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PUGLIA, IL TURISMO IN MANO AI BOSS: ORA I CLAN SI SPARTISCONO MOVIDA E SPIAGGE

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

IL NUOVO BUSINESS DELLA SACRA CORONA UNITA: GESTIONE DEI PARCHEGGI, SERVIZI DI GUARDIANAGGIO E SECURITY PER LIDI E DISCOTECHE

Quando cammina tra gli ombrelloni, sotto il sole cocente, ha passo sicuro e ripete quel che deve dire: “Cocco fresco, cocco bello!”.
Ha un chiarissimo accento campano e quando gli chiedi che ci fa su quest’altra sponda, lui, il venditore ambulante, risponde con nonchalance: “Questa zona è nostra, l’abbiamo presa noi”. Melendugno, Lecce. Agosto 2014.
E’ una frase che potrebbe raccontare molto di quanto accade sulle spiagge italiane più ambite degli ultimi anni, quelle del Salento.
Dalle spie di appetiti camorristici, tutti ancora da esplorare, ai tentacoli della mala locale, già  accertati e in parte spezzati: dei soldi i clan seguono l’odore, che in estate, da ormai un po’ di tempo, conduce dritti nel Tacco d’Italia.
Lo conferma il tris di operazioni che dall’inizio dell’anno la Procura di Lecce ha portato a maturazione.
Lo ribadiscono le intimidazioni ai danni di gestori di lidi e locali da ballo lungo la costa: proiettili in busta e roghi nella notte. L’allerta ha calamitato nel Salento, lo scorso febbraio, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e ha indotto la Prefettura a stilare appositi protocolli.
La lotta è su più fronti: oltre alla strada giudiziaria, si cercano sponde tra gli amministratori e imprenditori. Non sempre si trovano.
Anzi, l’atto d’accusa lanciato a più riprese da Cataldo Motta, timoniere della Dda leccese, è un macigno: “Ci sono vittime che anzichè denunciare chiedono addirittura protezione alla criminalità . E’ la cultura dell’omertà ”.
Uno schiaffo per la terra che, tranne in alcuni casi, ha saputo isolare da subito le devianze, non concedendo alla mafia il terreno del consenso sociale.
Da una Sacra Corona Unita tutta bombe e pistolettate alla ‘Scu spa’ il passo è stato breve. Conserva i traffici di droga, certo; ricicla denaro sporco, ovvio; ma ha fiutato l’affare del presente e del futuro della Puglia meridionale: il turismo.
Almeno nell’ultimo triennio, ha provato a spremerlo ‘offrendo’ suoi servizi attraverso società  dal volto in apparenza pulito.
E’ così che ha conquistato il quasi monopolio della gestione dei parcheggi privati in località  rivierasche gettonate e, soprattutto, si è accaparrata i lauti guadagni della security di stabilimenti, discoteche, bar.
A Gallipoli, ha obbligato un’agenzia di guardiania a farsi da parte e l’ha sostituita con le proprie. Nessuno degli imprenditori ha detto no; tutti si sono adeguati in maniera tranquilla e indolore alle indicazioni provenienti dal clan Padovano.
Nel Capo di Leuca, ha taglieggiato gli operatori balneari. E questi, paradossalmente, hanno in parte risposto pagando il pizzo preventivamente, perchè “da stasera possiamo stare tranquilli”, come confida uno di loro ad un amico.
E’ il particolare più difficile da digerire quello che emerge dal verbale delle intercettazioni di “Tam Tam”, la prima controffensiva in questo settore, quella che il 18 febbraio ha portato dietro le sbarre quindici uomini.
Non c’è stato un esposto a dare impulso alle inchieste della Procura. Sono tutte e solo figlie di indagini di mafia già  in piedi e capaci di captare il nuovo corso, assolutamente inedito, della Scu. L’unico a decidere di denunciare è stato Gianluca De Giorgi, collaboratore locale della Az Securteam di Napoli, colui che operava in maniera quasi totalitaria nel settore della sicurezza dei locali di intrattenimento a Gallipoli, costretto poi a fare un passo indietro dopo una rapina ad una discoteca da lui vigilata, i colpi di fucile contro l’abitazione della madre, i furti in casa e l’incendio del suo box auto.
Per il resto, ha regnato il silenzio.
Ed è questo uno dei due pilastri che ha consentito alla quarta mafia di fare il salto di qualità . Emerge senza equivoci anche dall’ordinanza con cui lo scorso 17 luglio il gip Giovanni Gallo, su richiesta del pm Antonio De Donno, ha disposto l’arresto di altre quindici persone, nell’ambito dell’operazione del Ros denominata “Baia Verde”.
