Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI VUOLE IL CONTROLLO DEGLI ELETTI E NON E’ DISPOSTO A FAVORIRE ALFANO
Dubbi, dubbi e ancora dubbi. Su soglie e preferenze, ma soprattutto sulle seconde.
A Silvio Berlusconi le nuove proposte di Matteo Renzi sulle modifiche da apportare all’Italicum non sono piaciute affatto.
E così, nessun via libera definitivo, solo una tenue, fragile disponibilità a riflettere sulle attuali soglie di ingresso previste dal testo della riforma elettorale, così come è stato licenziato dalla Camera.
In particolare, una disponibilità a procedere con un ‘aggiustamento’ — ma senza stravolgere l’impianto dell’Italicum, è stato il paletto — degli sbarramenti per i ‘piccoli’ partiti, ovvero sulle soglie di ingresso per i partiti che si presentano in coalizione e per i partiti che vanno alle urne da soli, senza alleanze.
Insomma, un aiuto ad Alfano lo si può pure dare, ma non certo arrivando a sottoscrivere la soglia del 2% per i partiti in coalizione e quella del 3% per quelli che si presentano da soli che tanto vorrebbe il ministro dell’Interno.
Renzi se ne è fatto carico di portare l’istanza di Ncd davanti al Cavaliere ma lui, con un sorriso ironico, ha commentato: “Sono un uomo generoso con tutti, ma qui mi si chiede un po’ troppo…”.
Facile capire perchè Berlusconi non intenda mollare sulla soglia d’ingresso così bassa, perchè vorrebbe dire lasciare libero Alfano da qualsiasi “sirena” di ritorno a casa, se non proprio dentro Forza Italia (ipotesi remota) almeno in coalizione.
Insomma, idea respinta. Mentre uno spiraglio si è aperto sulla possibilità di innalzare la soglia per far scattare il premio di maggioranza (ora al 37%) anche arrivando al 40%.
Ma è stato l’unico, vero momento di apertura dimostrato da Berlusconi in tre ore di colloquio che non si è concluso affatto bene.
A interrompere il rapporto fin qui di grande collaborazione tra Renzi e Berlusconi, è stato il tema delle preferenze.
Verdini e Lotti, nei giorni scorsi, avevano preparato con grande cura il terreno di gioco su questo argomento, prospettando tre diverse ipotesi di discussione: la prima, un’idea di preferenze sullo schema della legge elettorale per le Europee, che si sapeva già sarebbe stata respinta senza appello dal Cavaliere, visto come è andata a finire a maggio con Raffaele Fitto. Una seconda, con le primarie per legge, oppure con i collegi uninominali e dunque l’esclusione dell’inserimento delle preferenze dall’Italicum.
Terza, l’ipotesi, valutata positivamente anche da Verdini, di avere i capilista bloccati e tutto il resto lasciato nelle mani della libertà di scelta dei cittadini, in modo da assicurare, comunque, alle segreterie dei partiti il controllo sulla prima fila degli eletti in Parlamento, ma così da togliere alle opposizioni, soprattutto ai 5 stelle, la bandiera della lotta sulle preferenze.
Inaspettatamente, il Cavaliere ha detto no anche a questa ultima opzione.
Lasciando Renzi e Guerini un po’ spiazzati, visto che Verdini aveva assicurato un gradimento di Berlusconi su questo punto. Invece, niente.
Il Cavaliere ha infatti chiarito: “Io avevo parlato di ‘ritocchi’ all’impianto della legge, non certo ‘stravolgimenti’ — avrebbe detto, come riferiscono fonti di Forza Italia — qui mi state proponendo tutta un’altra cosa, è un’altra legge, non quella su cui abbiamo fatto l’accordo…”. Pare che a palazzo Chigi sia calato il gelo per qualche secondo, il tempo per Renzi di cogliere che l’occasione non avrebbe portato ad un risultato certo, dunque meglio rinviare.
E continuare a discutere. Il gran ciambellano Gianni Letta, a quel punto, ha messo sul tavolo la possibilità di una nuova riunione, casomai dopo la pausa estiva, a settembre inoltrato, ma Berlusconi, gelando ancora di più le attese, ha ribattuto: “Basta che però ci siano delle novità — raccontano sempre fonti di Forza Italia — altrimenti è inutile vedersi…”.
Insomma, a quanto riassumono uomini vicini al Cavaliere, la disponibilità manifestata da Berlusconi ad un nuovo incontro sarebbe vincolata rigidamente a ‘ritocchi’ non sostanziali dell’Italicum, nulla di più di un semplice ‘tagliando’, di certo non l’inserimento delle preferenze o di soglie di sbarramento in ingresso giudicate ‘ridicole’.
