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione investigativa antimafia (DIA). Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la UIF le archivia.

(da “il Corriere della Sera“)

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E’ BOLZANO LA PROVINCIA DOVE SI VIVE MEGLIO: LA CLASSIFICA DEL «SOLE 24 ORE»

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

SCALZATA BOLOGNA, SECONDA E TERZA PIAZZA A SIENA E TRENTO, MAGLIA NERA A TARANTO

È Bolzano la provincia dove si vive meglio in Italia.
Lo ha sancito la tradizionale ricerca annuale del «Sole 24 Ore» giunta quest’anno alla 23esima edizione e pubblicata sul quotidiano in edicola.
Bolzano strappa la prima posizione a Bologna, classificatasi quest’anno solo decima. Maglia nera per vivibilità  è invece Taranto, ancora una provincia del Sud come nel 2011, che scalza dal fondo della classifica un’altra pugliese, Foggia.
LE MIGLIORI
La ricerca – svolta ancora sulle 107 province – si articola su sei settori (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico, tempo libero) costruiti a loro volta su sei indicatori (per un totale di 36), che danno luogo a sei graduatorie di tappa e quindi alla classifica finale. La vincitrice dello scorso anno, Bologna, scende di ben nove posizioni e arriva decima, mentre argento e bronzo vanno a Siena e Trento.
Completano la top ten Rimini, Trieste, Parma, Belluno, Ravenna, Aosta, tutte presenze costanti anche in passato.
LE PEGGIORI
Come detto, si posiziona in fondo alla classifica Taranto che raggiunge il proprio risultato migliore nell’ordine pubblico (54° posto grazie all’incidenza modesta di scippi, borseggi e rapine e di truffe) mentre si ferma al 94° posto in tenore di vita e in servizi-ambiente-salute e al 95° posto nella voce affari e lavoro per registrare i risultati peggiori nel tempo libero e nel settore popolazione (104° e 103° posto).
Ad esempio è messa male sul fronte giovani, visto che la quota sul totale degli abitanti è scesa del 6% in dieci anni ed è al 105esimo posto per l’imprenditorialità¡ dei 18-29enni.
Le due più grandi realtà  metropolitane, Milano e Roma, salgono entrambe un paio di scalini (in 17 ª e 21 ª posizione). Il capoluogo lombardo, tra l’altro primeggia nella classifica del tenore di vita.
Ma anche altri territori con più di un milione di abitanti registrano qualche progresso: è il caso di Brescia e Torino (nella prima metà  della classifica generale) o di Catania e Palermo (nella parte bassa).

(da “il Corriere   della Sera“)

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“IN UNGHERIA SPAZIO PER GLI ITALIANI E LAVORO FISSO”: ORA I CERVELLI DEL NOSTRO PAESE MIGRANO PURE ALL’EST

