Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO 30 GIORNI HA RICEVUTO L’ORDINE DI ARRESTO DOMICILIARE… LA SUA RICHIESTA DI POTER CONTINUARE A LAVORARE
Il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti ha affidato ad un tweet la notizia che era attesa proprio per queste ore: “Ricevuto ordine di arresto domiciliare”.
Scadevano infatti oggi i 30 giorni di sospensione della pena a 14 mesi di reclusione comminata al giornalista per diffamazione.
Sallusti, ha spiegato il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, ha ottenuto la sospensione della carcerazione “ricorrendo le condizioni per l’esecuzione della pena detentiva presso il domicilio” in base al cosiddetto decreto ‘svuotacarceri’.
La procura ha precisato anche che l’ultima decisione sui domiciliari al direttore de Il Giornale spetterà comunque al magistrato di sorveglianza, il quale ha secondo la legge 5 giorni di tempo per decidere.
Il termine comunque è ordinatorio e non perentorio, consente quindi al magistrato di Sorveglianza un periodo più lungo per decidere le modalità della detenzione ai domiciliari oppure confermare il carcere.
“Ho dato mandato ai miei legali di chiedere al magistrato di sorveglianza se posso continuare a lavorare, ogni altra richiesta è subordinata a questo” ha dichiarato Sallusti, il quale ha espresso la richiesta di scegliere come domicilio presso il quale sconate la pena, qualora non venga riconfermato il carcere, la residenza milanese di Daniela Santanchè.
“Anche se non vado in carcere e quindi non ci sarà la violenza fisica della detenzione – ha dichiarato Sallusti – resta comunque la violenza psicologica dell’essere privati della libertà “.
Riprende oggi tra l’altro, la discussione sul ddl sulla diffamazione in Senato. Fieg e Fnsi lanciano l’appello affinchè il Parlamento ritiri il provvedimento definendolo ‘una pessima legge che che introduce norme assurde’
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE POTREBBE LASCIARE A GIORNI LA PRESIDENZA DEL PARTITO… E TIFA PER RENZI
«Qualche cosa deve partire da ciò che sta succedendo oggi, stiamo valutando se dar vita a
un nuovo soggetto politico».
Così Silvio Berlusconi a «La telefonata» di Belpietro, su Canale 5.
E sulle primare Pdl ha aggiunto: «Per ora vanno avanti, c’è un ufficio di presidenza che deciderà se confermare o meno le primarie del 16 dicembre».
Ma secondo alcuni quotidiani tra i quali il Giornale, della famiglia Berlusconi, l’ex premier si potrebbe dimettere questa settimana dalla presidenza del Pdl e annunciare la rinascita di Forza Italia.
Sarebbe lo stesso Cavaliere a guidare alle prossime elezioni di primavera la nuova lista composta da pochi fidati politici ed esponenti della società civile e del mondo imprenditoriale.
«PRIMARIE?»
L’annuncio dell’abbandono del partito del predellino dovrebbe arrivare, secondo la stampa, giovedì ¬ nel corso di un ufficio di presidenza che Alfano vorrebbe invece per fare chiarezza sulle primarie previste al momento per il 16 dicembre ma a questo punto sempre più in bilico.
Berlusconi già nelle scorse settimane era apparso scettico sulla opportunità delle primarie ma poi sembrava aver prevalso la linea del segretario.
E in diretta stamattina, il pensiero del cavaliere è emerso chiaramente: «Gli italiani sono lontani dalla politica. Il 70% degli italiani è disgustato dai partiti», ha detto. Un’analisi usata come premessa per annunciare «una forza nuova».
«CAMBIARE TUTTO»
«Serve cambiare tutto, aprire gli occhi su quello che sta succedendo in Italia, a partire dalle dimissioni imposte al mio governo, che pure aveva fatto molto bene. Sto riflettendo su quale possa essere la ricetta per realizzare quella rivoluzione liberale che era stata da me promessa in buonafede. Ma la rivoluzione liberale non è stata possibile concretizzarla a causa di un’architettura istituzionale italiana che impedisce ogni cambiamento». Quindi per riformare in profondità il sistema, ha concluso Berlusconi, «occorre cambiare le regole costituzionali».
