Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
NELLA NOTTE SENATORI PD E GRILLINI SEPARATI A FATICA DAI COMMESSI… GRASSO SOTTO ACCUSA CONVOCA LA GIUNTA… CIVATI: “L’UNICO RICATTATORE E’ RENZI”… GIOVANARDI: “LA COLPA DEL CLIMA E’ ANCHE DI RENZI”… MOSSE LEGA E SEL PER OTTENERE IL VOTO SEGRETO
L’aula del Senato alle 15 è pronta a trasformarsi per il secondo giorno in una trincea. E’ battaglia
emendamento su emendamento, ci si sfida a colpi di regolamento. L’intera giornata di ieri è stata segnata da accuse incrociate, contestazioni, urla, cori e insulti che hanno fatto sì che a fine giornata solo 5 emendamenti fossero stati votati (e bocciati).
Certo, il no a uno di questi ha fatto decadere automaticamente altre 1400 proposte di modifica analoghe, ma ne restano più o meno 6mila e i lavori di Palazzo Madama si annunciano di nuovo complicatissimi alla ripresa della seduta.
Il compito più difficile è quello del presidente Piero Grasso, contestato non solo da Movimento Cinque Stelle e Lega Nord, ma anche da Sel e da alcuni esponenti del Pd, come Felice Casson.
Al centro della polemica, in particolare, proprio la cosiddetta “legge del canguro”, cioè il salto di quei 1400 emendamenti “decaduti” perchè analoghi a quello bocciato. Così oggi alla ripresa dei lavori l’argomento è stato ripreso da diversi senatori, in particolare Mario Mauro dei Popolari per l’Italia, Paolo Corsini e Massimo Mucchetti del Pd e Augusto Minzolini di Forza Italia, tutt’e tre “dissidenti” rispetto alla linea del partito sul tema delle riforme.
La questione centrale è la cosiddetta “legge del canguro” sulla quale alla fine Grasso ha deciso di convocare una giunta per il regolamento, sospendendo la seduta dell’Aula almeno fino alle 11,30.
Il “canguro” è una tecnica usata per lo sfoltimento degli emendamenti, che considera superate le proposte di modifica analoghe a quelle già votate e consente così di ‘saltarè a quelle successive.
Ieri Grasso ha applicato questo meccanismo agli emendamenti all’articolo 1 del disegno di legge costituzionale e la sua decisione ha fatto decadere 1.400 proposte di modifica al testo.
L’opposizione ha protestato e ha chiesto che sul tema si pronunciasse la giunta per il regolamento e la richiesta è stata accolta oggi.
La tensione resta comunque alta anche alla luce di quanto avvenuto la notte scorsa a fine seduta si è sfiorata la rissa sfiorata tra senatori del Pd e del M5s, nei corridoi e nelle sale di Palazzo Madama.
I contendenti sono stati però separati da altri colleghi e dai commessi. Già durante la seduta c’erano state forti tensioni per gli interventi dei senatori del M5s contro gli esponenti del Pd, tanto che il capogruppo democratico Luigi Zanda aveva protestato con Grasso: “questa seduta è servita solo per farci insultare”.
All’uscita è stato preso di mira dai senatori grillini soprattutto il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti, già oggetto di attacchi verbali in Aula.
In sua difesa sono intervenuti alcuni senatori del Pd e ne è nato uno scontro verbale, che si è protratto nella sala Mazzini e nella sala Garibaldi, antistanti all’uscita dell’Aula.
I toni di entrambe le parti sono via via cresciuti e quando i senatori dei due schieramenti sono arrivati ad avvicinarsi fisicamente, percorrendo il corridoio dei busti, si è sfiorata la rissa, evitata grazie all’intervento di altri parlamentari dei due stessi partiti e di alcuni commessi che si sono frappost
Lega riscrive emendamento su taglio deputati per evitare voto palese
Ottenere il voto segreto sul taglio del numero dei deputati. E’ l’obiettivo del senatore della Lega Stefano Candiani, che questa mattina ha riformulato il suo emendamento che riduce a 500 i deputati, con un nuovo testo “blindato”.