Insomma, nessun ‘no’ pregiudiziale, ma per ora una netta chiusura a parlare di ‘cambiare l’ordine dei fattori’ rispetto a quanto è già stato approvato dalla Camera.
Sul resto, tutto è invece filato abbastanza liscio, con Berlusconi che ha confermato l’appoggio di Forza Italia sul ddl Boschi e sul titolo V e sul resto degli accordi contenuti nel patto del Nazareno a cui si sarebbe aggiunta la disponibilità di Berlusconi a dare un sostegno esterno al governo sui temi economici di prossima emergenza nazionale.
Ma sulla legge elettorale è ancora una distanza che qualcuno, dentro Forza Italia giudica ‘incolmabile’.
Un bel problema per Renzi, soprattutto da far digerire dentro il Pd.
Sara Nicoli |
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
LEZIONE ALLA SAPIENZA: “SO COME COMPORTARMI NELLA CRISI”… MA DOBBIAMO FARCI RIDERE DIETRO DA TUTTO IL MONDO?
L’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino ha tenuto una lezione (il 5 luglio)
nell’ambito di un seminario organizzato dalla cattedra di Psicopatologia de La Sapienza di Roma. Schettino, che sarebbe stato invitato dal prof. Vincenzo Mastronardi, ha parlato di “gestione del panico in situazioni di crisi”.
Per illustrare agli studenti di Psicopatologia come comportarsi in situazioni di alto pericolo Schettino ha portato come esempio il naufragio del Giglio, come riporta La Nazione.
Durante l’intervento, durato circa 15 minuti, Schettino ha commentato la ricostruzione del naufragio (con grafica 3D) della nave di cui era comandante raccontando agli studenti alcuni episodi e situazioni della sua carriera in mare.
“Sono qui come esperto. So come ci si comporta in casi del genere”, ha detto Schettino.
Secondo l’ex comandante, che ha anche ricevuto un diploma dall’ateneo, “ci sono studi comparativi che mettono a confronto il disastro della Concordia con altre tragedie simili, anche con l’attentato alle Torri gemelle”.
Nel seminario “Dalla scena del crimine al profiling”, a margine del master in scienze criminologiche della facoltà di Medicina, Schettino ha parlato anche “della componente umana” in situazioni di emergenza.
Ha affermato anche di “sapere come bisogna reagire” in queste situazioni. Si tratta di “scelte fatte che hanno avuto tutte una componente umana fondamentale”, ha continuato Schettino riferendosi alle decisioni prese durante il naufragio della Costa Concordia e in altre situazioni di pericolo.
Nel frattempo si levano le prime poteste da parte di chi ritiene che Francesco Schettino sia corresponsabile di una tragedia di proporzioni enormi.
Dal mondo politico i senatori di Ncd chiedono al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, di intervenire tempestivamente e annullare un master a cui ha partecipato l’ex comandante.
I senatori affermano che “Schettino è imputato con gravissimi indizi per la strage della Concordia”. Si uniscono all’appello di protesta anche i senatori del Pd.
Anche sui social network è scoppiata la protesta contro lo Schettino-docente visto a La Sapienza.
Soprattutto su Twitter gli utenti hanno condannato duramente (e ironicamente) la scelta dell’università romana.
La Sapienza intanto prende le distanze dalla vicenda attraverso una nota del rettore Luigi Frati: “Scelta indegna. Bollare l’iniziativa del direttore del master prof. Mastronardi come deviante rispetto alle finalità di un qualsiasi evento accademico”. L’Università fa sapere inoltre che il professore è stato deferito al comitato etico “perchè ne valuti i profili anche ai fini disciplinari”.
Frati aggiunge: “Patetiche scuse del prof. Mastronardi chiamato telefonicamente”.
Anche il ministro dell’Istruzione Giannini ha definito “sconcertante” la partecipazione di Schettino al seminario universitario.
“L’autonomia universitaria non può essere declinata in spregio alle famiglie delle vittime della tragedia della Concordia che rappresenta ancora una ferita aperta per questo Paese”, ha concluso il ministro. Giannini ha invitato soprattutto a fermare le spettacolarizzazioni delle tragedie.
Il prof. Mastronardi al centro della vicenda intanto si difende asserendo di non aver invitato Schettino.
