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LA BALLE DI RENZI E LA FUGA DEI SUPPLENTI ALLA CANNA DEL GAS

Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile

“MOLLO TUTTO, ORA SPERO SOLO DI TROVARE UN ALTRO LAVORO”

Francesca ha messo le mani avanti. Appena rientra dalle vacanze, la settimana prossima, porterà  il curriculum ad alcune cooperative in cerca di un posto da educatrice.
Trentaquattro anni, supplente da dieci nelle scuole elementari di Ravenna e provincia, una decina di istituti e paesi cambiati, anche per un giorno di lavoro da 40 euro lordi. L’annuncio dell’altro ieri del ministro Giannini sull’abolizione delle supplenze le è piombato addosso come una doccia fredda.
Francesca è una dei 400 mila insegnanti precari delle graduatorie d’istituto che, a quanto pare, da settembre dovrà  dire addio al mondo della scuola.
Se non trova un altro lavoro, ha un piano C?
Sarò costretta a mettere la mia vita in una valigia e tornare nella casa dei miei genitori, in Sicilia. Non sono sposata, non ho figli, e finora ho dovuto condividere l’appartamento con una collega, 530 euro d’affitto in due. Se perdo il posto, devo mollare tutto.
Il governo Renzi da quando si è insediato promette di valorizzare la figura dell’insegnante. Si aspettava una mossa del genere?
Sono allucinata. Il ministro Giannini non ha capito niente del sistema scolastico. Significa che ho fatto dieci anni di sacrifici per avere in mano un pugno di mosche. Finchè sono servita alla politica, mi hanno sfruttato per bene, poi un calcio nel sedere. Dietro le cattedre non ci sono numeri, ma persone. Si sono dimenticati che abbiamo la responsabilità  di formare altre persone.
Quanto riusciva a guadagnare da supplente?
Dipende dalla durata della sostituzione, da un giorno, dieci o trenta. In un mese, comunque, la busta paga è di 1.100 euro. Solo per i primi tre anni ho fatto supplenze brevi, per coprire le malattie. Poi ho iniziato ad avere incarichi annuali. Diciamo che per come è andata non mi posso lamentare.
La macchina ce l’ha?    
Ma va. Uso sempre l’autobus. Anche quando la scuola si trova a 30 chilometri di distanza.
Secondo lei, il governo si rimangerà  le parole?    
Spero solo di trovare un impiego diverso. Basta.

Chiara Daina
(da Il Fatto Quotidiano“)

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ISTAT: NESSUN EFFETTO 80 EURO, CALA ANCORA LA FIDUCIA NEI CONSUMATORI

Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile

DISCESA CONTINUA DA MAGGIO DEGLI INDICI… AUMENTA IL PESSIMISMO DEGLI ITALIANI SUL FUTURO

Gli 80 euro sono arrivati nella busta paga di 10 milioni di italiani il 27 maggio. L’idea di Renzi era, con questa misura, di far ripartire i consumi, idea appunto perchè per ora i numeri non paiono dargli ragione.
L’Istat infatti certifica come da maggio a oggi la fiducia nei consumatori continui a calare
Gli italiani sembrano ancora non fidarsi di una situazione economica instabile e per nulla serena.
Fino ad ora poco sono servite le rassicurazioni del ministro Padoan che da giorni continua a ripetere che il bonus fiscale sarà  reso strutturale. L’invito a spendere -arrivato dal ministro dell’Economia – sembra non convincere affatto.
I dati. Ad agosto 2014 l’indice del clima di fiducia dei consumatori diminuisce a 101,9 da 104,4 del mese precedente.
Il peggioramento interessa tutte le diverse componenti e segue le diminuzioni rilevate a giugno e luglio.
Il peggioramento della fiducia, il terzo consecutivo, deriva soprattutto dalla componente economica, che scende a 107,6 da 114,2, mentre quella riferita al quadro personale passa a 100,1 da 101,2.
L’Istat che sottolinea come gli indici riferiti al clima corrente e futuro diminuiscono, rispettivamente, a 101,5 da 104,0 e a 103,4 da 106,2.
Riguardo alla situazione economica del Paese, i giudizi sulle condizioni attuali peggiorano sensibilmente: il saldo passa a -91 da -79; anche per le attese si rileva un peggioramento: il saldo passa a -7 da 6.
Aumenta, infatti, la percentuale di coloro che giudicano la situazione economica “peggiorata” (al 25,7% dal 23,2%) e “molto peggiorata” (al 34,2% dal 31,7%).
Anche le attese sulla situazione economica peggiorano decisamente (il saldo passa a -7 da 6).
Il saldo che esprime le attese di disoccupazione e’ in aumento (a 56 da 53).