Candiani ha infatti riscritto la norma in modo che, assicura, non si possa separare la parte del testo che parla di minoranze linguistiche (e si deve perciò votare a scrutinio segreto) da quella che taglia i deputati.
L’emendamento dovrebbe andare in votazione nel pomeriggio. “Stanno cercando in tutti i modi di evitare il voto segreto sul taglio dei deputati — spiega il senatore leghista — e invece per come abbiamo riscritto il testo la norma, che si occupa anche delle minoranze linguistiche, non può essere ‘spacchettata’ e deve essere votata a scrutinio segreto. Ma — aggiunge — vedendo come sono andate già ieri le cose, dobbiamo aspettarci un colpo di mano”.
“Il voto segreto garantisce l’insindacabilità del parlamentare nell’espressione della propria funzione — afferma Candiani — volerlo negare è un attentato alla libertà dei cittadini”.
Giovanardi (Ncd): “La colpa di questo clima è anche di Renzi
“La responsabilità di questo clima è anche del presidente del Consiglio Matteo Renzi, le cui dichiarazioni riportate con grande evidenza da tutta la stampa descrivono il dibattito parlamentare come una battaglia per mantenere la poltrona”. Così il senatore del Ncd Carlo Giovanardi
Giuseppe Civati, deputato Pd, da sempre uno dei maggiori critici di Renzi, ha risposto alle accuse del premier: “Non c’è nessun ricatto, gli unici ricatti sono quelli che fa Renzi”. Per Civati il presidente del Consiglio finora non ha attuato nessuno dei cambiamenti promessi: “Renzi cerca solo il consenso con la retorica e gli slogan popolari che lo contraddistinguono e la riforma del Senato è brutta e non funziona”. Ha ribadito la volontà di rendere pubblico il testo del Patto del Nazareno e, riguardo la spaccatura tra Sel e Pd, ha espresso la sua vicinanza al partito di Vendola, direttamente proporzionale alla sua ostilità ai partiti di destra. E ha concluso: “Quasi quasi fondo il movimento dei gufi, sono curiosi e sinceri e forse la selva oscura della politica italiana in questo momento ne ha bisogno”
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
IL FORZISTA BRUNO EVOCA L’ESISTENZA DELL’ACCORDO CON BERLUSCONI CHE CONDIZIONA IL DIBATTITO… LA DE PETRIS CHIEDE DI ASCOLTARE SILVIO CHE INTANTO TELEFONA AL PREMIER
È tra le dieci e le undici del mattino che Loredana De Petris di Sel, indomita sfornatrice di emendamenti, invoca la “luce del sole” nell’aula di Palazzo Madama. Chiede un dibattito limpido, trasparente, pulito, cioè non sporcato dalla segretezza di un patto diventato la pietra angolare della Terza Repubblica.
Accusa De Petris: “Qui abbiamo sempre un convitato di pietra su cui è bene che una volta per tutte sia fatta chiarezza. Quel convitato di pietra è il patto del Nazareno”.
È tutto inutile la scelta è fatta A evocarlo, poco prima, è stato il previtiano azzurro Donato Bruno, peraltro candidato di Forza Italia per la Corte Costituzionale, che di fronte alla estenuante mediazione mattuttina avvisa tutti: “È inutile dirlo, esiste un accordo: il Nazareno ancora rappresenta un punto di riferimento che non possiamo e non dobbiamo assolutamente scalfire”.
La battagliera De Petris reagisce ipotizzando due clamorose mosse: l’acquisizione agli atti del testo segreto tra Berlusconi e Renzi oppure l’audizione di Berlusconi nella commissione Affari costituzionali.
