Giugno 11th, 2017 Riccardo Fucile
I CINQUESTELLE DISSIDENTI: “LO STADIO STA FACENDO PERDERE LA FACCIA AL MOVIMENTO, SI HA PAURA A DIRE DI NO”
Lo Stadio della Roma continua a fare vittime. Lunedì la delibera approvata dalla Giunta Raggi
andrà in Aula Giulio Cesare e a quanto pare la dissidenza tra i consiglieri non è limitata alla sola Cristina Grancio, sospesa venerdì dopo il suo abbandono della commissione.
Scrive il Messaggero infatti che anche altre elette M5S sono contrarie: Gemma Guerrini, Alisa Mariani e Monica Montella.
Difficilmente il M5S userà con loro la mannaia utilizzata con la Grancio, se non altro perchè altre tre sospensioni potrebbero cominciare a mettere in difficoltà la maggioranza in Campidoglio.
La sensazione è che la Grancio sia stata sanzionata in omaggio al motto “Colpirne uno per educarne cento“, proprio per evitare altre defezioni e spiritosaggini riguardo un dossier su cui la maggioranza grillina e la giunta si giocano la faccia.
L’altroieri intanto su Facebook è comparso una pagina dal titolo “Attiviste/i solidali con Cristina Grancio”, con l’intenzione di raccogliere l’adesione del dissenso interno al M5S romano: solo una cinquantina di persone, tra cui alcuni giornalisti, si sono iscritte alla pagina… Nel gruppo della libera urbanistica, animato da Francesco Sanvitto, da tempo voce contraria allo stadio della Roma a Tor di Valle, c’è più movimento:
Repubblica Roma sintetizza così oggi gli argomenti del tavolo urbanistica:
Secondo Francesco Sanvitto, architetto e animatore del “tavolo” (un 5 Stelle doc: in un locale di sua proprietà Virginia Raggi stabilì un anno fa il suo quartier generale pre-elettorale), «la delibera stabilisce che il proponente può utilizzare i soldi pubblici degli oneri dovuti per la Bucalossi (dal nome della legge che istituisce una serie di oneri concessori, ndr) non solo per realizzare le opere di urbanizzazione a scomputo ma anche per comprare le aree di proprietà degli Armellini su cui sorgeranno le opere di viabilità e che invece avrebbe dovuto cedere gratuitamente all’amministrazione».
Soldi pubblici usati dal privato per “espropriare” dei terreni: starebbe qui il danno erariale evidenziato da Sanvitto.
Per l’architetto 5 Stelle, poi, c’è un altro problema legato al valore del metro cubo che sarebbe stato sottostimato, favorendo così il proponente. A queste criticità si sommano poi le altre, quelle legate alle opere pubbliche che hanno subito un taglio di 150 milioni di euro. L’effetto sulla viabilità potrebbe essere dirompente.
Tra i “like” allo status si può ammirare quello di Francesca Benevento, consigliera municipale già in contrasto con la maggioranza grillina al XII Municipio.
Tra i commenti della pagina di Grancio invece si possono notare alcuni nomi dell’attivismo romano, come Barbara Guidi Spinelli e Massimiliano Morosini, già portavoce del disciolto VIII Municipio e compilatore di buffe liste di proscrizione di dissenzienti M5S.
La caccia al dissidente
E mentre dal Campidoglio assicurano che in Aula non ci saranno voti contrari — al massimo potrebbero spuntare assenze tecniche — Il Messaggero fa sapere che la caccia al dissidente è partita:
I componenti dello staff del Campidoglio vagliano tutti i profili Facebook dei consiglieri. A microfoni spenti dalla maggioranza fanno notare che «se l’è cercata» perchè «voleva fare la paladina della base, ma la linea era un’altra».
E in rete i grillini stadisti fanno circolare un volantino del 2007,quando la Grancio si era candidata all’Assemblea costituente del Pd, a sostegno di Veltroni. L’accusa è di essere «una del Pd». Anche se due assessori della giunta Raggi (Bergamo e Mazzillo), hanno trascorsi simili
In ogni caso, posto che la Cristina Grancio citata nel volantino sia la stessa che è stata eletta all’Assemblea Capitolina, non si capisce quale sia il problema per la consigliera alla luce del passato di assessori e vicesindaci oggi nella giunta Raggi.
Ad onor del vero bisogna segnalare che sulla pagina della consigliera i commenti che appoggiano la sua linea contro quella della giunta sono comunque in minoranza: la maggioranza invece le chiede di andarsene “nel gruppo misto” (un classico) e di non “rompere le scatole” su un dossier sul quale si è già deciso. Lei intanto non si arrende: ieri sera ha pubblicato un’altra nota polemica in cui attacca i probiviri e contesta la sanzione.