Scrive il magistrato: “Proprio il ‘silenzioso e meccanico’ adeguamento degli imprenditori balneari alla (neanche tanto implicita) indicazione proveniente dai capi del clan Padovano costituisce l’elemento più preoccupante, in quanto chiarisce che, come accade nelle vicende tipicamente mafiose, l’intimidazione si estrinseca in un sentimento diffuso e avvertibile nella popolazione che, consapevole delle violenze o minacce perpetrate nel passato, vive in uno stato di assoggettamento che rende inutili gli atti di violenza. […] Si tratta di un modo di operare che conferma un mutamento delle modalità  operative della criminalità  salentina, la quale non risulta essere più dedita solo al traffico di sostanze stupefacenti e alle estorsioni, ma è capace di inserirsi nell’attività  imprenditoriale e spazzare via la concorrenza, non disdegnando, per raggiungere i propri obiettivi, di fare pressioni sulle amministrazioni pubbliche, come dimostrano in maniera eclatante le intimidazioni subite dal sindaco di Gallipoli”.
E’ questo novello core business, la capacità  della Scu di mimetizzarsi nel mondo economico e di trarne linfa senza incontrare ostacoli ciò che più incupisce gli inquirenti.
La loro lente ha scrutato anche dell’altro: la pax mafiosa aiuta gli affari dei clan, che hanno smesso di farsi la guerra che bagnò di sangue gli anni Novanta per intrecciare una forte collaborazione.
E’ la seconda colonna portante alla base della holding criminale. I grani del rosario, il simbolo della Sacra Corona Unita, si stringono a corte.
Non è un semplice evitare di pestarsi i piedi a vicenda. E’, anzi, il mutuo soccorso nel rincorrere insieme il flusso di soldi che genera l’industria turistica, che per quest’anno premia di nuovo la Puglia come regina delle vacanze italiane.
“Tam Tam”, che ha svelato il sistema estorsivo imposto ai titolari di stabilimenti nel basso Ionio, ha confermato l’esistenza di un patto di ferro tra i Montedoro, operanti nel Sud Salento, e il clan Vernel, i cui presunti referenti sono i fratelli Antonio, Andrea e Gregorio Leo, attivi sul versante adriatico, tra Calimera, Vernole e Melendugno.
Anche in quest’altra zona, i proprietari dei lidi erano costretti a versare il 25 per cento dei ricavi alla mala e concederle in esclusiva la gestione dei parcheggi nelle zone limitrofe, i servizi di vigilanza e di guardiania.
E’ ciò che hanno appurato le indagini dirette dal pm Guglielmo Cataldi nell’ambito dell’operazione “Network”: il 26 febbraio scorso, nei guai sono finite 43 persone.
Sono stati tre collaboratori di giustizia, tra cui Alessandro Verardi, esponente di vertice dei Vernel, a rivelare l’architettura di ulteriori rapporti: con Salvatore Rizzo, capo storico della Scu, per i traffici di droga da e per la Spagna; con i gruppi di Roberto Nisi e Pasquale Briganti nel capoluogo e con quello di Bruno De Matteis a Merine. “Baia Verde”, invece, ha ribadito la sussistenza dell’asse storicamente forte tra il sodalizio gallipolino e i Tornese di Monteroni. Dopo l’omicidio di suo padre Salvatore su ordine del fratello Pompeo Rosario, il 25enne Angelo Padovano ha preso in mano le redini degli affari grigi nella “città  bella”.
E’ l’accusa per cui è stato arrestato a luglio assieme a Roberto Parlangeli, compagno della sorella e legato, appunto, ai Tornese.
E’ questo il contesto in cui probabilmente vanno calate anche recenti intimidazioni eccellenti: la busta con tre proiettili ritrovata davanti al lido del presidente della Camera di Commercio di Lecce, Alfredo Prete, e le pallottole recapitate al responsabile del Sindacato italiano locali da ballo, Maurizio Pasca, che ha puntato il dito contro “i ritrovi non autorizzati, eventi molto appetibili per la criminalità ”.
Di certo c’è che ha avuto finora una spiccata impronta autarchica questo business, orchestrato dalla Scu e a danno dei salentini.
Non si esclude che possa far gola anche ad altri. Il riserbo è totale.
Ma qualche “cocco bello” sospettato di essere la punta di un nuovo iceberg inizia ad essere notato, come accadde già  nel 2010 sulla riviera romagnola e poi su quella veneta.