SOCIALDEMOCRATICO
Rispondendo ad una domanda sull’esito delle primarie del centro-sinistra, Silvio berlusconi ha detto. «Renzi non ha portato avanti le stesse idee del Pci-Pds-Ds, che non hanno mai abbandonato l’ideologia comunista. Con Renzi anche l’Italia potrebbe avere un partito socialdemocratico come l’Inghliterra e la Germania».
DEMOCRAZIA
Auspica dunque una vittoria di Matteo Renzi alle primarie del centrosinistra, l’ex premier. Che non si lascia andare a previsioni sull’esito del ballottaggio di domenica 2 dicembre: «A me non piace guardare in casa d’altri, vincerà chi avrà piu voti. Ma questa è una prova di democrazia che ha finalmente dato il Pd e siamo curiosi di vedere cosa succederà ».
«RISORSA»
Berlusconi si è poi detto d’accordo con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo il quale il premier Mario Monti, in quanto senatore a vita, non si candiderà alle elezioni di primavera, ma potrà essere una risorsa dopo il voto. E non rinuncia a ribadire la propria contrarietà alle politiche di rigore del governo tecnico che, «sulla linea della Merkel ha portato l’Italia nella spirale della recessione».
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
VERTICE AD ARCORE CON I FEDELISSIMI… L’ANNUNCIO SARA’ IN TV… GHISLERI: “IL RISCHIO E’ CHE IL PDL PRENDA I 4-5% E CHE UNA LISTA BERLUSCONI NON BEN STRUTTURATA VADA MALE”
Si parte.
Già oggi, di prima mattina, al telefono con Belpietro su Canale 5 Silvio Berlusconi potrebbe annunciare la nascita del nuovo soggetto politico a cui lavora da settimane e che ormai è deciso a varare.
Se dirà il nome – che sarà quasi certamente Forza Italia -, se ne delineerà con precisione i contorni, i protagonisti, gli inclusi e soprattutto gli esclusi, è però da vedere, considerato che sia nel suo entourage che in quello di Alfano la sensazione è che il quadro sia «in grande evoluzione», e molto resti ancora da decidere.
Ma una cosa è certa: anche ai partecipanti del vertice ristretto che si è tenuto ieri ad Arcore – Verdini, Santanchè, Gelmini, Romani, Mantovani, Crimi, la sondaggista Ghisleri – Berlusconi ha detto che un nuovo soggetto politico – per lo più formato da imprenditori, sindaci, esponenti della società civile e pochi, fedelissimi e ben selezionati politici – è indifferibile quanto indispensabile.
Una Forza Italia come quella che fu, anche se perfino il Cavaliere ha bene in mente che, 18 anni dopo, nulla è più come prima.
Raccontano i presenti al summit che la sua idea è chiara: Alfano può tenersi il Pdl, e la lista nuova di zecca da lui guidata si affiancherebbe per raggiungere, tutti insieme, un bel 30% (il 15-20% sarebbe suo).
Poi certo, nel gruppo dei fedelissimi che ne farebbero parte, non sarebbe male avere le facce migliori della Forza Italia originaria (non a caso la Gelmini era tra gli invitati ad Arcore, e molti altri vengono sondati in queste ore).
Per carità , nessun inseguimento: «Chi vuole venire, tra chi lo merita, venga, e per Angelino c’è sempre un posto. Io parto, loro facciano quello che vogliono».
Ma, in attesa dei focus group che tra oggi e domani dovrebbero arrivare sulla sua scrivania, la sondaggista di fiducia lo ha avvertito: attenzione, perchè il rischio è che un Pdl guidato da Alfano, svuotato, ridotto a una scarpa vecchia prenda percentuali da 4-5%, ma anche la lista Berlusconi, se «non sufficientemente credibile, non seria, non strutturata» vada male.
Insomma, spacchettare non significa affatto, necessariamente, moltiplicare. Può anche significare morire.
