Destra di Popolo.net

RIESUMATA FORZA ITALIA, I REDUCI PROVANO IL RICICLO

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

A ROMA, INAUGURAZIONE SENZA ENTUSIASMO DELLA NUOVA SEDE, RICORDANDO I SUCCESSI DEL PASSATO SENZA OTTIMISMO… NEL FUTURO. L’OMBRA DELLE DIMISSIONI

C’era Lehman Brothers prima del tracollo ed è questa l’unica macchia, se vogliamo.
Il Palazzo è bellissimo e ha una sua sobrietà  taciuta, implicita, mai esibita.
à‰ stata una fortuna trovarlo così capiente (circa 3600 metri quadrati) a un prezzo favolosamente basso (solo un milione d’euro d’affitto l’anno) al centro del centro di Roma.
Proprio in faccia a Louis Vuitton, che esprime comunque un clima, una perdurante fiducia nella forza del talento e dell’impresa.
Qualche uccello del malaugurio vede nella adiacente caserma dei carabinieri che presidia la piazza San Lorenzo in Lucina l’ostensione di una presenza aggressiva, un segno visibile di questi cattivi tempi.
Ieri qualche parola si è spesa, nell’attesa che Silvio Berlusconi inaugurasse la nuova magnifica sede e sancisse, con il taglio del nastro, la palingenesi.
Torna Forza Italia ma si pensa ad altro.
Secondo Teresa, settantasettenne dei Parioli, “Silvio dovrebbe andare ai servizi sociali. Farebbe più effetto”.
Giulio, combattente per la libertà : “Io starei ad Arcore a riflettere e a dare una spinta a questo partito che può dare tanto all’Italia”.
La discussione intorno alle opzioni del condannato si è poi ravvivata — via radio — con il consiglio affettuoso di un suo storico avvocato, Piero Longo: “Dovrebbe andare in carcere. Sarebbe straordinario”.
E da Maurizio Gasparri a Paolo Romani, dal Pdl viene evocata l’ipotesi di dimissioni prima del voto in aula al Senato sulla decadenza: “à‰ possibile che lasci”.
Sul martirio berlusconiano la piazza, contenuta per presenze e avviata all’avanzata età  dei ricordi, si è unita in un consulto collettivo.
Intanto lui, giunto dal retro nel solito Caraceni, ha felicemente ritrovato sè stesso con un sorrisone e una battuta: “Siete più belli di vent’anni fa”.
Poi ha parlato dell’Italia, che ha nel cuore, e del governo, che pure ha nel cuore ma così e così.
“Vigileremo”, ha detto. E via con l’Imu e con l’Iva.
Per colpa di un negligente servizio di amplificazione la voce del Capo è giunta con qualche vuoto e qualche crac, quel fastidioso sottofondo che sconnette e abbatte la concentrazione.
“Ma che sta ‘a succede?”, ha chiesto un uomo della cinquantina.
Intendendo il fruscio come un sicuro vettore del sabotaggio di cui il suo amato Silvio è vittima sistemica. Un tempo non era così.
Un tempo c’era Gasparotti, l’uomo addetto a sistemare inquadrature e riprese, luci e fard. Se era lì anche ieri non si è capito.
La gerarchia è oramai consolidata e in qualche modo sovietizzata.
Denis Verdini, con il solito mostruoso cravattone azzurro, resiste nel ruolo di caposquadra .
Mara Carfagna patisce lo sforzo di mettersi alla pari, anche linguisticamente, con la pitonessa Santanchè ma arranca.
Daniela si vede sempre tre passi avanti ed è vicina a Lui. Sempre.
Angelino Alfano, svogliato, perde posizioni nell’attraversamento del Palazzo.
Il corteo che si forma allunga il passo e di nuovo davanti i soliti due: Verdini e Santanchè. Si rivede la Brambilla, persino Capezzone.
Più tremendo e ingiusto il destino che avvolge Alessandra Mussolini: si copre con una bandiera di Forza Italia, e vorrebbe segnare il tratto originale della capotifosa.
Si perde tra gli anziani, confondendo l’occhio avvertito di chi conosce facce e storie. “Ma chi è sta pazza?”.
Oggi si festaeggia e c’è naturalmente Galan pronto al brindisi. Con lui Cicchitto, Romani e gli altri. I soliti.
Sandro Bondi notevolmente pallido, Brunetta ipercinetico, poi il resto della truppa incanutita ma vogliosa della foto ricordo.
Berlusconi si è ritrovato lungo i corridoi con la sua effigie sui muri.
Foto di lui e della sua cravatta a pois e dei suoi precetti, e del suo discorso chiave, molto gandhiano: “Tutta la mia vita è stata ispirata all’amore per la libertà ”.
Formato maxi o mini, foto di Silvio ovunque.
La festa si è consumata in un’oretta . Fugace, discreta, al ritmo del motivetto di sempre: “E forzaitaliaaa”.
La folla si è per un momento scossa quando è parso che in piazza ci fosse Francesca Pascale, l’amata giovane fidanzata del leader. Era una sosia, purtroppo.
Poi, mentre il grande schermo rimandava bandiere e popolo di vent’anni fa, palloncini bianchi sono saliti al cielo.
Berlusconi ha chiesto alla scorta di riaccompagnarlo a casa ed è filato via dal retro.

Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“YOUGURT, DUDU’ E PIGIAMINO: I MIEI 25 ANNI ACCANTO A BERLUSCONI”

Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

PARLA ALFREDO PEZZOTTI, EX MAGGIORDOMO DEL CAVALIERE: “QUANDO SI È OPERATO A CLEVELAND C’ERO SOLO IO CON LUI” “SENTE SPESSO NAPOLITANO, SONO AMICI, COME CON LETTA JR”

“Quando lo hanno operato al cuore, a Cleveland, accanto al presidente c’era una persona sola: io. Nella dacia di Putin io c’ero. E anche con Bush, con Sarkozy, e ad Astana col presidente Kazako”.
Grandi e meno grandi, da Obama a Tarantini e Lavitola, Alfredo li ha visti tutti.
Nelle occasioni ufficiali e dopo, nei dietro le quinte più intimi. Dalle cene in smoking agli spuntini notturni “con il suo pigiama bianco candido”.
Poi le notti passate insieme “a fare la rassegna stampa, fino almeno alle tre”.
Le telefonate con il capo dello Stato: “Lui e Napolitano si sentono spesso, c’è molto rispetto, sono amici. E poi Enrico Letta: stima moltissimo anche lui, e non solo perchè è il nipote del signor Gianni”.
Poi i trucchi che lui, da sempre protettivo, elaborava per liberare il capo dall’assalto di donne disinibite.
Perchè Alfredo Pezzotti, classe 1963, per venticinque anni è stato l’ombra di Silvio Berlusconi: “Dal 1988 al maggio scorso sono stato il suo maggiordomo”.
Sempre lì. Lo senti parlare con l’accento leggermente popolare, di Marino, sui colli romani; lo guardi negli occhi vivaci, di persona semplice, ma sveglia, e pensi: quest’uomo conosce la vera storia del Cavaliere. Forse più di chiunque altro.
Sempre accanto, sempre muto: “Mi chiamano la mummia, ma oggi, per la prima volta, ho deciso di parlare”.
Prendetelo come volete: il racconto di un uomo che vuole bene “al Cavaliere come a un padre”. Forse, sussurreranno altri, la gratitudine di una persona cui Berlusconi ha dato molto: “Esperienze uniche, con i potenti del mondo” e quel ristorante che aprirà  le porte nel centro del centro di Roma: “È vero, Berlusconi mi ha aiutato molto a realizzare anche questo sogno. ‘Diventerai un imprenditore’, mi ha detto”.
A maggio, dicono i maligni, il fido Alfredo sarebbe stato allontanato dalla fidanzata del Cavaliere, Francesca Pascale. “Niente di più falso”, giura lui. E senza fermarsi, per due ore di fila, snocciola episodi segreti della sua vita accanto a Berlusconi.
La versione di Alfredo.
Il ricordo che batte tutti?
Le feste nelle dacie di Putin, per il suo compleanno. Non potete neanche immaginare: atterravamo con l’aereo su laghi ghiacciati. Eravamo lontani da tutto, isolati nelle foreste. Putin ci aspettava ai cancelli e subito cominciava lo show: feste in maschera, combattimenti di arti marziali, partite di hockey su ghiaccio. Le guardie del corpo, russe e italiane, che si sfidavano. E Putin — che persone squisite, lui e le figlie! — non si tirava mai indietro.
Hockey ma non solo, dica la verità .
Avremmo potuto avere carovane di donne.
Appunto.
Invece niente. Lo posso giurare. Solo cose galantissime. Alle 11 e mezza si andava a letto.
Ricorda un po’ Carlo Rossella, che diceva “solo coca light, alle cene del presidente”.
Divento furioso quando leggo certe falsità  sul capo. Soprattutto l’idea che potesse pagare per il sesso: assurda. Non ne ha avuto mai — e ripeto mai — bisogno. Anzi.
Anzi cosa?
Ero io a svuotargli le tasche della giacca, ogni sera. E trovavo manciate di numeri di telefono. Richieste di ogni tipo: li buttavo quasi tutti via.
Poi è arrivata Francesca.
Una ragazza molto carina, che gli vuole bene per davvero.
Ma non è stata proprio lei a cacciarla?
Balle. Ho anche letto di screzi con la senatrice Maria Rosaria Rossi, persona preparatissima e gentile. Me ne sono andato per seguire un sogno, e sono così in buoni rapporti col presidente che mi ha detto: “Verrò all’inaugurazione, e poi ogni sera finchè il tuo ristorante non decollerà ”.
Silvio e Francesca: la bella napoletana ha messo in gabbia il Cavaliere?
Macchè. Quei due si vogliono bene veramente. Sono una coppia proprio normale. Colazione a letto, insieme. Fette biscottate e tè per lui, spremuta d’arancia fresca per lei.
Poi la giornata comincia.
Lei è tranquilla: sta al telefono, passeggia, esce coi ragazzi della scorta.
E soffre, la Pascale, degli attacchi sui giornali?
Sì, sicuramente. Lei gli vuole bene veramente, altrimenti non avrebbe resistito. Sarà  anche affascinata da quel mondo, ma è una persona disinteressata.
Per fortuna che c’è Dudù.
Che carino quel cane. È un batuffolo. Il presidente lo tratta come un figlio, lo fa anche saltare sulle poltrone. Tanto è più pulito di un umano.
Poi si lavora.
Gli preparavo io i vestiti.
Sempre lo stesso doppiopetto, si direbbe.
Dovreste vedere il suo armadio: centinaia di completi di Caraceni. E le cravatte… a decine.
Dorme in gessato?
Avrà  centocinquanta tute di cachemire blu solo qui a Roma. E altrettante ad Arcore e in Sardegna.
Tutto casa e chiesa?
Prega molto, anche se non va spesso in chiesa. Però ha una cappella ad Arcore. Ma qualche piacere se lo concede. Gli piace il vino, l’Amarone come rosso e gli altoatesini bianchi, un po’ aromatizzati. Adora il dolce Nonino. Ama la tagliata di manzo fatta bene, pasta pomodoro e basilico, risotti.
Dai processi, veramente, è emerso qualche vizio meno innocente dell’Amarone.
I magistrati mi hanno chiamato già  tre volte. “Ha mai visto cose sporche?”. “Mai, lo giuro sui miei figli!
Almeno lei, risparmi la prole.
Che non arrivassi a domattina. Anche perchè mica era solo: c’eravamo noi, la scorta, illustri ospiti…
La Minetti.
L’ho vista un paio di volte, sempre tranquilla. Come tutte.
Sicuro? Le gemelle De Vivo sono state intercettate mentre pianificavano di rubargli l’argenteria.