Dice la senatrice di Sel: “Perchè c’è sempre il richiamo a questo benedetto patto? Avevo chiesto di acquisirlo nel corso dei lavori di commissione. Se fossimo ancora in commissione chiederei l’audizione di Berlusconi perchè così forse riusciremmo ad avere maggiore chiarezza”.
L’uomo di Palazzo Chigi arriva a controllare Palazzo Madama, a differenza delle settimane scorse, registra un boom di presenze.
Nel Transatlantico del Senato si manifesta anche Luca Lotti, che è sottosegretario dell’editoria a Palazzo Chigi.
Ma il suo ruolo prevalente è un altro: Lotti è uno dei cinque garanti del patto del Nazareno (con B. e Renzi, ovviamente, e poi Gianni Letta e Denis Verdini) ed è l’ufficiale di collegamento tra le due parti.
All’evocazione in aula dell’accordo segreto corrisponde, poi, una fitta conversazione telefonica tra lo stesso Renzi e Verdini. Non solo.
La linea dura di ieri si spiegherebbe soprattutto con un contatto diretto tra Arcore e Palazzo Chigi.
Il cerchio magico di B. esclude una telefonata, a dire il vero, ma altri ambienti azzurri filorenziani sostengono l’opposto: “La telefonata c’è stata, anche perchè i due questa settimana non riusciranno a vedersi. Il presidente rimane ad Arcore per guarire dall’influenza”.
Il nuovo vertice potrebbe dunque tenersi nella settimana decisiva che arriva a venerdì 8 agosto, in ogni caso la prima fatica scadenza della riforma Boschi-Verdini. L’assalto Cinque Stelle al diktat di Berlusconi
Nel frattempo, in aula, l’avvertimento di Bruno non colpisce solo De Petris di Sel. Pure Gian Marco Centinaio della Lega arriva invocare la “luce del sole”: “Mi ha fatto paura un passaggio dell’intervento del senatore Bruno quando ha ricordato al Partito democratico e al presidente del Consiglio che esiste il patto del Nazareno da cui non ci si può discostare. Mettiamo sul tavolo tutto a questo punto e facciamolo alla luce del sole”.
Centinaio parla, ma il ministro Boschi è al telefono e l’esponente leghista conclude così il suo intervento: “Attendiamo delle risposte concrete, signor ministro, che è al telefono a farsi dare input dal presidente del Consiglio”.
Stavolta, a Boschi, l’accusa di essere una marionetta è direttamente in aula.
Anche Giovanni Endrizzi del Movimento 5 Stelle va giù durissimo su Boschi e patto: “Abbiamo battuto il record dell’altro giorno, ossia di tre emendamenti in tre ore. A cosa dobbiamo questo ulteriore abbassamento dei tempi? Alla cocciuta ostinazione della catena di comando: Berlusconi, Renzi, Boschi, Zanda, e mi fermo qui per rispetto a lei, presidente”.
L’inciucio è sacro Lo dice anche Brunetta Il più noto Vito Crimi, sempre del Movimento 5 Stelle, tira invece nel patto anche il presidente del Senato e scrive su Twitter: “Grasso dicci cosa ti hanno promesso? La seconda pagina del patto del Nazareno reca forse il tuo nome?”.
Il riferimento è alle presunte ambizioni di Grasso per il Quirinale. Ma il patto Bierre, a quanto risulta , vorrebbe una donna e ieri a spasso per il Senato si è vista anche una sorridente Roberta Pinotti, ministro della Difesa.
In ogni caso, dopo il caos di questi di due giorni, il patto del Nazareno è vivo e sempre custodito nel segreto.
Persino il Mattinale di Renato Brunetta, che renziano non è, ha ammonito: “Per Forza Italia, i patti sono sacri, gli accordi sono scolpiti nella pietra e non nel ghiaccio”. L’unico a non crederci è Gaetano Quagliariello di Ncd.
Per lui la lettera renziana che apre sull’Italicum smentisce “protocolli segreti” con Berlusconi e Verdini nei panni, entrambi, di Von Ribbentrop, e Renzi in quelli di Molotov.
