Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LE ACCUSE, LA DURA REPLICA: “CONTRO DI NOI UN LINCIAGGIO, BERLUSCONI RICORDI I VALORI LIBERALI CONTRO L’AUTORITARISMO DEI PARTITI SENZA REGOLE E SENZA DEMOCRAZIA”
Qualcuno potrebbe ironizzare sul “ruggito del coniglio”, ma la faccenda si fa seria. Volano stracci tra la coppia Sandro Bondi-Manuela Repetti e il fondatore e leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
Dopo vent’anni di provata fedeltà , Bondi alza la testa e non le manda a dire.
Parla addirittura di “misera morale e politica di Forza Italia”.
Parole impensabili fino a martedì scorso, quando insieme alla compagna aveva deciso di lasciare il gruppo di Forza Italia e di aderire al Misto.
Quel giorno scelse il silenzio come forma estrema di rispetto.
Oggi, vedendosi liquidato con parole sbrigative proprio da Berlusconi (“chi se ne è andato almeno stia zitto”), ha preso carta e penna e ha diffuso una nota dura verso il partito, ma soprattutto verso la condotta umana dell’ex Cavaliere.
Ecco le sue parole: “La senatrice Repetti ed io abbiamo subito in questi giorni degli attacchi personali, quasi un linciaggio, che hanno confermato la miseria morale e politica di Fi e la giustezza della nostra decisione. Noi non staremo in silenzio perchè siamo persone che possono sbagliare ma intendiamo restare persone libere e autonome”.
Il mite si trasforma in leone. E scrive versi che sono una lama contro l’uomo cui soleva dedicare mellifue poesie.
Tutta colpa della reazione del “caro leader”, alla fuoriuscita dei due da Forza Italia. Berlusconi è tornato sulla vicenda dell’addio in occasione di un discorso ai militanti che aveva invitato ad Arcore.
Berlusconi si lascia andare a uno sfogo che risuona come una damnatio memoriae verso i due fuorisciti, rei non solo di aver abbandonato il partito ma di essersi tenuti lo scranno parlamentare.
Ogni riferimento è puramente voluto. “Chi tra noi dispone di visibilità mediatica deve porre immediatamente fine a qualsiasi polemica – è la prima indicazione, dal tono di rimprovero, fornita dall’ex Cavaliere — che risulta non solo inutile ma anche dannosa”.
Perchè, continua l’ex premier, “stare in un movimento politico significa accettarne le regole, discutere liberamente, e poi collaborare lealmente alla linea che la maggioranza ha deciso. Solo a queste condizioni Fi può continuare ad affrontare con successo le sfide che ci attendono nell’immediato e nel futuro”. Il problema — questo il senso — non è la dissociazione quanto il fatto che venga spiattellata sui giornali, creando un danno di immagine al partito.
Ma il danno, ribattono i coniugi Bondi, “lo abbiamo subito noi”.
E dopo due decenni da collaboratori fidati parlano, appunto, di “linciaggio”.
Ecco il ruggito del coniglio che diventa leone: “Leggo ora che il Presidente Berlusconi intima a “chi è andato via” a stare almeno zitto”, sottolineando addirittura che dovrebbe “fare i conti con la propria coscienza”. Ebbene — afferma l’ex sindaco comunista di Fivazzano in una nota — sono costretto a rompere il silenzio che mi ero imposto, prendendo atto che al contrario il Presidente Berlusconi non ha evidentemente alcuna intenzione di custodire almeno un lungo rapporto di collaborazione e di amicizia. La senatrice Manuela Repetti ed io abbiamo subito in questi giorni degli attacchi personali, quasi un linciaggio, che hanno confermato la miseria morale e politica di Forza Italia e la giustezza della nostra decisione”.
