Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
MA A CONDIZIONE DEL RISPETTO DELLE REGOLE
L’ accoglienza e l’inserimento dei rifugiati nella nostra società , a prescindere dall’aspetto umanitario, è un fatto positivo per l’economia dei Paesi dell’euro.
Aprire le frontiere ai rifugiati, come ha fatto la Germania, non solo è il modo etico per affrontare una tragedia inesorabile, ma – a patto di rispettare le condizioni che indicherò più avanti – aiuta l’economia europea.
Questa è la ragione per cui Angela Merkel non deflette dalla sua scelta di frontiere aperte.
I Paesi dell’euro hanno due problemi: un tasso di fertilità molto basso, che via via riduce la popolazione, e una carenza di domanda. Il tasso di fertilità nell’eurozona è in media 1,6 (cioè 1,6 figli per ogni donna). Per mantenere la popolazione stabile il tasso di fertilità dovrebbe essere un po’ sopra 2.
Gli unici Paesi europei in cui questo accade sono Irlanda e Francia.
La bassa fertilità è solo in parte compensata dall’allungamento dell’età lavorativa, che cresce troppo lentamente.
Risultato: la popolazione attiva scende, e questo ci costa circa mezzo punto l’anno di minor crescita. Diversamente dalla fertilità , che è un fenomeno di lungo periodo, la carenza di domanda è un’eredità della crisi. Ma entrambe, scarsa domanda e bassa fertilità , ritardano l’uscita dalla recessione.
Fra i Paesi dell’euro, quello in cui questi problemi sono più accentuati è la Germania. La fertilità tedesca è una delle più basse: solo 1,38 bambini per ogni donna.
Anche la domanda è particolarmente bassa in Germania, come dimostra il fatto che essa abbia un avanzo nei conti con l’estero pari a quasi l’8 per cento del prodotto.
Cioè la Germania produce quasi l’8% più di quanto spende.
L’eurozona ha quindi un problema aggregato – poca domanda, bassa fertilità – e uno squilibrio, fra la Germania e il resto dell’area.
Accogliere i rifugiati, e accoglierne di più in Germania, è il modo per correggere entrambi.
La Germania è anche il Paese che ha più spazio nei propri conti pubblici: il 2015 si è chiuso con un avanzo di bilancio pari a 1 punto di Pil (Prodotto interno lordo).
Un milione di rifugiati, quanti la Germania ne ha accolti nel 2015, costa circa un terzo di punto di Pil l’anno: sussidi diretti, attività per facilitare l’integrazione, abitazioni, scuole, assistenza medica.
Di tanto quindi cresce la spesa pubblica tedesca con effetti positivi sul resto dell’eurozona.
Un rifugiato costa allo Stato tedesco circa 12 mila euro il primo anno, una cifra che si riduce nell’arco di 5-10 anni quando egli si inserisce nel mercato del lavoro ed esce dai programmi di assistenza (si veda lo studio della Commissione europea al sito: ec.europa.eu/economy_finance/eu/forecasts/2015_autumn/box1 ).
Accogliere i rifugiati è quindi una strategia intelligente: aumenta la spesa pubblica nel breve periodo, per l’assistenza necessaria, ma in un modo che si corregge automaticamente entro un decennio.
Nel lungo periodo rifugiati integrati contribuiscono alla sostenibilità del sistema pensionistico.
L’effetto sulla popolazione è di aumentarla di circa il 2% nel triennio. Un numero non enorme, ma sufficiente per arrestare la caduta della popolazione tedesca.
L’effetto poi si propaga nel tempo per il maggior tasso di fertilità delle donne immigrate. L’età dei rifugiati conta: più sono giovani, più a lungo dovranno essere educati e assistiti, ma più a lungo anche pagheranno tasse e contributi sociali.
Angela Merkel è forse il solo statista europeo ad aver capito che accogliere i rifugiati e investire nel loro capitale umano non ha solo un aspetto di solidarietà : è più lungimirante che costruire autostrade.
Tutto questo richiede però due condizioni.
I benefici dell’integrazione si ottengono solo con il rispetto delle regole; negli Stati Uniti l’integrazione funziona, pur se con mille difficoltà , perchè la violazione delle regole è punita duramente.
L’integrazione inoltre deve rispettare i valori del Paese che accoglie.