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

“I CONNAZIONALI CHE SI SPOSTANO QUI LO FANNO PER INVESTIMENTO, PER AMORE O PERCHE’ SI FERMANO DOPO L’ERASMUS

“Mi hanno vista arrivare proprio come una disperata con la mia valigetta, catapultata in Ungheria quasi per caso”.
Virginia Puglisi, 31 anni, è un chiacchierona, e racconta la sua storia con ironia e schiettezza.
Qualche anno fa ha chiuso l’università  in bellezza con un semestre a Cuba per la sua tesi in scienze politiche a indirizzo storico, tema “Uso dei mezzi di comunicazione di massa nei primi anni della rivoluzione cubana”.
Poi, all’ufficio orientamento al lavoro dell’università  Statale di Milano, ha chiesto di continuare ad occuparsi di storia, preferibilmente all’estero, meglio se in un paese di lingua spagnola.
Il giorno dopo, la proposta: “Mi hanno chiamato ridendo, avevano un’offerta di lavoro assurda dall’Ungheria, da una città  sconosciuta dove chiedevano qualcuno che fosse così matto da volersi trasferire lì per insegnare storia in italiano in un liceo pubblico”.
Detto fatto, Virginia si è trasferita a Debrecen, nella Grande Pianura Settentrionale, 200mila abitanti.
“All’inizio è stata dura, nonostante i miei colleghi fossero diventati come una seconda famiglia. Freddo, buio, altro che Cuba. A scuola un disastro, gli unici testi di storia in italiano erano fermi al 1989. Mi sono messa a riscriverli io, anche a seconda del livello linguistico delle classi”.
Dopo due anni, il trasferimento a Budapest: “Non ero andata via da Verona per fermarmi a Debrecen, anche se è stata un’esperienza utilissima, lì ho conosciuto la vera Ungheria”.
L’aria della capitale, più vivace e dinamica, propone a Virginia una nuova sfida: “I primi sei mesi ho insegnato italiano nelle aziende, all’istituto italiano di cultura e all’università  calvinista. Lì mi è successa una cosa strana: l’università  offriva la possibilità  di fare un esame di lingua italiana per ottenere una certificazione in italiano religioso, — racconta ridendo — quindi ho dovuto preparare gli esami cercando materiale religioso, registrando anche i brani per le prove audio in cui io ho fatto la suora e il mio fidanzato il papa…”.
Ora Virginia ha un lavoro stabile presso una grande multinazionale con sedi in tutto il mondo: “Ho trovato questo lavoro tramite un’agenzia interinale. Ho iniziato con il servizio clienti dedicato a Italia e Spagna, per la conoscenza delle lingue. Ora, grazie ad un concorso interno, sono nel team di supporto al centro, mi occupo di efficienza, di progetti: se c’è un’idea nuova per lavorare in modo più veloce cerco di scoprire cos’è, oppure se una procedura è troppo lunga cerco di capire come farla più corta”. La multinazionale per cui lavora Virginia si occupa di chimica, ma in Ungheria non ha centri di produzione, solo assistenza clienti.
In un paese dove la vita e il lavoro costano relativamente poco è più facile investire, e non è raro che le aziende si spostino nell’est Europa.
“Gli stranieri sono quasi parte del paesaggio, tanti sono. Gli italiani che si spostano qui sono al 90% maschi, e lo fanno per tre ragioni: per investimento, per amore, o perchè si fermano dopo l’Erasmus”.
In un paese dove i contratti a tempo indeterminato esistono ancora e il costo della vita è abbordabile, gli stranieri trovano nuove chances: “Il fatto di sapere inglese, spagnolo e italiano qui è un valore aggiunto. Non so come sia per un ungherese, ma per un italiano le possibilità  ci sono eccome. Alla fine, l’importante è non avere paura, andare all’estero non è impossibile. E poi, Budapest è lontana da Milano quanto Lecce, quindi…”
Lanciarsi, osare, anche senza grossi agganci o garanzie. Virginia coltiva la sua esperienza e progetta nuovi viaggi: “Mi piacerebbe provare a cambiare paese, però non escludo neppure di fermarmi qui, insomma mi piace pensare che la porta sia sempre aperta. Dall’Italia non sono fuggita, non ho neppure provato a cercare lavoro lì, nè contemplo di tornarci, almeno per ora. Del resto italiano lo sei per sempre: è un modo di pensare, di fare, che ti porti dentro. Nel frattempo, è bello conoscere qualche altro angolo di mondo”.

Mariangela Maturi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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CONFARTIGIANATO: ALLE IMPRESE DEL SUD UN PRESTITO PUO’ COSTARE FINO AL DOPPIO DEL NORD

