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SICILIA, I DUE FRATELLI LEGHISTI ARRESTATI CHE SI SCAMBIAVANO LE GENERALITA’

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

MARIO CAPUTO “PRESTANOME” DEL FRATELLO SALVINO SOTTO IL SIMBOLO DI “NOI CON SALVINI”… E LA LEGA FACEVA FINTA DI NON VEDERE

Non fu una campagna elettorale, ma un grande inganno.
Secondo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Termini Imerese Stefania Gallì, i fratelli Salvino e Mario Caputo si sarebbero presi gioco degli elettori. Il loro sarebbe stato un attentato al diritto di voto dei cittadini.
Il Gip ritiene che ci siano profili penali in quella che finora, agli occhi dei più, era sembrata una furbata da campagna elettorale.
E cioè la scelta di aggiungere “detto Salvino” accanto al nome del meno conosciuto dei fratelli, Mario. Una pratica parecchio diffusa nella corsa al voto, ma i fratelli Caputo sarebbero andati oltre il lecito.
Il giudice ha scelto una linea più dura di quella proposta dalla Procura diretta da Ambrogio Cartosio.
L’articolo contestato è il 294 del codice penale: “Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà , è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.
Salvino Caputo, incandidabile per una condanna passata in giudicato, aveva chiesto la riabilitazione.
Ed era convinto di ottenerla. Il 19 giugno spiegava: “… mi sto facendo le elezioni… ho preso i miei consiglieri comunali….mi sto programmando la candidatura… le regionali, ‘Noi con Salvini’… io ce la faccio a essere eletto”.
A settembre lo scenario cambiò. Le speranze di correre in prima persona si era spenta con il no alla domanda di riabilitazione.
Salvino Caputo, però, preferì non dirlo ad Alessandro Pagano, suo riferimento nella Lega di Matteo Salvini. Fece finta che la decisione fosse stata rinviata.
A quel punto Pagano, da qui l’accusa che gli viene contestata di essere stato l’istigatore dell’inganno, propose a Caputo una soluzione: “Non possiamo prendere seimila voti e buttarli al macero… al limite candidi tuo figlio… tu continui a essere più forte di tutti… io ho già  una soluzione. Quale è… Caputo senza fotografia… come si chiama tuo figlio non so… detto Salvino punto e basta… funziona così…. non può esistere che perdiamo questa opportunità … lo abbiamo costruito da sei mesi e ora sul traguardo…”.
Pagano, dunque, suggeriva l’escamotage di candidare un parente dell’ex sindaco di Monreale. I carabinieri del Comando provinciale di Palermo e della compagnia di Termini Imerese avevano ormai attivato le intercettazioni.
Alla fine il candidato alle elezioni regionali dello scorso novembre non sarà  il figlio, ma il fratello Mario.
Anche perchè, “molta gente faceva affidamento su me – spiegava Salvino Caputo – sul ruolo futuro… sulle prospettive che c’erano….e si sono spostati specialmente in provincia… grandi elettori…. un lavoro certosino… sarebbe stato un exploit…”.
Mario Caputo, secondo l’accusa, sarebbe stato un prestanome politico del fratello che gli spiegava: “… tieni conto che molti sapranno che sono io il candidato perchè non tutti sono raggiungibili o tutti sanno che io non mi candido.. specialmente nei paesi, si gioca con l’equivoco….sul fatto anche Caputo detto Salvino… infatti nel partito anche su questo insistono”.
L’importante era che agli elettori venisse nascosta la verità . “… la gente fuori non deve sapere – aggiungeva Benito Vercio, pure lui ai domiciliari – l’unica strada è Salvini a livello nazionali e Salvino alle regionali… è l’unica soluzione”.
L’inganno è servito. “Ci sono nei paesi gente persone che non sanno che non sono io il candidato – raccontava Salvino Caputo – sono convinti che sono io e quindi vanno a scrivere Salvino Caputo che faccio perdo i voti?”.
Una convinzione che viene fuori dalle telefonate con tanti elettori. Il fratello Mario restò un comprimario nella campagna elettorale. La gente chiamava l’ex sindaco ed ex deputato regionale: “Siamo con lei siamo con lei… buongiorno dottore Caputo…. io sto lavorando per lei con gli operai in campagna… raccogliamo le olive perchè di pomeriggio sanno già  sanno quello che devono fare lor va bene?”.