Ci siamo rimasti tutti male. Forse l’hanno detto perchè invidiose di altre ragazze. Ero basito, sempre che sia vero.
Sono intercettazioni…
Eh già . Ma lui che c’entra? Di soldi non ne giravano, soprattutto non esiste che uno come lui paghi per il sesso. Non lo conoscete.
Non negherà  pure i regalini?
Certo che no, li impacchettavo io stesso. Piccoli souvenir, cosine che sistemavo sul tavolo da pranzo.
Il regalo più bello che le ha fatto?
L’ho detto, mi ha aiutato col “Palato di Alfredo”, il mio ristorante. E poi mi ha regalato la piscina.
Scusi?
Così, di slancio. Sono andato a svegliarlo e mi ha detto: la piscina la offro io, per le tue figlie. Il giorno dopo Marinella (Brambilla, la storica segretaria, ndr) mi ha consegnato ventimila euro.
Ma con tutti questi doni, i nostri lettori dovrebbero credere alla versione di Alfredo?
E perchè no? Io dico solo la verità . Sono le malelingue a essere bugiarde.
Santo Silvio. Ma la Minetti che si traveste da suora, i balletti sexy, le danze lesbo e la statuetta di Priapo?
Follie. Hanno trasformato goliardia in mostruosità . La statuetta l’ha portata Lorenzo, un mio collega, di ritorno dall’Africa. Era un gioco.
Ma un difetto, anche piccolo, ce l’ha o no?
È troppo buono, e pensa che tutti siano come lui. Sarà  che sta bene con tutti, dal genio allo stupido. È un tipo da spiaggia e da riviera.
Può fare di meglio.
Ci sto pensando. Prima di andarmene ve ne dico uno, giuro.
Ma sua moglie, di tutte queste ragazze che giravano, non era gelosa
Non gliene ho mai dato motivo. E poi queste signorine mica venivano per vedere Alfredo. (Arriva Lella, la moglie: raffinata, bella, sguardo severo . Ha qualcosa da ridire).
Signora Pezzotti, non era mai un po’ preoccupata da queste cene galanti?
Infastidita sì, anche perchè mio marito viveva a Palazzo Grazioli.
E le ha mai viste, lei, le olgettine?
No, anche perchè in casa mia mica le avrei fatte entrare.
Alfredo, quindi dopo cena che si faceva?
Il presidente proiettava i filmini elettorali. Sono proprio belli. E tanti: con le varie manifestazioni, come quella di San Giovanni. E poi le convention, il discorso al Congresso americano, un grande momento di storia. L’ha fatto in inglese, fantastico! In più, dopo, regala i dvd ai suoi ospiti.
Senza pietà 
Perchè? Un bellissimo ricordo.
Dunque le notti del Cavaliere sono quelle di un tranquillo settantasettenne?
Tranquillo mai: è una macchina da guerra. Finchè non ha letto tutti i quotidiani non c’è verso che vada a dormire.
Un robot.
Che però sgattaiola in cucina, nel cuore della notte, col suo pigiama bianco.
E…
Mangia uno yogurt.
Tiri fuori il difetto: avrà  perso la pazienza almeno una volta.
Vabbè, una sì. Preparai una borsa dell’acqua calda perchè aveva mal di pancia. Ma la feci troppo piena e troppo bollente. Lui pensava ci fosse solo aria, la apri e si bruciò: ustione di secondo grado. Mi urlava: “Ma non la prepari mai per i tuoi figli?”.
Il Silvio furioso
Macchè. Alla fine ridemmo: “Mi fa così male che almeno non penso più allo stomaco”, disse.
Ride pure se lo ustiona. Un difetto proprio no?
Mah, sta molto attento all’immagine. Ama sentirsi in ordine.
Non vale
Non mi viene. A volte, quando è a tavola e non ha ospiti, prende le patatine con la mano.
Lasciamo stare.
Non demoralizzatevi. Vi racconto una barzelletta?
Lei ha passato troppo tempo con il capo.
Come fa l’amore Bossi con la moglie? La Lega.
Ottimo
A tavola il Presidente raccontava storielle meravigliose.
La sua preferita?
Eh, difficile scegliere. Me ne viene in mente una bellissima che racconta ultimamente: ci sono due signori che cercano di fare l’amore. Lei dice a lui: io ho bisogno del vento, e dell’acqua, e dei fulmini. E lui risponde: ma cosa vuoi ciulare con questo tempo?
Chiarisca.
Raccontata da lui fa ridere, giuro.
Ok. Tra una settimana è il compleanno di Berlusconi. Qual è il più bello che avete passato insieme?
Anni fa, in Sardegna: fuochi artificiali bellissimi, la signora Rosa, tutti i figli e il vulcano che eruttava.
E le candeline le vuole?
No, no. Una sola. Simbolica.