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

A CROTONE TASSI MEDI ALL’ 8,21% CONTRO IL 3,91% DI BOLZANO… IN CALO ANCHE LA QUANTITA’ COMPLESSIVA DEI FINANZIAMENTI      

Il costo del denaro non è lo stesso in tutta Italia. Una realtà  facilmente sperimentabile e che ora è stata «certificata» da una ricerca della Confartigianato.
Al Sud infatti un prestito può costare fino al doppio che al Nord.
SPREAD
Confartigianato ha calcolato infatti lo spread dei tassi d’interesse legato alla geografia: più penalizzate le aziende del Sud (a Crotone i tassi medi proposti ai piccoli imprenditori svettano all’8,21%, con un aumento di 161 punti base tra giugno 2011 e giugno 2012), rispetto al Nord. A Bolzano i tassi si fermano al 3,91% (+76 punti base annui).
Non va bene neppure agli imprenditori di Vibo Valentia (a pari merito dei crotonesi con tassi d’interesse dell’8,21% ma cresciuti addirittura di 257 punti base in un anno) o di Cosenza, con tassi al 6,97% aumentati di 199 punti base.
All’opposto invece Trento, con un costo del denaro al 4,52% cresciuto di 105 punti base tra il 2011 e il 2012, e anche a Cuneo (4,60%, + 107 punti base in un anno).
A Crotone, quindi il credito per un’impresa è due volte più costoso rispetto a Bolzano, con un divario di 430 punti base.
A conferma di uno spread sempre più elevato tra le diverse aree del nostro Paese.
FINANZIAMENTI
Il rapporto di Confartigianato mette anche in evidenza il calo della quantità  di finanziamenti alle imprese, diminuita del 4,5% tra agosto 2011 e agosto 2012.
Le più penalizzate sono le piccole imprese con meno di 20 addetti, i cui finanziamenti si sono ridotti del 4,9%.
A «soffrire» ancora di più il razionamento del credito sono le imprese artigiane: da giugno 2011 a giugno 2012 lo stock dei finanziamenti è diminuito del 7,2% e si attesta a 53,3 miliardi.
A livello regionale, la maggiore flessione di finanziamenti alle imprese tra agosto 2011 e agosto 2012 si è verificata in Sardegna (-10,8%), Molise (-7,7%) e Calabria (-71,%).
MAGLIA NERA
Se il credito cala, i tassi di interesse sono sempre più alti.
A settembre 2012 il tasso medio alle imprese applicato in Italia si è attestato al 3,46%, ma sale al 4,42% per i prestiti fino a 1 milione di euro e arriva al 4,86% per i prestiti fino a 250.000 euro.
Con questi valori, l’Italia è al primo posto per i più alti tassi d’interesse sui finanziamenti registrati nell’area Euro a 17, dove la media dei tassi si ferma al 2,56%, con uno spread di 80 punti base tra il nostro Paese e la media Ue.
Siamo maglia nera in Europa anche per il maggiore rialzo dei tassi: 28 punti base in più tra aprile 2011 e settembre 2012.
Nello stesso periodo, invece, nel resto d’Europa il denaro è diventato meno costoso: i tassi d’interesse sono infatti diminuiti in media di 56 punti base, e addirittura in Germania il calo è stato di 95 punti base.

(da “il Corriere della Sera“)

argomento: economia, Lavoro | Commenta »

GRAND HOTEL MONTECITORIO: SAUNA E PROFUMI CHANEL ALLA CAMERA

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA MONICA RAUCCI DI “L’ULTIMA PAROLA” DI RAI DUE HA FATTO DOVERSE SCOPERTE CON UAN TELECAMERA NASCOSTA

Incursione video della giornalista de “L’Ultima parola”, Monica Raucci, nella Camera dei deputati.
Con una telecamera nascosta, l’inviata del programma di Rai Due scopre una realtà  sinora ignota nei meandri del Palazzo di Montecitorio.
Il viaggio della Raucci svela, ad esempio, l’esistenza di un’agenzia viaggi dedicata alle trasferte dei deputati e ricorda che i costi per i soggiorni dei parlamentari in questa legislatura ammontano a 26milioni di euro, dei quali 8milioni e mezzo per i rimborsi viaggio.
I lussuosi bagni, invece, sono presidiati dai commessi ventiquattro ore su ventiquattro. Quelli per le donne, in particolare, sono dotati di dispenser caricati di profumo Chanel.
L’esplorazione della giornalista prosegue fino alla grande sala del “barbiere della Camera”, dotata di marmi e poltroni in pelle: qui anche le donne possono usufruire del servizio con appositi bonus.
La scoperta più incredibile riguarda il sistema sanitario: non solo esistono un numero verde di consulenza e un’assistenza domiciliare gratuite, ma le cure mediche per i parlamentari sono completamente rimborsate da una cassa speciale, il “Fondo di solidarietà ”.
I rimborsi includono voci come la fangoterapia, grotte termali e bagnoterapia, servizi a cui i deputati possono accedere persino con la propria famiglia o col proprio convivente “more-uxorio”.
E infatti la Raucci scopre un super-presidio sanitario, che conta un’infermeria, una sala per fisioterapia e cinque studi medici.
A questo si aggiunge un’area relax dotata di attrezzi ginnici e saune, presidiata da due commessi.
A riguardo sono stati chiesti lumi al Presidente della Camera Fini, che però ha risposto di non saperne nulla.
Il giorno dopo quella stanza è stata chiusa .

Gisella Ruccia

argomento: la casta | Commenta »

CI MANCAVA PURE LA RISSA TRA POMPE FUNEBRI PER I CORPI DEI BRACCIANTI UCCISI DAL TRENO A ROSARNO

Novembre 27th, 2012 Riccardo Fucile

CALCI, PUGNI E URLA TRA NECROFORI CONCORRENTI SOTTO GLI OCCHI DEI PARENTI CHE GRIDAVANO “VERGOGNA”