” Il mio sarà forse uno sfogo, ma purtroppo i fatti sono veri! Ieri, ore 12.30 circa, decido di non votare in commissione urbanistica per esprimere dubbi di legittimità su importanti passaggi nel progetto Stadio. Due ore dopo ricevo per mail dal Collegio dei Probiviri la sospensione cautelare dal Movimento 5 Stelle. E sapete come si concludono le motivazioni ( voglio ricordare che tutte le accuse sono espresse contro di me con il condizionale, ossia la codifica una cosa non sicura, un fatto supposto). Sapete come?
Alla fine, i probiviri scrivono di “potenziali ricadute mediatiche della sua ( cioè la mia) condotta”
Ma ci vuole più tempo ad avere una pizza quattro stagioni sotto casa, che un procedimento disciplinare nel M5S a Roma
E sempre ad onor del vero bisogna segnalare che la Grancio ha parlato di “quesiti sullo stadio” e di “dissenso motivato” senza mai spiegare quali sono queste famose obiezioni tecniche che ha sollevato in commissione.
L’unica cosa che ha detto è che i tempi di approvazione sono “troppo stretti” e che c’è bisogno di più tempo.
La consigliera non sembra aver compreso che la velocità di esecuzione dipende da dettagli “tecnici”: il M5S ha l’obbligo di licenziare il progetto riveduto e corretto entro il 15 giugno per avere una chance (minima) di tenere in vita la Conferenza dei Servizi aperta dalla Regione all’epoca della prima trattativa e non farne aprire un’altra.
D’altro canto sono ormai tre anni che si discute sui dettagli tecnici di un progetto che ormai gli uffici capitolini dovrebbero conoscere a memoria.
(da “La Repubblica“)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL PERIODICO “AL MAJALLA” RACCONTA IL FENOMENO DEI MINORI NON ACCOMPAGNATI, VITTIME DI SFRUTTAMENO IN ITALIA
Sono circa 9mila i minori egiziani che attraversano il Mediterraneo ogni anno e molti di loro finiscono nella rete dei trafficanti di droga e dello sfruttamento sessuale in Italia.
A riportarlo è il magazine saudita Al Majalla, che dedica la copertina del nuovo numero a un reportage di Yasmine al Geressi realizzato a Torino, dal titolo Abusati e sfruttati: la storia dei migranti bambini in Italia.
Un fenomeno, quello dell’immigrazione minorile dall’Egitto, esploso a causa delle condizioni economiche che si sono deteriorate, ricorda il magazine.
Le famiglie egiziane sono spinte a inviare i figli da soli a pensando di trarre vantaggio dalla legislazione italiana sui minori non accompagnati che non prevede per loro il rimpatrio forzato e impone che venga fornito un alloggio sicuro, cibo e accesso all’istruzione.
Diritti che l’Italia non garantisce, scrive la rivista. “Abbiamo dormito per molto in strada. Ogni giorno vediamo cose che ci fanno odiare le nostre vite. E’ stato il più grande sbaglio della mia vita” racconta Ahmed, minore egiziano arrivato in Italia che dice di voler tornare in Egitto.
Questo abbandono fa sì che i bambini entrino facilmente in contatto con il mondo della droga e della prostituzione minorile.
“Nessuno aiuta nessuno qui, specialmente se non hai famiglia”, racconta l’adolescente, originario del governatorato egiziano di Qalyubia, che come decine di migliaia di altri adolescenti ha pagato ai contrabbandieri decine di miglia di ghinee per arrivare in Italia. E’ stata l’idea di un futuro migliore a spingere Ahmed ad attraversato il deserto, quello fra l’Egitto e la Libia, rischiando la morte.
Arrivato al confine, i membri di una tribù beduina lo hanno sequestrato: “Ma sono riuscito a rompere la porta del posto dove ero rinchiuso e ho cominciato a correre per le montagne”.
Una volta sul barcone in partenza dalla Libia — ricorda Ahmed — “uno dei ragazzi con noi è morto sulla barca — ricorda Ahmed — ha continuato a vomitare fino a quando non è spirato”.
Poi, i contrabbandieri hanno preso il cadavere e lo hanno lanciato in mare. “Eravamo tutti arrabbiati. Era uno di noi. Come potevano fare una cosa del genere: è haram, un peccato”, aggiunge Ahmed. E “quando abbiamo protestato ci hanno detto di non parlare o chi lo avrebbe fatto sarebbe stato gettato in acqua”.
Arrivato in Italia, Ahmed ha scoperto che le difficoltà non erano finite.
Purtroppo, scrive la giornalista, per la maggior parte dei ragazzi non accompagnati incontrati a Torino le speranze per futuro migliore e felice sono scomparse.
“L’Italia non è più quella di una volta”, sottolinea Ahmed, spiegando che è quasi impossibile trovare un lavoro stabile in cui si guadagni abbastanza per sopravvivere, e che la presenza degli immigrati, in un momento in cui il mondo assiste a attacchi terroristici, ha creato molto razzismo.