Ma Quagliariello, forse, si è perso qualche passaggio.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
“POSSIBILE CHE MISTER 41% NON RIESCA A TROVARE QUATTRO IMPRENDITORI PER SALVARE IL GIORNALE?”
L’Unità esce con le pagine bianche, ” pagine di protesta ma soprattutto di allarme. 
Per spiegare, senza troppi giri di parole, come sarà il mondo dell’informazione senza la voce dell’Unità “.
Il giornale fondato da Antonio Gramsci 90 anni fa sospende le pubblicazioni dall’1 agosto. Non sono bastate le parole del premier Matteo Renzi, segretario del Partito democratico, per rassicurare la redazione del giornale.
Sergio Staino, storico vignettista del quotidiano, in un’intervista a Repubblica si appella a Renzi: “Ora faccia qualcosa di sinistra. E’ lui che deve decidere se salvare o non salvare un giornale che è un pezzo importante dell’identità di questa sinistra. E’ tutto nelle sue mani”.
Ed è proprio a Renzi che il direttore Luca Landò dedica una parte del suo editoriale: “Davvero Mister 41% non è in grado di parlare con quattro imprenditori in Italia? Difficile crederlo, a meno che l’obbiettivo non fosse quello di utilizzare il potere di veto per portare l’Unità sull’orlo del baratro o anche oltre”.
E’ il Partito democratico il principale bersaglio di Landò: “Vorremmo davvero poter escludere che il Pd abbia preferito arrotolare una bandiera e mandare a casa 80 lavoratori, piuttosto che impegnarsi davvero per garantire un presente e un futuro a questo giornale”.
E poi: “La verità , inutile girarci intorno, è che il Pd non ha fatto molto per impedire che l’Unità cadesse di nuovo nel buio della chiusura. Certo, l’Unità ha criticato più volte le scelte di Renzi, ma lo stesso abbiamo con Cuperlo e Civati”.
Landò ripercorre poi altri momenti bui della storia del giornale, “E’ la terza volta che ci spengono, ma non ci fermiamo”, è il titolo del suo articolo.
Anche il Cdr scrive un comunicato in cui attacca il Pd: “Sapevamo che altre ipotesi (oltre all’offerta di Daniela Santanchè, ndr) erano percorribili, e anche che il Pd si stava occupando della vicenda. Lo sapevamo e lo speravamo. Evidentemente ci siamo sbagliati. E a pagare oggi siamo innanzitutto noi”.
E ancora: “Oggi è un giorno di lutto per la comunità dell’Unità , per i militanti delle feste, per i nostri lettori, per la democrazia, Noi continueremo a combattere, a chiedere a chi ci promette un fururo di darci certezze oggi. Di assicurare solidità patrimoniale. E a chi promette invece sostegno politici, diciamo che oggi è tardi per esprimere solidarietà “.
Che dell’Unità a Renzi non abbia mai fregato nulla qualcuno tarda ancora a capirlo: a lui interessa solo tutto ciò che è funzionale ai suoi interessi e alla sua ambizione.
Ci vuole così tanto a comprenderlo?
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
“LA COSTITUZIONE NON LA PUO’ CAMBIARE IL PRIMO CHE PASSA, E’ VERGOGNOSO FARLA MUTARE DALL’ULTIMO ARRIVATO CON IL GELATO IN MANO”… “SIAMO NOI CITTADINI A DOVER DECIDERE SE E COME CAMBIARLA, RENZI PENSI AI PROBLEMI VERI DEL PAESE: LAVORO, ECONOMIA, GIOVANI E CULTURA”
Che un pezzo dell’establishment italiano non fosse proprio contento di questi primi mesi renziani lo si poteva intuire dai giornali che ne sono l’espressione: Scalfari che parla di “autoritarismo” su Repubblica , il Corriere della Sera che in prima pagina scolpisce “Crescono solo le promesse”.