Calci, pugni, colpi di lettiga e urla fra addetti di agenzie funebri concorrenti in lite per accaparrarsi i corpi dei sei braccianti morti nell’auto investita dal treno a Rossano.
La scena è andata in onda la notte, a poche ore dall’incidente, sotto gli occhi esterrefatti delle forze dell’ordine e soprattutto di amici e parenti delle vittime – tre uomini e tre donne di nazionalità  romena – che gridavano “Vergogna” e chiedevano rispetto per quelle povere salme.
La scena da sciacalli è stata raccontata in parte da un video pubblicato dal “Quotidiano della Calabria”.
Protagonisti i titolari e i dipendenti di alcune agenzie di pompe funebri dei paesi vicini, accorsi sul luogo della tragedia una volta allertati dalle forze dell’ordine e dai sanitari.
Uno spettacolo sconfortante, scrive sulla testata calabrese il giornalista Valerio Panettieri. “Quelli sono tutti miei – si sente urlare davanti alla carcassa dell’auto – . Sono stato avvisato dall’ospedale, sono arrivato per primo, se qui viene qualcuno che non è di Rossano succede un casino. Questa è roba nostra, non vogliamo gente da Corigliano o da Mirto”.
Dall’altra parte la replica: “No, facciamo uno a testa”.
Poi gli spintoni e la rissa. Quando lo scontro sembrava essersi placato, mentre si trasportava una delle salme, il titolare di una delle agenzie ha dato nuovamentea in escandescenze.
I portantini hanno perso l’equilibrio, facendo cadere a terra dalla barella il corpo che vi era adagiato.
A quel punto, gli amici e i parenti delle vittime hanno cominciato ad urlare. “Vergognatevi, questo è il mio sangue, non sono dei cani questi sono esseri umani”.
La situazione è rimasta tesa fin quando le auto con a bordo i corpi dei sei lavoratori non si sono allontanate, inseguite ancora dalle grida: “Sciacalli, sciacalli!”.

Giuseppe Baldessarro
(da “la Repubblica“)

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PRIMARIE CENTROSINISTRA: LE TRE PARTITE DECISIVE DEL BALLOTTAGGIO

Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile

MERCOLEDI’ FACCIA A FACCIA TELEVISIVO, LA REGISTRAZIONE DI NUOVI ELETTORI E LA STRATEGIA DELLA CRIMINALIZZAZIONE

Erano da pochi minuti passate le nove della sera, in tutta Italia lo scrutino era ancora in altissimo mare, i fronti avversi stemperavano l’ansia scambiandosi compiacimento per il boom di partecipazione, quando sulle agenzie è comparsa una dichiarazione dell’onorevole Luca Sani, un albergatore maremmano che è stato sindaco e segretario dei Ds di Grosseto: «Nella nostra città  c’è stato un voto fortemente inquinato per una massiccia presenza di elettori di centrodestra. Un’azione di disturbo studiata a tavolino».
Difficile dire se l’onorevole Ciani, nell’uscire allo scoperto, disponesse di dati incontrovertibili, ma quella sortita è interessante perchè rappresenta uno degli «squilli» di tromba più significativi in vista del ballottaggio.
Nelle prossime ore Bersani e l’intero gruppo dirigente saranno chiamati ad una scelta delicata: se puntare o meno su un’arma antica, la «criminalizzazione del nemico».
Ma sono tante le incognite che gravano su un ballottaggio che Pier Luigi Bersani si sarebbe risparmiato, che si profila insidioso e che – nelle intenzioni dell’entourage di Renzi – potrebbe diventare «una partita completamente diversa dalla prima fase».
Sulla base degli strateghi dei due fronti contrapposti, la partita del secondo turno è destinata a giocarsi su molte variabili.
Dando per scontato, già  nelle prossime ore, il pronunciamento a favore di Bersani da parte di Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci, tre sono le principali incognite.
Anzitutto l’intensità  del faccia a faccia televisivo che quasi certamente si svolgerà  mercoledì su RaiUno in prima serata, davanti ad una platea che almeno sulla carta potrebbe essere quadrupla rispetto a quella del confronto a 5 che si è svolto su Sky. C’è poi l’incognita sulla quantità  di nuovi elettori che si registreranno, giovedì e venerdì, prima del ballottaggio previsto per domenica.
E tra le incognite decisive c’è anche l’efficacia della prevedibile campagna di denuncia che getta ombre su Renzi.
Ma al primo posto tra le variabili che possono influenzare il voto, c’è sicuramente il duello televisivo.
Nella prima fase è stato Bersani a tenere bassi i riflettori: è stato il suo staff a chiudere la porta a confronti a due tra candidati, chiedendo ed ottenendo che il confronto fosse a cinque.
Ma la richiesta più qualificante è che il dibattito collettivo si svolgesse su una rete nazionale ma ad ascolto limitato come Sky.
A dispetto delle cautele, il dibattito ha avuto un ascolto complessivo inatteso per quella emittente (1 milione e 800.000 spettatori), un successo che ha suscitato una forte reazione nei nuovi vertici Rai.
Se ne è parlato persino nel corso di una riunione del Cda Rai, nel corso del quale presidente e direttore generale hanno sottolineato l’occasione persa per il servizio pubblico, chiedendo che il duello tra gli eventuali sfidanti si svolga mercoledì in prima serata su RaiUno.
Bersani, per evitare che si speculasse su un suo timore, già  da qualche giorno ha dato la sua disponibilità , mentre Renzi, attraverso il suo portavoce Marco Agnoletti, ha fatto sapere che non avrebbe assunto «nessun impegno prima di sapere chi fossero stati i protagonisti del ballottaggio».
Ieri sera Enrico Mentana, conoscendo la prenotazione della Rai, si è proposto per ospitare un secondo confronto su la 7 per sabato sera.
La seconda variabile riguarda i nuovi elettori.
Nelle Primarie che hanno portato all’indicazione di Franà§ois Hollande come candidato dei socialisti, nel secondo turno gli elettori sono aumentati, passando da 2 milioni e 600 mila a 2 milioni e 800 mila.
Nei giorni scorsi, nelle trattative – Lino Paganelli, il responsabile delle Feste schierato con Renzi – è riuscito a ottenere la possibilità  di una seconda registrazione, non online ma fatta di persona, che si potrà  realizzare giovedì e venerdì prossimi.
Certo la tentazione di Renzi sarebbe quella di chiedere una riapertura dei termini, anche perchè come dice lui stesso l’ostracismo dell’apparato è stato totale: «Avevamo contro 107 segretari provinciali su 110, mentre soltanto 123 parlamentari erano dalla nostra parte».
Oggi i due leader e i due staff prenderanno le decisioni decisive e da stasera parte il rush finale.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