Da qui la risoluta affermazione del proprio diritto di parola.“Noi non staremo in silenzio perchè siamo persone che possono sbagliare ma intendiamo restare persone libere e autonome. Così come — prosegue il senatore — risponderemo proprio solo alla nostra coscienza, in tutti i sensi, perchè chi si ispira come Berlusconi ai valori del liberalismo, non sempre con coerenza, dovrebbe almeno ricordare che proprio questa libertà di coscienza dei parlamentari viene garantita dall’autoritarismo dei partiti senza regole e senza democrazia”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA, STANCO DEI RICATTI DI FORZA ITALIA, SI SCHIERA CON FITTO
Alla fine lo strappo è arrivato. Francesco Schittulli decide di staccarsi da Forza Italia e abbracciare
con decisione i frondisti di Fitto.
Una decisione che arriva dopo settimane di guerra fredda tra il leader di Maglie e il commissario Viati, inviato da Berlusconi con la missione di liquidare l’ex delfino. “Come avevo a più riprese preannunciato, per me oggi prosegue con un nuovo slancio la campagna elettorale per rispondere alle speranze ed alle attese delle elettrici e degli elettori della Puglia. Questa Regione merita di più e di meglio rispetto alla ormai decennale malagestione della sinistra” ha premesso Schittulli nel suo candidato.
“Rilevando che Forza Italia non ha ancora aderito alla mia ragionevole impostazione definita unicamente nell’interesse di tutti – affonda Schittulli – la mia campagna elettorale continua con le forze politiche e movimenti che invece l’hanno condivisa. Ringraziandoli per la fiducia concordatami li invito alla mobilitazione al fine di costruire unitariamente la vittoria della competizione elettorale”.
“Le polemiche romane – conclude il candidato – non possono e non devono ripercuotersi sulla mia e nostra amata Puglia. Da oggi si parte con chi si è messo in condizione di esserci. Spero vivamente che tutti gli altri facciano altrettanto, secondo quanto ci chiedono i pugliesi”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
SETTIMO TORINESE: IL FATTO CHE NON FOSSERO NEANCHE PADAGNE MA EXTRACOMUNITARIE COSTITUIRA’ UN’AGGRAVANTE?
Negli appartamenti arredati del residence, di proprietà del segretario cittadino della Lega Nord, si prostituivano alcune ragazze romene.
È bufera a Settimo Torinese, dove un’operazione congiunta di carabinieri e polizia ha portato alla chiusura della struttura ricettiva per una serie di irregolarità amministrative.
I militari hanno tenuto d’occhio lo stabile, notando il via vai di ragazze. durante i controlli una delle giovani, una ventiquattrenne romena, è stata anche sorpresa alla guida di una Smart senza aver mai conseguito la patente.
«Non ne so nulla», commenta il proprietario, l’esponente del Carroccio Gianluigi Cernusco, 66 anni, che è stato denunciato.
I controlli che hanno portato alla chiusura del “residence dell’amore” sono scattati su disposizione della procura di Ivrea, che ha coordinato l’inchiesta e ha disposto la sospensione dell’attività commerciale.
Il “residence dell’amore”, precisa in serata la procura di Ivrea, è già stato riaperto in via provvisoria, ma resta la denuncia nei confronti del proprietario, che deve ora rispondere dell’accusa di “avere agevolato e favorito la presenza di ragazze che all’interno della struttura si prostituivano”.
Un paio sarebbero stati gli appartamenti occupati dalle prostitute nella struttura di via Torino 57, dove si trova anche la sede locale della Lega Nord.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
SIRIA: LA BAMBINA CHE HA COMMOSSO IL MONDO AVEVA LASCIATO CON LA FAMIGLIA LA CITTA’ DI ATMEH PER RAGGIUNGERE IDLIB, CADUTA NELLE MANI DI AL-NUSRA
La piccola Hudea, la bambina siriana ritratta in questa foto che ha commosso moltissime persone in
giro per il mondo, è finita nelle grinfie degli estremisti islamici del Fronte al-Nusra, gruppo armato affiliato ad al Qaeda.
