Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
ACCUSATI DI CONCORSO IN TRUFFA AGGRAVATA PER UN CORSO DI FORMAZIONE MAI TERMINATO
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna Gerardo Bombonato è indagato per falso
in atto pubblico e concorso in truffa aggravata insieme all’assessore democratico all’Integrazione di San Lazzaro di Savena (Bologna) Raymond Dassi.
L’indagine, partita da un esposto anonimo arrivato alla Procura di Bologna nel 2012, riguarda l’attività del presidente dell’Ordine quando lavorava come capo dell’ufficio stampa del Consiglio regionale. I fatti risalgono ai primi mesi del 2009.
Secondo il sostituto procuratore Morena Plazzi, che ha inviato gli avvisi di fine indagine nei giorni scorsi, Bombonato pagò Dassi, esperto web e allora collaboratore informatico della Regione, per un corso di formazione indirizzato ai giornalisti e agli impiegati dell’ufficio.
Un progetto che doveva portare alla costruzione del software e del sito del Consiglio regionale e alla sua successiva utilizzazione da parte dei dipendenti stessi dell’ufficio.
Secondo l’esposto, e ora secondo l’accusa, dopo le prime lezioni il corso non fu mai portato a termine.
Nonostante ciò Bombonato firmò perchè comunque i 10mila euro fossero pagati.
“Abbiamo saputo dell’indagine solo pochi giorni fa, con la notifica. Ora chiederemo di essere sentiti dal pm, pensiamo di preparare una memoria difensiva e depositeremo della documentazione. Abbiamo gli strumenti per dimostrare che il corso di formazione è stato fatto, tutto per intero”, ha spiegato Maria Grazia Tufariello, legale di Bombonato.
L’equivoco, secondo l’avvocato, sarà molto semplice da risolvere: “Era un corso che comprendeva una serie di attività e non solo la parte relativa alle lezioni in aula. Secondo me nell’interpretazione della Procura si confonde un corso con le ore di lezione in aula di un corso. Ma erano previste anche attività pratiche di applicazione e sperimentazione su un sito internet che si andava a costruire”, spiega la legale del presidente dell’Ordine. “Il monte ore è stato rispettato”.
“Il corso fu fatto eccome — ha detto anche lo stesso Bombonato, intervistato dal Resto del Carlino — anche se ovviamente io non partecipavo alle lezioni personalmente. Comunque Dassi non doveva fare solo il corso, ma anche collaborare a realizzare il sito. E ha onorato entrambi gli impegni. L’avviso del pm mi ha sorpreso, ma sono tranquillo. Tramite il mio avvocato, chiederò di essere sentito quanto prima dal pm”.
Bombonato è stato recentemente rieletto presidente dell’Ordine dei giornalisti. Dassi invece, originario del Camerun, è stato il primo assessore di origine straniera in Emilia Romagna ed è membro del Forum nazionale del Pd per l’integrazione.
David Marceddu
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
PD, CINQUESTELLE, LEGA E UDC PER LA TRASPARENZA IN AULA
La Lega rompe il fronte di centrodestra sul caso Berlusconi e si schiera contro il voto segreto in Aula sulla decadenza: “La Lega Nord – annuncia il capogruppo leghista al Senato, Massimo Bitonci – chiederà la votazione palese quando arriverà in Aula al Senato il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Su questa vicenda riteniamo che ogni partito debba assumersi in maniera limpida le proprie responsabilità davanti ai cittadini senza sotterfugi o giochi politici”.
Ieri era stato il Movimento cinque stelle (M5S) a chiedere il voto palese sulla vicenda.
Sulla richiesta di voto palese è intervenuto dalla festa dell’Udc Renato Schifani, capogruppo Pdl al Senato: “Il regolamento è chiaro e prevede il voto segreto a meno che non si realizzino nuove maggioranze anche in termini di regolamenti, ma non vi sarebbero i tempi. Sinora – ha aggiunto – la prassi è stata ampiamente violata, le regole procedurali per fortuna no”.
“Si è sempre votato con voto segreto – precisato poi a Sky Tg24 -. Credo che i parlamentari debbano essere lasciati liberi nel segreto dell’urna quando deliberano e votano su argomenti che riguardano la persona. Questo è il nostro regolamento, è stato sempre applicato così, non vedo per quale motivo possa essere modificato”.
Scontro Schifani-Latorre.
Alla festa dell’Udc a Chianciano, Schifani ha avuto un serrato e anche teso confronto con il senatore Pd Nicola Latorre, che a un certo punto ha “suggerito” che Berlusconi dia le dimissioni prima del voto del Parlamento sulla sua decadenza perchè “aiuterebbe il Paese” e sarebbe un “atto di generosità “.
Piccatissima la replica dell’ex presidente del Senato. “Le tue provocazioni confermano la volontà del Pd di soffiare sul fuoco, di rompere quest’esperienza che ha voluto Silvio Berlusconi. Siamo diversi caro Latorre. Non me ne vado solo per rispetto a questa platea”.