Episodi, come quelli accaduti in Francia, in cui in alcune scuole in quartieri con significativa presenza di cittadini di religione musulmana, presidi e insegnanti hanno in modo passivo accettato che fosse tolta la carne dalla mensa per evitare discussioni, non aiutano l’integrazione e sono inammissibili.
Il secondo problema riguarda l’equilibrio di genere.
La recente ondata di rifugiati è composta per lo più di maschi. Ma l’equilibrio di genere si realizza con l’integrazione e con i ricongiungimenti familiari.
È la scarsa capacità di integrare che mantiene lo squilibrio di genere. Anche qui la Germania è un buon esempio: su 7,8 milioni di cittadini nati fuori dai confini tedeschi esattamente la metà sono donne.
Solo per alcune nazionalità , in particolare per i cittadini di origine africana, la percentuale di donne è inferiore al 40 per cento
Francesco Giavazzi
(da il Corriere della Sera”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IL 7,1% DELLE RAGAZZE E IL 4,6% DEI MASCHI SUBISCE AZIONI VESSATORIE VIA SMS E INTERNET
Chiuso a forza in un bidone, poi costretto a indossare un sacco dell’immondizia, denigrato e insultato
al lavoro e in strada: atti di bullismo in un paese di circa 2mila abitanti, in provincia di Vercelli, su un 26enne che lo scorso settembre si è impiccato al secondo piano di casa sua dopo un lungo periodo di depressione.
Al di là delle denunce e del fascicolo aperto dalla Procura, il problema è che di quei momenti sono state scattate foto e girati video, il materiale postato su Facebook.
Il 4 gennaio, in America, un 16enne si è tolto la vita dopo aver subito atti di bullismo sui social network: abusi, insulti, minacce online.
“Oggi i bulli non ti spingono in un armadietto, non ti aspettano dietro un angolo fuori dalla scuola — ha scritto qualche giorno fa il fratello proprio su Facebook — ma si nascondono dietro profili anonimi e usano i social network per insultare e abusare delle persone più buone e innocenti”.
Ancora prima, nel 2012, era diventato virale il video (oltre 11 milioni di visualizzazioni) in cui la 15enne Amanda Todd, prima di uccidersi, aveva raccontato con biglietti tutta la sua storia.
Vittima di cyberbullismo, ricatti e ritorsioni, era stata costretta a cambiare città tre volte. Tutto era iniziato con la diffusione di una sua foto a seno nudo: a nulla erano serviti psicofarmaci e terapie.
Nel 2013, una 14enne in provincia di Novara si è uccisa buttandosi dal balcone di casa: sul web circolava un video che la ritraeva ubriaca a una festa. Ormai diventato virale, aveva iniziato a raccogliere offese, insulti e minacce anche da parte di persone che non la conoscevano.
Prima di morire, Carolina aveva lasciato poco righe: “Le parole fanno più male delle botte. Ma a voi non fanno male? Siete così insensibili?”. L’ultimo caso invece è avvenuto a Pordenone dove una 12enne ha tentato il suicidio.
I numeri italiani dell’epidemia silenziosa
Gli americani definiscono il bullismo come “un’epidemia silenziosa”, che Internet ha reso ancora più nascosta.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat sul bullismo (Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi), pubblicato a dicembre, tra i ragazzi che usano cellulare e Internet, il 5,9 per cento ha denunciato di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, mail, chat o social network.
Vittime, più di tutti, sono le ragazze: il 7,1% contro il 4,6 dei ragazzi. Si parla di statistiche che riguardano soprattutto adolescenti di età tra i 14 e i 17 anni.
Più di nove adolescenti su dieci usano un telefono cellulare, la metà usa un personal computer, sette su dieci usano Internet. Due ragazzi su tre, poi, ritengono che il cyberbullismo sia un fenomeno in crescita. Dati che non tengono conto di chi non denuncia.
In Italia non esiste un reato di cyberbullismo, così come non ne esiste uno per il bullismo in generale.
“Un comportamento bullo — si legge sul sito dei Carabinieri — è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare. Spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare”.