Ecco, a Diego Della Vale – che di Rcs è socio assai rilevante – l’abbraccio mortale tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non va giù.
Il patron di Tod’s non digerisce questa fase del renzismo, parla di “aria fritta”, di “teatrini da vecchia politica”.
Teme che la spinta rinnovatrice del primo ministro si esaurisca nel patto del Nazareno, una liturgia simile a quella stantia della prima Repubblica.
E allora giù la prima bordata: “La Costituzione appartiene a noi e i cittadini devono decidere come e se cambiarla, le persone da eleggere le vogliamo scegliere noi”.
E aggiunge, in versione rottamatore: “Noi dobbiamo parlare di fatti veri, di come far ripartire il paese. Io mi auguro che il vecchio mondo politico che tenta di sopravvivere vada a casa in tempi brevi e con educazione, ma dobbiamo essere fermi se continua questo balletto quotidiano di favori sopra e sotto i tavoli che a noi italiani non porta nulla di buono”.
Della Valle arriva a lanciare un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
La location scelta è quella del Colosseo mentre viene scoperta la prima ala dell’Antifeatro Flavio restaurato grazie alla sponsorizzazione del gruppo Della Valle. L’imprenditore più volte richiama il valore della Costituzione durante la conferenza stampa.
Un messaggio fin troppo chiaro di critica all’attuale fase politica, suggellata dal patto tra il primo ministro e il pregiudicato di Arcore.
Della Valle, lei ha parlato di “aria fritta”, di teatrino della politica. Si riferisce al patto sancito tra Berlusconi e Renzi su Italicum e abolizione del Senato?
Non c’è dubbio. Guardi che non contano le simpatie e le amicizie personali, contano le valutazioni obiettive. Da troppi giorni sentiamo parlare di cose che non spostano di una virgola il futuro del Paese, di cose che non portano nessun beneficio sotto l’aspetto delle strategie industriali, di cose che non portano nessun occupato in più, che non danno nessuna certezza ai giovani per trovare un lavoro. Mi pare che siamo ritornati al vecchio politichese dove si discute troppo nelle segrete stanze di argomenti che riguardano il paese.
Si riferisce alle voci su patti segreti?
Noi dovremmo sapere quello che succede prima di chiunque altro e non supporre, immaginare accordi, accordini. Mi pare che questo non faccia onore a chi lo sta facendo.
Intanto stanno riscrivendo la Costituzione…
Se lei mi vuole chiedere se la Costituzione, scritta da Einaudi, la farei riscrivere da qualche vecchio marpione della politica, le dico solo che è una vergogna pensarlo.
Ma allora anche lei pensa che siamo a rischio deriva autoritaria, Renzi ha smarrito la sua spinta di rinnovamento?
Bisogna rimettere la palla al centro. Questo significa occuparsi delle famiglie italiane che hanno più bisogno, significa parlare di sicurezza, di lavoro, di giovani e di cultura.
E il governo non lo sta facendo?
Mi auguro che lo faccia. Il governo c’è da qualche mese. Gli diamo il tempo che serve e a settembre ci ripresenteremo a chiedere nero su bianco quello che è stato fatto. Aprire i giornali tutti i giorni e leggere intere pagine dove anche noi, che siamo più navigati, non capiamo niente mi sembra una roba assurda. Però voglio fare un appello al presidente della Repubblica.
Un appello?
Presidente, la Costituzione è stata scritta da persone come Einaudi, non la facciamo cambiare dall’ultimo arrivato che seduto in un bar con un gelato in mano decide cosa fare. Su queste cose bisogna stare molto attenti.
Nello Trocchia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
“IL TAGLIO ALLE SPESE E’ SOLO UNO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE”
I motivi che non mi convincono della necessità di cambiare la Costituzione sono essenzialmente tre. 