Dal canto suo, dopo essersi detto “esterrefatto” dalla reazione di Schifani davanti alla stessa platea, il democratico Latorre si è spinto fino ad augurarsi “che si voti con voto palese, bisogna avere il coraggio delle proprie posizioni, ancor più in passaggio così delicato. So bene quello che prevede il regolamento: il voto palese sarebbe un segnale importante perchè in un momento così delicato tutti devono prendersi le proprie responsabilità “. Latorre si è poi detto “assolutamente tranquillo, il Pd è compatto su questo”.
Dello stesso avviso il senatore Udc Pier Ferdinando Casini: “Il regolamento del Senato è inequivocabile e prevede voto segreto. Sotto il profilo personale mi augurerei la trasparenza di un voto palese perchè è giusto che in quella sede ciascuno si assuma la propria responsabilità , in Senato, davanti agli italiani”.
Alla festa nazionale dell’Udc c’era anche il ministro della Difesa, Mario Mauro, che ha definito una “farsa” quella costruita da Pdl e Pd attorno al caso Berlusconi: “Se non vogliono più il governo Letta, se ne assumano la responsabilità di fronte a famiglie e imprese”.
“No al voto segreto in aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi” anche da Antonio Di Pietro, direttamente dalla festa dell’Idv.
“Chi non ha il coraggio di votare palesemente – ha detto l’ex pm – che cosa ci sta a fare in Parlamento? Abbiano la dignità di rinunciare alla segretezza del voto”.
Ancora dalla festa dell’Udc, un altro membro del governo, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, predica “serenità e rispetto della legge”.
“Non dobbiamo avere paura della verità , dobbiamo andare fino in fondo ma dopo aver fatto tutto” evidenzia il ministro intervenendo sul caso Berlusconi.
“Io sono stata firmataria con entusiasmo della legge Severino”, ricorda la Cancellieri, sottolineando come, essendo la sua prima applicazione, la legge “va discussa e soppesata” concernendo anche un leader di un grande partito.
E nel caso in cui la Corte europea accogliesse le ragioni del ricorso presentato da Berlusconi, “il governo italiano – ha assicurato Cancellieri – trarrebbe le conseguenze e si difenderebbe con la massima fierezza”.
Dalla Festa di Scelta civica, in corso invece a Caorle, il senatore Pd Felice Casson ha escluso di poter diventare il nuovo relatore sul caso Mediaset in giunta nell’eventualità che dal voto di mercoledì sulle pregiudiziali derivino le dimissioni di Augello. Secondo Casson, “per mercoledì non ci sarà nessuna sorpresa nel voto in giunta”. “Direi che i giochi sono fatti – ha aggiunto – nel senso che i temi sono stati sviscerati. La materia è molto chiara, la Costituzione è chiara e la legge è molto chiara. E quindi si voterà per passare alla fase successiva per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore”.
“Non credo che si tratti di definire tempi lunghi o corti, ma di definire un processo nel rispetto dei regolamenti, quindi, anche del diritto di difesa”.
Così il presidente della Giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefano. “Credo che non sia necessario spingere sull’acceleratore in una procedura fine a se stessa, ma sia necessario assumerci la responsabilità di essere rigorosi, seri e nel rispetto della legge”.
“Mercoledì – ha continuato Stefano – è una giornata in cui proseguiremo un procedimento avviato già da qualche settimana, ovvero nello spirito della legge Severino immediatamente dopo la notifica di una sentenza da parte del Tribunale di Milano. Eviterei di caricare però quella data e quell’appuntamento di significati eccessivi, se non quelli di un procedimento che stiamo realizzando all’interno di un recinto di regole e procedure che dobbiamo ossequiare per rendere la decisione più seria”.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
PIZZAROTTI: “NON FARO’ IL SOTTOSEGRETARIO”…. MA E’ UN TUTTI CONTRO TUTTI
Minacce, fotografie, sms, “oscuri e segreti informatori”. 
L’aria intorno al Movimento Cinque Stelle è piuttosto tesa. Le notizie sul progetto — ancora in divenire e in balìa degli eventi — di un nuovo gruppo al Senato e del suo corrispettivo alla Camera scatenano un coro di smentite.
Prendono le distanze i tre friulani eletti in Parlamento: il senatore Lorenzo Battista e i deputati Aris Prodani (“Mai, dalla mia bocca, è uscita un’ipotesi del genere. Sono stato eletto con il M5S. E con il M5S terminerò il mio mandato”) e Walter Rizzetto (“Vado avanti dritto per la mia strada. Il contraddittorio non è dissidenza come del resto il solo dialogo non è tradimento” ). Si tirano fuori Alessio Tacconi, Ivan Catalano, Gessica Rostellato e Paola Pinna (“Fantasie”), mentre Francesco Campanella manda a dire alla “fonte di quelle voci” che “può rosicare fino allo spasimo”: lui non se ne va.