I reati, di solito, sono quelli che derivano da questo comportamento: stalking, diffamazione online, ingiurie, molestie, furto di identità digitale sui social network. E secondo i dati della Polizia Postale, in Italia nel 2015, ci sono state 6 denunce per stalking, 36 per diffamazione online, 18 per ingiurie, 16 per molestie e 59 per furto di identità digitale.
La normativa è ferma alla Camera
In Senato, a maggio del 2015, è stato approvato con voto unanime un disegno di legge che è attualmente in esame alla Camera, assegnato alle commissioni riunite di Giustizia e Affari Sociali.
Mira a mettere dei paletti in una materia ancora troppo nebulosa ma senza assumere posizioni sanzionatorie: definisce il fenomeno di cyberbullismo, regola la rimozione dei contenuti offensivi dalla rete, stabilisce quando debba intervenire il Garante della privacy e, soprattutto, introduce una misura di ammonimento nel caso di reati commessi da minorenni ma con età superiore ai 14 anni (il questore convoca il ragazzo insieme ai genitori e lo ammonisce sulla sua condotta).
Si potenzia poi l’educazione e la sensibilizzazione nelle scuole — in parte già recepita — e si costituisce un tavolo interministeriale permanente per il contrasto al fenomeno.
“Si tratta di una misura che ha per lo più carattere educativo — spiega al Fatto la senatrice Elena Ferrara (Pd) prima firmataria del disegno di legge — È una norma mite per quei minori a cui non è stata data l’opportunità di crescere come cittadini digitali, Non vogliamo che ci siano denunce: il compito è anche cercare di prevenire ed educare in una fascia d’età che è critica. Soprattutto attraverso le scuole e i docenti”. Purtroppo, però, dopo ormai quasi un anno e l’approvazione unanime, ancora non c’è il via libera. “Ci sono altre proposte alla Camera ed è un segnale positivo: stiamo lavorando per convogliare tutto in un unico testo”.
I social network: ecco come tutelarsi
“Per Facebook, il cyberbullismo è un tema prioritario. L’obiettivo è trovare un giusto equilibrio tra la necessità di garantire la possibilità di esprimersi liberamente e tutelare tutti gli utenti, in particolare i giovani”.
A dirlo è, a dicembre, Laura Bononcini, Head of Public Policy di Facebook Italia, in audizione davanti alle commissioni.
Per combattere il fenomeno l’azienda di Zuckerberg ha una procedura per la rimozione dei contenuti: l’utente può segnalare a Facebook qualsiasi tipo di contenuto, dai video alle foto, dai post ai commenti. Si può spiegare quale sia il motivo della segnalazione con maggiori o minori particolari.
La segnalazione, infatti, è presa in carico, da una persona reale e non da un algoritmo ed è chi la analizza a decidere se procedere o meno con la rimozione sulla base della policy aziendale.
“Alla segnalazione è attribuito un diverso livello di priorità a seconda dell’oggetto indicato — spiega la Bononcini — La nostra policy è particolarmente aggressiva su tutela dei minori e cyberbullismo. E queste segnalazioni sono quindi prese in carico prima di altre”.
L’utente segnalante riceve poi risposta sulla presa in carico della segnalazione e sulla rimozione o meno del contenuto. Anche Twitter, poche settimane fa, ha deciso di inasprire la propria policy sul cyberbullismo, in particolare per i tweet che ricadono sotto la definizione di “cattiva condotta”.
In pratica sono state aggiunte ulteriori specifiche sul genere di azioni che possono portare alla sospensione di un account, con più attenzione alle “condotte d’odio” su sui si concentra la nuova policy. “L’aggiornamento enfatizza il fatto che Twitter non tollererà comportamenti che intendono minacciare, intimidire o usare la paura per zittire altri utenti”, ha detto Megan Cristina di Twitter.
La sfida sarà estendere il controllo nelle messaggistica istantanea come Whatsapp e Snapchat.
Virginia Della Sala
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IL CASO DI BULLISMO A PORDENONE CHE HA PORTATO LA RAGAZZINA DI 12 ANNI A TENTARE IL SUICIDIO
Una ragazzina sola e in lacrime seduta nella sua cameretta davanti a un foglio di carta. Vuole scrivere il suo addio al mondo perchè fra un minuto spalancherà la finestra e butterà via i suoi 12 anni.