E soprattutto, è ancora tutta da organizzare la reazione dei vertici del Pdl.
Allo stato, Alfano, che pure con il Cavaliere parla in queste ore, è in attesa di sviluppi, magari di un ufficio di presidenza che però nessuno sa se davvero Berlusconi ha intenzione di convocare.
Perchè – è il pensiero del segretario – una cosa è lanciare una lista nuova che si affianca al Pdl e lo arricchisce, altra è andare a svuotare il partito dei suoi elementi migliori: «Questa – tuona il segretario – sarebbe una scissione».
Con tutto ciò che comporta.
Ipotesi di gruppi parlamentari separati, di divisione delle spoglie del partito, ma soprattutto di rapporti.
In un quadro di rottura, come potrebbero correre insieme Forza Italia e un Pdl di rottamandi, con o senza gli ex An (che potrebbero fondare un’altra forza autonoma) sotto la guida di Berlusconi?
Insomma, allo stato, Alfano, pur se descritto «in pieno travaglio», non sembra aver intenzione di andare a rifugiarsi, lui e un gruppetto di amici stretti, sotto l’ombrello di Berlusconi, delle amazzoni, agli ordini di Bondi e Santanchè, insomma «in terza fila» lui che comunque è pur sempre «il segretario di un partito, per piccolo che possa diventare».
Un partito che potrebbe, ragionano in via dell’Umiltà , anche interagire e magari allearsi – in caso di rottura con Berlusconi – con i centristi che si ispirano a Monti, da Casini a Riccardi a Montezemolo, e farlo in modo «credibile».
Esattamente quello che «Berlusconi non può fare».
Questo è almeno il clima che si respira in queste ore, in cui tutto deve ancora succedere.
Perchè se è vero che c’è chi sicuramente nella nuova Forza Italia non può o non vuole entrare (ex An, Formigoni, Mario Mauro tra gli altri), è altrettanto vero che il richiamo della foresta sarà forte quando il vascello salperà davvero.
E il canto delle sirene potrebbe ammorbidire le posizioni di Alfano come degli ex forzisti suoi fedelissimi, e magari convincerli a entrare nella nuova Forza Italia.
Temi dei prossimi giorni, che almeno fino a giovedì (quando Berlusconi dovrebbe andare in tivù e forse passare agli annunci formali) terranno banco.
Assieme a quello della legge elettorale: ieri Berlusconi è stato duro nel no alle preferenze e nella difesa del Porcellum, che a questo punto imporrebbe a tutti i pezzi di Pdl di stare con lui.
Ma anche su questo, con quello che fu il vertice del suo partito, è scontro.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
INDAGATO FERRANTE E IL NUOVO DIRETTORE DELLO STABILIMENTO… BLOCCATA DI FATTO L’ATTIVITA’ NELLA FABBRICA
Sette arresti, due avvisi di garanzia ed una pioggia di sequestri. 
Sono gli ingredienti della nuova burrasca giudiziaria che ha investito l’ilva di Taranto. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi anche Emilio Riva e suo figlio Fabio (al momento irreperibile), che è ricercato dai finanzieri, mentre al presidente Bruno Ferrante, e al nuovo direttore dello stabilimento di Taranto, è stato notificata una informazione di garanzia.
In arresto anche l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva (che si era dimesso lo scorso settembre) tra le persone destinatarie di provvedimenti cautelari nell’ambito delle inchieste sull’Ilva di Taranto.
Conserva è agli arresti domiciliari e si è dimesso circa due mesi fa dall’incarico.
Le accuse sono a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione.
Contestualmente agli arresti, nel siderurgico è stato eseguito un sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita e al trasferimento negli altri stabilimenti del gruppo Riva.
Di fatto un blocco dell’attività nella fabbrica da dodicimila posti di lavoro.
Sigilli a tutto il prodotto finito sulle banchine del porto di Taranto utilizzate dall’Ilva, in questo modo la merce non potrà essere commercializzata.
La misura sarebbe stata adottata perchè Ilva avrebbe violato le prescrizioni del sequestro adottato dall’Autorità Giudiziaria, nel luglio scorso, sugli impianti dell’area a caldo.