Tiziana Colluto
(da “il Fatto Quotidiano“)

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VITTORIO FELTRI: “IL MIGLIOR GIORNALISTA ITALIANO? MARCO TRAVAGLIO, SALVO QUANDO PARLA DI STATO E MAFIA”

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

“E’ IL PIU’ DIVERTENTE, IL PIU’ FICCANTE, IL PIU’ SPIRITOSO. E ANCHE IL PIU’ TENACE NELLE POLEMICHE”

Vittorio Feltri, giornalista de il Giornale, incorona il collega de Il Fatto quotidiano Marco Travaglio come il migliore della classe tra i giornalisti italiani.
“È il migliore”, dichiara l’editorialista intervenendo alla trasmissione della web-tv di Libero registrata a Capalbio libri.
La motivazione di Feltri è che Travaglio “indipendentemente da cosa scrive è il più divertente, il più ficcante. È il più spiritoso. È anche il più tenace nelle polemiche”.
Per rafforzare la sua posizione Feltri usa anche una metafora calcistica: “Siccome io giudico non le idee o la persona, ma le capacità , giudico Travaglio come farei con un calciatore. Se segna 30 goal a campionato – continua Feltri – è ovvio che è bravo e merita un buon voto. Ritengo che in questo momento Travaglio sia il numero uno”.
Anche Luigi Bisignani, presente all’incontro, è d’accordo con Feltri: “Salvo quando Travaglio scrive quegli articoli noiosissimi su Stato e mafia”.
Feltri condivide l’osservazione sottolineando che quando Travaglio scrive di queste tematiche il suo primato non è più tale.
Per il giornalista de il Giornale infatti “non c’è mai stata una trattativa tra Stato e mafia” e qualora ci fosse stata sarebbe stato meglio perchè “almeno avremmo finito con la mafia”.
In ogni caso dato che la mafia fa fatturati miliardari secondo Feltri “se c’è stata trattativa è andata a favore dei mafiosi per cui siamo di fronte a una classe politica di bischeri”.

(da “Huffingtonpost“)

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IL NUOVO EMIGRANTE HA I CAPELLI GRIGI

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

RICERCA CNA: RADDOPPIATI GLI OVER 40 CHE LASCIANO L’ITALIA

Sette anni in Italia dopo tredici trascorsi in Germania, e ora Silvia Amelia e famiglia hanno di nuovo le valigie pronte, destinazione Svizzera.
Antonio, imprenditore laureato in ingegneria elettronica, trent’anni da manager, è volato in Brasile: «Gestisco investimenti immobiliari e finanziari», racconta.
Due volti tra i 620mila che, tra il 2007 e il 2013, hanno lasciato l’Italia per ricominciare. All’estero.
Sono i numeri di un esodo quelli snocciolati dalla ricerca del Centro Studi Cna dedicato alle «Nuove emigrazioni», che fotografano il fenomeno degli emigranti coi capelli grigi: negli anni della grande crisi sono praticamente raddoppiati.
Solo nel 2013 hanno lasciato il Paese oltre 125mila adulti, più o meno gli abitanti della Val d’Aosta o della città  di Pescara.
Nella stragrande maggioranza, oltre 80mila, si è trattato di italiani, per il resto di immigrati che hanno abbandonato il nostro Paese in preda alla crisi.
Nel periodo 2007-13 l’incremento degli espatriati italiani con un’età  tra i 40 e i 49 anni è stato pari al 79,2%.
Nella fascia tra i 50 e i 64 anni la crescita ha toccato il 51,2%.
I giovani che hanno deciso di emigrare, in percentuale, sono aumentati di meno: +44,4% quanti avevano tra i 15 e i 29 anni, +43% la fascia 30-39 anni.
In termini assoluti, continuano a essere i giovani ovviamente, a emigrare in maniera più massiccia: nel 2013 il 36,3% del totale aveva tra i 30 e i 39 anni, il 27,8% tra i 15 e i 29 anni.
Nel frattempo però è salita al 21,9% la fascia 40-49 anni e al 14% quella tra i 50-64 anni.
Il Centro studi Cna ha tracciato il profilo del migrante over 40: pur in assenza di dati statistici, si tratta soprattutto di individui appartenenti alla fasce sociali più colpite dalla crisi, ma anche imprenditori che puntano a «vendere» la propria esperienza all’estero, in mercati emergenti e non in contrazione come quello italiano

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PRESSIONE FISCALE RECORD AL 44%: ANNULLATO L’EFFETTO 80 EURO

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

CGIA DI MESTRE: “RIVALUTAZIONE E NUOVE IMPOSTE COMPENSANO L’EFFETTO BONUS (PER CHI L’HA PRESO)”