Le sembra di avere più coraggio per morire che per continuare a vivere. Scrive una prima riga, un’altra, un’altra ancora. Immagina mamma e papà che leggeranno quando tutto sarà finito. Devono sapere che «io stavo soffrendo e morendo dentro di me», che certe parole ferivano più di coltelli e «mi facevano piangere».
Ma anche loro, quelli che «mi facevano piangere» devono sapere.
«Per alcuni di voi sarà certo una notizia bellissima» scrive lei in un altro messaggio, stavolta per i suoi compagni di classe, una seconda media di una scuola pubblica nel centro di Pordenone.
Sono loro il tormento delle sue giornate, i bulli. Lei si sente sopraffatta dalle loro cattiverie. Agli altri, a chi vuole bene, augura felicità .
Ecco, ha finito di scrivere. Adesso è pronta a morire. Ma immaginare la morte non è la stessa cosa che spalancare la finestra e lanciarsi nel vuoto.
Così quella sera – quella delle lettere d’addio – non fu l’ultima.
Era il 10 gennaio e la ragazzina scelse di vivere. Nascose le lettere e si diede malata. Niente scuola per tutta la settimana, quindi niente bulli. Ieri però sarebbe stata dura saltare le lezioni. Era di nuovo tempo di tornare in classe, un pensiero insopportabile. Tanto insopportabile da farle trovare il coraggio che le era mancato dieci giorni fa.
È salita sul davanzale della finestra e si è buttata giù pochi minuti prima che sua madre andasse in camera a svegliarla.
Disperata e con il cuore che batteva oltre ogni limite la donna l’ha raggiunta, abbracciata, rassicurata mentre aspettava i soccorsi.
«Sta’ tranquilla, tesoro. Sono qui con te, andrà tutto bene». Sua figlia era viva e cosciente, solo questo contava. La tapparella aperta al piano di sotto ha attutito il colpo, la ragazzina ha fratture varie e lesioni alla colonna vertebrale che all’inizio hanno fatto temere conseguenze gravissime, ma già in serata i medici hanno sciolto la prognosi escludendo il peggio.
Ci metterà un bel po’ ma guarirà . Giuseppe, vicino di casa che l’ha soccorsa assieme a sua madre, è rimasto colpito dalle parole di quella ragazzetta ferita per terra: «Diceva: “Volevo urlare quello che avevo dentro e non ci riuscivo. Non trovavo il coraggio di dirlo…”».
Quello che aveva dentro: la stessa convinzione ripetuta tante volte alle amichette più care: e cioè di «vivere in un mondo di persone cattive» e di subire quelle cattiverie e di non sopportarlo più perchè «stufa di critiche»
Con i soccorritori del 118 la ragazzina è andata anche oltre.
«A scuola me lo dicevano: perchè non ti uccidi? Ucciditi» ha raccontato.
Nessuno sa dire chi, quando e perchè l’avrebbe istigata al suicidio.
La Procura dei minori di Trieste sentirà con audizioni protette sia lei sia i suoi compagni di scuola, cercherà di capire dov’è il confine fra il vero e il percepito in una scuola dove nessuno, secondo la preside dell’istituto, ha colto nemmeno un minimo segnale di allarme.
Per entrare nel mondo di quella ragazzina e per capire il suo dramma serviranno tempo, pazienza e dolcezza.
Prima ancora di lei, qualcosa potrebbero raccontare i messaggini via WhatsApp, lo scambio di foto e di sms sul suo telefonino oppure i file del suo computer, quelle parole digitate dalle adolescenti come lei per comunicare emozioni o rabbia, delusioni o gioie all’amica del cuore o ai compagni di classe adorati.
Qualcuno si è ricordato ieri di messaggi ricevuti tempo fa proprio da lei.
Eccoli riemergere dalla memoria elettronica: è l’espressione «vittima di bullismo» ripetuta mille volte, sono propositi suicidi che nessuno ha mai preso sul serio.
E invece lei ci pensava davvero, nel silenzio e nel buio della sua cameretta.
Con gli occhi gonfi di lacrime e il foglio di carta davanti. «A quest’ora saprete già che sono morta…».
Giusi Fasano
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
ORA SIAMO A POSTO, IL CENTRODESTRA HA TROVATO IL CANDIDATO ADATTO ALLA CERVICALE, PARDON ALLA CAPITALE
“Per salvare Roma, “una città ridotta allo stremo”, “serve un uomo oltre i partiti. E io sono pronto”.