(da “Huffingtonpost”)

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IL DIKTAT DI CASALEGGIO: “NON FATE PIU’ INTERVISTE”, MA SCOPPIA LA RIVOLTA

Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile

IL GURU: “SOLO DI MAIO PUO’ PARLARE”… LA CONTROFFENSIVA: “VOGLIAMO INCONTRARE IL MINISTRO ORLANDO”

L’ordine, perentorio, è imposto di buon mattino ai fidi scudieri della Casaleggio associati. In un attimo, si diffonde tra le truppe parlamentari: «Ora basta con le interviste — si infuria in privato il guru — e basta con la presenza dei nostri in tv. D’ora in poi parla solo Di Maio».
Il black out comunicativo è deciso da un leader che teme la balcanizzazione del Movimento: «Così la situazione ci sfugge di mano», avverte i suoi.
Una forzatura che però non basta, perchè il Movimento cinque stelle brucia.
Fuochi di rivolta si scorgono soprattutto alla Camera, ma è nel dialogo sulla giustizia che si consuma un clamoroso scontro.
I parlamentari cinquestelle chiedono di partecipare all’incontro con il Guardasigilli in agenda per oggi, ma il leader milanese li piega imponendo un brusco stop.
L’effetto è una rivolta interna difficile da sedare.
Alcune uscite pubbliche di Laura Castelli — influente falco pentastellato — forniscono il pretesto per la stretta mediatica.
«Basta con le figure di merda di Di Battista», scrive la deputata sulla chat interna. Poi, con Il Fatto, rilancia promettendo sostegno a eventuali valide misure anti-crisi.
Apriti cielo. Lo schiaffo arriva a mezzo blog, firmato Beppe Grillo: «Il M5S non apre a Renzie, non bacchetta Di Battista e non è pronto a votare nessuna misura urgente per l’economia insieme a lui».
Quindi arriva il diktat: «Si raccomanda ai parlamentari di rilasciare il minor numero possibile di interviste ai giornali in quanto vengono sistematicamente stravolte».
La colpa, sostiene il megafono del grillismo, è dei titoli.
La battaglia contro la stampa, a tutto campo, coinvolge parecchi cronisti. In realtà  il processo ai quotidiani cela anche un altro nervo scoperto.
È lo scontro interno provocato dalla presa del potere di Luigi Di Maio.
La sua ascesa — sostenuta dal cerchio magico dello staff emargina falchi storici come Castelli, Riccardo Nuti e Federico D’Inca, ma esaspera anche i dissidenti della prima ora come Tommaso Currò.
A pochi, poi, è sfuggito il passaggio in cui il vicepresidente della Camera ha “liquidato” in tv l’influente Alessandro Di Battista.
Chi si oppone, però, medita la controffensiva al rientro dalla pausa estiva. Ogni giorno, in chat, i duellanti si preparano alla resa dei conti.
Ieri, per dire, la deputata Tiziana Ciprini si è scagliata contro Castelli, in difesa di Di Battista: «Tu canti e gli altri fanno il controcanto. Fai vivere di luce riflessa».
Botte da orbi, ma nulla in confronto al braccio di ferro sotterraneo che si è consumato ieri tra Casaleggio e i membri pentastellati delle commissioni Giustizia.
A occuparsi di una materia così delicata sono grillini del calibro di Giulia Sarti, Alfonso Bonafede, Tancredi Turco, Maurizio Buccarella e Francesca Businarolo, Mario Giarrusso, Andrea Colletti e Vittorio Ferraresi.
A differenza della scorsa settimana, la maggior parte di loro vuole incontrare Andrea Orlando per consegnargli le proposte sulla prescrizione e sul falso in bilancio.
Il guru si infuria e li anticipa, travolgendoli. E con un post sul blog chiude la partita: «Il M5S domani non incontrerà  Orlando per la riforma della giustizia ».
Il fulmine a ciel sereno si abbatte sui gruppi parlamentari. Non tutti, però, sono disposti a lasciar passare sotto silenzio la mortificazione, tanto che i membri della commissione valutano di inviare comunque le proposte al Guardasigilli, per sfidare clamorosamente il leader.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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GIUSTIZIA, I DIKTAT DI BERLUSCONI, ORLANDO: “NON CEDIAMO”

Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile

OGGI GLI INCONTRI COI PARTITI SULLA RIFORMA CHE ANDRà€ IN CDM VENERDàŒ: SU FALSO IN BILANCIO E RESPONSABILITà€ DELLE TOGHE SI VA ALLO SCONTRO

Sarà  un percorso tortuoso quello che dovrà  affrontare il ministro Andrea Orlando per portare a casa la riforma della giustizia.
Gli sgambetti li tenderanno i forzisti, fonti di via Arenula fanno sapere che su prescrizione, intercettazioni e falso in bilancio il governo andrà  dritto per la sua strada: a questo punto ci si chiede se non sarà  la giustizia il tema che metterà  a repentaglio quel “Patto del Nazareno” che tiene in piedi il governo Renzi.
Forza Italia sembra bipolare: se da una parte fa sapere — informalmente ai giornali e ufficialmente attraverso Il Mattinale — che non ostacolerà  Renzi (soprattutto per salvaguardare le aziende di famiglia, dicono i maligni), dall’altra, sul tema giustizia, cerca lo scontro.
I forzisti non hanno alcuna intenzione di cedere nè sulla prescrizione nè sul falso in bilancio e si dicono scettici per la scelta di Orlando di rinviare la discussione sulle intercettazioni in ottobre, dopo un incontro con i rappresentanti della stampa.
Ieri il Guardasigilli ha incontrato il presidente dell’Unione Camere Penali (gli avvocati), Valerio Spigarelli: “Non è una vera riforma della giustizia: mancano interventi che assicurino la terzietà  del giudice, un efficace controllo sull’obbligatorietà  dell’azione penale, oltrechè un corretto rapporto tra il giudiziario e gli altri poteri dello Stato”.
In maniera informale, ieri, Orlando ha visto pure il segretario dell’Anm, Maurizio Carbone, che ha assunto una linea più attendista.
Oggi però si entra nel vivo: ci saranno le consultazioni con le forze politiche.
Per Ncd ci sarà  il senatore Nico D’Ascola, per FI Giacomo Caliendo, che getterà  sul tavolo le proposte targate Arcore.
Si comincia dalla prescrizione: per i forzisti è un problema relativo. Tradotto: lasciamola così com’è. Orlando invece prevede di bloccarla dopo la sentenza di primo grado.
Anche sulla responsabilità  dei magistrati, Forza Italia ha una posizione di rottura: vuole una forma di responsabilità  diretta, che dia la possibilità  al cittadino di rifarsi direttamente sul magistrato in caso di dolo.
In via Arenula, invece, dicono che il massimo è quella “indiretta”, che prevede la possibilità  di chiedere il risarcimento allo Stato, che a sua volta può rifarsi sul giudice.     Altri punti di disaccordo sono il falso in bilancio e l’auto-riciclaggio: quanto al primo, i forzisti ritengono sia giusto creare una netta distinzione tra chi voleva “effettivamente” truccare i bilanci e chi invece ha semplicemente sbagliato a compilarli.
“Si tratta di stabilire uno strumento che non rischi di avere come effetto la paralisi — spiega Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera — Prima cerchiamo di liberare le imprese e poi diamo alle Procure il potere di penalizzarle sul piano formale”.
Allo stesso modo, lungi da loro l’auto-riciclaggio: “Si rischia che per un furto la pena prevista sarà  di tre anni, per l’auto-riciclaggio dodici”, tuona Carlo Sarro, vicepresidente della commissione Giustizia.
Ma c’è di più, perchè sul tavolo del ministro, gli azzurri vogliono portare il loro vero cruccio, la custodia cautelare.
E qui le proposte possono essere addirittura bizzarre: far scattare le manette solo in casi estremi, trasformando “la carcerazione preventiva in un’eccezione”.
“Così — commenta Sarro — come nel codice dell’88, ci sia un regime residuale, da applicare solo in casi estremi”.
Questo chiede Forza Italia, ma fonti del ministero della Giustizia fanno sapere che “non se ne parla di cedere a compromessi”: “Limature e migliorie sono ben accette, riscritture assolutamente no”.
Al grado zero, invece, sono i rapporti tra Andrea Orlando e il Movimento 5 Stelle, che     – ha ribadito ieri Grillo — non parteciperà  alle consultazioni: “Una riforma fatta su misura per i ladri — attacca il blog pentastellato — i cui obiettivi sono la separazione delle carriere, l’abolizione della obbligatorietà  dell’azione penale, la responsabilità  diretta dei magistrati, la proibizione della pubblicazione delle intercettazioni e la riduzione dei tempi di prescrizione”.
Non esattamente il programma del ministro, quello illustrato dal leader M5S: di molte delle cose denunciate finora non s’è parlato, la responsabilità  è indiretta e la nuova disciplina sulle intercettazioni rinviata.

Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A GINO STRADA: “LA SINISTRA E’ IPOCRITA: DALLA PACE ALLE ARMI”

Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile

“NEL 2003 ERANO TUTTI A MANIFESTARE IN PIAZZA, ORA HANNO CAMBIATO IDEA PERCHE’ SONO TORNATI AL GOVERNO”… “L’ISIS? DEI SANGUINARI”

“Una volta che ho deciso di andare ad ammazzare qualcuno, la modalità  è secondaria perchè sto facendo la più grande cazzata che un essere umano possa fare”.
Gino Strada vive e lavora in Sudan, ma è in contatto quotidiano con i medici della sua Emergency che gestiscono ospedali e campi profughi ad Arbat e Choman (nel Kurdistan iracheno), dove sono confluiti     migliaia di sfollati in fuga dalle regioni sotto attacco dell’Isis e dalla guerra civile in Siria.
Che cosa sta succedendo in Medio Oriente?
Ho vissuto tre anni e mezzo nel kurdistan iracheno. Era il 1996 ed era in corso una guerra civile tra le due fazioni curde: il Pdk di Masoud Barzani (l’attuale presidente del Kurdistan iracheno, ndr) e l’Upk di Jalal Talabani. Quando il Pdk stava per essere sconfitto, chiamò in aiuto i carri armati di Saddam Hussein.
E quella era una guerra tra curdi.
Quello che intendo è che in quello spicchio di mondo lì chi oggi è un nemico forse tra quattro mesi diventerà  un alleato . Guardi quello che sta accadendo con al-Assad in Siria.
Noi cerchiamo sempre di dividere il mondo in buoni e cattivi.
Non è semplice. Faccio un altro esempio: nel 2003, prima dell’invasione Usa, andai a parlare con il ministro della Sanità  iracheno e con Tareq Aziz (vice primo ministro sotto Saddam, ndr). L’incidenza di tumori e leucemie infantili era aumentata di dieci volte a causa delle armi chimiche e radioattive della guerra con l’Iran e del Golfo del ’91, ma i medicinali non erano disponibili a causa dell’embargo. Proposi di fare arrivare un aereo 747 carico di anti-tumorali, ma mi disse di no.
Preferiva usare l’embargo come tema politico contro gli Usa?
Non ho più voglia di occuparmi delle ragioni degli uni e degli altri. Ciò che conta è che sono morti mezzo milione di bimbi.
E quindi cosa dovrebbe fare, oggi, l’Occidente?
Tenere a mente che ogni volta che si decide di combattere una guerra — che significa andare ad ammazzare qualcuno — si peggiorano situazioni spesso già  disastrate. Non è bastata l’esperienza delle primavere arabe? Tre anni dopo, cos’è rimasto? In Egitto si condannano a morte i civili a cinquecento alla volta. In Libia c’è una guerra civile di cui non frega più niente a nessuno.
Ma le immagini che arrivano da Iraq e Siria sono raccapriccianti. Tagliano le gole, e non solo al giornalista americano.