Dal 1980 a oggi la pressione fiscale in Italia è aumentata di 12,6 punti percentuali, portando le sole imprese a pagare all’erario 110,4 miliardi di euro l’anno.
Lo rileva la Cgia di Mestre, segnalando che nell’Ue solo le imprese tedesche, in termini assoluti, pagano più tasse di quelle italiane, ovvero 121 mld di euro, non dimenticando che la Germania però ha 20 milioni di abitanti in più.
La Cgia ricorda che nel 2014, come previsto nel Def approvato la primavera scorsa, la pressione fiscale raggiungerà  il 44%, pari al record già  toccato nel 2012, con un incremento dell’ 0,2% rispetto all’anno scorso.
“Con un carico fiscale di questa portata — sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi — è difficile fare impresa e soprattutto creare le condizioni per far ripartire l’economia”.
Secondo Bortolussi, le cause di questo nuovo record fiscale sono da ricercare in diversi fattori: “Gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, l’aumento dell’Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l’arco dell’anno, l’introduzione della Tasi e, soprattutto, l’inasprimento fiscale che graverà  sulle banche”.
Tutti elementi, secondo la Cgia, “che compensano abbondantemente il taglio dell’Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi”.
Calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale, a guidare la classifica europea è il Lussemburgo, con il 17%.
A seguire l’Italia, con il 16%. L’Irlanda si colloca al terzo posto, con il 12,3%.
Nel resto dell’Europa, la Germania segna invece l’11,6%, il Regno Unito l’11,2%, la Francia il 10,3%.
Mentre la media dell’Ue a 15 è pari all’11,3%.
“Alle nostre imprese — afferma il segretario della Cgia — viene richiesto lo sforzo fiscale più pesante. Nonostante la giustizia sia poco efficiente, il credito sia concesso con il contagocce, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione sia la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, la fedeltà  fiscale delle nostre imprese è al top”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NO DEL GOVERNO TEDESCO: “L’ITALIA DEVE RISANARE E BASTA”

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

INTERVISTA A NORBERT BARTHLE, RESPONSABILE ECONOMICO DELLA MERKEL: “MOLTE RISERVE SULLA PROPOSTA DI RENZI PER UN PATTO DI FLESSIBILITA'”

«Vedo con molte riserve la proposta di Renzi per un patto di flessibilità . Non è ammissibile annacquare adesso il Patto di stabilità , è a rischio la fiducia nell’euro. Andiamo verso un autunno di duro confronto politico, spero che la cancelliera abbia la forza di imporre la sua linea».
Ecco il commento a caldo rilasciato a Repubblica da Norbert Barthle, responsabile della politica di bilancio dell’eurozona per la Cdu di Angela Merkel e a lei vicinissimo come pochi altri.
Renzi negozia un Patto di flessibilità . Che ne dite qui a Berlino ?
«La vediamo con molte riserve. La crisi di fiducia nell’euro è superata, ma la crisi dei debiti sovrani che l’ha scatenata è ben lontana dalla fine. Al contrario. Ecco il motivo delle nostre forti riserve. Un’ulteriore flessibilità  porterebbe ad ammorbidire e ad annacquare i criteri di stabilità  concordati tra tutti i membri dell’eurozona. E in Francia come in Italia occorre che si arrivi alla consapevolezza di questa realtà ”.
E allora cosa rispondete a Renzi?
“Che un ulteriore ammorbidimento dei criteri di stabilità  sarebbe controproducente. Non possiamo permetterci di abbassare il livello degli sforzi per più stabilità  e più crescita, e soprattutto urge ridurre nel modo più veloce possibile il livello di debito degli Stati più indebitati dell’eurozona”.
Renzi insiste: i negoziati sono già  in corso, e con la sua proposta l’Italia risparmierebbe 4 o 5 miliardi, quindi meno debito, perchè non vi piace?
«Renzi fa calcoli errati: vuole usare debiti nuovi per lottare contro i debiti vecchi. Mira a più margine di manovra per l’indebitamento: va nella direzione sbagliata. Due anni fa la Francia ha ottenuto un rinvio in cambio della promessa di varare le necessarie riforme. Non le ha varate. Renzi guarda alla via francese, la via sbagliata. Francia e Italia devono ridurre il debito. Maastricht è ancora valido, sebbene quasi tutti lo sforino, anche la Germania. Ma compiamo ogni sforzo per ridurre, ci aspettiamo lo stesso impegno dai partner».
Renzi vuole riforme: gli credete o no?
«Sembra orientato a riforme interne serie, come sulle Camere. Ma sul debito è sulla via sbagliata, dovrebbe guardare non alla Francia ma ai paesi europei che sono riusciti a ridurlo».
Ma con la drammatica recessione italiana, senza flessibilità , come ridurre?
«È l’argomentazione che nei decenni scorsi ha spinto i politici in tutta Europa a spendere, e ci ha portati alla crisi del debito. Ne usciamo solo col coraggio di riforme strutturali, non con nuovi debiti».
Allora andiamo a uno scontro duro, Renzi e Hollande contro Merkel?
«Penso di sì. Vedo questo scontro alle porte. Verranno negoziati difficili, non sono ancora pessimista per l’euro ma se passa la linea dei nuovi debiti la crisi di fiducia nell’euro tornerà  presto. Spero nella forza negoziale di Merkel e Schaeuble”.
È fermo anche il pil tedesco: quanto è pericoloso?
«È una reazione alle crisi in Ucraina e Medio Oriente. Spero che la supereremo ben presto avanzando su nuovi mercati. E’ una piccola frenata, strutturalmente siamo in crescita stabile, non in crisi strutturale come Parigi o Roma».