A parlare è Guido Bertolaso, che in un’intervista al Tempo si presenta come possibile candidato del centrodestra in Campidoglio, a patto che Silvio Berlusconi & co. accettino le sue condizioni.
Spiega l’ex capo della Protezione civile al quotidiano romano:
“[…] se ci fossero le condizioni per una candidatura al di sopra delle parti e dei partiti, penso a una lista civica con un programma molto preciso, potrei prenderla in considerazione perchè io amo Roma e mi addolora vederla ridotta così. Ma servono le condizioni, senza questi giochetti politici. Io non sono mai stato un politico, e mai lo sarò”.
È con spirito di sacrificio e amore per la sua città che Bertolaso si dichiara disposto a scendere in campo per Roma:
“Siamo arrivati a una situazione talmente drammatica che credo sia una sfida da far tremare le vene dei polsi. È ovvio che poi Roma è la mia città , le sono sempre stato legatissimo, la adoro e mi piange il cuore nel vedere lo stato di degrado in cui si trova. Quindi se un giorno davvero dovessero esserci le condizioni per dare una mano a risollevarla si può anche prendere in considerazione l’ipotesi”.
Secondo l’ex numero uno della Protezione civile, la Capitale ha bisogno di un manager in grado di farla funzionare.
Riguardo ai processi a suo carico (quello per li G8 della Maddalena e il “Grandi Rischi bis” a L’Aquila), Bertolaso afferma di non essere preoccupato.
“Spero che entro giugno [il processo collegato a La Maddalena] sia concluso […].Basta leggere le carte e verbali per capire che non solo sono assolutamente estraneo ai fatti che mi sono stati imputati ma anzi che sono stato rigoroso controllore di quelle che erano attività in corso”.
A dir la verità i magistrati inquirenti la pensano diversamente, ma fa nulla.
La palla, ora, è in mano ai vertici del centrodestra.
Il pressing di Berlusconi c’è stato – ammette Bertolaso – ma allo stato attuale si tratta solo di chiacchiere. “E io — spiega — sono uno che bada ai fatti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRESUNTO CAPO MASSONE, DUE FACCENDIERI , DUE MANAGER E QUEL VICEPRESIDENTE
C’è il presunto capo di una loggia massonica, c’è il faccendiere ex leghista che fece da tramite e aspira alla politica, c’è il manager che dice di essere stato contattato ma rifiutò la poltrona, c’è l’altro manager che fu consigliato per la poltrona ma alla fine non fu scelto, c’è poi l’imprenditore che doveva contattare un fondo arabo ma si tirò indietro, e c’è infine il vice presidente che attira su di sè tutta l’eco mediatica in quanto padre della ministra e però non parla, non fornisce la sua versione dei fatti.
Sei personaggi che compongono il puzzle su Banca Etruria.
Flavio Carboni è convinto che chi lo tira in ballo voglia in realtà colpire dritto a Palazzo Chigi.
In un’intervista alla Stampa, quello che viene considerato il presunto capo della Loggia massonica P3 cerca di buttarla sull’ironia e non teme il polverone: “Ho retto 34 anni di inchieste, sono sempre stato assolto, tranne una volta: mi considero un fenomeno vivente”. Carboni nega di aver tirato i fili della vicenda Banca Etruria.
“Mi hanno attribuito di tutto, c’è qualcuno che mi chiama santità . Ora mi vorrebbero utilizzare per creare fastidio al Governo […] Dire che le banche scelgono i direttori tramite uno condannato per il crac del Banco Ambrosiano è una bella notizia. È funzionale al piano per colpire il Governo […] Io non ho mai avuto il tempo di parlare con Boschi della sua banca. L’Ho visto due volte. Solo pochi secondi, in strada e nel mio ufficio. Era lì per un altro incontro, non con me […] Doveva incontrare il mio amico Valeriano Mureddu, lo stesso che me l’ha presentato […] Valeriano Mureddu, credo su richiesta del signor Boschi, mi ha chiesto di aiutarlo a trovare qualcuno per il ruolo di direttore generale di Banca Etruria. E io mi sono attivato con altri amici […] Non avevo conoscenze dirette e ho chiesto a Ferramonti. Lui mi ha segnalato Fabio Arpe e io l’ho segnalato al mio amico Mureddu. Non al signor Boschi […] Chi frequento a Palazzo Chigi? Solo Verdini. Non è ministro, ma è lui che tiene in piedi il Governo di Renzi. Siamo amici e l’inchiesta P3 l’ha già rivelato”.