Ormai è guerra tra bande.
E lo dimostra l’ultima puntata della crisi di nervi a Cinque Stelle.
Si tratta di una foto, scattata con un cellulare l’altro ieri nell’aula del Senato. Ritrae tre dei senatori “indiziati” (lo stesso Campanella, Battista e Fabrizio Bocchino) intenti a leggere qualcosa sul computer.
La paranoia interna ha raggiunto livelli tali che la considera la prova madre della “cospirazione”: pochi minuti dopo quello scatto, Battista pubblicherà su Facebook un post condiviso dal fuoriuscito Zaccagnini e dai colleghi Luis Orellana, Monica Casaletto, Alessio Tacconi, Fabrizio Bocchino in cui, tra le altre cose, si chiedeva: “Mesi fa ebbi modo di chiedere se il M5S si sarebbe fatto trovare pronto quando B. avrebbe staccato la spina al governo. Siamo pronti? ”.
Federico Pizzarotti pare di no.
Ieri ha risposto agli “oscuri informatori” che lo “avrebbero avvisato della certa caduta dell’attuale governo”, secondo i quali “il primo ottobre mi dimetterei da sindaco pronto per essere chiamato a un incarico da sottosegretario in un ipotetico Letta bis, oppure che mi candiderei a futuro premier”.
“Tranquillizzo i detrattori — dice Pizzarotti — sono stato eletto sindaco di Parma e non c’è altro a cui penso”.
È un clima che scatena gli istinti più bassi e retrivi della Rete, tanto che molti degli eletti denunciano inaccettabili minacce ricevute sui profili Facebook e Twitter.
Hanno chiesto a Beppe Grillo in persona di abbassare i toni, perchè l’aria è pesante.
Lui ha risposto ieri aprendo sul blog la tanto attesa sezione dedicata all’attività dei parlamentari e rendendo pubblico il discusso intervento di Gianroberto Casaleggio a Cernobbio.
Il guru agli imprenditori ha parlato dell’avvento della democrazia diretta: “Si diffonderà in futuro grazie all’aumento dell’informazione libera dovuto a Internet”.
Poi ha ricordato la prima apparizione di Nixon e Kennedy in tv: “Allora si disse: ‘mostratemi un politico che non capisce la televisione e vi mostrerò un perdente’, oggi vale la stessa cosa: ‘mostratemi un politico che non capisce Internet e vi mostrerò un perdente
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
DURE PAROLE DEL MAGISTRATO: “E’ MANCATA AUTOCRITICA ALL’INTERNO DELLA MAGISTRATURA”
“C’è abnegazione e sacrificio tra le persone che lavorano nella giustizia. Uno stile che mantengono pur con degli stipendi di merda, sì di merda”.
Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, intervenendo alla presentazione del libro di Lionello Mancini “L’onere della Toga”.
“Stipendi di merda — ha aggiunto — rispetto a quelli di noi magistrati che sono migliori di quelli degli appuntati dei carabinieri”.
Colei che ha rappresentato la pubblica accusa nel processo Ruby ha poi aggiunto: “Non è una patologia della magistratura, ma ci sono dei Pubblici ministeri che hanno usato il loro lavoro per altro”.
“Se io avessi avuto l’impressione — ha aggiunto — di discostarmi dalla retta via avrei avuto sicuramente la forza di tirarmi indietro”.
Qualcuno ha letto in queste parole una sorta di messaggio lanciato a quei magistrati che hanno usato la toga per poi far strada in altre carriere come quella della politica. Uno che dalla sua attività di pm sicuramente ha guadagnato tanta “pubblicità ” è Antonio Di Pietro (Idv) che stamattina ha voluto precisare: “Sono assolutamente sicuro che Ilda Boccassini non ce l’abbia con me, nel modo più assoluto”.
Così l’ex Pubblico ministero di “mani pulite” che poi ha aggiunto: ”La Boccassini ce l’ha sicuramente con Antonio Ingroia”.
Ma tornando alla Boccassini, la stessa ha poi ammesso che negli ultimi vent’anni c’e’ stato uno “scontro tra mass media, magistratura e politica”.
Uno stato di “conflittualità talmente alta” che, a suo giudizio, ha impedito lo svolgimento di una “riflessione” onesta anche all’interno della sua categoria professionale.
“E’ mancata — ha detto — un’autocritica che la categoria doveva fare e non ha fatto, dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”
Fabio Abati
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
SE LA GIUNTA AFFOSSERà€ LA RELAZIONE DI ANDREA AUGELLO IL PDL È PRONTO A BUTTARE GIÙ LETTA… L’OBIETTIVO: VOTARE PRIMA DELLA FINE DELL’ANNO
Un’altra settimana di passione per il governo Letta, dopo quella che si è appena chiusa. 
Ancora una volta giorni decisivi per l’esecutivo delle larghe intese appeso alle sorti del Condannato di Arcore.