Il primo, la velocizzazione dell’iter di approvazione delle leggi, considerato che attualmente i tempi impiegati dal Senato sono di pochi mesi, contro i lunghissimi tempi — a volte anni — che prendono i governi per rendere esecutive le norme: basti pensare che ad oggi sono giacenti circa 800 leggi già approvate dalle Camere e non ancora rese esecutive.
Il secondo, una struttura istituzionale più snella che svilirebbe il Senato a funzioni ‘decorative’ e funzionerebbe sostanzialmente con una sola Camera, per di più eletta senza preferenze.
È evidente che una sola Camera con pochi partiti e 630 deputati nominati dai loro segretari è un modello senza contrappesi, più vicino ai sistemi autoritari che a una nuova Repubblica italiana.
Il terzo, il risparmio dei costi. Lo Stato spende ogni anno 850 miliardi di euro per tutte le proprie spese: una cifra che negli anni è aumentata più dell’inflazione e delle retribuzioni.
Molte di queste spese sono legate a nuovi organismi via via accresciuti dai vari governi per dare risposte demagogiche all’incapacità di risolvere i problemi.
Dire invece che è il Senato la fonte delle spese inutili, dopo anni di funzionamento e una storia universalmente riconosciuta, è gettare sabbia negli occhi degli italiani per nascondere l’incapacità di ridurre in maniera incisiva gli sprechi, togliendo quello che non serve e non quello che funziona.
Infine, lasciatemi dire, è alquanto strano che un Parlamento eletto con una legge dichiarata anticostituzionale si dia il compito di modificare la Carta.
Ricordiamoci che la nostra Costituzione è stata fatta da istituzioni all’uopo elette e da costituzionalisti di fama mondiale.
Per questo motivo la Costituzione italiana è stata definita tra le migliori al mondo e non va modificata, tanto più se —come purtroppo sta accadendo — non se ne vede proprio la ragione.
Sabrina Ferilli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
VIETNAM SENATO: IN PEZZI LA MEDIAZIONE DI CHITI…. IL PD MINACCIA SEL: “FUORI DA TUTTE LE GIUNTE”
“A noi non interessa una settimana in più, ma la possibilità di un confronto nel merito degli emendamenti presentati. Al patto del Nazareno, convitato di pietra su cui bisognerebbe far chiarezza, va sostituito un patto tra tutti i senatori”.
Quando Loredana De Petris, la donna 6000 emendamenti, prende la parola nell’Aula di Palazzo Madama diventa chiaro a tutti che la proposta di mediazione di cui si è fatto portatore Vannino Chiti, nella veste di portavoce della dissidenza (voto finale nella prima settimana di settembre, subordinato al ritiro della maggior parte degli emendamenti e concentrazione della discussione solo su alcuni punti centrali) è fallita. La prima reazione tra i senatori, renziani e non, è sconcerto, perplessità , caos.
Ma man mano che la giornata va avanti, il quadro si fa chiaro.
“Oltre ad alcune questioni relative alla riforma costituzionale (come l’abbassamento delle firme richieste per il referendum confermativo e le modalità di elezione del presidente della Repubblica), noi volevamo l’abbassamento delle soglie dell’Italicum al 4%, sia per i partiti che si presentano da soli, che in coalizione”, spiega Ciccio Ferrara, deputato di Sel.
Ma quello che voleva soprattutto Sel erano garanzie, certezze.
E una sorta di agibilità politica: volevano che Vendola fosse ricevuto da Renzi, che la trattativa fosse visibile e chiara.
“Hanno chiesto esattamente quello che Renzi non poteva dare: pari dignità col Patto del Nazareno”, spiega un senatore dem.
Da questo punto di vista, la trattativa non è mai iniziata. Tanto che a molti comincia a sembrare un bluff.
Quella che il premier voleva, come diventa sempre più evidente, era una resa incondizionata, la rinuncia all’ostruzionismo più o meno gratis, in cambio di qualche concessione marginale.