Gianmario Ferramonti spiega in colloqui con il Fatto Quotidiano e La Repubblica i fatti di Banca Etruria come una storia basata sull’amicizia, e non su affari o massoneria.
“A un certo punto — racconta al Fatto – mi chiama Flavio Carboni e mi dice: senti, tra le migliaia di persone che conosci, hai il nome di qualcuno in grado di fare il direttore generale di Banca Etruria? Io gli dico: uno giusto ce l’ho. E così gli presento il manager Fabio Arpe, che avevo visto più volte a Roma nel giro di politici e gente del business che frequento. Il mio ruolo finisce qui. Non ho partecipato ad altri incontri, nè col padre della ministra Maria Elena Boschi, nè con Valeriano Mureddu, il suo vicino di casa con cui non ho mai avuto rapporti […] Tutto questo casino mi fa comodo. Perchè sto studiano una rentrèe in politica seria. Perchè non c’è più un Partito della Nazione”
“Stanno cercando di far cadere il governo Renzi per quattro bazzecole, ma è un tentativo maldestro” spiega poi alla Repubblica.
“Stanno cercando di mettere politicamente in difficoltà Maria Elena Boschi, è evidente. Però stavolta do ragione ad Alfano, che dice che non ci riusciranno e tutto si risolverà in una bolla di sapone” […] “Arpe lo conosco da anni, anche se ora leggo nelle sue interviste che finge di non conoscermi […] L’ho portato una volta a Roma nello studio di Carboni di via Ludovisi. Hanno parlato, lui gli ha chiesto se fosse interessato, e lo era. Ma poi non ho sentito cosa altro si sono detti, non mi interessava. Io metto in contatto le persone, come vanno a finire le cose non è affar mio. Poi so che Fabio Arpe si è incontrato con Pier Luigi Boschi e qualcun altro della dirigenza di Etruria […] È una notizia falsa che ho suggerito a Carboni anche il nome di Gaetano Sannolo. Gli ho parlato solo di Arpe”.
Gaetano Sannolo rivela al Fatto Quotidiano di essere stato contattato e di aver rifiutato l’incarico di direttore generale di Banca Etruria.
Secondo l’imprenditore romano Riccardo Starace, fu Flavio Carboni a presentarlo ai vertici dell’istituto di credito.
“I conti stavamo messi troppo male” […] “Sono andato ad Arezzo e ho incontrato il presidente Rosi, il vice presidente Boschi e i consiglieri. Mi hanno proposto di fare il direttore generale, ma dopo aver appreso quale era la situazione ho declinato. E ho fatto bene”.
Riccardo Starace parla a Libero della vicenda Banca Etruria e nega di essere un massone, ma spiega la sua versione dei fatti.
Fu contattato per provare a salvare la banca, gli chiesero un nome da consigliare come direttore generale e se poteva intercedere con un fondo arabo. Racconta di un incontro nell’ufficio di Flavio Carboni, alla presenza di Lorenzo Rosi e Pier Luigi Boschi, ex presidente e vice presidente di Banca Etruria. Lui propose Gaetano Sannolo come d.g..
“Erano timidi e taciturni. Ricordo che erano vestiti elegantemente, con l’abito. Sembravano stupiti, quasi imbarazzati per la mia età . Probabilmente non si immaginavano un salvatore così giovane. Quando Boschi mi ha detto il suo cognome, visto che la figlia era appena stata nominata ministro, ho fatto due più due e ho intuito chi fosse”[…]“Era come se mi dicessero: tu ci trovi il fondo che porta i soldi e noi facciamo un favore a un tuo amico”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IL PD PENSA DI CHIEDERE AUDIZIONE ANCHE DI FICO E DI MAIO
Arrivano in pullman. E il caso Quarto sbarca ufficialmente a Montecitorio. 