E ancora una volta l’ultimatum più importante è affidato a Renato Schifani, uno delle guide spirituali e siciliane delle colombe del Pdl, l’altra è il corregionale Angelino Alfano.
Dice Schifani: “È ormai tutto chiaro, il Pd vuole le elezioni e lavora per questo”.
Il riferimento è al voto fatidico di mercoledì sera, alle 20 e 30, nella giunta delle immunità del Senato.
Oggetto: la decadenza del Cavaliere in base alla legge Severino.
L’accordo per contarsi, dopo le minacce e le tensioni di lunedì e martedì scorsi, è stato unanime ma la scontata bocciatura della relazione di Andrea Augello, ex An, contrario alla decadenza, ha innescato una nuova escalation.
Così i soliti falchi del Pdl annunciano tra mercoledì e venerdì l’atteso ritorno di B. in video, forse a un talk-show, che secondo i loro pronostici dovrebbe essere l’estrema unzione al governo di Enrico Letta.
Un’invettiva cruenta contro i magistrati che non potrà lasciare indifferente il Pd, il bilancio sanguinoso di una guerra che dura da vent’anni.
Dicono dal cerchio magico berlusconiano: “Se il presidente parlerà è per dire cosa pensa e cosa vuole, poi toccherà al Pd comportarsi di conseguenza”.
Insomma, rullano di nuovo i tamburi di guerra.
Un’agonia infinita, determinata dagli umori e dai ragionamenti del Condannato, che già si è autorecluso da agosto nella sua villa, ormai bunker, di Arcore.
Aggiunge un commissario della giunta, quota centrodestra: “Giovedì mattina il governo non ci sarà più”. Minacce, minacce, minacce.
Il punto è che prima o poi alla decadenza del Cavaliere ci si arriverà e tanto vale, allora, sfasciare la maggioranza prima per tenere aperta, entro l’anno, la finestra elettorale d’autunno-inverno.
Daniela Santanchè alias la Pitonessa lo sostiene esplicitamente: “In un Paese dove ci sono due papi si può votare anche a Natale”.
Continua la Santanchè: “La ferita non è più rimarginabile, per me la giunta non esiste più”. Tutto questo restringe, se non annulla completamente, i margini per un’altra trattativa da qui a mercoledì, sotto lo sguardo vigile e preoccupato del Colle interventista.
Pure una supercolomba come Gaetano Quagliariello ammette: “Sarebbe insopportabile trasformare il voto in giunta in una corrida contro Berlusconi”.
Eppure i termini della tregua sottoscritta martedì scorso tra Pd, Pdl e Quirinale avevano spostato a metà ottobre, al voto in aula sulla decadenza, la scadenza per la resa dei conti.
Ma la chiusura del Pd a ogni tentativo di ricorso del Pdl contro condanna e legge Severino ha di fatto azzerato la tregua.
Secondo le colombe più ottimiste si sarebbe arrivati a ottobre inoltrato, appunto, in coincidenza con la scelta di Berlusconi su servizi sociali o domiciliari e la rideterminazione del-l’interdizione in Appello. Ma ieri ad Arcore, lo stesso Berlusconi avrebbe giudicato inutile questa strategia del rinvio e dei tempi lunghi: “Io non mi dimetto mi cacciassero loro. Se il Pd vota contro la relazione di Augello meglio finirla subito, non ha senso aspettare”.
Linea questa che è un ulteriore indizio contro lo schema del Quirinale sulla grazia da concedere dopo il passo indietro dalla politico e l’inizio dell’affidamento ai servizi sociali.
Ovviamente da oggi, i mediatori saranno di nuovo al lavoro e il finesettimana andrà via in convulse telefonate tra Letta Zio e Nipote poi tra i Letta e Napolitano.
Il premier tenta di resistere e parla come se avesse vita lunga. Riforma del bicameralismo (“non stiamo sfasciando la costituzione, la riformiamo”).
Attacco a Renzi che parla “per spot”.
E difesa a oltranza di questa maggioranza. “Non bisogna vergognarsi delle larghe intese”. Ieri mattina si è anche sparsa la voce che Berlusconi sarebbe dovuto intervenire con una telefonata o un video dalla festa di Atreju, organizzata dai Fratelli d’Italia.
Le colombe però lo avrebbero convinto a rinviare e a soprassedere ancora. Segno che comunque il momento del suo ritorno pubblico è molto vicino.
Anche perchè questa sarà anche la settimana del lancio della nuova Forza Italia.
Fabrizio d’Esposito
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
DECISO IL DISTACCO DAL GOVERNO, MA VUOLE LA CRISI A NOVEMBRE
«Per me questo governo è già morto. Me ne sento lontano sentimentalmente. Ma non è detto sia giunto il momento di farlo cadere».
Sul tavolo dello studio di Villa San Martino adesso è adagiata una road map molto personale, della quale Silvio Berlusconi parla in queste ore con i pochi collaboratori e dirigenti ai quali si è «concede» al telefono dal ritiro di Arcore.