(da “LiveSicilia“)

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CARABINIERA MOLESTATA DA UN COLLEGA: SONO GLI ABUSI, NON L’INTERVISTA CHE HA RILASCIATO, A DISONORARE L’ARMA

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

ORA E’ ACCUSATA DI AVER LESO L’IMMAGINE DELL’ARMA, NONOSTANTE IL MOLESTATORE SIA STATO CONDANNATO ANCHE IN APPELLO

Angela Rizzo, carabiniera in forza alla compagnia di Firenze, è stata accusata di aver leso l’immagine dell’Arma per le dichiarazioni rilasciate alla giornalista Giulia Bosetti di Presa diretta, la trasmissione di Rai3 condotta da Riccardo Iacona.
La sua testimonianza, difficile e tormentata, riguardava le molestie subite da lei e da altre colleghe ed era inserita nella puntata dedicata a “Sesso e potere”, un’inchiesta che ha illuminato situazioni di arbitrio e di umiliazione e che è riuscita a dare voce a chi non aveva mai trovato il coraggio di ribellarsi e di denunciare.
Tra queste voci quella di Angela Rizzo che ha raccontato storie di abusi che, forse, avrebbero dovuto essere denunciate e stroncate proprio da chi ora l’accusa di aver leso l’immagine dell’Arma dei Carabinieri.
A disonorare il corpo non è stata l’intervista di Angela Rizzo (comunque l’articolo 21 della Costituzione vale anche per lei), ma chi abusa della divisa per molestare lei e le sue colleghe.
Una donna — soprattutto se indossa una divisa — fatica a denunciare, conosce il rischio dell’isolamento e della calunnia, sa che forse non potrà  contare sulla solidarietà  dei superiori e di tanti colleghi.
Eppure Angela ha scelto di parlare, perchè il peso che portava dentro era troppo grande per restare nascosto, in attesa dei tempi di un’inchiesta interna, magari continuando a incontrare e a vedere quelli che Lei considera i suoi molestatori.
Secondo l’Arma, come riporta il sito GrNet.it, si rileva la “lesione del prestigio istituzionale” perchè la donna ha parlato senza autorizzazione e ha detto di “avere avuto paura che succedesse qualcosa di più grave”.
Il maresciallo da lei accusato è stato condannato in due gradi di giudizio ed è in attesa della Cassazione
Contegno del militare, comunicazioni dei militari, doveri attinenti al grado, senso di responsabilità . Le contestazioni sono formali, la sostanza invece è che lei ha raccontato in un’intervista non autorizzata le molestie, anche sessuali, subite da un suo superiore. Accuse confermate in primo secondo e grado.
Ma ora contro la donna, il carabiniere scelto Angela Aparecida Rizzo che all’epoca dei fatti denunciò il collega, l’Arma ha aperto un procedimento disciplinare. La notizia è stata data da GrNet.it, network che si occupa di informazione su sicurezza e difesa. Il sito spiega che la donna, assistita dagli avvocati Giorgio Carta e Maria Laura Perrone, deve difendersi entro 60 giorni dalle accuse.
L’intervista incriminata è stata rilasciata a Presa Diretta in onda su Rai3 il 10 marzo scorso. La militare ha raccontato della denuncia di molestie subite in caserma che portò il tribunale militare di Roma, il 17 gennaio 2016, a condannare in primo grado, a 9 mesi di reclusione e al risarcimento danni, il maresciallo, imputato di minacce ad inferiore. Poi il 12 dicembre 2017 la Corte militare di appello ha confermato la condanna. Ora il giudizio è pendente in Cassazione.
Nell’atto di contestazione degli addebiti alla militare, l’Arma rileva una possibile lesione del prestigio istituzionale nel passaggio in cui il carabiniere scelto afferma di “avere avuto paura che succedesse qualcosa di più grave. In un contesto come il nostro dovremmo tutelare, no? Con grande amarezza trovo invece che, ecco, anche nel mio caso, uno venga abbandonato”.
Secondo l’Arma, “i fatti sopra descritti — si legge nel documento di contestazione — potrebbero avere rilevanza disciplinare e costituire violazione delle seguenti norme: contegno del militare, comunicazioni dei militari, doveri attinenti al grado, senso di responsabilità “.