Andrea Tarquini
(da “La Repubblica”)

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CORRUZIONE, PROPOSTA DI CANTONE: “AGENTI PROVOCATORI E INFILTRATI PER STANARE I CORROTTI”

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

“OCCORRONO MISURE COME CONTRO LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA”

“Un agente provocatore offre a un pubblico ufficiale una grossa somma di denaro per avere un significativo atto a suo favore”.
Tutto “con le garanzie i legge e sotto il controllo dell’autorità  giudiziaria”. E’ la misura, già  usata per la lotta alla criminalità  organizzata, che il presidente dell’Autorità  Anticorruzione Raffaele Cantone vorrebbe anche nelle indagini sui fenomeni corruttivi che si nascondono dietro gli appalti pubblici.
Come racconta al Corriere della Sera, “al governo direi di ampliare gli istituti dell’agente provocatore validi per la criminalità  organizzata. Non solo il classico infiltrato. Penso anche a chi si finge corruttore, come in materia di droga dove esiste il simulato acquisto”.
La lotta alla corruzione come la lotta alla criminalità  organizzata, quindi. Cantone propone anche “meccanismi di attenuazione significativi della pena per chi collabora. Sarebbe eccezionale, se oltre alle intercettazioni e agli agenti provocatori, il governo scegliesse anche la via dei benefici”. Una sorta di collaboratori di giustizia.
“Non mi scandalizzerei se all’imprenditore, o anche al pubblico ufficiale che collabora, venisse scontata anche l’interdizione dai pubblici uffici”.
Ma Cantone allarga il discorso anche alle intercettazioni: “Nel caso di indagini contro la criminalità  organizzata, per fare le intercettazioni non sono necessari i gravi indizi, mentre le “ambientali” si possono estendere anche ai luoghi in cui non si ha la certezza che lì si stia consumando un reato. Ecco, prevedere tutto questo anche per i reati di corruzione mi sembra una delle strade migliori”.
Una norma seria sul falso in bilancio, “con pena adeguata che consenta le intercettazioni, rappresenterebbe un ostacolo per i fenomeni di corruzione.
Il corruttore ha quasi sempre necessità  di truccare i bilanci per far uscire il denaro”. Inoltre, il carcere non è sempre la pena più deleteria per i corrotti: “Per i colletti bianchi esistono pene molto più forti rispetto al carcere. E penso all’interdizione ampia e alle confische dei beni”.

(da Huffingtonpost”)

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DUE MILIONI DI ITALIANI NON RIESCONO A PAGARE LE TASSE: RECORD DI RATEIZZAZIONI PER LE CARTELLE EQUITALIA

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

A LUGLIO REGISTRATE 156.000 RICHIESTE, CON UNA MEDIA SETTIMANALE DOPPIA RISPETTO ALL’ANNO PASSATO… AD OGGI SONO ATTIVE 2,4 MILIONI DI RATEIZZAZIONI, PER IL 72% DEI CASI PERSONE FISICHE