Beatrice Borromeo e Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA LOBBY DELLE SLOT MACHINE SI SALVERA’ ANCHE DAL CONDONO, PAGHERANNO GLI ITALIANI

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

UNA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO “PREMIA” LA BPBLUS DI CORALLO: ADESSO È ANCORA MENO PROBABILE CHE IL GOVERNO LETTA RIESCA A INCASSARE I 600 MILIONI DI EURO PREVISTI

Il governo Letta ci aveva sperato: incassare dai concessionari delle slot machine 600 milioni di euro.
Nel decreto approvato pochi giorni fa che abolisce l’Imu sulla prima casa, c’era infatti una norma che riguardava i colossi del gioco d’azzardo: i concessionari che in passato hanno ricevuto una multa (più precisamente una penale per violazione del contratto con i Monopoli di Stato) di 2 miliardi e mezzo, possono sanare la propria posizione pagando il 25 per cento della quota da versare entro il 15 novembre.
Un condono che doveva fornire parte delle coperture necessarie per cancellare la prima rata dell’Imu da due miliardi di euro.
I ministri però non hanno tenuto conto nè delle difficoltà  dei concessionari a pagare — pochi infatti si potranno permettere di sanare la propria posizione — nè della situazione particolare della BPlus, ex Atlantis World Group of Companies, società  gestita un tempo dall’ex latitante Francesco Corallo, accusato di associazione a delinquere dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sui prestiti elargiti dalla Banca popolare di Milano quando alla guida c’era Massimo Ponzellini.
Pochi giorni fa, infatti, la posizione della BPlus è cambiata: con una sentenza del consiglio di Stato il colosso del gioco d’azzardo potrà  non rispettare i requisiti richiesti dalle nuove norme inserite per le concessioni, come previsto dalla legge 220 del 2010, e potrà  persino evitare di pagare 9 milioni di euro che avrebbero dovuto versare.
Le quote della Bplus che un tempo deteneva Francesco Corallo (figlio di Gaetano, che era amico del boss mafioso Nitto Santapaola, e che è stato condannato per fatti degli anni 80 per associazione a delinquere nel processo per la scalata dei catanesi ai casinò del nord Italia, con il quale Francesco sostiene di non avere nulla a che fare da decenni), sono finite in un blind trust, un fondo guidato da un fiduciario, l’avvocato olandese Jeroen Veen, gradito alla proprietà .
Il 4 settembre scorso però il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza che favorisce molto la concessionaria.
Davanti al Cds era aperto un contenzioso che riguardava le concessioni.
Con una legge del 2010 sono stati stabiliti i nuovi requisiti per concedere le concessioni in ambito slot (era già  scoppiato il caso Corallo).
La BPlus non vuole perdere la fruttuosa concessione quindi presenta ricorso prima al Tar, che lo respinge, poi al Consiglio di Stato che invece emette un parere favorevole. I giudici di Palazzo Spada hanno stabilito che BPlus può continuare ad operare sul mercato italiano degli apparecchi senza adeguarsi alle nuove convenzioni, in virtù della concessione acquisita nel 2004.
Questo creerà  non pochi problemi nei rapporti tra i diversi soggetti attivi nel settore del gioco, perchè ci sono altri nove concessionari che invece hanno rispettato la legge 220/2010 che prevede requisiti molto più stringenti.
Tra gli obblighi rispettati dai vecchi operatori per partecipare a un bando c’era il pagamento una tantum di 100 euro per ognuna delle 350 mila slot all’epoca attive sul territorio: dopo la sentenza lo Stato dovrà  rassegnarsi a non incassare i circa 9 milioni di euro previsti per le 90 mila macchinette collegate a BPlus.
E ora si vedrà  cosa faranno gli altri, perchè a questo punto tutte le società  potrebbe tentare il ricorso.
Insomma, sembra che il governo Letta in tema di slot abbia fatto male i conti.
Per non parlare poi delle difficoltà  nel sanare la propria posizione da parte di molti concessionari.
BPlus, pagando entro il 15 novembre, potrebbe versare allo Stato 200 milioni di euro. Una bella cifra che però i pretendenti pronti a comprare la società  di Corallo (valutata 450 milioni circa) sborserebbero volentieri per chiudere ogni contenzioso.
Incontreranno maggiore difficoltà  a pagare le penali, nonostante lo sconto dei tre quarti, le altre società .
La Sisal Slot, dell’omonimo gruppo quotato in borsa, potrebbe sanare la propria posizione pagando 61,2 milioni di euro.
Altre concessionarie che dovranno pagare penali simili non possono contare su grandi gruppi alle spalle.
La piccola Gamenet dovrebbe dare allo Stato 58, 7 milioni di euro, la HBG deve 50 milioni e anche la Snai, quotata in borsa, incontrerebbe difficoltà  a pagare 52 milioni di euro.
Il presidente di Confindustria sistema gioco Italia, Massimo Passamonti ha infatti dichiarato che il condono è destinato al flop: “Preferiamo aspettare il giudizio d’appello, siamo sicuri che ci darà  ragione”.
La maxi-multa da 2,5 miliardi potrebbe essere cancellata in appello. Perchè pagare subito il condono?
Se questa copertura del decreto Imu dovesse svanire, scatterebbe la cosiddetta clausola di salvaguardia, con un aumento degli acconti di Ires, Irap e accise.
O pagano le concessionarie delle slot o pagano tutti gli italiani con le tasse.

Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“RACCONTERO’ QIELLO CHE SO SU SCHIFANI”: CATTURATO COSTA A SANTO DOMINGO

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE CONDANNATO E IN RAPPORTO CON LA CRIMINALITA’ LO AVEVA ANNUNCIATO… ERA LATITANTE NELLA REPUBBLICA DOMINICANA

«Prima o poi la verità  su Schifani la racconterò tutta fin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto».
Parola dell’imprenditore Giovanni Costa catturate da “l’Espresso” nel settembre 2010. Sono passati due anni da quello sfogo, nel frattempo l’imprenditore palermitano, condannato dalla Cassazione nel maggio scorso per riciclaggio e bancarotta fraudolenta, si era dato latitante.
Martedì però la sua villeggiatura forzata e dorata a Santo Domingo è finita con l’arresto. Mesi di lavoro del reparto criminalità  organizzata della squadra Mobile di Bologna hanno portato alla sua cattura.
La polizia domenicana e l’Interpol hanno fatto il resto.
Gli hanno messo le manette mentre usciva da un resort di lusso nella terza città  più grande del paradiso caraibico, La Romana.
In una zona, Casa de Campo, nota per le ville hollywoodiane di attori e personaggi dello spettacolo.
La stessa zona dove ha comprato casa Marcello Dell’Utri. Tra qualche giorno dovrebbe arrivare l’ok delle autorità  per l’estradizione in Italia.
Dall’Emilia a Santo Domingo passando per Cuba, Costa è riuscito a far perdere le tracce. Ma lui non aveva intenzione di vivere da recluso.
E proprio la sua passione per la bella vita l’ha tradito.
Continue richieste di denaro ai figli in Italia e il profilo Facebook “Gio Costi”(con foto delle spiagge bianche di Santo Domingo) hanno messo sulle sue tracce i detective bolognesi.
A Santo Domingo ha stretto amicizia con un altro siciliano trapiantato sull’Isola da molti anni.
E si sarebbe inserito in una serie di affari immobiliari. Non era solo Costa. Ha condiviso il periodo caraibico con una ragazza dell’Est Europa, ufficialmente segretaria di una società  panamense.
Insomma a Costa la vita da latitante gli stava stretta.
L’imprenditore palermitano è arrivato a Bologna negli anni ’90.
Qui attira l’attenzione degli investigatori che lo indagano per riciclaggio e mettono sotto sequestro il suo patrimonio.
Molti anni dopo arrivano le confische definitive delle società  e degli immobili di pregio sotto le Due Torri. Per uno strano scherzo del destino alcuni degli appartamenti sottratti a Costa si trovano nella galleria intitolata ai giudici Falcone e Borsellino.
Uno di questi è ancora occupato dai familiari e perciò non riutilizzabile dalla collettività  come prevede la legge.
E’ un romanzo la vita di Costa. La trama si dipana tra affari, viaggi e trasferimenti.
Inizia a Villabate negli anni ’80. Racconta dei servizi prestati (e per questo è stato condannato) a Giovanni Sucato, personaggio legato alla mafia di Villabate.
Il suo resoconto si intreccia con la vita, come lui stesso dichiara, dell’ex presidente del Senato Renato Schifani, indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Per il fedelissimo di Silvio Berlusconi i pm palermitani avevano chiesto di archiviare il caso, ma il gip ha chiesto un supplemento di indagini.
Agli atti anche i racconti del misterioso Costa.

Giovanni TIzian

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OCSE: “SCENDE IL COSTO DEL LAVORO IN ITALIA PERCHE’ CALANO LE RETRIBUZIONI”

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

FLESSIONE DELLO 0,7% …PRODUTTIVITA’ IMMUTATA, STIPENDI RIDOTTI

Dopo un anno e mezzo, cala il costo del lavoro in Italia.
Il dato è in flessione dello 0,7% nel secondo trimestre del 2013 rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
La rilevazione è stata fatta dall’Ocse, che segnala come il dato sia legato al forte calo delle retribuzioni (-0,7%) a fronte di una produttività  rimasta immutata.
La flessione del costo del lavoro è meno accentuata nell’intera area Ocse, dove scende dello 0,2% rispetto al trimestre precedente: un risultato, spiega l’organizzazione, che emerge dalla crescita della competitività  (+0,4%) che ha superato la crescita delle retribuzioni (+0,2%).
Ma è tutta l’Eurozona che — per la prima volta dal primo trimestre 2011 — fa registrare un calo (-0,3%).
Su base annua il costo del lavoro nell’area Ocse è salito dello 0,9%, rispetto al +1,3% tendenziale del primo trimestre 2013.
Intanto l’Istat pubblica i dati sulle ore lavorate per dipendente in Italia, che nel secondo trimestre 2013 calano dello 0,3% su base annua mentre aumentano dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
Nel secondo trimestre 2013,   i dipendenti dell’industria hanno lavorato per un numero di ore in aumento dello 0,1% rispetto all’anno scorso, che sale allo 0,7% su base congiunturale.
In particolare, nel settore delle costruzioni, il dato è in calo dell’1,9% in confronto allo stesso periodo del 2012, mentre aumenta dell’1,6% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Nei servizi, le ore registrano un calo dello 0,5% su base annua e un incremento dello 0,3% rispetto al primo trimestre.
L’incidenza delle ore di cassa integrazione utilizzate è pari a 39,6 ore ogni mille lavorate, con un aumento, sul secondo trimestre 2012, di 0,8 ore ogni mille.
Il peso delle ore di cig scende a 68 ore ogni mille lavorate nell’industria e sale a 15,2 ore nei servizi.
Gli straordinari incidono per il 3,4% delle ore lavorate, in calo di 0,2 punti percentuali sul secondo trimestre 2012.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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“L’AUMENTO DELL’IVA COSTERA’ 207 EURO A FAMIGLIA IN PIU’ ALL’ANNO”, PIU’ DEL TAGLIO DELL’IMU