Non mi illudo che l’Isis sia democratico e liberale, figurati! Ma in questo disastro c’è tutto il Medio Oriente, un’area completamente esplosa. Il punto è che quando uno decide di ammazzare qualcun altro, la modalità  è secondaria. C’è chi taglia la gola, chi usa armi chimiche, chi bombarda coi droni: ognuno con le sue armi cerca di fare la pelle a qualcun altro.
L’Italia cosa dovrebbe fare?
Se io ragionevolmente credo che tu sia un pazzo scatenato, dal punto di vista della sicurezza del mio Paese sono più sicuro se metto in mano le armi al tuo nemico o se non gliele do? Se vogliamo che tra due anni qualcuno ci faccia un attentato, siamo sulla strada giusta. Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, usa argomenti assurdi per giustificare la decisione di dare quella ferraglia ai curdi.
L’arsenale della Maddalena?
È folle! Come cavolo è possibile che la Marina militare abbia disobbedito alle decisioni della magistratura, che ordinò la distruzione di quelle armi di contrabbando? Oggi quella roba lì, che non dovrebbe nemmeno esistere, è il regalo per gli amici del momento. Non rispettano la Costituzione, le convenzioni internazionali nè la buona pratica di non vendere armi ai Paesi in guerra.
Il pacifismo che fine ha fatto?
Quando, nel 2001, il governo Berlusconi decise di invadere l’Afghanistan erano quasi tutti d’accordo. Solo Emergency e pochi altri parlavano ad alta voce contro quella guerra. Due anni dopo, c’è stata Piazza del Popolo, la più grande manifestazione pacifista di sempre in Italia. Tanti politici di centrosinistra si erano ravveduti: quelli che avevano votato per la guerra in Afghanistan, avevano scelto di dire “no” a quella in Iraq. Me li ricordo mentre sfilavano con le sciarpe arcobaleno addosso.
E poi cos’è successo?
Poi sono tornati al governo e hanno cambiato di nuovo idea. Ma io i politici li capisco: non sanno nemmeno dove sia l’Afghanistan, anche se siamo lì dal 2001. Invece non capisco la stampa: perchè nessuno fa un’analisi e si chiede quante vite abbiamo perso in questi tredici anni, quante persone abbiamo ucciso, se abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati? La verità  è che sulla guerra esiste ormai il pensiero unico.
Forse perchè le guerre oggi sono più difficili da raccontare: si usano tanti droni e meno soldati.
No, viene da più lontano. Tutto comincia con i giornalisti embedded. Nella più grande operazione militare della storia della Nato, ad Helmand, in Afghanistan, non c’era nemmeno un giornalista che non fosse embedded. Quando la gente vede certe immagini medievali, come Abu Ghraib, prende coscienza, perchè capisce quanto la guerra faccia schifo.
Ci sono tanti giovani occidentali che ne rimangono affascinati: partono e diventano jihadisti.
È lo stesso meccanismo. Quando si accetta la possibilità  di ammazzare, si diventa gli esseri umani peggiori. L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù.