Record di rateizzazioni con il Fisco: nello scorso mese di luglio – informa Equitalia – si sono registrate 156 mila richieste, con una media settimanale pari a circa il doppio di quella dei primi sei mesi dell’anno.
Ad oggi sono attive 2,4 milioni di rateizzazioni per un controvalore di 26,6 miliardi. Se si considera che – in numero – riguardano per il 76,9% persone fisiche, significa che circa 1 milione e 850 mila italiani hanno difficoltà  a pagare le tasse arretrate o a saldare i conti con gli enti che affidano ad Equitalia la riscossione di quanto dovuto.
Guardando invece al loro valore, la percentuale scende rispetto a quella delle società  o partite Iva.
Bisogna ricordare che probabilmente l’andamento delle richieste è stato influenzato dalla riapertura della finestra per accedere all’agevolazione, che con il decreto Irpef è stata resa possibile proprio entro la fine del luglio scorso, anche per coloro che avevano perso il diritto in precedenza.
Da sottolineare anche l’incidenza positiva delle procedure di accesso all’agevolazione, semplificate rispetto al passato e per questo più “amiche” del contribuente.
Il dettaglio dei dati forniti da Equitalia dice che circa il 76,9% delle rateizzazioni in essere riguarda persone fisiche e il restante 23,1% società  e partite Iva.
Considerando gli importi, il 65,9% è stato concesso a imprese e il 34,1% a persone fisiche.
Il 70,8% delle rateizzazioni riguarda debiti fino a 5 mila euro, il 26,2% debiti tra 5 mila e 50 mila euro e il 2,9% oltre 50 mila euro.
La Lombardia guida la “classifica” delle Regioni con oltre 384 mila rateizzazioni attive per un importo di 5,5 miliardi di euro, seguita dal Lazio (305 mila per un importo di 3,7 miliardi), dalla Campania (265 mila per un importo di 3,2 miliardi di euro) e dalla Toscana (231 mila per un importo di 1,9 miliardi).
La società  di riscossione spiega poi che l’anno prossimo cominceranno a essere notificate le cartelle di Equitalia con allegati i piani di rateizzazione precompilati del debito che possono essere concessi in base ai parametri previsti dalla legge.
Equitalia aggiunge in una nota che il contribuente potrà  scegliere di saldare in un’unica soluzione oppure aderire al piano di pagamento più adatto alle sue esigenze e alle sue disponibilità  economiche.
“Si tratta di un nuovo passo avanti per migliorare il rapporto con i contribuenti – spiega Equitalia – che non dovranno più recarsi allo sportello o simulare il piano di ammortamento dal sito Internet, ma potranno avere a disposizione tutti gli elementi per decidere come pagare contestualmente alla notifica della cartella.

Ecco di seguito il vademecum distribuito da Equitalia sulla rateizzazione:
È possibile ottenere un piano di rateizzazione straordinario fino a 120 rate (10 anni) oppure un piano ordinario a 72 rate (6 anni).
L’importo minimo di ogni rata è, salvo eccezioni, pari a 100 euro. I piani sono alternativi per cui, in caso di mancata concessione di una dilazione straordinaria, si può chiedere una rateazione ordinaria. Finchè i pagamenti sono regolari, il contribuente non è più considerato inadempiente e può ottenere il Durc e il certificato di regolarità  fiscale per poter lavorare con le pubbliche amministrazioni. Inoltre il contribuente che paga a rate è al riparo da eventuali azioni cautelari o esecutive (fermi, ipoteche, pignoramenti).
Come ottenere fino a 120 rate.
In caso di grave e comprovata situazione di difficoltà  legata alla congiuntura economica ed estranea alla propria responsabilità , i contribuenti possono chiedere di pagare secondo un piano straordinario che può arrivare fino a un massimo di 120 rate (10 anni). I criteri per ottenere un piano straordinario di rateizzazione sono contenuti in un apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze che stabilisce il numero di rate concedibili in base alla disponibilità  economica del richiedente. Presentando una domanda motivata, si possono ottenere più di 72 rate quando l’importo della singola rata è superiore al 20% del reddito mensile del nucleo familiare. Questo parametro è valido anche per le ditte individuali. Per le altre imprese, invece, la rata deve essere superiore al 10% del valore della produzione mensile e deve essere garantito un indice di liquidità  adeguato (compreso tra 0,5 e 1).
Come ottenere fino a 72 rate.
Per debiti fino a 50 mila euro è tutto più semplice e veloce: si può ottenere un piano ordinario di rateizzazione compilando un modulo disponibile sul sito internet www.gruppoequitalia.it e negli sportelli di Equitalia, e riconsegnarlo a mano oppure spedirlo con raccomandata con ricevuta di ritorno. Per importi oltre 50 mila euro è sufficiente allegare alcuni documenti che dimostrino lo stato di difficoltà  economica. È possibile richiedere rate variabili e crescenti, anzichè rate costanti, in modo da poter pagare meno all’inizio nella prospettiva di un miglioramento della condizioni economiche.
Proroga e decadenza.
I piani di rateizzazione, ordinari e straordinari, possono essere prorogati una sola volta. In entrambi i casi si può chiedere una proroga ordinaria (in ulteriori 72 rate) oppure, in presenza dei requisiti previsti, una straordinaria (massimo 120 rate). Si decade dal beneficio della rateazione in caso di mancato pagamento di otto rate anche non consecutive.
Come presentare la domanda.
La domanda, comprensiva della documentazione necessaria, inclusa copia del documento di riconoscimento, si può presentare tramite raccomandata con ricevuta di ritorno oppure a mano presso uno degli sportelli dell’agente della riscossione competente per territorio o specificati negli atti inviati da Equitalia. I moduli sono disponibili sul sito www.gruppoequitalia.it, nella sezione “Rateizzare”, e presso tutti gli uffici sul territorio.