L’ex comandante, secondo quanto riporta l’Agi raggiunta telefonicamente dallo stesso professore, saputo dell’iniziativa di Mastronardi avrebbe voluto partecipare all’evento per “par condicio”.
Sentiti i propri legali, Schettino temeva che la versione di altri esperti avrebbe potuto danneggiare la propria linea difensiva.
“Sicuramente ho sottovalutato le conseguenze della cosa – ha dichiarato Mastronardi – ma non c’è dubbio che dal punto di vista scientifico il punto di vista del protagonista di quel fatto di cronaca così tragico era sicuramente interessante”.
Inoltre la scelta della location, il Circolo aeronautica Casa dell’Aviatore in viale dell’Università 20, per il professore, era un tentativo di tenere l’evento staccato dall’ateneo.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
RECESSIONE PIL: “COLPO PER MATTEO RENZI”
“L’Italia torna a sorpresa in recessione, colpo per Matteo Renzi”. Questo il parere all’estero sul calo del Pil dello 0,2% nel secondo trimestre 2014, dato diffuso dall’Istat, a quanto si legge sui siti dei giornali stranieri.
“L’economia italiana è di nuovo in recessione”, titola il Financial Times, sottolineando come le nuove cifre “accrescono le pressioni sul giovane premier riformista Matteo Renzi perchè approvi un aggressivo piano di riforme, mentre crescono le critiche interne per non averlo ancora fatto”.
Il quotidiano britannico aggiunge che le accuse dei critici al Governo sono di essersi concentrato su riforme “di facciata” come quella del Senato, mentre quelle veramente necessarie – ad esempio lavoro e burocrazia – sono in stallo.
“L’Italia ripiomba in recessione”, scrive invece il sito della Bbc, osservando come “i dati sorprendentemente deboli” del secondo trimestre vengano dopo il – 0,1% dei primi tre mesi dell’anno.
“L’inattesa contrazione del Pil è un colpo per il premier Renzi, arrivato al potere promettendo le riforme e di rilanciare l’economia”.
Anche il quotidiano francese Le Figaro commenta il calo del Pil italiano nel secondo trimestre: “È più marcato delle previsioni pessimistiche” di alcuni economisti.
Il quotidiano economico francese Les Echos titola similarmente alla Bbc: “L’Italia ricade in recessione”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
PIU’ CREDITO TRA GLI OVER 65, MA FIDUCIA ANCORA PIU’ BASSA NELLA FASCIA D’ETA COMPRESA TRA I 30 E I 54 ANNI
L’istituto di ricerca Ixè ha condotto, per la trasmissione Millenium, un sondaggio per chiedere a un
campione di 1.300 italiani se credono che il governo in carica di Matteo Renzi sarà in grado o meno di aumentare i posti di lavoro.
Gli intervistati si sono espressi chiaramente per il no: il 70%.
Il campione è stato suddiviso anche per età .
In questo senso si scopre che gli intervistati di 65 anni e oltre sono più ottimisti rispetto alle capacità del governo: il 44% crede che l’esecutivo Renzi aumenterà i livelli di occupazione.
La fiducia per nuovi posti di lavoro creati è invece molto bassa per la categoria tra 30 e 54 anni (18%) e per quella dei più giovani nella fascia tra i 18 e i 29 anni (21%).
Una inversione di tendenza quindi rispetto all’ottimismo che circondava l’operato del premier fino a qualche settimana fa.
Gli italiani cominciano ad aprire gli occhi?
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
E’ RECESSIONE, SALTANO LE STIME DEL GOVERNO, BORSA IN ROSSO E AUMENTA LO SPREAD
Il verdetto temuto è arrivato: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo italiano è calato dello 0,2%.
L’Italia, uscita dalla recessione solo a fine 2013, in termini tecnici ci è già ripiombata. Non solo: il dato ha addirittura superato in negativo la parte più bassa della “forchetta” indicata dall’Istituto nazionale di statistica a giugno, che era del -0,1%.
La “variazione acquisita” per il 2014, cioè quella che si otterrebbe se di qui a fine anno non ci fossero variazioni, è pari al -0,3%.
Non si è salvato nessun settore: è peggiorato l’andamento dell’industria, ma anche quello dei servizi e dell’agricoltura.
E nemmeno la domanda estera ha dato un contributo positivo. Come dire che sono calate anche le vendite di prodotti made in Italy fuori dai confini nazionali.
Il livello del Pil è il più basso registrato negli ultimi 14 anni.
A questo punto il tasso di crescita del Paese nel 2014 sarà nella migliore delle ipotesi piatto. Stagnazione, insomma.