Il sindaco Rosa Capuozzo sarà ascoltata dalla commissione Antimafia e, abbandonata martedì scorso dal Movimento 5 Stelle che l’ha espulsa, sarà accompagnata da amici, simpatizzanti e attivisti grillini (forse ormai ex attivisti) che continuano a sostenerla.
Si posizioneranno in presidio davanti palazzo San Macuto mentre lei illustrerà la sua versione dei fatti sull’inchiesta in cui il consigliere più votato, Giovanni De Robbio, eletto con i 5Stelle e poi cacciato, è accusato di voto di scambio e tentata estorsione ai danni del primo cittadino.
L’appuntamento è per questa sera alle 20.
L’audizione potrebbe essere in parte secretata e in parte no. Sta di fatto che i dem si batteranno per renderla pubblica e se i grillini dovessero opporsi, proprio loro che hanno sempre chiesto la trasparenza delle Istituzioni, potrebbero crearsi i primi momenti di scompiglio.
Il Partito democratico, che con Ernesto Carbone ha invitato il sindaco Capuozzo a riferire in commissione Antimafia, vuole che sia il giorno della verità .
Di certo, sarà il giorno in cui i parlamentari grillini saranno sotto assedio. E potrebbe essere solo l’inizio. Infatti, dopo le risposte che fornirà il sindaco, i dem potrebbero chiedere di sentire in commissione anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle coinvolti nella vicenda e per la prima volta due deputati grillini, Roberto Fico e Luigi Di Maio, potrebbero sedere in commissione Antimafia sul banco degli ‘imputati’.
La tensione e l’imbarazzo di queste ore trapela dai loro sguardi.
Intanto oggi la scena sarà la seguente. Gli attivisti di Quarto manifesteranno fuori dal Palazzo contro la scelta di togliere il simbolo M5S all’amministrazione del Comune alle porte di Napoli, mentre dentro il Palazzo, nell’aula della commissione Antimafia, i parlamentari 5Stelle saranno attaccati da quelli dem che proveranno a inchiodare il Direttorio davanti al fatto che era stato informato delle minacce che Capuozzo aveva ricevuto
È stato il primo cittadino di Quarto, secondo quanto viene riportato nei verbali dell’ultimo interrogatorio, a dire al pm John Henry Woodcock di aver informato il Direttorio, in particolare Roberto Fico e Luigi Di Maio, di essere stata ascoltata nell’ambito dell’inchiesta e di aver riferito ai vertici romani dei Cinquestelle delle minacce da lei ricevute da parte del consigliere De Robbio.
La domanda che il Pd ha intenzione di porre sarà secca e non lascerà spazio a giri di parole: “Ha raccontato a Fico e Di Maio delle minacce e delle pressioni ricevute?”.
Fino a questo momento i due componenti del Direttorio negano di aver saputo delle pressioni, pur avendo ammesso di aver incontrato più volte il sindaco nel periodo dell’inchiesta, quindi tra novembre e dicembre
Intanto Capuozzo, che in un primo momento aveva difeso i vertici 5Stelle e che nel primo interrogatorio non aveva denunciato le minacce ricevute, di cui ha parlato solo in seguito, adesso non ha più nulla da perdere.
E attraverso un post su Facebook dà un altro assaggio dello scontro in atto con il Direttorio: “È inutile avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca. Il M5S – scrive – ha avuto l’occasione di combattere il malaffare in prima linea con un suo Sindaco che lo ha fatto, ma ha preferito scappare a gambe levate, smacchiarsi il vestito, buttando anche il bambino insieme all’acqua sporca. Non si governano così i Comuni ed i territori difficili”. Su Quarto “è stata fatta una scelta politica in una stanza grigia di Milano”, dice ancora Capuozzo riferendosi al vertice tra Roberto Casaleggio, Di Maio e Fico durante il quale è stato deciso di chiedere le dimissioni del primo cittadino.
Su Quarto aleggia sempre il fantasma del commissariamento ma anche quello dei numeri. Due consiglieri, tra cui il capogruppo, si sono dimessi pochi giorni fa.
Al loro posto sono subentrati i primi dei non eletti che però si sono schierati con l’opposizione.