(da agenzie)

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UOMO SGOZZATO IN GARAGE, MA L’AUTORE E’ UN ITALIANO, SI PUO’ FAR FINTA DI NULLA

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

PER UNA LITE CONDOMINIALE UN MURATORE DI 59 ANNI TAGLIA LA GOLA AL VICINO 54ENNE

Fuga finita. I carabinieri del comando provinciale di Milano mercoledì mattina hanno arrestato un uomo di cinquantanove anni – un muratore – perchè ritenuto responsabile dell’omicidio di Michelangelo Redaelli, il 54enne che era stato trovato morto la sera del 23 dicembre nel garage di casa sua a Solaro.
La vittima – che viveva da sola in un appartamento di via Parini – era stata uccisa con due fendenti alla gola e a dare l’allarme erano stati alcuni conoscenti che lo
aspettavano per un appuntamento.
I militari di Desio, dopo aver ricevuto le segnalazioni degli amici del 54enne, erano andati a casa sua e nel box condominiale avevano fatto la tragica scoperta.
In manette – in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Monza – è finito l’ex vicino di casa di Redaelli, che intanto aveva cambiato abitazione. Alla base dell’omicidio, stando alle indagini, ci sarebbero state proprio alcune liti condominiali tra il killer e la vittima, soprattutto sull’uso dell’acqua condominiale.
Decisivo per incastrare il muratore sono state alcune tracce biologiche che lui stesso aveva lasciato sul corpo del 54enne e sul luogo dell’omicidio.

(da agenzie)

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BRESCIA, ITALIANO UCCIDE DUE PERSONE E POI SI TOGLIE LA VITA

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

LE VITTIME COINVOLTE NEL PROCESSO SUL TRAFFICO DI MEZZI PESANTI PER CUI L’ASSASSINO ERA STATO CONDANNATO

Una caccia ai coimputati, finita nel dramma. Cosimo Balsamo, 62 anni, si è suicidato ad Azzano Mella, nel bresciano, dopo aver ucciso due imprenditori, Elio Pellizzari e James Nolli, coivolti con lui nel processo alla banda dei tir che nei primi anni del 2000 aveva derubato aziende di trasporto di metalli in tutto il nord Italia.
Nel 2009, infatti, Balsamo era stato condannato per associazione a delinquere finalizzato al furto e riciclaggio.
Balsamo lo scorso 30 gennaio era salito su una tettoia del tribunale di Brescia per protestare contro il sequestro della sua abitazione. Una delle ultime vicende giudiziarie che vide coinvolto Cosimo Balsamo, è una richiesta di revisione respinta dalla Corte d’appello di Venezia e poi dalla Cassazione della sentenza di condanna a sette anni e quattro mesi della Corte d’appello di Brescia per associazione a delinquere furto e ricettazione.
Nella richiesta Balsamo lamentava che James Nolli, una delle sue vittime, era stato condannato per furto, mentre lui per ricettazione, mentre aveva sempre sostenuto di aver personalmente rubato i mezzi con cui l’organizzazione depredava aziende che lavoravano metalli e altro.
Balsamo sosteneva che la condanna per ricettazione fosse ingiusta in quanto a questa era conseguita l’applicazione della confisca dei suoi beni, proprio in relazione alla condanna per ricettazione.
Balsamo è entrato stamattina nel capannone della S.G.A., azienda che commercializza veicoli industriali a Flero, in provincia di Brescia, e ha aperto il fuoco contro due persone, uccidendone una e ferendone un’altra.
“Mi hai rovinato”, avrebbe detto l’uomo secondo le prime ricostruzioni prima di sparare a Pellizzari, 78 anni, titolare della Pg metalli, azienda che si trova a pochi metri di distanza dal capannone dove si è consumato il delitto.
Il nipote del ferito ha riferito: “È entrato in azienda, ha detto a mio zio di chiamare Elio, che era altrove e , quando è arrivato, gli ha sparato”.
Mi hai rovinato” avrebbe gridato prima di sparare e di fuggire in auto.