(da “La Repubblica”)

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RENZI CERCA L’AIUTINO, L’EUROPA NON CEDE

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

BRUXELLES NEGA TRATTATIVE CON LA UE PER PIÙ FLESSIBILITà€…PADOAN ALLA BCE: “OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE”…. L’EFFETTO ELEZIONI È GIà€ FINITO

La risposta europea, formalmente, si limita a un “no comment”.
Riferendosi all’ipotesi di una “trattativa segreta” tra la Commissione Ue e l’Italia su “flessibilità  in cambio di riforme”, rilanciata ieri dai quotidiani Repubblica e Messaggero, Simon O’Connor, portavoce del commissario Ue per gli Affari economici, ha detto: “Non commentiamo questa congettura. Lo stato delle finanze pubbliche sarà  analizzato in autunno”.
La sostanza delle parole del funzionario Ue, però, si trova da un’altra parte: “È troppo presto — spiega O’Connor — per aggiornare le stime del deficit 2014, questo sarà  fatto nelle previsioni di novembre e saranno la base per la nostra valutazione della legge di stabilità  del prossimo anno”.     Per Bruxelles, quindi, i numeri sul tavolo restano quelli fissati finora, stabiliti dal Documento di economia e finanza varato dal governo Renzi lo scorso aprile e che resta il testo di riferimento: “Come raccomandato a giugno, l’Italia deve dare stretta esecuzione a quanto previsto nel Def, ed ovviamente la raccomandazione è ancora valida”.
La differenza tra le indiscrezioni di ieri e quanto riferito dal portavoce europea può essere stimata in 6-9 miliardi di euro. Una cifra non indifferente.
Quanto l’Italia sia appesa all’Europa si misura anche nelle parole del ministro Piercarlo Padoan che, rivolgendosi alla Bce di Mario Draghi, invita “tutti a fare la propria parte”.
L’Italia farà  le riforme ma la Banca centrale “faccia salire l’inflazione al 2%”.
Se fino a qualche settimana fa, il governo renziano era fiero e sicuro delle proprie risorse, prima fra tutte il 40,8% ottenuto alle Europee, ora è chiaro che nella crisi tutti hanno bisogno di tutti.
E l’Italia ha bisogno di appigli fuori dai confini nazionali. Siano essi la Bce o la Commissione.     Secondo le indiscrezioni di ieri, da qualche settimana sarebbe in corso una trattativa per aumentare la flessibilità  nell’applicazione dei parametri europei.
In particolare andrebbe rivisto l’obbligo, previsto dal Fiscal compact, per i paesi il cui debito supera il 60% del Pil di convergere verso l’obiettivo di pareggio di bilancio con un miglioramento annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5%.
Un parametro che potrebbe essere ridotto allo 0,25%.
Allo stesso tempo, non sarebbe obbligatorio rispettare nel 2015 l’obiettivo fissato nell’ultimo Def di un rapporto deficit/Pil all’1,8% spostando il limite attorno al 2,2-2,4%.
La differenza tra l’obbligo all’1,8 e quello al 2,2-2,4 è, appunto, di 6-9 miliardi di euro.
Una cifra più che necessaria al governo per evitare di intervenire con tagli pesanti nella prossima Legge di Stabilità .
Della trattativa segreta a Roma non si parla. Da Palazzo Chigi non viene nessuna smentita ufficiale ma nemmeno conferme informali.
Il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei (vedi intervista sotto), tra gli economisti dell’entourage renziano, dice di non saperne nulla.
In questo quadro spiccano le parole di Padoan, soprattutto per l’accusa mossa alla Bce. Chiedere che “tutti facciano la propria parte”, infatti, significa ammettere implicitamente una critica all’istituzione guidata da Mario Draghi.
Tanto più che Padoan ammette l’errore nelle previsioni economiche (come fare altrimenti, ormai?) ma, soprattutto, indica in almeno 18 mesi il tempo necessario a vedere i risultati delle riforme annunciate dal governo.
“Sono fiducioso che le riforme che stiamo realizzando dispiegheranno i loro effetti nel medio termine, che significa nei prossimi due anni”.
Un tempo che gli attuali accordi europei, a cominciare dal Fiscal compact, non assegnano all’Italia.     Le parole di Padoan, comunque, sono importanti.
Come riporta il lungo articolo dedicato ieri dal Corriere della Sera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel dare pieno sostegno al governo Renzi considera “la vigilanza” di Padoan “un riferimento e una garanzia” per la “sua autorevolezza e competenza”. Parole che il sospettoso Mattinale di Renato Brunetta legge come un “commissariamento” del premier per conto del Quirinale.
Come Renzi , comunque, anche Padoan è convinto che saranno le riforme a fare la differenza. E sarà  questo il tormentone delle prossime settimane.
“Sblocca Italia”, riforma del mercato del lavoro, della giustizia, della scuola, etc. saranno gli elementi del “Big bang” che il governo vuole far scoppiare per guadagnarsi la “credibilità ” necessaria. In ogni caso, una qualche trattativa con Bruxelles andrà  fatta.
E non potrà  che essere una trattativa a tutto campo. Basata non solo sui numeri della prossima Legge di Stabilità  ma anche sugli equilibri interni alla Commissione che saranno discussi il prossimo 30 agosto.
A cominciare dal nome di Federica Mogherini alla guida della Politica estera.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PENSIONI NEL MIRINO, MA SALVE SOTTO I 2.000 EURO