Come Ahmed, anche Salem, un altro ragazzo egiziano arrivato via barca, è pentito di essere arrivato in Italia. “Dico ai miei amici di non venire. Non c’è lavoro”.
Salem è sopravvissuto al naufragio della barca sulla quale era salito. “Eravamo in 300. Si è capovolta e 100 sono morti”, ricorda. Quando le forze di sicurezza egiziane hanno salvato i sopravvissuti “ci hanno picchiati e insultati”. Poi ha ritentato l’attraversata ed è arrivato aTorino.
Il fenomeno dei minori non accompagnati che attraversano il Mediterraneo è in crescita. Secondo dati dell’Unicef, nove su dieci dei 25.846 minori che hanno attraversato il mediterraneo nel 2016 — riporta al Majalla — erano non accompagnati.
Si stima che 4,579 persone siano morte nel tentativo di attraversare il tratto di mare che separa la Libia all’Italia nel solo anno passato, fra questi 700 minori. E proprio in Egitto c’è la città , Rashid, da dove parte il più alto numero di minori, diretti verso la città libica di Sirte.
Il Ministero degli Affari Esteri egiziano — riporta la rivista — ha chiesto ripetutamente al governo italiano di intervenire, insieme alle Ong per il sostegno dell’infanzia, per limitare il controllo che i gruppi criminali esercitano sui minori. Mentre la fondazione egiziana per il progresso della condizione dell’infanzia ha mandato diversi report a riguardo di questo problema alle Nazioni Unite, senza però ottenere risposta
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: emergenza | Commenta »
Giugno 11th, 2017 Riccardo Fucile
INTANTO NASCE LA PAGINA “BANNATI DA CHIARA APPENDINO”…E LEI ANNUNCIA UN RIMPASTO IN GIUNTA
Il Movimento 5 Stelle anticipa la sindaca Chiara Appendino nell’annunciare, con un post del
gruppo consiliare su Facebook, il nuovo assetto della giunta pentastellata del Comune di Torino.
All’attuale capogruppo Alberto Unia vanno le deleghe all’Ambiente fino ad oggi di Stefania Giannuzzi, che lascia l’amministrazione, e quelle ai Rapporti con il Consiglio che fino ad oggi erano in capo al vicesindaco Guido Montanari.
Intanto ieri Chiara Appendino, ad appena una settimana di distanza dai fatti, ha deciso di scusarsi per piazza San Carlo in un lungo post pubblicato sul suo blog e sulla sua pagina Facebook.
Come da costume per il MoVimento 5 Stelle, le scuse sono in perfetto stile Fonzie: si trovano a metà del post (così non tutti arriveranno a leggerle) e non sono annunciate nella presentazione del post su Facebook nè nelle prime righe:
Un sindaco, però, rappresenta un’intera comunità e deve essere pronto ad assumersi anche responsabilità che vanno al di là del ruolo che ricopre. Per questo, a nome mio, di tutta l’Amministrazione e della Comunità che rappresento — a prescindere dalle eventuali responsabilità civili e penali di ognuno — desidero porgere le mie scuse a tutte le persone coinvolte
In attesa di comprendere quali responsabilità abbia l’assessora all’ambiente nel disastro sull’ordine pubblico di piazza San Carlo, i commenti più votati in pagina sono quelli che ringraziano Appendino… per le scuse: «Non mi importa se sia colpa dell’amministrazione o meno ma le tue scuse valgono oro. Sei grande. Piano piano le nostre ferite si rimargineranno… metti a posto Torino per favore…a testa alta… grazie», scrive Gianluca.
Mentre c’è chi, come Arthur, si dimostra un irriducibile: «Chiara mi dispiace perchè non meriti tutte queste critiche». Talmente esagerato che persino la sindaca si sente in dovere di dissentire: «Invece credo sia normale ricevere critiche quando ricopri questo genere di incarichi. Bisogna farne tesoro e andare avanti».
I bannati da Chiara Appendino
La parte divertente della vicenda è che proprio ieri qualcuno si è accorto e ha cominciato a denunciare che alcuni commenti, più critici (ce ne sono comunque molti di negativi) nei confronti della sindaca, sono spariti dalla pagina e i loro autori sono stati bannati.
E così è nata la pagina “Bannati da Chiara Appendino”, in cui si sono riuniti un centinaio di presunti cacciati
Intanto la Appendino rilascia un’intervista alla cronaca torinese della Stampa in cui nega che l’addio della Giannuzzi c’entri qualcosa con piazza San Carlo: ««Piazza San Carlo non c’entra assolutamente. Quando ho iniziato questa avventura amministrativa mi avevate chiamato la “super sindaca” per le mie molte deleghe. Conoscevo di più l’amministrazione e le dinamiche di palazzo di molti altri in giunta, ma già allora avevo in mente di permettere agli assessori di crescere per poi lasciare loro qualche delega». Tutto previsto quindi?