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DI FEDERCONSUMATORI E CONFCOMMERCIO: “TIMORE DI TENSIONI SOCIALI”

Per le famiglie italiane, l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% verrà  a costare 207 euro in più all’anno.
Lo afferma l’Osservatorio nazionale Federconsumatori. In dettaglio, spiegano le associazioni dei consumatori, a causa dell’incremento dell’Iva, dell’aumento dei costi di trasporto e dei maggiori costi energetici di impresa, le famiglie dovranno sborsare 81 euro in più nel settore dell’abbigliamento, 25 euro per le calzature, 12 euro per vini e liquori.
Le ripercussioni sui costi dei carburanti sono invece stimabili in un rincaro di 1,7 centesimi al litro.
“Aumenti che faranno lievitare i costi di trasporto di tutti i beni e servizi — precisano Federconsumatori e Adusbef -, incrementando inevitabilmente il prezzo al dettaglio, anche per quei beni la cui aliquota Iva non sarà  soggetta a ritocchi”.
Per questo, concludono i rappresentanti dei consumatori, “è indispensabile eliminare l’incremento Iva, senza ricorrere, però, al solito gioco delle tre carte, sostituendo cioè l’aumento di tale imposta con un altro incremento, altrettanto nocivo. Il pensiero va immediatamente al ritocco delle accise sui carburanti, il cui effetto deleterio per l’economia e per i consumi già  si è fatto sentire pesantemente negli anni passati”.   Negli ultimi due anni, secondo l’associazione dei consumatori, la spesa delle famiglie è calata del 7,8 per cento.
Numeri e stime sugli effetti del balzello sono arrivati anche dalla Confcommercio.
Per l’associazione degli esercenti, il ritocco dell’imposta avrebbe due effetti finora sottovalutati: “Il primo, depressivo, sul sentimento delle famiglie e delle imprese che si vedranno private di quella fiducia a breve termine che aveva dato segnali di risveglio. Il secondo è che andando a colpire le fasce più deboli della popolazione, si potrà  aggravare la crisi economica ingenerando gravi tensioni sociali che fino ad oggi sono state scongiurate”.
Confcommercio propone una soluzione per evitare l’aumento dell’Iva: “Riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, processo che fino ad ora è stato condotto con troppa timidezza”.
“Gli effetti recessivi dell’eventuale aumento dell’Iva — prosegue l’associazione degli esercenti — ovvero contrazione di consumi, produzione e occupazione e aumento dell’inflazione, non esauriscono quelli che possono essere gli effetti indiretti”.
I commercianti, infine, sono convinti che lo stop all’aumento dell’aliquota e il taglio del cuneo fiscale “non siano in alternativa”.

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IL TRISTE BATTESIMO DI FORZA ITALIA CON POCHI ADORANTI E L’AUDIO CHE NON FUNZIONA

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

LA NUOVA SEDE SEMBRA PIU’ UN MAUSOLEO CON FOTO DEL CAVALIERE OVUNQUE… GLI EX AN ORMAI SONO OSPITI

Nel momento più atteso, scompare l’audio.
E pure l’immagine: “Bisogna aprire le porte a chi vuole impegnarsi per il futuro di tutti gli italiani. Dobbiamo darci da fare per garantire democrazia in questo paese”. Stop.
Quando alle 17,37 Silvio Berlusconi inizia il discorso della rifondazione azzurra il maxi schermo si impalla. Segnali di decadenza.
Nel partito di plastica del Berlusconi condannato e extraparlamentare qualcosa non funziona.
Delusi i pochi chiamati ad adorare il capo di fronte alla nuova sede di San Lorenzo in Lucina. Pallottoliere alla mano, tolti un centinaio di giornalisti, qualche decina di cameramen, i collaboratori dei parlamentari a cui era vietato l’ingresso, i cinesi usciti da Luis Vitton, qualche piacione di ritorno da Ciampini, i militanti duri e pure non superavano le cento unità .
Età  media, alta. Parecchi coetanei del Cavaliere, con le bandiere odoranti di naftalina.
Torna l’audio: “Vent’anni dopo siamo qui e guardando e salutando coloro che furono con me nel ’94 devo dirvi che l’impegno che ci abbiamo messo fa molto bene, siamo tutti più belli”.
Il pathos non scatta nè dentro nè fuori.
E qualcuno inizia ad uscire insofferente dal mausoleo berlusconiano.
Matteoli esce con l’aria di un claustrofobico dopo un’ora di ascensore. Perchè va bene la fedeltà  ma neanche a Predappio ci sono tante immagini del capo.
Ovunque quadri di Berlusconi, e tutti con foto scattate prima del 2008.
Con Putin e Bush, nelle piazze, in casa, all’Onu, nei vertici internazionali, a Napoli.
Scompare il Pdl, e gli ex An sono ospiti in casa altrui:
Menomale che Silvio c’è, e basta. L’audio va sempre peggio. L’ex premier si sta dipingendo come responsabile, ed elenca gli atti di buona volontà  compiuti: le dimissioni su pressione del Colle, nel 2011, il sostegno al governo dei tecnici — quello che ha tirato giù dopo la sentenza di Appello del processo Mediaset, per intenderci — e poi il governo Letta, lo spirito di sacrificio di chi ha solo cinque ministri su 23.
Poi avvisa, ed è l’unica cosa che l’audio decadente trasmette con chiarezza: “Staremo in questo governo finchè rispetta i patti su Imu e su Iva”.
I toni sono da brindisi aziendale, con le dipendenti fresche di parrucchiere, e prosecco e tartine nella stanza accanto.
Prima di un brindisi, si sa, ogni imprenditore brianzolo che si rispetti, non fa dichiarazioni di guerra. È così che l’avvertimento suona pacato, il ricatto felpato, la voce calda come gli sguardi delle parlamentari adoranti, vestite proprio come piace al Capo: “Abbiamo dato prova di disponibilità  straordinaria — prosegue lui – nonostante quello che sentiamo dire dai signori della sinistra”.
Ormai si è capito, il gioco del cerino, con l’obiettivo di scaricare sui “signori della sinistra” la responsabilità  della crisi.
Il Cavaliere parla di “stabilità ” e di “responsabilità ”, ma poi annuncia che a breve saranno convocati i gruppi per decidere a maggioranza sul da farsi.
Dice che la crisi farebbe male al paese, ma al tempo stesso spiega che il Pdl, anzi Forza Italia, non tratterà  su Iva e Imu. E poi il chiodo fisso: “Le sentenze si rispettano quando sono emesse da un giudice imparziale, quando questo non avviene è giusto criticarle”.
Applausi e tartine. E sul video riparte per l’ottantesima volta l’inno di Forza Italia, con le immagini di una manifestazione dei tempi che furono.
Il Cavaliere ha meno capelli, e pure un bel po’ di chili in meno. Buttiglione invece ha più capelli, unico ad avere il privilegio di avere un’inquadratura col Capo. Rigorosamente cassati i traditori, Fini e Casini.
Nella noia mortale del nuovo inizio succede che le telecamere assaltano le griffatissime Ravetto e Prestigiacomo, per una dichiarazione che dia un titolo e interrompa lo sbadiglio.
Berlusconi si affaccia dal portone, saluta, qualche scatto e via. I tempi dei fuochi d’artificio e delle promesse di miracolo sono passati.
Ognuno dice la sua, sperando che sia quella giusta.
Mariastella Gelmini, a proposito dell’eventualità  che Berlusconi si dimetta, taglia corto: “Per me assolutamente no”.
Pochi metri più in là  c’è Paolo Romani: “Le dimissioni sono una possibilità . Deve decidere lui”. Segnali di decadenza.
Appunto, Forza Italia