Agosto 18th, 2014 Riccardo Fucile

IL GOVERNO STUDIA UN PROVVEDIMENTO CHE REPERIRA’ LE RISORSE PER EVITARE GLI ESODATI

La riforma del lavoro potrebbe prevedere un contributo di solidarietà  sulle “pensioni d’oro”, a sostegno dei lavoratori esodati.
L’ipotesi è allo studio, conferma il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba: «Dovremo fare un intervento legittimo (in modo che non venga bocciato dalla Consulta), ed equo: ovvero chi ha redditi da pensione particolarmente alti attraverso un contributo sostiene gli interventi a favore di coloro che non hanno nè salario nè pensione».
Non è ancora stabilito a partire da quale cifra scatterà  il contributo: da ambienti vicini al ministero si apprende che «chi ha una pensione modesta, fino a 1500, 2000 euro al mese, certo non potrà  essere chiamato a versare questo contributo»
«Le pensioni d’oro sono poche, la maggior parte dei pensionati prende un assegno da 800 euro bloccato da 16 anni e non ha neanche avuto il contributo di 80 euro», obietta Annamaria Furlan, segretario generale aggiunto Cisl.
E a proposito dell’articolo 18, osserva che «tutto questo discutere da parte della politica è assurdo, e con tre milioni di disoccupati e il 50% dei giovani senza lavoro è anche stucchevole. I veri problemi sono la mancanza e la precarizzazione del lavoro». «La questione non è quello di diminuire, ma semmai di estendere a tutti i lavoratori le tutele dell’articolo 18 – dice Serena Sorrentino, segretario confederale Cgil – Noi siamo favorevoli alla sperimentazione del contratto a tutele crescenti, ma sarà  una vera innovazione solo se il governo lo introdurrà  sostituendolo alle oltre 40 forme contrattuali esistenti».
Anche il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy guarda con favore alla riforma: «Senza l’economia che tira ogni discussione rischia di essere velleitaria. Detto questo, noi siamo per la semplificazione, seguita però da scelte chiare: bisogna evitare l’eccesso di flessibilità . Oggi per le imprese il contratto a termine è troppo facile, troppo conveniente».
Un’osservazione condivisa da Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera: «Dobbiamo far sì che il contratto a tutele crescenti sia più conveniente di quello a termine, se non vogliamo che anzichè i contratti a progetto e le partite Iva fasulle divori il contratto a tempo indeterminato.Come? Rendendo strutturale una diminuzione consistente dell’Irap a favore di chi trasforma i contratti a termine in tempi indeterminati. Lo sconto ci sarà  anche per il periodo di prova, ma scatterà  solamente con la stabilizzazione. E dopo, stesse tutele per tutti».

Rosaria Amato
(da “La Repubblica”)

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