«La riorganizzazione della macchina comunale è stata un passo fondamentale e già allora avevamo impostato il passaggio della delega del Decentramento a Marco Giusta, stiamo seguendo un percorso. La Leon è cresciuta molto e avrà anche la delega sulle manifestazioni culturali. Finardi avrà quella sulla sicurezza. Io terrò partecipate e grandi eventi, ma spiegherò tutto nei dettagli lunedì (domani) in Consiglio».
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2017 Riccardo Fucile
MAY ASSEDIATA, IL 60% DEGLI ELETTORI CONSERVATORI RITIENE CHE DEBBA TOGLIERE IL DISTURBO… CORBYN CI CREDE ANCORA
Nessun accordo di principio, ma solo «colloqui positivi» tra il Dup, il partito della destra unionista nordirlandese, e la premier Theresa May per un possibile sostegno ad un governo di minoranza conservatore britannico.
È quanto ha precisato il partito nordirlandese dopo che Downing Street aveva annunciato che era stato raggiunto un accordo di principio.
L’annuncio del Dup ha costretto l’ufficio della premier ad un secondo comunicato in cui si precisa che i dettagli dell’intesa saranno resi noti «come e quando» saranno finalizzati.
“I colloqui continuano”
Secondo il precedente comunicato di Downing Street, i dettagli dell’accordo di principio sarebbero stati definiti in una prima riunione di governo lunedì. Tuttavia, pur definendo i colloqui «positivi», il Dup ha però precisato che le trattative erano ancora in corso: «i colloqui continueranno la prossima settimana per lavorare sui dettagli e per raggiungere l’accordo sulle disposizioni per il nuovo Parlamento», ha detto la leader del partito della destra unionista nordirlandese, Arlene Foster. I 10 deputati del Dup sono decisivi dopo che i Tories hanno perso la maggioranza assoluta alle elezioni di giovedì.
Corbyn non si arrende
La reazione di Jeremy Corbyn non si è fatta attendere: «Posso ancora diventare primo ministro, è ancora assolutamente possibile» spiega il leader laburista al Sunday Mirror mentre sono in corso le trattative tra i conservatori di Theresa May e gli uninionisti nord irladesi che stanno negoziando per formare una maggioranza alla Camera dei Comuni dopo le elezioni di giovedì scorso in Gran Bretagna. «Non credo che May e il suo governo abbiano alcuna credibilità », ha aggiunto Corbyn.
“Johnson pronto a fare il premier”, ma lui smentisce
Un altro caso che tiene banco è quello dell’ex sindaco di Londra Boris Johnson. «Sciocchezze del Mail on Sunday, io sostengo Theresa May, andiamo avanti con il lavoro» scrive su Twitter il ministro degli Esteri britannico replicando a un articolo del quotidiano britannico secondo cui lo stesso Johnson sarebbe pronto a prendere il posto di Theresa May a Downing street.
Il giornale questa mattina titola sulla pressione sempre più forte che ambienti conservatori vicini a Johnson stanno esercitando sul primo ministro e cita le parole di un conservatore di rango vicino a Johnson secondo cui «c’è bisogno di un Brexiter, di qualcuno che possa parlare e connettersi con la gente come ha fatto Jeremy Corbyn. Qualcuno che può fare in modo che la Gran Bretagna creda di nuovo in sè stessa».
Cresce il malumore
May intanto è sempre di più sotto assedio. Dopo le dimissioni reclamate e infine ottenute, dei due suoi più stretti collaboratori, una serie di sondaggi effettuati da Survation, rivelano che il 49% degli elettori vogliono le dimissioni di May e solo il 38% ritiene che dovrebbe restare al suo posto dopo l’esito del voto di giovedì. Un altro sondaggio realizzato dal sito vicino ai Tories, Conservative Home, aggiunge che due terzi degli elettori conservatori chiedono che May si dimetta immediatamente.
Gavin Barwell il nuovo capo dello staff di Theresa May
L’ex parlamentare ed ex ministro dell’edilizia, Tory Gavin Barwell, è stato nominato da Theresa May nuovo capo del suo gabinetto. Lo riporta la Bbc. L’ex sottosegretario all’edilizia, classe 1972, è stato uno dei parlamentari che hanno perso il seggio in queste elezioni. Candidato nel collegio di Croydon, a a Londra, si è laureato in scienze naturali al Trinity College di Cambridge ed è nel partito conservatore dal 1993. È stato eletto per la prima volta a Westminster nel 2010.