Ed è una strategia che mette in conto il distacco della spina all’esecutivo Letta, ma con molta probabilità non subito, non a cascata dopo il voto finale che in giunta e poi al Senato sancirà la decadenza del senatore condannato.
Così, nel calendario di cui si discute nello stato maggiore berlusconiano, le elezioni potrebbero sì essere l’obiettivo, ma non imminente, scivolando magari fino alla primavera 2014, a ridosso delle Europee.
I figli, Marina in testa, e poi Fedele Confalonieri, non gli chiedono altro in queste ore in cui tutto sembra nuovamente precipitare.
Non fosse altro che per non compromettere le sorti di un’azienda che veleggia in acque amiche a dispetto della crisi.
Ancora ieri, un nuovo balzo dei titoli Mediaset in Piazza Affari, che hanno chiuso con un rialzo del 3,73 per cento, anche grazie al report favorevole di Nomura.
Argomenti che in genere stanno molto a cuore al padrone di casa, tenuti in considerazione anche quando si tratta di adottare importanti scelte politiche.
Ieri l’ordine di scuderia, eseguito dall’intero partito – dai ministri alla Lupi e Quagliariello ai capigruppo Schifani e Brunetta, passando per senatori alla Minzolini e europarlamentari alla Ronzulli – è stato quello di far risuonare di nuovo i tamburi di guerra.
Se mercoledì il Pd darà il primo sì alla decadenza (bocciando la relazione Pdl), allora si assumerà la responsabilità della crisi.
Crisi dunque, dandola quasi per scontata, immediata, consequenziale.
È vero che l’ex premier sta valutando coi suoi consiglieri della comunicazione se non sarà il caso di presentarsi già quel mercoledì sera in tv a Porta a Porta da Vespa.
Per una sorta di «discorso alla nazione» più diretto e efficace rispetto all’algido video. In queste ore prosegue l’inabissamento.
Ieri Giorgia Meloni e Guido Crosetto hanno sperato fino a sera che Berlusconi facesse anche solo una telefonata alla loro festa di Atreju a Roma.
Attesa vana.
Il leader tace. E attende segnali che non arrivano, nè dal Quirinale nè dal Pd.
È vero che chi gli ha parlato, gli sente ripetere che se tutto precipita convoca d’urgenza per giovedì i gruppi parlamentari di Camera e Senato per ufficializzare la «dichiarazione di guerra».
Ma è altrettanto vero che Berlusconi nei colloqui privati esclude il voto in autunno. Non solo perchè il Colle farebbe di tutto per evitarlo, ma anche perchè mancherebbero con molta probabilità i tempi tecnici per sfruttare ormai quella finestra elettorale.
E allora, meglio partire da mercoledì prossimo una campagna di logoramento, preludio di quella elettorale vera e proprio, da aprire da lì a poco.
I ministri Pdl dunque sarebbero invitati a restare al loro posto, ancora per qualche settimana.
«Del resto, i pretesti per provocare una crisi di questo governo superano di gran lunga i motivi per tenerlo in vita» la butta lì ormai con distacco l’inquilino di Arcore. Anche perchè, coi tempi che corrono, provocare un terremoto politico-economico sulla scia del voto sulla decadenza di Berlusconi Silvio, rischia di essere assai impopolare. A scoraggiarlo, raccontano, anche un ultimo recapitato in Villa che registrerebbe un clamoroso 70 per cento di italiani per nulla interessato, di più, stufo dello scontro politico che da settimane ruota attorno alla faccenda personale del capo.
Il piano ideato dal Cavaliere porterebbe allora a trascinare l’esecutivo fino alle secche di questo inverno. In periodo cioè in cui sarebbe impossibile andare al voto, a quel punto mollare sì gli ormeggi, a fine anno, ritirare i ministri e lasciare il Partito democratico da solo, a sobbarcarsi la responsabilità di portare avanti per due o tre mesi un governo di scopo.
Salvo attaccarlo quotidianamente, indebolire l’avversario, fosse pure Renzi, costretto a difendere Letta e il suo governo.
Nel Pdl i falchi continuano a volare minacciosi e non manca chi, come Augusto Minzolini tra gli altri, vorrebbe fin da subito, fin da mercoledì prossimo insomma una «reazione adeguata», senza nemmeno attendere il voto finale del Senato sulla decadenza previsto per il 10-12 ottobre.
Come pure c’è chi, al pari di Daniela Santanchè, ritiene la «ferita ormai non più rimarginabile » e la partito col Pd chiusa.
Ieri per l’intero giorno sono sembrati tutti falchi, dentro quel partito
Il Cavaliere li ha aizzati, ma intanto lavora a una strategia più complessa.
Con un solo punto fermo. Decadenza certo, interdizione ovvio, incandidabilità ormai scontata, ma «io mantengo il controllo di Forza Italia, pure da casa» va ripetendo come per esorcizzare uno spettro.