Il bonus di 80 euro, di cui solo martedì Matteo Renzi ha rivendicato la bontà rispondendo alle critiche di Confcommercio, non ha in effetti avuto alcun impatto positivo sui consumi e sulla crescita.
Lo spread tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi è subito schizzato a 167 punti base, contro i 160 dell’apertura, e la Borsa ha virato verso il rosso.
Il Ftse Mib, l’indice principale di Piazza Affari, pochi minuti dopo la notizia lasciava sul terreno il 2,3%. Alle 11:30 la perdita aveva raggiunto il 2,6%.
Dato peggiore delle attese del governo.
Si complica la preparazione della legge di Stabilità – Palazzo Chigi e via XX Settembre si aspettavano un dato negativo, come fa intendere il ministro Pier Carlo Padoan nell’intervista al Sole 24 Ore pubblicata proprio nel giorno della diffusione dei dati Istat, ma non più basso del -0,1%.
“C’è una fase di uscita dalla recessione che è molto faticosa perchè la recessione è davvero profonda”, ammette il ministro nel colloquio con il direttore del quotidiano. Che si apre con l’irrituale richiesta di “scrivere a caratteri cubitali” che in Italia “assolutamente” non arriva la troika, spauracchio di queste settimane di pessimi dati macroeconomici. Padoan martedì era atteso in aula alla Camera per l’informativa sulla spending review messa a punto dal commissario Carlo Cottarelli, che dopo la querelle con Renzi potrebbe lasciare l’incarico per tornare al Fondo monetario internazionale. Ma l’appuntamento è slittato a causa dell’ingorgo dei lavori parlamentari e deve ora essere ricalendarizzato.
Potrebbe anche slittare a settembre, in modo da concedere a Padoan e al nuovo gruppo di consiglieri economici di Matteo Renzi (dall’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini a Tommaso Nannicini, anche lui bocconiano e tra gli ispiratori di lavoce.info) più tempo per mettere a punto i tagli che andranno dettagliati nella legge di Stabilità per il 2015. Documento che entro novembre dovrà poi essere inviato a Bruxelles per il via libera della Commissione.
Più stretta la strada della legge di Stabilità
Il passaggio, a questo punto, si preannuncia molto complesso. La Ue non ha accettato la richiesta di Roma di rimandare di un anno, dal 2015 al 2016, il pareggio strutturale di bilancio.
E, con la crescita che non riparte, quest’anno il rapporto deficit/Pil si attesterà per forza su un livello più alto rispetto a quel 2,6% che il governo ha inserito, ormai cinque mesi fa, nel Documento di economia e finanza (Def).
Padoan e Renzi continuano a ribadire che resteremo comunque sotto la soglia del 3% e “non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva”.
Ma, se può essere vero che non sarà necessario correggere in corsa i conti pubblici per quest’anno, nel 2015 una combinazione di tagli e tasse per un ammontare complessivo vicino ai 20 miliardi di euro non potrà essere evitata.
Per di più con questi risultati per il premier diventa più difficile rivendicare dalle istituzioni europee maggiore flessibilità nel rispetto del Patto di stabilità .
Quella che, fino a qualche settimana fa, poteva essere presentata come una proposta super partes per rilanciare la crescita dell’Unione, diventa ora pericolosamente simile alla richiesta di uno “sconto” sugli impegni presi.
Lo spettro del fiscal compact
E il quadro è aggravato dalla portata del debito italiano, lievitato oltre i 2.120 miliardi di euro. L’anno prossimo entra in vigore il fiscal compact, cioè la regola che impone di tagliare di un ventesimo all’anno la parte di “zavorra” che eccede il 60% del prodotto. Roma è al 135,6%, ben oltre il 132,8 del Def.
E, con il Pil nominale che cala, il valore è destinato a salire. In teoria, se i nuovi paletti verranno rispettati in modo puntuale l’Italia dovrà garantire l’anno prossimo un abbattimento del debito di oltre 10 miliardi.
Giù anche la produzione industriale.
Anche la produzione industriale, ha comunicato l’Istat, nel secondo trimestre è calata dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Ancora peggio è andata a maggio, quando la caduta è stata dell’1,2%. Giugno ha portato un’inversione di rotta facendo segnare un incremento dello 0,9%, il maggiore da gennaio, ma non è bastato per far tornare in positivo l’indice.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
RENZI NON PUO’ PERMETTERSI POLITICAMENTE UNA MANOVRA LACRIME E SANGUE, MA LE SOLUZIONI IN ESAME POSSONO ESSERE QUELLI DI AGIRE CON UNA PATRIMONIALE O SUL MERCATO DEL LAVORO
“Ti giuro che la manovra non ci sarà ”. Qualunque renziano osservante che segue le questioni
economiche in questo periodo ripete le stesse rassicurazioni.