(da “La Repubblica“)
argomento: elezioni | Commenta »
Giugno 11th, 2017 Riccardo Fucile
OGGI LE ELEZIONI PER L’ASSEMBLEA NAZIONALE… ANCHE ALAIN JUPPE’ LASCIA PREVEDERE CHE ENTRERA’ NEL PARTITO DI MACRON
Anche la Francia torna oggi alle urne, ma questa volta per eleggere la sua Assemblea
nazionale. Un mese dopo aver portato il presidente Emmanuel Macron all’Eliseo dopo il drammatico ballottaggio contro Marine Le Pen, gli elettori decideranno quale tipo di sostegno dare al 39enne capo dello Stato.
E la cosa straordinaria è che un movimento politico che fino ad un anno fa non esisteva rischia (oggi e nei ballottaggi di domenica prossima) di conquistare una maggioranza di 400 seggi all’Assemblea nazionale.
Il movimento per le presidenziali si chiamava “En Marche”; adesso è diventato “La Republique en marche”. La marcia rischia di travolgere del tutto innanzitutto il partito in cui Macron ha mosso i primi passi, quello Socialista del presidente uscente Francois Hollande.
Gli ultimi sondaggi danno “La Republique En Marche” al 31% dei voti davanti ai “Rèpublicains” (22%) e al Fronte Nazionale di Marine Le Pen con il 18%. Segue “La France insoumise” del tribuno della sinistra radicale Jean-Luc Mèlenchon (12,5%) e buoni ultimi i socialisti con addirittura il 9%.
Il sistema elettorale francese prevede che passino al secondo turno i candidati che nei collegi uninominali abbiamo avuto almeno il 12,5% degli elettori iscritti (con una astensione del 40% sarebbe necessario circa il 20% dei votanti).
Quindi al ballottaggio potrebbero esserci anche sfide fra 3 o anche 4 candidati.
Ed è questo sistema che permetterà al partito di Macron di avere secondo i sondaggi addirittura 400 deputati su 577, mentre i Rèpublicains ne avrebbero un centinaio e tutti gli altri dai 10 ai 20/30.
La campagna elettorale che si è svolta è stata del tutto nuova rispetto alle precedenti elezioni. I comizi, gli incontri pubblici, le manifestazioni tradizionali sono stati davvero pochi.
Perfino gli incontri privati, quelli con poche decine di persone in un contesto riservato, si sono ridotti molto. La campagna come tutto in questi anni, è passata soprattutto sui media elettronici, sui social, si è alimentata della capacità di far passare attraverso Internet i messaggi che i candidati e soprattutto Macron hanno voluto lanciare.
I temi più importanti sono stati la riforma del mercato del lavoro, il fisco, la riforma della scuola che Macron ha fatto annunciare in questi giorni. Non è stato centrale il terrorismo, che pure in Francia ha colpito ripetutamente e soprattutto a Parigi.
Nel 2012 la partecipazione fu al 58%; è probabile che quest’anno la novità Macron possa creare una partecipazione più alta. Ma la grande sfida delle presidenziali, quella degli elettori che volevano fermare la Le Pen questa volta è assente: saranno elezioni parlamentari tradizionali, cioè abbastanza apatiche.
Se En Marche stravince, gli altri partiti sopravvivono o quasi scompaiono.
L’unica opposizione in grado dire qualcosa contro Macron sarà quella dei Rèpublicains, la destra conservatrice che negli anni ha espresso presidenti come Chirac e Sarkozy. Senza un leader dopo la rinuncia di Francois Fillon, il partito si sta già frantumando.
Uno dei possibili candidati presidenziali repubblicani, Alain Juppè, che è stato premier e ministro degli Esteri con Chirac, ha appoggiato nel suo collegio la candidata di En Marche, lasciando prevedere che anche lui entrerà nel movimento.
Ugualmente in crisi il movimento di Marine Le Pen: dopo l’exploit che l’ha portata al ballottaggio contro Macron, la Le Pen si trova davanti un partito che sta iniziando a scoppiare.
Rivalità interne, scambi di accuse ma soprattutto la conferma che la linea politica post-fascista del movimento non lo porterà mai oltre un certo limite hanno messo in moto una dinamica distruttiva. La legge elettorale per le parlamentari fa sì che la Le Pen rischi di non riuscire a portare all’Assemblea nazionale neppure i 15 deputati necessari a fare un gruppo parlamentare.
Il dato politico più drammatico fra i “piccoli partiti” sarà quello che vedrà entrare in questa categoria anche i socialisti che furono di Mitterrand e che fino a ieri hanno espresso il presidente con Hollande.
Oggi il Ps ha 284 deputati: potrebbe mantenerne fra i 20 e i 40, il risultato peggiore dal 1993, quando il Ps elesse solo 57 deputati.
Schiacciati al centro da Macron e a sinistra dal movimento radicale di Jean-Luc Melenchon, i socialisti potrebbero davvero sparire o essere ridotti a pura testimonianza e senza alcuna rilevanza politica e istituzionale.
Il vero segno della rivoluzione che ha sconvolto la politica di Francia.