Alessio Scheisari
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DAI RITI CELTICI ALLA MACUMBA: L’EVOLUZIONE DI CALDEROLI

Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile

SI CONVOCHI A PONTIDA UNA CERIMONIA DI GUARIGIONE E SALVEZZA CONTRO LA MACUMBA, TRA CORNUTI E POZIONI MAGICHE

Secondo fonti sperabilmente non autorevoli, Roberto Calderoli avrebbe chiesto la revoca della macumba orchestrata ai suoi danni dal padre del ministro italoafricano Cècile Kyenge, offeso per le dichiarazioni razziste del politico italopadano.
Una macumba fortunatamente non è una fatwa.
Ma sfortunatamente ha coinciso con una consistente raffica di sciagure ai danni del suo destinatario: ricoveri in ospedale, acciacchi di varia entità , lutti familiari, infine l’intrusione in casa di un ragguardevole serpente (enorme per i parametri italiani), un magnifico biacco di un paio di metri, non velenoso, che Calderoli ha accoppato a randellate attirandosi la peggiore di tutte le disgrazie, l’ira degli animalisti che vogliono vederlo ai ceppi.
Va detto che la superstizione è un territorio nel quale anche il più savio e ragionevole degli umani rischia di perdere la trebisonda, e dare il peggio di sè.
Ma che un così autorevole leader (sta lavorando, anzi ri-lavorando al riassetto istituzionale della Repubblica italiana, già  da lui ampiamente manomesso in passato) possa collegare eventi della propria esistenza a una maledizione tribale, non è una notizia che rallegri.
O meglio: fa ridere. Ma non rallegra.
Perchè rivela una vulnerabilità  culturale piuttosto rattristante, e davvero inspiegabile in uno dei capi più insigni di un movimento identitario come la Lega, che alle macumbe dovrebbe guardare con irridente distacco, come l’evoluto uomo bianco guarda al folklore primitivo.
Lo stesso ministro Kyenge, che il macumbato paragonò a un orango confermando – vedi biacco – un rapporto totalmente scriteriato con il mondo animale, ha in qualche modo richiamato Calderoli alle credenze e ai costumi a lui propri, tipo il cattolicesimo (che condanna severamente magia e superstizione).
Ma non è certo che l’invito possa essere raccolto, e sia di conforto al nostro.
I più attenti osservatori del costume nazionale, nonchè regionale, ricorderanno infatti che Calderoli volle prendere moglie, a suo tempo, secondo il rito celtico, con tiritere druidiche e costumi boschivi, chissà  se importati da un varietà  di Las Vegas o cuciti da sartine padane (comunque su cartamodelli di Las Vegas)
Giù in quella pittoresca cerimonia, a ripensarci, si poteva intuire un notevole eclettismo religioso, e una lodevole apertura a culture anche molto distanti dalla Padania odierna.
Levato il razionalismo, che è l’ideologia morente di un’Europa in totale crisi di panico, dalle parti di Calderoli il terreno è fertile per credenze di ogni natura e di ogni taglia, macumbe, pozioni magiche, gli elmi cornuti, Braveheart che corre urlando nella brughiera, i dolmen che comunicano con gli alieni, perfino il Sole delle Alpi, simbolo cultuale così poco conosciuto fino a ieri l’altro che neppure la redazione di Voyager sarebbe in grado di costruirci sopra un servizio decente.
Le statistiche, del resto, dicono cose molto poco confortanti sul dilagare delle pratiche magiche in proporzione all’aggravarsi della crisi e al sentimento dell’insicurezza, economica e personale.
Nel Nord Italia il fatturato del comparto è fiorentissimo, anche se in nero (la fattura senza fattura piace molto a maghi e fattucchiere).
Almeno in questo senso, tra eletti ed elettori la sintonia è perfetta.
Si convochi a Pontida una cerimonia di guarigione e salvezza contro la macumba, elmi cornuti e cornamuse contro il suono minaccioso del tam tam (lo stesso dei telefilm di Tarzan).
Facendo attenzione, per carità , a non calpestare i serpenti.

Michelle Serra
(da “La Repubblica”)

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