Sequestro che non prevede la facoltà d’uso a fini produttivi degli impianti del siderurgico.
Il nuovo terremoto scaturisce dall’inchiesta denominata “environment sold out”, ambiente svenduto, avviata dalla finanza nel 2009.
Tra gli episodi fotografati c’è la presunta corruzione di un perito della procura incaricato di svolgere una consulenza sulle fonti dell’inquinamento killer.
Per quella vicenda ai domiciliari il perito Lorenzo Liberti, mentre il carcere è scattato per Girolamo Archinà l’ex potentissimo responsabile delle relazioni istituzionlai del gruppo, licenziato nei mesi scorsi.
Ma il picco dell’indagine riguarda anche il mancato rispetto del provvedimento di sequestro scattato lo scorso 26 luglio per gli impianti le l’area a caldo, ritenuti la fonte dell’inquinamento killer che fa ammalare e uccide i tarantini.
La vicenda è legata anche al presunto giro di mazzette che negli anni sarebbero servite ad ‘ammorbidire’ l’impatto inquinante dello stabilimento.
Di lì è già saltata fuori la storia di Liberti, il perito della procura incaricato dai pm di individuare la fonte dell’inquinamento dei terreni in cui pascolavano capre e pecore risultate contaminate da diossina e pcb, che sarebbe stato corrotto da Archinà .
L’Ilva ha sempre smentito che si trattava di una tangente a Liberti ma ha affermato che quei soldi Archinà avrebbe dovuto versarli come donazione alla Diocesi di Taranto. Gli arresti vengono eseguiti dalla Guardia di Finanza sulla base di due ordinanze di custodia cautelare firmate dai Gip Patrizia Todisco e Vilma Gilli.
Il filone d’indagine denominato ‘Ambiente svenduto’ consiste nella seconda fase dell’inchiesta della Guardia di Finanza sull’Ilva di Taranto punta su chi doveva controllare e invece non lo ha fatto.
Al centro dell’ inchiesta c’era l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari del perito della procura Liberti, allora preside della facoltà di Ingegneria di Taranto.
Secondo quanto ricostruito e ipotizzato dagli investigatori, Liberti avrebbe ricevuto da Archinà una mazzetta di diecimila euro nel parcheggio dell’autogrill lungo l’autostrada tra Bari e Taranto.
Quei soldi, secondo la Finanza, servivano ad “aggiustare” la perizia che il professore avrebbe di lì a poco depositato.
ll faccia a faccia avviene il 26 marzo del 2010 nella stazione di servizio Le Fonti est, nei pressi di Acquaviva lungo l’autostrada A14.
Archinà consegna al perito una busta bianca.
Secondo gli inquirenti, in quella busta ci sono diecimila euro in contanti che il dirigente dello stabilimento avrebbe pagato per ammorbidire il giudizio di Liberti sulle emissioni inquinanti dello stabilimento.
Mario Diliberto
(da “la Repubblica”)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
BERSANI VINCE IN 16 REGIONI, RENZI PREVALE IN PIEMONTE E TOSCANA
All’indomani della chiusura dei seggi per le primarie del candidato premier del centrosinistra, confermato il dato della massiccia affluenza, anche se con numeri decisamente inferiori a quelli diffusi ieri.
“Hanno votato circa 3 milioni e centomila cittadini”, spiega Nico Stumpo, coordinatore nazionale delle primarie del centrosinistra, ad Agorà , su Rai3.
Con lo scrutinio di quasi il 90% dei seggi, Stumpo dà i risultati “ufficiosi” ma praticamente definitivi.
Confermato il ballottaggio del 2 dicembre tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, che si distaccano di circa 9 punti. Bersani è in testa con il 44,9%, Renzi insegue con il 35,5%.
Fuori dalla competizione il leader di Sel Nichi Vendola con il 15,6%, Laura Puppato al 2,6%, Bruno Tabacci all’1,4%.
Il segretario va bene anche in Emilia Romagna, Lazio, Liguria e Trentino Alto Adige.