(da agenzie)

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L’INCHIESTA SICILIANA TRAVOLGE LA LEGA: INDAGATI PER VOTO DI SCAMBIO ANCHE IL NEO-DEPUTATO PAGANO COORDINATORE DELLA SICILIA OCCIDENTALE, ATTAGUILE , L’ALTRO COORDINATORE DELLA SICILIA, E UN ASSESSORE

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

CHIESTA AUTORIZZAZIONE ALLA CAMERA PER UTILIZZO INTERCETTAZIONE DEL DEPUTATO LEGHISTA

Con l’accusa di voto di scambio i carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno arrestato l’ex deputato regionale siciliano Salvino Caputo, dirigente di “Noi con Salvini”. L’ex parlamentare, avvocato di Monreale, commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento leghista durante le elezioni della scorsa primavera, è finito agli arresti domiciliari su proposta della procura di Termini Imerese.
Ai domiciliari anche il fratello, Mario Caputo, avvocato pure lui, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars nelle liste del movimento “Noi con Salvini”.
Un terzo provvedimento riguarda Benito Vercio, 62enne, ritenuto un procacciatore di voti, è di Termini Imerese.
Nell’inchiesta ci sono anche altri indagati a piede libero, una vera bufera per Lega in Sicilia: indagato pure il coordinatore del movimento in Sicilia occidentale Alessandro Pagano, neo eletto alla Camera, la procura di Termini Imerese chiede l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni emerse nei suoi confronti.
Con lui è coinvolto anche l’altro coordinatore della Lega in Sicilia, Angelo Attaguile, che pochi giorni fa si era auto-candidato alla guida del Comune di Catania.
Nel corso dell’inchiesta, la Procura diretta da Ambrogio Cartosio ha accertato “dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità “, questa l’accusa.
L’indagine dei carabinieri del comando provinciale diretto da colonnello Antonio Di Stasio si riferisce alle Regionali del novembre 2017, in cui era candidato Mario Caputo detto Salvino, un chiaro riferimento al fratello più celebre.
Nel 2013, Salvino Caputo era stato costretto a lasciare l’Assemblea regionale siciliana dopo che nei suoi confronti era divenuta definitiva una condanna ad un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio.
L’ex deputato regionale di An e poi Pdl cercò di fare annullare alcune multe quando era sindaco di Monreale, multe che avevano raggiunto l’allora arcivescovo Salvatore Cassisa e alcuni assessori.
La nomina di Caputo nel movimento di Salvini aveva creato qualche malumore all’interno del gruppo siciliano leghista, ma il coordinatore regionale Alessandro Pagano aveva tagliato corto: “Tutto il movimento si stringerà  attorno a Caputo con grande impegno, al fine di portare avanti il nostro progetto insieme a Matteo Salvini in tutto il territorio siciliano”.
Dice il procuratore di Termini Imerese, nel corso della conferenza stampa: “Salvino Caputo era soggetto aduso ad atti contra legem, quali il voto di scambio, attività  che esercitava in modo sistematico”.
L’inchiesta condotta dalla sostituta procuratrice Anna Domenica Gallucci contesta ai fratelli Caputo non solo la compravendita di voti ma anche l’ipotesi di reato di attentato ai diritti politici dei cittadini.
Il procuratore Cartosio parla di “stratagemma utilizzato per ingannare gli elettori”: nei manifesti elettorali si faceva cenno solo al cognome Capito, senza indicazione del nome. E nella lista, il riferimento a “detto Salvino”.
L’inchiesta è nata da un esposto anonimo arrivato in procura. Si faceva riferimento a un dipendente comunale, Agostino Rio, custode della biblioteca: durante le comunali di Termini procacciava voti per due consiglieri dell’attuale maggioranza, Loredana Bellavia e Michele Galioto, che risultano indagati. Bellavia, del movimento di Salvini, è anche assessore della giunta cittadina presieduta da Francesco Giunta.   Alle Regionali, Rio era invece impegnato per Caputo, insieme ad alcuni “grandi elettori”, come li definiscono i magistrati.
È lungo l’elenco degli indagati. I Caputo avrebbero promesso posti di lavoro e anche il sostegno per il superamento del test di accesso al corso di scienze infermieristiche. Gli indagati sono una ventina