Anche se la crescita del 2014 sarà +0,2 o, peggio, zero, invece del +0,8 previsto dal governo, non ci sarà nessuna manovra.
Matteo Renzi non può permettersela politicamente.
Però anche se le rigidità del Fiscal compact saranno aggirate, i problemi resteranno. Le lezioni che l’Italia avrebbe dovuto apprendere in questi anni sono semplici.
La flessibilità europea non esiste: si può scegliere di sfondare i vincoli — come ha fatto la Francia — e prendersi da soli i margini di manovra, a costo di subire le sanzioni dell’Europa.
Oppure si possono rispettare gli impegni, come sta facendo l’Italia, sperando di essere premiati (non succede mai).
Ma la vera questione resta quella della crescita. Rimandare sempre i problemi economici all’autunno, quando i primi nove mesi dell’anno sono già passati, significa fare politica economica soltanto con i tagli o le tasse una tantum.
Il problema dell’Italia ormai non è più il 2014, ma il 2015: una crescita inferiore allo 0,9-1,3 per cento stimato sarebbe un disastro.
Bisogna adottare quindi provvedimenti immediati, che producano risultati in mesi, non in anni.
A sentire i parlamentari sembra che ci siano solo due opzioni: una grossa patrimoniale che redistribuisca ricchezza (Sel) o un drastico intervento sul mercato del lavoro per indebolire ancora l’articolo 18 sui licenziamenti e rendere più precari e meno costosi i giovani (Pd-Forza Italia).
Non è così. Basta essere un po più creativi e coraggiosi.
Due esempi: al Senato si sta discutendo di come incentivare i “mutui a rovescio”: l’anziana signora con 400 euro di pensione e la casa in centro è povera e massacrata dall’Imu, ma potrebbe ottenere un flusso mensile di denaro dalla banca che, dopo un certo periodo, magari quando alla signora non serve più, diventa proprietaria della casa.
Misure come questa aumentano reddito e consumi in modo più efficace della patrimoniale.
Altro spunto: ci sono migliaia e migliaia di giovani laureati che lavorano gratis per professionisti strapagati ed evasori, come praticanti negli studi legali, di commercialisti, di architetti.
Non si potrebbe vietare questo lavoro gratuito e costringere gli avvocati a pagare — decentemente e non in nero — i praticanti?
Sarebbe una redistribuzione interna alla categoria che farebbe un gran bene a tutti.
Poi ci sono le liberalizzazioni: il caso ormai dimenticato delle parafarmacie dimostra che si possono creare posti di lavoro con un tratto di penna (è l’unico vantaggio di vivere in un Paese iper-burocratico).
Coraggio, cari parlamentare, un po’ di fantasia per superare il binomio tasse&tagli.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
LA MISURA NON È SERVITA E RENZI RISPONDE PICCATO: “11 MILIONI DI ITALIANI NON LA PENSANO COSàŒ”… MA I DATI SONO QUELLI
Forse nei libri acquistati ieri a Roma per l’estate (oggetto del suo shopping alla galleria Sordi sono stati, tra gli altri, “Lo stato innovatore” di Mariana Mazzucato e “Forza lavoro” di Maurizio Landini), Matteo Renzi troverà qualche spunto per il rilancio dell’economia che ancora non arriva.
“La rispresa è come l’estate: è un po’ in ritardo, non è bella come volevamo, ma poi arriva”, è la metafora usata dal premier.
Che fa il paio con quella sportiva, con il governo che “ha abbandonato il passo dello sprinter per adottare quello del maratoneta”.
Per adesso, però, il cammino è lento e tutto in salita. Giugno doveva essere il primo mese in cui si dovevano vedere gli effetti degli 80 euro arrivati agli italiani in busta paga a maggio.
In attesa dei dati ufficiali dell’Istat sul Pil del secondo semestre in arrivo oggi, le stime rese note da Confcommercio sono impietose.
Secondo lo studio dell’indicatore dei Consumi (Icc), a giungo si rileva una crescita dello 0,4% rispetto a un anno fa, ma solo dello 0,1 rispetto a maggio 2014.