Continuerà lui a dare le carte, a decidere destini politici, a fare le liste, dunque.
A meno che domani non ci ripensi, non cambi posizione.
«Alza il prezzo e fa bene, per mettere in guardia quelli del Pd, ma è un estremo tentativo per convincerli che si fa sul serio» ragiona un ministro annoverato tra le colombe.
Come in una bussola impazzita, ognuno tiene la sua rotta, nessuno conosce quella giusta.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
UNA CANDIDATURA IN ESTONIA O IN BULGARIA O UN ESILIO DORATO NELLA RUSSIA DELL’AMICO PUTIN…. AD ARCORE PRONTI I PIANI ALTERNATIVI
Prendi i soldi e scappa. La tentazione, quantomeno la suggestione, c’è. 
Ad Arcore, dove il Cavaliere si è rinchiuso da settimane, in un vero e proprio allenamento fisico e spirituale degli arresti domiciliari, tra i consigli al Condannato non manca quello della fuga.
Al punto che, di fronte alle insistenze di alcuni amici (Marcello Dell’Utri), Silvio Berlusconi in più di un’occasione ha ripetuto, un po’ depresso: “Non farò come Craxi, nè il latitante, nè l’esule. Non scapperò”.
L’ultima parola? In ogni caso, la fuga sarebbe la decisione estrema.
Da attuare anche senza passaporto, dopo la fine del governo e un videomessaggio per spiegare con toni forti e gravi la scelta.
Anche un eventuale provvedimento di grazia per la condanna Mediaset, non fermerebbe infatti altre inchieste e altri processi.
E un uomo che il prossimo 29 settembre compirà 77 anni può anche decidere in base all’istinto e alla stanchezza.
IPOTESI ANTIGUA
Tra le località più probabili, nell’elenco dei Paesi che non hanno accordi con l’Italia in materia di estradizione, c’è da tempo Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana.
Qui c’è la villa del suo amico Dell’Utri, come base di riferimento.
Altrimenti, nel ventaglio di queste ipotesi, c’è la latitanza dorata nel complesso di Antigua, di cui B. è proprietario.
Fuori gioco, invece, è il Kenya, dove Berlusconi è andato un anno fa nel resort di Flavio Briatore a Malindi. Tra l’Italia e il Paese africano c’è un trattato che regola l’estradizione e comprende anche il reato di frode fiscale.
L’AMICO PUTIN
A Villa San Martino, l’ipotesi più gettonata riguarda comunque la Russia dell’amico autocrate Vladimir Putin.
La pista russa, come viene chiamata, sarebbe stata già attivata per tentare di arginare una probabile offensiva all’impero economico e aziendale in caso di arresti domiciliari a metà ottobre e di successive ordinanze di custodia cautelare per altri procedimenti.
Qui, in un modo o nell’altro, potrebbe essere trasferito il pacchetto azionario di Mediaset con la complicità di qualche oligarca vicino a Putin.
La questione investe azioni e soldi ma anche altri beni, come quelli che si trovano nelle sue attuali residenze italiane (Arcore e Palazzo Grazioli soprattutto) che presto potrebbero trovarsi nelle condizioni di essere perquisite.
Quando cioè B. perderà la sua immunità parlamentare.
ASILO POLITICO
Nella Federazione Russa l’estradizione con l’Italia è prevista, ma Putin non avrebbe alcuna difficoltà a riconoscere “all’amico Silvio” lo status di rifugiato politico.
L’indiscrezione non è inedita.
Proprio alla vigilia della sentenza della Cassazione sulla frode fiscale di Mediaset, ci furono voci su un blitz russo di Berlusconi in Russia. E anche allora qualcuno del suo cerchio magico ammise la questione dell’asilo politico. Del resto, il Cavaliere è un giocatore che si mantiene sempre aperte tutte le possibilità .
DIREZIONE TALLINN
La notizia è trapelata ieri sul Messaggero di Roma. Candidare Berlusconi alle prossime elezioni europee (primavera del 2014) in uno dei Paesi della Ue. Laddove la legge Severino sull’incandidabilità non è applicabile.
L’ex dipietrista oggi centrista di sinistra Nello Formisano immagina l’Estonia perchè a Tallinn, capitale della Repubblica baltica, ha il suo quartier generale Ernesto Preatoni, immobiliarista amico del Cavaliere.
Un’altra ipotesi è quella dell’Ungheria di Viktor Orban, a capo di un governo che ha già fatto richiamare le inquietanti ombre di fascismo, razzismo e antisemitismo.
Orban, ovviamente, è amico di Berlusconi e potrebbe dargli una mano alle europee.
Su una candidatura in un altro Paese della Ue, pesa però la grave incognita della documentazione da fornire. Anzi, senza passaporto è praticamente impossibile.