(da agenzie)

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DICEVA “LE IDEE DI SALVINI RISPECCHIANO LE MIE”, E’ FINITO IN GALERA

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

EX MISSINO, SINDACO DI MONREALE E PARLAMENTARE: CACCIATO DALL’ARS PER UNA CONDANNA DEFINITIVA ERA DIVENTATO UNO DEGLI UOMINI DI FIDUCIA DI SALVINI IN SICILIA

Un ex missino con una lunga militanza fra i banchi della destra all’Ars. Eletto per la prima volta nel 1994 nella lista di Alleanza democratica, ha attraversato poi con An e Pdl ben quattro legislature.
Alternando il suo impegno politico a Sala d’Ercole a quello di sindaco del suo paese, Monreale, che ha guidato due volte.
Il viaggio di Salvino Caputo, avvocato penalista, mai assessore ma fra i volti più noti della politica di Palazzo dei Normanni, sembrava essersi interrotto nel giugno del 2013 quando decadde dall’Assemblea in seguito a una condanna per tentato abuso d’ufficio: da primo cittadino monrealese, secondo i giudici, cercò di fare annullare alcune multe quando era sindaco.
Fu la prima applicazione della legge Severino in Italia. Malgrado il processo in corso, qualche mese prima, Caputo era stato scelto come componente della commissione antimafia dell’Ars.
L’appello, un paio d’anno dopo, confermò la sentenza del tribunale, e l’ex An rimase ai margini della vita politica malvolentieri, attendendo il momento per un difficile rientro.
Nel frattempo, finì pure dentro l’inchiesta che ha visto protagonista il manager palermitano Faustino Giacchetto: secondo l’accusa, Giacchetto aveva finanziato in modo illecito la campagna elettorale di Caputo del 2008. Ma il caso si è risolto con una prescrizione.
L’occasione del rientro, a Salvino Caputo, l’hanno fornita, all’inizio del 2017, i colonnelli siciliani di Salvini.
Alessandro Pagano, coordinatore della Sicilia occidentale del Carroccio e adesso coinvolto nell’inchiesta, lo ha voluto come commissario “straordinario ed unico” per i Comuni della provincia di Palermo.
Lui, Caputo, spiegò la sua scelta con un fatto di “passione”: “Le idee di Matteo Salvini rispecchiano molto le mie, mi ha appassionato la sua voglia di stare tra la gente, la sua disponibilità ”.
E via, verso una nuova avventura culminata solo qualche mese fa, alle Regionali, non con la propria candidatura — impedita dalla legge — ma con quella del fratello Mario, anche lui avvocato. Ma nel collegio di Palermo, nella lista della Lega, i Caputo hanno dovuto cedere il passo ad Antonino Rizzotto. Per entrambi i salviniani monrealesi, adesso, l’onta dei domiciliari.
(da “La Repubblica”)

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ARRESTATI DUE DIRIGENTI DELLA LEGA IN SICILIA PER VOTO DI SCAMBIO: PROMETTEVANO POSTI DI LAVORO IN CAMBIO DEL VOTO

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

I SOLITI RICICLATI DA SALVINI FATTI DIVENTARE COMMISSARI DI PALERMO E CANDIDATI ALL’ARS: SONO L’EX DEPUTATO REGIONALE SALVINO CAPUTO GIA’ CONDANNATO PER ABUSO D’UFFICIO E IL FRATELLO MARIO