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A RENZI NON STANNO BENE I RISULTATI, VUOLE RICONTARE I VOTI: SAREBBE GIUSTO L’OCCASIONE PER ELIMINARE QUELLI CHE HA RICEVUTO DAL CENTRODESTRA PER FARE IL LEADER DEL CENTROSINISTRA

Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile

INCREDIBILE RENZI: VUOLE UN “SECONDO TURNO APERTO A TUTTI”: NON GLI SONO BASTATI GLI ELETTORI PDL E LEGHISTI DEL PRIMO TURNO?

I dati ufficiali arriveranno solo alle 18, dopo il via libera da parte del comitato dei garanti, ma con il ballottaggio ormai certo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi si riaccendono le polemiche della campagna per le primarie.
Dopo la giornata del voto, contraddistinta dal fair play, si torna a discutere sulle regole delle primarie e anche sui risultati del primo turno.
Per il comitato promotore delle primarie i dati “ufficiosi”, che riguardano comunque il 90% dei seggi, parlano di un distacco del segretario del Pd sul sindaco di Firenze di quasi dieci punti percentuali. –
Bersani si afferma primo con il 44,9%, seguito da Renzi al 35,5%, da Nichi Vendola al 15,6%, da Laura Puppato al 2,6% e da Tabacci all’1,4%.
Dati contestati dallo staff di Renzi secondo il quale le distanze sarebbero minori con Bersani al 43,4% e Renzi al 38,8%. C’è di più.
I renziani con Nicola Danti chiedono al quartier generale del partito di «pubblicare on line sul sito tutti i verbali dei nove mila seggi» e contestano il metodo perchè «aggregare i dati su base provinciale come ha fatto Nico Stumpo è molto discutibile». E Roberto Reggi chiede che al secondo turno si possa far votare tutti.
Anche il primo che passa, certo, basta che voti per Renzi.
«Il mio risultato è assolutamente incoraggiante, ho grande fiducia in domenica scorsa e sono sicuro che dal giorno dopo lavoreremo tutti insieme per la galoppata impegnativa delle elezioni», commenta intanto Pier Luigi Bersani.
Poi l’appello all’avversario: ««Con Matteo ci siamo mandati dei messaggini, poi stasera ci vediamo a Milano. Ci siamo scambiati gli auguri, le cose buone. Lui ha sempre il difettuccio di dire “noi e loro”, ma noi siamo noi tutti noi, loro è Berlusconi. Non c’è bisogno di fuoco amico, l’avversario è la destra».
Forse Bersani non ha ancora capito chi si sono messi in casa.

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