Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
ECCELLENZE NAZIONALI: PER LA PRIMA VOLTA IN 61 ANNI IL CENTRO DI RICERCA E’ GUIDATO DA UNA DONNA
Circa 14 mesi dopo essere stata nominata, Fabiola Gianotti dal 1° gennaio ha assunto ufficialmente la carica di direttore generale del Cern di Ginevra, che per la prima volta nei suoi 61 anni di storia viene guidato da una donna.
Per la terza volta al comando del laboratorio internazionale di fisica delle particelle e del superacceleratore Lhc c’è uno scienziato italiano, dopo il premio Nobel Carlo Rubbia (dal 1989 al 1994) e Luciano Maiani (dal 1999 al 2003).
Tra i protagonisti scoperta bosone di Higgs
Nata a Roma 53 anni fa, Fabiola Gianotti ha studiato a Milano ed è stata fra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, effettuata mentre era alla guida dell’esperimento Atlas.
«Il nostro compito è indagare che cosa sia accaduto dopo il Big Bang, il grande scoppio che ha trasformato l’energia in materia. E con l’acceleratore Lhc riusciremo a scrutare in quei momenti dove si nascondono le nostre radici e gli indizi del nostro futuro», ha detto recentemente Gianotti.
Quattro indicazioni della sua direzione
Quattro saranno i pilastri sui quali la scienziata italiana fonderà la sua direzione del Cern: «La ricerca di base, lo sviluppo tecnologico, la formazione dei giovani e il mantenimento del ruolo di facilitatore di pace che il centro europeo ha sempre avuto attirando scienziati di ogni Paese», ha affermato.
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL GIUBILEO HA RAFFORZATO LA CONVERGENZA DI VEDUTE TRA VATICANO E QUIRINALE
Il 31 dicembre, da vescovo di Roma, Francesco rileva che nel 2015 la capitale ha sofferto per
il mancato senso del bene comune.
Il 1° gennaio, da primate d’Italia, ringrazia «il presidente della Repubblica Italiana per gli auguri che mi ha rivolto nel suo messaggio di fine anno, e che ricambio di cuore».
L’anno santo della misericordia, dunque, ha rafforzato la convergenza di vedute tra Vaticano e Quirinale. Le agende di Bergoglio e Mattarella per il 2016 convergono nel mettere al centro l’accoglienza e la solidarietà in un momento storico nel quale gli occhi del mondo sono rivolti su Roma per l’evento giubilare, per gli sbarchi sulle coste italiane e per la ritrovata rilevanza della Santa Sede nello scacchiere internazionale.
Sia nei colloquio con il Pontefice sia in quelli con il segretario di stato, Pietro Parolin, Mattarella è il principale interlocutore nei rapporti tra le due sponde del Tevere, tanto più in una fase di grave travaglio nell’amministrazione capitolina.
Al “Te Deum”, la tradizionale preghiera di ringraziamento, il Papa ieri aveva chiede alla città di cui è vescovo di superare “le difficoltà del momento presente”.
Roma deve «recuperare i valori fondamentali di servizio, onestà e solidarietà » per «superare le gravi incertezze che hanno dominato la scena di quest’anno, e che sono sintomi di scarso senso di dedizione al bene comune».
Con il capo dello Stato, invece, la sintonia è confermata dalle riflessioni condivise anche in occasione della 49° giornata mondiale della pace che si festeggia oggi.
«Il cammino del cambiamento è tracciato e, dunque, ben visibile: per questo cogliamo con convinzione l’invito a ravvisare segnali di speranza in quella che vostra Santità indica come la “capacità dell’umanità di operare nella solidarietà ”, silenziosamente e discretamente, ma con efficacia», scrive il capo dello Stato nel messaggio a Francesco per la celebrazione istituita nel 1968 da Paolo VI.
«I singoli e le organizzazioni di volontariato, che si adoperano per alleviare le sofferenze degli indifesi, di coloro che sopravvivono ai margini delle società , scontando quotidianamente la cultura dell’indifferenza e del consumismo edonistico, rendono limpida e intensa questa speranza», sottolinea Mattarella.