“Sono segnali positivi ma straordinariamente deboli e insufficienti per affermare che la domanda delle famiglie sia a un punto di svolta. Si conferma il permanere di un quadro economico privo di una precisa direzione di marcia, situazione che, dopo un lungo periodo recessivo, non può che non preoccupare molto”, si legge nella relazione che accompagna i dati.
Il presidente Carlo Sangalli, poi, rincara la dose. “Il bonus di 80 euro non ha raggiunto l’obbiettivo di un effetto shock sui consumi e di generare una fiducia diffusa, fondamentale per far ripartire la domanda interna”, osserva Sangalli.
Che aggiunge: “Il primo effetto degli 80 euro sembra bruciato dall’incertezza del momento e dalle troppe tasse. La misura va nella giusta direzione, ma bisognava fare di più per ricostituire il reddito delle famiglie tornato ai livelli di trenta anni fa”. Effetto quasi zero, dunque. E nessun ciclo virtuoso.
Confermato anche dalle associazioni dei consumatori. “Chi ha sperato in una ripresa dei consumi ha ricevuto una grande delusione. Questo perchè le famiglie preferiscono usare quei soldi in più per pagare bollette, rate e debiti vari, continuando a tagliare le spese non indispensabili”, sostiene il presidente di Codacons Carlo Rienzi.
Forse nemmeno il premier si aspettava grandi cose da giugno. Ma la risposta di Renzi è piccata. “A chi dice che gli 80 euro non servono a niente ricordo che 11 milioni di italiani la pensano diversamente. Non siamo ancora fuori dalle difficoltà , c’è ancora molto da fare, ma faremo di più e meglio. Se era facile non eravamo qui”, afferma il presidente del consiglio.
È possibile che l’associazione di Sangalli abbia il dente avvelenato con Renzi viste le misure del governo contro le Camere di commercio (un’altra stoccata era arrivata la scorsa settimana), ma i dati sono quelli. Oggettivi.
E la risposta del premier conferma un certo nervosismo.
Tanto che l’azzurro Daniele Capezzone invita Matteo alla prudenza consigliandogli “di non polemizzare ogni giorno con qualcuno”.
Il bonus di 80 euro in busta paga, infatti, è stata la bandiera del governo nei primi mesi di vita. Il provvedimento di cui il premier andava più fiero.
Una fiducia forse più di facciata che reale, visto che l’andamento dei consumi è da sempre una variabile impossibile da calcolare con certezza.
Questo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lo sanno bene, tanto che nel Def l’impatto del bonus viene stabilito in un più 0,1% del Pil nel 2014 e in un più 0,3 nel 2015. Quasi niente.
Inoltre ci siano i soldi per mantenere il bonus anche nel 2015 è ancora tutto da dimostrare. Mentre solo da pochi giorni il Tesoro ha confermato le risorse per mantenerlo nel 2014.
Questo teatrino, però, ha avuto come conseguenza quella di far percepire il bonus come un provvedimento temporaneo e non come una misura permanente.
Così, secondo gli esperti, gli italiani preferiscono conservare gli 80 euro in vista di tempi peggiori invece di spenderli.
Il solo mese di giugno — oltretutto zeppo di scadenze fiscali — è troppo poco per giudicare. Ma la tendenza è quella.
Secondo Confcommercio “i segnali sono deboli e insufficienti”. Altra cosa sarebbe stata se “fosse stato esteso a tutte le categorie”.
Ieri Renzi ha visto il ministro Padoan.
Tra i due il feeling rimane solido, ma lo stesso non si può dire dei rispettivi staff.
Al ministero dell’Economia, infatti, continua il nervosismo per la decisione del primo ministro di istituire una squadra economica a Palazzo Chigi composta da tecnici di sua stretta fiducia come Guido Tabellini e Tommaso Nannicini, oltre al suo consigliere economico Yoram Gutgeld.
Un’equipe messa in piedi per fare da contraltare al Tesoro. E infatti i tecnici di Via XX Settembre sono da giorni in fibrillazione.
Gianluca Roselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
LA BEFFA DI “QUOTA 96” È SOLO L’ULTIMA DI UNA SERIE CHE RELEGA I NOSTRI INSEGNANTI TRA I PIÙ PRECARI E PEGGIO PAGATI D’EUROPA… RISPETTO ALLA MEDIA UE STIPENDI PIU’ BASSI DEL 25%… E I NOSTRI INSEGNANTI LAVORANO DI PIU’ DEI COLLEGHI EUROPEI: 22 ORE SETTIMANALI CONTRO 19
La beffa dei “quota 96” ha dell’incredibile ma non è l’unica ritorsione nei confronti degli insegnanti italiani. Che vivono davvero come foglie sospese
sugli alberi d’autunno.