Il sindaco di Firenze fa sue anche Umbria e Valle d’Aosta. Vendola: exploit in Puglia. Puppato bene in Veneto e Tabacci in Calabria
Una fotografia che mostra alcune tendenze interessanti e nasconde anche qualche sorpresa. Primo dato: Bersani vince in 16 regioni su 20 e Renzi nelle restanti quattro (Toscana, Piemonte, Umbria e Valle d’Aosta).
Il risultato migliore del segretario si registra al Sud e nelle isole dove Bersani supera il 50% in cinque regioni (Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) su otto con la punta più alta in Calabria (59,4%).
Resta sotto il 50% in Abruzzo e Molise (45% e 42%) e, soprattutto in Puglia (40%), dove, però, c’è l’effetto Vendola (35,3%) con Renzi (caso unico nel panorama nazionale) che finisce al terzo posto con appena il 20,7%.
In altre cinque regioni, Bersani ottiene un risultato superiore alla media nazionale e stacca decisamente Renzi di oltre otto punti.
Si tratta del Lazio (46,9% a 29,9%) della Lombardia (45,7% a 37%), dell’Emilia Romagna (48,5% a 39,2%), della Liguria (47,5% a 35%) e del Trentino Alto Adige (45,7% a 34,7%). Risultati buoni, per il segretario che, forse, sperava qualcosa di più dalla sua Emilia Romagna.
Nelle Marche, il suo vantaggio è di mezzo punto (41,6% a 41,1%) e nel Veneto di un punto esatto (39,5% a 38,5).
Appena un po’ sotto la media nazionale c’è il Friuli Venezia Giulia (43,9% a 37,8% per Bersani, mentre nelle restanti quattro regioni (Toscana, Umbria, Piemonte e Valle d’Aosta), Renzi è decisamente in testa.
Se la Toscana (dove il sindaco di Firenze trionfa per 52% a 36%) era attesa dalla sua parte, è abbastanza eclatante la vittoria renziana in Piemonte (41,1% a 39,7%).
Da analizzare il diverso comportamento di due regioni importanti e vicine come Lombardia e Piemonte: i lombardi, per una volta hanno rappresentato quasi fedelmente il risultato medio nazionale, mentre i piemontesi l’hanno ribaltato a favore di Renzi.
Nichi Vendola è sopra la sua media nazionale (15,1%) in nove regioni: In Puglia, si diceva, tocca il punto più alto col 35,3%, ma va molto bene anche nel Lazio (21%), in Molise (23,4%, in Campania (18,3%) e Sardegna (19,9%).
Laura Puppato va alla grande in Veneto (10%) dove giocava in casa, ma anche in Friuli Venezia Giulia (5%) e in Trentino Alto Adige (4,1%),
Tabacci ottiene i suoi punteggi migliori in Calabria (5,8%) e in Campania (3,5%).
Da lui ci si poteva attendere qualcosa di più in Lombardia dove si ferma all’1,3%.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
NESSUN AGGIORNAMENTO DA ORE SUL SITO UFFICIALE… RABBIA DEGLI ELETTORI, DATI A RILENTO NEL SUD
L’ultimo aggiornamento è apparso su Internet verso l’1 e 30 della notte. 
Dai 3.982 seggi scrutinati sino a quell’ora sul totale dei 9.232 allestiti in tutta Italia, si è passati a 3.992.
Poi il nulla. Nessun altro risultato.
Sul sito ww.primarieitaliabenecomune.it non è apparso più niente.
A parte l’invito in bella evidenza sulla home che però è sembrato suonare piuttosto beffardo :«Segui in diretta lo spoglio delle primarie, tutti i risultati in tempo reale dalle sezioni».
UN BLOCCO NELLA NOTTE
Più che di un rallentamento delle operazioni di spoglio, si è trattato di un vero e proprio blocco di cui per tutta la notte, praticamente in tempo reale, si è discusso con preoccupazione, tra mille dubbi e persino sospetti, su Twitter. «Risultati che arrivano a rilento», «incompresibili ritardi», «lo spoglio si è insabbiato», sono stati i «cinguettii» più twittati dalla Calabria alla Val d’Aosta tra la mezzanotte e le due. Ma poi qualcuno tra le migliaia di elettori del centrosinistra rimasti in attesa dell’avanzamento dello spoglio ha cominciato a parlare più esplicitamente di «giallo» e di «mistero».