Altri due hanno deciso di lasciare gli scranni del consiglio comunale così i “superstiti” rimangono in 12 e i consiglieri in tutto sono 24. Segno che la situazione è molto critica.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2016 Riccardo Fucile
“NESSUNO PAGHERA’ PER IL CASO QUARTO, ORMAI IL M5S E’ UN PARTITO COME GLI ALTRI”
La vicenda di Quarto la considera come una conferma della sua teoria: la deriva partitocratica del Movimento5stelle.
Il Professore Paolo Becchi ormai non è più considerato ideologo dei grillini: c’è stato un allontanamento progressivo, poi, alla fine dello scorso anno, l’addio con la cancellazione della sua iscrizione.
E’ convinto che con le regole di un tempo, e i rigidi filtri alle candidature, non sarebbe potuto accadere quanto è successo nel comune campano.
Ma, ancora di più, pensa che il sindaco Rosa Capuozzo sia diventata “il capro espiatorio” per “salvare” i vertici.
“Il trio Di Maio, Fico, Di Battista — dice — può dormire sonni tranquilli. Loro sono intoccabili perchè sono la cinghia di trasmissione del comando”.
Professore, quindi secondo lei il Movimento si è snaturato?
Come ho spiegato in un articolo scritto per ‘Mondo operaio’, il Movimento si è ormai trasformato in un partito ibrido. Io credo che nei prossimi mesi da una parte ci sarà una controffensiva a livello locale per contrastare il fango, dall’altro quello che ahimè ho definito l’inciucio con Renzi a livello nazionale che, dopo l’accordo sui giudici costituzionali, si concretizzerà sulle unioni civili, lo ius soli e forse anche l’eutanasia.
Questa trasformazione in partito in che modo ha a che fare con quanto accaduto a Quarto?
Visto che il Movimento si è trasformato in un partito non si capisce perchè non dovesse diventare permeabile anche a infiltrazioni di vario tipo.
Un tempo non sarebbe successo?
All’inizio c’era una trafila lunghissima, prima che una richiesta di candidatura venisse certificata veniva tutto setacciato fino alla settima generazione. Ricordo che alle Regionali in Sardegna, Beppe Grillo preferì non presentarsi alle elezioni proprio perchè c’erano dei sospetti, sebbene avesse possibilità di vincere. A Quarto il meet up è stato creato poco prima delle elezioni. Il Movimento è diventato un partito come gli altri, per cui l’importante è vincere e partecipare da tutte le parti.
Dipende anche dal fatto che Grillo è meno presente?
Io credo che alla fine dovranno richiamarlo, saranno costretti a farlo. Poi non so se lui abbia voglia di farlo. Certo Casaleggio è abile e questa volta ha cercato di parare il possibile attraverso un manichino perfetto, Alessandro Di Battista, costruito da lui in vitro. Nel video dei tre era soprattutto lui a parlare.
Il direttorio ne esce indebolito?
Ci sono delle indagini in corso e rispetto agli scandali del Pd la vicenda di Quarto è una tempesta in un bicchiere d’acqua ma se scegli come cavallo di battaglia l’onestà poi basta poco per cadere e farsi male. Purtroppo forse qualcosa sapevano.
Il Movimento delle origini li avrebbe espulsi?
In altri tempi ci sarebbe stata una discussione, invece ora abbiamo ‘così parlò Casaleggio’ e così si va avanti. Ma il direttorio è intoccabile, i tre possono dormire sonni tranquilli.
Tre? Veramente il direttorio è formato da cinque.
Io li definisco ‘tre più due’, come per i corsi universitari. Vede, la riforma del Senato il Movimento5stelle l’ha già attuata, i senatori già non contano un tubo.
Senta, lei critica il Movimento5stelle ma poi si scopre che parla con Berlusconi. Anzi, lei avrebbe detto al leader di Fi che i grillini vogliono finanziare il reddito di cittadinanza tassando del 50% le successioni è vero?
(ride) Di gossip non voglio parlare, ma le posso assicurare che questa è una barzelletta. Io francamente non leggo i giornali, non guardo la tv. Conoscendo Berlusconi sarà stata una delle sue barzellette.
In realtà lo ha detto seriamente durante una riunione politica. Ha aggiunto anche che lei gli ha parlato del vero programma del M5s. Ne esiste davvero uno?
No, non esiste. Io ho avanzato una mia lettura su quelli che possono essere i programmi dei prossimi mesi, ma si tratta di una mia visione.
(da “Huffingtonpost”)
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