L’elenco delle vessazioni che hanno subito negli ultimi anni e che continuano a subire potrebbe non finire mai.
Il risarcimento mancato per una manciata di spiccioli.
Solo in un paese in cui chi governa non sa nulla della scuola e dove i ministri si alternano come nel gioco dei quattro cantoni, si poteva confondere l’anno solare con l’anno scolastico e impedire ai docenti che avevano raggiunto i requisiti per la pensione entro l’anno scolastico 2011/2012 (con la “quota 96”) di andare in pensione nel 2012, primo anno dell’era Fornero.
L’emendamento a loro favore dopo essere stato votato con la fiducia alla Camera è stato eliminato, con la fiducia, al Senato.
Un capolavoro di schizofrenia che ora, secondo quanto riporta orizzontescuola.it  , potrebbe essere sanato con un provvedimento ad hoc che, però, potrebbe contenere un’altra beffa: ammettere il pensionamento con una penalizzazione del loro assegno. Il peccato originale della scuola italiana, in realtà , deriva dai tagli della riforma Gelmini. Dietro il folklore del grembiulino si nascondeva il più poderoso taglio di risorse mai effettuato.
Dalla Gelmini in poi, una politica a base di tagli
Secondo i dati della Flc-Cgil, tra il 2007/2008 e il 2012/2013, a fronte di una crescita di 90 mila alunni si sono avuti 81.614 docenti in meno: da 707 a 626 mila assunti a tempo pieno indeterminato.
Le classi tagliate sono state 9 mila. Il mito del maestro unico ha significato un taglio di 28.032 unità nonostante gli alunni siano stati più di 18 mila con un taglio di oltre 4 mila classi.
La riorganizzazione dei licei e degli istituti tecnici presentata dall’allora ministra Gelmini come una rivoluzione, è servita a produrre una diminuzione del corpo insegnanti di 31.464 unità con la soppressione, anche qui, di oltre 4 mila classi.
Facile immaginare l’aumento del caos e dei carichi di lavoro.
Nessuno dei tre ministri in tre anni che l’hanno seguita (Francesco Profumo, Maria C. Carrozza, Giannini) ha saputo mettere le mani a questa iniquità . E la scuola continua a scoppiare.
L’istruzione nelle mani dei non garantiti
I tagli sono stati sempre fronteggiati con il ricorso al lavoro precario. Nella scuola esiste un serbatoio, enorme, in parte infinito, di contratti a tempo determinato la cui quantificazione e definizione sfugge a qualsiasi civiltà amministrativa.
La ministra Giannini ha parlato di 170 mila precari iscritti nelle varie graduatorie. Secondo il sindacato Anief, conteggiando le graduatorie di istituto, si arriverebbe a 460 mila.
Il meccanismo del reclutamento, dopo il concorso Profumo, è diviso al 50% tra le Graduatorie a esaurimento e le Gradutatorie di merito. Ma poi ci sono le Graduatorie d’Istituto che vengono divise in tre fasce, prima, seconda e terza.
Un caos che, recentemente, ha fatto scattare il conflitto tra i docenti che hanno svolto il nuovo Tirocinio formativo (Tfa) per abilitarsi all’insegnamento e coloro che sono stati abilitati senza Tfa ma con il Pas, il percorso abilitante speciale, avendo lavorato per almeno tre anni.
A parte lo scontro di sigle (Tfa contro Pas) gli uni sostengono di avere più titoli degli altri, in una guerra tra poveri che difficilmente troverà una composizione
A complicare tutto, la beffa del concorsone
Basti pensare a cosa è successo a coloro che hanno partecipato al “concorsone” indetto dal ministro Profumo nel 2012. Avrebbe dovuto rappresentare la soluzione di tutti i problemi.
Invece, dopo aver bandito il concorso per 11.542 posti, nel 2013 solo 3.500 sono state “immesse in ruolo”, cioè assunti, gli altri sono stati collocati in una…nuova graduatoria.
Senza contare che in alcune regioni, come la Toscana, gli esami del concorso del 2012 si sono conclusi nel 2014 e in altre, come la Sicilia, i posti assegnati sono stati evidentemente sovrastimati.
Quando Bruxelles smette di chiedercelo
Abbiamo i docenti peggio pagati d’Europa. La tabella della Cisl non ammette repliche: a inizio carriera la retribuzione lorda di un insegnante della scuola secondaria di primo grado (le medie) in Italia guadagna 24.141 euro (circa 1.300 euro nette al mese).