LA PROFEZIA
Tutte queste ipotesi sono state riscontrate con fonti del Pdl e della corte berlusconiana. Una di esse, un uomo, conclude. “Cosa succederebbe se una mattina l’Italia si svegliasse e non trovasse più Berlusconi ad Arcore?”.
Fabrizio d’Esposito
(dal “Fatto Quotidiano”)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
UNA CANDIDATURA IN ESTONIA O IN BULGARIA O UN ESILIO DORATO NELLA RUSSIA DELL’AMICO PUTIN…. AD ARCORE PRONTI I PIANI ALTERNATIVI
Prendi i soldi e scappa. La tentazione, quantomeno la suggestione, c’è. 
Ad Arcore, dove il Cavaliere si è rinchiuso da settimane, in un vero e proprio allenamento fisico e spirituale degli arresti domiciliari, tra i consigli al Condannato non manca quello della fuga.
Al punto che, di fronte alle insistenze di alcuni amici (Marcello Dell’Utri), Silvio Berlusconi in più di un’occasione ha ripetuto, un po’ depresso: “Non farò come Craxi, nè il latitante, nè l’esule. Non scapperò”.
L’ultima parola? In ogni caso, la fuga sarebbe la decisione estrema.
Da attuare anche senza passaporto, dopo la fine del governo e un videomessaggio per spiegare con toni forti e gravi la scelta.
Anche un eventuale provvedimento di grazia per la condanna Mediaset, non fermerebbe infatti altre inchieste e altri processi.
E un uomo che il prossimo 29 settembre compirà 77 anni può anche decidere in base all’istinto e alla stanchezza.
IPOTESI ANTIGUA
Tra le località più probabili, nell’elenco dei Paesi che non hanno accordi con l’Italia in materia di estradizione, c’è da tempo Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana.
Qui c’è la villa del suo amico Dell’Utri, come base di riferimento.
Altrimenti, nel ventaglio di queste ipotesi, c’è la latitanza dorata nel complesso di Antigua, di cui B. è proprietario.
Fuori gioco, invece, è il Kenya, dove Berlusconi è andato un anno fa nel resort di Flavio Briatore a Malindi. Tra l’Italia e il Paese africano c’è un trattato che regola l’estradizione e comprende anche il reato di frode fiscale.
L’AMICO PUTIN
A Villa San Martino, l’ipotesi più gettonata riguarda comunque la Russia dell’amico autocrate Vladimir Putin.
La pista russa, come viene chiamata, sarebbe stata già attivata per tentare di arginare una probabile offensiva all’impero economico e aziendale in caso di arresti domiciliari a metà ottobre e di successive ordinanze di custodia cautelare per altri procedimenti.
Qui, in un modo o nell’altro, potrebbe essere trasferito il pacchetto azionario di Mediaset con la complicità di qualche oligarca vicino a Putin.
La questione investe azioni e soldi ma anche altri beni, come quelli che si trovano nelle sue attuali residenze italiane (Arcore e Palazzo Grazioli soprattutto) che presto potrebbero trovarsi nelle condizioni di essere perquisite.
Quando cioè B. perderà la sua immunità parlamentare.
ASILO POLITICA
Nella Federazione Russa l’estradizione con l’Italia è prevista, ma Putin non avrebbe alcuna difficoltà a riconoscere “all’amico Silvio” lo status di rifugiato politico.
L’indiscrezione non è inedita.
Proprio alla vigilia della sentenza della Cassazione sulla frode fiscale di Mediaset, ci furono voci su un blitz russo di Berlusconi in Russia. E anche allora qualcuno del suo cerchio magico ammise la questione dell’asilo politico. Del resto, il Cavaliere è un giocatore che si mantiene sempre aperte tutte le possibilità .
DIREZIONE TALLINN
La notizia è trapelata ieri sul Messaggero di Roma. Candidare Berlusconi alle prossime elezioni europee (primavera del 2014) in uno dei Paesi della Ue. Laddove la legge Severino sull’incandidabilità non è applicabile.
L’ex dipietrista oggi centrista di sinistra Nello Formisano immagina l’Estonia perchè a Tallinn, capitale della Repubblica baltica, ha il suo quartier generale Ernesto Preatoni, immobiliarista amico del Cavaliere.
Un’altra ipotesi è quella dell’Ungheria di Viktor Orban, a capo di un governo che ha già fatto richiamare le inquietanti ombre di fascismo, razzismo e antisemitismo.
Orban, ovviamente, è amico di Berlusconi e potrebbe dargli una mano alle europee.
Su una candidatura in un altro Paese della Ue, pesa però la grave incognita della documentazione da fornire. Anzi, senza passaporto è praticamente impossibile.
LA PROFEZIA
Tutte queste ipotesi sono state riscontrate con fonti del Pdl e della corte berlusconiana. Una di esse, un uomo, conclude. “Cosa succederebbe se una mattina l’Italia si svegliasse e non trovasse più Berlusconi ad Arcore?”.