Altri rilanciano: «E’ un black-out».
E aggiungono anche la polemica sui dati ufficiali riguardanti l’affluenza: «Sono andati a votare in tre o quattro milioni? C’è una differenza di un milione di elettori…».
«NESSUN DATO DAI SEGGI» –
Il primo allarme sullo scrutinio a rilento lo ha twittato il direttore di «Europa» Stefano Menichini: «Dal comitato: blocco aggiornamento perchè non arrivano più i dati dai seggi, devono aspettare aggregati dei comitati provinciali».
Subito dopo un altro aggiornamento: «E comunque è antipatico che, di nuovo, tutto si blocchi sui dati dal Sud. Niente da fare, c’è un enorme problema irrisolto».
BERSANI AL 44,33%
Alle quattro passate i risultati pubblicati sul sito ufficiale erano sempre quelli aggiornati a tre ore prima: in testa Bersani con il 44,33 %, poi Matteo Renzi con il 36,29 %, Nichi Vendola (15,21 %), Laura Puppato (2,97 %) e Bruno Tabacci (1,2 %).
Quel che invece cresceva erano i tweet arrabbiati degli elettori del centrosinistra in attesa di informazioni più precise.
Ma in un tweet qualcuno, mentre intanto già albeggiava, è riuscito a trovare il tempo per difendere gli scrutatori: «Non dimenticatevi che stanno lavorando gratis – è stato l’ammonimento in un «cinguettio»-.
Sono loro la vera anima del centrosinistra».
Alessandro Fulloni
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
BERSANI AL 44,3%, RENZI AL 36,3%, VENDOLA AL 15,1%… AL VENDITORE DI FUMO LIBERISTA NON RESTA CHE PROPORSI COME LEADER DEL BERLUSCONISMO
Per il centrosinistra la grande partecipazione è stata già un successo insperato solo un paio di mesi fa con queste cifre.
Si parla di una cifra di partecipanti alle primarie tra i 3,5-4 milioni di votanti. . Secondo i primi dati arrivati dal coordinamento – a metà delle schede scrutinate – si va al ballottaggio, tra Bersani in testa al 44,6 per cento e Renzi al 36,6 per cento. Vendola è al 15% per cento.
La sfida tra il segretario del Pd e il sindaco di Firenze si terrà domenica prossima sempre dalle 8 alle 20.
Potrà votare anche chi non l’ha fatto al primo turno, registrandosi entro il due dicembre e autocertificando la propria impossibilità a farlo nella tornata precedente.
Molti parlano di successo del sindaco di Firenze, dimenticando di ricordare che Renzi si era detto certo della vittoria in caso di sfondamento del muro dei 4 milioni di votanti.
L’obiettivo è stato raggiunto ma Renzi è staccato di almeno 8 punti dal segretario del Pd.
E chi ha votato Vendola magari non andrà domenica prossima a votare Bersani, ma di certo non voterà per Renzi, il cui destino appare segnato.
All’uomo che ha puntato solo sulla rottamazione dela vecchia nomenklatura e che in materia economica è un liberista che nulla ha a che fare con la sinistra italiana, resta sempre la possibilità di proporsi come premier del centrodestra senza neppure dover cambiare il programma: tanto il nulla non ha etichette.
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DELLA NUOVA FORMAZIONE E’ STATA PRESA DA UN MESE…POCHI POLITICI FIDATI ED ESPONENTI DELLA SOCIETA’ CIVILE
La spinta finale gliel’ha data la decisione di giovedì di Angelino Alfano, incalzato dagli ex An, di
fissare al 16 dicembre le primarie, contro la volontà di Berlusconi e – così almeno l’ha recepita lui – quasi «a dispetto».