Con l’accusa di voto di scambio, i carabinieri del Provinciale di Palermo hanno arrestato l’ex deputato regionale siciliano Salvino Caputo, dirigente di «Noi con Salvini».
L’ex parlamentare, avvocato di Monreale, commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento Noi con Salvini durante le elezioni della scorsa primavera, è finito agli arresti domiciliari su proposta della Procura della Repubblica di Termini Imerese.
Ai domiciliari anche il fratello, Mario Caputo, avvocato monrealese, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars nelle liste del movimento Noi con Salvini, e Benito Vercio, 62 anni, indicato dagli investigatori come «procacciatore di voti nel termitano».
LA VICENDA
Nel corso delle indagini, la Procura della Repubblica avrebbe, inoltre, dimostrato «dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità  posti in essere da due degli arrestati in correità  con ulteriori indagati».
I dettagli dell’operazione saranno resi noti a in Procura, a Termini Imerese, nel corso di una conferenza stampa tenuta dal Procuratore della Repubblica di Termini Imerese Ambrogio Cartosio, dal Sostituto Procuratore Annadomenica Gallucci e dal Comandante Provinciale Carabinieri di Palermo Antonio Di Stasio.
IL PROFILO DEGLI ARRESTATI
L’avvocato Salvino Caputo è un politico di lungo corso che ha militato sempre nelle fila del centrodestra. Ex attivista del Msi, per due volte sindaco di Monreale, è stato per quattro legislature deputato regionale eletto con An e Forza Italia prima e con il Pdl poi.
Nella primavera scorsa, infine, l’approdo alla Lega con la nomina a commissario straordinario del movimento Noi con Salvini per i comuni della provincia di Palermo. Ma Caputo ha anche un altro record: è il primo politico siciliano colpito dalla legge Severino.
Nel giugno del 2013 era infatti decaduto da parlamentare regionale in seguito a una condanna definitiva a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio.
Da sindaco di Monreale, infatti, avrebbe tentato di cancellare alcune multe che i vigili urbani avevano contestato all’allora arcivescovo Salvatore Cassisa e ad alcuni suoi ex assessori. Inutile il ricorso in tribunale con il quale Caputo aveva cercato di rimanere all’Assemblea regionale siciliana contestando l’illegittima retroattività  della norma.
Il fratello Mario Caputo si era invece candidato con la lista Fratelli d’Italia-Noi con Salvini alle elezioni regionali dello scorso autunno in Sicilia.
«Ci credo molto, e mi sto impegnando come candidato di nuova generazione per cercare di portare una ventata di novità  nella politica regionale», aveva detto, presentando la sua candidatura.
E sulla scheda elettorale aveva scritto “Mario Caputo detto Salvino”, «usando» il nome del fratello Salvino, molto più conosciuto, ex parlamentare Pdl da poco al vertice di Noi con Salvini.
Ex consigliere comunale di Forza Italia a Monreale, Mario Caputo, correva a novembre nella lista Musumeci Presidente. «Sarà  una sfida entusiasmante, non era nei programmi. Ma ho deciso di presentarmi in prima persona, e di non delegare ad altri, per riportare all’interno dell’agenda del governo regionale la città  di Monreale, vittima soprattutto del disastroso governo Crocetta», aveva spiegato.
Il fratello Salvino Caputo aveva fatto sapere di volersi candidare nel 2019 come sindaco di Monreale.
LE REAZIONI POLITICHE
«È di queste ore l’arresto dei due fratelli Caputo, entrambi purtroppo esponenti di primo piano della Lega palermitana. Senza entrare nel dettaglio della vicenda, mi limito a dire che appena un anno fa venni sostituito proprio da Salvino Caputo alla guida del movimento – afferma Francesco Vozza – ex responsabile palermitano della Lega. «Temo che sia giunta l’ora di dire le cose per come stanno: sI è uccisa un’intera classe dirigente emergente per sostituirla con condannati e riciclati”

(da “La Stampa”)

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BERLUSCONI NON SI FIDA: TEME UN ACCORDO SEGRETO TRA LEGA E M5S

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

“DI MAIO NON MI VUOLE AVERE COME INTERLOCUTORE? PEGGIO PER LUI”