Fabrizio d’Esposito
(dal “Fatto Quotidiano“)
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
DECANDENZA , TUTTE LE BALLE DEL CAVALIERE… CON UN TASSO DI ASSENTEISMO DEL 99,4%, DIFFICILE SOSTENERE CHE SI VUOLE RIMANERE SENATORE PER AVERE AGIBILITA’ POLITICA
Per evitare che la legge faccia il suo corso, il Pdl e i suoi organi di informazione ne inventano di tutti i colori. Ma il bello è che anche alcuni alleati del Pd offrono il loro contributo.
A cominciare da Luciano Violante.
Nella realtà parallela plasmata dai media berlusconiani dopo la condanna del padrone a 4 anni per frode fiscale, prendono forma e vita parole, istituti e argomenti totalmente estranei ai fatti, alla logica, alle leggi e alla Costituzione.
Un Codice Avatar che, applicato a un qualunque cittadino, farebbe scompisciare anche quanti lo sostengono per il Cavaliere .
1) «La condanna è ingiusta perchè il presidente Antonio Esposito ne ha anticipato le motivazioni in un’intervista al Mattino».
Falso. Esposito ha semplicemente spiegato che non si può condannare nessuno perchè «non poteva non sapere»: bisogna sempre dimostrare che sapeva. E ha fatto un esempio di scuola: quando il capo viene informato di un certo reato dai sottoposti e, pur potendo, non li dissuade. Ma non è il caso di Berlusconi. Infatti la sentenza firmata da tutti e cinque i giudici del collegio, afferma che il Cavaliere non solo sapeva, ma faceva in quanto «ideatore, organizzatore e beneficiario» del sistema criminale per gonfiare i costi dei film acquistati negli Usa e ricavarne plusvalenze in nero su conti esteri a lui stesso riferibili.
2) «La sentenza non è definitiva: Berlusconi l’ha impugnata alla Corte europea e ha annunciato un’istanza di revisione a Brescia e un ricorso straordinario in Cassazione».
Falso: la sentenza può essere ribaltata solo da un processo di revisione, possibile solo se emergessero prove nuove dopo il verdetto di Cassazione (cioè dal 1° agosto): e non se ne vede l’ombra.
Quanto al ricorso in Europa, non è un quarto grado di giudizio, ma solo una valutazione di eventuali danni subiti dai diritti umani di Berlusconi: Strasburgo non è la piscina miracolosa di Lourdes, dove il condannato s’immerge ed esce assolto.
E il ricorso in Cassazione sarebbe accoglibile solo se questa avesse commesso decisivi errori materiali o trascurato qualche motivo d’appello; ma basta leggere le motivazioni per trovarvi la demolizione di tutti i punti contestati dagli avvocati di Berlusconi e degli altri tre imputati.
3) «La Severino non si applica retroattivamente a Berlusconi perchè il reato fu commesso prima della sua entrata in vigore».
Ma la legge fu approvata in tutta fretta il 31 dicembre 2012 proprio per fare in tempo a escludere i condannati dalle liste per le elezioni del 2013.
Se il Parlamento avesse voluto limitarla ai reati futuri, se la sarebbe presa comoda.
O voleva escludere dalle liste solo chi delinquesse e venisse beccato, processato e condannato nei tre gradi di giudizio nelle cinque settimane comprese fra il 31 dicembre 2012 e il 24 febbraio 2013.
4) «La Severino, se si applica ai condannati per reati commessi prima, è incostituzionale».
Ma il Parlamento, come per ogni norma prima del voto in aula, ha già stabilito la legittimità della Severino respingendo le pregiudiziali di incostituzionalità in commissione Affari costituzionali: un plebiscito Pd-Pdl-Udc-Fli.
Come potrebbe l’attuale maggioranza, identica alla precedente, sostenere alla Consulta di aver votato una legge incostituzionale?
5) «Berlusconi, alla giunta per le elezioni, deve avere il tempo di esercitare il suo diritto alla difesa»
La tesi Violante, subito copiata dai giureconsulti arcoriani, finge di ignorare che il diritto di difesa vale durante il processo, non dopo la condanna definitiva. Che va solo eseguita, con tutte le conseguenze.
6) «Il Pd non deve eliminare l’avversario per via giudiziaria»
A parte che da novembre 2011 Berlusconi non è più avversario, ma alleato del Pd, di che “via giudiziaria” si va cianciando? Se decà de da senatore in base a una legge, fra l’altro votata anche dal Pdl, è per via politica, non giudiziaria.
7) «Berlusconi ha diritto all’agibilità politica».
L’agibilità politica non dipende dalla presenza o meno del politico in Parlamento, come insegna Grillo. E poi Berlusconi (che in Parlamento non avrebbe mai dovuto entrare in base alla legge 361/1957), vanta in Senato un tasso di assenteismo del 99,4 per cento.
Possibile che gli sia venuta la fregola di andarci proprio quando non può più?
Marco Travaglio
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