Concetti espressi da Mattarella anche nel discorso del 31 dicembre agli italiani. «Nell’anno che sta per aprirsi si svolgerà il maggior percorso del Giubileo della Misericordia, voluto da Francesco, al quale rivolgo i miei auguri ed esprimo riconoscenza per l’alto valore del suo magistero. È un messaggio forte che invita alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità di ogni persona. Con una espressione laica potremmo tradurre quel messaggio in comprensione reciproca, un atteggiamento che spero si diffonda molto nel nostro vivere insieme».
Ad accomunare Quirinale e vaticano è principalmente la lotta all’indifferenza.
Proprio il messaggio scritto in occasione della celebrazione della 49° Giornata mondiale della Pace riproduce fedelmente lo schema conciliare del pontificato di Jorge Mario Bergoglio.
«L’atteggiamento dell’indifferente — si legge nel documento – di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui, caratterizza una tipologia umana piuttosto diffusa e presente in ogni epoca della storia. Tuttavia, ai nostri giorni esso ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della globalizzazione dell’indifferenza».
Nel promuovere una cultura di solidarietà e misericordia, contro l’indifferenza, il pensiero di Francesco va principalmente alle famiglie, «chiamate ad una missione educativa primaria ed imprescindibile».
Prosegue il documento: «Le famiglie costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità , della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro».
Riflessioni anticipate nei riti natalizi del 2015. In un mondo «ebbro» di lussi, consumi, narcisismi, l’arrivo di Gesù nel Natale richiama a «comportamenti sobri», a saper «vivere l’essenziale».
E anche a lasciarsi alle spalle la «cultura dell’indifferenza», per improntare la vita alla pietà e alla misericordia.
Insomma monito al Campidoglio, mano tesa al Quirinale. Francesco chiude il 2015 da vescovo di Roma indicando i mali della capitale e apre il nuovo anno da primate d’Italia rafforzando l’intesa con il presidente della Repubblica.
Giacomo Galeazzi
(da “La Stampa”)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
LA CONNECTION ARETINA, DALL’AEROPORTO DI BERGAMO ALLE SPECULAZIONI IMMOBILIARI
Chiamiamola Etruria Connection.
Radici nella vecchia Democrazia cristiana, poltrone nel consiglio dell’aeroporto di Bergamo, il politico lombardo finanziato per il suo impianto fotovoltaico, il finanziere amico che «inchioda» la banca, le consulenze all’ex boiardo, la fiduciaria che «copre» misteriosi speculatori immobiliari.
Tre fili legano insieme questa ragnatela di potere, così come ricostruita dal Corriere.
Il primo è la Banca Popolare Etruria.
Il secondo è Giuseppe Fornasari, 66 anni, ingegnere aretino, ex Dc, quattro legislature in Parlamento fino al 1992 e dal 2005 nel consiglio di amministrazione di Banca Etruria, vicepresidente dal 2006 e presidente dal 2009 al 2014.
Il terzo filo è il ragionier Giuseppe Virga, forse un prestanome che fa da collante.
Orio al Serio
Prima tappa, la Sacbo, la società che gestisce l’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio. Qualcuno si ricorda ancora di quell’ingegnere toscano in consiglio di amministrazione dal 2005 al 2007.
Fornasari era stato indicato dal presidente della Provincia di Bergamo, Valerio Bettoni. Ex Dc anche lui, Bettoni ha retto la Provincia dal 1999 al 2009 e il futuro presidente di Banca Etruria era uno dei suoi uomini per la gestione delle partecipate. Quando poi Bettoni chiude con la Provincia, conquistando un posto da consigliere regionale lombardo, si butta anche nelle energie rinnovabili. È il 2011.
Chi gli dà i soldi per avviare l’attività ? La Banca Etruria con Fornasari al vertice. Prima viene finanziato un impianto fotovoltaico in Toscana e poi un parco eolico in provincia di Catanzaro. Crediti per ora «sani» a differenza di quelli concessi a un altro uomo d’affari ben conosciuto da Fornasari: Alberto Rigotti .
Da Trento ad Arezzo
Seconda tappa. Tra le aziende partecipate dalla Provincia di Bergamo, l’ingegnere ex parlamentare ne presidiava una in Veneto, Progetto Adria, che aveva come azionista di riferimento Alberto Rigotti, 65 anni, finanziere trentino, considerato vicino all’allora presidente del Veneto Giancarlo Galan e a vecchi notabili Dc come Carlo Fracanzani. Lontano anni luce, dunque, da una piccola realtà provinciale come Banca Etruria.
Eppure Rigotti entrò nel consiglio di amministrazione (2004) e vi rimase, guarda caso, fino a determinare con il suo voto (2009) il ribaltone che pensionò lo storico presidente Elio Faralli per far posto allo scalpitante Fornasari.
Come ricordo, Rigotti ha lasciato ad Arezzo un «buco» di 16 milioni dopo il crac da 130 milioni del suo gruppo editoriale, Epolis, che gli è costato una richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta.
Fornasari conosceva le difficoltà del finanziere perchè aveva avuto ruoli fondamentali di gestione in alcune sue società e ne firmava i bilanci, traballanti (e con molte riserve dei revisori). E questo quando già era nel cda dell’Etruria e perfino dopo la nomina a vicepresidente (2006).
Ragionier «collante»
Terza tappa. Lì dentro, nell’arcipelago delle finanziarie di Rigotti, aveva un posto fisso Alberto Mario Zamorani, ex manager pubblico di area Dc, oggi imprenditore che con le società Mosaico e Munus si occupa di gestione dei beni culturali, anche a Arezzo.
Banca d’Italia ha segnalato dubbi di opportunità su una consulenza da 235 mila euro dell’Etruria (di cui è dipendente a Roma uno dei figli di Zamorani) alla Mosaico.
E qui entra in campo il ragionier Virga, che è ovunque. Era nelle società di Rigotti amministrate anche da Fornasari.
È l’unico gestore della Mosaico, la holding di Zamorani. E poi ha in mano la contabilità , le carte e i segreti di una serie di società di costruzioni e immobiliari finanziate dall’Etruria «per decine di milioni di euro», secondo fonti interne alla banca.
Le operazioni si sono incentrate su palazzine adiacenti alcune sedi principali della banca. Dietro le immobiliari (Etruria Real Estate, Casamari), nascosti dall’Unione Fiduciaria si sono mossi i veri soci, ma con i soldi dell’Etruria.
E il ragionier Virga, uomo di Zamorani, di Rigotti e ben noto a Fornasari, ha guidato le operazioni .
Mario Gerevini
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL POLITOLOGO: “E’ UNA LEGGE DA BUTTARE, UNA TRUFFA”
«La prima vera corbelleria è dire che questo sistema serva a eleggere un Parlamento. Serve
a scegliere un governo, il contrario di quello che avviene in tutte le democrazie parlamentari».
Gianfranco Pasquino, politologo, accademico, salva quasi nulla dell’Italicum: «È fatto apposta per scegliere un partito che darà vita al governo e questa è una grande novità , ma deteriore. In qualche modo tocca al cuore la qualità fondamentale delle democrazie parlamentari, la loro flessibilità . Stiamo andando in direzione di una totale rigidità , per avere un governo forte, con un solo partito, sostenuto dal 60 per cento di propri parlamentari nominati».
Eppure la legge voluta da Renzi risolve certamente almeno un problema storico dell’Italia quello di avere un vincitore chiaro la sera delle elezioni.
Ma per Pasquino questo è vero sino a un certo punto: «Cosa succede se quel governo non funziona, cosa facciamo? Questo è il difetto più visibile e che invece sia Paolo Mieli che Angelo Panebianco, negli interventi dei giorni scorsi, considerano il pregio maggiore».
Secondo Pasquino «ci troveremo con un Parlamento in cui almeno il 65 per cento dei parlamentari sarà nominato, un fatto gravissimo; quasi tutti saranno scelti dai loro dirigenti, un Parlamento di persone che se aspirano alle rielezione devono essere assolutamente ingessati, senza libertà , sottoposti al controllo del governo».
Non le sembra di essere troppo critico?
«Non credo, questa legge consente sino a dieci candidature in dieci collegi diversi, un vero scandalo, con l’aggravante di poter optare per un collegio piuttosto che in un altro, magari solo per escludere qualcuno. È una legge da buttare, una truffa. Almeno così com’è. Si consenta almeno di avere coalizioni al secondo turno, sia consentito un apparentamento che è quello che succede nell’elezione del sindaco. Del resto in tutta Europa le democrazie sono governate da coalizioni, con l’unica eccezione, sino a ieri, della Spagna. Se non si vuole la frammentazione si metta uno sbarramento più alto, al quattro come in Svezia. E la base di rappresentanza è comunque distorta, in Inghilterra e in Francia il premio è sempre di collegio non nazionale».
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
C’E’ L’OPZIONE SULLA DONAZIONE DI ORGANI
Avrà le impronte digitali e anche la possibilità di indicare la scelta sulla donazione degli organi. Arriva la nuova Carta d’identità elettronica, progetto atteso da quasi venti anni.
Il ministero dell’Interno ha pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto, di concerto con i ministeri di Pubblica Amministrazione ed Economia, con le regole di emissione della norme previste dal Dl Enti Locali.
Il supporto fisico dovrà essere realizzato con le tecniche tipiche della produzione di carte valori, integrato con un microprocessore per la memorizzazione delle informazioni necessarie per la verifica dell’identità del titolare, inclusi gli elementi biometrici, nonchè per l’autenticazione in rete. Il decreto è stato sottoscritto, il 23 dicembre 2015.
Le novità : dal Pin al microchip
Tante le novità della Carta d’identità elettronica (Cie), rispetto alla tradizionale versione cartacea. Oltre alle impronte digitali (bimbi esclusi) e alla possibilità per i maggiorenni di indicare la volontà o meno di donare gli organi, ci sarà un Pin che permetterà l’accesso ai servizi online dedicati. Il piano per il rilascio sarà graduale e le tappe saranno fissate da una commissione ad hoc.
Ideata nel 1997, ha registrato varie sperimentazioni
Dopo tanti stop and go sono state quindi messe a punto le procedure per l’implementazione definitiva di un’operazione che era stata ideata nel 1997, aveva registrato varie sperimentazioni e anche il rilascio di alcune carte d’identità elettroniche.
Ma il progetto non è decollato e così si è pensato a un documento digitale unico, con l’incorporazione della tessera sanitaria. Poi, però, anche questo si è fermato e il Governo Renzi ha deciso di ripartire con una nuova Carta, stanziando nel dl Enti locali della scorsa estate anche delle specifiche risorse.
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
SCUSE DELLA AZIENDA PER SMS BLASFEMO: SOSPESO ADDETTO AI CONTROLLI
Alla Rai il 2016 è arrivato prima. 
Non solo il countdown è partito con quasi un minuto di anticipo. All’Anno che verrà , lo show evento di Rai1 trasmesso in diretta da Matera per Capodanno con Amadeus e Rocco Papaleo, è andata in onda in diretta – negli sms trasmessi in sovrimpressione – anche una bestemmia.
L’azienda parla di “errore umano” e si scusa con il pubblico.
“In merito al messaggio gravemente offensivo passato erroneamente in diretta durante la trasmissione ‘L’anno che verrà ‘ e sfuggito al filtro tra gli oltre 150 mila sms arrivati per celebrare l’arrivo del nuovo anno, la Rai – si legge in una nota di Viale Mazzini – porge le sue scuse a tutti i telespettatori. Il mancato controllo è frutto di un errore umano, il responsabile è stato immediatamente individuato e sospeso dall’azienda”.
L’errore sul conto alla rovescia non è sfuggito agli utenti dei social, che su Twitter si sono scatenati con messaggi ironici, ricordando una scena di un film di Fantozzi, del 1975, con un tragico ultimo dell’anno… #LAnnocheVerra #fantozzi.
Polemico il commento di Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza che su Twitter chiede ai dirigenti di rendere conto della partenza anticipata del countdown
Allo spettacolo, tra l’altro, avrebbe dovuto partecipare anche Claudio Lippi che, colpito da un lieve malore nel pomeriggio, ha dato forfait all’ultimo momento.
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
LA ROTTURA NARRATIVA DI MATTARELLA: SOFFERENZA E PRINCIPIO DI REALTA’ NELL’ERA DELL’OTTIMISMO E DELLE SLIDE
La poltrona da cui Sergio Mattarella pronuncia il suo primo discorso di fine anno non è un “trono”, come la scrivania e il set solenne del suo predecessore.
Anzi, proprio la poltrona e l’informalità del salotto (con tanto di presepe napoletano dietro) e con essi il tono poco solenne e umano rappresentano il simbolo di una rottura narrativa. Tutta politica.
Per Mattarella si è chiusa una fase della vita repubblicana segnata dall’eccezionalità in cui anche il Quirinale ha esercitato un ruolo eccezionale, come luogo dell’iniziativa politica e talvolta baricentro decisionale al pari, se non di più, dei luoghi della sovranità popolare.
Un ruolo che per molti è stato una supplenza necessaria ai tempi dello spread e del governo Berlusconi o dopo lo stallo del 2013, per altri una anomalia.
Ecco, il discorso di Mattarella sancisce, innanzitutto, il ritorno della presidenza della Repubblica nell’alveo della costituzione: un governo politico c’è, espressione di una chiara maggioranza parlamentare, e c’è un premier forte investito di una solida fiducia del parlamento, dunque il presidente della Repubblica può tornare a fare il presidente della Repubblica, come pensato nella costituzione formale e non dettato dalle esigenze di quella materiale.
Nessun passaggio del discorso di Mattarella suona come invasivo delle prerogative del Parlamento o del governo.
In fondo, anche la rimozione del tema delle riforme, tanto caro a Napolitano quando non si riuscivano a fare e ora vero mantra dell’era renziana, indica questa consapevolezza di confini.
Tuttavia le parole semplici, dirette, del capo dello Stato non suonano solo come una rottura narrativa rispetto al predecessore, ma anche come una rottura rispetto alla narrazione del premier.
E non solo perchè la sua poltrona appare lontana dagli effetti speciali e dalle slide di Renzi, e non solo perchè le sue parole evocano una antica sapienza di governo che nulla a che fare con l’ossessiva ricerca di un nemico o di un gufo, ma soprattutto perchè il messaggio del capo dello Stato appare come un richiamo al principio di realtà .
O forse sarebbe meglio dire: al pessimismo della realtà , fatta del dramma della disoccupazione, del senso di sfiducia, delle difficoltà della vita di tutti i giorni, di famiglie in affanno. Insomma, la realtà degli ultimi.
Sarebbe forse ingeneroso mettere a confronto su ogni tema – dall’economia al lavoro all’immigrazione – le parole di Mattarella e quelle di Renzi, perchè è chiaro che ogni capo del governo, fisiologicamente, deve anche essere attento al consenso e quindi è avvezzo a scivolare un po’ sul terreno della propaganda. Però, al netto della distinzione di ruoli e obiettivi, è difficile sfuggire a un’impressione.
È cioè che Mattarella abbia insistito proprio sul punto dove Renzi appare più fragile, ovvero sul terreno dei valori.
“Legalità “, “onestà “, “uguaglianza”, “solidarietà “, denuncia della “società dello spreco e del consumo”, ecco: il discorso di Mattarella non è contro il governo ma è intriso di quell’anima sociale che chi guida il paese non solo non sembra avere, ma sembra rimuovere, quasi ossessionato da un’ansia di prestazione per cui le difficoltà del paese, anche le più ataviche e incrostate, diventano tutte propri insuccessi.
E dice molto il richiamo di Mattarella alla Costituzione, che non è “solo un sistema di regole”, ma quello che la sinistra una volta chiamava il “programma fondamentale da attuare”.
Programma che, forse, e’ stato sin troppo rottamato negli ultimi venti anni su lavoro, pace, equilibrio tra i poteri dello Stato. Venti minuti la durata del discorso.
Il principio di realtà non ha bisogno nè di tempi lunghi ne’ di effetti speciali.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 1st, 2016 Riccardo Fucile
LE DEROGHE DI CARATTERE UMANITARIO
L’emergenza smog nelle principali città italiane è drammatica. I dati sulle patologie
polmonari sono impressionanti, gli effetti collaterali terribili.
Tra questi, la ricomparsa, a Milano, dell’ex sindaco Albertini, che suggerisce di spegnere le caldaie e di mettersi la maglia della salute, segno che i danni dell’inquinamento possono essere anche cerebrali.
A Roma l’azione dell’ex prefetto di Milano Tronca è stata rapida e decisa, quasi fulminea: un minuto per decidere le targhe alterne e due giorni per mettere a punto le deroghe.
Per venire incontro alle esigenze dei cittadini romani, eccone un parziale elenco.
Sandro Bondi.
Può circolare quanto gli pare, dove gli pare e con qualsiasi targa, purchè esca dal tunnel della poesia e sostenga il governo Renzi. Se fermato dalle pattuglie potrà facilmente dimostrare di trasportare merce deperibile: la moglie che passa anche lei da Silvio a Denis, direzione Matteo. Vada, vada pure, circolare.
Francesco Paolo Tronca.
Ovvio che il commissario che guida Roma, coadiuvato valorosamente dal prefetto Gabrielli che vorrebbe commissariarlo con la nomina di varie figure commissariali, abbia la sua deroga.
Muoversi liberamente per la città , con qualsiasi targa, gli è assolutamente necessario, visto che per contratto deve andare a fare il baciamano al papa ogni venticinque minuti. E poi, vuole visitare la città prima che i cittadini comincino a riconoscerlo.
Raffaele Cantone.
Inserito in varie categorie — praticamente tutte — il famoso magistrato nemico della corruzione può circolare liberamente con qualunque targa ed esibire il suo speciale permesso di “intervento emergenziale” che riguarda: salvataggio banche, parto di bovini, assistenza agli anziani, caldarrostaio, moderatore di centurioni inferociti e commissario speciale ai venditori di rose nei ristoranti.
Denis Verdini.
Con la sua agenzia adibita al trasporto di profughi daForza Italia alla maggioranza di governo, può vantare una deroga di carattere umanitario.
Per i transfughi non automuniti che devono raggiungere il Nazareno, infatti, è sconsigliato l’uso dei mezzi pubblici. “Con l’efficienza della metropolitana capitolina — dicono gli esperti — ci sono deputati e senatori che resterebbero in Forza Italia fino alla colonizzazione di Giove, e questo sarebbe un vulnus alla democrazia”.
Pellegrini del Giubileo.
Desiderosi di farsi perdonare i peccati, potranno girare in macchina quanto gli pare. Una deroga che ha fatto discutere, ma forse in modo eccessivo. Infatti, per ora, sono sette (una famiglia di Bratislava e due single di Pavia) e la loro incidenza sull’inquinamento della Capitale appare trascurabile.
Spettatori del grande concerto di San Silvestro.
Prima negato dal commissario Tronca, poi autorizzato da più alti poteri (Matteo Renzi), il concerto di Capodanno sarà un surprise party: la location sarà comunicata trenta secondi prima dell’inizio della prima canzone, quindi gli spettatori dovranno andarci in auto, godendo di una speciale deroga.
Trattandosi di un concerto che si protrarrà oltre la mezzanotte — in virtù del decreto Happy Days — potranno recarsi al concerto con due macchine: una a targa pari per l’andata e l’altra a targa dispari per il ritorno.
Occasione irripetibile.
Chi passerà con la sua Panda sputacchiante sotto una delle porte sante potrà vederla trasformata in un fiammante Suv euro 6, per il quale, grazie a una speciale deroga, sarà consentita la circolazione. Basterà apporre un santino sul parabrezza e assicurare le pattuglie di controllo che la lezione di Milano è stata perfettamente capita.
Per questo sono già in vendita speciali adesivi con la scritta: “Il Giubileo sarà un enorme successo, alla faccia dei gufi”.
Alessandro Robecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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