La media europea è di 26.852.
Il divario cresce a fine carriera: 45.280 euro nella media Ue contro 36.157 in Italia, il 25% in meno che arriva al 30% nella secondaria di secondo grado.
Eppure gli insegnanti italiani lavorano anche più degli europei: 22 ore settimanali nella primaria corrispondono a una media Ue di 19.
Anche nella secondaria di secondo grado si hanno 18 ore italiane contro 16 nella Ue. Renzi, ancora ieri, ha promesso una riforma nuova di zecca.
Con tali precedenti, difficile stare sereni.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2014 Riccardo Fucile
HARD DISK E CHIAVETTE CON DOCUMENTI RISERVATI SONO STATI TROVATI NELLE NICCHIE NASCOSTE DIETRO AI QUADRI DELLA VILLA DI IMPERIA… GIUDIZIO IMMEDIATO PER L’EX MINISTRO E PER LADY MATACENA
Era nascosto in alcune nicchie scavate nel muro. In piccoli vani nascosti da quadri o stampe. In alcuni casi coperti ad occhi indiscreti da armadietti leggeri, tali da poter essere spostati da una sola persona.
Lo hanno trovato in quei buchi l’archivio segreto di Claudio Scajola.
È dalle mura che è saltata fuori la “storia” dell’ex ministro dell’Interno e Presidente del Copasir. Non è stato semplice, perchè dalla prima perquisizione ad Imperia, fatta sia allo studio privato di via Matteotti che in quello della casa di Via Diano Calderina, non era affiorato nulla.
O meglio, gli uomini della Dia di Reggio Calabria avevano sequestrato soltanto la parte di archivio “pubblico”. Documenti, computer, tablet e telefonini che già in passato erano stati passati allo scanner dagli investigatori di diverse procure.
Nulla di particolarmente interessante, ma è proprio analizzando quei file che i magistrati che conducono l’inchiesta sulla fuga di Amedeo Matacena a Dubai (il pm della Dda Giuseppe Lombardo e l’aggiunto della Dna Francesco Curcio) si sono convinti a firmare un secondo decreto di perquisizione, eseguito dopo la prima dell’8 maggio scorso
Una scelta compiuta alla luce del fatto che da alcuni documenti spuntavano riferimenti ad altri fascicoli e a cartelle informatizzate che però non erano state immediatamente trovate.
Così, scrivono i magistrati, «atteso che vi è il fondato motivo di ritenere che uno o più documenti di natura informatica siano sfuggiti all’attività di ricerca» vi è la necessità di una «ulteriore attività di perquisizione dei locali di abitazione, di ufficio e delle sedi aziendali riferibili a Claudio Scajola».
Un nuovo blitz che ha anche riguardato Giuliana Fossati (non indagata), un tempo segretaria dell’ex ministro. Un lavoro molto più dettagliato di quello svolto in precedenza dagli inquirenti.
A essere rivoltati come un calzino questa volta non sono stati solo gli studi.
I magistrati hanno agito d’urgenza per timore che il materiale potesse essere fatto sparire. Nello studio di Scajola spostando alcuni quadri sono saltate fuori le nicchie nelle quali c’erano alcuni hard disk e una serie di pen drive.
Così una dopo l’altra sono saltate fuori tutte le “edicole” nascoste, ed in ognuna di esse il materiale informatico cercato.
Per la Procura si tratta dell’archivio segreto di Scajola, quello mai trovato in passato.
Ora il materiale si trova al Centro Dia di Reggio Calabria, nelle mani degli analisti che ne stanno tirando fuori una marea di dati.
Qualcuno si spinge a dire «gli ultimi 30 anni di storia politica e personale di Scajola».
Materiale sul quale al momento vige il massimo riserbo, che molto probabilmente confluirà nel processo del 22 ottobre con rito immediato deciso ieri dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria che ha accolto la richiesta della Procura.
I magistrati avevano chiesto il giudizio immediato per Chiara Rizzo (moglie di Amedeo Matacena), per l’ex ministro Claudio Scajola, le segretarie dei due ex politici Roberta Sacco e Maria Grazia Fiordelisi e per il factotum di Matacena, Martino Politi.
Inizialmente lo stesso iter era stato chiesto per Matacena, la cui posizione è stata poi stralciata. Ad alcuni viene contestato il reato di procurata inosservanza di pena, ad altri l’intestazione fittizia di beni dello stesso Matacena, ancora latitante a Dubai.
Giuseppe Baldessarro
(da “La Repubblica“)
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