(da “la Repubblica”)
argomento: elezioni | Commenta »
Giugno 10th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO 8 ANNI UN ALLOGGIO SU 10 E’ INAGIBILE, 94 FAMIGLIE DI NUOVO SFOLLATE
All’epoca Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso parlavano di “miracolo”. Il sindaco che sta per lasciare dopo dieci anni Massimo Cialente, invece, pure.
Era il 29 settembre del 2009, il giorno del 73esimo compleanno dell’allora Cavaliere e si inauguravano i primi 400 appartamenti del progetto C.A.S.E. — così, con i puntini — tassello iniziale della fantomatica new town (all’inizio se ne parlava al singolare) che avrebbe dovuto rimpiazzare L’Aquila, distrutta dal terremoto del 6 aprile.
Davanti ai nastri da tagliare, erano tutti entusiasti.
Otto anni dopo, a dispetto del luogo comune che rimbalza qua e là , quel progetto avveniristico si rivela un fallimento.
Gli appartamenti cadono a pezzi. Interi condomini vengono evacuati d’urgenza di fronte al rischio di crolli.
Si prospetta, addirittura, l’esigenza di abbattere alcuni di quei 19 quartieri costruiti in tutta fretta nell’emergenza post-sisma. In tutta fretta e con soldi pubblici, ovviamente: oltre un miliardo di euro.
E inevitabilmente si riaccendono le polemiche, con Cialente e Bertolaso che si rinfacciano a vicenda le responsabilità del disastro nelle interviste rilasciate al quotidiano Il Centro, che ha riportato in auge la questione.
Tanto più che L’Aquila vive la fase culminante della campagna elettorale per le amministrative dell’11 giugno: e nulla, come il progetto C.A.S.E., si presta bene per accuse incrociate e revisionismi.
Ma non è solo questione di propaganda, se proprio alla vigilia del voto si torna a parlare di quelle in città vengono spesso chiamate “le casette di Berlusconi”.
I problemi, per chi in quelle casette ci vive, sono assai concreti. Lo sono, ad esempio, per le 70 famiglie che mercoledì mattina hanno appreso che presto potrebbero essere sgomberate.
Sono solo gli ultimi episodi di una sequela ormai lunghissima di incidenti nelle new town berlusconiane.
Dai balconi che crollano agli intonaci che si staccano, dalle caldaie non coibentate e perennemente in tilt agli isolatori sismici che si scoprono non omologati.
L’assessore all’Assistenza alla popolazione, Fabio Pelini, tira le somme: “Gli alloggi inagibili, per vari motivi, sono oltre 500 su un totale di 4500”.
“Stiamo cercando di capire cosa ne sarà di noi, per il momento ci hanno solo detto che le nostre abitazioni non sono sicure”, si sfoga Anna.
Il rischio che corrono, ora, è quello di dover abbandonare i loro alloggi, installati su piattaforme antisismiche in stato di grave deterioramento.
Proprio come hanno dovuto fare, la settimana scorsa, i residenti della Piastra 1 di Coppito 2. Si tratta di 24 famiglie, costrette a sgomberare le loro abitazioni il 31 maggio.
“Tutto è successo senza alcun preavviso — racconta Debora — I vigili del fuoco ci hanno lasciato appena 5 minuti per recuperare qualche oggetto, poi ci hanno trasferiti”.
Per circa una settimana sono stati ospitati all’Hotel Amiternum, in attesa di una nuova destinazione. E nel frattempo la rabbia è montata.
“Da mesi — racconta Roberto — facevamo segnalazioni: nei locali sotterranei pioveva vistosamente”. Risposte? “Nessuna”. Poi, però, l’intervento d’urgenza.
Il problema, spiega ora Cialente a Ilfattoquotidiano.it, stava in una guaina impermeabilizzante tagliata male. “Era stata montata al contrario e dunque non bloccava le infiltrazioni di acqua”. Risultato: travi e pannelli bagnati e rischio di crolli.
“La responsabilità era evidentemente della ditta subappaltatrice: e a quel punto — prosegue il sindaco — abbiamo disposto i controlli sulle altre 11 piastre installate dalla Cosbau”. E così si è scoperto che altre 3 piattaforme — la numero 2 di Coppito 2, le numero 13 e 14 di Pagliare di Sassa — presentavano problemi analoghi.
“Non è detto che in questi casi sia necessario procedere allo sgombero”, afferma Cialente. Ma dal suo staff lo pronosticano come “fortemente probabile, almeno per 2 delle 3 piastre”.
Una situazione difficile da gestire e che col passare del tempo sembra destinata a peggiorare.
Secondo Guido Bertolaso, la colpa è di Cialente e della sua giunta, colpevoli di non avere effettuato i lavori di manutenzione necessari dal 2010 in poi.
Il sindaco non ci sta e parla di oltre “30 milioni di euro spesi in interventi di manutenzione”.