Berlusconi si fida di Salvini e non crede che farà  mai accordi con Di Maio tagliando via Forza Italia. O meglio: il Cav se ne fida «per ora», fino a prova contraria, in quanto sarebbe ben grave se l’altro lo pugnalasse alla schiena.
Anzi, per essere ancora più precisi: Silvio di Matteo non si fida per niente, in cuor suo sa già  che l’alleato leghista è pronto a scaricarlo, addirittura non vede l’ora di liberarsi della palla al piede berlusconiana e il veto grillino è arrivato a proposito.
Dopodichè l’ex premier è deciso a reagire con tutta l’energia necessaria: «Io mai con i Cinquestelle, piuttosto all’opposizione», va ripetendo.
Tuttavia c’è sempre la possibilità  che qualcuno lo chiami, come accadde una decina di giorni fa, per minacciarlo o per fargli credere che le sue aziende sarebbero in pericolo, e dunque in quel caso Berlusconi potrebbe ripensarci, magari all’ultimo momento, dopo aver mandato allo sbaraglio la truppa, nel nome della realpolitik.
Per farla breve ieri sera, dopo il veto posto da Di Maio e la risposta in chiaroscuro di Salvini, tra i gerarchi berlusconiani nessuno, ma proprio nessuno, se la sentiva di garantire sul conto del leader. Tiene il punto? Per adesso sì, lo tiene. Ma lo terrà  anche in futuro? Boh, vai a sapere.
L’eterno pendolo
L’unica certezza è che l’uomo oscilla, e nelle sue continue evoluzioni ieri ha toccato l’apice dello sdegno contro Di Maio. «Ah sì, non mi vuole come interlocutore? Non sa quello che si perde. Peggio per lui perchè d’ora in avanti sarò io a non voler trattare con i Cinquestelle e se ne accorgeranno cosa significa avermi contro».
Il gruppo dirigente lo sostiene compatto nell’intima certezza che, se il veto grillino venisse subìto senza colpo ferire, in quel preciso momento Forza Italia cesserebbe di esistere e le sue ceneri sarebbero sparse al vento.
Non stupisca dunque che la reazione più immediata sia venuta dalle donne, in primo luogo da Anna Maria Bernini e da Mariastella Gelmini, appena elevate al rango di capigruppo, nonchè da Mara Carfagna, neo vice-presidente della Camera: nessuna di loro vuole perdere la scommessa sul futuro.
Altri esponenti azzurri, come Osvaldo Napoli, si sono tuffati nella mischia e lo stesso governatore della Liguria Giovanni Toti, spesso accusato di tifare per l’intesa con la Lega, sparge prudenza: «Senza Forza Italia sarebbe difficile fare un governo, e comunque significherebbe che il centrodestra diviso regala la guida del governo al M5S, arrivato secondo».
La nota serale di Salvini non tranquillizza Berlusconi, semmai il contrario: «Sì al dialogo coi Cinquestelle ma no ai veti», dice il leader della Lega. Dichiarazione leggibile pure al contrario: «No ai veti però sì al dialogo».
Chissà  se Salvini accetterebbe di sedersi a un tavolo con Di Maio, qualora i grillini gli vietassero di portare con sè Berlusconi. Il timore diffuso dentro Forza Italia è che Salvini si accomoderebbe lo stesso. E magari alla fine delle trattative programmatiche direbbe al Cav: «Nel governo, purtroppo, per voi non c’è posto».
A quel punto i Fratelli d’Italia salterebbero a bordo, così pure qualche decina di deputati e senatori berlusconiani desiderosi di non perdere i rispettivi collegi che dipendono dai voti leghisti.
«Ce n’è una quantità  già  pronti a tradire», assicura il tam-tam dei bene informati.
Col risultato che Berlusconi si troverebbe a scegliere tra la padella e la brace: sostenere il governo senza contare nulla, o in alternativa opporsi con il rischio di finire nel mirino per il solito conflitto di interessi (precisa minaccia di Di Maio).
Oggi ne discuterà  con i fedelissimi a pranzo, insieme decideranno che cosa raccontare domattina al capo dello Stato.
L’ultima da Palazzo Grazioli è che Antonio Tajani, destinato al ruolo di vice-Silvio, non farà  parte della delegazione al Quirinale. Ufficialmente perchè presiede il Parlamento Ue, ma si sussurra che Salvini avrebbe visto male la sua presenza, dunque Berlusconi abbia preferito soprassedere.
Per litigare, ci sarà  tempo.

(da “La Stampa“)

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“UCCISO DA UN’ITALIANA? ALLORA TUTTI COMPRENSIVI VERSO CHI GUIDAVA L’AUTO PIRATA”: E’ L’ETICA DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL PAPA’ DEL DICIOTTENNE DI NOELE FALCIATO DA UNA ITALIANA ALLA GUIDA CHE POI SI E’ DATA ALLA FUGA: “MIO FIGLIO LASCIATO MORIRE COME UN CANE”

Ihab Abou El Seoud, diciottenne di Levada di Piombino Dese (Padova), stava tornando a casa in bici la sera del 31 marzo quando una macchina lo ha investito uccidendolo.
Dopo ore, il padre e la sorella sono usciti a cercarlo e lo hanno trovato morto in un canale lungo la strada.
A tamponare il giovane è stata una neopatentata di 19 anni che alla madre ha detto di aver travolto un cane. Ma quando, la mattina di Pasqua, la donna ha letto la notizia del ciclista investito ha interrogato la figlia che alla fine ha ammesso la verità . Ora la ragazza rischia le accuse di omicidio stradale e omissione di soccorso.
«Leggere tanti stupidi commenti sui social e sentire persino persone che mi vengono a trovare che diventano all’improvviso difensori della ragazza che ha ammazzato mio figlio, che esprimono comprensione “per quello che sta passando l’investitrice” mi fa stare male» dichiara Sarwat Abou El Seoud.
«Io non posso compatire chi non ha avuto compassione per mio figlio, lasciato a morire come un cane in un fosso perchè qualcuno non ha avuto l’umanità  di fermarsi. Mi dicono che anche lei soffre, ma soffrirà  per un mese, un anno, due anni. Io questo dolore me lo porterò per tutta la vita. Io ho rischiato un paio di volte la vita, una volta pure quella di mia moglie che era in auto con me, per la manovra che ho fatto per non investire un cane o un gatto. Mio figlio è stato trattato peggio».
L’uomo ha seguito l’aggiornamento sul web della notizia dell’incidente che ha avuto suo figlio come vittima e letto i commenti, alla ricerca di informazioni sul fatto, magari di un testimone.
Si è così reso conto della “virata” nei commenti avvenuta quando il sito del mattino ha reso noto che la responsabile dell’incidente e dell’omissione di soccorso era una ragazza italiana di 19 anni.
«Prima tutti giustizialisti, a invocare la morte, il carcere a vita, ogni disgrazia sul resposabile» commenta El Saoud
«Poi più di qualcuno ha iniziato a manifestare comprensione umana per la ragazza. Qualcuno addirittura a scrivere che era tutta colpa di mio figlio sostenendo che girava senza luci e giubbino fluorescente: ma vi rendete conto?».
«Allora» aggiunge «mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse stato mio figlio l’assassino e quella ragazza la vittima. Lo so bene cosa sarebbe successo: altro che umana comprensione, sarebbe stato un coro di “disgraziato marocchino, il musulmano, il terrorista che uccide una ragazza italiana…”.
Allora tutti devono sapere che mio figlio porta solo un nome che non è italiano, ma italiano lo è, lo era…, a tutti gli effetti. È nato a Camposampiero, ha studiato e vissuto qui e frequentava questa realtà . Noi siamo una famiglia che rispetta le leggi, che lavora ed è integrata. Ho fatto di tutto per far studiare i miei figli, uno di loro fa l’università ! Ihab era un ragazzo educato, bravissimo» quasi urla il papà  «Non era molto portato per lo studio. Così dopo aver frequentato con scarso successo il Maffioli a Castelfranco l’ho comunque fatto continuare in una scuola riconosciuta, l’Enaip alberghiero di Noale».
Quando il pirata ha avuto un’identità  qualcuno ha cominciato a rimarcare di pettorine non indossate e di biciclette senza luci. «Cosa ne sa la gente di cosa indossava mio figlio? La bicicletta in quei giorni era l’unico mezzo che aveva per raggiungere il ristorante. Quante parole senza senso… Io so che mio figlio è morto e mi ha lasciato solo. Questo solo so».

(da “il Gazzettino”)

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