(da “Huffingtonpost)

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GIU’ LA CASA DEL BLOGGER “SENZA FISSA DIMORA”: EROICA AZIONE DEI VIGILI ROMANI A TRASTEVERE

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

DA ANNI ROBERTO VIVEVA IN VIA DI MONTE FIORE COL SUO CANE BRENDA, BENVOLUTI DA TUTTO IL VICINATO… SI ERA COSTRUITO UNA PICCOLA DIMORA DOVE C’ERANO CUCINA E COMPUTER, ORA GLI HANNO PORTATO VIA TUTTO

“Se ho avuto la disgrazia di assistere alla morte dei miei genitori, secondo il Comune di Roma, dovrei anche stare sotto la pioggia, senza coperta, senza vestiti.. e senza spaghetti?”.
Questa mattina Roberto, che da oltre 15 anni vive a via di Monte Fiore, a Trastevere, con il suo fedele cane Brenda, si è visto “portar via tutto”, ma non l’ironia.
Alle 8.30 circa la polizia municipale e alcuni funzionari dell’Ama, hanno fatto “incursione” nella casa a cielo aperto che Roberto, ormai un’istituzione nel quartiere, aveva “costruito”, dopo essersi ritrovato a vivere per strada in seguito alla morte dei suoi genitori.
“Mi ero creato il mio mondo e adesso lo stavo abbellendo con i fiori – racconta con un velo di tristezza Roberto – Io sono una persona costruttiva, guardo ciò che mi sta intorno e quello che non va bene lo sistemo”.
In quell’angolo di via di Monte Fiore, “Roberto aveva chiuso tutto con dei teli – racconta Elena, che con suo marito, da quindici anni, vive pochi metri più avanti – teneva tutto pulito, aveva allestito un salottino con due poltroncine rosse di velluto, un comodino con il computer, grazie al quale ogni tanto vedeva le partite con i suoi amici senzatetto, poi un cucinino, con il fornello da campeggio e le provviste di viveri. Aveva un letto arrangiato, costruito con due paletti di legno e, fuori, aveva messo un tavolino con delle piantine aromatiche”.
Nessun problema con i “vicini di casa”, anzi, da questa mattina c’è un continuo via vai di residenti e commercianti di Trastevere che scendono per assicurarsi che Roberto stia bene e per aiutarlo ad affrontare lo sgombero.
Era ben voluto, raccontano e “non aveva mai creato alcun problema di ordine pubblico.
E anche il cane non è aggressivo nè intontito da farmaci o droghe.
Negli anni questo spazio l’ha curato e ha fatto lavori che l’Ama a volte non fa”. Elena ha regalato 50 euro a Roberto e due coperte: “Mi serviranno per mangiare ed iniziare a riorganizzarmi”, ringrazia lui.
“Computer, pacchi di pasta, olio, coperte, comodino, tutti i vestiti, il letto, la poltrona, mi hanno tolto tutto, ma io sono solo con il mio cane, non è un problema grave, si risolve, ma ci sono anche barboni con la famiglia, loro come avrebbero fatto?”.
La storia di Roberto: ha studiato elettrotecnica, classe ’66, dice di saper parlare quattro lingue. “Sono un tecnico, avrei le carte in regola per essere un cittadino modello”. Circa quindici anni fa lavorava all’aeroporto di Zurigo, occupandosi del sistema informatico.
Dopo la morte dei genitori decise di tornare in Italia: “Non avevo alcuna ragione per restare in Svizzera”. Si stabilì inizialmente sotto gli archi di Porta Pinciana, fino a quando non “l’hanno cacciato, murando il posto che si era allestito, poi è andato a vivere sotto i ponti del Tevere”, aggiunge una residente, infine è approdato a Trastevere.
Appena arrivato in Italia si è iscritto all’ufficio di collocamento, racconta, ma non ha trovato facilmente lavoro: l’unica officina a San Lorenzo che lo ha assunto, ha chiuso senza averlo mai pagato.
Nessun familiare lo ha aiutato e i pochi soldi messi da parte grazie al lavoro in Svizzera “li ho buttati nelle caparre delle case dove poi non sono più andato”.
Roberto cura anche un suo blog personale, dove racconta tutto ciò che gli succede, “adesso aggiornerò, scrivendo cosa mi hanno fatto oggi, ma sarà  un’impresa ardua, mi hanno tolto anche l’antenna”.
Il blog si chiama “Vivere senza fissa dimora”, l’ha aperto su Blogspot.com. Roberto, però, ha bisogno di sfogarsi anche con le persone, non solo con un pc: “Mi hanno detto che non va bene stare qui col comodino ma solo col cartone, però non devo farmi vedere dai turisti e, ogni tanto, devo cambiare posto. Qui in Italia non ci date la possibilità  di organizzarci la vita”.
Rivolge un appello anche alle istituzioni, in particolar modo si rivolge al sindaco Ignazio Marino: “Dovete mettere i bagni pubblici e le strutture di accoglienza devono essere fatte anche per accogliere gli animali, perchè quasi tutti noi barboni abbiamo un cane ed è come un fratello. Nei punti più frequentati, dove la gente dorme per strada, ci deve essere un presidio fisso come punto informazione per barboni che si trovano in difficoltà , dovete stare sul campo perchè, per capire il problema, lo dovete vedere. Anche gli zingari hanno la rappresentanza in Comune, i barboni hanno solo Sant’Egidio che ci campa su di noi. Poi è necessario cambiare la legge sull’occupazione del suolo pubblico: io devo sentirmi libero di scegliere dove stare, sennò non chiamatelo suolo pubblico e se io lo curo, è più mio che di altri”.

(da “la Repubblica”)

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“UNDICIMILA EURO AL MESE? TROPPO POCHI”: I DEPUTATI SICILIANI NON SI TAGLIANO LO STIPENDIO

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SI DIMETTE: “I COLLEGHI RINVIANO SEMPRE IL TAGLIO DI 2.000 EURO”

Undicimilacento euro lordi, per dodici mesi, per cinque anni di legislatura, sono troppo pochi. Almeno per i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, che dall’inizio dell’anno si riuniscono per tentare di tagliarsi lo stipendio.
Un taglio minimo, di appena duemila euro lordi al mese, come previsto dal decreto Monti, ma che evidentemente deve essere sembrato troppo corposo ai parlamentari siciliani.
“Come si permettono da Roma a mettere il naso nella nostra busta paga?” si saranno chiesti i deputati della commissione sulla spending review, creata appositamente per recepire il decreto legge numero 172 del 2012, che impone un taglio agli stipendi di tutti gli amministratori.
Autotassarsi però è sempre difficile, soprattutto in periodo di crisi, anche se attualmente in Sicilia i deputati regionali non sono esattamente al verde, dato che portano a casa ben 13 mila euro lordi al mese.
La commissione per la spending review ha avuto quindi vita difficile.
E il presidente, il deputato del Pd Antonello Cracolici, ha ben pensato di dimettersi, evitando di prestare la faccia alla cupidigia dei colleghi.
“Qualcuno voleva traccheggiare, si riunivano prima della seduta della commissione e cercavano il rinvio” ha detto il parlamentare democratico. A far saltare il tavolo è stato, come spesso capita sull’isola, il nodo della famosa Autonomia della Regione Sicilia.
Concetto troppo spesso levato a mo’ di scudo per difendere prebende e privilegi che in altre regioni semplicemente non esistono.
In Sicilia, infatti, una legge del 1965 equipara l’Assemblea parlamentare al Senato della Repubblica, e anche lo stipendio dei deputati è equiparato a quello dei senatori: che tra diaria, gettoni e indennità  possono arrivare a guadagnare anche 15 mila euro lordi al mese.
Potevano gli onorevoli deputati rinunciare a tutto ciò, accontentandosi di “appena” undicimila euro e spiccioli? Ovvio che no.
“Io ho avanzato l’ipotesi che il deputato regionale siciliano guadagnasse quanto un consigliere regionale della Lombardia o dell’Emilia Romagna. Altrimenti sarebbe passato solo il messaggio che lo Statuto siciliano è fonte unicamente di privilegi” ha spiegato Cracolici, che si è dimesso dopo che ieri pomeriggio era arrivato sul suo tavolo un emendamento firmato dall’onorevole Riccardo Savona, recentemente migrato dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza di Rosario Crocetta.
Oggetto dell’emendamento di Savona era la proposta di sganciare la riforma sul taglio degli stipendi dal decreto Monti, facendo invece riferimento proprio alle buste paga del Senato.
In pratica i deputati erano d’accordo ad abbassarsi lo stipendio fino a undicimila euro, ma rimanendo sempre agganciati alla situazione di Palazzo Madama.
Un taglio momentaneo dato che, passato questo periodo di vacche magre, a Roma gli stipendi potrebbero ricominciare a salire.
E così anche a Palermo. Dove undicimila euro al mese sono pochi e i parlamentari hanno imparato a salvaguardarsi il futuro anche quando debbono tagliarsi lo stipendio.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)

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