Chiti lunedì era quasi riuscito a convincere tutta la dissidenza, ma poi Sel, che è un partito diviso, lacerato, già parzialmente scisso, è andato per conto suo.
E allora, ecco che Palazzo Chigi ha cominciato a sparare. Segnali, simboli, espliciti e impliciti. Renzi riceve la squadra di scherma. Riceve in regalo una sciabola. “Per le riforme potrebbe servirle”, dice il presidente della Ferderscherma, Giorgio Scarso con un assist al premier che ribatte: “Ogni riferimento al Senato è puramente casuale…”. A Palazzo Madama la seduta del pomeriggio inizia nel segno dell’ostruzionismo più feroce.
Si scorporano gli emendamenti, si discute su ogni cavillo, si dibatte in nome del voto segreto. E a un certo punto, si materializza Luca Lotti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, “braccio armato” di Renzi.
Anche qui, le immagini parlano chiaro: incontra Verdini, si ferma, lo saluta affettuosamente, gli dà quasi il cinque. Si fa vedere alla buvette con Dario Stefà no, il candidato naturale alle primarie pugliesi con Michele Emiliano.
Si cerca di continuare a decomporre Sel, a dividerla, a rompere il fronte di Vendola e Fratoianni.
Lotti dà l’ordine di uccidere: “La posizione di Sel preclude alleanze future”, dice.
E poi, “non possono dire che usiamo parole irricevibili e poi governiamo insieme tutte le Regioni… Eh, no. Non abbiamo mica l’anello al naso”.
Le minacce non sono neanche tanto velate: l’idea è di spingere Sel fuori dalle Giunte locali, e alla prossima tornata di Regionali, in primavera, lasciarli fuori dall’inizio. Intanto, in Aula, la maggioranza tiene, sugli emendamenti più insidiosi, quelli sull’elettività . “Andiamo avanti anche dopo l’8 agosto”, dice ancora Lotti.
Poi Renzi, su Facebook, mette in campo tutta la sua potenza: “Le sceneggiate dimostrano che alcuni senatori perdono tempo per paura di perdere la poltrona. La nostra determinazione è più forte dei loro giochetti. Andiamo avanti pronti a discutere con tutti ma non ci faremo mai ricattare da nessuno”.
Posizione chiarissima, anche se si naviga a vista. Fino a un certo punto, però.
Più passano le ore, più in Senato la percezione comune è che — magari con qualche giorno in più — la riforma sarà portata a casa. Anche grazie al canguro.
A sera, in effetti, tra voti e accorpamenti, risultano fatti fuori 1500 emendamenti. Molti, senza danno, di quelli più insidiosi sull’elettività .
Momenti di entusiasmo. Filippo Sensi, il portavoce del presidente del Consiglio, twitta: “Yes, we canguro”.
Renzi commenta: “Il ‘canguro’ funziona, siamo ad un quarto degli emendamenti”. Soddisfatti i fedelissimi, che “vedono” un’Italia tutta dalla parte del premier, contro l’ostruzionismo brutto e cattivo.
Nello stesso stile, continuano a evocare il voto, se qualcosa dovesse andare storto.
E domani Renzi in direzione farà l’ennesimo ultimatum al Pd.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
LE TRE ALTERNATIVE DI RENZI: CONTINUARE NELL’ARROGANZA, FARE IL MARTIRE PER ANDARE AL VOTO O RAPPRESENTARE GLI ITALIANI
Gentile Matteo Renzi, le scrivo perchè la conosco come un politico diverso dai suoi predecessori, che ama
confrontarsi e anche litigare con chi la critica anzichè arroccarsi nella sua torre d’avorio e chiedere i danni in tribunale.
Lo testimoniano la sua risposta alle nostre inchieste sui suoi peccatucci fiorentini (tipo la sua pensione “facile”, cui lei rinunciò dopo gli articoli di Lillo) e alle nostre critiche nel forum a Palazzo Chigi alla vigilia delle Europee.