Il problema, secondo Cialente, è di ben altra natura. “Ha a che fare con la progettazione e la realizzazione di quelle strutture. L’esempio delle piastre evacuate in questi giorni è emblematico: lì ci sono delle guaine installate male da chi ha eseguito i lavori nel 2009. Cosa c’entra la manutenzione?”.
Certo, le new town nascevano per durare negli anni, proprio in contrapposizione coi container dell’Umbria e del Belice. “Assurdo pensare che opere pensate con queste finalità cadano a pezzi dopo pochi anni” ragiona Cialente.
Eppure, nell’autunno 2012, quando il Comune ha acquisito i “C.A.S.E.”, non ha effettuato verifiche sulla stabilità delle strutture. “Io mi sono fidato dei collaudi, che erano in regola. Cos’altro potevo fare?”.
Quando sarà terminata la carambola delle accuse reciproche, bisognerà poi anche capire cosa farne, di questo ingombrante e decrepito patrimonio.
Cialente una proposta ce l’ha: “Smantellare le piastre. Tutte”. Una proposta che ha infiammato la settimana finale di campagna elettorale. Coi candidati del Pd e del centrodestra divisi sulle attribuzioni delle colpe, ma concordi di fatto nello smentire Cialente e nel prospettare “solo abbattimenti selettivi”.
E coi comitati civici a sostegno dell’outsider Carla Cimoroni che denunciano “il vergognoso scaricabarile” tra le due opposte coalizioni, entrambe responsabili di quello che nel 2009 fu “un patto concordato tra le parti” che “ignorò puntualmente tutte le proposte alternative”.
Cialente comunque insiste: risistemare tutti gli alloggi danneggiati avrebbe costi enormi, secondo il sindaco, e soprattutto “grava il parere dell’Unione europea, che ha finanziato il progetto C.A.S.E. solo a patto che si trattasse di alloggi temporanei, come previsto dal Fondo di solidarietà ”.
Ma se gli si chiede quale sarebbe, il limite della “temporaneità ”, Cialente sorride sarcastico: “È quello che ho chiesto anche io a Bruxelles. Senza ricevere risposta. Ma resta il fatto che a breve bisognerà pensare di abbattere molte di quelle strutture”.
Di un progetto mastodontico, finanziato per 700 milioni dallo Stato italiano e per circa 350 dall’Ue, resterebbero soltanto macerie?
“Che fosse temporaneo, lo si sapeva fin dall’inizio. Semmai l’errore è stato rinunciare, nel 2009, a soluzioni meno onerose”. Peccato non averci pensato all’epoca, quando si tagliavano i nastri e si gridava al miracolo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 10th, 2017 Riccardo Fucile
STADIO ROMA, IN VISTA DEL VOTO IN CAMPIDOGLIO E’ CACCIA AGLI ORTODOSSI
Colpirne uno per educarne non cento, ma almeno tre, o forse cinque. 
E’ questo il ragionamento che ha portato il gruppo dirigente pentastellato capitolino (in stretta comunicazione con Genova) ad assumere in modo repentino e inatteso la decisione di sospendere a tempo indeterminato dal movimento la consigliere comunale Cristina Grancio, rea di avere espresso più di una perplessità in commissione su alcuni aspetti del nuovo progetto dello stadio della Roma e soprattutto la fretta con cui i suoi dirigenti stanno portando avanti l’iter in Consiglio.
Il salto di qualità nel contrasto agli “ortodossi” grillini è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì, quando il capogruppo Paolo Ferrara, che a caldo aveva usato toni concilianti con la sua consigliera (che non aveva preso parte al voto sul progetto), dopo avere esaminato la situazione e simulato tutti gli scenari possibili assieme ai più stretti collaboratori della sindaca, ha optato per la linea dura e ha messo alla porta la Grancio, che non a caso, nel comunicare il provvedimento ai militanti sui social, ha parlato apertamente di “malafede” da parte dei piani alti di Palazzo Senatorio.
Ma cosa c’è dietro alla severità di una punizione che appare non commisurata alla colpa di sottrarsi a un parere, peraltro non vincolante?
La preoccupazione della sindaca Virginia Raggi è evidentemente quella di attraversare questa fase cruciale per la credibilità della sua giunta e della sua leadership, messa a durissima prova dopo un anno di governo, evitando di arrivare all’obiettivo dell’approvazione della delibera in consiglio con danni collaterali potenzialmente letali per la compattezza della sua maggioranza.
Nella fattispecie, la sospensione della Grancio, alla vigilia del tour de force consiliare previsto tra lunedì e mercoledì, che dovrà avere come esito obbligato quello di dare l’ok alla nuova delibera di interesse pubblico, sembra voler dire qualcosa a quei consiglieri che finora, in ogni passaggio interno del movimento, hanno rivolto al progetto della stadio critiche eguali o addirittura maggiori di quelle espresse dalla Grancio.