A rivelarlo in esclusiva è il MailOnline, che spiega di aver saputo che due settimane fa la piccola Hudea, quattro anni, ha lasciato insieme a ciò che resta della sua famiglia il campo profughi di Atmeh, a dieci chilometri dal confine con la Turchia.
Destinazione: la città di Idlib. Una scelta che non poteva essere più infausta.
Pochi giorni dopo, infatti, la città è caduta nelle mani dei miliziani di al-Nusra, che hanno imposto la sharia a tutti gli abitanti.
Ancora una volta, la vita della piccola Hudea è in pericolo.
I suoi occhi ne hanno viste già fin troppe, come dimostra la foto scattata dal fotoreporter turco Osman Sigirli oltre un anno fa.
Hudea aveva scambiato l’enorme obiettivo della macchina fotografica per un’arma. Così, con questo sguardo tristemente consapevole, aveva alzato le mani in segno di resa.
La vita nel campo profughi non era facile, ma almeno i pericoli erano sotto controllo. Ora Hudea è di nuovo là fuori, in balia di un mondo che per lei resta solo violenza.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
CONSEGNA IN RITARDO, CONTINUA L’ODISSEA DELLA CORSA CONTRO IL TEMPO
La data sembrava fissata. Invece, col passare dei giorni, si fa sempre più concreta l’ipotesi che l’apertura della linea 5 del metrò possa slittare: non più il 27 aprile (un lunedì), secondo il programma di un paio di settimane fa, ma qualche giorno più avanti.
Dunque, ancor più a ridosso dell’inaugurazione dell’Expo.
Nelle riunioni degli ultimi giorni s’è respirata una certa preoccupazione (per non dire nervosismo).
L’eventualità che l’apertura della tratta della M5 fino a San Siro possa andare oltre il primo maggio, per il momento, non viene presa in considerazione. Sarebbe un danno di immagine troppo pesante.
Ma oltre a tutti gli intoppi che di solito si presentano durante i test di una nuova metropolitana, sembra esserci un punto più serio: alcuni dei nuovi treni che viaggeranno sulla M5 non sono stati ancora consegnati.
Tra fine aprile e inizio maggio, Milano vivrà uno dei momenti più complessi della sua storia recente.
Giorni che metteranno alla prova la tenuta dell’intero sistema: dall’ordine pubblico, alla viabilità , ai trasporti.
La M5 è un tassello chiave, anche perchè il completamento della nuova linea (già in funzione da Bignami a Garibaldi) è già stato «ridimensionato», proprio per permettere l’apertura prima di Expo: sole 5 stazioni, invece delle 10 previste (Monumentale, Cenisio, Gerusalemme e Portello sono state rimandate a fine anno, per Tre Torri si attendono invece i tempi del cantiere CityLife nell’area dell’ex Fiera).
Bisogna tener presente il calendario. Il 27 aprile è un lunedì, poi restano soltanto tre giorni disponibili.
Venerdì primo maggio si inaugura l’Expo; il 29 aprile, tra l’altro, a San Siro si gioca Milan-Genoa, e si potrebbe aprire il metrò per quel giorno soltanto se la fase di «rodaggio» fosse già compiuta con esiti del tutto positivi.
È solo se inserita in questo scenario che si comprende la frase dell’assessore alla Mobilità , Pierfrancesco Maran: «Fino al 30 aprile avremo piena tolleranza, ma non abbiamo alcuna intenzione di accettare altri rinvii».
Si dice che lo stesso concetto, a Palazzo Marino, sia stato espresso in termini molto più duri.
I collaudi di un nuovo metrò sono regolati dalla legge e richiedono tempo. I primi test hanno fatto emergere problemi che rientrano nella routine di un sistema così complesso, legati soprattutto all’elettronica.
La società M5 ha più volte ribadito che tutti i lavori di costruzione sono conclusi e gli elementi strutturali funzionano a dovere.
Il fatto che si debba aprire solo una parte della linea rende il collaudo più lento, perchè la prima metà della M5 è già in funzione. Altra difficoltà è legata all’attuale mancanza di un deposito riservato esclusivamente alla M5.
Questo, quando c’è bisogno di lavorare sui convogli, obbliga a spostare i treni nei depositi di altre linee.
La data dell’apertura sarà comunque stabilita e comunicata lunedì 20 aprile, tra poco più di due settimane.
Due settimane di massimo sforzo e lavori in affanno: nelle gallerie sotterranee del metrò, come nel cantiere di Expo.
Gianni Santucci
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
UNA SPESA LIEVITATA DEL 50% NON SI GIUSTIFICA
Alla fine Giuseppe Sala assicura che anche il padiglione che sarà il simbolo dell’Italia a Expo aprirà
il primo maggio.
Ma la consegna è da brividi: 30 aprile, il giorno prima.
Il tour che faranno i visitatori tra mostre e ristorante «sarà garantito», dice il commissario unico. Nonostante alcuni piani del palazzo principale che comprendono gli uffici e l’auditorium, però, saranno terminati a manifestazione iniziata.
Questione di priorità . Perchè la corsa non è ancora finita. In ogni caso c’è già una certezza: per riuscire a trasformare un cantiere in uno spazio visibile al pubblico i costi aumenteranno.
Tutto il padiglione, composto da Palazzo Italia e da altri edifici lungo il cosiddetto cardo, tra costruzione e allestimenti sarebbe dovuto costare 63 milioni di euro pubblici.
Arriverà a 92 milioni: quasi 30 milioni, il 50% in più, necessari per rivedere il progetto e poi per aggiungere operai che lavorano 24 ore su 24, mezzi e materiali.
Spese extra che, spiega Sala, «saranno coperte dagli sponsor privati. Il bilancio del padiglione è in pareggio»
Ci ha voluto mettere la faccia, Sala.
Su tutta l’area ci sono 6.500 operai e la maggior parte dei padiglioni, spiega il commissario, sarà terminata «tra il 20 e il 25 aprile».
Si dice sicuro: «È così in ogni Expo. Le strutture sono in gran parte finite all’esterno. Le criticità sono poche: riguardano i padiglioni di Nepal, Turchia, Russia, forse Estonia».
E anche per quelli «se devo fare una scommessa dico che arriveranno in tempo».
Se non sarà così, dice il commissario, «c’è un unico responsabile della brutta figura e sono io, ma sono certo che non avverrà ».
Il mantra è: «Il primo maggio saremo pronti». Un’inaugurazione a cui, a cominciare da Sergio Mattarella non ci saranno molti capi di Stato.
Questione (anche) di sicurezza. Certo, i ritardi e gli scandali ci sono stati.
Ma, adesso, si sfoga, «sono costernato dal clima che si è generato» intorno all’evento.
Il cda di Expo ha affrontato ieri la questione tempi e costi di Padiglione Italia.
La gran parte (24 milioni) dei 30 di aumento riguarda l’azienda principale (coinvolta nell’inchiesta di Firenze sulle gradi opere) che sta costruendo le strutture: Italia costruzioni.
È con questa impresa che è stato raggiunto un accordo economico che dovrà passare al vaglio dell’Anac e dell’Avvocatura dello Stato.
Italiana costruzioni partiva da una commessa di 28 milioni(18,5 per Palazzo Italia e 9,2 per il cardo); potrebbe arrivare a 52 milioni.
Nel conto vanno messi 16 milioni di lavori extra per modificare il progetto e 8 milioni di “maggiori oneri”.
Se la struttura non sarà consegnata in tempo, però, l’impresa perderà il 20 per cento.
Lo stesso Sala ammette problemi lungo il cardo — dove ci sono gli spazi di Regione Lombardia e la mostra di Confindustria.
Ma con un’accelerazione, promette, le parti visitabili dovrebbero in gran parte farcela. Mancano 28 giorni.
Alessia Gaglione
(da “La Repubblica”)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
SE SONO DAVVERO “DIVERSI” NON POSSONO ACCETTARE SOLDI DA CHI HA RAPPORTI CON LA CAMORRA
Le carte dell’inchiesta di Napoli rivelano due fatti.
1) La coop rossa Cpl Concordia finanziava partiti e politici di ogni colore, da Renzi (e questa è una novità ) alla fondazione di D’Alema, giù giù fino a FdI.
2) I manager della stessa coop non disdegnavano rapporti indiretti con i clan della camorra tramite imprenditori amici.
Fino a prova contraria, nessun politico era a conoscenza di queste liaisons dangereuses quando ha ricevuto i finanziamenti, peraltro regolari anche se non trasparenti grazie alla legge italiana, fatta apposta per agevolare condotte opache.
Ora però quei rapporti emergono da numerosi verbali e i politici non possono attendere l’esito dei processi (tra chissà quanti anni) per decidere che fare dei soldi: li devono restituire oggi stesso alla coop Cpl.
I suoi vertici, ora arrestati, hanno donato solo 40 euro per la lotta alla sclerosi multipla e ben 6o mila euro alla Fondazione di D’Alema che secondo il responsabile relazioni istituzionali della Cpl è uno che “mette le mani nella merda”.
D’Alema e gli altri dovrebbero dimostrare che sono diversi e non vogliono avere a che fare con questo schifo restituendo i soldi alla Cpl per vere iniziative di liberalità . Renzi dovrebbe essere il primo a farlo perchè è “recidivo”: due mesi fa ilFatto lo invitò a restituire i soldi ricevuti dalla coop rosso-nera 29 Giugno di Salvatore Buzzi, arrestato per Mafia Capitale.
Stiamo ancora aspettando.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
D’ALEMA, L’UOMO CHE HA COLLEZIONATO PIU’ FIASCHI DI UNA CANTINA SOCIALE
Siccome le critiche vanno fatte ai vivi, è imbarazzante occuparsi di Massimo D’Alema alla
memoria.
Ma il video che immortala il suo ultimo battibecco con un cronista è un imperdibile reperto d’epoca.
Il Conte Max è nell’aula magna dell’Università di Bari, dove ha presentato un libro con l’ambasciatore russo, e accetta magnanimo di incontrare i giornalisti.
Pensa, evidentemente, che siano ansiosi di conoscere il suo pensiero sul best-seller in questione, magari sulle relazioni Italia-Russia o su un altro argomento a piacere dello scibile umano.
Da quando è stato rottamato da Renzi, apostrofa chiunque incontri con parole così: “Io non mi occupo delle miserie della politica italiana, sono un alto esponente del Partito socialista europeo e tengo conferenze in tutto il mondo, e mi pagano anche bene, diciamo”.
Purtroppo due giorni fa i cronisti volevano sapere solo dei suoi libri e dei suoi vini acquistati dalla coop Cpl Concordia (un nome, una garanzia di disastro).
Il primo a porgli una domanda è il civilissimo inviato di Virus, Filippo Barone: “Lei ha detto che il suo vino va a ruba. Ci sono molte coop tra i suoi clienti?”.
D’Alema fa la faccetta da D’Alema: “Ci sono molti cittadini che lo comprano, moltissimi”. Sottinteso: diciamo.
Barone insiste, sempre con molta urbanità : “Qualcuno ha ritenuto inopportuno unire l’immagine di una convention del Pd con una vendita di vini…”.
Con l’aria di Giobbe armato di santa pazienza e costretto ad abbassarsi a livelli così infimi, la Volpe del Tavoliere concede un’altra risposta: “Quegli acquisti sono avvenuti nel corso di due anni, non in una convention del Pd, come risulta dalle fatture. Lei dice cose sciocche perchè quegli acquisti sono stati regolarmente fatturati, avvenuti in prossimità delle festività , evidentemente per fare regali come fanno molte imprese, e sono stati fatturati a un contrattamento di favore, diciamo, con fatture a quattro mesi… Siccome sto denunciando diversi giornali, denuncio anche lei, con l’occasione”. Diciamo. Alla terza domanda sull’attinenza della sua fondazione Italianieuropei con il suo vino, non risponde. “Allora? Veniamo a noi”, dice agli altri giornalisti, convinto di poter finalmente spaziare nelle praterie della geopolitica.
Purtroppo nessuno è interessato all’articolo.
Lui, deluso, saluta sarcastico (“perfetto!”) e si allontana.
Ma poi ci ripensa e torna da Barone: “Lei ha detto che ho venduto il vino durante una convention del Pd, eh? Come si chiama lei? Devo trasmettere al mio avvocato queste informazioni, la prego di mandare questa registrazione: lei avrà una denuncia”. Diciamo.
La scena ricorda quella di B. nel corridoio del Tribunale di Milano per uno dei suoi numerosi processi, quando Piero Ricca gli gridò “Buffone, fatti processare!” e lui si voltò di scatto tutto paonazzo, intimando ai carabinieri lì presenti: “Identificatelo!”.
La differenza è che Ricca non era un giornalista accreditato, ma un cittadino incazzato che inveiva contro di lui, mentre Barone è un cronista che faceva il suo mestiere di porre domande, e che il Caimano era lì in veste di imputato, mentre D’Alema non è indagato. Ma la deriva è la stessa: quella del “non sa chi sono io”, del “non finisce qui”, del “conosco gente molto in alto”.
Purtroppo per Silvio & Max, è il momento di rassegnarsi al “lei non sa chi ero io”, al “finisce qui”, al “conoscevo gente molto in alto”, anzi “una volta stavo molto in alto e ora non più, infatti sono ridotto a minacciare la gente che passa per strada, come uno stalker o una gattara qualsiasi”.
Perchè poi Max se la prenda tanto per la storia delle 2 mila bottiglie e dei 500 libri acquistati dalla coop resta un mistero: fosse un politico che ha fatto dell’illibatezza la sua ragione di vita, si capirebbe.
Ma avendo sempre posato da cittadino al di sotto di ogni sospetto, è curioso.
Chi accettò un finanziamento in nero di 20 milioni di lire a metà anni 80 dal re delle cliniche baresi Francesco Cavallari, legato alla sacra Corona unita? Lui.
Chi si recò in pellegrinaggio a Mediaset per definirla “una grande risorsa per il Paese”, rassicurando B., Confalonieri e il Gabibbo? Lui.
Chi si inventò la Bicamerale resuscitando il Caimano appena spianato da Prodi? Lui.
Chi prese il posto di Prodi senza passare per le urne dopo aver giurato che mai sarebbe andato a Palazzo Chigi senza passare per le urne? Lui.
Chi portò l’Italia in guerra per la prima volta dal 1945 bombardando l’ex Jugoslavia? Lui. Chi consegnò la Telecom a un’orda di avventurieri nobilitati come “capitani coraggiosi”? Lui.
Chi fece dire a Guido Rossi, ai tempi del suo governo, “Palazzo Chigi è una merchant bank dove non si parla inglese”? Lui.
Chi nominò il trust di cervelli che nel 2000 fece colare a picco l’Unità dopo 70 anni di onorato servizio? Lui.
Chi tifò per la scalata illegale di Unipol a Bnl con l’ausilio degli ottimi Ricucci, Fiorani e Coppola, incitando l’amico Consorte col celebre “Evvai Gianni! Facci sognare!”, per poi ottenere dal Parlamento europeo il diniego alla richiesta dei giudici milanesi di usare le intercettazioni? Sempre lui.
Chi spedì gli sherpa Fassino e Latorre a chiedere i voti di Forza Italia per farsi eleggere presidente della Repubblica nel 2005, ottenendo i prestigiosi consensi di Dell’Utri, Confalonieri, Ferrara, Cossiga, Pomicino e Farina, ma naturalmente non quelli del Parlamento? Lui.
Chi si è circondato di strani personaggi che continuamente emergono dagli scandali, tipo De Santis, De Bustis e Bargone? Lui.
E, ora che il suo astro si spegne, nemmeno si accorge della sua mutazione antropologica mentre partecipa alle fiere vinicole e discetta di “contrattamenti” e fatturazioni a quattro mesi come un qualunque uomo d’affari.
Però si scandalizza dello scandalo per i vini.
Lui che ha collezionato più fiaschi di una cantina sociale.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
PD 38,4%, M5S 18,7%, LEGA NORD 13,5%, FORZA ITALIA 12,9%, SEL 4,3%, FDI 3,9%, NCD+UDC 3,5%, PRC 1,4%, VERDI 0,8%
Stabile la fiducia nel governo (32 per cento), in calo quella per Matteo Renzi che scende al 39 per cento (-1%), mentre il Pd perde mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.
Più significativo il dato sull’affluenza alle urne che scende di oltre 4 punti (da 65,5% a 61,1%).
E’quanto emerge, in tema intenzioni di voto, dal sondaggio settimanale di Ixè per Agorà -Rai3.
Scende di un punto anche la fiducia in Mattarella che però resta leader della classifica con il 70%. Dietro la coppia di testa ci sono Salvini (22%, -1%), Berlusconi (16%, +1%), Grillo (15%, +1%) e Alfano (13%, +1%).
Per il 72% degli intervistati, del resto, le recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti del Pd “indeboliscono Renzi” (mentre per un 17% lo rafforzano).
Quanto allo schieramento opposto, il 34% degli elettori di Forza Italia sostiene che Berlusconi dovrebbe lasciare la guida del partito, mentre un 66% ritiene che debba rimanere il leader.
Nel sondaggio vengono affrontati altri temi d’attualità .
Sul lavoro, ad esempio, emerge che l’81% degli italiani dichiara che oggi, rispetto a un anno fa, è più difficile trovare un’occupazione. Solo l’11%, invece, sostiene che sia più facile.
E quindi, alla domanda su cosa vorrebbero trovare nell’uovo di Pasqua, il 34% risponde “più lavoro”, seguito dal 29% di “meno corruzione”, dal 27% di “meno tasse” e dall’8% di “più sicurezza”.
Infine, sempre in tema festività , agli intervistati è stato chiesto chi inviterebbero al pranzo di Pasqua: Renzi batte Berlusconi con il 25% contro il 17% dell’ex Cavaliere. Un 10% sceglierebbe Salvini o Grillo. Ma ben il 38% non inviterebbe nessuno di loro.
Questo il quadro delle intenzioni di voto (tra parentesi il risultato della scorsa settimana):
Pd 38,4% (38,9).
M5s 18,7% (18,5).
Lega Nord 13,5% (13,7).
Fi 12,9% (12,7).
Sel 4,3% ( 4,2).
Fdi 3,9% ( 3,5).
Ncd 2,5% ( 2,5).
Prc 1,4% ( 1,4).
Udc 1,0% ( 0,8).
Verdi 0,8% ( 0,5).
Sc 0,1% ( 0,1).
La rilevazione è stata effettuata da Ixè per Agorà -RAI 3 il giorno 1/4/2015 tramite sondaggio CATI-CAMI su un campione casuale probabilistico stratificato di 1.000 soggetti maggiorenni (su 8.121 contatti complessivi), di età superiore ai 18 anni.
Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT. I dati sono stati ponderati per garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età e macro area di residenza. Margine d’errore massimo: +/- 3,1%.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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