Checchè lei ne dica, quello che sta accadendo in Senato non è una battaglia fra innovatori e conservatori: è una normale dialettica fra maggioranza e opposizione, a cui non eravamo più abituati per mancanza della seconda.
Lei ora ha di fronte a sè tre strade.
La prima è tirare diritto sulla scombiccherata e pericolosa “riforma” del Senato, per tigna, per puntiglio, per “non darla vinta ai gufi”, e verosimilmente andare a sfracellarsi contro il muro degli 8 mila emendamenti.
La seconda è spingere sull’acceleratore e viaggiare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se una campagna vittimistica contro chi non la “lascia lavorare” la farà trionfare alle elezioni anticipate di fine anno o inizio 2015.
La terza è riconoscere di avere sbagliato, o almeno di avere sottovalutato le opposizioni; ritirare la riforma del Senato e l’Italicum, dichiarando superato il Patto del Nazareno (a proposito: che c’è scritto?) per le ragioni sotto gli occhi di tutti; e discutere subito una riforma del bicameralismo paritario e una legge elettorale più rispettose della nostra storia costituzionale e della voglia di partecipazione che ancora alberga nel Paese.
Se sceglie l’opzione 1, cioè tira diritto, salva la faccia ma non il Paese: gli 8mila emendamenti, al ritmo fissato (già con notevoli forzature) dalla tagliola di Grasso, paralizzeranno il Parlamento sino a fine anno o giù di lì, impedendole di adottare le misure necessarie contro la crisi che, lungi dall’essere alle nostre spalle, si fa e si farà sentire più di prima; e lei saltellerà per mesi su un campo minato di voti segreti e possibili imboscate non di chi contesta a viso aperto la sua idea di Costituzione, ma di chi non aspetta altro che il buio per regolare i conti con lei.
Se sceglie l’opzione 2, cioè cerca il martirio per andare subito al voto, idem come sopra: salva la faccia, ma non il Paese, che di tutto ha bisogno fuorchè di una campagna elettorale arroventata, da cui potrebbe financo non uscire una maggioranza di governo: se fa incazzare tutti, alleati compresi, chi gliela vota al Senato una legge elettorale che superi il Consultellum, cioè il proporzionale puro che garantisce l’ingovernabilità ?
Se sceglie l’opzione 3, per qualche giorno si parlerà della sua prima sconfitta. Ma lei ha spalle e consensi ancora così larghi da poterla girare in positivo. Pensi che figurone farebbe dicendo agli italiani: quando siglai il Patto del Nazareno, i 5Stelle erano trincerati in un dorato isolamento, dunque mi rivolsi all’unico partner possibile, cioè B., disposto a cedere su quasi tutto pur fare il padre costituente. Ora però M5S, Sel e i dissidenti di Pd e centrodestra dicono cose ragionevoli ed è con loro che voglio fare le riforme. Anche perchè mi sono reso conto che gl’italiani mi han votato in massa per avere più, non meno partecipazione. E, dopo 8 anni di astinenza, vogliono scegliersi i parlamentari. Hanno diritto a una legge elettorale democratica (proporzionale con preferenza e premio di maggioranza, o Mattarellum misto, o maggioritario con doppio turno francese) e a un Senato con funzioni diverse ma elettivo, senza svilire il Parlamento, nè mortificare gli organi di garanzia nè cancellare referendum e leggi popolari che anzi vanno potenziati.
Questo atto di resipiscenza operosa non le farebbe perdere un voto, anzi la riconcilierebbe non con i gufi e i rosiconi, che non esistono.
Ma con un mondo che è anche il suo: quello del centrosinistra tradizionale, dell’associazionismo, ma anche degl’imprenditori seri.
Si legga, qui a fianco, le parole di Sabrina Ferilli (che sa ben interpretare il comune sentire della sinistra italiana) e Diego Della Valle (personaggio a lei non certo ostile). Scoprirà che le critiche servono a migliorare e a non sbagliare.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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