La grinta per rompere gli indugi subito, senza attendere che nel Pdl si riorganizzassero o prevedessero una mossa difensiva, è arrivata da quella dichiarazione del segretario che ha vissuto come una coltellata: «Non mi candido alle primarie se ci sono degli indagati».
Ma Silvio Berlusconi di andare per la sua strada lo aveva già deciso, dicono i fedelissimi «da almeno un mese».
Nonostante la contrarietà della famiglia, degli amici più cari come Briatore che – raccontano – lo seduceva con il Kenya proprio per distoglierlo da un’impresa che tanti consideravano troppo rischiosa.
Ma lui no, il progetto di tornare in pista non lo ha mai abbandonato.
E lo ha comunicato ufficialmente ad Alfano solo qualche giorno fa.
Perchè «non mi fido più di loro, di chi mi ha voltato le spalle, di chi non ha riconoscenza» e nemmeno di chi ha preferito ascoltare i consigli «di la Russa e Gasparri» anzichè i suoi: «L’avevo detto ad Angelino che così andava a sbattere. Lo avevo avvertito».
Ai suoi interessi – ha confidato ai fedelissimi – preferisce «pensarci da solo: se ci sarà da trattare per un nuovo governo, e un Monti bis potrebbe essere un’ottima soluzione, lo farò io, non altri che potrebbero accordarsi tra di loro per farmi fuori…».
Forza Italia 2.0 o Lista Berlusconi, queste le ipotesi in campo alle quali lavora il Cavaliere. I
n un mare di agitazione e confusione. «Tranquilli ragazzi, ho in mente di fare altro, di tutto questa roba non se ne può più – ha detto due giorni fa ai giovani allievi di Antonio Martino, che con lui erano andati a trovarlo al Plebiscito -. Voglio fare una cosa nuova, solo con esponenti della società civile, con professori, con imprenditori, gente vera che non vive di politica».
E con un gruppo di «fedelissimi» – aggiunge l’ex premier in queste ore – quelli che non l’hanno deluso, gli amici della prima ora, un piccolo esercito – quindici, venti – di politici rodati ma a lui legatissimi, ancora da selezionare.
A che punto sia arrivato il progetto di reclutamento, quando e come sarà annunciato, è però ancora un mistero.
Chi dice che potrebbe essere domani, dopo le primarie del Pd, il giorno della ridiscesa in campo.
Chi pensa che ci vorrà ancora tempo perchè, al di là del lavoro che stanno facendo strettissimi collaboratori come l’ex tesoriere Crimi, Maria Rosaria Rossi, Antonio Palmieri, in realtà la lista di imprenditori e facce nuove è ben lungi dall’essere completata.
Chi spera o crede che, dopo lo scatto di queste ore, il Cavaliere ragionerà un po’ più freddamente su quali dovranno essere i rapporti con quel suo Pdl che in un primo momento aveva immaginato spacchettato in tre – il partito con suo apparato sul territorio, gli ex An relegati in una formazione di destra e la sua lista di imprenditori a impreziosire il tutto – ma che oggi appare come una baracca di legno dopo uno tsunami.
«Forse – ipotizzano Bondi e Santanchè – se Alfano e tutti gli altri si dimettessero, si potrebbe tentare una rifondazione assieme», magari dopo un passo verso l’uscita degli ex An.
Ma se sia nell’animo del Cavaliere il recupero almeno parziale della sua creatura o se ormai quel che è stato non lo riguarda più, lo si capirà nei prossimi giorni.
Che saranno terribili per quello che fu il partito-corazzata del 2008, e che oggi ha il triste profilo di un barcone alla deriva.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
SCISSIONI, RANCORI E ANNUNCI NELLA DISSOLUZIONE DEL CAPITALE POLITICO
Ma non si chiamerà Forza Italia 2.0, col rischio che sembri la percentuale.
Forse non sarà nemmeno un partito, o forse sì, oggi lo sembra, domani chissà , soltanto Angelino Alfano è obbligato a prendere tremendamente sul serio l’andirivieni di Silvio Berlusconi, a questo punto più spassoso che stucchevole.