Se in passato quest’ultima, coerentemente, si era astenuta nella consultazioni di gruppo, altri erano andati oltre, ad esempio Alessandra Agnello e Alisia Mariani, che rispondono direttamente ai militanti e agli elettori di Tor di Valle e sanno perfettamente che nel territorio interessato dal progetto l’orientamento dei residenti e in particolare quello dei residenti grillini è molto critico.
Venerdì il IX Municipio, chiamato ad esprimere un parere quale parte in causa, ha vissuto una giornata di paralisi e ha rinviato il voto a domenica, per mantenere lo spazio per una difficile mediazione interna, proprio mentre le conferme ufficiali sulla contrazione delle opere pubbliche e l’aumento della parte di queste a carico dei contribuenti non fanno altro che dare fiato al dissenso.
Allo stato, i proponenti non dovranno più sobbarcarsi l’onere di alcun ponte sul Tevere, mentre sono spuntati 45 milioni per il rafforzamento della linea Roma-Lido che graveranno sul bilancio del Comune.
La Agnello e la Mariani, a fine febbraio, avevano votato contro le ipotesi che circolavano sul nuovo progetto assieme a Maria Agnese Catini, mentre una posizione critica era stata espressa anche da Teresa Zotta e Gemma Guerrini, che però sembra essere “rientrata”.
Sono loro le “sorvegliate speciali” del Campidoglio, oggetto non dichiarato ma ben circostanziato del tentativo di serrare i ranghi messo in campo nelle ultime ore.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 10th, 2017 Riccardo Fucile
CADONO LE PRIME TESTE DOPO IL DELUDENTE RISULTATO DEI CONSERVATORI
I due capi dello staff di Theresa May, Nick Timothy e Fiona Hill, si sono dimessi. Lo riferisce l’Indipendent. Secondo il quotidiano, le dimissioni sono state chieste direttamente dal primo ministro dopo le forti pressioni arrivate nelle ore successive al voto da ambienti conservatori.
Secondo la Bbc, dalla nomenklatura del partito è scattato un vero e proprio ultimatum nei confronti di Theresa May: silurare i suoi influenti capi dello staff, Fiona Hill e Nick Timothy, entro lunedì se vuole garantire la fiducia al suo nuovo governo.
Hill e Timothy sono invisi a vari notabili e media per il ruolo di cani da guardia della premier e il loto potere da consiglieri ‘occulti’.
Decisivi, pare, nella scelta del voto anticipato.
“Mi assumo la responsabilità della campagna elettorale, che è stata un errore rispetto al nostro programma”, scrive Nick Timothy precisando di aver rassegnato le sue dimissioni già ieri.
“La ragione della nostra delusione non è il mancato sostegno a Theresa May e ai conservatori”, si legge nella lettera pubblicata sul sito dei Tory. “Bensì l’inaspettato aumento del seguito verso i laburisti”.
“Si possono fare tutte le speculazioni del mondo su questo, ma la semplice verità è che: la Gran Bretagna è un paese diviso. Molti sono stanchi dell’austerità , molti restano arrabbiati o frustrati per la Brexit e molti giovani sentono di non avere le opportunità che hanno avuto i loro genitori”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: elezioni | Commenta »
Giugno 10th, 2017 Riccardo Fucile
SAREBBERO BASTATI PER AGGIUDICARSI 7 DEPUTATI IN PIU’ SOTTRAENDOLI AI CONSERVATORI
Uno studio pubblicato dal quotidiano Independent rivela che Jeremy Corbyn sarebbe potuto
diventare primo ministro, se avesse ricevuto soltanto 2227 voti in più. Tanti sarebbero bastati a far vincere al Labour 7 deputati in più, e ai conservatori dunque 7 deputati in meno.
In tal modo il partito laburista avrebbe avuto abbastanza seggi per formare un governo di coalizione con i liberaldemocratici, i verdi, i nazionalisti scozzesi e nord-irlandesi, arrivando ad avere una maggioranza alla Camera dei Comuni e negandola ai Tories. i quali peraltro, alleati con gli unionisti nord-irlandesi, hanno ora una maggioranza di appena 2 seggi.
Sono gli effetti del maggioritario. Non conta quanti voti ha ricevuto un partito in assoluto (in questo ambito, i Tories hanno battuto il Labour 42,5 a 40 per cento), bensì quante delle 650 gare individuali si vincono per conquistare deputati.
Del resto alle elezioni del 2015, l’Ukip prese 4 milioni di voti, pari al 13 per cento, diventando il terzo più grande partito nazionale, ma ottenne un solo deputato: perchè, su 650 “gare”, ne aveva vinta appunto soltanto una.
Non conta arrivare secondi. Con una manciata di voti in più, 2227 per l’esattezza calcola l’Independent, sarebbe stato Corbyn ad andare dalla regina e dirle: “Sono in grado di formare un governo”.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »