Destra di Popolo.net

NELL’EX BASE PER I MISSILI, SENZ’ACQUA CALDA E IN CAMERATE AL FREDDO

Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile

I PROFUGHI A CONA: “SEI MESI PER AVERE UN DOCUMENTO”

La rabbia del Veneto, questa volta, ha la faccia di un giovane ventenne che viene dalla Guinea. Si chiama Yansanè e non vuole nascondersi.
«Sì – dice in francese – ho partecipato anch’io alle proteste dell’altra notte per quella povera ragazza». Sandrine Bakayoko, ivoriana di 25 anni, era una delle ospiti del centro di accoglienza di Cona, nel Veneziano: domenica mattina un malore l’ha colta in bagno. Era sola, sotto la doccia. L’hanno trovata priva di sensi, dopo aver sfondato la porta.
Vana la corsa al pronto soccorso di Piove di Sacco, nel Padovano. La ragazza, secondo l’autopsia eseguita ieri, è morta per una tromboembolia polmonare. Morte naturale, dunque. «Era influenzata da giorni», racconta ancora Yansanè. E denuncia: «Quando stai male, qui dentro, qualsiasi cosa tu abbia ti danno sempre un’aspirina, sempre che ce ne siano ancora».
Lui, con un altro centinaio di migranti, domenica notte, ha detto basta. E’ insorto: ha occupato il centro di accoglienza, acceso dei falò e sequestrato per qualche ora 25 operatori della cooperativa che gestisce il campo.
Una rabbia coltivata da mesi che, per tutta la giornata di ieri, non è scemata.
Per capirla bisogna venire qui, nella frazione di Conetta, 200 anime, tanti campi e un’ex base missilistica chiusa da 10 anni, dismessa da 4 e da circa 15 mesi diventata un centro di accoglienza. Un hub, per dirla all’inglese.
Uno di quei non luoghi che viene utilizzato per ospitare migranti. Quanti? Nessuno sa dirlo. Ufficialmente 1366 (tanti sono i pasti serviti), 25 le donne. Ma secondo fonti non ufficiali arriverebbero fino a 1800-2000.
«Un delitto»  
«Comunque troppi», dice il sindaco, Alberto Panfilio, che denuncia: «Non si può parcheggiare così tante anime in questo posto».
Ha passato quasi tutta la notte davanti ai cancelli della base, la febbre a 38 e poca voglia di usare mezzi termini: «Non importa che quella giovane ivoriana sia morta in modo naturale. Qui, in ogni caso, è stato commesso un delitto. L’assassino? E’ la politica che, nella sua totale assenza, ha creato le condizioni perchè accadesse tutto questo».
Poi rivela: «Quella donna aveva anche subito un aborto un mese fa». Sandrine era sopravvissuta al barcone su cui, con il compagno, aveva attraversato il Mediterraneo partendo dalla Libia, non al malore che l’ha colta nei bagni di questo centro d’accoglienza.
Il viavai fuori dall’ingresso della base non si ferma. Decine di agenti schierati in tenuta anti-sommossa proteggono l’ingresso. Cercano di fare entrare i furgoni del servizio mensa, ma per qualche ora non ci riescono. La protesta dei migranti continua. Dentro non si entra. Non solo gli operatori della cooperativa, anche i giornalisti restano fuori.
Filo spinato  
Una cinta di filo spinato protegge l’insieme di ex edifici militari e nuove tensostrutture allestite per i richiedenti asilo.
E loro escono, ci mettono la faccia per spiegare i motivi della protesta: «Il primo problema sono i documenti: c’è gente che è qui dentro da sei mesi in attesa di una risposta per la richiesta d’asilo», denuncia David, 36 anni e tre figli lasciati in Ghana prima di affrontare il deserto e il mare con un gommone da mille dinari a testa.
E continua: «Poi le condizioni igieniche e l’assistenza non funzionano: per avere acqua calda mi alzo alle tre di notte ormai da due mesi. Anche le stanze non sono sempre riscaldate». Ma avete a disposizione soldi? «75 euro al mese», spiega ancora David. Due euro e pochi centesimi al giorno che servono a ricaricare i telefoni, chiamare casa e dire che, forse, andrà  tutto bene. E proprio da quegli smartphone David e un capannello di suoi connazionali mostrano le foto e i video delle camerate dove vivono ammassati in letti a castello, dei bagni intasati, della sporcizia che invade ogni angolo.
La cooperativa nel mirino
Una rabbia condivisa. Tra i migranti e fra gli abitanti che si aggirano circospetti nelle viuzze di questa frazione, di campi lasciati a maggese e un solo bar chiuso per le vacanze natalizie.   E nel mirino finisce Ecofficina, la cooperativa padovana di Battaglia Terme, che gestisce il campo di Conetta e altri centri di migranti, da Rovigo a Treviso.
Era nata per operare negli asili e nelle biblioteche ma ora la sua attività  principale è diventata quella dell’accoglienza. Tanto da arrivare a fatturare oltre 10 milioni di euro in un anno.
Un’ascesa che è finita anche nel mirino degli inquirenti: due le inchieste aperte sui vertici della cooperativa (una per falso relativa all’aggiudicazione di un bando Sprar, il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Nonchè una «scomunica» da parte della Confcooperative che ha sospeso Ecofficina lo scorso settembre («E’ una coop che guarda troppo al business e non risponde alle logiche della buona accoglienza»).

Davide Lessi
(da “La Stampa”)

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GRILLO CERCA LA PACE CON MENTANA: SOLO AL PENSIERO DI DOVER PAGARE I DANNI SE L’E’ GIA’ FATTA SOTTO

Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile

CON UN POST SUL BLOG ORA SI GIUSTIFICA: “ERA UNA DENUNCIA POLITICA, IL TGLA7 INSERITO SOLO PER PAR CONDICIO”

“Ieri Mentana si è risentito per il fatto che il logo del suo Tg fosse presente nell’immagine del post che denunciava le bufale dei media italiani. Non se la prenda direttore, è stato fatto per “par condicio” per non far sfigurare troppo i suoi colleghi. E inoltre si trattava di una denuncia politica per criticare il sistema mediatico nel suo complesso”.
E’ quanto si legge in un post firmato Movimento 5 Stelle e pubblicato sul blog di Beppe Grillo. Ieri il direttore del Tg di La7 aveva annunciato di voler querelare Grillo per il post in cui il leader M5s accusava media e tv di essere “i primi fabbricatori di notizie false”.
Il ‘messaggio’ a Mentana appare oggi nel post scriptum a un post relativo al codice di comportamento del Movimento. “Le auguriamo di continuare a fare informazione che sia rispettosa della verità  e dei cittadini ancora a lungo”, scrive ancora il M5S a Mentana.
Insomma, una retromarcia bella e buona di fronte alla certezza di una querela annunciata e di una probabile condanna a pagare centinaia di migliaia di euro in sede civile a La7.
Va ricordato che in tempi recenti Grillo si era già  lamentato coi suoi perchè ha ricevuto parecchie denuncie e querele e le possibili condanne a pagare i danni graverebbero su di lui.
Da qui la nascita dei probiviri che dovrebbero fare da filtro, sollevandolo da una parte dei procedimenti giudiziaria sui ricorsi.
Ma in questo caso la querela di Mentana è diretta a lui, come responsabile del blog: di qui il tentativo della penosa marcia indietro.
Quando si tratta di quattrini la rivoluzione può aspettare.

(da agenzie)

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PIZZAROTTI: “GIURIA POPOLARE PER LA STAMPA? DISTRAZIONE DI MASSA, IL PRIMO CHE DISTORCE LE NOTIZIE E’ GRILLO”

Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI PARMA: “PROPOSTA ASSURDA E PREOCCUPANTE”

L’uscita di Beppe Grillo sulla “giuria popolare per le balle dei media” infiamma il dibattito politico di questi primi giorni del 2017.
Il leader M5s viene criticato da destra e da sinistra, dal sindacato dei giornalisti e da soggetti istituzionali che gli ricordano come l’autonomia della stampa sia tutelata dalla Costituzione ed esistano già  leggi che prevedono sanzioni.
E molti ritengono che il post sia un modo per distogliere l’attenzione dai guai della giunta Raggi e dalle turbolenze che di recente hanno investito il Movimento, mentre il nuovo codice per gli eletti rappresenterebbe un adeguamento ai vari casi di cronaca in cui sono coinvolti esponenti pentastellati.
Per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, messo fuori dal M5s per un avviso di garanzia, quella sulla giuria popolare “è una distrazione di massa, ci sarebbero altri problemi molto più impellenti”.
“Se noi guardiamo il contesto – aggiunge parlando a Omnibus su La7 – il blog di Grillo è il primo che distorce le notizie. Spesso le notizie in generale sono distorte in Italia magari per coprire il potente di turno. La frase di Grillo di ieri è grave, il pensiero di avere una giuria popolare è assurda e forse preoccupante. Non so dove si vuole andare, se si vuole andare a governare o tenere alto il consenso”.
Nel nuovo codice per gli eletti Pizzarotti vede una “spersonalizzazione” dei rapporti. “Se uno riceve un avviso di garanzia non è una cosa bella, vive anche un momento difficile. Il codice però stabilisce che deve informare il gestore del sito cioè la Casaleggio associati e per farlo deve completare un form: aprire una tendina e scegliere l’opzione ‘contattatemi per favore’. È diventato questo il Movimento? La spersonalizzazione di ogni rapporto umano?”.
Quanto al suo caso, il sindaco di Parma osserva: “Possibile mio reintegro? Non mi appassiona. Questo regolamento certifica che quando hanno intrapreso azioni contro di me se le sono inventate, questo regolamento se volessero potrebbero intepretrarlo per riammettermi. Ma sono uscito io. Forse dovrebbero fare una cosa mai fatta negli ultimi sei mesi: telefonarmi, ma forse aspettano un form da compilare”.

(da “La Repubblica”)

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NEI GUAI IL SINDACO M5S DI BAGHERIA: LA STORIA DELLA DIRIGENTE A CUI IL SINDACO DEVE 93.000 EURO

Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO HA PERSO IN GIUDIZIO CONTRO LAURA PICCIURRO A CUI AVEVA SOSPESO LO STIPENDIO, ORA IL COMUNE DOVRA’ RISARCIRLA… E SUL SINDACO PENDE UN’INDAGINE PER ABUSO D’UFFICIO E MOBBING

Laura Picciurro è una dirigente del comune di Bagheria che era stata sospesa dal servizio dal 17 giugno 2015 al 16 maggio 2016 per decisione del sindaco Patrizio Cinque.
La Picciurro ha vinto in tribunale a Termini Imerese contro il Comune: il giudice del Lavoro Roberto Rezzonico ha disposto il pagamento degli 11 mesi durante i quali la Picciurro non ha lavorato, per un totale di oltre 93mila euro.
La storia comincia nel marzo del 2015, quando la Picciurro è oggetto della prima di tredici contestazioni disciplinari con quattro sospensioni e blocco dello stipendio, per un totale di quindici mesi e dieci giorni.
Il tribunale ha sancito l’annullamento delle prime due sospensioni.
Come mai questa attenzione particolare nei confronti della dirigente?
Livesicilia racconta che la Picciurro aveva presentato un esposto su un affidamento da tre milioni per sei mesi del Comune alla ditta TEC, del settore dei rifiuti.
La dirigente venne ascoltata in commissione antimafia all’Assemblea Regionale Siciliana dove parlò di presunte anomalie nell’appalto.
Da quel momento scatta la guerra nei confronti della dirigente, mossa però con armi spuntate secondo il Tribunale del Lavoro:
All’inizio del 2015, infatti, il sindaco grillino di Bagheria, Patrizio Cinque, ha nominato il segretario generale Eugenio Alessi all’Ufficio per i provvedimenti disciplinari.
Proprio Alessi, qualche mese dopo, ha deciso nella veste di “giudice interno” la sospensione di Picciurro.
Una procedura illegittima, secondo il tribunale di Termini: «L’idea che un soggetto, quale segretario, segnali qualcosa a se stesso quale Ufficio provvedimenti disciplinari — si legge nella sentenza — appare decisamente incongrua in quanto, anche in tal caso, ed a prescindere da altre considerazioni, finisce con il dare all’Ufficio provvedimenti disciplinari una connotazione meramente nominalistica, tale da svuotare di senso e funzione la sua stessa istituzione, obbligatoria per legge».
Insomma: se giudice e accusatore coincidono, è la tesi del tribunale, l’esistenza stessa dell’ufficio non ha senso.
Nel frattempo Laura Picciurro ha presentato un’altra denuncia nei confronti dell’amministrazione di Bagheria: il sindaco Cinquestelle di Bagheria insieme agli assessori Maria Laura Maggiore e Fabio Atanasio, all’ex assessore Luca Tripoli e al segretario generale del Comune Eugenio Alessi sarebbero indagati per abuso d’ufficio dopo la denuncia della dirigente che li ha accusati di attuare una persecuzione nei suoi confronti.
Racconta ancora Livesicilia:
Un “accanimento”, secondo la diretta interessata, che sarebbe confermato da un altro episodio. La dirigente, infatti, aveva chiesto il trasferimento “in comando” in un altro Comune, quello di Monreale.
Un modo, spiega la dirigente, per ritrovare altrove la serenità  perduta. E sembrava che tutto stesse andando per il verso giusto: c’era l’ok del sindaco di Monreale, il via libera del Ministero dell’Interno e, in un primo momento, anche quello di Patrizio Cinque. Che poi ci ripensa. E blocca il trasferimento per ragioni organizzative. In realtà  in caso di trasferimento, il Comune di Bagheria avrebbe perso il diritto a occuparsi delle questioni disciplinari relativi alla dirigente.
Patrizio Cinque era già  finito sulle prime pagine dei giornali per le case abusive a Bagheria:   Luca Tripoli, suo assessore, ha restituito le deleghe dopo che il comune ha ufficialmente respinto la richiesta di sanatoria per la casa dei suoi genitori.
Il sindaco decise di chiedere scusa per aver affermato il falso durante l’intervista mandata in onda dalle Iene quando ha sostenuto che la casa del padre fosse stata già  sanata, visto che l’iter non è ancora terminato.
Luca Tripoli aveva detto la stessa cosa e gli uffici hanno respinto ufficialmente la richiesta del padre.

(da “NextQuotidiano”)

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GLI OMISSIS DI MARRA SU VIRGINIA RAGGI

Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX CAPO DI GABINETTO CHIEDE DI TOGLIERLI DA TUTTE LE CONVERSAZIONI CON LA SINDACA E IL SUO RAGGIO MAGICO

Raffaele Marra chiede di togliere gli omissis dalle sue chat con Salvatore Romeo, Daniele Frongia e Virginia Raggi.
L’ex vicecapo di gabinetto della Giunta dal carcere   ha formulato un’istanza che mira a togliere il segreto da tutte le conversazioni con la sindaca e il suo «raggio magico». Compresa la chat che la stessa Raggi aveva aperto su WhatsApp insieme con lo stesso Marra, e i fedelissimi Romeo e Frongia.
E che, si racconta in Comune, avevano titolato «quattro amici al bar».
Secondo la difesa la pubblicazione di quegli omissis consentirà  di comprendere che Marra non aveva alcuna intenzione di fare il dominus del Campidoglio e che voleva andare a lavorare all’estero mollando la sindaca e la città .
Scrive oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere:
Alla vigilia dell’udienza di fronte al tribunale del Riesame per essere scarcerato «perchè i soldi ottenuti da Scarpellini erano un prestito chiesto a un amico», Marra alza dunque la posta.
Sono decine e decine i colloqui intercettati nel corso delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e riguardano fatti personali, ma soprattutto la gestione del Campidoglio.
E sono stati captati a partire da giugno, dunque nei momenti più delicati del mandato di Raggi con l’ostracismo di numerosi esponenti di primo piano del Movimento 5 Stelle, le dimissioni di assessori e alti funzionari come Marcello Minenna e Carla Raineri, le trattative con Luigi Di Maio per la «copertura» dei posti vuoti, l’inchiesta sull’operato della titolare all’Ambiente Paola Muraro.
Il clima di tensione emerge in maniera chiara anche dallo scambio di messaggi via WhatsApp nella chat utilizzata dalla Raggi e le persone a lei più vicine.
Uno scambio continuo che, evidentemente, svela anche quali fossero i problemi e le divergenze emerse nel corso degli ultimi mesi soprattutto quando i rilievi formulati dall’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone e le inchieste in corso hanno costretto la sindaca a trasferire i suoi stretti collaboratori.
La mossa di Marra serve a sollecitare l’uscita da Rebibbia.
Valentina Errante sul Messaggero però aggiunge che le chat potrebbero fornire qualche elemento in più anche sull’altra inchiesta, quella sulle nomine in Campidoglio scatenata da un ricorso di un sindacato di dirigenti e con l’ANAC che ha mandato le sue deduzioni in procura:
La procura vuole dimostrare che nel passaggio tra la precedente e l’attuale amministrazione Marra ha sempre mantenuto e poi esteso il proprio potere.
Per questo il costruttore Scarpellini, che nel 2013 gli avrebbe dato 367mila euro per acquistare un appartamento, avrebbe avuto tutto l’interesse a mantenere aperto il rapporto con un funzionario del suo livello, il quale, al telefono gli dichiarava massima disponibilità .
Ma da quelle conversazioni, allo studio della procura come l’enorme mole di documenti sequestrati a Marra, sarebbero emersi altri aspetti sull’amministrazione capitolina e sulle nomine firmate dalla Raggi, al centro di un’altra inchiesta, che potrebbe vedere direttamente coinvolta la stessa sindaca.
Intanto per il mese di gennaio la sindaca dovrà  presentarsi in procura per l’inchiesta sulle nomine del Campidoglio e potrebbe ricevere un avviso di garanzia.
E la settimana prossima è prevista un’udienza sull’ormai famigerato contratto che la Raggi firmò con il M5S, accusato di nullità  dall’avvocato Venerando Monello, vicino al PD.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

“HO PAGATO 17.000 EURO PER ENTRARE IN AMA”

Gennaio 4th, 2017 Riccardo Fucile

LE INTERCETTAZIONI DELL’INCHIESTA SUL TRAFFICO DI POSTI DI LAVORO ALLA MUNICIPALIZZATA DI ROMA

“Sono entrata pagando 17 mila euro”. Un posto di lavoro da spazzino all’Ama, la municipalizzata che si occupa dei rifiuti di Roma, si pagava a peso d’oro.
È quanto emerge in un’intercettazione contenuta in una chiavetta usb ora al vaglio della Procura della Capitale.
A riferire i dettagli dell’indagine sul traffico di posti di lavoro (le ipotesi di reato andrebbero dalla corruzione all’estorsione) è il Corriere della Sera.
Esisteva un tariffario non solo per le promozioni ma anche per le assunzioni: 17 mila euro et voilà , la tuta arancione era pronta. E se qualcosa andava storto, la «stecca» saliva: un posto fisso d’altronde è oro colato, come dire di no?
Siamo nel 2012, il sindaco è Alemanno.
I protagonisti degli audio sono tre persone: la spazzina che ha pagato (a vuoto) per far entrare il compagno in Ama (è lei che registra 34 minuti, divisi in tre chiamate) e vuole i soldi indietro; l’intermediario, che cerca di risolvere la situazione; e il sindacalista colluso, che si difende.
Il primo file dura 8 minuti e 47 secondi e contiene due dialoghi. La Spazzina Infuriata alza la voce con il Mediatore. «Ah, aspetta! Ti voglio dire una cosa… Lui dice che la colpa è tutta la tua»
«E non è tranquillo! (strilla) Perchè io vojo i sol-di!! Le soluzioni so’ due anni che non le trovamo… Comunque so’ 9 mila, non so’ più 26… E quindi adesso *** ha detto che se ne fa carico…» (la Spazzina Infuriata si sta riferendo al Sindacalista Colluso: i 26 mila euro potrebbero essere il totale versato dalla coppia per entrare in Ama, ed essendo lei stata assunta grazie al versamento di 17 mila euro, come risulta dal successivo colloquio, si può dedurre che il secondo posto fisso era stato promesso in sconto, a «soli» 9 mila euro)
«Tu non me le devi di’ a me ste cose! So tutto… Domattina, quando sei libera, mi fai uno squillo, in modo che io capisco che sei te e ti richiamo». (il Mediatore teme di essere intercettato)
«Ok, ciao». «Ciao».
Nella seconda chiamata, avvenuta lo stesso giorno, la spazzina parla con il sindacalista. E minaccia di andare dai carabinieri a denunciare tutto.
«Vedetela voi, oggi è lunedì, anzi martedì… Io martedì prossimo ci devo ave’ tutti i 17 mila euro se no vado dai carabinieri da sola, io nun vado co’ nessuno…» (la Spazzina Infuriata non ammette repliche. Da notare la cifra in contrasto con la precedente)
«No, la finisco subito, ma stiamo a scherza’? Qui mica stiamo a gioca’, oh!
«Io lo so che non stiamo a gioca’, perchè c’ho rimesso tutto e tu lo sai».
«Guarda, adesso vado a fa’ ‘na denuncia nei suoi confronti. Mi sono rotto i cojoni, scusami, non ce l’ho con te(il Sindacalista Colluso passa all’attacco, rincara la dose) Non pensavo una cosa del genere! Guarda, ci vogliamo vede’ tutti e tre dai carabinieri
Nel terzo colloquio, quello più concitato, la spazzina parla con il mediatore e attacca nuovamente il sindacalista.
«No, è un fatto…Il fatto è che loro(si riferisce probabilmente ai delegati sindacali) c’hanno tutto controllato… Se l’Ama tira fuori un euro, dicono: che è st’euro, a chi lo devi dà ? A loro non j’entra manco uno spillo ar c…». Fino a che lei, la Spazzina Infuriata, sbotta. «Io diciassettemila euro je l’ho dati, però! Uno sull’altro…. Ta-ta-ta! Tutti contanti!» (la frase è gridata, e questa sembra una prova alquanto eclatante)

(da “Huffingtonpost“)

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