Il milionesimo atto di sbriciolamento di un partito che era nato come la più semplice delle somme, Forza Italia più Alleanza Nazionale, uno più uno.
Ecco che cosa è, anche se lo strappo di Berlusconi non produrrà più delle briciole, ma una piccola frana (vista la dimensione attuale di quella che era una montagna).
Paradossalmente, ma neanche tanto, questo millesimo annuncio di Berlusconi può persino ridurre la frantumazione prodotta in un anno di regno senza re.
L’ultima scissione è stata tre giorni fa quella di Isabella Bertolini insieme con Gaetano Pecorella, Giorgio Stracquadanio, Franco Stradella e Roberto Tortoli, traslocati al gruppo in attesa di strutturare la nuova formazione, Italia Libera.
Tra l’altro su internet c’è già un sito chiamato così, ed è il sito di una lista civica nazionale, anticasta e che si rifà al pensiero di Gesù e Sandro Pertini, nell’ordine.
Al di là di queste notarelle, Italia Libera nasce con l’idea, dice la Bertolini, di avvicinarsi «a Verso la Terza repubblica (di Luca Cordero di Montezemolo, ndr), al movimento di Oscar Giannino, alla Lista per l’Italia di Casini e Fini».
E quindi a Mario Monti, che nel Pdl ha già un bel drappello di fan capitanati da quell’uomo estremamente duttile che risponde al nome di Franco Frattini, il quale l’altro giorno ha incontrato Monti alla Camera e non ci è girato attorno: «Sa che sono sempre più montiano?». Esattamente l’opposto dello spirito che ha animato l’ex superraìs dell’Economia, Giulio Tremonti, che invece quando sente parlar di governo dei tecnici ha reazioni cutanee; con la sua 3L (Lista lavoro e libertà ) saluta il vecchio amico Silvio e intende portare in Parlamento tanti giovani, una certa idea post-leghista di territorialità , qualche risvolto giuslavoristico delle Sacre scritture: il lavoro che dà il pane col sudore della fronte e non con la speculazione di Borsa.
Ecco, questo è il fermento.
Arriva pure il gruppo di Emilio Fede, una bella rivisitazione pop dal Maurizio Costanzo Show (Vogliamo Vivere) e un altrettanto bel sito con tutte le foto della carriera del titolare.
Si tratta di un movimento di opinione che scivola fra due paletti ben piantati: un altro no ai tecnici al comando e un no altrettanto marmoreo «al Pdl nelle mani della Santanchè» (che però adesso dovrebbe seguire Berlusconi in Forza Italia 2.0 o come diavolo si chiamerà ). L’eventuale caduta di uno dei due presupposti non dovrebbe scoraggiare Fede, persuaso di portar nell’urna il milione di telespettatori che lasciò al Tg4.
Ora può capitare di tutto.
Davvero non è così folle pensare agli ex An che se ne vanno con qualche berlusconiano esacerbato.
Non è folle pensare a un passo dei democristiani, gli scajoliani (mica pochi), quelli di Beppe Pisanu, la famosa «casa dei moderati» di cui parla Giuseppe Galati anche a nome di Mario Baccini, a dare l’idea che nulla più si tiene.
C’è chi spera di agganciarsi a Casini, ma prima deve capire dove Casini intenda andare; chi spera di agganciarsi a Montezemolo, ma la filosofia di quel partito è di aprir le porte alla società civile e chiuderle alle cariatidi.
Che fare? E che faranno i formattatori di Alessandro Cattaneo, il sindaco di Pavia che per qualche tempo pareva avere le sembianze del fantomatico Renzi di destra?
Che farà Roberto Formigoni, che pure si porta dietro simpatie non del tutto sopite di Comunione e liberazione, e ora è in contrasto plateale con Berlusconi che candida Roberto Maroni alla presidenza della Lombardia (a nome di ex leader del Pdl o a nome di leader in pectore di Forza Italia 2.0, non si sa)?
E infine, e soprattutto, quanto contano di spartirsi?
Mattia Feltri
(da “la Stampa”)
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